Cartografie pedagogiche
Al di là di Google (Frauenfelder)
Riflettendo sulla favola di Pollicino (L. D’Alessandro)
Qual è la ratio di questo testo? Il motivo per cui è stato scritto.
[citazione necessaria: il prof si è messo a ridere e ha detto: nun mfacit rirer, ke l’hanno scritto i colleghi! Non ci sta niente da fare, non farò mai carriera, lo dico sempre…] ;)
Questo libro nasce come un ausilio per noi giovani che leggiamo poco e male. Oggi ciò che si legge si trova soprattutto su internet. Perciò questo testo rappresenta una guida per noi studenti, punti fermi che possono farci riconoscere, tra le mille possibili, la giusta strada.
Il preside di facoltà, Lucio d’Alessandro ha scritto una breve introduzione al libro, citando una metafora che rappresenta meglio la situazione del mondo odierno. La favola di Pollicino dimostra come anche la creatura più piccola è capace di una grande intelligenza. La nostra società è buia come la notte in cui si erano perduti Pollicino e i suoi fratelli. Mentre internet è come la foresta piena di insidie. Il testo “Cartografie pedagogiche” simboleggia le mollichine che Pollicino lasciò per la strada e che permisero a lui e ai fratelli di ritrovare la strada del ritorno... questo libro deve essere per noi un faro che ci aiuta nel nostro cammino verso la conoscenza, un orientamento nel campo della ricerca pedagogica odierna attraverso la metodologia delle recensioni.
Struttura del testo
- Al di là di Google e il riflettore (introduzione)
- Articolando: tre articoli - che sono tre saggi - che fanno il punto della situazione su alcune problematiche importanti della ricerca pedagogica di oggi.
- Libriamo: recensioni a dei testi (scritte da dottorandi di ricerca che lavorano presso la facoltà).
- La gazzetta e voce alla ricerca: indicazioni di convegni che sono stati svolti.
Prima parte: Articolando
1) Consumi, simboli, identità
Pratiche post moderne di autoformazione di Daniela Manno
Questo articolo affronta la ricerca pedagogica di oggi e le pratiche dell’autoformazione, cioè perché c’è la necessità dell’autoformazione: perché ci troviamo in una società che ci propone molti stimoli formativi. Nell’era moderna le agenzie formative erano poche (la famiglia, la parrocchia e il contesto sociale molto meno complesso di oggi), nell'epoca attuale (post moderna) invece il nostro Sé per potersi accrescere deve far riferimento a più agenzie formative. Nella nostra era complessa (complessità ripresa anche nell’articolo di P. Perillo) le fonti di informazione si sono molteplicate!
L’autore dice che si acquisisce formazione non solo nella scuola e nelle istituzioni preposte ad essa ma anche grazie ad altre fonti come internet (pensiamo a se vogliamo fare un corso di inglese). Internet è una delle molte fonti di informazione che non è istituzionale. Oggi l’individuo fa non poca fatica a costruire la sua identità, avendo pochissimi punti di riferimento veramente saldi quali erano un tempo la famiglia, la chiesa, la scuola. Oggi abbiamo quella che Bauman definisce “identità palinsestale” cioè un’identità poco stabile, continuamente in trasformazione.
Prendendo in considerazione Bruner e la sua psicologia culturale, possiamo affermare che la costruzione dell’identità non è avulsa dalla cultura perché esiste un rapporto di interdipendenza tra l’individuo e la cultura, quindi tra l’individuo e l’ambiente. Sono le relazioni interpersonali che permettono all’individuo di costruire una propria identità. Nell’epoca precedente a quella post moderna, l’individuo intratteneva poche e durature relazioni, e questo faceva sì che egli si costruisse un Sé definito e stabile nel tempo. Con l’età post moderna e la diffusione delle nuove tecnologie, tutto è cambiato. Oggi l’uomo può intrattenere un numero illimitato di relazioni arrivando a quello che Gergen definisce “saturazione sociale”.
Significa che: L’individuo oggi presenta una molteplicità di Sé, cioè di varie identità, perché vive una molteplicità di relazioni. Potremmo quasi dire che abbiamo tanti Sé quante sono le relazioni che instauriamo durante la giornata. Un ruolo significativo in questo processo di costruzione dei Sé gioca anche la sfera del consumo, non inteso solo come consumo di merci quindi materiale ma come consumo di beni immateriali; pensiamo alla fruizione mediatica: oggi attraverso il video veniamo a contatto, seppure mediaticamente, con tante altre persone, con le loro identità, con i loro stili di vita, con i loro modi di relazionarsi che, inconsapevolmente, spesso modificano i nostri! Ci fanno riflettere su noi stessi e sulle circostanze in cui viviamo. Guardare la tv non è un’attività passiva perché il soggetto rielabora ciò che vede, svolge un’attività interpretativa!
C’è da sottolineare però che l’esperienza reale tende a predominare su quella vicaria (quale può essere considerata quella mediatica). La pubblicità oggi incide molto soprattutto sui giovani che consumano determinati prodotti o indossano determinati capi cercando anche in questo modo di costruirsi una particolare identità.
2) La pedagogia della scienza oltre la scienza negata
Dalla scienza parziale alla pedagogia della scienza Stefano Oliverio
Questo articolo parla della necessità di creare e di rafforzare una pedagogia della scienza. Perché è indiscutibile come il mondo della scienza e della tecnologia abbia influenzato la vita degli individui. Gli autori di riferimento di questo autore sono in primis Dewey.
Dice Dewey che la scienza di oggi è una scienza incompleta e soprattutto non democratizzata. Oggi la scienza va sempre più avanti, si fanno sempre nuove scoperte ma non c’è una pedagogia alla scienza! Cioè il mondo scientifico sta diventando sempre più chiuso, le scoperte scientifiche, tecnologiche pur facendoci fare un salto di qualità nella nostra vita quotidiana sono ad appannaggio di poche persone perché tutti li utilizziamo ma solo pochi sanno come ci si è arrivati ad essi, qual è la loro struttura. Quindi la scienza non è fruibile dal cittadino quindi c’è un problema di democrazia!
Come ha sottolineato anche la Agazzi in una conferenza, si rende necessario un contratto sociale tra scienza e democrazia nel senso che la scienza deve essere trasparente per tutti e far sì che tutti possano partecipare alla conoscenza scientifica e tecnologica. Ecco cosa significa democratizzazione della scienza: il coinvolgimento della collettività che diventa partecipe delle scelte compiute in campo scientifico.
Quindi l’autore introduce il problema dell’educazione scientifica nella scuola che oggi è ancora carente. Bisogna promuovere la formazione degli scienziati ma anche dei cittadini, chi la fa e chi ne usufruisce. Per cui il potere politico, le istituzioni hanno compreso questo problema e sono state coinvolte per risolverlo e offrire una migliore educazione scientifica nelle scuole. Cioè educare i bambini ad un pensiero scientifico! Stimolarli alla riflessione sulla scienza (pedagogia della scienza). Solo in questo modo secondo l’autore è possibile recuperare questa divaricazione tra mondo della scienza e quello dei cittadini.
[Nel “documento di lavoro” elaborato dal Ministero nel 2007 viene denunciata la posizione di marginalizzazione italiana rispetto al mondo intero per quanto riguarda l’educazione scientifica.]
La scienza negata e l’insegnamento scientifico-tecnologico: il caso italiano
Negli anni 70 qualcuno ha detto che il motivo per cui la scienza non è presente nella cultura nazionale è la scuola. In Italia esisterebbe un analfabetismo scientifico di cui ha parlato anche il Ministro Berlinguer: “i cittadini non sono dotati di una cultura scientifica e tecnologica per poter partecipare a delle scelte collettive e per operare quelle personali. Anche l’utilizzo delle nuove tecnologie richiede un certo livello di competenza che però non si possiede. La mancanza di tale cultura è un freno allo sviluppo del Paese”.
In Italia la scienza è oggetto di apprendimento scolastico, nozionistico. Non si lavora sulle esperienze, sugli esperimenti, … sul “pratico”. Teorie, leggi, devono essere imparate come se fossero verità incontestabili! Invece gli scienziati sanno bene di avere tanti dubbi e incertezze anche se spesso si tende a mascherare questa ignoranza. Quindi una didattica improntata alla trasmissione delle conclusioni è inutile; sarebbe più idonea una didattica concentrata su una “ricerca fluida, in divenire”, piuttosto che su una “ricerca stabile”.
La didattica della scienza deve per questo assegnare un ruolo peculiare al laboratorio in modo che il ragazzo possa trovarsi in una condizione quanto più simile a quella dello scienziato. L’apprendimento nasce soprattutto dalle esperienze, dalla costruzione dei propri risultati fino al raggiungimento delle strutture concettuali. Ovviamente gli alunni non devono essere lasciati ad un’esplorazione spontaneistica.
3) Formazione e conoscenza: riflessioni pedagogiche sull’educazione metacognitiva
Pascal Perillo
La tematica di questo articolo è: la metacognizione. Oggi noi ci troviamo in una società complessa (come dice Morin), di conseguenza c’è bisogno di una formazione dell’individuo che sappia adeguarsi a questo tipo di società.
[Perché è complessa? Perché oggi ci muoviamo in un contesto che va oltre i localismi regionali e nazionali per diventare sempre più globalizzato. Soprattutto consideriamo la velocità delle informazioni. Prima le informazioni riuscivano a sedimentarsi e a diventare patrimonio dell’individuo, oggi no, ne sono così tante che spesso l’individuo ne viene travolto e non riesce a padroneggiarle. La società è complessa anche nel cercare di comprendere quali sono le ideologie, i valori della nostra società. L’uomo per poter padroneggiare questa situazione, deve formarsi grazie a varie agenzie formative.]
Il concetto di formazione è un concetto complesso: è il soggetto stesso che attivamente, lungo l’arco della vita, e in interazione con l’ambiente, costruisce la sua formazione. Alla luce dei continui cambiamenti della società e della necessità di formazione, l’autore si chiede quale sia la strategia educativa migliore che può aiutare nella costruzione della conoscenza.
Dice Perillo: “È possibile una formazione che venga davvero padroneggiata dall’uomo?” sì quando c’è metacognizione cioè quando su quei contenuti e conoscenze che ci sono stati trasmessi c’è la nostra riflessione, e quando di conseguenza li sappiamo utilizzare anche in altri settori (operativi, pratici), possiamo dire allora che siamo arrivati ad un buon livello di metacognizione.
La “knowledge society”, una società (come quella odierna) in cui i saperi sono in continua evoluzione, richiede un tipo di educazione metacognitiva. La metacognizione consiste nella capacità di retroagire sui saperi, e prima ancora sui processi mentali che hanno portato a costruire quei saperi, è riflessione critica sulle conoscenze.
Le scienze bioeducative (di cui la prof. Frauenfelder è “sostenitrice”) rappresentano un ambito della pedagogia contemporanea che collega la ricerca pedagogica con quella biologica e neuro scientifica e la psicologia, antropologia e sociologia. Le scienze bioeducative cercano di capire che ruolo svolgono fattori biologici e fattori ambientali nei processi di costruzione della conoscenza. E la metacognizione secondo queste, permette appunto di sviluppare una maggiore autonomia nel processo di costruzione della conoscenza. Per questo motivo la metacognizione è un’ottima strategia educativa che permette al soggetto di riflettere sulle proprie modalità di apprendimento.
Seconda parte: Libriamo recensioni
Recensore: Felice Corona
Autore del testo: H. Gardner
Titolo testo: Educazione e sviluppo della mente. Intelligenze multiple e apprendimento.
Nucleo concettuale. Nel 2005 esce un insieme di saggi dal titolo: educazione e sviluppo della mente. Intelligenze multiple e apprendimento. In essi Gardner rielabora le proprie asserzioni pedagogiche. Gardner ha studiato le implicazioni della teoria delle intelligenze multiple sull’insegnamento, l’apprendimento e il rendimento in classe.
Recensore: Jane Valletta
Autore testo: De Mennato
Titolo testo: Per una cultura educativa del corpo.
Nucleo concettuale: il leitmotiv del volume è mettere in crisi una concezione tipicamente moderna che vuole il corpo bello e giovane a tutti i costi e mettere in contrapposizione a tale concezione la necessità di un rapporto sereno ed equilibrato con il proprio corpo. L’idea di benessere che propone l’autrice coincide con una continua tensione al riequilibrio che compiamo durante tutto il corso della nostra vita. La terza età coi cambiamenti e i continui riadattamenti che essa comporta fornisce spunti interessanti di riflessione su quanto sia importante la capacità di gestire il cambiamento. È questa la finalità dell’educazione, in particolare di quella corporea: essere in grado di gestire i cambiamenti!
Recensore: Pascal Perillo
Autore testo: Cambi
Titolo testo: Abitare il disincanto. Una pedagogia per il post moderno.
“Oggi è necessaria una pedagogia del soggetto, di un soggetto protagonista della società, della cultura, del pensiero, un soggetto capace di leggere il disincanto. La pedagogia del disincanto reclama una riflessione pedagogica critica.
L’autore del testo affronta questioni come: la metacognizione, l’ironia, la democrazia, la laicità della religione. Tutti questi sono solo alcuni dei “luoghi” di riflessione critica della pedagogia del disincanto.”
Recensore: Pascal Perillo
Autore testo: P. Orefice
Titolo testo: “Pedagogia. Introduzione ad una scienza del processo formativo.”
L’autore parte da una domanda: cosa può fare l’educazione per le donne e gli uomini del nostro tempo? Innanzitutto è necessaria una pedagogia che sappia garantire a tutti la reale partecipazione al processo formativo.
Nell’attuale “knowledge society” e nell’attuale fase storica della globalizzazione, il prototipo vincente per il nuovo secolo è L’UOMO DELLA CONOSCENZA. Il processo formativo deve essere legato tanto al globale quanto al locale.
Recensore: Angelica Campanella
Autore testo: M. Baldacci
Titolo testo: “I modelli della didattica”.
Massimo Baldacci nel testo “I modelli della didattica” individua la necessità di adeguare la qualità della didattica alle problematiche della società attuale definita come società conoscitiva che richiede una formazione continua. (lifelong learning).
La scuola oggi crede di assolvere al suo compito trasmettendo saperi “preconfezionati”, freddi, invece dovrebbe fornire agli allievi quegli strumenti utili per poter ampliare autonomamente i saperi e di acquisire le competenze di base.
Competenza: è l’insieme delle conoscenze, abilità e atteggiamenti che ci permettono di affrontare e risolvere i problemi della vita. [dice Morin: meglio una testa ben fatta che ben piena] La scuola deve far sì che gli individui acquisiscano abilità e competenze comuni ma allo stesso tempo che valorizzino le proprie diversità.
Teorie e metodi di programmazione e valutazione scolastica
Capitoli 1-2
Prima nella scuola c’era una modalità di valutazione soggettiva. La docimologia nasce proprio per studiare il processo di valutazione e creare strumenti che ci permettano di fare una valutazione oggettiva. Si necessita di criteri, parametri, condivisi.
Il significato di “valutazione”
La valutazione è l’atto dell’attribuzione di valore a qualcosa, qualcuno o ad un fatto. Tale attribuzione per essere condivisa a livello intersoggettivo, deve rendere esplicita la modalità e lo strumento di misura impiegati. Cioè affinché il valore attribuito sia intersoggettivo, comprensibile a tutti, la modalità e lo strumento di misura impiegati devono essere resi espliciti.
Per modalità di misura s’intende l’operazione compiuta per attribuire un dato valore. Per strumento di misura s’intende il metro di paragone usato per attribuire valore ad un dato evento. La valutazione ha funzione regolatrice dell’azione didattica.
Dimensione regolativa della valutazione
Nell’odierno sistema scolastico e formativo la valutazione è uno strumento fondamentale per adeguare dinamicamente il sistema stesso alle necessità emergenti. Con l’autonomia organizzativo-didattica e gestionale delle scuole, la valutazione ha accentuato la sua funzione nevralgica di articolazione nervosa centrale dell’intero sistema.
Tre livelli di valutazione
- Classe: processi di verifica degli apprendimenti e di controllo della didattica. Valutazione di microsistema
- Istituto: processi di auto ed eterovalutazione
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Teoria della Valutazione Scolastica, prof. Baldassarre, libro consigliato Curricolo per Competenze,…
-
Teoria e metodi di programmazione scolastica - lo psicologo scolastico
-
Teoria e metodologia dell'allenamento
-
Estimo Civile - Teoria