CAPITOLO 1
L’industria televisiva e il suo impatto sociale.
La televisione, sin dalla sua nascita ha dato un contributo notevole allo sviluppo della nostra
società, ci ha aiutato a formulare sogni e desideri, a costituire quello che siamo e quello che
pensiamo del mondo.
In verità negli anni ‘60 si erano diffuse teorie secondo la quale la tv dava un impatto negativo alla
società, teorie via via andate perse ma che comunque ancora oggi portano molti studiosi ad essere
cauti sull’uso della televisione. In effetti gli studi oggi condotti sull’uso della televisione hanno
riscontrato che ci sono modi molto diversi per “fruire” uno stesso programma. Gli studi accademici
in ogni caso, condotti sul campione di una settimana, un mese o al massimo qualche anno, non
tengono conto del fatto che la tv è un elettrodomestico con il quale abbiamo a che fare per tutta la
vita, esso agisce soprattutto sulle lunghe distanze, incidendo sui nostri atteggiamenti di fondo, sulle
relazioni familiari. ha capito l’importanza che può avere il mezzo televisivo, negli
Il mondo politico a differenza,
ultimi anni infatti le battaglie politiche si sono svolte per lo più proprio in televisione. Da sempre
d'altronde la tv è stato terreno di scontro, e non solo politico.
a partire dal gennaio ’61 di Ettore Barnabei a capo della rai, un uomo che
Importante fu la battaglia
realizzò un progetto di televisione chiaro e onesto. Egli riteneva che il mezzo televisivo doveva
essere usato soprattutto per educare le persone, trasmettere un informazione serena e corretta sul
paese e farsi promotrice di progresso sociale. Egli innanzitutto tolse il potere decisionale dalle mani
dei dirigenti ereditati dall’epoca fascista e promosse giovani laureati tra le migliori università del
paese formati attraverso un corso, nelle loro mani destinò lo sviluppo della nascente televisione.
Il suo progetto prevedeva un menù di programmi variato ma suddiviso in modo equilibrato durante
la settimana (il film il lunedì e il venerdì, il quiz il giovedì e poi teatro e sceneggiati, la tv dei
bambini dalle 17.00, quella dei ragazzi alle 17.30), una scansione variegata che portava la
distinzione tra “ferialità” e “festività” con show molto curati del sabato sera.
Ma negli anni ’70, forse a causa delle pressioni politiche, Barnabei lasciò la RAI, successivamente
al suo abbandono si aprì una seconda fase, caratterizzata dall’avvento delle tv private e un
palinsesto più esteso per la rai (terza rete nata nel ‘79). Lo scopo principale non era più la
“responsabilità sociale” ma catturare lo spettatore con lo scopo di offrire ai pubblicitari un numero
sempre più alto di ascoltatori. Questa ricerca dell’audience iniziò a sconvolgere la televisione calma
e serena del Barnabei. Iniziano programmi con “un po’ di tutto” dando l’idea che è sempre festa,
senza distinzione di giorni e di generi, la nascita di un programma come “Domenica In”, dove si
passa da un intermezzo musicale ai risultati delle partite di calcio, era impensabile fino a qualche
anno prima. Le dimensioni della televisione iniziano quindi ad ingrandirsi, un numero come 8
milioni di persone raggiungono i programmi in “prime time” e ciò fa diventare ancora più
importante tutto ciò che è “apparire”, la pubblicità diventa il motore che fa camminare la tv, non
o tg che sia, parli male o bene di un prodotto, l’importante è che ne parli.
importa se un programma
La televisione, a differenza di molti altri media, è l’unica che raggiunge quasi interamente l’intera
popolazione, giornali, riviste e radio hanno un pubblico decisamente minore e selezionato.
Un’azienda quindi se desidera lanciare un prodotto e far si che venga conosciuto dalla gran parte
delle persone deve necessariamente passare attraverso la tv, ogni altro mezzo è secondario.
La televisione, sin dalla sua nascita è stata un acceleratore dello sviluppo economico e sociale del
nostro paese, uno sviluppo sia positivo, socio-economico, sia con riflessi negativi con la caduta nel
consumismo e nell’idolatria dei beni materiali.
Dal momento in cui nacque la tv, ogni paese europeo seguì la stessa strada, quella di costruire un
emittente sotto il controllo dello Stato, gli Stati Uniti invece fecero una scelta diversa, lasciando
nascere un sistema televisivo privato e portando l’emittente statale a far ascolti piuttosto minimi.
detto l’Europa ha seguito la strada opposta, sottolineando l’importanza strategica della
Come già
comunicazione televisiva. La BBC inglese ha incentrato i suoi programmi sull’informazione, sulla
divulgazione scientifica e naturalistica; la Francia ha innalzato ampie barriere per difendere la sua
cultura e la sua lingua; la Germania si è concentrata sulla produzione di fiction televisive,
attualmente venduti anche a molti paesi del mondo. In tutti questi casi i governi hanno fatto ricorso
al finanziamento pubblico, del canone quindi così come in Italia. La RAI in ogni caso resta
comunque una delle migliori televisioni europee perché riesce a realizzare vari programmi di alta
qualità che raggiungono un pubblico piuttosto vasto. La strada per il successo è comunque fare
prodotti con contenuti significativi ma fruibili da parte del pubblico più vasto senza troppe
difficoltà. Fare quindi televisione “di qualità”, una televisione che promuove valori in modo non
pesante e non noioso, importante anche per far nascere interessi scientifici e culturali, allargare gli
orizzonti del sapere e appassionare alla ricerca, la tv ha la possibilità di diffondere e divulgare
letteratura, musica e teatro, fa sempre e comunque cultura.
Se i contenuti di un prodotto sono umanamente e intellettualmente ricchi, tendono a non stancare,
creano anzi un interesse sempre maggiore, se invece si tenta di agganciare il pubblico con
combinazioni sempre uguali di sesso e violenza il risultato è l’assuefazione. Occorre quindi puntare
a coinvolgere il pubblico con programmi divertenti e umanamente gradevoli, in questi casi è
incredibile come sia possibile mandarli in onda svariate volte con un pubblico d’ascolti sempre si
successo.
La tv del futuro vede già la nascita di molte piccole reti, con l’avvento della Pay Tv (oggi tutta nelle
mani del colosso Sky) e del passaggio alla tecnologia digitale, sarà più facile assistere la nascita di
tante reti piccole che man mano andrebbero a togliere alle grandi reti generaliste una buona fetta dei
loro ascolti e a costringerle a tagliare i contenuti più pregiati e di conseguenza più costosi. Sarebbe
quindi estremamente importante non sottrarre risorse alla RAI e permettere che queste continuino a
proporre programmi di qualità e non povera basata solo su reality show e di fiction industriali a
basso costo.
CAPITOLO 2
Guardare la tv. Il pubblico della televisione.
Ciascuno di noi fa parte del pubblico televisivo è evidente che senza questo pubblico la tv non
avrebbe ragione d’esistere, i media fanno il possibile per capire chi è questo pubblico, quali sono le
sue abitudini, le esigenze e i gusti, insomma cerca di “conoscerlo”. Ma a differenza di giornali e
libri, che facilmente possono conoscere e soprattutto contare il numero dei loro consumatori (ad
il numero di giornali venduti), per la tv il discorso è un po’ più complesso.
esempio attraverso
L’unico dato iniziale per la RAI era il numero degli abbonati, passati dal ’54 al ’58 con un
incremento notevole (da 88 mila a più di 1 milione) e oggi ad una soglia del 95,8 %delle famiglie
italiane. Ma per conoscere dati più precisi, dall’84 la RAI ha utilizzato una tecnica chiamata
PEOPLE METER adottata dall’Auditel, in grado di registrare, su un campione di 5 mila famiglie, le
informazioni relative all’accensione, allo spegnimento dell’apparecchio televisivo e al canale sulla
quale si sono sintonizzati. I dati ci dicono che mediamente i telespettatori italiani spendono quasi 5
ore della loro giornata davanti al piccolo schermo e può raggiungere punte di 6 - 8 ore al giorno. Ma
questo dato andrebbe ridimensionato in quanto non bisogna dimenticare che spesso la visione della
televisione è accompagnata da un’altra attività, magari casalinga, magari lavorativa.
L’Auditel in ogni caso serve soprattutto ad assegnare un valore oggettivo, e quindi un prezzo
concordato all’inserzione pubblicitaria che vi è contenuta. Da qui si capisce che il vero cliente
dell’emittente sociale non è il pubblico ma l’inserzionista pubblicitario.
Attraverso tecniche di osservazione e interviste si è cercato di capire gli spettatori come utilizzano
la tv nell’ambito domestico, in modo primario o secondario, intenso o superficiale, solitario o di
gruppo, in ogni caso quando si guarda la tv non può essere mai considerata passività, si raccolgono
sul mondo, ci si rilassa, si discute e si guarda con amici. Quest‘attività spesso è
informazioni
discontinua, frammentaria, effettuata tra le altre attività, a volte può essere continuativa, può
costituire l’attività primaria o rappresentare un’azione complementare che si svolge mentre se ne
compie un’altra. Il carattere caotico e disordinato è frutto di diversi fenomeni contemporanei: il
multiconsumo, lo zapping, insomma il pubblico televisivo è caratterizzato da un alto tasso di
infedeltà e da un intenso turnover di visione. Essa interagisce con il gruppo familiare dal punto di
vista tecnologico (presenza che modifica spazi e tempi) e culturale (per il valore dei suoi
programmi). Nella scelta dei programmi televisivi c’è un mix di gusti personali e motivazioni
di valori sociali o morali che vengono ricercati all’interno delle storie raccontate in tv.
soggettive,
Due dimensioni che legano lo spettatore alla tv sono: la fiducia e il piacere. Investiamo “senso”
nella tv, nel senso che diventa a tutti gli effetti un membro della famiglia, una presenza intima e
conviviale che ci accompagna giorno per giorno.
CAPITOLO 3
L’informazione televisiva. Lo spettacolo del mondo.
Oggi più che mai il telegiornale è il luogo di televisivo di maggior visibilità, ha il maggior numero
di ascolti ed è la “vetrina” di maggior prestigio per i personaggi pubblici.
medio
Sono prodotti ad alta densità informativa grazie alla presenza di immagini e parole e alla voce dello
speaker. Le notizie date dal tg sono sostanzi
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Teoria e tecnica delle comunicazioni di massa - Appunti
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