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Le trasformazioni culturali e l'integrazione sociale

Le profonde trasformazioni culturali hanno contribuito a una rivisitazione del problema dell'integrazione sociale. Il vero handicap non è la menomazione ma il modello di società che non è in grado di valorizzare le differenze umane. Il termine normalità coincide con il modello di persona conforme alle richieste della società. La menomazione fisica è stata causa di emarginazione sociale (Sparta e Roma: bambini deformi gettati dalla rupe; Cristianesimo: affidati alla pietà dei passanti; Medioevo e XVI-XVII sec: vivono ai margini della società).

L'Illuminismo e l'inizio del cambiamento

La condizione dei portatori di handicap è lo specchio di un modello di società che considera la menomazione un male da nascondere e rimuovere. L'Illuminismo produce un'inversione di tendenza, poiché considera l'anormalità come una condizione umana che non pregiudica la dignità dell'individuo. Con la rivoluzione francese e la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo si sancisce il diritto all’uguaglianza per tutti gli uomini.

In Francia e Inghilterra, con Pinel e Tuke che fondano le prime case di cura, si realizzano i primi interventi dello Stato a favore di un'assistenza sanitaria per i disabili. In Italia tra XIX e XX secolo l'educazione dei diversi abili si realizza in strutture speciali gestite dai Comuni; tra il 1861 e 1928 è affidata a organizzazioni private e enti religiosi. I progressi delle scienze offrono la possibilità di recuperare i disabili (ciechi e sordi).

La riforma Gentile del 1923

La riforma Gentile del 1923 istituisce per la prima volta nelle scuole le classi differenziali per gli alunni con anormalità di sviluppo. Nel 1933, oltre alle scuole per ciechi e sordomuti, nascono le scuole speciali per affetti da malattie contagiose e minorati fisici.

Sante De Sanctis, padre della neuropsichiatria infantile, fu il primo in Italia a interessarsi dei problemi dei fanciulli con handicap costituendo a Roma un ospizio-scuola. Maria Montessori elaborò un sistema educativo destinato alle scuole materne e si interessò in modo mirato all'educazione dei bambini con handicap, dirigendo a Roma la prima scuola ortofrenica.

Il periodo fascista e la Costituzione

Nel fascismo, all’inserimento scolastico fu sostituito il principio della medicalizzazione che pose i soggetti diversi abili ai margini della società. L’handicap fu considerato una malattia. Il primo vero documento che in Italia afferma i diritti del diverso abile è la Costituzione (art. 3, 34, 36) che ordina allo Stato di rimuovere ogni tipo di ostacolo che non consenta al cittadino la sua piena affermazione.

La Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo stabilisce che ogni bambino con menomazione fisica, mentale o sociale ha diritto di ricevere il trattamento, l’educazione e le cure speciali di cui ha bisogno.

Evoluzione legislativa negli anni '70 e '80

Nel 1968 ci fu un'evoluzione della concezione dell’handicap che si trasformò in diversità, risorsa da riconoscere e integrare socialmente. Nel 1971 con la legge 118 in favore degli invalidi e mutilati civili si realizza l'eliminazione in tutti gli uffici pubblici, scuole e istituzioni delle barriere architettoniche, prevedendo norme sul trasporto, sul lavoro, sulla prevenzione e riabilitazione dei soggetti con handicap.

Franca Falcucci parla di una scuola attenta alle diversità perché l’handicap è anche una risorsa. Nel 1977 c'è il trasferimento di funzioni dallo Stato alle Regioni. La legge 517/77 mette al centro degli obiettivi della scuola il rispetto della soggettività dell’alunno dove la sua diversità viene vista come una risorsa da valorizzare.

Nascono accordi tra scuola, USL e enti locali per identificare l’handicap attraverso una diagnosi funzionale, realizzare un PSP, orientare gli alunni durante e dopo la scuola, aggiornare gli operatori. Negli anni '80 nascono associazioni di famiglie dei portatori di handicap che dedicano il loro impegno ai problemi dei bambini disabili promuovendo l’istituzione di centri di riabilitazione, iniziative sociali e culturali per sensibilizzare su questo problema.

Leggi degli anni '90 e l'OMS

Negli anni '90 viene approvata la legge quadro 104 per l’assistenza e l’integrazione sociale e i diritti della persona handicappata. Pone al centro la persona nella sua globalità indipendentemente dallo stato e dal tipo di handicap con un approccio innovativo che considera la persona disabile nel suo sviluppo unitario dalla nascita, in famiglia, a scuola, al lavoro, nel tempo libero.

Con essa si sancisce il passaggio dallo stato assistenziale allo stato sociale predisponendo strumenti e condizioni per offrire risposte adeguate e globali alle persone con difficoltà. La legge 104 segna il passaggio dall'inserimento alla piena integrazione dei soggetti diversamente abili. Questo procedimento si riassume in quattro fasi:

  • Individuazione dell'handicap a cui provvede lo specialista psicologo esperto dell'età evolutiva in servizio presso la ASL.
  • Diagnosi Funzionale che definisce la descrizione analitica della compromissione dello stato psico-fisico dell’alunno in situazione di handicap. È redatta dall’Unità multidisciplinare della ASL dallo specialista, neuropsichiatra infantile, terapista della riabilitazione e operatori sociali; i contenuti sono l’anamnesi familiare, gli aspetti clinici e psicologici.
  • Profilo Dinamico Funzionale, descrizione delle difficoltà e dello sviluppo potenziale dell’alunno nei tempi brevi (6 mesi) e medi (2 anni). Riguarda sia l’asse cognitivo che affettivo relazionale, comunicativo, linguistico, sensoriale, motorio, autonomia, apprendimento.
  • Piano Educativo Individualizzato, documento in cui sono descritti gli interventi finalizzati alla piena realizzazione del diritto all'educazione, all'istruzione e all'integrazione scolastica.

I soggetti diversamente abili secondo la legge 104 vanno valutati secondo parametri adeguati alle soggettive situazioni di minorazione. La valutazione assume una connotazione formativa nel momento in cui evidenzia le mete anche minime già raggiunte dal soggetto, valorizza le risorse personali e indica le modalità per svilupparle. Per valutazione non si intende solo il risultato dell’alunno, ma anche l’operato del docente.

Il nuovo millennio e l'autonomia scolastica

Nel 1997 la legge n59 ridefinisce il sistema scolastico attraverso la centralità della scuola. L'autonomia consente di attuare la personalizzazione dei processi d’insegnamento-apprendimento, la flessibilità didattica e organizzativa con l’articolazione delle classi in gruppi di livello, con la realizzazione dei moduli curriculari, con l’articolazione flessibile del tempo scuola e con la corresponsabilità di tutte le componenti della comunità nella predisposizione del POF.

Nel 1999 il DPR n275 detta il Regolamento dell’autonomia delle istituzioni scolastiche:

  • Autonomia didattica: facoltà di regolare flessibilmente l’impiego dei docenti, il calendario scolastico e l’orario complessivo del curricolo.
  • Autonomia di Ricerca, Sperimentazione e Sviluppo: facoltà di sviluppare innovazioni metodologiche e disciplinari.
  • Autonomia amministrativa e gestionale su patrimonio, risorse finanziarie e stato economico del personale dipendente.

La classificazione dell'OMS

Nel 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato un documento “International Classification of Impairments, Disabilities and Handicaps” [ICIDH] in cui vengono definiti questi tre significati:

  • Menomazione: qualsiasi perdita o anomalia a carico di strutture o funzioni psicologiche, fisiologiche o anatomiche. È caratterizzata da perdite di funzioni momentanee o permanenti comprendendo l’esistenza o l’insorgenza di anomalie, difetti, perdite a carico di arti, organi, tessuti, o anche sistema nervoso e funzioni mentali.
  • Disabilità: qualsiasi restrizione o carenza (conseguente a una menomazione) delle capacità di svolgere un’attività nel modo e nei limiti ritenuti normali per un essere umano. Può avere carattere transitorio o permanente ed essere reversibile o irreversibile, progressiva o regressiva.
  • Handicap: condizione di svantaggio vissuta da una persona in conseguenza di una menomazione o disabilità, che limita o impedisce la possibilità di ricoprire il ruolo normalmente proprio. È fortemente dipendente dal tipo di società, dalla sua organizzazione e dai suoi valori.

L’OMS coniuga funzionalmente l’aspetto medico con quello sociale, evidenziando il rapporto tra danno psico-fisico e situazione ambientale. Lo svantaggio nella:

  • Dimensione Sociale: dipende dal contesto in cui si vive e può essere superato individuando la tipologia dell’ostacolo rimuovendola (barriere architettoniche).
  • Dimensione Organica: si riferisce a danni fisici e può essere migliorato attraverso terapie mediche.
  • Dimensione Intellettiva: si riferisce alle diverse forme d’intelligenza umana e può essere superato attraverso un approccio multidimensionale agli apprendimenti.
  • Dimensione Socio-Relazionale: si riferisce alle difficoltà nelle relazioni interpersonali e si può superare attraverso i diversi processi di integrazione sociale.

Nel 2001 viene approvato dall’OMS un secondo documento “International Classification of Functioning, Disability and Health” [ICF] che cambia ulteriormente l’approccio al problema della disabilità, partendo dalla definizione prima dello stato di salute della persona per poi rapportare un deficit ad esso. La persona secondo l’ICF non è più vista in rapporto al suo deficit funzionale e sociale ma è rapportata a un contesto di salute dove la patologia è solo una delle variabili. La classificazione ICF non si riferisce solo alle persone disabili ma è una modalità per definire le strutture corporee e il loro funzionamento. Il nuovo modello ha un carattere sociale, ridefinendo due dei tre concetti portanti che caratterizzano un processo morboso:

  • Menomazione - Attività Personali
  • Handicap - Diversa Partecipazione Sociale
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria, tecnica e didattica delle attività motorie e sportive preventive e compensative e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Sibilio Maurizio.
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