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Lezione 9-10 appunti economia monetaria

Storia della teoria monetaria

Da un punto di vista storico ci troviamo da una parte Tobin con la sua teoria sulle scelte di portafoglio e dall’altra il Rapporto Radcliffe, uno studio molto approfondito effettuato dal Tesoro e dalle autorità monetarie inglesi a metà degli anni Cinquanta. Diviene senso comune tra coloro che si occupano di teoria monetaria, l’idea che ciò che conta è una nozione di liquidità in generale, piuttosto che di moneta in senso stretto e dall’altra parte diviene di senso comune nella scelta di come ripartire la propria ricchezza in questo spettro ampio di attività l’importanza del settore monetario e finanziario per l’andamento dell’economia reale, con un completo superamento sia nel breve che nel lungo periodo della “Dicotomia tra settore reale e settore monetario” e della neutralità, almeno nel lungo periodo, della moneta.

Da un punto di vista della teoria economica, questa attenzione ai fenomeni monetari e questa interrelazione tra fenomeni reale e fenomeni monetari viene in parte messa in discussione quando comincia ad osservarsi un crescente aumento dei prezzi. Cioè piuttosto che la possibilità di fenomeni deflazionistici, tornano al centro della riflessione teorica i rischi di un’inflazione troppo elevata. Dall’altro lato, da un punto di vista teorico, quella che era stata la rivoluzione keynesiana, con attenzione a equilibri di sottoccupazione, viene a essere rimessa in discussione, oltre che da una parte con la ripresa dei fenomeni inflazionistici, tramite l’Effetto Pigou o Effetto saldi liquidi reali, cioè l’idea che, se vi è una caduta dei prezzi, il valore della ricchezza reale del settore privato aumenta, provocando un aumento dei consumi. Questa è una sorta di via automatica che può garantire, anche in caso di trappola della liquidità e insensibilità degli investimenti al tasso di interesse, un ritorno ad una situazione di piena occupazione.

La combinazione di questi due elementi a partire dagli anni Sessanta garantisce un terreno favorevole alla riproposizione della Teoria Quantitativa della moneta.

Riproposizione della teoria quantitativa della moneta (Friedman)

Data la particolarità e non la generalità delle analisi di Keynes, viene a innestarsi questa riproposizione da parte di Friedman o anche, più in generale, l’affermarsi alla fine degli anni Settanta, della Scuola Monetarista, che ha in Friedman il riferimento più importante. Nell’elaborazione della propria teoria, Friedman non può non tener conto degli sviluppi dell’economia monetaria e in particolare della stessa teoria delle scelte di portafoglio.

Che con il contributo di Keynes era stata completamente messa da parte. Con riferimento a Friedman: in realtà il contributo di Keynes si basava unicamente e solamente su una maggiore enfasi sulla possibilità di fenomeni come la trappola della liquidità, ma che si tratta di fenomeni di breve periodo e che in realtà, una volta superati, il sistema tenderà da solo al pieno impiego, il che porta di nuovo alla validità, secondo Friedman, della teoria quantitativa della moneta.

C’è però in questo frangente, un elemento essenziale di distinzione tra ciò che troviamo in Tobin e ciò che troviamo in Friedman. Secondo quest’ultimo la moneta è un qualcosa che entra nella funzione di utilità degli agenti economici per una sua caratteristica specifica, rispetto ad altri beni e ad altre attività finanziarie, la quale è la sicurezza che questa attività può dare e il suo ruolo come mezzo di scambio che spinge famiglie e imprese a desiderare di averla.

Come dirà successivamente Hahn, Friedman non specificherà mai i parametri che entrano in questa funzione di utilità, si manterrà sempre generico affermando che la moneta ha una sua utilità. Inoltre non specificherà mai, come Keynes, cos’è questa moneta, cosa dobbiamo considerare come moneta, quale aggregato monetario.

L’enfasi nella teoria di Friedman, e in generale nella scuola monetarista, è sui servizi, specifici forniti dalla moneta, che determina una domanda specifica per questi servizi sempre con l’idea che vi sia una specifica utilità della moneta, potendo quindi essere intesa come un unicum.

Se portò Friedman ritiene si possa ricavare una domanda di moneta in relazione stabile con il reddito in termini monetari, non può tener conto dell’analisi in termini di scelte di portafoglio. Dunque questa domanda di moneta in relazione stabile con il reddito in termini nominali viene ricavata, date le preferenze degli agenti economici, tenendo conto dei rendimenti di possibili attività alternative.

Elementi che influiscono sulla domanda di moneta

  • Primo elemento
  • Secondo elemento

Nel definire la moneta, oltre la ricchezza complessiva (W), bisogna considerare i rendimenti delle altre possibili attività nel momento in cui si sceglie di detenere forme diverse di attività. Friedman sembra far riferimento nella sua...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EconPrime di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia monetaria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Levrero Enrico Sergio.
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