Critiche dei marxisti al concetto di proprietà privata di Locke
Fu criticato dai marxisti perché essi pensavano che Locke sviluppasse queste teorie in favore del mantenimento della proprietà privata. Locke definisce il potere politico come il diritto di fare le leggi per difendere la proprietà privata. Locke introduce il concetto di proprietà privata legittimata e giustificata dal lavoro.
Locke e lo stato di natura
Se in Hobbes la proprietà privata ha origine con la nascita dello stato civile, per Locke questo non vale, che afferma la sua esistenza già nello stato di natura. Locke parte dalla disposizione cristiana, che gli uomini dispongono, ugualmente, dei beni dati da Dio ma la caratterizzazione dell’uomo è proprio il lavoro, che caratterizza la proprietà privata.
MacPherson e il concetto di individualismo politico
MacPherson parla di proprietà privata caratterizzando l’uomo come "individualista politico". Il fine della proprietà privata è il sostenimento del fabbisogno familiare: nessuno può accumulare tanti beni che poi potrebbero deteriorarsi (il cibo per non deteriorarsi è il denaro).
Limiti della capacità di lavoro
La capacità di lavoro è anche un limite: nessuno può accumulare tanta proprietà che poi non può essere lavorata. Ciò può essere superato solo con la forza lavoro, cioè con i dipendenti. La proprietà privata di Locke è una proprietà dinamica che crea ricchezza.
Critica marxista e risposta di Locke
La critica marxista in questo senso è molto forte ma Locke afferma che le sue teorie non sono solo materiali ma includono anche libertà e vita. Il potere politico deve tutelare ciò.
Locke e il liberalismo
Il modello di Locke è quello giusnaturalista. Per Locke lo stato di natura è di per sé naturale quindi non necessita il passaggio ad uno stato di società.
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