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Ontogenesi dell'attaccamento

Durante il primo anno

  • Orientamento e segnali senza discriminazioni di figura: I bambini fin dalla nascita rispondono agli stimoli in modo tale da aumentare la probabilità di un contatto prolungato con gli altri esseri umani; i sistemi di segnalazione del bambino suscitano l'interesse e le cure degli altri esseri umani. Il neonato è incapace di distinguere il comportamento di una persona da quello di un'altra, perciò si comporta allo stesso modo; sono fondamentali i sistemi sensoriali (acustico e visivo): sensibilità a visi e voci umane. Anche sorridere e piangere sono comportamenti di attaccamento. All'inizio è soprattutto il caregiver a mantenere la vicinanza.

  • Orientamento e segnali diretti verso una o più figure distinte: Schemi di attaccamento complessi (capacità di afferrare un oggetto); il bambino ha la capacità di dirigere il suo comportamento di attaccamento tra caregiver più familiari e altri, di intraprendere relazioni sociali di attaccamento-accudimento con il caregiver. Il bambino può distinguere sempre di più il suo caregiver: la consapevolezza del bambino si è espansa per incorporare la continuità delle interazioni con la figura prescelta.

  • Mantenimento della vicinanza a una figura particolare mediante locomozione e segnali: Tra il 6o/9o mese, fase caratterizzata da un numero di cambiamenti motori, cognitivi e comunicativi importanti tra cui nuovi comportamenti di attaccamento (con l'inizio della locomozione che dà una maggiore capacità di controllare la vicinanza alla figura di attaccamento, di muoversi ed esplorare l'ambiente usando la madre come base sicura), elaborazione dell'informazione (capacità di selezionare i comportamenti di attaccamento più adatti per raggiungere un obiettivo prefissato; significa che il bambino ha un'immagine interna della figura di attaccamento, indipendente dalla percezione, ossia permanenza dell'oggetto), capacità comunicative (il bambino possiede modelli operativi interni di sé e del caregiver costituiti da piani ordinati gerarchicamente, capacità di operare internamente sulle immagini, però deve ancora capire che il caregiver possiede percezioni e obiettivi propri), sistema esploratorio (grazie ai cambiamenti nella locomozione e mutamenti cognitivi), il sistema sociale (associato al sistema esploratorio), il sistema della diffidenza (verso adulti estranei), periodi delicati (tra i 6-24 mesi il bambino diventa più diffidente, si riduce il numero di individui capaci di far cessare il suo comportamento di adattamento, tendenza ad avvicinarsi alle figure familiari, si definisce un sistema di figure di attaccamento subordinate).

Sviluppo dell'attaccamento durante la prima infanzia e l'età prescolare

Lo sviluppo dell'autonomia, autocontrollo, indipendenza e socializzazione implica una diminuzione del comportamento di attaccamento perché il bambino è occupato in compiti evolutivi successivi. Nonostante ciò, resta vulnerabile a diversi pericoli, deve acquisire maggiore responsabilità nell'autoproteggersi e nell'integrare il suo comportamento con quello altrui. Durante il secondo e terzo anno di vita, il comportamento di attaccamento resta la parte principale della sua organizzazione comportamentale. Essere lasciati soli è ancora particolarmente inquietante e suscita un forte comportamento di attaccamento.

Entro il terzo anno le cose cambiano: la maggior parte dei bambini è meno sofferente per le brevi separazioni; in età superiore i bambini continuano a rivolgersi alle figure quando sono sofferenti o angosciati. Ma l'organizzazione del sistema di attaccamento cambia in modo significativo tra i 3/5 anni: le interazioni con la figura sono organizzate attraverso l'orientamento fisico, il contatto visivo, espressioni non verbali.

In età prescolare i bambini sviluppano la maggior parte delle abilità comunicative che consentono l'integrazione nell'ambiente sociale indipendentemente da stretti legami fisici con il caregiver. Inoltre, elaborano modelli operativi interni sempre più accurati (non egocentrici) sia dei propri comportamenti ed eventi interni che altrui.

In fase prescolare si osservano due comportamenti tipici: capacità del bambino di inibire il comportamento di attaccamento e di inserire piani del caregiver nei suoi per raggiungere la vicinanza; capacità di operare internamente sugli obiettivi e piani propri e altrui, di capire oggettivamente le relazioni causali tra obiettivi/piani del caregiver e il comportamento, di impegnarsi riguardanti un piano comune per la vicinanza (questo comporta la capacità di riconoscere gli stati interni del caregiver e distinguerli dai propri). Il bambino sa agire all'interno di un rapporto che non è più così dipendente dalla vicinanza e dal contatto fisico (anche se in caso di malattia, paura... il comportamento si attiva). Tuttavia, si rende conto che lui e la sua figura hanno un rapporto continuo, anche se non sono vicinissimi.

Dopo l'età prescolare

L'attaccamento diventa sempre più difficile da calcolare man mano che diventa sempre più astratto e meno dipendente dalla vicinanza fisica. Imparano ad acquisire responsabilità fondamentali per la loro protezione personale attraverso l'integrazione nella realtà sociale per periodi sempre più lunghi e in situazioni di maggiore separatezza fisica dai genitori. Inoltre, la maggior parte dei bambini sviluppa altri rapporti stretti e d'aiuto con coetanei e altri adulti, anche se solo alcuni possono essere considerati legami d'attaccamento.

La deprivazione materna

Le maggiori teorie della relazione genitore-bambino di quei tempi vedevano la relazione come conseguenza secondaria al bisogno di nutrimento del neonato. Gli studi di Bowlby e della Ainsworth hanno mostrato la relazione tra sistema di attaccamento-esplorazione e paura.

Nel bambino, il sistema della paura si attiva da indizi naturali (mancanza di familiarità, cambiamento improvviso della stimolazione, avvicinarsi in modo rapido e minaccioso, solitudine) e indizi culturali che sono appresi attraverso l'osservazione e l'associazione: quando il bambino è spaventato o soffre, non solo vuole evitare la fonte di disagio, ma cerca attivamente una fonte di protezione e sicurezza e se la figura di attaccamento non è disponibile, il bambino si sente anche lontano dalla fonte di protezione.

Al contrario, il sistema d'esplorazione è associato al senso di sicurezza da parte del bambino: equilibrio tra sistema d'attaccamento (la cui funzione è la protezione) e di esplorazione (la cui funzione è l'apprendimento). I fallimenti ambientali non sono puramente impressi su un organismo passivo, ma sono esperiti e riempiti di significato dall'individuo che ne soffre.

L'idea della deprivazione materna come causa di malattie mentali era a quei tempi un concetto rivoluzionario che divenne un paradigma. La deprivazione (sottrazione di qualcosa che prima c'era) si distingue dalla privazione (assenza di qualcosa di cui si ha bisogno): la mancanza completa di cure materne è quasi sempre dannosa per i bambini.

Bowlby studia i bambini deprivati e afferma che essi, specialmente se cresciuti in istituti in età inferiore ai 7 anni, possono essere seriamente colpiti nel loro sviluppo fisico, intellettuale, emozionale e sociale: ritardi nell'acquisizione del linguaggio, ridotta capacità di creare relazioni stabili, comportamento delinquenziale (relazione deprivazione/depravazione).

Osserva anche i cosiddetti cicli di deprivazione: il bambino trascurato crescendo diventerà un genitore trascurante in un circuito sociale che si autoperpetua, perché le esperienze avverse sono internalizzate dal bambino.

Il bambino separato risponde all'assenza dei suoi genitori con sensazioni di rabbia furiosa e di distruttività. La presenza rassicurante del genitore consentirebbe a queste fantasie di venire modificate dalla realtà, ma se la madre è assente o è lei stessa aggressiva, il bambino che cresce può continuare ad albergare fantasie di vendetta o di odio che successivamente si manifestano nel comportamento delinquenziale.

Prefigura tre temi fondamentali: la centralità della perdita come determinante del disturbo, l'importanza della madre nel neutralizzare gli effetti distruttivi della rabbia come effetto della perdita, l'uso del ritiro affettivo come difesa contro il dolore. Sottolinea l'importanza della "protesta attiva" (espressione della rabbia), piuttosto che la sua repressione e il ruolo dei genitori nel promuoverla e reprimerla: è segno di una risposta positiva alla separazione.

La reazione di lutto è un caso particolare di angoscia da separazione, perché la perdita è irreversibile. Bowlby distingue a questo proposito tre fasi:

  • Torpore: Calma apparente, basata su una chiusura emozionale in cui sono soppresse tutte le emozioni o è negata la realtà, fino a che la persona non sia in una situazione abbastanza sicura da lasciarsi andare.

  • Bramosia, ricerca, collera: La ricerca dell'oggetto perduto caratterizzata da irrequietezza fisica; la persona abbandonata si dedica a tentativi incessanti di trovare l'oggetto perduto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

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