Costituzione economica
Il complesso di principi che disegnano il quadro organico di riferimento delle attività economiche pubbliche, private e societarie, è basato sulle norme presenti all’interno della Costituzione Italiana sotto il titolo III “rapporti economici”, che vanno dall’art. 35 all’art. 47.
Mediante l’interpretazione di queste norme, è possibile infatti capire che tipo di finalità deve perseguire l’intervento statale nel mercato: il pensiero sottostante i principi dettati dalla CE risultano essere ispirati ad un modello che prevede l’intervento pubblico nel mercato fatto nel rispetto delle libertà individuali.
Stato solidale
In questo senso, la CE definisce l’Italia come uno Stato solidale, ossia uno Stato il cui intervento è definibile keynesiano, volto al raggiungimento della piena occupazione e al rispetto dello sviluppo sociale all’interno dell’attività economica pubblica e privata mediante l’intervento dello Stato nel mercato.
Il contesto storico e i modelli di riferimento
Per capire meglio quali siano le finalità dell’intervento dello Stato italiano e la ragione per cui esso è definibile come solidale, è necessario approfondire il contesto storico in cui la CE è nata e poi successivamente si è evoluta, nonché gli impianti filosofici a cui i costituenti si sono ispirati.
Partiamo innanzitutto dal definire quali sono i modelli di riferimento della CE che, seppur contrapposti, hanno concorso alla definizione dell’impianto filosofico sottostante le finalità dell’intervento pubblico italiano: questi due modelli sono quello liberista e quello socialista.
Nel caso del modello liberale, che ha dominato fino agli inizi del ‘900 e continua tutt’ora ad ispirare il modello americano odierno, il mercato viene considerato in grado di auto-regolarsi, per cui l’intervento statale è solo di tipo marginale, mentre è molto forte nel garantire la piena proprietà privata dei mezzi di produzione e la libertà dell’iniziativa economica privata.
Il modello socialista invece prevede che sia lo Stato ad essere proprietario dei mezzi di produzione e a regolare il mercato e l’attività economica: lo scopo di questo tipo di intervento infatti è quello di garantire il principio di redistribuzione della ricchezza.
Successivamente alla definizione e alla costituzione del modello liberale, la crisi del 1929 ha però dimostrato che il mercato non è in grado di auto-regolarsi e che l’intervento pubblico è necessario per garantirne il corretto funzionamento.
È in questo senso che l’Italia ha assunto un modello di intervento che rappresenta la sintesi dei due modelli appena descritti e che riesce a unire i principi a cui essi sono ispirati: l’Italia è uno Stato che garantisce, così come il modello liberale, la piena proprietà privata dei mezzi di produzione e la libertà ai suoi cittadini e dell’iniziativa economica privata, ma lo fa perseguendo uno scopo ispirato a quello socialista, ossia garantire l’eguaglianza fra i cittadini nello svolgimento dell’attività economica.
Con lo sviluppo dell’economia, il perseguimento dell’eguaglianza si è esteso anche alle aziende, mediante la costituzione delle autorità Antitrust e garantendo il perseguimento del principio redistributivo. Da qui è possibile intuire quanto sia importante l’intervento pubblico dello Stato per la nostra Repubblica.
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