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Gli indicatori che consentono la comprensione delle emozioni possono essere di natura non verbale (espressione del

volto, tono della voce, gesti e postura) e di natura verbale che permettono di parlare in maniera sistematica delle

emozioni. Già dai 2 ai 5 anni i bambini riescono a rievocare espisodi emotivamente salienti del loro passato per poi usarli

come base della conversazione.

Harris ha individuato due stadi dello sviluppo relativi alla comprensione delle emozioni: il primo va dai 2 ai 3 anni in cui il

bambino riesce ad esaminare la realtà per vedere se corrisponde a ciò desidera, quindi sono i desideri che orientano la

valutazione e determinano la qualità delle emozione; il secondo va dai 4 ai 5 anni in cui il bambino riesce a capire lo

stato d’animo dell’altro non associandolo a determinate situazioni, ma collocandolo in un ampio set di stati psicologici in

cui il ruolo dell’aspettativa e della credenza è fondamentale.

Il primo livello di comprensione dell’emozione propria e altrui si manifesta intorno ai 2-3 anni e poggia su indicatori

espressivi ( espressione del viso di una persona), inoltre si è in grado di capire che certe situazioni o ricordi di

avvenimenti accaduti suscitano emozioni. A partire dai 5-6 anni i bambini riescono a considerare gli stati interni o mentali

(desideri, credenze, intenzioni) come fattori determinanti l’emozione, inoltre il bambino riesce a dissimulare le emozioni

ovvero comprende se una determinata emozione , manifestata, non corrisponde al vero stato emotivo dell’altro. A partire

dagli 8 ai 9 anni si manifesta la componente riflessiva che permette di considerare le emozioni miste, di tenere in

considerazione l’impatto dei valori morali sulla sfera emotiva e di essere consapevoli delle strategie atte a regolare

l’esperienza emotiva.

L’attribuzione di un senso all’esperienza emotiva deriva dalla presenza di tre aspetti: il primo riguarda la natura della

comprensione emotiva che va dal semplice riconoscimento delle emozioni di base fino alla comprensione di emozioni

complesse; il secondo riguarda l’ordine gerarchico che segue lo sviluppo e il definirsi delle differenze individuali nel

livello di comprensione dell’emozione; il terzo riguarda le conseguenze del modo in cui si comprendono le emozioni sulla

qualità dei comportamenti sociali del bambino e sulle sue competenze sociali.

4.5. ESEMPI DI PERCORSI DI SVILUPPO ATIPICI

Non tutti i soggetti comprendono le emozioni nello stesso modo e perc comprendere questa differenza possiamo

ricorrere ad esempi di percorsi atipici. Le caratteristiche di universalità dell’emozione hanno permesso di considerarla

omogenea all’interno di diversi contesti socioculturali. Mentre gli studi transculturali hanno rivelato una sostanziale

universalità delle capacità di riconoscimento emotivo delle espressioni faccili, in culure letterate e non letterate la

comprensione degli aspetti collegati a stati interni, come desideri e credenze, risulta meno univocamente connotata.

Tenenbaum ha condotto ricerche sul modo di comprendere l’emozione da parte di bambini peruviani ed i risulati hanno

indicato che l’ordine gerarchico, secondo cui vengono acquisite le diverse componenti della comprensione emotiva,

viene rispettato. Altro aspetto per valutare le differenze individuali sulla comprensione delle emozioni riguarda la sua

natura, ossia il fatto che essa sia alimentata da fattori situazionali piuttosto che mentali. Sono stato presi due gruppi di

soggetti: il primo comprende soggetti che hanno subito maltrattamento, il secondo soggetti autistici. Nel primo caso ad

essere inficiata risulta la capacità di accedere alla mente dell’altro, il soggetto non riesce a decodificare i fattori mentali

implicati nell’esperienza emotiva. Nel secondo caso ad essere inficiata è la competenza che permette di comprendere lo

stato emotivo degli altri a partire dall’osservazione delle loro modalità espressive come gesti, il tono della voce e il volto.

Tale compromissione dipende dalla mancanza della competenza che ci permette di valutare gli stato mentali propri e

altrui. I soggetti autistici non riescono ad acquisire strumenti per comprendere il valore soggettivo e privato delle

emozioni.

CAP.5

5.1. EMOZIONE E CONTESTO SOCIALE

Le emozioni sono inestricabilmente legate al contesto sociale. Per comprendere cos’è un contesto sociale dobbiamo

risalire a 4 definizioni: contesto sociale come ambiente di crescita; contesto sociale come ambiente dove hanno luogo i

processi di socializzazione; contesto sociale come insieme di significati veicolato dai termini del lessico emotivo;

contesto sociale come luogo di espressione dei processi di influenza sociale.

Il contesto sociale ci permette di disambiguare le emozioni, infatti può succedere di non riuscire a cogliere il significato di

un’espressione emotiva senza conoscere il contesto, e definisce le regole di esibizione ossia le situazioni in cui è

adeguato esprimere un’emozione che permettono la creazione di un codice condiviso. Anche se è stata sanata da alcuni

studi l’universalità delle emozioni tuttavia le variabili di tipo evolutivo, di genere e socioculturali riescono a differenziare la

risposta emotiva. Le emozioni possono essere viste sotto il duplice aspetto di mezzo e di messaggio dei processi di

socializzazione, infatti, anche se valutiamo la risposta emotiva del bambino, è in rapporto alle relazioni interpersonali con

cui si confronta quel bambino che la risposta si definisce.

Entrambe le posizioni del costruttivismo sociale, forte e debole, considerano il contesto sociale come determinante

dell’esperienza emotiva. Tuttavia la prima ritiene che il contesto sociale ha sia un ruolo normativo sia un ruolo

prescrittivo nei confronti della risposta emotiva, mentre la secondo, quella debole, riconosce alle differenze individuali

uno spazio all’interno della relatività culturale e dei processi di apprendimento.

A questo punto, dunque, bisogna definire le caretteristiche di questo contesto dividendolo in più contesti diversi che

riguardano: il rapporto con la madre, con il padre, con i fratelli, con i pari, con gli amici e così via. In ciascun contesto

elencato saranno presenti apprendimenti di regole e influenze sociali.

5.2. IL CONTESTO SOCIALE DIADICO

Grazie al contesto diadico il bambino riesce a leggere e ad intepretare i segnali e le espressioni emotive altrui.

L’interazione tra madre e figlio risulta essere un vero e proprio dialogo in cui ognuno dei partecipanti utilizza un proprio

specifico repertorio di competenze. Per quanto riguarda la figura materna, la prima fonte di influenza proviene da ciò che

essa comunica attraverso il suo volto, la sua voce, le sue mani e il suo corpo. Le espressioni facciali che la madre

mostra al bambino sono spesso esagerate nella loro entità, sia temporale sia spaziale, e presentano un carattere di

ripetitività e stereotipia che ne facilitano la familiarizzazione. Le vocalizzazioni seguono un percorso particolare in cui

viene semplificata la sintassi e vengono emessi suoni senza senso. La madre fissa il proprio bambino più a lungo

rispetto alle comune regole sociali e coordina lo sguardo con la parola integrando poi altri gesti, come il movimento della

testa. Anche la prossemica, la spazio interpersonale, sembra essere violato dall madre in quanto le usuali convenzioni

della distanza sono superate.

Per quanto riguarda il repertorio del bambino gli strumenti socioemotivi di cui dispone e che gli permettono di orientarsi

verso la madre sono: attenzione selettiva per il volto, la precoce capacità di fissare lo sguardo, l’iniziale preferenza per

gli oggetti animati, l’innata competenza di espressione facciale delle emozioni di base e il precoce sviluppo

dell’intenzionalità e della consapevolezza.

Stern ritiene che attraverso la relazione diadica il bambino realizzi l’esperienza della sintonizzazione affettiva mediante

la quale il bambino può realizzare il modo in cui è avvertito dall’altro e, sulla base di questa esperienza, percepire i propri

stati mentali ed emotivi. È attraversp questa esperienza che il bambino può percepire i propri stati interni riconoscendoli

in maniera adeguata. Il contesto sociale diadico è un’occasione in cui attraverso l’emozione si riesce ad organizzare

l’esperienza.

5.3. IL CONTESTO FAMILIARE E SOCIOCULTURALE

Il contesto familiare rappresenta un referente fondamentale per lo sviluppo emotivo, un luogo che va a costituire il

bagaglio di competenze che la persona utilizza nell’ambito dell’ampio contesto sociale d’interazione. Il contesto familiare

permette la crescita psicologica del bambino ed è il luogo dove egli impara ad interagire, in modo appropriato, non solo

nell’ambito familare ma anche nel gruppo sociale di appartenenza. Ci sono vari aspetti di questo contesto che giocano

un ruolo di fondo nello sviluppo del bambino:

- un primo aspetto riguarda il rapporto tra i genitori che va ad influenzare lo sviluppo dell’empatia, delle tendenze

presociali del bambino, l’insorgere di aggressività e comportamenti maladattivi. Laddove i genitori dimostrino una

complicità e trasmettino principi e regole chiare, il bambino potrà sviluppare capacità di comprensione nei confronti delle

emozioni proprie e altrui, favorendo in tal modo lo sviluppo dell’empatia e del comportamento presociale. Laddove è

presente in maniera persistente il conflitto i figli dimostrano una maggiore difficoltà di adattamento emotivo. Questo

processo non è unidirezionale, ossia dai genitori verso i figli, ma è un processo di influenza reciproca, dove la direzione

degli affetti è circolare. Questa conflittualità, inoltre, non tende a rimanere unicamente nel contesto familiare ma si

espande in contesti esterni. Schaffer ha individuato fattori esterni ed interni che vanno ad influenzare la vulnerabilità

emotiva infantile. I fattori interni sono: il genere, il temperamento, le condizioni alla nascita e il livello di sviluppo

emotivo. I fattori esterni sono: l’armonia familiare, il tipo di attacamento con le figure genitoriali, il numero dei figli e la

differenza di età, la presenza di condizioni psicopatologiche nei genitori, lo status socioeconomico e la rottura del

rapporto tra i genitori;

-un secondo aspetto riguarda lo stile del genitore e il ruolo differenziato di padre e madre nello sviluppo socioemotivo

dei figli. I modi in cui le madri si rivolgono ai figli ha un riflesso diretto sullo sviluppo socioemotivo: alcune madri si

rivolgono al bambino considerandolo un agente mentale, ossia ritenendolo un soggetto dotato di una mente contenente

intenzioni, emozioni, desideri e credenze; altre madri trattano il bambino senza una specifica propensione ad attribuire

un senso alle loro iniziali espressioni verbali. Solo i figli del primo caso sviluperanno un attacamento sicuro e saranno in

grando di usare capacità di mentalizzazione, ossia di usare le emozione in maniera flessibile ed adeguata;

-un terzo aspetto riguarda il rapporto tra fratelli, infatt, esistono importanti collegamenti tra la qualità emotiva delle

diverse relazioni presenti nel contesto familiare. Se allarghiamo la considerazione del contesto sociale a fattori esterni

alla famiglia un ruolo importante è svolto dalle condizioni socioeconomiche delle famiglie. Infatti all’interno di contesti

socioeconomici svantaggiati troviamo comportamenti emotivi più estremi e meno stabili.

5.4. CONTESTO SOCIALE, EMOZIONI E CICLO DI VITA

I processi di socializzazione sono i principali responsabili delle differenze individuali che ritroviamo fra i soggetti

appartenenti a contesti socioculturali diversi o a momenti del ciclo di vita differenziati. Gli aspetti e i fattori del contesto

sociale vanno a determinare la semantica emozionale, ossia i significati condivisi che ogni persona associa alle distinte

emozioni. La socializzazione è quel processo che permette l’acquisizione di norme, regole e modelli di comporamento.

Può essere divisa in socializzazione primaria e socializzazione secondaria. La prima si esplica nella famiglia, mentre la

seconda in altri settori della società, come la scuola e il lavoro. L’apprendimento motivo, dunque, si svolge lungo l’intero

ciclo della vita e le emozioni mutano rispetto alla loro salienza semantica. Il contesto sociale è l’occasione attraverso cui

il significato emozionale trova il suo modo di organizzare e definire la qualità della risposta emotiva.

Se da una parte il fenomeno emotivo risulta costituito da alcuni elementi che ne rappresentano le determinazioni

biologiche e ne garantiscono la costanza e l’universalità, il modo in cui tali determinanti possono essere usate all’interno

degli scambi sociali varia a livello socioculturale. Il processo di socializzazione è responsabile della versatilità della

risposta emotiva che la rende mutevole nei suoi parametri di base. Affinchè l’emozione svolga la propria funzione

comunicativa, ciascun contesto avrà un proprio linguaggio di significati emotivi condivisi, attraverso i quali le persone che

vi appartengono possano comprendersi e attuare le proprie pratiche di interazione sociale.

5.5. ESEMPI DI PERCORSI DI SVILUPPO ATIPICI

Lo studio di popolazioni atipiche ci ha permesso di affrontare il rapporto che sussiste tra emozione e contesto sociale.

Riportiamo vari esempi:

1)una popolazione artica di nome Utka motra un basso livello di manifestazioni aggressive all’interno dei propri scambi

sociali, in particolare mostra raramente l’emozione della rabbia, affrontando le difficoltà della vita con umorismo e calma.

Per capire come mai questa popolazione esibisca raramente rabbia possiamo ipotizzare che: interpretino in maniera

diversa le situazioni che comunemente suscitano questa emozione; si percepiscano come non separati rispetto al resto

della comunità e non valutano legittima una risposta emotiva autonoma; le regole di esibizione proprie di quella cultura

non ne consentono l’esibizione. Ciò indica che un’emozione di base come la rabbia occore quando un evento viene

valutato rilevante per un certo obiettivo o per il senso si sé o di un’altra persona. Questo caso ci mostra che in contesti

socioculturali diversi le emozioni che noi consideriamo “normali” non lo sono nella stessa maniera;

2 )per instaurare una relazione positiva tra genitore e bambino è importante che il piccolo sia in grande di emettere

segnali che riflettano il suo stato emotivo e che il genitore sappia interpretarli. Tuttavia le conosce e le osservazioni dei

bambini ciechi, sebbene hanno dimostrato che riescono ad esprimere emozioni di base con le stesse competenze dei

bambini normativi, hanno dimostrato che le espressioni, col passare del tempo, diventano via via sempre meno frequenti

e articolate. La causa di tutto cià risiede nella mancanza della percezione visiva e nella mancanza del sostegno

comunicativo con il genitore;

3)lo script emotivo può avere una duplice accezione, nella prima viene inteso come un insieme di eventi ordinato in

sequenza che ci permette di attribuire un senso ad un’azione, nella seconda rappresenta sempre un serie di eventi

ordinati in sequenza, ma non riguarda stituazioni oggettive bensì la modalità secondo cui ogni attore sociale valuta una

determinata situazione. È proprio in quest’ultima accezione in cui il contesto entra a far parte in senso pieno dei processi

di comprensione emozionale. È stato visto che soggetti autistici sebbene riescano a ricordare sequenze di eventi

riccorrenti, tuttavia falliscono in compiti in cui la corretta attribuzione di un’emozione richieda di andare oltre la situazione

oggettiva e accedere agli stati mentali del protagonista.

CAP.6

6.1. COMPONENTI DELLA REGOLAZIONE EMOTIVA

La regolazione emotiva è quel processo che consente agli individui di attingere alle loro risposte psicologiche per

rispondere in maniera adattiva e flessibile alla richiesta dell’ambiente.

Se accettiamo il punto di vista funzionalista secondo cui le emozioni rappresentano risposte specifiche per fronteggiare i

problemi della sopravvivenza fisica e sociale, possiamo pensare che esse costituiscono un sistema di segnalazione

specializzato in grado di predisporre l’organismo ad attivare piani d’azione che interrompono quelli in corso per

proseguire obiettivi individuali prioritari. Il processo regolativo coadiuva l’organismo nel mobilitare le risorse utili ad

attivare risposte cognitive e comportamentali congruenti con gli eventi da cui sono state elicitate.

Schachter ha formulato la teoria dei due fattori secondo cui l’emozione risulta dall’interazioni di due componenti, una di

natura fisiologica e diffusa nell’organismo, l’arousal, l’altra di natura psicologica che implica la percezione e la

valutazione, l’appraisal, di questo stato di attivazione.

Il processo di regolazione, consciamente e inconsciamente, esercita un’azione di monitoraggio, valutazione,

modificazione e mediazione della riposta emoiva. Le aree in cui ha luogo corrispondono alle componenti emozionali e

sono: l’esperienza emozionale, correlati fiologici, gli indici espressivi e comportamentali e, infine, il tipo di azione e di

comportamento che ne discende.

Le modalità secondo cui viene portato avanti un processo regolatorio si distinguono in effetti a breve termine e a lungo

termine. In quelli a breve termine i processi più utilizzati riguardano la modificazione dell’appraisal dell’evento emotigeno

e la successiva elaborazione di strategie più efficaci per fornteggiare la situazione. Molto importante è anche la

rivalutazione, re-appraisal, che permette di organizzare l’emozione sulla base di un’analisi del cambiamento della propria

relazione con l’ambiente e il successo e il fallimento che le proprie azioni hanno prodotto. La regolazione a lungo termine

deve far fronte ad importanti eventi di vita negativi e comporta l’adozione di strategie quali la ruminazione, la distrazione

e infine la condivisione sociale. La regolazione emotiva permette qundi, attraverso la gestione di alcune componenti

emotive, di modulare e organizzare la risposta emotiva in maniera flessibile.

6.2. PRECURSORI E SVILUPPO PRECOCE DELLA REGOLAZIONE EMOTIVA

La competenza socioemotiva è già presente intorno ai 7/8 mesi di vita rilevando la presenza di sofisticati meccanismi di

sincronizzazione, regolazione dell’arousal e adattamento reciproco nella diade madre-figlio. Durante l’infanzia è colui che

si prende cura del bambino ad offrire la struttura esterna affinchè i processi regolatori possano svilupparsi, favorendo il

passaggio dalla regolazione diadica all’autoregolazione. Benchè regolazione e autoregolazione procedano insieme

nell’infanzia, è alla seconda che riconosciamo un ruolo predominante all’inizio del percorso evolutivo. Gianino e Tronick

propongono di suddividere i comportamenti regolatori dell’infante in due grandi categorie: quelli autodiretti e quelli

eterodiretti. I primi riguardano stategie regolatorie del bambino volte ad ottenere volte ad ottenere il controllo del proprio

stato emotivo agendo si se stesso, i secondi si propongono di raggiungere il medesimo scopo agendo invece sull’altro,

affinchè intervenga per favorire una riduzione dell’arousal.

6.3. IL CONTESTO FAMILIARE E SOCIOCULTURALE

Ciò che inizia come meccanismo fisiologico innato di regolazione dell’attivazione diventa, nel corso dello sviluppo

precoce, un modo di gestire l’arousal all’interno della relazione diadica e , infine una più matura forma di

autoregolazione. La natura sociale attraverso cui l’emozione trova la sua forma di organizzazione è perciò evidente sin

dalle più precoci fasi evolutive.

La famiglia rappresenta il più importante contesto di esperienza emotiva di cui il soggetto sia partcipe nel corso del suo

sviluppo. Le pratiche di allevamento e i modelli psicoeducativi messi in atto dai genitori permettono l’organizzazione della

regolazione emotiva delle generazioni cui esse si rivolgono. I modelli più recenti che si sono occupati di individuare la

qualità delle competenze parentali fanno riferimento all’esito di due fattori: i fattori di protezione e i fattori di rischio. La

considerazione di questi fattori permette di capire il funzionamento dell’intero sistema familiare e di valutare la qualità

della regolazione emotiva che la contraddistingue. L’incidenza della famiglia sulla regolazione emotiva non è indipende

dai fattori che rientrano nel contesto socioculturale e non può essere considerata al di là dei specifici momenti dello

sviluppo. Un fattore indivduato come elemento di rischio, per lo sviluppo della regolazione emotiva nel bambino, è il

conflitto coniugale che se sussiste porterà ad una regolazione emotiva inefficiente caratterizzata da alti livelli di reattività

emotiva, regolazione dell’esposizione all’affettività parentale e rappresentazioni negative della relazione tra i genitori.

6.4. REGOLAZIONE E SVILUPPO DELLE EMOZIONI NELL CICLO DI VITA

Illustrazione dell’andamento della regolazione emotiva:

1)nei primi 3 mesi la regolazione emotiva è contraddistinta da due componenti: i ritmi corporei e l’arousal; il bambino

comincia a regolare i ritmi del sonno, dell’alimentazione e dell’espletamento delle funzioni corporee di base. In alcuni

casi il temperamento del bambino può sovrapporsi alle capacità regolatorie andando ad inficiarle. Un ruolo molto

importante, per evitare che accada questo, è quello della madre;

2)dai 3 ai 6 mesi il bambino sviluppa le capacità espressive, attentive, percettive, mnestiche e con l’aiuto della madre

inzia ad effettuare le prime distinzioni preferenziali;

3)a partire dai 6 mesi l’infante manifesta una chiara preferenza per le figure di adattamento, insieme allo sviluppo della

capacità esplorativa e attentiva per gli oggetti dell’ambiente. Stern in questo periodo parla di facoltà di “tenere il genitore

il mente” come base dell’esperienza regolatoria, che si alimenta delle esperienze tramite le quali il bambino conosce,

con il genitore, attività in cui l’attenzione è condivisa e la sintonizzazione emotiva costituisce perciò un’occasione

costante dell’interazione. È alla fine del primo anno che compare il fenomeno del riferimento sociale, in cui il bambino

usa l’emozione espressa dal genitore per regolare in modo attivo la propria emotività e il proprio comportamento;

4)dai 12 ai 36 mesi i compiti di sviluppo diventano più articolati e l’interiorizzazione delle regole e delle proibizioni

consente al bambino di usare il genitore come fonte di regolazione per il controllo degli impulsi e lo sviluppo della

condivisione e della reciprocità. Durante questo periodo comincia a maturarsi la capacità di autoregolazione emotiva. La

capacità di giocare ed utilizzare le persone e gli oggetti in modo simbolico rappresenta una forma fondamentale di

regolazione emotiva che, insieme al linguaggio, aiuta il bambino nella gestione delle emozioni. Il bambino con

l’interiorizzazione delle regole e con i processi di socializzazione valuta l’appropriatezza dei propri e altri stati emotivi in

funzione al contesto. Il rapporto tra pari che inzia in questa fase va ad integrarsi con le relazioni familiari e si definisce in

funzione dello sviluppo dell’indentità di genere;

5)dai 5 anni in poi il bambino riesce ad usare una serie di strategie di autoregolazione + avanzate che consentono di

mettere in atto meccanismi di valutazione, appraisal, + specifici. Il bambino riesce a comprendere e valutare emozioni

miste, morali e riflessive. L’effetto del pieno utilizzo della capacità autoregolativa si manifesta tramite la conquista di un

autocontrollo + saldo e una maggiore capacità di prestare attenzione. L’attività cognitiva assume un atteggiamento

sempre + astratto nei confronti delle emozioni e permette di riflettere su esse. I bambini inoltre riescono a sviluppare

strategie per regolare le emozioni altrui.

6)nell’adolescenza si ha la ricerca di un nuovo equilibrio tra il riferimento ai legami familiari e quello tra i pari. Le strategie

di regolazione si distinguono in funzione della capacità di gestire in modo equilibrato la ricerca del supporto sociale.

6.5. ESEMPI DI PERCORSO DI SVILUPPO ATIPICI

Le ricerche sulle scimmie hanno reso possibile studiare gli effetti di un’inadeguata regolazione diadica precoce tra il

piccolo e la madre sul controllo dell’aggressività e sui meccanismi di regolazione psicobiologica. Bennet ha trovato una

differenza significativa del livello di concentrazione dell’acido 5-idrossiindoloacetico nel liquido cerebrospinale delle

scimmie allevate dalle madri rispetto a quelle non allevate dalle madri. In queste ultime si osserva un livello di impulsi

aggressivi molto + alto rispetto alle altre.

Studi sulle popolazioni che hanno subito traumi o abusi hanno attestato come gli eventi psicosociali legati alla

comunicazione familiare possono provocare alterazioni permanenti nel cervello e influire in tal modo sui meccanismi

regolatori di base. In particolare l’effetto di un trauma precoce sembra incidere sulle dimensione dell’ippocampo, struttura

rilevante nella regolazione dello stress, sulla qualità della lateralizzazione emisferica e sulla sensibilizzazione dell’asse

ipotalamico-pituitario-surrenalico, che comporta un’alterata attività fisiologica e uno stato di regolazione emotiva

ipervigilante e ansioso.

La regolazione emotiva può avere due forme, una che riguarda la modulazione emotiva e l’altra che riguarda il re-

appraisal (rivalutazione). Studi su soggetti affetti da disturbo di borderline di personalità dimostrano l’importanza di

queste due forme di regolazione, infatti, questi soggetti mostrano dei problemi nella modulazione emotiva che impedisce

loro di riuscire ad utilizzare efficientemente le strategie regolatorie con il successivo ricorrere a gesti impulsivi di natura

autolesiva.

Disturbi d’ansia e dell’umore rappresentano un altro caso emblematico di specifica modalità di regolazione emotiva

atipica che può comportare lo sviluppo di psicopatologie. Le aree delle disregolazione che risultato implicate sono quelle

relative alla modalità di coping e alla regolazione dei fattori neurobiologici coinvolti nella risposta allo stress.

CAP.7

7.1. LE RELAZIONI SIGNIFICATIVE: I LEGAMI DI ATTACCAMENTO

La teoria dell’attaccamento nasce e si afferma attorno alla figura di Bowlby a cui va il merito di aver unificato la

psicoanalisi e la biologia evoluzionistica per mezzo della psicoanalisi. Pur manifestando un’aperta critica alla teoria della

psicoanalisi, egli ne ha mutato alcuni assunti di fondo che possiamo schematizzare nei seguenti punti: a) l’eredità

psicologica della specie si esprime soprattutto a livelli inconscio e automatico nella sfera emotiva e comportamentale del

funzionamento mentale; b) le vicende della vita infantile incidono sullo sviluppo mentale; l’ambiente e l’esperienza sono

fonti determinanti per lo sviluppo normale e patologico. Per quanto riguarda l’etologia ha recuperato il senso

dell’osservazione naturalistica del comportamento e la sua interpretazioni in termine telenomici piuttosto che causalistici.

La telenomia studia la funzione del legame con il genitore nello sviluppo precoce e identifica nell’ambiente le cause

attivanti.

L’attaccamento è la ricerca di vicinanza e di contatto con una specifica figura di attaccamento che aiuta il bambini

quando si sente angosciato, spaventato, stanco o malato. L’attaccamento si configura come un concetto

multidimensionale articolato in + componenti di natura sociale,emotiva, cognitiva e comportamentale deputate a svolgere

quattro funzioni fondamentali: offrire sicurezze o una base sicura, consentire l’espressione emotiva, consentire la

regolazione emotiva, fornire una base per l’esplorazione. La teoria dell’attaccamento ci offre la possibilità di

comprendere i processi dello sviluppo quali i sistemi di rappresentazione mentale, sistemi di memoria, l’espressione e la

regolazione emotiva, la manifestazione comportamentale in essi implicati. Per quanto riguarda la rappresentazione

mentale si fa riferimento al modello operativo interno attraverso il quale il bambino, intorno alle metà del primo anno di

vita, inizia ad organizzare la propria esperienza emotiva sulla base di chi siano le figure di attaccamento, di dove le si

possa trovare e del modo in cui si possa aspettare che reagiscano. L’operazione mentale è correlata all’espressione e

alla regolazione emotiva che contraddistinguono l’attaccamento. La risposta emotiva del genitore permette al bambino di

organizzare le esprienze emotive e di regolare il senso della sua percezione di sicurezza.

7.2. EMOZIONI, ATTACCAMENTO E DIFFERENZE INDIVIDUALI

Pur essendo un costrutto universale l’attaccamento assume modalità di organizzazione diverse a seconda della storia di

vita familiare di ciascuna persona e rappresenta una fedele testimonianza di come le emozioni siano negoziate e

regolate all’interno di scambi diadici.

Lo studio delle differenze individuali è stato avviato da Ainsworth che osservò pratiche di allevamento in culture diverse,

identificando alcuni paramentri in grado di differenziare il legame di attaccamento nelle interazioni madre-bambino. Con

la creazione della procedura osservativa denominata Strange Situation ha individuato il costituirsi delle differenze

individuali nei bambini piccoli, di età compresa tra 1 anno e 1 anno e mezzo. Con questa procedura sperimentale, la

Ainsworth, voleva provare che le figure di attaccamento vanno ad influenzare l’attività esplorativa del bambino. Gli

indicatori individuabili durante l’osservazione fanno riferimento ad una serie di fattori che concorrono a definire le diverse

configurazioni dei pattern di attaccamento: il primo si riferisce alla capacità di esplorazione e gioco mostrata dal

bambino una volta introdotto nella stanza dove si trovano i giocattoli; il secondo rinvia alla sua risposta emotiva e

comportamentale alla separazione dalla madre; il terzo inerisce alla sua risposta emotiva e comportamentale al

momento della riunione con la madre. I bambini sicuri una volta introdotti nella stanza manifestano curiosità e

intraprendenza nei confronti del materiale ludico e ne condividono con la madre l’interesse mostrandole i giochi. Alla

separazione sanno esprimere il loro disagio piangendo e ricercando attivamente la madre. Alla riunione si calmano

facilmente e riprendono l’attività esplorativa.

I bambini insicuri si suddividono in due gruppi, il primo rappresentato dalla insicurezza di tipo evidente e il secondo da

quella di tipo ambivalente-resistente. Il primo gruppo rappresenta i bambini che una volta introdotti nella stanza si danno

subito al gioco senza dare alcuna importanza alla madre. Alla separazione, così come alla riunione, continuano a

giocare non manifestando alcun tipo di disagio. Il secondo gruppo rappresenta quei bambini che appeno entrano nella

stanza dei giochi rimangono vicini alla madre ed hanno difficoltà a dare avvio in maniera autonoma al gioco. Alla

separazione esprimono emotività negativa in maniera accentuata e, alla riunione, si calmano con difficoltà. Un ultimo

gruppo riguarda l’attaccamento disorganizzato in cui si assiste al crollo delle strategie di attaccamento e a un

disorientamento infantile nella ricerca di prossimità, accompagnati da una serie di atteggiamenti contraddittori, come per

esempio andare incontro alla madre con le braccia tese verso lei e il volto rivolto all’indietro.

Nei periodi prescolari e scolari i quattro pattern illustrati poc’anzi presentano le stesse caratteristiche di fondo integrate

da alcuni elementi specifici. A questo proposito un recente strumento, Manchester child attachament story task, permette

di valutare l’attaccamento in questo arco di età. Nei periodi della pubertà e della adolescenza abbiamo invece nuovi

pattern: le categorie di sicurezza-autonoma, dell’insicurezza di tipo evitante che prende il nome di pattern distanziale-

valutante, dell’insicurezza di tipo ambivalente che prende il nome di pattern preoccupato-invischiato e, infine, della

disorganizzazione che assume la denominazione di attaccamento non risolto rispetto all’esperienza traumatica. Anche in

questo arco di vita è possbile valutare l’attaccamento attraverso l’Adult Attachament Interview.

7.3. IL CONTESTO FAMILIARE E SOCIOCULTURALE

Gli studi della diade hanno messo in evidenzia che due aspetti di questo rapporto influenzano il bambino: la sensibilità e

l’abilità di mentalizzazione della madre. La sensibilità materna è l’aspetto + importante del comportamento moderno,

comunemente associato alla dimensione della sicurezza. Nel caso dell’attaccamento sicuro la sensibilità della madre è

costante e congrua, nel caso dell’attaccamento insicuro-evitante la sensibilità si mostra invece in maniera scarsa e

parziale all’interno degli scambi madre-bambino, mentre per quanto riguarda l’insicurezza di tipo ambivalente resistente

essa è presente in maniera incostante e imprevedibile. Quindi è da caratteristiche emotivo-relazioni stabili della madre

che si sviluppa la sicurezza di attaccamento nei figli, infatti, le madri sicure, sensibili e capaci di mentalizzazione hanno

maggiori probabilità di avere a loro volta figli sicuri.

Dunn è andato al di là della relazione madre-bambino ed ha preso in considerazione gli altri tipi di relazione: tra padre e

figlio, tra fratelli, tra coetanei e così via. Questa prospettiva + ampia ha permesso l’evolversi di tre processi di

attaccamento: relazione d’attaccamento genitore-bambino; esperienze in successive relazioni con i coetanei e/o in

relazioni amorose; relazione di attaccamento attuale.

Studi hanno analizzato l’influenza che può avere l’organizzazione mentale di attaccamento, del padre o della madre, sul

bambino. È stato visto che nel caso in cui i padri presentino sentimenti di rabbia nei confronti dei loro genitori, i figli

presentano una maggiore probabilità di adottare comportamenti esternalizzati, mentre le madri non avranno la stessa

incidenza e mostreranno invece una maggiore sfera d’influenza sullo sviluppo di comportamenti internalizzati dei figli.

7.4. EMOZIONI E ATTACCAMENTO NEL CICLO DI VITA

Ci sono alcuni indicatori che consentono di individuare, a partire dai 3 mesi, la comparsa dell’attaccamento:

-il sorriso sociale diventa un segnale comunicativo usato in maniera preferenziale ne confronti dei genitori;

-l’interazione face to face e la ricerca di contatto oculare con la madre rappresentano un interesse infantile evidente;

-la madre riesce a consolare il bambino attraverso + modalità: con la voce, con lo sguardo, con i giocattoli;

-il bambino comincia a rispondere in maniera preferenziale alla madre o al padre e ai caregivers primari;

-il bambino comincia a sviluppare specifiche aspettative sui comportamenti di cura dei genitori nei suoi confronti.

Con lo sviluppo dell’attaccamento le caratteristiche relazionali del caregiver diventano la base sulla quale egli costruisce

la propria immaginazione di sé e dell’altro, regolando in funzione di ciò la sua emotività.

Intorno ai 6 mesi il bambino matura una grande interesse sia nelle relazioni di attaccamento sia nell’attività esploratoria.

Stern definisce questa fase come “interiorizzazione dell’attaccamento”.


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Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Teoria delle emozioni. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: 1.1. L’emozione come fenomeno pluricomponenziale, 1.2. L’emozione come fenomeno cognitivo, l’emozione come linguaggio, funzionalita’ e interdipendenza delle componenti emotive: il concetto di competenza emotiva, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria delle emozioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof De Sanctis Ornella.

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