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Teoria e metodologia del movimento umano

Capitolo 1: L'educazione motoria

Uno degli scopi dell’educazione fisica è lo sviluppo generale dell’organismo, mirando a conservare piena freschezza fisica e spirituale fino ad età avanzata. Per questo risulta indispensabile conoscere sotto ogni aspetto l’organismo umano.

Come primo concetto bisogna sapere cosa è l'anatomia. Deriva dal greco che significa: tagliare, sezionare. È la scienza della forma e della struttura del corpo. Nello studio dell’anatomia si raggruppano i singoli elementi a seconda della somiglianza e della struttura. Poi si descrivono questi sistemi:

  • Ossa - sistema osseo
  • Muscoli - sistema muscolare
  • Movimento - sistema locomotore

L’anatomia che studia la struttura corporea viene definita: anatomia sistemica. L’anatomia che studia la posizione dei singoli elementi viene definita: topografia. L’anatomia che studia sia le somiglianze, che le differenze di strutture viene chiamata: anatomia comparata.

Quando si parla di attività motoria ci si riferisce a un:

  • Processo di realizzazione della personalità e del suo adattamento autonomo all’ambiente
  • Processo di integrazione delle strutture biologiche con le situazioni ambientali
  • Processo di ristrutturazione della persona in tutti i suoi aspetti fisici, biologici, emotivi e sociali

La personalità è una struttura nella quale convergono vari aspetti suddivisi in quattro aree fondamentali:

  • Area corporea che si avvale di sistemi osseo muscolari, cardio-respiratorio e ghiandolare per la conservazione della salute somatica (relativo al corpo umano).
  • Area intellettiva per l’elaborazione e l’interpretazione degli input percettivi e la comprensione della problematica stimolo-risposta in situazioni cognitive e coordinazione spazio-tempo.
  • Area affettiva, dove giocano motivazione, senso del sé e autocontrollo per la salute psicologica.
  • Area sociale per lo sviluppo della collaborazione e del senso sociale.

L’educazione motoria per ciascuna area si prefigge degli obiettivi ma la loro realizzazione non può prescindere dall’integrazione di tutti e quattro gli aspetti della personalità. Alla base della vita di relazione tra tutte le attività umane un supporto essenziale è la motricità (quello che il corpo esprime mediante il movimento).

I movimenti sono un importante mezzo con cui l’uomo esprime e manifesta i sentimenti e le emozioni. Sulla base di tale considerazione è più corretto parlare di psicomotricità che di motricità. La psicomotricità indica una stretta connessione tra anima e corpo ed esprime il modo di agire di un individuo in rapporto a se stesso e al mondo, con tutta la propria storia e i propri desideri e successi ed insuccessi.

Per la Montessori il movimento è l’unico mezzo tangibile che pone l’io in relazione con la realtà esterna; per una buona stabilità motoria, il fattore principale è la sicurezza, infatti la tensione emotiva influisce sui movimenti:

  • Sono contratti nel soggetto inibito (impedimento di certe attività funzionali dell’individuo);
  • Sono espansi nel soggetto equilibrato.

Il termine psicomotricità è nell’indirizzo neuro psichiatrico per la riorganizzazione del comportamento e della personalità. Il neuro psichiatra Hjugerra nel trattare i disturbi della vita affettiva relazionale e cognitiva della prima infanzia dà suggerimenti per ridurre tensione forme di resistenza e aggressività del bambino nei suoi rapporti comunicativi; definendo dialogo tonico la relazione tra:

  • Soggetto - soggetto
  • Adulto - bambino
  • Madre - bambino
  • Bambino - bambino

La psicopedagogia, ha aperto la strada alla concezione che è l’azione che non solo permette la conoscenza della realtà ma la trasforma; infatti il bambino in rapporto con gli oggetti matura la conoscenza del sé, sviluppa la nozione di spazio e di relazione nello spazio e la successione di avvenimenti lo arricchisce di informazioni e valenze affettive.

L’educazione psicomotoria, si sviluppa dalla nascita fino ai 12 anni di vita. Tutto avviene per tappe e per fasi di sviluppo che non hanno limiti fissi, vi è una grossa elasticità, e gli aspetti variano da bambino a bambino ciascuno con la sua storia, il suo vissuto e le sue motivazioni.

Il bambino parte da una motricità riflessa per arrivare a una motricità nella quale il movimento prima è rappresentato mentalmente e poi effettuato:

  • Dalla nascita ai 2 anni: il bambino passa da azioni riflesse al camminare e alla coordinazione motoria, attraverso il dialogo tonico con la madre, inizialmente molto serrato e poi più di rado, ma sempre presente.
  • Dai 2 ai 5 anni: tutte le attività psicomotorie sono sotto forma di gioco con continui cambiamenti che però gli permettono di riconoscersi in quanto individuo. È un periodo di apprendimento globale finalizzato all’uso del proprio corpo che utilizza differenziando le parti del proprio corpo in movimento nello spazio. Parallelamente si sviluppano il linguaggio e il pensiero.
  • Dai 5 ai 7 anni: lo sviluppo psicomotorio si perfeziona notevolmente per quantità e qualità d’azione, utilizza il proprio corpo in situazioni e compiti diversi, migliora il ritmo, conosce la destra e la sinistra e usa le braccia indipendentemente dal tronco. L’impegno nel gioco è più sentito con maggiore concentrazione.
  • Dai 7 ai 10 anni: prende coscienza delle varie parti del corpo e della capacità di controllare i movimenti per un determinato tempo; lo schema corporeo è elaborato per cui il bambino ha i mezzi per conquistare la sua autonomia. L’attività preferita è sempre il gioco ma con più partecipazione nel gruppo.

Quindi attraverso il movimento l’uomo esprime il suo modo di pensare, la sua capacità di affrontare i problemi e di risolverli, la sua intelligenza, ecc. L’aspetto che più ci interessa è quello relativo al valore e al ruolo che la motricità ha nel processo di sviluppo e formazione dell’uomo, oggi e nel futuro.

Possiamo parlare della teoria di Kurt Meinel del movimento che afferma: "per scoprire quale sia stato il ruolo della motricità nell’evoluzione psichica, intellettuale e culturale dell’umanità, bisogna rivedere le prime fasi della storia". L’ipotesi che egli vuole dimostrare è che la motricità umana nella sua peculiarità specifica è un prodotto del lavoro. Il linguaggio ed il lavoro furono gli strumenti più importanti ed essenziali dei quali si servì l’uomo. Già Engels descrivendo i primordi della vita ha messo in rilievo il ruolo avuto dalle attività motorie dell’uomo nel processo di umanizzazione. Egli scrive un esempio dell’organizzazione più importante del lavoro cioè la mano. Il primo passo decisivo era che la mano si dimostrava autonoma e poteva acquisire destrezza e scioltezza che poi si trasmise di generazione in generazione. Quindi la mano non è soltanto l’organo del lavoro ma anche il suo prodotto.

Come nasce il movimento? Ogni movimento nasce dal continuo aggiustamento del proprio corpo, a seguito delle continue influenze derivanti dal mondo percettivo. Le modalità di apprendimento sono tre:

  • Aggiustamento riflesso: corrisponde a un movimento riflesso e involontario determinato da uno stimolo sensitivo.
  • Aggiustamento senso motorio o per errore: è un fenomeno progressivo attraverso il quale è possibile apprendere un nuovo movimento e giungere agli automatismi (è un tipo di aggiustamento che non avendo le conoscenze procede per tentativi ed errori, ad esempio un bambino che impara a camminare).
  • Aggiustamento ideomotorio: corrisponde al movimento volontario ed è il più evoluto degli aggiustamenti. È un progetto operativo preciso; prima pensato dalla mente e poi eseguito.

Come si impara un movimento? Un movimento si impara attraverso tre fasi:

  • Progetto
  • Fase operativa
  • Verifica

In sintesi l’apprendimento di un gesto è una continua successione di tre passaggi. Ogni azione successiva porta con sé l’esperienza precedente. Si passa da un movimento scoordinato ad uno più corretto ed efficace. Progettuale: il progetto è valido se è realizzabile. Fase operativa: il percorso. Verifica: serve a verificare se l’obiettivo è stato raggiunto, è presente in tutte le attività didattiche.

Tre tipi di movimenti: volontario, autonomo, riflesso.

Capitolo 2: Le basi anatomo-funzionali del movimento: "Il corpo: sistemi ed apparati"

L’anatomia è la scienza che studia la forma e la struttura del corpo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e metodologia del movimento umano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Sibilio Maurizio.
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