Maestri e paradigmi
Oralità e scrittura
1.1 Dalla scrittura all'ipertesto. Platone nei Fedro, attraverso le parole di Socrate, esprime (per iscritto) la sua opinione negativa contro la scrittura per i seguenti motivi:
- Cancella la memoria
- Cancella la possibilità di dialogo
La novità della scrittura come nuovo mezzo di comunicazione sollevò molte critiche, come poi avverrà per i libri stampati, la radio, la televisione e poi per la rete. Secondo Platone il libro non può rispondere alle domande di chi sta studiando. Ogni medium modifica le nostre strutture mentali e la percezione di quello che abbiamo intorno. (Secondo Petrarca il libro è diventato il compagno spirituale e intimo degli intellettuali)
Secondo gli antropologi, la scrittura forma la coscienza, trasforma la società stessa e configura il pensiero fin dalle sue origini. È la tecnologia della scrittura a determinare un nuovo modo di pensare ed è la scrittura alfabetica a consentire l'origine di quella cultura delle leggi e della riflessione analitica che contraddistingue la cultura europea moderna. Bolter disse che il testo scritto è la testimonianza stabile del pensiero e che in una cultura letterata le strutture testuali determinano il pensiero.
Possiamo definire ipertesto l'utilizzo del computer per trascendere le qualità di linearità, limitazione e fissità del testo scritto tradizionale. Non si tratta solo di una rivoluzione tecnologica.
Claude Lévi-Strauss
"La comunicazione è la struttura della società". Il linguaggio verbale è il tratto distintivo dell’uomo. Società, infatti, è soltanto quella in cui gli individui comunicano tra loro, ovvero quella struttura in cui i mezzi di comunicazione svolgono una funzione sociale. Una società è fatta di individui e gruppi umani che comunicano fra loro.
In ogni società, la comunicazione avviene almeno a tre livelli:
- Comunicazione delle donne
- Comunicazione dei beni e dei servizi
- Comunicazione dei messaggi
Tutti e tre dipendono dallo stesso metodo; differiscono solo per il livello strategico in cui ciascuno sceglie di situarsi nell’ambito di un universo comune. La cultura non consiste dunque esclusivamente in forme di comunicazione ad essa peculiari (come il linguaggio).
Eric Havelock (1903-1988)
Classicista britannico. Nei suoi studi sulla classicità greca, mette in rilievo il processo della "formazione della mente alfabetica". Individua nella scrittura alfabetica lo strumento che consente alle società contemporanee di spingere a ritroso nel tempo la conoscenza delle società che hanno lasciato testimonianza scritta. Ma la scrittura forgia al contempo la mente individuale e la abitua a conoscere il mondo esterno e quello interiore secondo il modello logico-sequenziale delle regole alfabetiche. "Modificare la coscienza" è un'espressione utile nella misura in cui invita a penetrare criticamente oltre il livello superficiale.
Secondo Havelock, con la scrittura ha inizio la storia, perché è il suo apparire che rivoluziona alcuni capisaldi fondamentali della società. Evidente è il carattere rivoluzionario che la scrittura ha assunto nella storia del genere umano: il primato della civiltà greca, la nascita della filosofia e il modello razionale che essa ha imposto derivano dall’influenza che la scrittura ha avuto sulla mente e sul comportamento sociale degli individui. Il ruolo della comunicazione è quindi determinante nei processi culturali di ogni società; sono le tecnologie che la realizzano e contribuiscono a renderla un elemento dinamico e costituiscono nei cambiamenti della società.
Walter J. Ong (1912-2003)
La scrittura è una tecnologia. L’alfabetizzazione (scrittura) è un processo di civilizzazione nel pieno senso della parola, caratterizzato dalla separazione tra oralità e scrittura, che attribuisce all’alfabetizzazione un ruolo decisivo nel mutamento della civiltà dell’uomo. Questo processo, secondo Ong, è determinato dalla tecnologizzazione della parola, cioè dal passaggio da una forma di linguaggio naturale, diretto, comunitario, a una forma di linguaggio in cui la tecnica acquista un ruolo determinante. E la tecnologia è sempre e comunque artificiale, è un qualcosa di materiale che sta fuori di noi e influenza la nostra mente e il nostro io. La scrittura e la tecnologia non costruiscono più comunità ma società, formando una nuova forma dell’io: l’uomo moderno.
La scrittura è una tecnologia che richiede l’uso di una serie di strumenti: penna, foglio, inchiostro. In certi versi, la scrittura è la tecnologia più drastica. Essa dette inizio alla riduzione del suono a spazio, la separazione della parola dal presente immediato e vivo. La scrittura è del tutto artificiale, non c’è modo di scrivere "naturalmente". Il trasferire la lingua parlata nella scrittura è un processo guidato da norme consapevolmente inventate. Dire che è artificiale non significa condannarla; essa ha un valore inestimabile, poiché è essenziale allo sviluppo più pieno dei potenziali umani interiori. Comportano trasformazioni delle strutture mentali e innalza il livello di consapevolezza.
La scrittura ristruttura il pensiero. Secondo Ong, con l’uso della scrittura l’uomo impara a pensare e ragionare in modo radicalmente diverso, abbiamo una modificazione psicologica indotta dai processi di alfabetizzazione. Dalla scrittura ha origine una diversa concezione del tempo e dello spazio: lineare e non più ciclica. Il meccanismo non permette una comunicazione just in time né consente una reazione immediata dal momento ha bisogno del tempo differito per poter essere recepita. La scrittura perde il rapporto in presenza.
Il nuovo mondo della comunicazione verbale autonoma. Senza la scrittura, un individuo alfabetizzato non saprebbe e non potrebbe pensare nel modo in cui lo fa, non solo quando è impegnato a scrivere, ma anche quando si esprime in forma orale. Essa crea ciò che è stato definito un linguaggio "decontestualizzato", o forma di comunicazione verbale "autonoma", un tipo di discorso che, a differenza di quello orale, non può essere immediatamente discusso con il suo autore, poiché ha perso contatto con esso. L’autore potrebbe essere sfidato se fosse possibile raggiungerlo, ma di fatto egli non può essere raggiunto in nessun libro. Non esistono modi diretti di confutazione diretti e totali. Per questo l’espressione "il libro dice" significa "è vero".
I media e la comunicazione umana
Fondamentale per Ong è il ruolo dell’inconscio rivelato dalla parola. La parola è, invece, trasparenza e manifestazione "pura" dello spirito. Ong contrasta l’idea che la comunicazione sia costituita soltanto da un emittente e un ricevente. Vede nella comunicazione umana un campo dinamico e intersoggettivo in cui si costruiscono continuamente relazioni e dove si scambiano continuamente valori, significati, atti. La comunicazione è un campo complesso in cui si esprimono pienamente la psicologia e la cultura degli esseri umani; l’esaltazione della comunicazione umana non deve essere vista in contrapposizione con un mondo, quello dei media moderni, dominato dalle tecnologie e quindi disumanizzato. Anche attraverso i media si può esprimere la ricchezza culturale degli esseri umani. In un circuito complesso di input e di output.
Cambiano però le regole: nel mondo dell’oralità non esiste distinzione tra il fare e il comunicare mentre tra i media si accompagna un processo di distanziamento e di differenziazione tra gli esseri umani. Il pensiero umano implica sempre e necessariamente componenti consce ed inconsce. La trasparenza totale è impossibile. Il pensiero può essere soltanto reso più esplicito mai totalmente esplicito.
Una fiducia eccessiva dei modelli ha generato il termine "media" per indicare le nuove modalità tecnologiche con cui trasformare la parola, quali la scrittura, alla stampa ed ai dispositivi elettronici soltanto come modi per "trasportare informazioni" in una sorta di spazio intermedio fra persona e l’altra. In realtà, ognuno dei cosiddetti "media" fa molto di più: rende possibili processi mentali finora inconcepibili. I "media" hanno maggior importanza all’interno della mente che al di fuori di essa. La scrittura, la stampa ed i computer permettono invece alla mente di creare dentro di sé – e non solo sulla superficie inscritta o sui programmi del computer – nuovi modi di pensare, problemi in precedenza inconcepibili e nuovi modi di cercare risposte.
Ong distingue tra comunicazione umana e media e polemizza apertamente con le concezioni riduttive della comunicazione, ovvero le teorie che si basano su un modello solo tecnico dei processi di comunicazione senza cogliere i processi di relazione e di interazione che coinvolgono gli esseri umani.
Lingua e segni
Ferdinand de Saussure
Con i suoi studi pose le basi della linguistica.
- Sincronia e diacronia
- Langue e parole
- Segno e struttura
- Significato e significante
- Arbitrarietà e relatività
Definisce la lingua come "sistema di segni" e individua la semiologia come la disciplina che li studia. Il segno scambiato tra due persone è un’entità a due facce: una fisica e una mentale. I segni esistono quanto associazioni inscindibili di significati e significanti: tali associazioni sono ratificate da una convenzione sociale. Ogni segno linguistico è composto infatti da un concetto (significato) e da un’immagine acustica (significante). L’uno non può esistere senza l’altro.
La parole è il regno delle differenze individuali mentre la langue è il regno di ciò che è costante e condiviso dai parlanti di una stessa comunità. Ma che cos’è la lingua? Essa è al tempo stesso un prodotto sociale della facoltà del linguaggio ed un insieme di convenzioni necessarie, adottate dal corpo sociale per consentire l’esercizio di questa facoltà negli individui. Mentre il linguaggio è eterogeneo, la lingua così delimitata è di natura omogenea: è un sistema di segni in cui essenziale è soltanto l’unione del senso e dell’immagine acustica ed in cui le due parti del segno sono egualmente psichiche.
L’arbitrarietà del segno consiste nel legame che unisce significante e significato: non esiste alcun "aggancio naturale". Le diverse lingue si comportano in modo differente con lo stesso significato rappresentandolo con significanti diversi: è quindi un prodotto sociale. Langue è il termine che intende un sistema astratto e convenzionale, socialmente riconosciuto. Parole intende invece l’attività concreta che applica le regole della Langue. La lingua non è completa in nessun singolo individuo, ma esiste perfettamente soltanto nella massa. "Due forme della nostra attività mentale": da una parte i segni linguistici che, non potendo essere scritti o pronunciati più di uno alla volta, danno vita a rapporti sintagmatici fondati sulla successione, cioè sul carattere lineare del significante.
Roman Jakobson
Un modello specifico per la comunicazione umana in cui vengono evidenziati gli elementi ricorrenti in qualsiasi comunicazione linguistica e ogni elemento ha la propria funzione.
| Elemento | Funzione | Quando prevale la funzione |
|---|---|---|
| 1. Emittente | 1. Emotiva | Prevale quando il messaggio è orientato ad esprimere le emozioni dell'emittente |
| 2. Contatto | 2. Fatica | Prevale in quei messaggi volti a stabilire, mantenere o interrompere il contatto |
| 3. Messaggio | 3. Poetica | Prevale quando l’organizzazione del messaggio diventa oggetto della comunicazione |
| 4. Codice | 4. Metalinguistica | Prevale quando l’oggetto della comunicazione è il codice stesso |
| 5. Contesto | 5. Referenziale | Prevale quando il messaggio verte sul contesto. Realtà extralinguistica |
| 6. Destinatario | 6. Conativa | Prevale quando il messaggio ha l’obiettivo di produrre effetti sui pensieri o comportamenti del destinatario |
Strutturalismo
Metà degli anni cinquanta del '900. Diversi campi di sapere accomunati dall'idea di fondare un nuovo approccio scientifico, rigoroso, condiviso, ed esplicativo di tutti i campi del sapere contemporaneo. "Tout se tient" era la formula. Considera ogni fenomeno culturale come il prodotto di un sistema di significati. È il sistema che dà senso e non il singolo oggetto. Il problema fondamentale è individuare come si forma e come si trasmette il significato all'interno di sistemi permanenti e organici che costituiscono le convenzioni della realtà. Lo sviluppo dello strutturalismo ha un peso determinante nel rinnovamento degli studi sulla comunicazione, sui media e delle discipline più tradizionali in campo umanistico, come gli studi di letteratura e la semiologia. Vengono fondate una scienza della lingua e del linguaggio, spesso in polemica con gli studi tradizionali della filologia e della storia letteraria, e una scienza dei segni.
I temi sono la centralità del linguaggio e l’universo dei segni. Caratteristiche: la definizione di un modello organico e coerente di scienza dei segni avvicina queste teorie della comunicazione e del linguaggio alle teorie dell’informazione. Contrapposizione tra modelli conoscitivi: il modello delle scienze esatte, empiricamente verificabili e quello dello storicismo e in generale delle scienze storico-sociali. La ricerca di un modello scientifico unitario si fonda sul primato del sapere sincronico rispetto a quello diacronico. Per lo strutturalismo l’universo conoscibile è immanente (è appunto la struttura), è un universo di cui si possono conoscere le leggi, di cui si possono indagare le connessioni in reciproca interazione all’interno di un sistema di regole "eterne".
È il sistema con le sue dinamiche interne che possiamo conoscere: tout se tient. Sostengono anche un ottimismo scientifico per cui tutta intera la realtà è conoscibile e indagabile attraverso i suoi meccanismi costitutivi. Vengono criticate le dottrine dell’individuo creatore e dominatore della storia. Scompare il "mistero estetico" dell’opera d’arte, e molta più attenzione viene dedicata ai temi della ricezione e ai meccanismi di scambio con il lettore. L’emarginazione del soggetto creatore, ogni prodotto intellettuale è segnato da leggi generali che si modificano non da individuo a individuo, ma secondo dinamiche interne al sistema. La critica letteraria sarà pertanto di tipo descrittivo e non valutativo. La scienza del linguaggio e la scienza dei segni sembrano rispondere con efficacia alla necessità di esplorare universi fino allora pressoché sconosciuti; sanno scandagliare motivazioni anche latenti. Il linguaggio e la comunicazione rappresentano un universo omogeneo e conoscibile che unifica materia, natura e società.
Narratologia
È la teoria del racconto, il metodo per analizzare testi narrativi. Propp e la descrizione sistematica delle fiabe. "Funzione" come elemento invariabile e necessario del racconto.
Vladimir Propp
Classificare i generi fiabeschi in modo scientifico, identificando le funzioni immutabili dei personaggi. 31 punti comuni a tutte le favole.
- L’eroe
- Il padre
- Il cattivo
- Il mittente
- Il mentore
- L’anti eroe
- L’aiutante
- La principessa
Propp ritrova perciò nelle società tribali e nel rito di iniziazione non solo le origini storiche della fiaba, ma anche la struttura che propone come modello di tutte le narrazioni.
- Situazione iniziale
- Rottura dell’equilibrio
- Peripezie
- Ristabilimento dell’equilibrio
Fra le funzioni che si incontrano più frequentemente ci sono: l’allontanamento; la mancanza; il danneggiamento; il divieto e l’ordine; il divieto infranto; il conseguimento del mezzo magico; l’impresa; le prove da superare; la lotta; la punizione dell’antagonista; le nozze dell’eroe e il premio.
Roland Barthes
Passaggio da una visione tradizionale del mito a una visione che osserva il presente come uno scenario unitario e fluttuante che ha in sé la ragion d’essere e tutti i significati possibili. Che cos’è un mito oggi? Il mito è una parola. Non è qualsiasi parola: al linguaggio occorrono particolari condizioni per diventare mito; il mito è un sistema di comunicazione, è un messaggio. Mito bensì un modo di significare una forma. Può essere mito tutto ciò che subisce le leggi di un discorso. La dimensione linguistica è l’unico strumento possibile di conoscenza. Il mito non si definisce dall’oggetto del suo messaggio, ma dal modo in cui il messaggio è espresso.
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Teorie dell'organizzazione
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Teorie comunicazione di massa
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Paniere Teorie e tecniche della comunicazione
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