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Riassunto esame teoria dell'interpretazione, prof. Perlingieri, libro consigliato Teoria dell'interpretazione Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame diTeoria dell'interpretazione, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Teoria dell'interpretazione, Perlingieri. con analisi dei presenti argomenti: realtà sociale e ordinamento giuridico, Diritto, morale e regole non giuridiche, disposizione, articolo, norma, regole e principi come norme, principio... Vedi di più

Esame di teoria dell'interpretazione docente Prof. P. Perlingieri

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ESTRATTO DOCUMENTO

Un importante potere è quello che riconosce l’indipendenza e l’inamovibilità del magistrato

giudiziario,

(art. 107 cost.).

Il giudice è soggetto solo alla legge (art. 101 cost.) pretendendo una ragionevolezza nell’emanazione

della sentenza, in quanto non può giudicare secondo le proprie visioni del mondo.

La scaturente dalla Costituzione non si riduce a quella del codice civile: è legalità di uno

legalità

Stato sociale di diritto, fondato sulla libertà, sulla solidarietà e sull’eguaglianza.

23. Principio di eguaglianza.

Art. 3 Tutti i hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla senza

cittadini legge (1),

distinzione di sesso, di razza, di lingua , di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e

sociali.

È compito della rimuovere gli che, limitando

Repubblica ostacoli di ordine economico e sociale,

di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e

(2),

l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

lavoro.

(1) L’ordinamento repubblicano riconosce al cittadino un unico titolo di dignità, il Tutti coloro

che concorrono al progresso materiale e spirituale del Paese sono eguali fra loro e dinanzi alla legge;

nessun privilegio può consentire di porsi al di sopra della legge.

subordinazione di tutti i consociati,

L’eguaglianza così intesa sancisce la compresi i poteri dello Stato e

della legge.

gli enti pubblici, all’osservanza

non vuol dire egualitarismo (eguali condizioni sociali), ma deve essere intesa nel

Eguaglianza

fatto di offrire a tutti le pari opportunità senza effettuare discriminazioni.

Questo principio è leso quando o situazioni uguali sono giudicate diversamente o quando situazioni

diverse sono giudicate in ugual modo.

Il principio di uguaglianza è unitario.

La distinzione tra eguaglianza ed eguaglianza è arbitraria: l’una e l’altra sono in

formale sostanziale

funzione reciproca; entrambe esprimono un unico principio, quello dell’eguaglianza nella giustizia

sociale. Si è cercato di fare a meno dell’eguaglianza sostanziale, riducendo l’eguaglianza alla mera parità

di trattamento.

In tal modo si perde di vista il nesso tra eguaglianza, pari dignità e sviluppo della persona; si perde di

vista la centralità del rispetto dei diritti fondamentali a favore di quelli patrimoniali.

(2) eguaglianza formale,

La prima parte della norma, nell’affermare il principio di considera

l’individuo nella sua astrattezza, indipendentemente dalle condizioni materiali e sociali in cui egli

concretamente si trova.

principio d’eguaglianza sostanziale,

Il invece, sancisce il passaggio dall’ordinamento liberale classico

(in cui la società era organizzata sulla base della proprietà privata e dell’assoluta libertà economica)

allo Stato sociale ed interventista, che si impegna a creare le condizioni necessarie per consentire

l’accesso di tutti a determinate utilità sociali messe a disposizione della comunità, come la salute [v.

32], 38], 34].

il lavoro [v. l’istruzione [v.

Quindi essa è attuata non soltanto con la redistribuzione dei beni e con discipline diversificate in ragione

della disuguaglianza di fatto, ma anche con la garanzia di un’effettiva partecipazione degli individui alla

dinamica dei rapporti di diritto civile.

24. Funzione legislativa e giustizia costituzionale.

Sono limiti della funzione legislativa l’irretroattività e la riserva di legge.

L’irretroattività afferma che, nessuno può essere punito se non in forza di una legge entrata in vigore

prima del fatto commesso (25² cost.).

Solo nella materia è regola di rango costituzionale; negli altri àmbiti è un le leggi

penale principio:

retroattive sono legittime purché non in contrasto con l’eguaglianza, la ragionevolezza e il principio di

legalità. 14

La è la previsione (implicita o esplicita) di materie, riportate nella Costituzione,

riserva di legge

in cui la disciplina è prevista soltanto con legge.

Esse sono: il legislatore deve specificare nei dettagli la materia riservata; impone al

assolute, relative,

legislatore di determinare la disciplina di principio e lasciando a fonti secondarie quella di dettaglio;

quando la Costituzione indica anche quali debbano essere i contenuti della legge.

rinforzata,

Ruolo di controllo della costituzionalità delle leggi è svolto dalla Corte Costituzionale, il cui

strumento di controllo è la ragionevolezza.

Le sentenze sono di:

• quando il processo non si avvia perché mancano i requisiti;

inammissibilità,

• quando la Corte accerta l’infondatezza della questione di incostituzionalità e impone che la

rigetto,

legge resti in vigore;

• quando la Corte accerta l’incostituzionalità della legge e la elimina tutta o in parte.

accoglimento,

Esistono anche le sentenze quando la legge è dichiarata costituzionale perché

interpretative di rigetto,

interpretata in un certo modo e quando la legge è dichiarata

interpretative di accoglimento,

incostituzionale perché interpretata in un certo modo.

La differenza tra le due sentenze di interpretazione è che con quella di la disposizione

rigetto

resta in vigore, perché non ha una forza legale vincolante; mentre con quella di essa viene

accoglimento

eliminata e non può essere applicata da nessuno

Esiste anche la sentenza quando la legge è dichiarata incostituzionale non per quello che dice,

additiva,

ma per quello che non dice.

Pertanto l’attività della Corte incide comunque nella funzione legislativa e impone una collaborazione

con il Parlamento.

Quindi la Corte si pone non pochi problemi nel dichiarare sentenze di incostituzionalità. Proliferano,

allora, i modelli di intervento:

la questione è decisa con una sentenza di rigetto e si auspica un intervento del

a) sentenze monito:

Parlamento, perché si teme che si possa determinare un “vuoto legislativo”;

si impedisce che gli effetti della dichiarazione di

b) sentenze di incostituzionalità sopravvenuta:

incostituzionalità siano retroattivi, per ridurre il costo della sentenza; sentenze a

si assegna un termine al legislatore per provvedere, ritardando gli

incostituzionalità differita:

effetti della dichiarazione di incostituzionalità; nelle quali, piuttosto che estendere un

c) sentenze attuative dell’eguaglianza “verso il basso”,

benefico a categorie non comprese da una legge, si preferisce toglierlo a chi lo ha attualmente,

con un risultato opposto a quello delle sentenze additive di prestazione;

nelle quali, invece di imporre allo Stato una prestazione a favore

d) sentenze additive di principio,

di una determinata categoria, la Corte dichiara incostituzionale una legge vigente e indica non la

regola, ma il principio.

25. Funzione legislativa e funzione di mercato.

La legge non può discostarsi o entrare in conflitto con il mercato perché esso, non solo è tutelato dalla

Costituzione (es: la libertà di iniziativa economica art. 41 cost.), ma è indirettamente una fonte (es: i

contratti e gli accordi di lavoro).

Quindi, il mercato pretende una certa indipendenza dallo Stato, il quale non solo lo aiuta, ma può

intervenire nei casi in cui sono lesi i diritti fondamentali dell’uomo.

L’intervento dello Stato nel mercato si configura tramite: (impresa

intervento pubblico

pubblica e società private a partecipazione pubblica), aiuto finanziario pubblico all’impresa privata

(sgravi fiscali, finanziamenti a tasso agevolato o a fondo perduto) e (regolamentazione

l’antitrust

giuridica della correttezza del mercato).

trova i suoi fondamenti nella Costituzione: la è implicita nella libertà

L’antitrust libertà di concorrenza

di iniziativa economica, essa è un mezzo per realizzare l’utilità sociale o l’effettiva partecipazione di

tutti all’organizzazione economica e sociale del Paese. 15

Tuttavia la trova un maggiore sviluppo a livello comunitario (Trattato di Amsterdam

tutela del mercato

dal 1° maggio 1999), mediante il divieto di alcune azioni da parte delle imprese, come ad esempio:

— divieto di tra gli Stati membri e restrittive

intese pregiudizievoli al commercio della concorrenza

(art. 81) disponendo la nullità delle intese, eventualmente concluse, con

all’interno del mercato comune

efficacia retroattiva;

— divieto, alle imprese che hanno una di farne un

posizione dominante nel mercato comune, esercizio

(art. 82);

abusivo

— disciplina delle relazioni finanziarie tra i poteri pubblici e le imprese pubbliche, nonché le imprese

alle quali gli Stati affidano la gestione di servizi nell’interesse generale (art. 86);

— regolamentazione degli interventi degli Stati membri nell’economia, per impedire che gli aiuti

e (artt. 87-

economici alle imprese generino limitazioni modifiche al libero esplicarsi della concorrenza

89). In particolari settori, come e l’antitrust assume un ruolo

formazione educativa informazione,

politico e istituzionale, perché rappresenta lo strumento di difesa del diritto all’istruzione e

all’informazione.

Numerose sono le leggi speciali a riguardo, fra cui la che vieta le concentrazioni

Legge 416 del 1981,

quando comportino l’assunzione di una posizione dominante nel mercato editoriale, indipendentemente

da ogni abuso; la sulla disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato, che ha

Legge 223/1990

esteso le regole antimonopolistiche e di trasparenza dell’editoria a tutto il settore dell’informazione.

È stata inoltre istituita l’Autorità garante per la radiodiffusione e l’editoria poi soppressa e sostituita

dall’Autorità garante per le telecomunicazioni.

Antitrust e intervento pubblico sono giustificati, dal punto di vista costituzionale e comunitario, solo se

finalizzati al miglioramento delle condizioni di vita, alla socialità, all’attuazione del sistema dei valori

costituzionali.

16 D. Fatto ed effetto giuridico.

26. Concetti, dogmatica, conoscenze per l’applicazione.

I sono impiegati dalle norme nella formulazione dei giudizi sul comportamento: questi

concetti

assegnano un ordine così che la realtà, umana e naturale, cessa di essere caotica.

La scienza che analizza ed elabora i concetti viene chiamata il

dogmatica giuridica; dogma giuridico

non è quella verità religiosa eterna ed indiscutibile, ma è un concetto elaborato per servire alle esigenze

di un determinato ordinamento giuridico.

Il concetto quindi non è vero o falso, ma è o è utile se idoneo a spiegare un problema

utile inutile:

pratico.

La dogmatica, perciò, è una forma particolare di conoscenza utile per l’applicazione delle norme.

La costruzione e l’elaborazione dei concetti fondamentali non è scelta libera del giurista, infatti il diritto

non opera individualmente, ma è prodotto dell’incessante agire degli uomini.

Il giurista è responsabile della sua opera: l’attuazione della legalità costituzionale esige l’innovazione

dogmatica.

Bisogna però conoscere prima la dogmatica acquisita, per poi ricostruire, modificare o anche

abbandonare i dogmi non più giustificabili, quali strumenti per l’applicazione delle norme del vigente

ordinamento.

Conosciuto quindi deve essere il linguaggio usuale degli operatori del diritto.

27. Fatto, effetto, situazione soggettiva e rapporto.

è l’evento o lo stato dal quale deriva una conseguenza giuridica.

Fatto è la conseguenza giuridica che si collega al fatto; gli effetti sono di tre specie: costitutivi,

Effetto

modificativi, estintivi.

La è ciò che si costituisce o si modifica: il fatto è ciò che ha come effetto la

situazione soggettiva

nascita, la modificazione o l’estinzione di una situazione soggettiva.

è la relazione tra due situazioni soggettive correlate.

Rapporto giuridico

Dato che la norma è lo strumento della valutazione del comportamento umano, bisogna definire il

comportamento rispetto alla norma e la posizione del soggetto: se bisogna pretendere un comportamento

o lo si deve tenere, è la norma che lo decide.

La situazione del soggetto rispetto alla norma è di potere (situazione o di dovere (situazione

attiva)

dovere e potere non sono mai assoluti, infatti vi sono momenti di prevalenza di uno o

passiva):

dell’altro.

Il soggetto che può o deve agire è il titolare della situazione soggettiva: il legame tra soggetto e

situazione è la titolarità.

Il è il passaggio di un diritto da un soggetto ad un altro:

trasferimento della situazione soggettiva

cambia il titolare della situazione soggettiva.

La situazione soggettiva e il rapporto giuridico sono strettamente in quanto il comportamento

legati

umano è relazionale: ad esempio, se un soggetto ha il potere di pretendere un determinato

comportamento (situazione attiva), c’è necessariamente chi ha il dovere di tenerlo (situazione passiva).

La situazione soggettiva è categoria generale della quale fanno parte il diritto soggettivo, la

potestà, l’obbligo, l’interesse legittimo, ecc…; è strumento di ragionamento.

Gli effetti del fatto giuridico sono le situazioni giuridiche soggettive costituite, modificate o estinte.

La situazione soggettiva esprime gli qualificati dalla normativa applicabile in riferimento ad

interessi,

ogni concreto comportamento, qualificato come o in base alla sit. sogg.va:

permesso dovuto permesso,

se esercizio di sit. attiva, se esecuzione di sit. passiva.

dovuto,

La connessione delle situazioni soggettive nel rapporto giuridico esprime l’esigenza di valutare il

comportamento non solo nel quale descrizione dell’effetto, ma anche nel

momento statico, momento

come regolamento di interessi . 17

dinamico,

28. Rilevanza ed efficacia del fatto giuridico.

Il è qualsiasi evento idoneo, secondo l’ordinamento, ad avere giuridica rilevanza.

fatto giuridico

La norma prevede l’ipotesi del verificarsi dell’evento (cioè del fatto) e la possibilità che questo, umano

o una volta venuto ad esistenza, abbia rilevanza giuridica.

naturale,

Il fatto, quando si verifica, attua quanto previsto astrattamente dalla legge: l’ordinamento gli attribuisce

una qualifica e una disciplina.

Rilevanza ed efficacia sono due concetti distinti: è il fatto valutato da norme giuridiche;

rilevante

è l’atto al quale sono riconducibili effetti giuridici (nascita, modificazione ed estinzione).

efficace

Se un fatto è efficace, è anche rilevante; il contrario non vale, quindi un fatto rilevante può anche essere

non efficace.

Ogni fatto, anche il più semplice, ha giuridicità: alcuni cmq asseriscono l’esistenza di fatti

giuridicamente irrilevanti.

Questi c.d. fatti irrilevanti o sono fatti rilevanti ma non preordinati all’efficacia, o non sono fatti.

Il è sempre giuridicamente rilevante; il fatto è rilevante ma non ancora efficace

fatto concreto

quando l’interesse richiede un ulteriore evento per la sua attuazione, affinché abbia senso riferirlo a

comportamenti.

Il contratto sottoposto a (vendo la moto se sarò promosso) è rilevante, ma

condizione sospensiva

inefficace fino a quando non si verifichi l’evento futuro e incerto (la promozione) dedotto in condizione,

il che rende attuale il trasferimento.

In tal caso la situazione è rilevante, ma non efficace sotto il profilo della sit. finale, bensì solamente

sotto quella di aspettativa.

Ciò non impedisce che il contratto produca altri effetti, i c.d. poiché è attuale

effetti preliminari,

l’interesse a proteggere l’aspettativa del trasferimento, a preservare questa possibilità da eventi che

renderebbero irrealizzabile il trasferimento (vendita della moto prima della promozione).

Non si devono tuttavia confondere rilevanza, inefficacia ed efficacia preliminare: un fatto

rilevante può non produrre temporaneamente alcun effetto né preliminare né finale.

Per ogni fatto è sempre individuabile la norma o l’insieme di norme in base alle quali qualificarlo, e

quindi giudicarlo.

Giuridicamente significativo è qualsiasi evento che possa essere spiegato secondo situazioni soggettive,

sia che esso sia esercizio o esecuzione di una situazione soggettiva già esistente, sia se costituisca una

novità nell’ordinamento, innovando così il quadro delle sit. sogg.ve preesistente.

Lo stesso fatto è giuridicamente rilevante non soltanto e necessariamente ad un sol fine, ma a più

fini.

Esso ha una diversa qualificazione giuridica secondo che rientri in uno o in un altro assetto d’interessi.

Ad esempio lo anzitutto è manifestazione dell’esercizio della libertà personale (art.

stato di gravidanza:

13 cost.); in secondo luogo, in presenza di un contratto tra la donna ed una clinica per l’inseminazione

artificiale, lo stato di gravidanza è il fatto in relazione al quale si valuta l’adeguatezza dei mezzi che

costituiscono l’oggetto dell’obbligazione assunta dal medico.

29. Fatto, atto e negozio.

è ogni accadimento naturale o umano al verificarsi del quale l’ordinamento ricollega

Fatto giuridico

qualsiasi effetto giuridico costitutivo, modificativo o estintivo del rapporto giuridico.

Il fatto giuridico può essere quando non è prodotto dalla volontà umana, ma dalla natura (es:

naturale,

temporale); può essere quando è prodotto dall’uomo ed è qualificato come

umano, atto giuridico.

Gli atti a loro volta si distinguono in atti giuridici e in 18

in senso stretto negozi giuridici.

Nell’atto esiste una consapevolezza dell’atto, ma non l’intenzione a produrre effetti; nel

in senso stretto

esiste non soltanto la consapevolezza, ma l’intenzione a produrre effetti giuridici.

negozio

Il negozio è espressione del potere riconosciuto ai privati di autoregolamentare i propri interessi

(Autonomia potere che si estrinseca in modi diversi:

Negoziale),

1. libertà di concludere l’atto;

2. libertà di scegliere l’altra parte;

3. libertà di fissare il regolamento.

A volte però l’ordinamento interviene, limitando queste libertà.

Il può essere:

negozio

− se è uno schema già disciplinato dal legislatore;

tipico,

− in tal caso il potere di autonomia si concretizza anche nel potere di creare nuovi

atipico,

schemi purchè realizzino interessi meritevoli di tutela.

L’atto in è tipico se corrisponde ad un fatto umano e i suoi effetti sono interamente

senso stretto

preordinati dalla legge. Né il negozio, né l’atto in senso stretto sono definiti dal codice: sono categorie

dottrinali.

Il negozio è categoria assai più ampia: nell’ambito di questa definizione rientrano entità eterogenee

quali il il il di una società.

contratto, testamento, matrimonio, l’atto costitutivo

− Con il si dà vita ad un rapporto patrimoniale fra due o più parti;

contratto

− Il invece, è un negozio unilaterale;

testamento,

− Il è un accordo non di tipo patrimoniale, anche se ci sono situazioni di tipo economico.

matrimonio

È utile ricordare che fattispecie di effetti giuridici è non soltanto l’atto ma anche l’attività.

L’attività è una serie coordinata di fatti umani, unificati da una finalità comune: il la

possesso, gestione

di la quale fattispecie costitutiva dei rapporti giuridici della famiglia non fondata sul

affari, convivenza

matrimonio.

30. Dichiarazione e comportamento concludente.

I (atti in senso stretto e negozi) si manifestano o per dichiarazione o per comportamento

fatti umani

concludente.

La è l’atto comunicativo con il quale il soggetto intende trasmettere un significato: può

dichiarazione

essere di o di

scienza volontà.

È di quando l’autore comunica ciò che sa: esempi sono le testimonianze, le perizie, ecc…; essa è

scienza

un fatto umano rilevante, ma non è né atto, né negozio giuridico.

È di se l’autore comunica una volontà, fonte di effetti: la dichiarazione non deve essere per

volontà

forza verbale, ma può essere anche gestuale, ad esempio un movimento del capo o anche il linguaggio

dei sordomuti, il silenzio assenso (detto dichiarazione espressa).

Il è un atto non intenzionalmente comunicativo.

comportamento concludente

Ad esempio, chi dopo aver scritto, datato e sottoscritto di propria mano il testamento (art. 602 c.c.),

volontariamente lo distrugge nel chiuso della propria camera, non intende comunicare qualcosa a

qualcuno.

Il comportamento si esaurisce nella distruzione del pezzo di carta, ove è scritto il testamento.

La legge attribuisce a tale comportamento un significato: revoca del testamento (art. 684 c.c.).

Un altro esempio è costituito dalla convalida tacita (1444²).

Nell’ambito della categoria negoziale si è individuata una sottospecie, detta nella

negozio di attuazione,

quale l’autoregolamento di interessi è realizzato mediante un comportamento immediatamente

satisfattivo dell’interesse: ad es. la del testamento attuata con la distruzione del documento

revoca tacita

che lo contiene. 19

31. Liceità e meritevolezza.

In linea di massima è ciò che non è illecito per l’ordinamento.

lecito

Il fatto (s’intende il contratto) è quando è contrario a norme imperative, all’ordine pubblico ed al

illecito

buon costume (art. 1343 c.c.).

Il giudizio di liceità presuppone una valutazione è sufficiente la non contrarietà a tali norme

in negativo:

sopra indicate.

In tema di responsabilità “extracontrattuale”, ossia al di fuori di un preesistente rapporto

obbligatorio, è qualunque fatto che sia intenzionale o che procura ad altri un

doloso, colposo,

illecito

danno ingiusto (2043).

La valutazione di un atto implica tuttavia non soltanto un giudizio di liceità, ma anche di

in tal caso abbiamo un giudizio con cui dobbiamo verificare se

meritevolezza di tutela: in positivo,

l’atto tende a realizzare interessi meritevoli di tutela.

Questo ci richiama ai principi fondamentali dell’ordinamento fra cui quello di che trova, nel

solidarietà

campo dell’autonomia negoziale, la sua specificazione nel richiamo all’utilità sociale.

Quindi l’interesse del singolo viene tutelato nella misura in cui alla realizzazione dell’interesse del

singolo, corrisponde anche la soddisfazione dell’interesse della comunità.

I sono quello:

principi guida

− che riguarda la tutela della persona, la rilevanza dell’essere che si desume

Personalistico,

dall’art. 2 della Costituzione;

− in cui vi sono non solo doveri in chiave economica, ma anche sociale.

Solidaristico,

Non ogni atto lecito è meritevole di tutela: la semplice liceità esime (libera dall’obbligo) soltanto dalla

responsabilità.

32. Struttura e funzione del fatto giuridico.

Nel rapporto e nel fatto si definisce un profilo strutturale (com’è) e uno funzionale (a che serve). Esempi

di sono la distinzione tra fatto (es: la conclusione del contratto; art. 1326¹

profilo strutturale istantaneo

c.c.); (es: lo svolgimento di un’assemblea in una società per azioni; art. 2363 ss c.c.); o

continuativo

(es: il pagamento di stipendi o di canoni di locazione).

periodico

Riguarda ancora la struttura determinare quante parti sono necessarie per formare un atto; l’atto (o

negozio) che richiede la dichiarazione di una sola parte ha se invece esige la

struttura unilaterale;

dichiarazione di due parti è e così via.

bilaterale

La struttura non dipende dalla libera scelta dei soggetti (nel contratto) né dal caso: essa si determina in

concreto.

Quando il giurista valuta il fatto, egli individua la funzione cioè costruisce la sintesi complessiva degli

interessi sui quali il fatto incide.

Comunque, per la definizione di fatto o rapporto, si parte da un ossia si parte da un

profilo funzionale,

suo scopo o funzionalità per poi definirlo strutturalmente, quindi il profilo strutturale segue quello

funzionale.

Individuare la funzione equivale a cogliere il significato normativo degli effetti del fatto.

Tale significato, ricostruito mediante regole e principi, si esprime in sit. soggettive, ossia in effetti del

fatto: la è SINTESI degli EFFETTI ESSENZIALI del fatto.

funzione

L’analisi funzionale del fatto è completa quando oltre al punto di arrivo si tiene conto anche del punto di

partenza: la funzione, infatti, si realizza in modo diverso a seconda della situazione preesistente: se essa

muta, muta anche il percorso da seguire per raggiungere il risultato.

La struttura del negozio è e dipende dalla funzione e dai rapporti sui quali l’atto incide.

variabile

Un esempio può essere la (art. 1236 c.c.).

remissione del debito

Esso è un fatto che produce il proprio effetto (estinzione dell’obbligazione) con strutture diverse: 20

− nel contratto si esige dichiarazione del creditore e comportamento dichiarativo, ossia il

Bilaterale,

silenzio, del debitore.

Se manca una dichiarazione, la fattispecie non si forma e non si produce l’effetto estintivo.

− serve la dichiarazione del solo creditore.

Unilaterale,

Il giudizio sulla necessità o meno della dichiarazione del debitore dipende dall’esistenza di interessi su

cui il fatto incide.

Nella remissione bisogna accertare se il debitore abbia un suo interesse giuridicamente rilevante

antecedente al fatto – remissione: se egli ha interesse, deve partecipare alla struttura e la remissione è

bilaterale; se non ha interesse, non deve partecipare alla struttura e la remissione è unilaterale.

La causa 2 conseguenze:

variabilità della struttura

se la struttura è variabile, sono ammissibili negozi unilaterali anche in ipotesi non previste

1. (negozi per l’unilateralità del negozio basta che gli interessi siano solo di

unilaterali atipici):

una parte;

il soggetto che non è parte del negozio, cosiddetto “terzo”, può subire sia un beneficio sia un

2. danno; occorre però essere portatori di un interesse rilevante secondo il diritto.

33. L’effetto giuridico.

La preordinata all’efficacia indica l’idoneità del fatto a produrre effetti giuridici.

rilevanza

Gli effetti giuridici sono classificabili in ed secondo che, in

costitutivi, modificativi estintivi,

conseguenza del fatto, nasca, si modifichi o si estingua un rapporto giuridico: questa tripartizione degli

effetti è esclusiva.

Le altre specie, a volte utilizzate, sono riducibili alle tre fondamentali: così gli effetti di accertamento,

regolamentari, normativi, preclusivi, di qualificazione (di persone, cose o fatti).

L’effetto è attribuito al negozio con il quale le parti fissano i termini del

di accertamento

rapporto del quale sono titolari rimovendo qualunque incertezza circa la sua esatta configurazione.

L’efficacia c.d. non innova le situazioni preesistenti, ma ne rappresenta soltanto uno

dichiarativa

svolgimento interno cosicché le situazioni preesistenti sono (es: riconoscimento del debito),

rafforzate

(es: ordine del datore di lavoro) o (es: ipoteca, che limita il diritto di proprietà).

specificate affievolite

Lo stesso vale per l’efficacia un cui esempio è costituito dall’ usucapione.

preclusiva,

La è un modo di trattare un concorso di fatti o un conflitto di fatti; nel concorso di fatti,

preclusione

tutti sono idonei a produrre lo stesso effetto, ma se ne sceglie uno in quanto giuridicamente migliore

degli altri nel giustificare la pretesa; nel prevale un fatto e si nega rilevanza agli altri

conflitto di fatti

(es: usucapione).

L’effetto è un effetto i negozi regolamentari mutano la disciplina

regolamentare modificativo;

di situazioni costituite.

L’effetto è la determinazione di un regolamento di un rapporto futuro, ad esempio, i

normativo

contratti normativi che determinano il regolamento di successivi contratti, se le parti decideranno di

concluderli.

L’effetto è un effetto estintivo retroattivo: la situazione soggettiva è estinta e in più si

eliminativo

considera tale situazione come non mai esistita. Un esempio è la revoca della stipulazione a favore di

terzi (art. 1411² c.c.).

L’effetto opera impedendo il verificarsi di un effetto, ad esempio, il debitore si può

impeditivo a priori

opporre all’adempimento del terzo (art.1180² c.c.).

La situazione soggettiva non deve essere qualificata poiché è essa che qualifica i comportamenti, ad

esempio, la qualifica di una persona può essere uno o il nome di un particolare riferimento di

status

valore.

21

Il c.d. ha un effetto costitutivo: lo è una situazione soggettiva;

negozio attributivo di status status

attribuire lo status significa far nascere una situazione soggettiva.

34. Funzione come sintesi degli effetti essenziali.

La è il procedimento che dalla determinazione della funzione giunge all’individuazione

qualificazione

della disciplina.

È dalla sintesi degli effetti essenziali (quindi dalla Funzione) che si comprende se il fatto giuridico sia,

ad es., una donazione o una diversa figura negoziale e quindi poi ad individuare la relativa normativa da

applicare.

In questo secondo momento dobbiamo fare delle precisazioni, in quanto c’è una corrente dottrinale che

distingue nettamente l’interpretazione del fatto rispetto alla del fatto.

qualificazione

Di fronte ad una fattispecie negoziale, posta in essere da privati, l’attività dell’interprete si articola in più

fasi:

1. cercare di capire cosa le parti hanno inteso realizzare;

interpretazione →

2. diamo veste giuridica a quel fatto posto in essere dai privati;

qualificazione →

3. riconosciamo poi che in quel fatto ci sono degli estremi dello schema delineato dal

sussunzione →

legislatore, definito COMPRAVENDITA;

4. applicazione delle regole.

Sono quattro fasi distinte l’una dall’altra.

Il nostro manuale, invece, ha una posizione diversa rispetto a questa dottrinale.

Secondo il Perlingieri non si devono separare così nettamente questi momenti, perché si presuppone che

ci sia uno stacco fra quella che è la realtà empirica e quella giuridica; invece si dice che l’ordinamento è

parte integrante della realtà quindi non è possibile separare Interpretazione e Qualificazione.

Esse sono fasi di un che tende a individuare il senso dell’operazione

unico procedimento conoscitivo,

per una funzione pratica, per risolvere un certo tipo do conflitto, per applicare un certo tipo di norma,

avendo presente ciò su cui andrà ad operare il regolamento stesso.

Nel fare tale valutazione bisogna evitare il ricorso al rigido della perché

meccanismo sussunzione

applicandolo alla lettera finiamo, non sempre, per ignorare qualche particolarità di quel regolamento e

non daremmo la giusta soluzione perché ignoriamo quei profili che sono importanti per il caso concreto,

ma che non lo sono ragionando in astratto.

Bisogna quindi fare una distinzione tra gli effetti giuridici: questi possono essere o

diretti

o

riflessi, immediati differiti.

Per la qualificazione della fattispecie bisogna considerare quelli e non quelli riflessi.

diretti

Questo perché gli sono sempre diretti, ma non tutti gli effetti diretti sono essenziali:

effetti essenziali

sono tutti gli effetti che caratterizzano la fattispecie posta in essere, senza i quali una qualsiasi

essenziali

fattispecie avrebbe un altro tipo di effetto

Occorre individuare se gli effetti abbiano lo stesso rilievo nella qualificazione del fatto: se

determinano la funzione pratico-giuridica sono essenziali, se non la determinano non sono essenziali.

Nel valutare quali sono gli effetti essenziali dobbiamo valutare il bisogna considerarli

caso concreto:

nella loro unitarietà.

È la sintesi di questi effetti che mi dà il tipo di atto e quindi la funzione: una volta individuata la

funzione, ho qualificato l’atto.

Gli effetti essenziali si distinguono in ossia si possono produrre in modo istantaneo,

immediati,

e il differimento può essere opera delle parti, ad esempio, l’apposizione di un termine iniziale

differiti:

(differimento) oppure è disposto dalla legge, ad esempio, nella vendita di cosa futura (art. 1472 c.c.).

22

Per es. pongo in essere un contratto di acquisto, però mi accordo col proprietario che il trasferimento

avvenga dopo 2 anni: questo effetto differito mi qualifica comunque l’atto perché già aveva posto in

essere l’atto 2 anni prima. In tal caso viene snaturata la funzione e quindi

Se il differimento è di 30 anni, cosa succede?

potremmo trovarci di fronte ad una diversa fattispecie, come ad es. il fatto che sia stata data una somma

a mutuo con l’obbligo di restituirla entro 30 anni.

Nel caso in cui non riesce a restituire la somma, l’appartamento viene acquisito da chi ha già dato 30

anni prima la somma e quindi non c’è più la compravendita.

È importante distinguere effetti diretti e riflessi: l’effetto voluto o legale, non ha la sua

riflesso,

causa direttamente nel fatto (come l’effetto ma, invece, è l’effetto dell’effetto.

diretto)

Gli effetti sono quelli voluti dal soggetto agente e solo questi possono essere presi in

diretti

considerazione nell’individuazione della Funzione; gli effetti NO perché non c’è congruenza tra

riflessi

l’effetto e la volontà del soggetto.

Ad esempio, la rinunzia al diritto di proprietà, dove come primo effetto vi è la perdita della titolarità

della proprietà o dismissione del diritto, ha come effetto che i immobili che non hanno

“beni

riflesso,

proprietario sono di proprietà dello Stato” (art. 827 c.c.).

Questo fatto non è da intendersi come un mero trasferimento di proprietà, ma è una rinuncia del diritto

di proprietà in modo volontario a vantaggio dello Stato, perché la dismissione della titolarità è effetto

voluto, il trasferimento è effetto legale.

23 E. Situazione soggettiva e rapporto giuridico.

Le situazioni giuridiche soggettive vanno considerate sotto diversi profili, tra

35. Situazioni soggettive.

loro concorrenti:

• profilo ogni situazione è effetto di un fatto;

effettuale,

• profilo dell’interesse, l’interesse è l’elemento giustificativo della situazione;

• profilo dell’esercizio, l’interesse si traduce, nel momento del suo esercizio, in comportamento e in

attività;

• profilo la situazione costituisce l’individualizzazione della norma;

normativo,

• profilo la funzione del fatto si realizza nell’effetto.

funzionale,

Per quanto riguarda la il nostro ordinamento conforma la funzione di ogni situazione

funzione,

soggettiva in una prospettiva sociale: la quindi, è una funzione sociale.

funzione concreta,

La socialità della funzione rende complesso il contenuto della situazione soggettiva: tale complessità

significa che nessuna situazione è pura, cioè soltanto attiva o passiva.

Non vi è mai un potere senza alcun dovere o un dovere senza alcun potere.

Quando il titolare attivo esercita il suo potere deve cercare di non ledere altre situazioni

riguardanti il soggetto passivo, il quale può pretendere dei comportamenti da parte del soggetto attivo

per tutelare un suo interesse (sono una serie di qualificazioni accessorie inverse).

Il soggetto attivo e quello passivo devono cooperare, in modo tale, da non ledere il diritto dell’uno e non

aggravare il dovere dell’altro.

36. Situazioni e rapporto.

Le situazioni soggettive sono sempre comprese entro un rapporto giuridico del quale ciascuna situazione

è un elemento.

Dalla norma sorgono diritti e doveri; in tanto esiste un diritto in quanto esiste un correlativo dovere e in

tanto vi sono un obbligo e un dovere perché esistono interessi protetti che si sostanziano

nell’adempimento di quell’obbligo e di quel dovere.

L’ordinamento non è soltanto un insieme di norme, ma anche un sistema di rapporti.

La definizione tradizionale costruisce il come relazione tra soggetti: è una

rapporto giuridico

in quanto ci sono molteplici ipotesi in cui mancano due soggetti, ma sono già

definizione non esatta

individuati due interessi e quindi due situazioni soggettive.

Una situazione soggettiva può essere momentaneamente senza soggetto o anche priva di soggetto

determinabile a priori, come nella (prometto cento a chi troverà il mio libro).

promessa al pubblico

In questo caso le situazioni attive e passive sono già individuate, ma non il titolare attivo, che verrà

individuato successivamente.

Quindi, il rapporto è e non tra soggetti e dal punto di vista

relazione tra situazioni soggettive

funzionale, esso è regolamento di interessi e si configura come l’ordinamento del caso concreto.

37. Analisi delle situazioni soggettive.

Le specie di effetti (costituzione, modificazione, estinzione) sono un numero le specie di sit.

chiuso;

soggettive invece devono essere necessariamente perché la situazione è il criterio di

aperte

qualificazione dei comportamenti e può avere perciò varie manifestazioni.

Quando si passa dalla volontà astratta della norma alla volontà concreta del soggetto, si ha il passaggio

dal diritto oggettivo a quello soggettivo.

Per si intende il complesso di norme giuridiche che prescrivono ai soggetti un dato

diritto oggettivo

comportamento, che può essere positivo (obbligo) o negativo (divieto); sono, invece,

diritti soggettivi

posizioni giuridiche soggettive di vantaggio, che si concretizzano nel potere di agire per il

soddisfacimento dei propri interessi, protetti dall’ordinamento giuridico.

La dottrina tradizionale definisce il diritto soggettivo come il potere della volontà di agire per soddisfare

un proprio interesse tutelato dalla legge; il mondo esteriore, invece, è l’oggetto del diritto. 24

Questo oggetto può essere una o il tenuto da un soggetto, obbligato nei

cosa (res) comportamento

confronti di un altro, titolare del diritto.

I diritti soggettivi si distinguono in:

che sono assoluti, cioè opponibili (verso tutti), in quanto chiunque è tenuto a

reali, erga omnes

rispettare la posizione di potere che il titolare della situazione attiva ha sulla cosa (es: diritto di

proprietà); sono relativi, poiché il titolare della situazione attiva (creditore) può esercitare il suo

di credito,

potere soltanto verso un soggetto determinato obbligato ad un comportamento (debitore).

I diritti reali e i diritti di credito sono diritti e ad essi si affiancano i diritti

soggettivi patrimoniali

soggettivi che sono i diritti della personalità e i diritti di famiglia.

non patrimoniali,

Il diritto soggettivo è concepito come appartenenza al titolare delle facoltà di agire: il modello di

riferimento è la il dominio pieno sulla cosa.

proprietà,

In i diritti soggettivi erano strettamente legati alla è stata sostituita

passato oggi

volontà;

dall’interesse, poiché nessun potere si giustifica se non in funzione di un interesse, di uno scopo pratico.

L’interesse è definito dalla tradizione come “tensione (interesse

dell’individuo verso un bene

soggettivo)” o come “esigenza (interesse oggettivo)”.

di beni e valori da realizzare

L’interesse è la ragione per agire, è il fondamento della situazione soggettiva.

Per applicare la norma al fatto occorre tradurre il comando in ragioni per agire (interessi) costruite come

disciplina di quel fatto.

Ciò significa trasformare il criterio impersonale di valutazione nella valutazione di quel comportamento

individuale: questo è il compito dell’interprete.

38. Definizioni delle situazioni soggettive attive e passive.

Il è il potere riconosciuto dall’ordinamento ad un soggetto per soddisfare un proprio

diritto soggettivo

interesse.

Nel diritto soggettivo si definiscono le ossia i comportamenti attuativi del diritto sono le facoltà

facoltà,

del titolare del diritto, non sono situazioni soggettive autonome.

Ovviamente il diritto soggettivo ha dei limiti interni ed esterni.

Il che privi il titolare del diritto di una facoltà essenzialmente propria del diritto, sarebbe

limite esterno,

di natura eccezionale.

Quindi il limite è il titolare può tenere i comportamenti e solo quelli che siano giustificati

interno:

dall’interesse posto a fondamento della situazione soggettiva.

Le situazioni soggettive possono essere attive e passive.

Fra le abbiamo:

passive

l’obbligazione, dovere di eseguire una determinata prestazione patrimoniale (diritto di credito);

l’obbligo, dovere di eseguire una prestazione non patrimoniale: il diritto soggettivo è anche non

patrimoniale (obbligo di fedeltà).

Può anche essere correlato ai diritti reali: obbligo di non interferire col godimento del

proprietario.

I diritti soggettivi sono legati alla patrimonialità ma sono inadeguati se relativi alla personalità; per la

personalità esistono altre situazioni soggettive attive.

Le situazioni soggettive sono:

attive

il (detto anche potere formativo), diritto di provocare unilateralmente una

diritto potestativo

vicenda giuridica sfavorevole ad un altro soggetto il quale non può opporsi; la situazione del

soggetto che non può opporsi è detta soggezione.

Esso definisce il l’attribuzione di tale potere deve avere perciò una

massimo grado di tutela:

meritevole ragione giustificatrice.

l’aspettativa, situazione soggettiva strumentale per l’acquisto di un’ulteriore situazione: es.

sono i contratti a termine o a condizione i quali preservano una situazione soggettiva futura.

Durante lo stato di pendenza della condizione ciascuna parte deve comportarsi secondo buona

fede: cmq tale aspettativa non va confusa con l’ipotesi di attesa di utilità.

25 Esempi di aspettative di mero fatto sono l’attesa di ricevere denaro per eredità da un parente, che

non viene tutelata dall’ordinamento.

la situazione soggettiva dove il titolare ha sia un potere per la cura dell’interesse altrui,

potestà,

sia un obbligo ad esercitare tale potere, che è situazione di potere – dovere (es: genitore che

esercita la potestà nell’interesse del figlio);

l’interesse è la situazione soggettiva correlata alla potestà: la titolarità di tale

legittimo,

situazione giustifica interventi di controllo sulla correttezza e diligenza dell’operato del titolare

della potestà;

l’onere, è un obbligo potestativo, cioè il titolare può adempierlo o no: è un comportamento

nell’interesse proprio del titolare della sit. passiva.

Un es. è la per opporre il proprio acquisto a terzi.

trascrizione

lo sul tema dello status, molteplici sono le teorie.

status:

Un orientamento nega che lo status sia un’autonoma situazione soggettiva, ravvisando in esso

soltanto la somma delle norme e degli effetti relativi ad una condizione della persona.

Un orientamento ha inteso lo status come vincolo nel quale si trova l’individuo in una

comunità originaria (Stato, famiglia).

Un orientamento ha esteso notevolmente il concetto, considerandolo come conseguenza

dell’appartenenza dell’individuo al gruppo: lo status quindi diviene una qualità della persona.

Si considerano status perciò la qualità di di di pensionato, ecc.

erede, imprenditore,

Secondo il ns. manuale questi orientamenti devono conformarsi al principio di

il quale soltanto può rimuovere il significato originario di condizione sociale,

eguaglianza,

affermando la pari dignità delle persone.

Lo status è una situazione soggettiva che esprime la situazione del soggetto nell’ambito di una

collettività; le situazioni soggettive sono: cioè valevoli erga omnes;

a) b)

assolute, espressive

della posizione dell’individuo in una comunità organizzata; su una comunione di vita

c) fondate

e quindi pressoché mai su base contrattuale o negoziale.

Utilizzando questi criteri si definiscono:

− lo appartenenza alla comunità umana di vita nella quale si compie la personalità

status personae,

individuale;

− lo l’appartenenza alla comunità politica come cittadino;

status civitatis,

− lo la posizione di membro della famiglia.

status familiae,

È la comunione che induce a qualificare la sit. soggettiva come status.

Un cenno ulteriore sullo quale posizione giuridica dell’uomo nella comunità.

status personae,

Esso non s’identifica con la capacità giuridica, ma è la traduzione soggettiva di un valore

obbiettivamente tutelato, come tale non disponibile, modificabile o contestabile.

Lo status personae costituisce una situazione permanente di base, originariamente acquisita, che

riassume, come situazione unitaria e complessa, i diritti inviolabili ed i doveri inderogabili tipici ed

atipici, connessi secondo l’ordinamento al vivere dell’uomo in comunità.

Rappresenta perciò la configurazione soggettiva di un valore: la è valore, lo

personalità status personae

è sit. Soggettiva della persona in un determinato momento del suo divenire.

non appartengono ad un gruppo organizzato ma ad ogni individuo che

interessi diffusi,

sensibilità per il bene verso il quale si dirige l’interesse.

e sono valori da attuare nel massimo grado possibile: sono presenti in sit.

Salute ambiente

tipiche, ma anche qualificabili come interesse diffuso, quando riguardano una

a)

atipiche,

collettività indeterminabile a priori; abbiano ad oggetto un bene a godimento plurimo; il

b) c)

godimento non sia riservato solo a chi opera per la tutela.

Per configurare una sit. soggettiva sono necessarie due condizioni: l’idoneità del concetto a

comprendere una serie congruente di comportamenti e la determinazione di un insieme coerente di

regole.

Non basta asserire che un dato comportamento realizza l’interesse, ma occorre stabilire l’ipotesi i cui

tale comportamenti realizza l’interesse, chi ne sia il portatore e chi il destinatario degli effetti. 26


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame diTeoria dell'interpretazione, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Teoria dell'interpretazione, Perlingieri. con analisi dei presenti argomenti: realtà sociale e ordinamento giuridico, Diritto, morale e regole non giuridiche, disposizione, articolo, norma, regole e principi come norme, principio della divisione dei poteri e principio della legalità. funzione legislativa e funzione di mercato.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze statistiche e attuariali
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MrStout di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di teoria dell'interpretazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Sannio - Unisannio o del prof Perlingieri Pietro.

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