FINANZA AZIENDALE – Parte 1
La Finanza Aziendale si occupa del reperimento e dell’impiego di risorse finanziarie nell’impresa
con l’obiettivo di massimizzare il valore dell’impresa.
La funzione “Amministrazione e Finanza” è al pari di tutte le altre funzioni e collegate a tale
funzione abbiamo la figura del CONTOLLER e del TREASURER. Il primo si occupa: delle relazioni
sulla posizione finanziaria dell'azienda, della previsione di future entrate e uscite, della
supervisione di funzioni aziendali di budget, accounting e audit e della definizione dei piani di
investimenti finanziari dell'azienda. Per quanto riguarda il Treasurer, si occupa di implementare
strategie di cash management e dei rapporti con gli intermediari finanziari.
Le decisioni finanziarie che si possono prendere si possono dividere in ORDINARIE, a loro volta
divise in BREVE TERMINE (cassa, Capitale Circolante Netto...) e LUNGO TERMINE
(finanziamenti e investimenti), e STRAORDINARIE (M&A, quotazione...).
Per ottenere le risorse finanziarie necessarie, l’imprese deve essere trasparente verso il mercato
(adeguata mole di informazioni) e offrire condizioni favorevoli a chi immette risorse dentro
l’impresa. Per MERCATO FINANZIARIO si intende il luogo di incontro della domanda e dell’offerta
di attività finanziarie, mediante le quali i settori dell’economia in avanzo trasferiscono fondi a quelli
in disavanzo, direttamente o per il tramite di intermediari finanziari. Esso può essere suddiviso in
modi differenti infatti possiamo trovare le seguenti divisioni: 1 (Mobiliare, Bancario, Assicurativo), 2
(Primario, Secondario), 3 (Capitale di Rischio o di Debito),...
Tra gli intermediari che interagiscono con le imprese all’interno del mercato troviamo:
- BANCHE = generalmente il principale interlocature dell’impresa il quale può operare in
quasi tutti i campi, svolgendo sia attività di raccolta dei risparmi tra il pubblico sia attività di
concessione del credito.
- SIM = questi intermediari si interessano esclusivamente del mercato mobiliare e agevolano
lo scambio diretto di tali bani nel mercato. Essi si occupano anche di: NEGOZIAZIONE
degli strumenti finanziari (per conto proprio nel caso del dealing o per conto terzi nel caso
brokerage), COLLOCAMENTO stesso dei beni, GESTIONE di portafogli di investimento
per conto terzi, CONSULENZA e MEDIAZIONE.
- SGR = Società cui è riservata la prestazione del servizio di gestione collettiva (investimento
sui mercati in forma aggregata del risparmio raccolto attraverso fondi) e individuale del
risparmio (gestione patrimonio) e gestione di fondi pensione. Ha l’obiettivo di costruire
portafogli per i fondi. Innanzitutto si deve concentrare sulla creazione di una politica
d’investimento in base alle finalità e allo stile gestionale. Successivamente a questo passo
segue la gestione del portafoglio attraverso lo stock picking (o security selection), la la
trasmissione degli ordini di compravendita e l’asset allocation. Quest’ultima si compone di
diversi fasi: 1) Ricerca MACRO (previsioni sull’andamento del mercato a livello macro), 2)
Delineamento di una STRATEGIA (previsione dei rendimenti delle attività finanziarie
considerate come azioni, bond...), 3) Ottimizzazione PORTAFOGLIO in base al livello di
rischio desiderato.
- FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO = intermediari finanziari definiti attivi, ossia fanno
parte di quei soggetti che si interpongono nel trasferimento di risorse fra unità in avanzo e
in disavanzo del sistema. Sono gestite da una SGR. Garantiscono una trasparenza
massima al partecipante.
- SOCIETA’ ASSICURATIVE = sono caratterizzate da forte aleatorietà dei flussi di cassa in
uscita.
- SOCIETA’ FIDUCIARIA = si occupa dell’amministrazione dei beni per conto terzi, di
rappresentanza di titoli o organizzazione contabile di aziende terza e di consulenza.
- SICAV = è una società e pertanto il patrimonio gestito diventa capitale della società. I
risparmiatori che investono in essa pertanto diventano azionisti e quindi soci della SICAV.
Il SISTEMA FINANZIARIO è quindi l’insieme organizzato di MERCATI, INTERMEDIARI,
STRUMENTI FINANZIARI in un contesto di infrastrutture tecniche e regole.
CCN & Gestione dei flussi – Lezione 2
BUDGET DI CASSA = Strumento di pianificazione finanziaria di breve termine. Serve a fare
previsioni sui fabbisogni a breve termine, migliorare la gestione dei rapporti con le banche e
controllare la posizione in essere con le banche, calcolare sia il costo di un eventuale
indebitamento, programmare con anticipo la richiesta di fidi per fronteggiare punte particolarmente
elevate (pagamento di imposte, di dividendi, ecc..). Può essere a base mensile, trimestrale e così
via. Non considera tutti quei costi e quei ricavi che non danno origine a rispettive uscite ed entrate
nel periodo di riferimento (ricavo non significa entrata e costo non significa uscita).
In un budget devo considerare come entrate le seguenti voci:
- ATTIVITA’ DI VENDITA ossia le entrate in contanti e quelle di periodi precedenti.
- DISINVESTIMENTI = Cessione di beni materiali, immateriali, partecipazioni...
- OPERAZIONI DI FINANZIAMENTO = aumenti di capitale, emissione di obbligazioni...
- ALTRE ENTRATE come incasso di divendi, royaties...
In un budget devo considerare come entrate le seguenti voci:
- ACQUISTI ossia le uscite in contanti e quelle riferite a periodi precedenti.
- ALTRE USCITE come il costo del lavoro, l’energia, leasing, pubblicità, trasporti, interessi,
imposte...
- NUOVI INVESTIMENTI come beni materiali, immateriali e partecipazioni.
Per identificare gli oneri finanziari, ossia un debito bancario, bisogna fare la media tra periodo
iniziale e finale e su quel valore si stimeranno gli oneri sulla base del costo del denaro per
l’impresa.
CCN (Capitale Circolante Netto) [Formule Quaderno] = ????
La GESTIONE DEL CREDITO, ossia quella fase che segue la fatturazione al cliente, rappresenta
la fase terminale del ciclo attivo e il corretto svolgimento di tutte le fasi precedenti ( contratto, ordine,
), eseguite da altre funzioni aziendali, sarà condizione essenziale per una
fornitura, fatturazione
gestione efficace del credito. Questa fase si deve anche occupare della decisione di rinnovo per
quanto riguarda l’affidamento al cliente. Questa operazione viene fatta almeno una volta all’anno in
modo da decidere se proseguire i rapporti con l’azienda cliente.
L’analisi per flussi è la più utilizzata in campo finanziario, in quanto è la più adatta al fine di valutare
la dinamica finanziaria di una azienda (l’insolvenza nasce da deficit di cassa, non da perdite) ma le
analisi hanno senso solo se i dati di partenza sono fondati. Si utilizza quindi il PRINCIPIO DELLA
COMPETENZA (BILANCIO: per iscrivere i costi e i ricavi nel conto economico non si deve
considerare la manifestazione finanziaria, ma la maturazione economica, ad esempio non il costo
di un impianto ma gli ammortamenti) e il PRINCIPIO DI CASSA (RENDICONTO FINANZIARIO:
l’azienda è tenuta a registrare solo le entrate effettive e le spese realmente sostenute).
Pertanto attraverso il MODELLO DI AGGREGAZIONE DEI FLUSSI siamo in grado di determinare
la provenienza e la destinazione delle risorse monetarie. Le aree a cui ricondurre i vari
movimenti/flussi di cassa sono:
- GESTIONE CORRENTE;
- GESTIONE INVESTIMENTI / DISINVESTIMENTI;
- GESTIONE FINANZIARIA / RIMBORSI;
- GESTIONE ACCESSORIA;
Nel Rendiconto Finanziario il flusso può essere inteso come: Disponibilità liquide, CCN o PFN. A
seconda dell’area considerata i principi contabili sono differenti infatti NAZIONALMENTE il
Rendiconto Finanziario può essere CCN o di liquidità mentre INTERNAZIONALMENTE i flussi
devono considerare disponibilità liquide e mezzi equivalenti* classificati per gestione (operativa,
investimenti o finanziaria) [IAS 7].
* investimenti finanziari a breve termine e ad alta liquidità, che sono prontamente convertibili in
cassa e che sono soggetti a un irrilevante rischio di variazione del loro valore come depositi bancari,
assegni, denaro o strumenti finanziari di debito facilmente realizzabili, con scadenza entro tre mesi
dall’acquisto.
Secondo lo IAS 7 la predisposizione del RF può avvenire o con un metodo DIRETTO o con uno
INDIRETTO. Quest ultimo metodo determina il flusso derivante dalla gestione operativa
rettificando l’utile / perdita prima delle imposte (o netto) con i seguenti elementi: 1) Elementi non
monetari (voci che nell’esercizio non hanno originato liquidità) // 2) Elementi i cui effetti monetari
sono flussi finanziari riconducibili alla attività finanziaria e di investimento // 3) Variazioni delle
rimanenze e dei crediti e debiti operativi.
Analisi Finanziaria & Indici – Lezione 3 & 4
Gli indici permettono di analizzare il bilancio (Riclassificazione) e determinare il rischio aziendale.
La riclassificazione può riguardare il CONTO ECONOMICO (civilistico, a valore aggiunto, a costo
del venduto) o lo STATO PATRIMONIALE (civilistico, analisi finanziaria).
Il tipico schema di riclassificazione utilizzato quando si dispone esclusivamente del bilancio
(civilistico) è quello della riclassifazione a VALORE AGGIUNTO. Rispetto al civilistico si prevede in
più una riclassificazione dei costi secondo la loro natura in costi interni ed esterni all’azienda:
COSTI PER FATTORI INTERNI (tutti i fattori strutturali (ammortamenti), nonché i fattori correnti
relativi al lavoro del personale dipendente) e COSTI PER FATTORI ESTERNI (tutti i fattori correnti
di esercizio fatta eccezione del lavoro dipendente (costi delle materie utilizzate, costi per servizi,
costi per godimento beni di terzi, oneri diversi di gestione appartenenti all’area caratteristica). Il
VALORE AGGIUNTO riflette la ripartizione
della ricchezza generata dall’impresa tra i vari
stakeholder (Personale dipendente
(retribuzioni), finanziatori (interessi passivi),
Stato (imposte), soci (dividendi)).
Per quanto riguarda invece la riclassificazione
del CE a MARGINE DI CONTRIBUZIONE si ha
una suddivisone dei costi in VARIABILI e FISSI
e viene effettuata da un’analista interno. La
distinzione consente un’analisi dell’efficienza
con cui sono utilizzati i fattori produttivi. Il
confronto tra costi fissi e costi variabili fa si che si
possa valutare il grado di elasticità strutturale dei
singoli processi produttivi e dell’intera
combinazione produttiva. Utile per realizzare
l’analisi di Break-Even.
Per quanto riguarda invece lo STATO PATRIMONIALE invece si ha il criterio dell’ANALISI
FINANZIARIA. Utile, in particolare, se si procede anche all’analisi per flussi. Si divide in ATTIVITÀ
(in funzione del grado di liquidità, del tempo (1 anno), e del carattere operativo delle voci) e
PASSIVITÀ (in funzione del grado di esigibilità, del tempo, del carattere finanziario delle voci).
Per avere ciò che viene definito l’EQUILIBRIO GESTIONALE è necessario che 3 parametri siano
in equilibrio:
- EQUILIBRIO ECONOMICO = bilanciamento tra ricavi e costi la gestione operativa deve
essere in grado di remunerare adeguatamente tutti i fattori produttivi e i rischi sostenuti dai
finanziatori.
- EQUILIBRIO FINANZIARIO = bilanciamento tra entrate e uscite mon. una situazione
finanziaria equilibrata consente l’adempimento delle obbligazioni assunte nei termini pattuiti
e in modo economico, senza peraltro compromettere la funzionalità e la continuità
dell’impresa.
- EQUILIBRIO PATRIMONIALE = bilanciamento tra impieghi e fonti capacità/incapacità
dell’impresa di darsi un’armonica struttura di fonti e impieghi utilizzo controllato della leva
finanziaria.
Limitatamente all’analisi per indici questi si possono dividere in quattro categorie (Per le formule vedi
:
foglio)
- di LIQUIDITA’ = capacità dell’impresa di far fronte ai propri impegni finanziari nel breve
termine (quanto riesce ad incassare bene).
- di SOLIDITA’ = capacità dell’impresa di far fronte agli impegni di medio-lungo termine
(quanto va avanti con le sue forze);
- di REDDITIVITA’ = capacità dell’impresa di produrre flussi di reddito congrui rispetto alla
dimensione del capitale investito (quanto guadagna);
- di SVILUPPO = capacità dell’impresa di crescere;
Tra i due indici di redditività, ROE e ROI, esiste una forte relazione infatti una diminuzione del ROI
provoca una diminuzione del ROE. Ciò provoca una diminuzione dell’autofinanziamento che porta
l’azienda ad aumentare il proprio debito e quindi il costo del debito stesso. Quest ultimo aumento
comporta una successiva diminuzione del ROE che crea quindi un Loop.
E’ necessario quindi che le aziende si indebitino solamente fino al punto in cui le banche sono
disponibili ad ampliare le linee di credito oppuro fino a che gli equilibri gestionali possono reggere
le dosi aggiuntive di debito.
Un altro indice che merita un approfondimento aggiuntivo è il leverage finanziario, o leva,
attraverso cui si può utilizzare il debito per aumentare il rendimento atteso del capitale proprio.
Pertanto, se il rapporto tra PFN ed E (Equity): è uguale a 1 si ha una situazione neutra // è
maggiore di 1 si ha una situazione da monitorare // è minore di 1 si ha una situazione con del
potenziale inespresso.
ANALISI DEL RISCHIO: INTRODUZIONE
Al fine di analizzare rischio bisogna sapere che il Rischio si può dividere in due tipologie:
RISCHIO FINANZIARIO
- = è quel rischio che incide sulla liquidità aziendale; legato
all'equilibrio tra flussi monetari in entrata e in uscita. Esso è dato dalla formula: EBIT / OF
(EBITDA / OF)
Questo rapporto indica il Free Cash Flow e mi indica quanta moneta ha a disposizione
l’azienda per coprire il costo degli oneri finanziari. Maggiore è questo indice, maggiore è il
rating dell’azienda in quanto il rischio diminuisce. Esso si può anche ricavare come somma
di CF operativo e CF investimenti. Concentrandoci sull’indicatore: 1) se è minore di 1
l’azienda è in perdita (poichè i margini non riescono a sopportare il costo del debito) ed in
grave tensione finanziaria // 2) se tra 1 e 2 allora l’azienda ha un debito troppo costoso
rispetto al rendimento del business o ha debiti molto consistenti, che non andrebbero
incrementati // 3) se l’indicatore è maggiore di 3 allora l’impresa ha un potenziale d
investimento e di indebitamento non sfruttato oppure delle capacità di restituzione del
capitale proprio esuberanti. Si prospetta spazio per aumentare l’effetto leva finanziaria.
RISCHIO OPERATIVO
- = è il rischio di subire perdite derivanti dall'inadeguatezza o dalla
disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi, oppure da eventi esogeni. Tale
definizione ricomprende anche il rischio legale. Sono invece esclusi i rischi strategici e di
reputazione.
Tale rischiosità è strettamente legata all’attiività gestionale e alla connessa struttura dei
costi e dei processi produttivi dell’impresa e il suo calcolo può avvenire attraverso: 1) la
LEVA OPERATIVA (sensibilità al reddito operativo rispetto a una variazione dei ricavi) // 2)
BREAK EVEN. [ ]
vedi formule
Le aziende che presentano un alto rischio operativo devono sfruttare poco la leva
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Teoria della Finanza e Finanza Aziendale
-
Appunti di finanza aziendale - Teoria
-
Domande e risposte teoria, Finanza aziendale
-
Esercizi svolti di teoria di Finanza aziendale
- Risolvere un problema di matematica
- Riassumere un testo
- Tradurre una frase
- E molto altro ancora...
Per termini, condizioni e privacy, visita la relativa pagina.