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1. L’oggetto dell’analisi semiotica: Cappuccetto Rosso

C’era una volta una dolce bimbetta; solo a vederla le volevan tutti bene, e specialmente

la nonna che non sapeva più che cosa regalarle. Una volta le regalò un cappuccetto di

velluto rosso, e poiché‚ le donava tanto, ed ella non voleva portare altro, la chiamarono

sempre Cappuccetto Rosso. Un giorno sua madre le disse:

“Vieni, Cappuccetto Rosso, eccoti un pezzo di focaccia e una bottiglia di vino, portali

alla nonna; è debole e malata e si ristorerà. Mettiti in via prima che faccia troppo caldo;

e, quando sei fuori, va' da brava, senza uscir di strada; se no, cadi e rompi la bottiglia e

la nonna resta a mani vuote. E quando entri nella sua stanza, non dimenticare di dir

buon giorno invece di curiosare in tutti gli angoli.

-Farò tutto per bene, - disse Cappuccetto Rosso alla mamma e le diede la mano.Sii

gentile, salutala per me, e va’ da brava senza uscire di strada, se no cadi, rompi la

bottiglia e la nonna resta a mani vuote.” Pagina 2 di 15

“Sì, farò tutto per bene,” promise Cappuccetto Rosso alla mamma, e le diede la mano.

Ma la nonna abitava fuori, nel bosco, a una mezz’ora dal villaggio. Quando Cappuccetto

Rosso giunse nel bosco, incontrò il lupo, ma non sapeva che fosse una bestia tanto

cattiva e non ebbe paura.

“Buon giorno, Cappuccetto Rosso,” disse questo.

“Grazie, lupo.”

“Dove vai così presto, Cappuccetto Rosso?”

“Dalla nonna.”

“Che cos’hai sotto il grembiule?”

“Vino e focaccia per la nonna debole e vecchia; ieri abbiamo cotto il pane, così la

rinforzerà!”

“Dove abita la tua nonna, Cappuccetto Rosso?”

“A un buon quarto d’ora da qui, nel bosco, sotto le tre grosse querce; là c’è la sua casa,

è sotto la macchia di noccioli, lo saprai già,” disse Cappuccetto Rosso.

Il lupo pensò fra sé e sé: “Questa bimba tenerella è un buon boccone prelibato per te,

devi far in modo di acchiapparla.” Fece un pezzetto di strada con Cappuccetto Rosso,

poi disse:

“Guarda un po’ quanti bei fiori ci sono nel bosco, Cappuccetto Rosso; perché‚ non ti

guardi attorno? Credo che tu non senta neppure come cantano dolcemente gli uccellini!

Te ne stai tutta seria come se andassi a scuola, ed è così allegro nel bosco!”

Cappuccetto Rosso alzò gli occhi e quando vide i raggi del sole filtrare attraverso gli

alberi, e tutto intorno pieno di bei fiori, pensò: “Se porto alla nonna un mazzo di fiori, le

farà piacere; è così presto che arrivo ancora in tempo.”

E corse nel bosco in cerca di fiori. E quando ne aveva colto uno, credeva che più in là

ce ne fosse uno ancora più bello, correva lì e così si addentrava sempre più nel bosco. Il

lupo invece andò dritto alla casa della nonna e bussò alla porta.

“Chi è?”

“Cappuccetto Rosso, ti porto vino e focaccia; aprimi.”

“Non hai che da alzare il saliscendi,” gridò la nonna, “io sono troppo debole e non

posso alzarmi.”

Il lupo alzò il saliscendi, entrò, e senza dir motto andò dritto al letto della nonna e la

inghiottì. Poi indossò i suoi vestiti e la cuffia, si coricò nel letto, e tirò le cortine.

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Ma Cappuccetto Rosso aveva girato in cerca di fiori, e quando ne ebbe raccolti tanti che

più non ne poteva portare, si ricordò della nonna e si mise in cammino per andare da lei.

Quando giunse si meravigliò che la porta fosse spalancata, ed entrando nella stanza ebbe

un’impressione così strana che pensò: “Oh, Dio mio, che paura oggi! E dire che di solito

sto così volentieri con la nonna!”

Allora si avvicinò al letto e scostò le cortine: la nonna era coricata con la cuffia

abbassata sulla faccia, e aveva un aspetto strano.

“Oh, nonna, che orecchie grandi!”

“Per sentirti meglio.”

“Oh, nonna, che occhi grossi!”

“Per vederti meglio.”

“Oh, nonna, che mani grandi!”

“Per afferrarti meglio.”

“Ma, nonna, che bocca spaventosa!”

“Per divorarti meglio!”

E come ebbe detto queste parole, il lupo balzò dal letto e ingoiò la povera Cappuccetto

Rosso.

Poi, con la pancia bella piena, si rimise a letto, s’addormentò e incominciò a russare

sonoramente. Proprio allora passò lì davanti il cacciatore e pensò fra sé e sé: “Come

russa la vecchia! Devi darle un’occhiata se ha bisogno di qualcosa.”

Entrò nella stanza e avvicinandosi al letto vide il lupo che egli cercava da tempo. Stava

per puntare lo schioppo quando gli venne in mente che forse il lupo aveva ingoiato la

nonna e che poteva ancora salvarla. Così non sparò, ma prese un paio di forbici e aprì la

pancia del lupo addormentato. Dopo due tagli vide brillare il cappuccetto rosso, e dopo

altri due la bambina saltò fuori gridando: “Che paura ho avuto! Era così buio nella

pancia del lupo!” Poi venne fuori anche la nonna ancora viva. E Cappuccetto Rosso

andò prendere dei gran pietroni con cui riempirono il ventre del lupo; quando egli si

svegliò fece per correr via, ma le pietre erano così pesanti che subito cadde a terra e

morì.

Erano contenti tutti e tre: il cacciatore prese la pelle del lupo, la nonna mangiò la

focaccia e bevve il vino che le aveva portato Cappuccetto Rosso; e Cappuccetto Rosso

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pensava fra sé e sé: “Mai più correrai sola nel bosco, lontano dal sentiero, quando la

mamma te lo ha proibito.” FINE

2. INTRODUZIONE

2.1. Ogni testo ha una pretesa

Cappuccetto Rosso è una delle fiabe europee più conosciute al mondo, trascritta,

tra i tanti autori, da Charles Perrault con il titolo Le Petit Chaperon Rouge e dai fratelli

Grimm. Il testo preso in analisi si riferisce alla prima delle tre versioni scritte dai questi

ultimi, nel 1857. Il Lettore Modello della fiaba, cioè il lettore immaginario a cui il testo

si rivolge, è, in questo caso, il pubblico puerile, i bambini. Nonostante ciò, la fiaba

presenta, in alcune versioni, riferimenti ad argomenti più complessi, quali la violenza e

il cannibalismo, non troppo adatti ad un pubblico così infantile.

Ogni testo pretende di avere un certo senso, colto poi dal lettore durante la sua

azione del leggere.

Cappuccetto Rosso, come parecchie altre fiabe nate per essere tramandate

oralmente, possiede e mostra una pretesa ben specifica e un conseguente scopo: quella

di intrattenere e divertire i bambini ma allo stesso tempo fornire loro insegnamenti

morali ed educativi. Per essere più specifici, è possibile asserire che Cappuccetto Rosso

stabilisce la vittoria del bene sul male, valori da sempre contrapposti e presenti in molte

opere del medesimo genere letterario, e punisce le azioni negative tra cui l’inganno e il

tranello, compiute dal lupo.

2.2. Fiaba come fabula o fiaba come intreccio?

La semiotica generativa individua fabula e intreccio come funzioni all’interno di

un discorso narrativo. Pagina 5 di 15

In particolare, la fabula rappresenta una ricostruzione logico-causale e cronologica

degli eventi. Al contrario, l’intreccio costituisce una presentazione degli eventi senza

rispettare una successione cronologica ma, altresì, introducendo flashback (analessi),

flashforward (prolessi), ellissi e salti temporali.

Umberto Eco definisce le fiabe come racconti detti forme semplici (Eco, 1994,

29). Affermare che in esse vi sia solo la fabula, significa affermare che la storia proceda

in modo lineare da un momento iniziale T1 verso un momento finale T2 (Eco 1994, 29).

Nella storia di Cappuccetto Rosso, per l’appunto, la successione degli eventi viene

presentata in modo logico-cronologico. Subito dopo la situazione iniziale e la

conseguente presentazione della protagonista (soggetto-eroe),si assiste

all’allontanamento di Cappuccetto Rosso, al suo passaggio nel bosco per recarsi della

nonna, all’incontro con il lupo cattivo (antagonista), al tranello architettato dal lupo, alla

lotta tra eroe e antagonista con, in conclusione, la vittoria del primo sul secondo.

2.3. Il Lettore Modello di Eco e la sospensione dell’incredulità di Coleridge

Nelle sue opere, Umberto Eco constata spesso la presenza di un Lettore Modello,

interno ad un testo narrativo, definendolo come un lettore-tipo che « il testo non solo

prevede come collaboratore, ma che anche cerca di creare.» (Eco, 9)

Inoltre, Eco sottolinea che

Se un testo inizia con “C’era una volta”, esso lancia un segnale che

immediatamente seleziona il proprio lettore modello, che dovrebbe essere un

bambino, o qualcuno che è disposto ad accettare una storia che vada al di là del

senso comune. (Eco, 9)

Da queste dichiarazioni, possiamo affermare che l’autore di un qualsiasi testo

narrativo, come in questo caso quello di Cappuccetto Rosso, stipuli un contratto di

lettura con il proprio lettore. Il Lettore Modello di Cappuccetto Rosso è colui che

accetta l’esistenza e il racconto di situazioni finte, inventate e immaginate, ben distanti

dalla realtà. Samuel Coleridge conia l’espressione “sospensione dell’incredulità”. Con

questo concetto, si intende l’accettazione e la validità per tutta la durata dell’azione del

leggere da parte del lettore di una narrazione che ospita mondi fantastici. Proprio per

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questo, chi leggerà la fiaba di Cappuccetto Rosso sarà disposto ad accettare l’esistenza,

all’interno del testo narrativo, ad esempio, di un lupo parlante.

3. IL LIVELLO ENUNCIATIVO

Vi sono quattro livelli di grammatica, quattro capitoli dell’analisi delle narrazioni e

della letteratura. Oltre al livello propriamente narrativo che è legato all’agire di

qualcuno che compie qualcosa con una certa finalità, vi è il livello enunciativo.

3.1. Un mondo senza “io”: il débrayage

Ogni storia ha come sua premessa il débrayage, cioè un distacco spazio-temporale

, una distanza attanziale che produce una bolla, un mondo possibile generato dagli

effetti di realtà. Più precisamente, attraverso il débrayage l’enunciatore tende a

proiettare esternamente a sé le categorie semantiche e il contenuto narrativo,

oggettivandolo. Come diceva Bertrand, «grazie alle fiabe e alle storie che vengono loro

raccontate, i bambini scoprono innanzitutto il mondo oggettivato, separato da loro

stessi, un mondo senza “io”» (Bertrand, 2002, 61). Anche nel caso di Cappuccetto

Rosso, l’autore ha attuato un’operazione di débrayage, portando alla creazione di

débrayage spaziali, temporali e attanziali.

Attraverso il débrayage spaziale, il soggetto enunciatore proietta nell’enunciato un

“non-qui” e un “altrove”. Nella fiaba di Cappuccetto Rosso, esiste un bosco, luogo

dell’incontro fatale, e una casa, quella della nonna.

Il débrayage temporale manifesta la presenza di un “non-ora”, dell’ “in un altro

tempo”, segnalate da alcuni connettori temporali come “una volta” o “un giorno”. I

tempi narrativi sono il passato remoto e l’imperfetto. Il discorso diretto, invece, si

manifesta con il tempo presente.

In ultima analisi, il débrayage attanziale introduce la presenza di un “non-io” e

quindi di un “egli”. Infatti, personaggi ed enunciatore non sono la stessa persona in

quanto la narrazione si svolge in terza persona singolare. Questo tipo di débrayage,

caratterizzato quindi da descrizioni e narrazioni oggettive, si chiama enunciativo.

Il débrayage enunciazionale è presente durante i dialoghi e può essere di secondo

grado qualora il narratore introduca un personaggio durante un dialogo sviluppato da

un altro personaggio. Ad esempio, quando la mamma di Cappuccetto Rosso afferma

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Docente: Volli Ugo
Università: Torino - Unito
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gnammipink di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica del testo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Volli Ugo.

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