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Teoria e pratica dello sviluppo

Crescita, sviluppo economico e sviluppo umano

L'evoluzione della teoria economica nella concettualizzazione dello sviluppo è stata influenzata dalla nascita del capitalismo. L'economia politica come disciplina è nata con il capitalismo, con A. Smith e Ricardo (1820), entrambi inglesi, che hanno scritto nel 1770, contemporaneamente alla nascita del capitalismo. C. Marx, invece, ha scritto nella II metà del '900.

La parola "sviluppo" indica il fenomeno dell'accrescimento ed è utilizzata in moltissimi ambiti disciplinari. Possiamo parlare di crescita in relazione a un paese, un’area geografica o a una comunità.

  • Contesto storico
  • Contesto politico
  • Paradigma teorico impostazione teorica

L'analisi dello sviluppo economico non è dunque univoca.

Tre significati del termine sviluppo

  • Crescita aumento di una grandezza del reddito (PIL), un paese cresce se cresce il suo PIL (impostazione dominante).
  • Trasformazione strutturale processo in cui contano crescita del PIL e cambiamento della struttura economica, ovvero la composizione settoriale dell'economia (strutturalisti).
  • Miglioramento della qualità della vita.

Evoluzione del concetto di sviluppo

  • Sviluppo come crescita del PIL economisti classici e neoclassici (paradigma dominante fino alla crescita dell'economia dello sviluppo): nasce intorno al 1960 (decolonizzazione). Fino a quel momento la povertà non era calcolata, per mancanza di dati, perché considerata non importante in quanto le colonie avevano l'unica funzione di fornire risorse alla madrepatria.
  • Sviluppo come trasformazione strutturale a metà strada fra neoclassici e keinesiani, si pongono gli strutturalisti (Kuznets). Questi cominciano a capire che di conseguenza alla crescita del PIL avviene un cambiamento nella struttura economica.
  • Sviluppo come miglioramento della qualità della vita ci si rende conto che le teorie precedenti non sono sufficienti. Nel decennio degli anni '80 si giunge alla conclusione che la povertà non si risolve con la crescita del PIL.

Teoria dei basic needs ('70) radice teorica Rawls "The theory of justice": una società non è giusta se non è in grado di soddisfare i bisogni di base di ogni individuo (alimentazione, alloggio, abbigliamento). È su questa teoria che Sen basa le proprie, che porteranno poi alla teorizzazione dell'ISU.

1982 "Poverty and Famines" l'UNDP ha costruito questo indice basandosi su tre fattori: alfabetizzazione e tasso di scolarizzazione, potere d'acquisto del reddito, speranza di vita alla nascita.

Sviluppo come crescita

C’è sviluppo economico quando c’è esclusivamente crescita della produzione, la quale si misura con PIL (attribuibile ai cittadini che operano all’interno di un paese) e PNL (attribuibile ai cittadini di un paese, dovunque si trovino).

Problemi nell'uso degli indicatori Pil e PNL

  • Non si rileva la parte sommersa dell'economia molto elevata nei PVS (economia informale). Italia 30%, India 80%.
  • Non si possono effettuare confronti fra paesi anche se il tasso di cambio è quello di mercato, si deve usare il PIL e PNL pro-capite. Si deve convertire il prodotto di ogni paese (espresso in valuta locale) nella stessa valuta, usando un opportuno tasso di cambio che sia idoneo. Il problema è stato risolto con la creazione del $PPP (purchasing power parity) costruito tramite una media ponderata di 151 categorie di beni che ha pari potere d’acquisto in tutti i paesi, che indica la quantità di beni acquistabili con moneta locale, anziché il numero di dollari.

Sviluppo come trasformazione strutturale

Cambiamenti nella struttura:

  • Composizione di un'economia: alla crescita del reddito cambia il rapporto fra i settori. Conoscere il livello di occupazione nei vari settori è un indicatore di sviluppo economico.
  • Insieme dei fattori che determinano la crescita (tecnologia).
  • Comportamento degli operatori (produzione di sussistenza o per il mercato).

Nelle istituzioni regole formali e non che influenzano i comportamenti economici. Quando in un paese c’è un cambiamento di reddito, cambiano anche le istituzioni (famiglie, clan, etnie, religione).

Esempio: nel passaggio da economia precapitalistica a economia capitalistica si osservano insieme:

  • Crescita del prodotto.
  • Cambiamenti nella composizione dell’economia declino agricoltura.
  • Cambiamenti nei comportamenti degli operatori nuove classi.
  • Cambiamenti nelle istituzioni rapporti di proprietà.

Problemi della visione strutturale

  • Teorizzazione dello sviluppo come processo a stadi (Rostow) il sottosviluppo è solo uno stadio iniziale. Tutti i PVS avrebbero attraversato gli stessi 5 stadi del processo di sviluppo. Secondo Rostow il passaggio è automatico, quindi non c'è un problema strutturale in questi paesi. La scuola della dipendenza riteneva invece che i PVS fossero poveri perché sfruttati.
  • Teorizzazione del processo di modernizzazione esiste un unico sentiero di cambiamento e i paesi che arrivano dopo seguono un processo già tracciato da quelli precedenti.

Sviluppo come miglioramento della qualità della vita (A. Sen)

  • La crescita del prodotto è un mezzo, non un obiettivo misurare la crescita in termini di aumento del prodotto non basta, bisogna aumentare la qualità della vita.
  • Bisogna considerare la distribuzione del reddito tra classi e ceti sociali.
  • È necessario soddisfare i bisogni di base.
  • Favorire la produzione di beni sufficienti per soddisfare i bisogni di base di ogni individuo.
  • Oggettività solo apparente non conosciamo i livelli di soddisfacimento dei bisogni di base per tutti.
  • Non è una garanzia che la disponibilità di beni assicuri il soddisfacimento dei BdB problema: accesso ai beni.

La teoria di A. Sen

Produce questa teoria negli anni '80 concentrandosi sul problema dell’accesso. Anche quando un paese produce per soddisfare i basic needs, questo non è sufficiente: quello che conta è la capacità e la possibilità di essere e di fare (capability). Gli individui hanno dei diritti sui beni, ma la loro qualità della vita dipende dalla possibilità di convertirli in attività funzionali. Ciò dipende dalla disponibilità di beni e dalle caratteristiche fisiche e istituzionali che si possono interporre fra individui e beni. La produzione e il reddito non sono indicatori sufficienti per valutare le condizioni individuali, bisogna parlare di qualità della vita (es. bicicletta). Sen utilizza questa teoria per spiegare carestie e povertà.

In questa prospettiva lo sviluppo va definito sulla base delle possibilità che gli individui hanno: lo sviluppo è un processo di allargamento delle scelte che si aprono agli individui. Per ciò sono necessari libertà e democrazia. L’obiettivo è lo sviluppo dell’individuo in tutte le sue dimensioni.

La teoria di Sen è alla base della pubblicazione del rapporto sullo sviluppo umano che nel 1990 presenta per la prima volta la classificazione dei paesi in base all’ISU, basato su:

  • PIL procapite (in $PPP)
  • Speranza di vita alla nascita
  • Alfabetizzazione e istruzione di base

In "poverty and famines", Sen cita Smith, da cui si è ispirato. Smith dice che il povero è colui che non si vergogna di apparire in pubblico, e Sen sottolinea l’aspetto dell’istruzione come fattore che permette di non vergognarsi in pubblico.

L’ISU negli anni è molto cambiato:

  • È stato diviso per genere
  • Sono stati introdotti indicatori di violenza
  • Manca l’ambito ambientale

Lo sviluppo capitalistico

Natura ed essenza del capitalismo e sue fasi

L’economia politica studia il capitalismo:

  • Nasce come disciplina accademica con il capitalismo
  • Il capitalismo (economisti classici) è la migliore forma di organizzazione della produzione convinzione alla base del paradigma della modernizzazione

C’è un conflitto tra:

  • Modernità definita sulla base delle esperienze dei paesi sviluppati
  • Considerata come obiettivo Tradizione definita negativamente come assenza di modernità (Shultz)

Il concetto di modernizzazione contrapposta alla tradizione nega l’importanza dei valori culturali, ipotizzando che ogni paese debba tendere verso la forma organizzativa dei paesi industrializzati. Per arrivare alla modernizzazione i PVS devono fare la transizione al capitalismo:

  • Passaggio molto lento, di trasformazione sociale
  • Richiede la formazione di nuove classi in grado di accumulare capitale
  • Nuove funzioni istituzionali
  • Estensione del mercato a tutti gli aspetti della vita
  • Il lavoro diventa una merce

Le classi sociali (Marx):

  • Proletariato (lavoratori subalterni) apparentemente liberi di vendere sul mercato la propria forza lavoro (salario)
  • Borghesia (capitalisti) hanno accumulato ricchezza e la trasformano in mezzi di produzione (capitale) traendone profitto

Organizzazione interna:

  • I capitalisti organizzano il processo di produzione combinando capitale e lavoro
  • Il lavoro dei lavoratori è remunerato solo in parte
  • Una parte del sovrappiù va ai capitalisti sotto forma di profitto reinvestibile
  • Il profitto è reinvestito allargando la base produttiva

In sintesi il capitalismo è un modo di produzione ovvero una forma di organizzazione della produzione storicamente determinata, caratterizzata da:

  • Mercificazione del lavoro
  • Conflitto fra capitale e lavoro

Le fasi del capitalismo

  • Ha un andamento ciclico: espansione aumento ricchezza e occupazione, contrazione crisi in termini di produzione e occupazione
  • Risultato di situazioni di conflitto tra gli interessi economici dominanti e il modo in cui questi sono rappresentati e l’economia è regolata

Quattro fasi

  • Capitalismo concorrenziale dalla rivoluzione industriale fino alla fine dell’800. Crisi da cui si esce grazie alla 2° rivoluzione industriale
  • Capitalismo oligopolistico dalla seconda rivoluzione industriale fino alla crisi del 1920-30
  • Capitalismo Fordista-Keynesiano 1930-1970 (shock petrolifero)-produzione e consumo di massa-welfare state
  • Capitalismo globalizzato dal 1970 ad oggi-decentramento della produzione-flessibilità e informalizzazione-liberalizzazione dei mercati

La teoria della dipendenza

Il sottosviluppo ha un’origine storica. Cos'è il sottosviluppo? Alcuni ritengono che il sottosviluppo sia lo stadio originario di ogni società ed economia. Tutti i paesi partono da uno stadio naturale di sottosviluppo ed alcuni nel corso della storia ne escono e passano attraverso vari stadi che portano all’industrializzazione (sviluppo). Il sottosviluppo è una situazione che può essere evidenziata solo a confronto con altre situazioni. Alcuni paesi non riescono però ad uscirne.

Alcune teorie spiegano i divari di sviluppo tramite le caratteristiche specifiche dell’economia e della società:

  • Clima e disponibilità di risorse
  • Razze
  • Barriere culturali (religione)

Ma queste interpretazioni si scontrano con l’evidenza empirica:

  • Alle differenze climatiche e di dotazione di risorse non corrispondono sistematicamente differenze in termini di sviluppo
  • Il ruolo della religione e della cultura è controverso Max Weber riteneva che il capitalismo fosse cresciuto nell’Europa centrale grazie al calvinismo e sosteneva che l’India non potesse svilupparsi in quanto caratterizzata da religioni contrarie alla logica dello sviluppo economico.

Il sottosviluppo è il risultato di un processo storico:

  • Non è lo stadio originario di nessuna economia
  • Ha origine in un certo momento nel tempo
  • Nasce con il capitalismo che accentua le differenze

Il sottosviluppo come processo storico è analizzato nella teoria della dipendenza.

Tre filoni principali

  • Riformisti liberali (Prebish, CEPAL)
  • Analisi marxista (Frank)
  • Analisi dei sistemi mondo (Wallerstein)

La teoria della dipendenza spiega il sottosviluppo come risultato di influenze esterne (politiche economiche e culturali) sui processi di cambiamento che si determinano all’interno. Questa teoria nasce in America Latina, costituita da ex colonie. Essa vuole spiegare perché i paesi colonizzati sono sottosviluppati.

Tre caratteristiche di base della dipendenza

  • La condizione di dipendenza richiede la presenza di paesi dominanti-paesi dipendenti
  • La dipendenza richiede l’esistenza di forze esterne che influenzano l’attività economica (mercati, multinazionali, aiuti, comunicazioni)
  • Le relazioni fra due blocchi di paesi devono essere dinamiche perché l’interazione aumenta gli squilibri (dipendenza come processo in divenire)

Proposizioni centrali della teoria

  • La condizione di sottosviluppo è diversa dall’assenza di sviluppo.
  • Sottosviluppo risorse economiche sfruttate da altri i paesi sono poveri perché obbligati ad integrarsi in un circuito economico sfavorevole in cui fungono da produttori di materie prime.
  • Assenza di sviluppo risorse lasciate inutilizzate il paese non è inserito in alcun circuito internazionale.
  • Nei paesi dominati esistono usi alternativi delle risorse interne che sono preferibili agli usi imposti dai paesi dominanti caso delle piantagioni: cash crops colture che forniscono valuta, food crops colture che forniscono alimentazione.
  • Esiste un evidente interesse nazionale che deve essere individuato per ogni paese (gli interessi nazionali dei paesi dominanti e dominati sono in conflitto).
  • L’uso distorto delle risorse a vantaggio dei paesi dominanti è agevolato dalle elite nei paesi dominati, le quali hanno interessi privati convergenti con quelli dei paesi dominati.

Implicazioni della teoria della dipendenza in termini di politica economica

  • In generale i percorsi che hanno portato allo sviluppo dei paesi dominanti non possono essere gli stessi dei dominati.
  • Lo sgocciolamento non funziona la ricchezza resta ai paesi dominanti, il mercato non è sufficiente come meccanismo redistributivo.
  • L’equa distribuzione del reddito è importante.
  • È necessario verificare se e in quale misura le politiche di sviluppo favoriscono gli interessi del paese nel suo complesso il loro impatto va valutato sulla base di indicatori sociali ed economici.
  • I paesi dipendenti devono mirare allo sviluppo auto sostenuto l’interazione con il resto del mondo deve esistere ma essere controllata e governata.

L’approccio dei riformisti liberali

Nasce in America Latina con Prebish (direttore CEPAL):

  • Lo sviluppo economico dei paesi ricchi non si trasferisce ai paesi poveri.
  • Le scelte economiche dei paesi ricchi vanno a scapito dei paesi poveri.

Risposta a queste domande è che i paesi poveri si specializzano ed esportano beni a basso valore aggiunto con una ragione di scambio che si deteriora nel tempo.

Teoria Prebish-Singer

Viene proposta la sostituzione delle esportazioni per evitare di pagare le importazioni di beni industriali a prezzi sempre crescenti. Ragione di scambio (prezzo export) Pa/Pi (prezzo import) misura la capacità di acquisto delle esportazioni. Maggiore è il valore delle esportazioni, più si può importare per accumulare capitale.

L’analisi marxista (Frank)

Proposizioni di base:

  • Il capitalismo è la forza che muove la relazione di dipendenza.
  • Il capitalismo impone una rigida divisione del lavoro fra paesi ricchi e paesi poveri e delle classi capitalistiche.
  • Le elites dei paesi dominati sono come quelle dei dominanti.

La teoria dei sistemi mondo

Con il capitalismo emerge il sistema mondo (sistema economico che sorpassa i confini nazionali) in cui si afferma una nuova forma di divisione del lavoro. Il sistema mondo contiene paesi a diverso livello di sviluppo che sono coinvolti con ruoli diversi nella divisione del lavoro. La partecipazione di paesi a diverso livello di sviluppo è necessaria per la continuazione del processo di crescita. Del sistema mondo fanno parte paesi che non possono raggiungere lo sviluppo economico (periferia) perché relegati in posizione subalterna all’interno della divisione del lavoro definita dai paesi del centro.

Tre categorie di paesi

  • Centro artefice e principale beneficiario della nuova divisione del lavoro. Forti governi centrali, apparati burocratici e armate. La borghesia controlla commercio e surplus.
  • Periferia assenza di forti governi centrali, con governi locali controllati dall’alto. No armate. Esportazione di materie prime. Produzione di surplus per il centro.
  • Semi-periferia forte classe agraria. Tensione fra governi centrali e locali. Beneficiano poco dei vantaggi del sistema mondo.

Il ruolo del paradigma della modernizzazione e della teoria della dipendenza

Teorie dominanti nell’analisi del sottosviluppo dal II dopoguerra. Ispirano le politiche economiche negli anni ’60-‘70. Vanno in crisi negli anni ‘80. Forniscono una visione accettata sia da destra che da sinistra.

Dal fallimento delle politiche di sviluppo degli anni ’60-’70 al post Washington Consensus

Il cambiamento di paradigma nell’economia dello sviluppo nell’epoca della globalizzazione. La crisi degli anni ’

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.chialant di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e pratica dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Basile Elisabetta.
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