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Critiche:

- Il sottosviluppo non dipende solo dal basso livello di risparmio ma dalla mancanza di

imprenditorialità

- Per stimolre l’imprenditorialità è necessario l’intervento statale, tramite incentivi.

- Questo modello descrive un’economia chiusa ipotesi poco realistica

- L’apertura al commercio crea opportunità e vulnerabilità per i PVS e può ribaltare le prospettive di

crescita

Cosa manca nei 2 modelli:

- Un’analisi completa delle istituzioni e loro relazioni con gli agenti economici

- Un’analisi delle relazioni fra stato ed imprenditori

- Una descrizione più accurata del settore agricolo.

I modelli proposti nei PVS propongono inoltre strade già percorse dai PS, senza contare però che esistono

grandi differenze, sia a livello storico, che di conseguenze possibili, inquanto lo sviluppo può portare nei

PVS ad informalità e globalizzazione.

Industrializzazione contro informalizzazione

Un esito imprevisto della trasformazione strutturale nei PVS

I modelli ipotizzavano lo sviluppo di un industria tradizionale di tipo fordista (formale). Questo non riflette

però la situazione attuale, nella quale la presenza di economie informali è molto forte.

Caratteristiche:

- Ridotta presenza di grandi imprese

- Diffusione di piccole e medie imprese a base familiare artigianali o dipendenti da multinazionali

- Organizzazione produttiva e sociale di tipo informale non registrata fiscalmente. Posso sfuggire

alle regole sull’occupazione e sull’ambiente.

Causa delle differenze tra PS e PVS:

- Diversi momenti storici

- Diverse strutture sociali e produttive

- Contesto internazionale rapporti di forza, posizione internazionale

- Fase dello sviluppo capitalistico dal fordismo alla globalizzazione.

Il contrasto più evidente:

lo sviluppo dei PS fino alla crisi fordista può essere descritto come un processo di formalizzazione

dell’attività produttiva e dell’organizzazione sociale (sindacati, crescente ruolo dello stato in economia,

welfare state). La trasformazione nei PVS avviene invece quando questo processo va in crisi, ed essi si

trovano senza sindacati, senza uno stato forte, quindi con economie informali. Ciò si diffonde in tutti i

settori e paesi, indipendentemente dal livello di sviluppo, modificando i rapporti tra capitale e lavoro, a

livello nazionale ed internazionale,indebolendo il lavoro ed intaccando il processo di sviluppo.

Il termine economia informale nasce nel 1970 per indicare un settore, contenete quelli che l’ILO definisce

“espedienti disperati ed ingegnosi che spaziano dalla piccola attività al furto”, attività spesso ai confini della

legalità, che Hart indica come “attività per sbarcare il lunario”, le quali non generavano occupazione, ma

reddito. Secondo l’ILO il settore informale è localizzato solo nei PVS, nelle città e rappresenta una soluzione

transitoria che crea reddito in attesa della creazione di posti di lavoro e dell’industrializzazione.

Caratteristiche dell’economia informalizzata

- Non regolata dallo stato

- Non organizzata

- Forze di lavoro non specializzate

- Localizzata in ambito urbano

- Basata sul lavoro precario

- Con bassi salari e guadagni

- Con forte incidenza della povertà

- Coinvolge il settore tradizionale

- Marginalmente produttiva

- Contrapposta all’economia formale

- Riserva di surplus di lavoro

- Maggior presenza femminile

- Nera, sommersa, criminale

- Capacità professionali acquisite fuori dai canali di formazione convenzionali

I primi studi – le ILO Country Missions

- 1950-’70 promozione di politiche di crescita nei PVS con la convinzione nella teoria dello

sgocciolamento

- Fine anni ’70 si realizza che la teoria dello sgocciolamento non funziona

- Fine ’60 inizio ’70 l’ILO commissiona delle Country Missions le quali sottolineano il ruolo produttivo

del settore informale

Il mito del lavoratore autonomo

Secondo le prime analisi dell’ILO i lavoratori dell’economia informale sono lavoratori autonomi (self

employed) che riescono ad inventare stratagemmi disperati ed ingegnosi per sbarcare il lunario, essi sono

imprenditori di se stessi.

Questo mito crolla agli inizi degli anni ’80.

Approcci teorici della letteratura

- Scuola dualista contrappone settore formale ed informale. Ritiene che le attività non legate al

settore formale abbiano un ruolo positivo e stimolino efficienza e creatività, costituendo reddito

per i poveri e garanzia di sopravvivenza in tempi di crisi. Secondo questo approccio la persistenza

delle attività informali è dovuta alla mancata creazione di opportunità di lavoro a causa di un basso

tasso di crescita economica ed a un più alto tasso di crescita demografica.

- Scuola strutturalistavede le due economie come differenti modi e forme di produzione, connessi

ed interdipendenti. L’obiettivo del settore informale in questo caso è di mantenere basso il costo

del lavoro e supportare il settore formale grazie al decentramento. Secondo questa corrente, tutto

ciò è frutto dell’organizzazione capitalistica.

- Scuola legalista ritiene che l’economia informale sia formata da coraggiosi piccoli imprenditori

che scelgono il settore informale per evitare tasse e controlli, il che continuerà finchè i costi non si

alzeranno e le leggi soffocheranno l’impresa privata.

- Economia neo-classica, neo-liberale sostiene che l’informalità è una scelta e la definisce

economia sotterrane, nera.

2 definizioni di economia informale

Il settore informale include:

- Imprese informali in proprio che possono impiegare lavoratori di famiglia e dipendenti in base

occasionale

- Imprese di datori di lavoro informali che assumono uno o più impiegati su base continua

- Le imprese sono di piccole dimensioni e non sono registrate ai fini fiscali

Il settore informale include:

- Tutte le attività con cui si guadagna un reddito e che non sono regolate dallo stato

- Forme di regolamentazione non statale sono possibili (Dartes 2003)

L’economia informale e lo stato

I rapporti fra stato ed economia informale sono ambigui, in generale se lo statop è debole (corruzione e

assenza di controlli) l’informalità può crescere e lo stato assume un ruolo passivo. Alcune recenti ricerche

dimostrano però che lo stato può avere anche un ruolo attivo, favorendo, tramite legislazione, l’informalità.

I rapporti fra economia informale, povertà e crescita

Si osserva una significativa coincidenza fra lo stato di povertà e l’occupazione nell’economia informale. I

guadagni medi sono più bassi nell’economia informale, con alta partecipazione femminile. Esistono solo

stime del contributo del settore informale al PIL ed indicano che questo è significativo. È opinione diffusa in

letteratura che il settore informale svolge un’azione anti ciclica sia per l’occupazione che per la produzione

mentre crescita economica e liberalizzazione del commercio sono associate ad un aumento di lavoro

informale.

Secondo l’ILO è estremamente difficile preparare statistiche sul contributo dell’economia informale al PIL.

L’evoluzione del capitalismo contemporaneo smentisce il mito del lavoratore autonomo

- I lavoratori del capitalismo informalizzato sono dipendenti “mascherati”

- Sono deprivati dell’autonomia decisionale necessaria per la funzione imprenditoriale

- Situazione di auto sfruttamento

L’informalità è funzionale al capitalismo globalizzato

- Aumenta la flessibilità dell’economia

- Consente all’economia di rispondere a segnali di mercato senza frizioni contratti di lavoro,

richieste dei lavoratori.

- È una garanzia alla mobilità internazionale di capitale

L’informalità ha un alto costo sociale ed economico

- Forte dieficit di lavoro dignitoso

- Relazioni di potere squilibrate fra capitale e lavoro

- Marginalizzazione delle frange deboli e non protette

- Presenza di forme di regolamentazione non statale che peggiorano i rapporti di potere

- Ridotta presenza dello stato

- Assenza di controllo sulle condizioni di lavoro, sulle esternalità ambientali e sulla qualità dei

prodotti.

Le conseguenze dell’informalizzazione sui modelli di sviluppo

- Emergono nuovi modi di organizzare le ecomie al nord e al sud

- Si vedono nuovi paesi emergenti

- La globalizzazione consente alle imprese di muoversi nello spazio alla ricerca di costi di produzione

minori

- Convergenza tra PVS e PS nelle forme organizzative

Il dibattito sull’opportunità di politiche per l’economia informale

Posizione legalista è necessario ridurre il peso della burocrazia che porta gli imprenditori a operare

illegalmente

Posizione strutturalista il governo deve regolamentare lo squilibrio di potere nel mercato

ILOil governo deve promuovere opportunità e diritti economici, protezione e dialogo sociale

Posizione liberista i governi devono evitare gli interventi per assicurare la flessibilità.

Questione principale: l’economia informale, deve essere formalizzata? Chi deve essere formalizzato, le

imprese o i lavoratori?

Il processo richiede una burocrazia statale in grado di indurre la formalizzazione ed in molti paesi non ci

sono le condizioni a causa della corruzione. Le politiche economiche e gli incentivi sono poi a favore delle

imprese.

Commercio internazionale e sviluppo economico

Un’analisi dei vantaggi del commercio e dei problemi dell’apertura.

La letteratura internazionale parla sempre dei “gains from trade” ovvero dei vantaggi dell’apertura

commerciale che tutti i paesi dovrebbero ottenere.

Commercio come motore della crescita (visione dominante)

Libero commercio molti paesi hanno l’esigenza di chiudere le proprie frontiere (protezionismo)

Come fonte di sottosviluppo

Chiusure protezionistiche contro liberalizzazione

Doha Round bloccato sulla liberalizzazione dei prodotti agricoli

WTO combatte il protezionismo

Il libero commercio funziona quando non ci sono conflitti fra i paesi che scelgono la liberalizzazione.

Commercio positivo

la crescita del commercio è stata ritenuta (prima di Smith) la causa della ricchezza:

mercantilisti in riferimento alla realtà si vedeva che i mercanti di arricchivano, nell’aumento di

commercio c’era quindi aumento di ricchezza (rima della rivoluzione industriale)

fisiocratici (stessa epoca) il commercio è solo spostamento di merci nello spazio, l’agricoltura invece

genera merci, quindi ricchezza.

La convinzione di Smith è che il modo di produzione genera ricchezza, ma anche il commercio genera

benefici:

- Mette a disposizione più merce, quindi soddisfa più domanda

- Mette a disposizione merci non prodotte in patria, offrendo quindi più scelta

- L’apertura commerciale aumenta la produttività ci si può specializzare (divisione internazionale

del lavoro)

Ricardo è il primo economista a teorizzare i vantaggi del commercio in forma rigorosa. La sua teoria dei

vantaggi comparati è la base delle politiche liberiste.

La sua formulazione classica di Hecksher e Ohlin:

- Studia il caso del commercio fra UK (tessuto) e Portogallo (vino)

- Dimostra che entrambi i paesi guadagnano per l’apertura

- Dimostra che il commercio è il motore della crescita economica.

Ipotesi:

- Tutti i paesi hanno accesso alle tecniche disponibili definite sulla base di diverse combinazioni di

capitale e lavoro

- La tecnica per la produzione dello stesso bene è la stessa in ogni paese

- I paesi differiscono per la dotazione ed i prezzi dei fattori

- I prezzi dei fattori riflettono le dotazioni nel paese in cui è abbondante il lavoro il salario è basso,

mentre in quello in cui abbondante il capitale, il saggio di interesse è + basso.

H-O dimostrano che se i due paesi producono le stesse merci e hanno una dotazione di risorse diverse:

- È conveniente l’apertura del commercio

- Dopo l’apertura i paesi si specializzano

- I vantaggi del commercio si osservano graficamente

DA COPIARE PAGINA 197 CON GRAFICO

Conseguenze:

- Pareggiamento costo prodotti

- Pareggiamento costo fattori

- Efficienza produttiva

- Spostamento su curve di indifferenza più alte per entrambi i paesi

Economia aperta

- Prezzi internazionali diversi da prezzi interni

- Prezzi interno = prezzo internazionale

- Come conseguenza della specializzazione ogni economia potrà spostarsi su una curva di

indifferenza più esterna

Conseguenze:

- I fattori non si possono muovere da una paese all’altro

- L’apertura porta al pareggiamento del costo dei fattori (come se questi si fossero spostati)

I vantaggi del commercio si dividono in:

statici uso efficiente delle risorse per conseguenza della specializzazione, aumento benessere di tutti,

aumento consumi e remunerazione de produttori

dinamici l’apertura aumenta la domanda e l’impiego delle risorse, stiola la domanda e crea nuovi bisogni,

può portare alla diffusione del progresso tecnico ed alla riduzione dei costi di produzione.

Prebish e Singer dimostrano che in realtà le specializzazione produttiva e la divisione del lavoro sono un

prodotto dei processi di colonizzazione e sfruttamento

- PVS relegati al ruolo di produttori di materie prime

- Asimmetria nelle relazioni economiche internazionali

- Prezzi e tecniche produttive diversi nei vari paesi.

Conseguenza peggioramento delle ragioni di scambio, il che rende nulli i guadagni del commercio.

La posizione svantaggiata porta al rifiuto del commercio:

- Sostituzione delle importazioni con prodotti nazionali

- Politiche protezionistiche per le produzioni fragili interne con dazi all’importazione ed incentivi

interni.

COPIARE GRAFICO PAG 203

Conseguenze:

- riduce import (Q)

- consumo inferiore a prezzo più alto

- produttori e stato guadagnano

- aumento produzione nazionale

- la perdita di benessere del consumatore è compensata

- perdita di efficienza

Il protezionismo comporta rent-seeking.

Implicazioni dell’analisi convenzionale sui collegamenti fra commercio e sviluppo

- La liberalizzazione promuove il commercio

- Il commercio promuove la crescita economica

- La cresicta economica determina un aumento di benessere per tutti

Ma l’evidenza indica che ognuna di queste affermazioni è discutibile

- Vantaggi per i PVS minori delle previsioni quota delle esportazioni diminuita negli anni anche in

presenza di una riduzione dei dazi da parte dei PS

Spiegazioni:

- Barriere non tariffarie

- Barriere interne al commercio mancanza infrastrutture

Mancanza imprenditorialità

Fallimenti del mercato accesso al capitale,

ostacoli alla concorrenza

Fallimenti dei governi dovuti alla creazioni di ostacoli

del libero commercio barriere all’entrata

Il commercio può non essere il motore della crescita:

- Può aumentare il rischio scoraggiare gli investimenti

- Imprese nazionali esposte alla concorrenza internazionale senza protezione, con ridotta capacità di

sostenere il rischio.

L a principale determinante della crescita è il progresso tecnico

- Attenzione sulla produzione e trasferimento di conoscenze e innovazioni, dai PS ai PVS e all’interno

dei PVS

- Ciò non è determinato dal mercato conoscenza come bene pubblico

- È necessario ribaltare le conclusioni della teoria convenzionale protezionismo per tutelare le

industrie nazionali e consentire la maturazione di conoscenze tecniche diffuse per tutti i settori

protezione all’industria nascente (infant industry)

Agricoltura dei PVS e WTO

Un’analisi delle ragioni del fallimento del Doha Round

Accordi di Bretton Woods:

- IBRDPiano Marshall (International bank for reconstruction ad developpement)

- FMIfondo monetario internazionale

- GATT general agreement of trade and tariffs opposizione USA perchè garantiva il libero

commercio

I conflitti sull’agricoltura non sono nuovi, anche l’Uruguay Round vi ha trovato il suo nodo principale.

Il negoziato agricolo del Doha Round è un esempio di conflitti tra paesi a diverso livello di reddito.

L’agricoltura è un settore cruciale per i PVS e per i gruppi di potere nei PS, di conseguenza gli interessi

divergono. Questo settore è sempre stato ogetto di intervento dei governi, con politiche protezionistiche

negative o positive. Il fatto che L’uruguay Round e il Doha Round si siano bloccati sul negoziato agricolo,

dimostra che il commercio internazionale risente dei condizionamenti interni, in cui i vantaggi della

liberalizzazione non sono così evidenti.

Doha Round

Lanciato nel 2001 con finalità di liberalizzazione commerciale e promozione dello sviluppo nei PVS (Doha

developpement Agenda), si sarebbe dovuto chiudere nel 2005, ma diversi ostacoli ne hanno compromesso

la resa. L’agricoltura è il nodo intorno cui il negoziato è fermo, ciò sembre suggerire che il negoziato

agricolo causerà il fallimento del Round.

L’importanza dell’agricoltura nei PVS e nei PS

- La gran parte della popolazione nei PVS è rurale (2,6mld)

- La maggioranza degli abitanti nelle campagne è sotto la linea di povertà (1,9mld)

- In molti PVS l’agricoltura è l’attività economica principale ed è lagata alla sicurezza alimentare ed

alla povertà.

Agricoltura nei PS

- Nella gran parte dei PS i produttori agricoli sono molto influenti politicamente (UE,USA)

- Molti PS producono un surplus agricolo per l’esportazione (Australia, Canada, Nuova Zelanda)

Nell’Uruguay Round quindi ci si trovò dinnanazi ad una polarizzazione:

- USA e UE avevano interessi contrastanti ma erano entrambi favorevoli alla liberalizzazione

- I PVS, anche se con potere ridotto, iniziavano a coalizzarsi (Cairns)

1994 Agreement on Agrocolture forte liberalizzazione agricola con miglioramento nell’accesso ai mercati

e riduzione di sussidi interni all’esportazione. Di conseguenza vi fu un aumento dei prezzi agricoli con grave

impatto sociale (India)

Il conflitto fra PS e PVS è più evidente nel Doha Round

- Mutato ambiente istituzionale (da GATT a WTO) dal GATT al WTO aumenta il numero dei paesi

con l’ingresso di India e Cina. Si assiste ad un cambiamento di regole per rendere il sistema più

efficace in ambito di accordi e risoluzione delle controve3rsie. Vengono inoltre trattati più temi,

come diritti di proprietà intellettuali (TRIPS brevetti) e barriere tariffarie.

- Mutato ambiente internazionale (India e Cina) cambiano i rapporti di potere e gli equilibri

internazionali, si passa dall’egemonia commerciale degli USA, ad una bilaterale USA-CEE infine al

multilateralismo.

- Potere economico e politico dei PVS questi sono al centro dei negoziati. Nascono coalizioni fra i

PVS come G20 (Brasile, India e Cina) con interessi agricoli, G33 (Filippine, Indonesia) con interessi su

prodotti speciali e G110 (tutti i PVS) con interesse nella cessazione degli abusi dei PS in agricoltura.

- Pressione dell’opinione pubblica Contestazione di Seattle in cui si richiede maggiore trasparenza

e rappresentanza sociale e politica.

L’agricoltura è il principale problema negoziale

- Ruolo dell’agricoltura nello sviluppo sia nei PVS che nei PS

- Contrastanti valutazioni sugli effetti della liberalizzazione agricola FAO e World Bank sostengono

che l’impatto è diverso fra i vari paesi (tipo, ruolo agricoltura, posizione PS, rapporti conflittuali tra

PS e PVS)

PVS importatori netti di beni agricoli

- Numerosi e a basso reddito subiscono i costi della liberalizzazione agricola; in seguito alla crescita

del prezzo mondiale pagano di più le importazioni agricole; l’agricoltura nazionale compete sul

mercato interno con i prodotti esteri.

PVS esportatori netti di beni agricoli

- Pochi e a reddito medio

- Benefici limitati dalla liberalizzazione

- Aumentano le esportazioni vendendo ad un prezzo mondiale maggiore.

La gran parte dei benefici della liberalizzazione va a paesi ricchi con la riduzione delle misure

protezionistiche e migliore efficienza allocativa delle risorse.

Secondo Fao e World Bank l’agricoltura può contribuire sensibilmente al raggiungimento degli obiettivi di

sviluppo dei PVS così anche la liberalizzazione dell’agricoltura ma con l’adozione di politiche di sviluppo del

settore.

Il rapporto fra popolazione e sviluppo

Studio teorico:

letteratura economicapessimismo, ottimismo, revisionismo.

Teorie demografiche transizione demografica, malthusiani e anti-malthusiani

Le grandi conferenze internazionali da Rio a Joannesburg

India e Cina:

- Sono due paesi grandi (demograficamente e territorialmente)

- Importanti dal punto di vista economico e politico

- Hanno condotto politiche della popolazione in maniera simile ma con risultati molto diversi

I pessimisti (malthusiani)

La crescita demografica è sempre un vincolo per lo sviluppo economico (saggio sul principio di popolazione)

A partire dagli anni ’50 si diffonde la corrente neomalthusiana che inserisce nel dibattito anche gli effetti

ambientali. Negli anni ’70 emerge la visione catastrofica dell’impatto della crescita demografica sullo

sviluppo economico nei PVS teorizzata dal club di Roma (1972).

Gli ottimisti (anti-malthusiani)

La crescita demografica è propulsiva per lo sviluppo economico (Iulian Simon e Ester Boserup). Il

meccanismo alla base dello sviluppo economico è l’innovazione che viene stimolata dall’incremento della

densità demografica nelle zone rurali dei PVS (Boserup). Il mercato è uno strumento in grado di raccogliere

l’equilibrio tra domanda e offerta delle risorse (Simon).

Malthus (1798)

“Essay on the principle of population” la popolazione cresce in progression geometrica, mentre le risorse

crescono in progression aritmetica. Ciò conduce l’economia ad una situazione instabile che può essere

stabilizzata solo quando la pressione della popolazione sulle risorse è ridotta per conseguenza di fattori

esterni che ripristinino l’equilibrio.

Nel 1803 malthus introduce altri fattori:

- Tasso di natalità come parametro che influenza il tasso di crescita della popolazione

- Aumento della popolazione=aumento dell’offerta di lavoro in economia

- Con conseguente riduzione dei salari reali e tenore di vita ed aumento del prezzo relativo degli

alimenti. Ciò porta ad una riduzione dell’età del matrimonio e ad una riduzione della popolazione.

Boserup (1965)

The condition for agricoltural growth analizza gli effetti dell’aumento della densità della popolazione

sulla produttività delle aree rurali.

La crescita della popolazione può servire come mezzo per stimolare la domanda di prodotti agricoli e può

portare all’adozione di nuove tecniche che aumentano la produzione (rotazioni fra colture)

Simon (1981)

La pressione della popolazione sulle risorse è assorbita grazie all’adeguamento ai segnali di mercato

aumento della popolazione= maggiore domanda di alimenti aumento dei prezzi di questi incentiva il

progresso tecnico risultato finale: aumento dedei prodotti disponibili sul mercato a prezzi più bassi.

Contributo dell’analisi economica

Non ci sono molte analisi economiche con evidenza empirica forte (alcuni casi in PVS con effetto positivo o

negativo), ma l’esperienza in india e Cina sembra mettere in discussione la tesi maltusiana.

Contributo giovani (rapporto BM 2007) se un paese ha una transizione demografica lenta, può esistere

un dividendo demografico, rappresentato dalla crescita di una fascia d’età (popolazione giovane) che è

positiva perché in età lavorativa (forte produttività)

Il dibattito in termini politici e internazionali

Il confronto fra maltusiani e anti-malthusiani si è presentato nelle conferenze del Cairo (1994) e

Joannesburg (2002) in cui si è discusso su:

- Impatto della crescita demografica sullo sviluppo

- Ruolo delle politiche demografiche per la riduzione della fertilità e per lo sviluppo

La discussione è stata sollecitata dalle esperienze empiriche di India e Cina:

- L’india supererà la cina nel 2030 quando la popolazione cinese comincerà a diminuire

- I tassi di fecondità dei due paesi si sono abbassati

- L’india raggiungerà nel 2050 un tasso di fecondità totale pari alla soglia di rimpiazzo.

Politiche demografiche a confronto

India Cina

Inizio politiche demografiche con Nerhu (primo Iniziano in maniera blanda dopo il 1956 (VIII

presidente) nel 1952. congresso PCC)

Attuazione di politiche demografiche basate su una Attuazione di politiche demografiche coercitive a

linea morbida con incentivi per la sterilizzazione e partire dall’inizio degli anni ’70 (regole in parte

l’aborto. valide ancora oggi) legislazione del figlio unico,

sistema di passaporti interni (per evitare

l’abbandono delle campagne) e ritardo nell’età del

matrimonio.

Misure coercitive nel 1976 sotto la dittatura (2 anni) Attuazione di politiche sociali supportate da ingenti

di Indira Ghandi, con obbligo di sterilizzazione. investimenti su istruzione e sanità a partire dalla

metà degli anni ’50 con Mao.

Miglioramento settore sanitario e istruzione

neglianni ’90 sotto il governo Rao politiche sociali

con impatto indiretto sulla popolazione

Confronto in termini di sviluppo economico

India Cina

Politiche di sviluppo fondate sulla pianificazione Siatema economico fondato sulla struttura

economica dal 1949 al 1991 (Nerhu) socialista pianificata sino alla fine degli anni ’70

(Mao)

1991 inizio processo di liberalizzazione (Rao) Graduale inizio del processo di riforme economiche

liberali attuate alla fine degli anni ’70 (Deng

Xiaoping)

Forte crescita nell’ultimo decennio (miglioramenti Cambio strategie di sviluppo verso un modello di

nei principali indicatori macroeconomici) produzione per l’esportazione e conseguente

considerevole crescita economica (ultimi 20 anni)

Confronoto fra India e Cina

- Situazione di complessiva superiorità della cina

- Maggiore efficienza e migliori risultati riscontrati nell’attuazione delle politiche della popolazione

nel caso cinese rispetto a quello indiano.

- Difficoltà dell’india a conseguire risultati in termini demografici dovute all’assenza di metodi

fattori sociali, religiosi e culturali, presenza del sistema castale, squilibri regionali interni

Cosa insegna l’esperienza delle politiche demografiche

- La validità della teoria della transizione demografica

- Parziale efficacia delle politiche demografiche di tipo coercitivo

- Importanza delle politiche sociali atte alla prevenzione

- Importanza del dividendo demografico come opportunità per migliorare le economie dei PVS

Conclusioni

- È impossibile ricondurre l’evoluzione delle dinamiche demografiche ed economiche ad un unico

schema teorico

- Le politiche demografiche sono insufficienti per diminuire la pressione demografiche

- Le politiche della popolazione come mezzo di sviluppo economico non bastano

- Lo sviluppo economico costituisce una delle politiche demografiche più efficaci.

Rapporto fra popolazione, ambiente e sviluppo

Questioni in discussione:

- La crescita della popolazione impedisce la conservazione dell’ambiente nei PVS?

Due posizioni a confronto:

- Ottimisti (antimalthusiani)

- Pessimisti (maltusiani)

Dibattito teorico:

- Il punto di partenza dell’ipotesi neo-malthusiana è che la popolazione ha impatto negativo sia sullo

sviluppo, sia sull’ambiente

- Gli antimalthusiani ciriticano questa ipotesi e sostengono che la crescita della popolazione ha

impatto positivo o al massimo nullo.

Dibattito politico:

il summit delle nazioni unite a Rio de Janeiro nel 1992 e la conferenza di Joannesburg del 2002 hanno

analizzato i rapporti fra sviluppo e ambiente riproducendo il conflitto teorico a livello politico con il

coinvolgimento sia dei paesi industrializzati sia dei PVS. Questi ultimi sono stati accusati dai PS di essere i

responsabili dei cambiamenti sociali ed economici che finiranno per compromettere la preservazione delle

risorse naturali.

I PS sostengono la loro accusa in termini neomalthusiani:

- I principali pericoli per l’ambiente sono costituiti dalla crescita demografica dei PVS e dall’assenza di

politiche tese a contenerla ed assicurare la sostenibilità dello sviluppo economico.

Questa tesi è sostenuta dall’osservazione che molti tipi di risorse naturali sono soggetti alle pressioni

esercitate dalla crescita della popolazione e dell’economia. Principali accusati sono i nuovi paesi emergenti,

India e Cina, che sono in forte competizione con i paesi industrializzati.

2 posizioni:

Pessimisti Ottimisti

Basati su una interpretazione neomalthusiana dei Basati su un’interpretazione alternativa che teorizza

rapporti fra uomo ambiente e sviluppo un impatto positivo o nullo della crescita

demografica sull’ambiente e sullo sviluppo.

Ha ottrnuto un forte consenso internazionale a Ha un diffuso consenso nel mondo accademico

Joannesburg

Esistenza di una carryng capacity livello massimo Boserup impatto positivo della pressione

di popolazione tollerabile da un ambiente demografica sulle tecniche agricole

Esistenza di un circolo visioso tra crescita della Ottimismo tecnologico di Simon

popolazione, degrado ambientale e povertà

Carryng capacity

Il punto di saturazione è raggiunto quando il tasso di mortalità causato dalla denistà della popolazione si

pareggia con quello di natalità. Un aumento di popolazione oltre il limite della Carryng Capacity è dannosos

per l’ambiente e la preservazione delle risorse naturali. Le stime sostengono che il limite di sopportazione è

tra i 4 e i 16mld. Alcuni studiosi hanno inoltre cercato di misurare la carryng capacity in termini di risorse,

energia e alimenti.

Club di roma

Uno dei primi studiosi a sviluppare questo concetto è stato Ehrlich nella sua opera the population bomb in

cui collega la crescita della popolazione alle carestie. Nel 1972 e nel 1992 il club di roma prova a sottoporre

a verifica l’ipotesi di incompatibilità tra crescita della popolazione, sviluppo eoconmico e ambiente, in

termini quantitativi. Le priezioni mostrarono un quadro catastrofico con scenari di sovrapopolazione e

collasso economico fino ad un esaurimento definitivo delle risorse non rinnovabili.

Fortunatamente l’esperienza empitica è stata molto diversa dalle previsioni del Club di Roma.

Ipotesi neo-malthusiana

Questa posizione non è sostenuta da una forte evidenza empirica e le stime allarmistiche di autpri come

Brown non sono sostenute ne dalla FAO, ne dalla maggior parte dei demografi. In ambito politico,l’ ipotesi

neomalthusiana, rifinita ed adattata al contesto della globalizzazione, è stata adottata nella maggior parte

delle organizzazioni internazionali prima fra tutte la UNFPA.

Crescita capitalistica e povertà

Un’introduzione alla teoria di A.K. Sen

La povertà diventa un tema attuale alla fine degli anni ’80, quando emergono:

- Meggiore contrasto fra ricchi e poveri, fra sviluppo e sottosviluppo

- Consapevolezza che la povertà esiste anche con sviluppo economico

- Vengono elaborate teorie per analizzare la povertà in un contesto di sviluppo capitalistico.

Ci si rende conto che il mondo è fortemente polarizzato e che il divario tra nord e sud è triplicato in 50 anni,

si sono quindi formati due mondi, uno in cui la scelta per l’individuo aumenta, l’altra in cui ad aumentare è

solo la povertà.

Gli unici indicatori che hanno mostrato un miglioramento sono quelli relativi alle condizioni della

sopravvivenza (speranza di vita, mortalità infantile, alfabetizzazione di base), mentre peggiora la condizione

dei PVS in termini di conoscenza, comunicazione, controllo della produzione e commercio e la situazione è

piuttosto distante da ciò che il progresso tecnico consentirebbe.

La situazione è grave anche nei PS in cui è forte la diffusione di malattie come l’HIV, la disoccupazione di

massa è crescente e il modello di crescita affermatosi non crea posti di lavoro, il reddito è mal distribuito, la

povertà in aumento con l’insorgere di nuove forme di questa; il processo è accompagnato poi da crescente

inquinamento e presenza di economia sommersa.

Tre problemi della deprivazione

- Come interpretare il fenomeno

- Come identificarne le cause

- Come intervenire per alleviare la condizione di poveri ed emarginati

Sen (1998):

- Povertà e deprivazione sono il prodotto di vulnerabilità di individui e ceti sociali di fronte al

processo di crescita capitalistica

- La vulnerabilità porta all’esclusione sistematica dai processi della crescita economica e quindi alla

povertà.

Prima di Sen:

- L’economia studia la ricchezza e la povertà è considerata solo “non ricchezza”

- Prevede la teoria dello sgocciolamento povertà come problema transitorio risolvibile con la

crescita economica.

- I classici (Smith, Ricardo, Marx) non sono interessati alla crescita e allo sviluppo

- I neoclassici si preoccupano dell’uso delle risorse scarse tra fini alternativi e non considerano lo

sviluppo concetto di utilità: il benessere è misurato in termini di utilità, che non è confrontabile

- I primi economisti dello sviluppo percepiscono l’esistenza di un problema di povertà, ma

sostengono lo sgocciolamento e che la lotta alla povertà è un sottoprodotto della lotta per lo

sviluppo economico

- All’interno dell’economia dello sviluppo la povertà può essere ridotta con la predisposizione di beni

che soddisfino i bisogni essenziali

Bisogni essenziali

- Quali sono e chi li identifica? (poveri, governo, istituzioni sovranazionali)

- Vanno inseriti o no all’interno dei bisogni essenziali anche beni immateriali come libertà,

democrazia, diritti umani, e come vengono prodotti e misurati?

- Qual è l’uso effettivo che gli individui fanno dei beni essenziali?

Sen propone una nuove teoria della povertà che rovescia l’impostazione della teoria dei bisogni di base:

- Il possesso dei beni non è importante perché genera utilità, ma perché consente all’individuo di

partecipare allavita civile, di essere o di fare ciò che conta non è l’utilità che gli individui ricavano

da beni, ma come questi possono o vengono usati.

- La produzione di beni essenziali è solo il primo passo nella lotta alla povertà perché rende

disponibili i beni.

Per Sen la povertà è uno stato di deprivazione di diritti:

- Sen studia il rapporto tra individui e beni lo stato di deprivazione non si valuta sulla base della

produzione e disponibilità di beni, ma sulla base delle condizioni che impediscono o consentono

l’accesso ai beni.

- Ciò che conta non è l’utilità che il singolo individuo riceve dai beni che consuma, ma i diritti che

ognuno può esercitare sulle risorse i diritti individuali sulle risorse determinano la capacità del

singolo individuo di svolgere una serie di funzioni.

Entitlement, Capabilities, Fonctioning

Entitlement sui beni

Capabilities date dai beni

Functioning funzioni che I beni consentono di svolgere

Non bastano strutture e diritti di utilizzarle, bisogna vedere se è effettivamente concesso a tutti di

accedervi.

Per illustrarre il concetto di funzionamenti consideriamo il caso della merce “riso”:

- Genera utilità alle persone che lo consumano (soddisfazione) utilitaristi

- È un bene che ha determinate caratteristiche (fornire calorie e nutrimento)

- Consente ad una persona di essere nutrita e di stare in buona salute

questi tre modi corrispondono a tre analisi diverse di mancanza di riso:

- Se uno non mangia riso ha una riduzione nella sua utilità non possiamo dire se è povero

(approccio inutile per l’analisi della povertà)

- In mancanza di riso l’individuo non soddisfa un bisogno essenziale e in questo senso può essere

definito povero in caso di malattie che non consentono di assimilare il riso, questo non soddisfa

un bisogno di base.

- La mancanza di riso determina l’impossibilità di avere una vita normale e in salute è necessario

vedere come l’individuo usa il bene, non solo la disponibilità.

Essere ben nutrito è un funzionamento.

È importante sapere di che bene si tratta ma dobbiamo sapere come e se gli individui possono usarlo.

Il funzionamento è una conseguenza delle azioni dell’uomo.

Il rapporto degli individui con il bene è al centro del discorso di Sen.

Ogni collettività, in un preciso momento storico è caratterizzata da funzionamenti, i quali fanno riferimento

a diverse sfere della vota umana. Ogni società si identifica per una serie di funzionamenti che riflettono le

condizioni di sviluppo economico, socale e umano raggiunto:

- Alimentazione

- Salute

- Abbigliamento

- Comunicazione

- Trasporti

- Educazione

- Rappresentanza politica

- Libertà

Il livello dei funzionamenti di base si identifica in relazione al progresso tecnico.

Il povero è colui che non ha la capacità di godere dei funzionamenti di base. È povero colui che in

determinati contesti economici e sociali non ha la possiibilità di essere e fare secondo gli standard

consentiti dal processo di crescita economica e di distribuzione di ricchezza.

La capacità di un individuo di godere dei funzionamnti di base dipende dal diritto (entitlement) sui beni che

sono necessari per i funzionamenti e le caratteristiche personali che consentono di trasformare le proprietà

dei beni in funzionamenti. Entrambi i fattori sono necessari.

Le caratteristiche personali degli individui e del contesto in cui vivono possono essere tali da impedire

questa trasformazione:

- Salute e condizione fisica in generale

- Sesso, età

- Caratteristiche etniche

- Caratteristiche religiose

- Contesto sociale e geografico politiche di assistenza e trasferimenti pubblici, regole per il

trasferimento di reddito e patrimonio

- Regime politico livello democratico, tutela delle minoranze.

Il diritto (entitlement) sui beni dipende da:

- Dotazioni individuali ciò che ognuno possiede in termini di risorse materiali e immateriali

(patrimonio, forza lavoro, relazioni personali)

- Contesto sociale ed eoconomico in cui gli individui sono collocati le regole sociali e le istituzioni

che attribuiscono ad ogni individuo diritti e funzioni, trasferimenti (reddito e patrimonio) che

posson integrare la mancanza di beni personali.

Linea della povertà

Si prende il reddito medio di un paesi, lo si divide a metà e si considerano povere tutte le famiglie (min. 2

persone)che vivono con un reddito annuo inferiore alla metà. Se il reddito medio aumenti la linea di

povertà si alza ed il numero dei poveri cresce.

Sen individua il concetto di povertà assoluta

il concetto di povertà è assoluto e relativo al tempo stesso:

- Assoluto perché i poveri sono individuati dall’incapacità di godere dei funzionamenti

indipendentemente dalle condizioni dei non poveri

- Relativo perché il livello raggiungibile dei funzionamenti cambia con le condizioni storiche e

geografiche di ogni collettività.

Concetto relativo del livello di raggiungimento dei funzionamenti per dare una definizione assoluta di

povertà.

Capitalismo e povertà

Il capitalismo è basto su relazioni sociali ed economiche basate sulla proprietà privata dei mezzi e sul

funzionamento delle istituzioni che governano la crescita capitalistica che producono e riproducono

povertà.

La letteratura evidenzia 5 modi principali in cui la crescita capitalistica può creare delle condizioni di

vulnerabilità che rapidamente si possono ridurre in povertà:

1. il processo di accumulazione necessario al processo di crescita capitalistica (capitale nelle mani di

pochi, rottura equilibri sociali ed economici pre esistenti, proletarizzazione dei lavoratori,

delocalizzazione dei lavoratori dalle campagne alle città)

2. crescita dell’economia informale (uso di lavoro familiare debole e marginale, forme di regolazione

privata, gruppi vulnerabili senza protezione, concorrenza dettata dal mantenimento del costo del

lavoro e non dal progresso tecnico)

3. progresso tecnico (disoccupazione tecnologica e marginalizzazione di forza lavoro debole, stato non

interviene per il rischio di bloccare la crescita)

4. ricorrenti crisi economiche del capitalismo

5. distruzione dell’ambiente (inquinamento riduce base produttiva influenzando qualità e quantità

risorse, cambiamenti climatici associati a rischio per le produzioni agricole)

i poveri quindi sono vulnerabili a :

1. cambiamenti sociali ed economici

2. progresso tecnico

3. guerre

4. dinamiche di mercato del lavoro

5. mercati internazionali

Fame

La teoria di Amartya Sen permette di individuare le situazioni di vulnerabilità e di prevenire le carestie

(mancanza o grave insufficienza di alimenti che determina contemporaneamente la morte di numerosi

gruppi di individui).

Le argomentazioni di Sen in sintesi dicono che: un individuo muore di fame non perché non ci sia

disponibilità di cibo, ma perché non ne ha accesso; l’enfasi è sulle condizioni soggettive (accesso) e non su

quelle oggettive (disponibilità). Il mancato accesso al cibo è una grave lesione di un diritto primario degli

individui.

TEORIA DI SEN

Xi = vettore dotazioni iniziali dell’individui i comprendente forza lavoro

E(.) = funzione che trasforma le dotazioni in diritto sul cibo dell’individuo i per mezzo di uno scambio con la

natura (produzione) o con le persone (commercio)

La capacità di trasformare le risorse materiali e immateriali in diritti sul cibo dipende dalle caratteristiche

della società (esistenza politiche sociali, sussidi, salari minimi) e dalla posizione dell’individuo i in essa

(genere,età,condizione salute..)

Il diritto degli individui sugli alimenti può avere definizioni diverse:

1. scambio

2. produzione

3. proprio lavoro

4. rendita o trasferimenti da parte dello stato


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in cooperazione internazionale e sviluppo
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.chialant di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e pratica dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Basile Elisabetta.

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