Teorie e tecniche della comunicazione mediale
TEORIE E TECNICHE DELLA COMUNICAZIONE MEDIALE
TUTTO CIÒ CHE C’È DA SAPERE
INDICE Cinque assiomi
2 16-18 McLuhan
Modello orchestrale/postale
3 19 Modernità
Paradigmi Castelles vs Thompson
Modelli comunicativi 20 Informazionalismo
4-5 Teorie classiche 21 Industria culturale italiana
6-8 Teorie odierne 22 Età della comunicazione
9-10 Lasswell 23 Media e minori
11 Griswold Mass Media vs Tecno-media
Eventi mediatici
Comunicazione sociale
12 24 Wiener
Rappresentazioni sociali
13 Turkle
interazione “faccia a faccia” 25 Evoluzione tv e radio in Italia
14 Filone socioantropologico
15 Filone deterministico 1
Teorie e tecniche della comunicazione mediale
CINQUE ASSIOMI
Cinque certezze della comunicazione:
1) qualsiasi comporta-
“Non si può non comunicare”, qualsiasi comportamento è comunicazione”,
mento è comunicazione.
2) la distinzione tra liguaggio digi-
“Gli esseri umani comunicano sia in digitale che in analogico”,
tale e analogico riprende, in sostanza, quella tra linguaggi verbali e simbolici, non verbali. Un lin-
guaggio digitale si basa su una logica astratta e convenzionale: i linguaggi verbali, appunto, fanno
uso di parole, cioè di termini astratti e convenzionali, che is legano assieme in base a regole ben
definite e piuttosto rigide. Al contario, i linguaggi analogici non sono in grado di esprire significati
complessi e hanno un forte grado di ambiguità (es. il pianto può essere di dolore, gioia o rabbia).
3) ogni comunicazione consi-
“Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione”,
ste essenzialmente nell’invio di un messaggioda parte di un emittente in una relazione.
4) di-
“La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione”,
pende, cioè, dai punti di vista differenti tra interlocutori.
5) a seconda che tra i comu-
“Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari”,
nicanti vi sia un rapporto paritario o di superiorità/inferiorità. 2
Teorie e tecniche della comunicazione mediale
MODELLO POSTALE/ORCHESTRALE
Per capire, per studiare, per osservare i vari fenomeni comunicativi bisogna farlo partendo da due
modelli, due visioni differenti della comunicazione che di solito possiamo contrapporre in quanto
a modalità di osservazioni e di definizione stessa della comunicazione.
Modello postale
1) (paradigma informazionale), chiamato anche telegrafico e riguarda la tra-
smissione di segni e messaggi a distanza, con in generale scopi di controllo, cioè il controllo del
tipo di messaggio di segno che io invio a qualcun altro.
DESTINATARIO
EMITTENTE
Caratteristiche: - attività lineare (modello lineare)
- riguarda il linguaggio verbale
- privo di feedback
- legato alla decisione puramente dell’emittente
Modello “orchestrale”
2) (paradigma relazionale):
- vede sia l’emittente che il destinatario come soggetti che partecipano ad un processo di intera-
zione, partecipano all’attività di comuncazione
- presenza di feedback, emittente e ricevente diventano ruoli che si possono invertire
- modello circolare
- importanza del contesto, che impone di usare canali e codici molteplici con modaltà diverse.
PARADIGMA INFORMAZIONALE E RELAZIONALE
Informazione,
1) passaggio di informazioni da un emittente ad un destinatario passivo, molto
usato negli anni ‘40 ‘50.
Relazionale,
2) ha come base la mutazione e quindi l’effetto che genera l’interazione, il dialogo,
un confronto di idee in cui gli interlocutori interagiscono. Prevevede il concetto di feedback e
quindi considera emittente e ricevente sullo stesso piano. 3
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MODELLO MATEMATICO-INFORMAZIONALE/SEMIOTICO-INFORMAZIONALE
Matematico-informazionale
1) (comunicazione come informazione), come riferimento:
Caratteristiche: - no feedback
- ricevente passivo
Semiotico-informazionale
2) (comunicazione come costruzione di significati):
Il “modello di Eco”, 1965
Caratteristiche: come il precedente ma aggiunge operazioni di codifica e decodifica dell’emittente
e del destinatario secondo codici e sottocodici.
Aggiunge la significazione: provoca vari problemi perchè aggiunge l’elemento di variabilità sulla
codifica e decodifica del messaggio. 4
Teorie e tecniche della comunicazione mediale
MODELLO IPODERMICO
Considera i mass media potenti mezzi persuasivi Stimolo > Riflesso
ad un medesimo stimolo corri-
sponde una medisima risposta
indipendentemente dall’esem-
plare sottoposto all’esperimento
Comunicazione come comportamento
MODELLO ELICOIDALE DI DANCE
Il modello Elicoidale di Dance è il modello che può essere immediatamente riferito al concetto di
comunicazione intesa come relazione. Essa allude al concetto di condivisione, alla costruzione di
un campo condiviso, o comunque influenzabile, di valori fra i soggetti, e fra i soggetti e le tecno-
logie comunicative. Inoltre, allude a una rimessa quasi in parità fra emittente e ricevente, soprat-
tutto nell’età in cui i media vengono sdrammatizzati e i soggetti diventano più importanti perché
hanno un diritto di veto e di consenso più forte che nell’età della milizia comunicativa. Il modello
elicoidale di Dance allude anche all’influenza dei media sull’educazione, sul processo formativo,
all’interpretazione della comunicazione in quanto socializzazione. Dance è uno studioso che ela-
bora una teoria della comunicazione umana e attraverso una sintesi grafica che riesce ad unire
i vantaggi dei modelli lineari, e quindi la direzionalità e soprattutto la volontarietà del processo
comunicativo, riesce ad evidenziare anche la circolarità per eccellenza di questo modello in quan-
to la comunicazione non soltanto idealmente, metaforicamente, torna sempre su sé stessa, ma
coinvolge continuamente gli attori del processo comunicativo senza nessuna distinzione fra emit-
tente e ricevente. Secondo il modello elicoidale di Dance la comunicazione ritorna su sé stessa e
subisce l’influenza delle sue fasi antecedenti, come la curva successiva dell’elica, pur superando
quella precedente ne resta comunque condizionata.
Comunicazione come relazione 5
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Teorie classiche
TEORIA IPODERMICA
Detta anche “Bullet theory” (teoria del proiettile), vene sviluppata negli anni ‘30 del Novecento
sulla base delle ricerche della psicologia behavorista e, in base a questo filone psicologico, vede
la comunicazione come un processo diretto di Stimolo e Risposta. Caratteristiche:
- considera i media come potenti mezzi di persuasione che agiscono direttamente su una massa
inerte e passiva, in cui il messaggio viene letteralmente sparato al cervello del ricevente in modo
diretto
- non incidono fattori psicologici e sociali (S>R)
- si concentra sugli effetti immediati amministrativa”.
Tra gli anni ‘40 e ‘50 fu oggetto di revisione negli USA nell’ambito della “ricerca
Analisi sul campo
-
- commissionata da istituzioni e imprese
- tema della persuasione in ambito di campagna elettorale
viene integrata con
FLUSSO A DUE FASI DELLA COMUNICAZIONE
Utilizzato nell’ambito della “ricerca amministrativa”, il flusso a due fasi della comnicazione, teoriz-
Katz e Lazarsfeld,
zato da è diviso in 2 step: leader.
- 1° step, trasmissione del messaggio dal medium alla ricezione da parte dell’opinion Egli
è un nuovo soggetto sociale coinvolto nel processo di decodifica del messaggio che si pone tra il
mass media e il pubblico ed è in grado di condizionare le decisioni altrui.
- 2° step la trasmissione del contenuto comunicativo dalla figura dell’opinion leader al pubblico.
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Teorie e tecniche della comunicazione mediale
TEORIA FUNZIONALISTA
Inaugurato negli anni ‘30, il funzionalismo concepisce la società come un insieme di parti inter-
connesse, in grado di autoprodurre un eqilibrio interno e restaurarlo se perturbato, questa teoria
è stata implementata con l’approccio “usi e gratificazioi”. Inizialmente i media erano concepiti
come un sottosistema rispetto alla società, dopodichè si è passato ad una normale presenza dei
media nella società con uno studio sugli effetti con le sue funzioni e disfunzioni:
FUNZIONI DISFUNZIONI
RISPETTO AL SOCIALE - allartamento strumentale - erosione d’identità locali, feno-
meni di panico
RISPETTO ALL’INDIVIDUO - controllo - eccesso di info.
- attribuzione di status - conformismo (drogato cultura-
- rafforzamento norme sociali le)
USI E GRATIFICAZIONI
Il modello di “Usi e gratificazioni” incrementa la teoria funzionalista e pone il presupposto che i
membri dell’audience usino i media per trovare gratificazione a determinati bisogni, “ci si chiede
cosa fanno le persone con i media.
Classificazione dei bisogni: - cognitivi, relativi all’apprendimento, al sapere
- affettivi/estetici
- integrativi a livello personale e sociale
- evasione
Pregi: - attivià dell’audience
- indagine empirica, analisi sul campo
Difetti: - no dimensione “rituale” del consumo mediale
- no attenzione al contesto razionale 7
Teorie e tecniche della comunicazione mediale
TEORIA CRITICA
La teoria critica si sviluppa nella Scuola di Francoforte intorno agli anni ‘20, ponendo come base
l’indagine sociale di Marx; i Marxisti sostenevano che la rivoluzione proletaria non sarebbe potu-
ta essere ridimensionata dalla tecnologia. I suoi maggiori esponenti, come Adorno e Horkheimer,
criticavano i media poiché favorivano la manipolazione dei bisogni: veniva a crearsi una standar-
dizzazione per accontentare la massa, con l’unico scopo di aumentare il profitto. I media, essendo
per McLhuan agenti di influenza diretta, rischiano quindi di creare una società industrializzata
basata sul conformismo: l’uomo rinuncia alla propria libertà individuale divenendo facile preda
delle mode consumistiche e uniformando il proprio comportamento a quello della massa.
CULTURAL STUDIES
Negli anni ’50 e ’60, a Birmingham, nascono i Cultural Studies avente come maggior esponente
Stuart Hall. Gli studiosi collegati all’area dei Cultural Studies ritengono che per comprendere l’a-
zione dei Media nella società sia necessario prestare attenzione alla struttura della società stessa
ed al contesto storico in cui questa azione avviene. I Cultural Studies sono in sintonia con la Teo-
ria Critica e la Teoria Culturologica, perché il loro oggetto di studio è la cultura popolare: musica,
fumetti, fiction, quotidiani. Il metodo utilizzato è quello dell’etnologia del consumo; la scienza
etnografica studia i costumi, i comportamenti, le abitudini, le tradizione dei popoli viventi, con
intenzioni descrittive. Con questo metodo il consumatore del prodotto mediale diventa collabo-
ratore attivo dell’autore nell’attribuzione di un senso. 8
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Teorie odierne
STUDI SULL’AUDIENCE
Agenda Setting,
1) l’agenda dei fruitori è influenzata dall’agenda dei media, ossia i media ritenuti
importanti per i media, divengono fondamentali anche per la massa ricevente.
Spirale del silenzio,
2) nasce per spiegare di quanto gli individui tendono a conformarsi alle opi-
nioni veicolate dai media (per quanto minoritarie), silenziando le proprie opinioni difformi (per
quanto maggioritarie) per paura dell’isolamento.
Della coltivazione,
3) meccanismi attraverso i quali i media costruiscono e rafforzano l’identità
personale, ma il suo limite è che si basa su dati puramente quantitativi.
Degli scarti di coscienza,
4) la tv come internet aumentano le differenze conoscitive e culturali tra
gli individui, in quanto non tutti hanno accesso alle informazioni, per diversi motivi: infrastruttu-
rali, differenze geografiche, di età, condizioni economiche, livelli di istruzione.
Della dipendenza,
5) il pubblico rimane dipendente a livello:
- Cognitivo, per la comprensione della realtà
- Sull’orientamento all’azione
- Sulle attività di svago
STUDI SUGLI EMITTENTI: GATEKEEPERS
I Gatekeepers nascono in merito agli studi sugli emittente (svolti nel campo dell’informazione),
e sono professionisti dell’informazione, in particolare i giornalisti che fanno da griglia d’afflusso
all’accesso delle notizie, che presidiano i cancelli dei media e operano sulla selezione delle notizie
selezionano le notizie
da filtrare al pubblico. I Gatekeepers in base non ad una loro volontà, ma
in base ad una struttura organizzativa che esula dal singolo individuo. Questo è un punto molto
importante perché riconduce il processo di filtraggio e formazione della notizia all’ambiente gior-
nalistico principale. Il metodo di ricerca utilizzato per gli studi sui Gatekeepers, essendo relativi
all’ambiente giornalistico, è condotto attraverso l’osservazione partecipante. È un metodo svolto
sul camp
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Appunti di Teorie e tecniche della comunicazione mediale
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