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infuori di me, il quale mi ha creato finito ponendo in me l' idea di infinito e

di tutte le altre perfezioni. Questa è la seconda prova cartesiana dell'

esistenza di Dio, a cui Cartesio “aggiunge” la tradizionale prova

ontologica (originariamente esposta da Sant' Anselmo D' Aosta) rivista

però in chiave moderna ovvero con il riferimento alle scienze

matematiche: < ritornando a esaminare l' idea che avevo dell' Essere

perfetto, trovavo l'esistenza vi era compresa nel modo stesso che è

compresa in quella del triangolo l'uguaglianza dei suoi angoli a due retti, o

in quella d' una sfera l'uguale distanza di ogni sua parte dal centro; e per

conseguenza è, per lo meno, tanto certo che quest' Essere perfetto, ossia 4

Dio, è o esiste, quanto può esser certa alcuna dimostrazione matematica > .

Una volta stabilita l' esistenza di Dio (che diventa garante di ogni verità),

la regola dell' evidenza trova il suo fondamento ultimo, e con essa anche

tutte le altre regole del metodo. Ma allora com' è possibile l' errore? Esso

dipende, secondo Cartesio, da intelletto e volontà: l' intelletto applica il

metodo, non nega né afferma nulla mentre l' atto di negare o affermare, è

compito della volontà. Nonostante l' applicazione del metodo, la volontà

resta libera e quindi può “disobbedire” all' intelletto; questo è possibile

perché lo volontà è più estesa dell' intelletto. Da qui nasce la possibilità

dell' errore, il quale non è dipendente o causato da Dio (il quale ha fornito

la volontà della massima perfezione possibile, ovvero la libertà) ma è

responsabilità dell' uomo e dell' uso del suo libero arbitrio. Con il recupero

delle certezze garantite dalle idee chiare e distinte, a Cartesio è permesso

volgere lo sguardo alla riflessione sull' esistenza della realtà esterna. Non

si può dubitare che l' io possegga una facoltà attiva e una passiva: la

passiva sente, l' attiva produce. Il fatto che questa facoltà attiva produca o

formi idee in me, presuppone l' esistenza di un qualcosa diverso dalla

sostanza pensante (res cogitans), un qualcosa che deve per forza avere un

aspetto materiale, corporeo. Per il medesimo motivo io devo ammettere di

avere un corpo, e di essere strettamente unito con esso, in quanto se io non

fossi unita al mio corpo, non potrei conoscere “sulla pelle” cosa voglia dire

provare dolore o piacere, ma conoscerei queste sensazioni col solo

intelletto. Nonostante il riconoscimento del corpo come sostanza (res

extensa), Cartesio attribuisce ad essa un solo carattere fondante ovvero l'

estensione: i corpi possono essere pensati privi di qualità (come colore,

peso ecc) ma non possono essere pensati privi di estensione. Questo è il

riduzionismo cartesiano, che contribuisce a fondare il cosiddetto

“meccanicismo cartesiano”, ovvero la considerazione della realtà e del

4 R. Descartes, Discorso sul metodo, parte 4, trad. Carlini

mondo come una macchina, un mondo che non è nient'altro se non

estensione. La teoria meccanicistica investe anche la visione dell' uomo: l'

essere vivente è anch' esso macchina, automa, funzionante in virtù di

principi come inerzia e conservazione del moto. La res cogitans si serve

quindi del corpo come di uno strumento. Ma dopo aver tracciato questa

divisione tra res cogitans ed extensa, il filosofo deve riunire le due

sostanze, deve farle incontrare almeno in un punto. Bisogna trovare un

luogo dove anima e corpo non solo interagiscono anzi trasformano gli

impulsi non in mere reazioni (come negli animali) ma in sensazioni. La

risposta Cartesio la da nel trattato “Le passioni dell' anima”, in cui

asserisce che questo punto d' incontro e scambio è la ghiandola pineale, in

quanto è la sola parte del cervello che non è doppia e quindi può unificare

le sensazioni che arrivano dagli organi di senso, i quali sono tutti doppi. La

principessa Elisabetta, una corrispondente epistolare a cui Cartesio

esponeva le sue riflessioni, solleva però un problema evidente:

presupponendo il dualismo cartesiano, come è possibile che ciò che non è

dotato di estensione agisca sulla realtà e viceversa? La risposta è proprio

nell' unione del corpo con l' anima per cui < da essa dipende quella forza

con cui l'anima muove il corpo e il corpo agisce sull' anima, cagionando i

5

suoi sentimenti e le sue passioni > . Notiamo che Cartesio introduce il

concetto o fenomeno delle passioni, come un qualcosa che agisce e

condiziona l'anima: essa infatti reca al suo interno una distinzione tra

azioni ed affezioni. Le azioni dipendono dalla volontà mentre le affezioni

sono involontarie e sono costituite da percezioni, emozioni e sentimenti

causati nell' anima da forze meccaniche che agiscono sul corpo. L'anima

può assumere un duplice atteggiamento ovvero vincere le emozioni e

stoppare i movimenti del corpo conseguenti, oppure può cedervi e lasciarsi

dominare, facendo patire l' anima. Il problema ora è se sia possibile

correggere o estirpare una passione (o emozione); secondo il filosofo le

passioni non possono ne devono essere radicalmente soppresse, anche

6

perchè < esse per loro natura sono tutte buone > , bisogna soltanto

indirizzarle e moderarle. Ricordando che le azioni dell' anima sono atti

volontari e che la volontà è per sua natura libera, essa può intervenire sulle

passioni in modo indiretto ovvero formulando < giudizi saldi e precisi

7

circa la conoscenza del bene e del male> . Da qui emerge la figura ideale

dell' uomo saggio per Cartesio: l' uomo saggio è l' uomo libero, ovvero

quello che sa analizzare, comprendere, affrontare le passioni e dominarle

5 Opere filosofiche, vol 4, trad. Garin, Edizioni Laterza

6 R. Descartes, Le passioni dell'anima, art 211

7 R: Descartes, Le passioni dell'anima, art 48


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in studi filosofici
SSD:
Università: Parma - Unipr
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ChiaraBorghini1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parma - Unipr o del prof Caroti Stefano.

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