Psicologia della famiglia e terapia familiare
Storicamente la psicoanalisi si è occupata delle dinamiche interiori della psiche umana e della relazione duale paziente-analista. Freud riteneva che fosse controproducente e pericoloso per un terapeuta lasciarsi coinvolgere da più di un membro della stessa famiglia. Freud però almeno una volta intraprese l’analisi di un marito e di una moglie contemporaneamente. I due pazienti erano i coniugi Strachey che in seguito sarebbero diventati i traduttori inglesi delle sue opere.
Due erano le difficoltà principali: le complicazioni e i problemi legati al transfert e ai controtransfert multipli. Si ipotizzava inoltre che il terapeuta dovesse avere un’ottima memoria per avere sempre presente quanto appreso e che nessuno dei coniugi avrebbe confessato materiale delicato in presenza dell’altro.
Definizione di famiglia
La famiglia è quella specifica e unica organizzazione che lega e tiene insieme le differenze originarie e fondamentali dell’umano, quella tra i generi, tra le generazioni (genitori e figli) e tra le stirpi (albero genealogico materno e paterno) e che ha come obiettivo e progetto intrinseco la generatività (Scabini). Come la bellezza, la famiglia è negli occhi di chi guarda (Bray). Il National Institute of Mental Health (1997) definisce la famiglia come “un gruppo di persone caratterizzate da un impegno reciproco”.
Si passa quindi da una definizione che tradizionalmente identificava la famiglia in base ad aspetti biologici o legali ad una definizione che enfatizza la necessità di supporto reciproco e la comprensione del mondo sociale.
Modelli familiari e teoria dei sistemi
Tutti i modelli di terapia familiare sono sistemici, cioè riconoscono l’interconnessione tra fenomeni individuali, relazionali e sociali. Possono però differire anche vistosamente: accentuazione dei costrutti intrapsichici o del comportamento esteriore, dimensioni del funzionamento familiare indagato, definizione degli obiettivi terapeutici, tipo di intervento effettuato, fattori curativi della terapia.
Framework teorico: come una "mappa" che permetta di comprendere la complessità del sistema. Intrapsichico (sviluppo nel contesto, processi cognitivi/intelligenza, attaccamento, personalità, età, genere, orientamento, psicopatologia), interpersonale (dinamiche di coppia, ciclo di vita della famiglia, forza/debolezza della famiglia, relazione bambino-genitore, social network, supporto sociale), macrosistema (status socio-economico, lavoro, differenze culturali, politica e religione, contesto culturale, media). Il tempo è una variabile importante rispetto alle tre dimensioni.
Livelli di osservazione della terapia familiare
- La storia trigenerazionale della famiglia (nonni-genitori-figli);
- L’organizzazione relazionale e comunicativa attuale della famiglia;
- La funzione del sintomo del singolo individuo nell'equilibrio della famiglia;
- La fase del ciclo vitale della famiglia in cui si presenta il sintomo del singolo. Gli eventi normativi e para-normativi costringono il sistema a riorganizzarsi e creare nuovi assetti relazionali.
Perché vs Cosa e Come
Terapeuti familiari dovrebbero essere poco interessati al perché di un certo comportamento, al sintomo come effetto di un ipotetico trauma avvenuto nel passato. Al contrario, i terapeuti sistemici dovrebbero focalizzarsi sul cosa e sul come. Sia i cosa che i come sono relazionali. I perché spesso sono “individuali”.
Dalla spiegazione lineare => causalità circolare. Cosa sta accadendo in una particolare fase del ciclo di vita della famiglia, cosa sta avvenendo nel “qui ed ora” della relazione terapeutica tra i membri della famiglia e il terapeuta stesso, come il comportamento di un individuo influenza gli altri, come il comportamento del paziente designato è influenzato dagli altri membri della famiglia.
I principali modelli di terapia familiare
Il modello strutturale (Minuchin)
- Il modello strutturale si concentra sulla struttura della famiglia, ovvero sull’invisibile insieme di richieste funzionali che determinano i modi in cui i componenti della famiglia interagiscono.
- La struttura della famiglia cambia a seconda dei compiti di sviluppo. I confini devono essere chiari e ben definiti e le alleanze e coalizioni flessibili in modo che i membri della famiglia possano aggregarsi e separarsi nei vari sottosistemi a seconda delle situazioni.
- Lo scopo della terapia è alterare la struttura familiare e modificare quindi il sistema di potere, il terapeuta deve ristrutturare il sistema. L’obiettivo è quindi quello di modificare posizioni e ruoli dei membri della famiglia (spostare le sedie).
- Terapeuta agisce sul presente perché il sintomo deriva dal passato ma solo sul presente è possibile agire.
- Terapeuta deve: fare una diagnosi strutturale, sondare i confini interni della famiglia, fare ipotesi e modificare la struttura della famiglia.
- Vengono utilizzate le prescrizioni, anche paradossali, dei “compiti a casa” per i pazienti.
- Un altro strumento del terapeuta sono le risonanze emotive (sentimenti suscitati dall’interazione con i pazienti) che di solito sono in sintonia con il sistema familiare (se non lo sono fungono da sondaggi) e l’intervento del terapeuta può dare tre risultati: la famiglia assimila ma non cresce (apprendimento), la famiglia si adatta (si attivano altri modelli di relazione), la famiglia risponde come se fosse una situazione completamente nuova (l’intervento causa ristrutturazione).
Il modello psicoanalitico (Jackson)
- Adattare la psicanalisi al lavoro con le famiglie che inizialmente vengono considerate come un tipo di gruppo (gruppo familiare).
- Le regole familiari permettono un compromesso tra le necessità intrapsichiche degli individui e le richieste della famiglia.
- Individuazione del capro espiatorio è il frutto delle identificazioni proiettive collusive tra i diversi membri della famiglia.
- La famiglia opera secondo un modello omeostatico.
- I concetti chiave sono quelli di collusione, proiezione e identificazione proiettiva.
- Tecnica della scultura della famiglia.
Terapia familiare simbolico-esperienziale (Whitaker)
- Metodo di Whitaker definito come una raffinata terapia dell’assurdo, in cui egli sembra risanare una famiglia apparendo più matto di ciascuno dei suoi membri. Fu uno dei primi a portare i nonni in terapia (maggiore è il numero delle persone, minore è la necessità di un terapeuta professionista).
- La relazione terapeutica implica una relazione di cotransfert, cioè l’identificazione concordante tra analista e paziente.
- L’onestà è uno degli attributi del terapeuta esperienziale: una posizione etica del continuo confronto con se stessi, prima che con la famiglia in terapia. Egli deve essere in grado di riconoscere le proprie debolezze, i propri problemi. Il cambiamento ha inizio nel terapeuta, non nella famiglia: perché la famiglia cambi, anche il terapeuta deve avere la disponibilità a cambiare. Comprendere se stesso nella relazione con la famiglia.
- La fase iniziale della terapia richiede un colpo di stato da parte del terapeuta, che deve dimostrare di detenere il potere e il controllo del processo terapeutico, permettendo così alla famiglia di trovare il coraggio per cambiare il suo modello di vita.
- Ridimensionamento del capro espiatorio e l’allargamento del problema a tutto il sistema familiare.
- Impiego di interventi paradossali per restituire alla famiglia la responsabilità del proprio cambiamento.
- La mirabile perfezione del matrimonio: nella coppia l’età emotiva, l’aggressività e l’amore sono uguali.
Teoria e terapia Boweniana
È possibile individuare quattro concetti fondamentali e interdipendenti nella teoria di Bowen: Differenziazione, Sistema emozionale, Trasmissione multigenerazionale, Triangolo emozionale. Tutti questi concetti sono tenuti insieme da una premessa, cioè che esista un’ansia cronica.
Ansia cronica
Ciò che Bowen definisce “ansia cronica” non deve essere confuso con le preoccupazioni relative ad uno specifico problema dell’esistenza, né riconducibile a una fobia o una compulsione. L’ansia cronica è relativa a tutti gli esseri viventi e non è tanto uno stato innaturale (ovvero nevrotico) ma un fenomeno biologico, una reattività emozionale e fisica. Essa viene trasmessa attraverso le famiglie in modo cumulativo e idiosincratico, e viene sperimentata a seconda di come le generazioni familiari l’hanno trasmessa. L’ansia cronica è considerata il movente principale dei diversi sintomi, dalla schizofrenia all’anoressia. Il suo antidoto è la differenziazione.
La differenziazione
Abilità di non essere una pedina del sistema emozionale, avere chiari i propri valori e obiettivi personali, assumere la massima responsabilità delle cose che ci accadono senza attribuire responsabilità ad altri oppure al contesto. È un progetto che dura una vita, e nessuno riesce ad avvicinarsi all’obiettivo per più del 70%. Si riferisce all’abilità di separare sentimenti e pensieri.
La scala di differenziazione (Incrocio tra differenziazione e intensità del sintomo): Alta Di e bassa Is: famiglie con pochi problemi, non soggette a particolare stress. Alta Di e alta Is: famiglie con elevata intensità di sintomi ma poiché sono meno reattive, gestiscono meglio le crisi e lo stress. Bassa Di e alta Is: maggiori probabilità di diventare disfunzionali e meno probabilità di guarire. Bassa Di e bassa Is: famiglie che non si sentono in crisi ma che sono predisposte a sviluppare sintomi, se sopraggiunge una crisi possono diventare disfunzionali.
Il sistema emozionale
Si riferisce a qualsiasi gruppo di persone che hanno sviluppato interdipendenze emozionali al punto che il sistema che risulta dalle connessioni delle parti ha sviluppato principi propri di organizzazione (la famiglia). Il sistema emozionale influenza di più il singolo di quanto il singolo influenzi la struttura stessa. Un sistema emozionale familiare comprende i pensieri, i sentimenti, le emozioni, le fantasie, le associazioni dei suoi membri, oltre ai legami passati, individuali e collettivi.
Non è l’influenza del passato ma la “presenza del passato”. La trasmissione intergenerazionale: Da qui discendono alcuni dettagli tecnici: Ricercare le discontinuità nella famiglia, collegare tra loro le date dei cambiamenti, delineare i triangoli interdipendenti, notare la similarità tra i sintomi.
Il triangolo emozionale
I triangoli sono per Bowen le “molecole” della famiglia, i mattoni da costruzione. Esso si forma a partire dall’ansia sistemica di due persone che coinvolgono un terzo elemento per rimanere stabili (il terzo che può essere anche un sintomo).
Il terzo nella relazione terapeutica: Se il terapeuta permette a una coppia di creare un triangolo con lui, ma riesce a non farsi coinvolgere nel processo emozionale di quel triangolo, allora il terapeuta può indurre un cambiamento nella relazione. Le persone che non sono differenziate sono maggiormente portate a triangolare gli altri oppure ad essere triangolate. I triangoli offrono inoltre una prospettiva diversa rispetto allo stress. Se ci sentiamo responsabili di una relazione oppure cerchiamo di cambiare una relazione si ha un aumento di stress. Lo stress emozionale quindi non è quantitativo ma posizionale. Si tratta di concentrare l’attenzione sull’asse della relazione invece che sull’asse dello stress. Attraverso la rappresentazione grafica del genogramma, Bowen identificava la presenza dei triangoli emotivi e l'appartenenza ad essi.
La terapia di Bowen
Il presupposto terapeutico della terapia è la promozione della differenziazione nella famiglia, che comunque potrà arrivare solo fino al punto in cui il terapeuta stesso ha maturato la propria differenziazione personale. Agente di cambiamento: l’essere del terapeuta, la sua presenza piuttosto che un suo comportamento specifico. Egli dovrà impegnarsi senza rimanere coinvolto.
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