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Introduzione

Quando nella vita quotidiana avvertiamo il c.d. “tuffo al cuore”, nel corso di una

situazione, siamo perfettamente consapevoli dell’emozione che stiamo vivendo, che

ha alterato improvvisamente l’equilibrio del nostro organismo, siamo cioè capaci di

riconoscere l’emozione e attribuirle un nome a seconda del sentimento che

avvertiamo: paura, gioia, dolore…

Più difficile, a livello di senso comune, sarebbe cogliere le emozioni come quei

dispositivi bioregolatori di cui siamo equipaggiati in modo da sopravvivere.

Studiare le emozioni, metterne in evidenza ruolo e funzioni nei processi di

formazione partendo da una definizione che ne chiarisca il significato

4

scientificamente fondato, implica necessariamente un excursus storico che

giustifichi il rinnovato interesse per il fenomeno nel campo delle scienze cognitive.

Non solo, ma per coglierle nella loro complessità ovvero come risposte

neurofisiologiche, esperienze soggettive, espressioni interpersonali, sarà necessario

mettere in evidenza la loro funzione biologica, cognitiva e sociale collegando

funzioni mentali, sociali e biologiche che – per tradizione – sono state considerate,

fino a tempi recenti, separatamente.

Solo a partire dalla c.d. ‘svolta psicologica’ nello studio sperimentale delle emozioni

– mi riferisco alla teoria cognitivo/attivazionale di Schacther

del 1962 – il fattore cognitivo è considerato essenziale per l’insorgenza della

esperienza emotiva.

Schacter concepisce infatti l’emozione come la risultante dell’interazione tra due

componenti:

• una di natura fisiologica (l’attivazione dell’organismo = arousal)

• l’altra di natura psicologica (la percezione di questo stato di attivazione e la

sua spiegazione relativamente all’evento emotigeno)

sicché l’emozione è da considerarsi la risultante dell’arousal e di due atti cognitivi:

4 Si veda, in appendice, il paragrafo A. La tradizione storica nello studio delle emozioni.

4

• la percezione ed il riconoscimento della situazione emotigena;

• la connessione tra questa cognizione e l’arousal stesso.

Si può parlare di emozioni, dunque, soltanto quando siamo in presenza di

5

un’alterazione fisiologica causata da una valutazione del contesto in relazione agli

interessi del soggetto.

Questa prospettiva cognitiva consente di pensare/definire le emozioni come processi

di significazione, superando il punto di vista che le riduce a semplici reazioni agli

stimoli, forme residue degli istinti e manifestazioni elementari dei bisogni

dell’organismo.

Non solo ma riconosciuta l'importanza dei meccanismi biologici per la loro

determinazione e per il loro decorso occorre prendere ancora in considerazione il

rapporto fra l'organismo e il contesto socioculturale di appartenenza, considerato che

l'individuo non è mai 'soggetto incapsulato' nella sua singolarità, né 'automa

emotivo', né 'prodotto finale' della propria cultura, ma è il frutto di una relazione

inscindibile tra natura e cultura; dove l'emozione sta a rappresentare il punto di

intersezione, di incontro, ovvero, attraverso la sua manifestazione, l'esperienza di

sintesi fra le due dimensioni.

Inoltre, bisogna abituarsi ad intendere le emozioni come fluttuazioni, perché le

emozioni non sono entità fisse bensì fenomeni dinamici creati all’interno dei

processi cerebrali di valutazione dei significati, i quali peraltro risentono

direttamente di influenze sociali.

5 La valutazione corrisponde sempre alla determinazione del valore da assegnare all’evento ai fini di un

giudizio, come tale attiene alla sfera psichica ed è da considerarsi risultante di un’attività cognitiva.

5

1. Funzione biologica (regolativa) delle emozioni

Secondo il punto di vista di Damasio, le emozioni, lungi dal rappresentare

l’intrinseca irrazionalità del pensiero umano, così come è avvenuto per secoli, sono

un aspetto essenziale e produttivo del pensiero e dell’azione, nel senso che le

emozioni possono essere considerate all’origine delle operazioni cognitive. Le cause

della negligenza scientifica dimostrata nel secolo scorso nei confronti dell’emozione,

secondo Damasio, sono da individuarsi nella mancanza di una prospettiva

evoluzionistica nello studio del cervello e della mente, nel disinteresse per il

6

concetto di omeostasi , nella palese mancanza di un adeguato concetto di organismo

sia nelle scienze cognitive che nelle neuroscienze.

Nelle concezioni tradizionali della mente e del cervello infatti, osserva Damasio, “La

mente ha continuato ad esser legata al cervello da una relazione piuttosto equivoca e

il cervello è rimasto regolarmente separato dal corpo invece di essere considerato

7

come una parte di un complesso organismo vivente” .

Mente e corpo, invece, secondo le più recenti acquisizioni scientifiche, vanno

considerati come componenti integrate e interdipendenti di un unico organismo

capace di interagire in modo intelligente ed efficace con l’ambiente.

Quanto al disinteresse per il concetto di omeostasi, Damasio ricorda e sottolinea che

il termine omeostasi indica le reazioni fisiologiche, coordinate e in gran parte

automatiche, indispensabili per mantenere stabili gli stati interni di un organismo

vivente. L’omeostasi è dunque un aspetto fondamentale degli organismi viventi,

trascurando il quale, non avrebbe senso discutere delle emozioni che costituiscono

6 Omeostasi: capacità di un organismo di mantenere costanti le condizioni chimico-fisiche interne anche al

variare delle condizioni ambientali esterne. Il termine 'omeostasi' fu coniato da Walter Cannon nel 1926;

deriva dal greco ómoios, 'simile', e stasis, 'posizione'. Oggi il termine omeostasi viene utilizzato per indicare,

in senso più ampio, i molti processi dell'organismo che limitano le fluttuazioni entro limiti fisiologici. I

meccanismi di regolazione omeostatica diretta e indiretta sono compresi nell'ambito del fenomeno più ampio

dell'adattamento, grazie al quale, entro certi limiti, i viventi possono sopravvivere anche in condizioni

ambientali differenti da quelle per essi ottimali. L'omeostasi presuppone che l'organismo sia in grado di

'sentire' le modificazioni dell'ambiente esterno e di controllarle. Pertanto, anche una piccola variazione

rispetto ai livelli considerati normali dall'organismo provoca una risposta da parte dei meccanismi

omeostatici, che riportano le condizioni allo stato precedente.

7 Damasio A. R., Emozione e coscienza, Adelphi, Milano, 2000.

6

appunto una parte integrante della regolazione, e la cui funzione – prettamente

biologica, quali dispositivi bioregolatori – è quella di dotare automaticamente gli

organismi di comportamenti orientati alla sopravvivenza.

In termini di regolazione delle emozioni si parla di processi intrinseci ed estrinseci

responsabili del monitoraggio, della valutazione e delle modificazioni delle reazioni

emotive (intensità e durata), e necessari sia per dare flessibilità ai processi

comportamentali, che le emozioni contribuiscono a motivare e a guidare, sia per

consentire all’organismo di reagire con prontezza ed efficienza ai cambiamenti

ambientali, mantenendo l’attivazione interna entro i limiti che ottimizzano la

prestazione.

In questo senso Damasio parla di una duplice funzione biologica delle emozioni: la

prima è la produzione di una reazione immediata alla situazione induttrice, la

seconda è la regolazione dello stato interno dell’organismo in modo da prepararlo

alla reazione specifica.

Da questo punto di vista si sostiene infatti che, nel corso dell’evoluzione, gli

organismi hanno acquisito i mezzi per reagire a certi stimoli – specie a quelli

potenzialmente utili o pericolosi per la sopravvivenza – attraverso la collezione di

risposte che oggi chiamiamo emozioni. Da cui discende la possibilità di intendere le

emozioni – eventi strettamente biologici – come risposte fisiologiche che mirano ad

ottimizzare le azioni intraprese dall'organismo nel mondo che lo circonda.

Se per la maggior parte del Novecento, nei laboratori, non si diede credito

all’emozione, oggi, si registra, da parte della nuova generazione di scienziati, un

interesse privilegiato per l’emozione attraverso il cui studio il tradizionale contrasto

tra emozione e ragione appare definitivamente superato. 8

Per Damasio, studioso delle funzioni cognitive e in particolare della coscienza ,

l’errore di Cartesio e la storica dicotomia tra mente e corpo – concezione che separa

nettamente la mente dal corpo, attribuendo alla prima, addirittura, un fondamento

non materiale – è stato quello di pensare la razionalità separata dai meccanismi di

8 La coscienza “è quel che perdiamo entrando in un sonno profondo senza sogni e nel caso, meno comune, di

anestesia generale o di coma. Ed è quel che riacquistiamo emergendo da tali stadi” (Edelman, 2006, pag. 11).

7

regolazione biologica, e non a partire da questi ultimi; viceversa l’A. si prefigge di

dimostrare lo stretto legame esistente tra l'apparato della razionalità (la mente) e il

dispositivo di base delle emozioni e dei sentimenti (il corpo) indicando le emozioni a

fondamento del processo decisionale.

Il processo decisionale (la necessità, ad esempio, di compiere una scelta tra due o più

possibilità), secondo Damasio, infatti, è molto spesso diverso da un processo di

analisi che si soffermi a considerare minuziosamente i pro e i contro di ciascuna

scelta. Il più delle volte, in special modo quando abbiamo a che fare con problemi

complessi, dai molteplici risvolti personali e sociali, siamo portati ad utilizzare una

strategia diversa che fa riferimento agli esiti di passate esperienze, nelle quali

riconosciamo una qualche analogia con la situazione presente e da cui ci lasciamo

guidare.

Dette esperienze hanno lasciato delle tracce, non necessariamente coscienti, che

richiamano in noi emozioni e sentimenti, con connotazioni negative o positive, che

influenzeranno la nostra scelta.

Damasio chiama queste tracce marcatori (il particolare stato corporeo richiamato

costituisce una sorta di “contrassegno”) somatici (perché riguardano i vissuti

corporei); marcatori somatici la cui funzione è facilitare il compito di selezionare

opzioni vantaggiose dal punto di vista biologico.

In tale processo, la scelta è quindi condizionata dalle risposte somatiche emotive,

avvertite a livello soggettivo, che vengono utilizzate, non necessariamente in

maniera consapevole, come indicatori della bontà o meno di una certa prospettiva.

La coscienza, dunque, secondo Damasio, che inizia come un tipo particolare di

9

sentimento (ovvero come percezione e dunque riconoscimento di ciò che il corpo

avverte, sente), e l’emozione (in quanto attivazione dell’organismo) non sono

separabili, poiché la coscienza è indissolubilmente legata al sentimento del corpo.

In questo senso è da intendersi l’affermazione di Siegel:

9 La coscienza è il percepire di percepire: e percepire significa organizzare in un certo modo i risultati dei

processi sensoriali laddove si definiscono processi percettivi l’insieme di azioni cognitive volte ad

identificare la nostra esperienza cosciente relativa all’elaborazione dell’informazione sensoriale.

8

“Le emozioni rappresentano le modalità fondamentali con cui la mente (coscienza)

10

emerge dalle interazioni fra processi neurofisiologici e relazioni interpersonali” .

Dal punto di vista delle neuroscienze conferme sperimentali sempre più numerose

insistono sul legame tra fenomeni cerebrali e processi mentali: l'indagine sulla mente

e sulla coscienza acquista in tal modo una solida base fisiologica di riferimento,

laddove mente e coscienza hanno cessato di essere considerate argomento di pura

speculazione filosofica, per entrare a pieno titolo nel campo della ricerca scientifica.

Da questa prospettiva, la mente può essere intesa come un’entità funzionale,

percepita soggettivamente, che si basa su meccanismi fisici (strutture e funzioni

cerebrali), ma che possiede processi complessi suoi propri (autoregolazione)

attraverso cui governa l’intero organismo e le sue interazioni con l’ambiente

11

(esperienza) .

La mente, cioè, emerge dalle attività del cervello le cui strutture e funzioni sono

peraltro direttamente influenzate dalle esperienze interpersonali; e per meglio

specificare potremmo dire: la mente è un sistema complesso, le cui attività

dipendono da connessioni neuronali le quali a loro volta sono influenzate sia da

fattori costituzionali che esperienziali.

Quanto al cervello, rinchiuso nella sua scatola cranica, comunica con l'esterno solo

tramite le terminazioni sensoriali le quali ricevono gli stimoli visivi, sonori, olfattivi,

tattili, li traducono in un codice specifico, e trasmettono queste informazioni in

10 Siegel, op. cit.

11 L’esperienza e la sua costruzione da parte del soggetto, il cui significato costituisce un aspetto

fondamentale della nostro quadro di riferimento teorico, potrebbe essere intesa come “la totalità degli eventi

a cui l’attore prende parte in modo consapevole”. La definizione è di Anolli (La mente multiculturale,

pag.86), e può costituire un apporto valido e immediato al significato del termine. Tuttavia la prospettiva da

cui si guarda all’emozione per evidenziarne il valore cognitivo, impone una precisazione: si fa (costruisce)

esperienza anche a livello protomentale, cioè in quella fase originaria che precede e condiziona la

formazione della mente (coscienza), cioè a livello inconscio; ed è proprio questa attività del soggetto colta

nel suo farsi che suffraga ‘ l’apprendere dall’esperienza’ di Bion. In tal senso parlare di esperienza come

componente sensibile dell’atto conoscitivo significa riferirsi all’aspetto affettivo del fenomeno psichico – al

vissuto – e al senso che questo assume per il soggetto. Come tale non è fenomeno osservabile dal punto di

vista oggettivo,quantitativamente misurabile, bensì ha carattere qualitativo, irripetibile, processuale.

In questo senso anche Siegel (2001, p.151): “Le emozioni sono intrinsecamente esperienze soggettive che

coinvolgono processi di attribuzione di significati e di interazione con l’ambiente. Le esperienze danno

origine a stati soggettivi complessi che costituiscono il nucleo centrale delle nostre vite e delle nostre

relazioni con gli altri”. 9

codice a diverse regioni del cervello che le traducono e le trasformano in percezioni.

Così, ogni conoscenza, è nello stesso tempo una traduzione e una ricostruzione.

Il cervello può essere considerato come un sistema vivente aperto e dinamico, un

insieme integrato formato da componenti diverse che interagiscono fra loro secondo

modalità definite (i geni) e variabili (le esperienze) per dare luogo alle proprietà

caratteristiche del sistema nel suo complesso.

12

E poiché un sistema per poter sopravvivere deve essere aperto alle influenze

dell’ambiente, il cervello in questo senso non costituisce un’eccezione: è

funzionalmente legato ad altri sistemi, ed in particolare ad altri cervelli.

Siegel ci ricorda a questo proposito che nelle prime fasi della vita, le relazioni

interpersonali sono la fonte primaria delle esperienze che modulano l’espressione

genica a livello cerebrale, perché se “L’espressione genica porta alla sintesi di

proteine che consentono la crescita neuronale e la formazione di nuove sinapsi; le

esperienze, attraverso l’attivazione di circuiti nervosi specifici, influenzano

direttamente le modalità con cui i geni vengono espressi e quindi la creazione, il

mantenimento ed il rinforzamento dei collegamenti neuronali che formano il

13

substrato della nostra mente” .

12 Sin dalla metà del secolo scorso si è ormai diffusa la convinzione che fenomeni differenti sia di ordine

biologico che psicologico condividano gli attributi di un sistema laddove per sistema si intende una unità

complessa che consiste di parti in relazione tra loro, tale che l’intero risulti diverso dalla semplice somma

delle parti e qualsiasi cambiamento in una di queste influenzi la globalità del sistema. Sistema come insieme

di parti in interazione è dunque una totalità organizzata composta di elementi solidali che possono essere

definiti soltanto gli uni in rapporto agli altri in funzione della loro collocazione in questa totalità dove unità e

molteplicità vengono paradossalmente a coesistere.

Secondo Ludwig von Bertalanffy, che è considerato, con la sua Teoria generale dei sistemi (1950), il

fondatore di questo approccio, è più importante comprendere l'organizzazione, il controllo e la struttura dei

rapporti tra fenomeni, piuttosto che descrivere questi ultimi come entità astratte e isolate. Per raggiungere

questo obiettivo, la teoria dei sistemi si pone in una prospettiva interdisciplinare, ossia si serve del contributo

di diverse discipline (fisica, sociologia, biologia ecc.) ed evita classificazioni rigide. Nozione fondamentale

della teoria dei sistemi è la distinzione fra sistemi 'aperti', come l'organismo umano, e 'chiusi', come le entità

descritte dalla fisica classica.

Se in un sistema chiuso, privo di scambi con l’esterno, si determina degradazione dell’ordine,

dell’organizzazione,ossia, si genera entropia come processo irreversibile e misura del disordine interno al

sistema, l’interscambio con l’ambiente è la condizione di possibilità di sopravvivenza di un sistema nel

senso che è l’apertura verso l’esterno a creare organizzazione contro la tendenza naturale al disordine.

13 Siegel, op. cit. 10

Se è vero che l’apparato biologico, che produce le emozioni, è in larga misura

predisposto (i geni), ciò che induce un’emozione – attivazione fisiologica – i c.d.

induttori non ne fanno parte: sono esterni all’apparato.

Solo attraverso processi di sviluppo e interazione con l’ambiente gli organismi

acquisiscono esperienza, e solo attraverso lo sviluppo e l’interazione quindi hanno

l’opportunità di associare una gran quantità di oggetti e situazioni, che sarebbero

stati emotivamente neutrali, ad oggetti e situazioni diverse che in tal modo fungono

da induttori emotivi.

Questo perché le emozioni pur essendo eventi strettamente biologici (arousal =

eccitazione) sono immediatamente connesse a processi cerebrali di valutazione

(appraisal) quindi a sentimenti (il corpo valuta in termini di piacere dolore: sente);

sentimenti quali la paura, la fame, il sesso, la rabbia... che hanno come motore

l'interazione tra l'organismo e il mondo oggettuale.

Sicché è l’esperienza – conseguente all’elaborazione e valutazione dello stimolo

sensoriale – a plasmare la strutture del nostro cervello, provocando l’attivazione di

determinati circuiti, consolidando collegamenti preesistenti e inducendo la creazione

di nuove sinapsi, al contrario – sostiene Siegel – l’assenza di esperienze può portare

a fenomeni di morte cellulare (“pruning”= processo di potatura).

I circuiti cerebrali, infatti, si sviluppano con modalità che sono direttamente legate

alla loro attivazione.

Non esiste un unico centro cerebrale per l’elaborazione delle emozioni, ma piuttosto

un certo numero di sistemi distinti e connessi che separano le configurazioni

emotive.

Il cervello infatti induce emozioni da un numero estremamente piccolo di siti

cerebrali, per la maggior parte situati al disotto della corteccia cerebrale, e questi siti

partecipano in misura diversa all’elaborazione delle emozioni.

Se ci attardiamo a considerare la meccanica dell’emozione, vediamo che

nell’elaborazione dell’emozione, certe regioni del cervello inviano comandi ad altre

11

regioni cerebrali e quasi ad ogni parte del corpo. I comandi viaggiano lungo due vie:

una è il flusso sanguigno, l’altra è una via neuronale.

Il Sistema Limbico 14

Il Sistema deputato al coordinamento delle afferenze sensoriali con le reazioni

corporee e le necessità viscerali che rappresentano il luogo di origine delle emozioni

è il Sistema Limbico.

Il Sistema Limbico interviene nell'elaborazione dell’insieme dei comportamenti

correlati con la sopravvivenza della specie, elabora le emozioni e le manifestazioni

vegetative che ad esse si accompagnano ed è coinvolto nei processi di

memorizzazione; ha dunque un ruolo fondamentale nella fisiologia delle emozioni,

dell’affettività, della memoria.

Il Sistema Limbico é una parte del cervello sviluppatasi dal vecchio cervello

olfattivo che è rimasta adibita all’esperienza emozionale e ad una parte della

funzione memoria. Nelle strutture cerebrali più antiche, come è appunto il sistema

limbico o lobo limbico, hanno luogo selezioni di risposte delle quali non si ha

coscienza, quindi, non sono deliberate, né determinate da una volontà: hanno luogo

cioè le emozioni primarie che avvengono per lo più a livello inconscio. Il sistema

limbico – equivalente del cervello antico o cervello dei rettili – costituisce il

substrato anatomico delle reazioni emotive primarie, reazioni che hanno un

significato preciso ed uno scopo funzionale altrettanto specializzato.

Le emozioni primarie determinano delle risposte per lo più somatiche che

interessano viscere, muscoli scheletrici, ghiandole endocrine, sistema vascolare e

sistema immunitario (per es. il cuore martella, la bocca diventa secca, la pelle si

scolora o si ruborizza, l’intestino si contrae così come la vescica, i muscoli del viso

fanno cambiare la mimica, ecc.). Allarme tensione paura angoscia terrore, ovvero le

reazioni emotive primarie quali risposte dell’organismo a livello inconscio,

14 Si intende, per afferenza, il trasferimento del segnale.

12

sicuramente rispondono ad un livello sia pur minimo di esperienza e dunque

presuppongono l’impiego di un processo mnesico efficace e rapido.

Queste reazioni sono considerate dipendenti dall’attività dell’amigdala e dell’ipo-

talamo che rispondono anche come centri di sviluppo della memoria.

15

L’amigdala , simile per forma ad una mandorla, situata in profondità nel lobo

temporale e formata da dodici nuclei istologicamente riconoscibili, svolge un ruolo

fondamentale nell’architettura delle emozioni. È infatti da considerarsi la principale

struttura del cervello responsabile della memoria emotiva, nel senso che

immagazzina in modo permanente gli stimoli emotivi traumatici in particolare quelli

paurosi. Per i suoi collegamenti con la corteccia celebrale e le strutture di controllo è

15 LeDoux (1986, 1996) ha identificato due circuiti attraverso i quali gli stimoli raggiungono l’amigdala. Una

via diretta che consente una valutazione rapida e produce spesso una risposta immediata di attacco/fuga che

va da talamo all’amigdala. Ed una via più lunga, cha va dal talamo alla neocorteccia e poi all’amigdala, che

consente ai sistemi cognitivi superiori del cervello di effettuare una valutazione più dettagliata degli stimoli

che conduce ad una risposta emotiva più calibrata e modulata all’esperienza contestuale. La via più breve

consente al sistema emozionale di agire indipendentemente dalla neocorteccia. Ciò è stato definito da

Goleman (1995) il dirottamento emozionale. 13

definita interfaccia tra processi cognitivi superiori, sistema motivazionale ed

attivazione emotiva.

Possiamo chiederci a questo punto quale è il ruolo delle emozioni?

Esse svolgono una funzione di allarme che serve a mettere in guardia l’organismo

fisico e/o l’omeostasi emotivo-affettiva nelle situazioni in cui emerge un pericolo o

è in gioco la sopravvivenza e la sicurezza individuale.

Un altro aspetto dell’emotività è quello che riguarda la risoluzione di una tensione e

il raggiungimento della soddisfazione.

Anche queste funzioni sono caratteristiche del lobo limbico e, forse

caratteristiche del suo centro più importante per la regolazione

viscerale, l’ipotalamo, il quale interviene in questa regolazione per

permettere il raggiungimento dell’acme tensivo per poi tornare alla

tranquillità e all’equilibrio. L’ipotalamo, posizionato sotto il talamo e sopra l’ipofisi,

con la quale è a stretto contatto non solo anatomicamente ma anche funzionalmente

(il rapporto tra queste due strutture è detto “asse ipotalamo-ipofisario”) collega il

sistema nervoso al sistema endocrino o, per meglio dire, permette al primo di

svolgere azioni di regolazione sul secondo.

14

Tutte le componenti del sistema limbico, strettamente collegate all'ipotalamo,

regolano i comportamenti relativi ai "bisogni primari" per la sopravvivenza

dell'individuo e della specie: il mangiare, il bere, il procurarsi cibo e le relazioni

sessuali nonché, per una specie evoluta come l'uomo, l'interpretazioni dei segnali

provenienti dagli altri e dall'ambiente.

Questa zona del cervello gestisce le emozioni, i sentimenti e perciò anche la nostra

percezione della realtà (ovvero la sua rappresentazione).

Il talamo riceve informazioni sensitive e le ritrasmette alla corteccia cerebrale.

Anche la corteccia cerebrale invia informazioni al talamo, che a sua volta le

ritrasmette ad altre aree del cervello: prevalentemente alla stessa corteccia cerebrale.

Il risultato di tali comandi chimici e neuronali coordinati è un cambiamento globale

dell’organismo: non solo gli organi che ricevono i comandi cambiano per effetto del

comando, ma lo stesso cervello, costitutivamente dotato di plasticità, viene

modificato e in modo altrettanto notevole.

In altre parole, sia il cervello sia il corpo sono ampiamente e profondamente

influenzati dall’insieme dei comandi, sebbene l’origine di tali comandi sia

15

circoscritta a un’area cerebrale relativamente piccola che reagisce a un particolare

contenuto del processo mentale.

Le emozioni, equivalenti all’attivazione fisiologica di cui stiamo discutendo, si

presentano:

• quando l’organismo elabora informazioni relative ad oggetti o situazioni con uno

dei suoi dispositivi sensoriali,

• quando la mente di un organismo evoca dalla memoria le immagini di oggetti e

situazioni.

E poiché è attraverso i sentimenti (ciò che il corpo avverte) che le emozioni iniziano

ad avere effetto sulla mente, possiamo convenire con Damasio che: “La trama della

nostra mente e del nostro comportamento è tessuta attorno a cicli continui di

emozioni seguite da sentimenti di cui veniamo a conoscenza e che a loro volta

16

generano nuove emozioni” .

Se pensiamo alla fase neonatale il sentimento del corpo – ciò che il corpo avverte

attraverso le informazioni inviate dai cinque sensi, elaborate dal sistema nervoso e

immagazzinate in memoria come tracce di un significato per quel corpo (la

sensazione di piacere/dolore) – diventa la condizione per fare esperienza vale a dire

per iniziare a costruire simboli funzionali alla rappresentazione percettiva ovvero

alla rappresentazione della realtà, che come tale non è mai fuori di noi ma sempre

frutto di una relazione tra il soggetto conoscente e l’oggetto da conoscere.

Dal punto di vista delle neuroscienze abbiamo dunque messo a fuoco la funzione

biologica delle emozioni quali motori del funzionamento e dello sviluppo del

cervello e di conseguenza della formazione della mente come sistema di

rappresentazioni della realtà.

Cervello mente corpo appaiono da questa prospettiva inscindibilmente connessi.

Le emozioni infatti attivano l’organismo e innescano processi cerebrali di

elaborazione dell’input sensoriale, valutazione e immagazzinamento

16 Damasio, 2000. 16

dell’informazione, attraverso cui l’organismo fa (costruisce la sua) esperienza

(apprende) in un processo continuo di interazione con l’ambiente.

A sottolineare il ruolo centrale che le emozioni svolgono nel coordinare le attività

della mente, Siegel, che parla di emozioni come ‘processi organizzativi e integrativi’

e le individua come le modalità fondamentali con cui la mente emerge dalle

interazioni fra processi neurofisiologici e relazioni interpersonali, le definisce come

“flussi di energia, o stati di arousal e attivazione, che coinvolgono il cervello e altri

sistemi dell’organismo, e che a livello della mente influenzano l’elaborazione delle

17

informazioni attraverso processi di valutazione dei significati” .

E le distingue in emozioni primarie – alludendo agli originari processi inconsci che

precedono la formazione della coscienza – ed emozioni fondamentali (rabbia, paura,

tristezza, gioia) che si riconoscono solo quando già si è formata una coscienza

ovvero un sistema mente capace di averne una rappresentazione percettiva.

Le emozioni primarie si riferiscono agli stati cerebrali generati dai fenomeni di

attivazione, nel senso che in seguito a determinati stimoli, il cervello e altri sistemi

dell’organismo entrano in uno stato di aumentata vigilanza associato al messaggio

che prepara il cervello e il resto dell’organismo all’azione: è propriamente questa

reazione ad attivare meccanismi cognitivi.

Distinte dalle emozioni primarie, per lo più inconsce, le emozioni fondamentali si

determinano quando la mente, nel suo progressivo processo di formazione,

conferisce un significato ai suoi processi di attivazione e valutazione (valutazione

della valutazione); in tal senso, le emozioni fondamentali possono considerarsi

pattern di attivazione specifici ovvero stati della mente differenziati.

Abbiamo definito con Siegel la mente (la psiche) come funzione cerebrale il che

equivale a dire che il funzionamento neurale è alla base delle funzione psichica.

Le odierne neuroscienze concepiscono il cervello come un sistema informatico, in

continua evoluzione e costruzione, capace di automodificarsi sia nelle sue funzioni

che nella sua stessa morfologia e, poiché il sistema neurale è considerato solo come

17 Siegel, 2001. 17

predisposizione a sviluppare certe funzioni, dimostrano che lo sviluppo neurale

(connesso allo sviluppo della mente) procede secondo apprendimenti di funzioni che

si verificano in epoca neonatale.

Ciò significa che, a seconda delle interazioni con i primi input (di ordine sensoriale),

il sistema neurale, che non è un recettore passivo, svilupperà certe funzioni piuttosto

che altre, e ognuna di queste funzioni, progressivamente condizionerà il tipo di

processazione che subiranno i successivi input, i quali si andranno strutturando in

conseguenti tipi di funzioni caratterizzando, progressivamente, tutti i sistemi

funzionali di quel singolo individuo. 18

Da questa prospettiva, l’apprendimento – che non è da intendersi in relazioni a

contenuti, né tanto meno come una ricezione passiva – si configura come

apprendimento di funzioni: saranno queste a determinare il tipo di elaborazione

attiva che avverrà per ogni successiva esperienza.

Gli stimoli esterni, veicolati sottoforma di codici nervosi (qualitativamente differenti

19

secondo il tipo di recettore attivato), raggiungono, come afferenze , le cellule

neuronali della corteccia che reagiscono elaborando il dato di partenza e producendo

efferenze, le quali costituiscono la risposta dell’organismo all’ambiente.

Il tipo di apprendimento che viene a costituirsi dipende dal tipo di funzione che

viene attivata e le caratteristiche della funzione sono a loro volta derivanti dal tipo di

organo da cui sono espletate.

All’origine il tipo di funzione, vale a dire il tipo di apprendimento e dunque il tipo di

esperienza che si andrà configurando, è condizionato dal tipo di strutture ed organi

biologici di cui l’organismo è dotato: le informazioni visive, ad esempio, derivano

nell’essere umano da una peculiare localizzazione simmetrica dei bulbi oculari, dalla

loro parziale capacità di rotazione, dalle cellule che compongono la retina; sicché le

18 L'apprendimento è processo psichico che, per effetto dell'esperienza, consente una modificazione

durevole del comportamento, il che significa che sono da escludersi tutte quelle modificazioni determinate da

fattori innati o dal processo biologico di maturazione.

19 Afferenza nell'accezione neurologica, è il termine che sta a indicare la trasmissione del dato sensoriale al

sistema nervoso; ed è una precisazione che Imbasciati tiene molto a sottolineare per distinguere, quanto agli

effetti, il processo di trasmissione del dato dal processo cognitivo inerente alla percezione,considerato che

l'esperienza, nel suo farsi, è da intendersi come l'organizzazione delle afferenze sensoriali.

18

informazioni in entrata saranno necessariamente differenti, sul piano della pre-

disposizione biologica, da quelle di un altro organismo con una localizzazione

bilaterale e non frontale dei bulbi oculari, come i pesci, i volatili, gli ovini, i bovini.

Da ciò discende che ogni apprendimento funzionale condizionerà il tipo di

processazione che avrà luogo nei successivi apprendimenti cioè la “qualità” dei

successivi apprendimenti, ovvero il modo in cui questi utilizzeranno l’esperienza.

Possiamo da ciò desumere che l’apprendimento, in quanto strutturazione delle

modalità di funzionamento psichico è un’acquisizione relativa ad una elaborazione

attiva, ed è peraltro inconcepibile senza il riferimento ad una traccia mestica la cui

formazione si origina già nel periodo della gestazione attraverso la comunicazione

gestante/feto.

Di conseguenza, gli studi più recenti e la ricerca in campo psicologico e pedagogico,

mettono in evidenza come le caratteristiche determinanti la futura struttura psichica

siano da ricercare nei primi due anni di vita i quali sono da considerarsi alla genesi

delle strutture di base nella formazione della mente.

La memoria

Quando parliamo di tracce, ci riferiamo alla memoria ovvero all’insieme dei processi

che la mente utilizza per registrare le nostre esperienze, attraverso la creazione di

rappresentazioni.

La memoria non è solo ciò che siamo in grado di ricordare consciamente del passato

bensì è l’insieme dei processi in base ai quali gli eventi del passato influenzano le

risposte future.

Con tale definizione si vuole sottolineare quanto le nostre esperienze precoci siano

in grado di modellare il nostro comportamento ovvero il rapporto con noi stessi e

con gli altri indipendentemente dal ricordo conscio di esse.

Il funzionamento delle reti neurali che formano il nostro cervello – le connessioni

nervose – rendono possibile l’apprendimento attraverso meccanismi di registrazione

19

delle informazioni che inizialmente prevedono l’attivazione di specifici pattern di

eccitazione, tra loro associati, distribuiti nell’intero cervello.

La stimolazione di determinate reti neurali altera la loro probabilità di venire attivate

in futuro: se un circuito è stato eccitato in passato, la sua probabilità di esserlo

nuovamente aumenta, in maniera direttamente proporzionale alla ripetitività della

sua attivazione. Questo per dire che i circuiti cerebrali “ricordano”, e apprendono

dalle passate esperienze, attraverso un’accresciuta probabilità di attivazione di

determinati pattern di eccitazione.

Le esperienze influenzano in maniera diretta la struttura del cervello attraverso la

creazione, il mantenimento o il rafforzamento dei collegamenti neuronali.

In risposta agli stimoli che provengono dall’ambiente il cervello può attivare una

serie di circuiti, dando luogo a un insieme di pattern di eccitazione anatomicamente

e cronologicamente correlati, che vengono registrati, immagazzinati e

successivamente “richiamati”; nel senso che neuroni che sono eccitati

contemporaneamente una prima volta tenderanno ad essere attivati insieme anche in

seguito (assioma di Hebb).

L’insieme dei meccanismi cellulari responsabili di questi fenomeni di associazione

funzionale, e di integrazione spazio temporale, costituiscono le basi essenziali della

capacità di ricordare.

Ciò che viene immagazzinato nel cervello non sono “cose” reali, ma probabilità di

attivazione di determinati profili neurali.

Cambiamenti a livello di queste connessioni modificano le modalità con cui il

cervello funziona: la struttura e le funzioni del cervello sono dunque plasmate

dall’esperienza.

Da ciò discende che la memoria è l’insieme dei processi con cui gli avvenimenti

della nostra vita possono influenzare il cervello in modo tale da alterare la sua

successiva attività in maniera specifica.

L’immagazzinamento delle memorie consiste in una variazione nelle probabilità di

successiva attivazione di un particolare pattern di eccitazione neurale.

20

L’impatto iniziale che un’esperienza ha sul cervello è chiamato engramma.

Tra memoria ed emozioni esiste una relazione profonda: dall’emozione dipende,

infatti, il modo in cui vengono immagazzinati gli avvenimenti e le esperienze, così

come la rievocazione di esse risente dello stato d'animo, perché la memoria non è

un’identità statica.

Negli ultimi vent’anni e nell'ambito delle neuroscienze cognitive, le ricerche sulla

memoria sono aumentate a dismisura, soprattutto in relazione all'apprendimento, e

alla percezione (memoria sensoriale e stimoli visivi, uditivi, olfattivi).

Diversi autori hanno parlato di modelli di memoria differenziando la memoria in

• episodica,

• semantica,

• procedurale.

Siegel, del cui discorso seguiamo le tracce, ad esempio, distingue la memoria

essenzialmente in implicita ed esplicita.

Con l’espressione Memoria implicita l’A. si riferisce all’insieme dei meccanismi

coinvolti in rappresentazioni non accessibili a livello conscio, mentre fa

corrispondere la Memoria esplicita alla sensazione di ricordare.

Il sistema esplicito comprende la memoria semantica (che include la conoscenza di

20

dati, parole, simboli) che l’A. definisce noetica , e la memoria episodica (che

contiene informazioni concernenti episodi, eventi autobiografici e le loro relazioni

spazio temporali, ovvero la memoria di sé nel corso del tempo) che si fonda su

processi autonoetici.

In entrambe le forme di memoria esplicita (semantica ed episodica) i processi di

registrazione sembrano richiedere un’attenzione conscia.

20 Noetico sta a significare l’aspetto oggettivo della esperienza soggettiva. Nella fenomenologia husserliana

gli elementi costituenti il vissuto sono la hyle (che sta a indicare funzionalmente i dati materiali relativi al

vissuto e dunque riferito al territorio della «sensibilità») e la noesis. Il termine noesis rinvia alla sua radice

greca, nous e in una delle sue accezioni, dal punto di vista fenomenologico, più significative sta a indicare il

«senso». I problemi che Husserl definisce «funzionali», ovvero quelli relativi alla «costituzione delle

oggettività della coscienza» riguardano propriamente il modo in cui la noesis animando l’elemento materiale

(il percepire, il ricordare, l’immaginare) dà luogo a ciò che viene detto «coscienza di qualche cosa».

21

Questo per dire che accanto all’ereditarietà genetico-biologica, oggi si è imposta la

considerazione che i caratteri psichici siano in qualche modo “appresi” e di

conseguenza anche le condizioni socio-educative abbiano un’influenza determinante

nel ‘dar forma’ alla mente. 22

2. Funzione cognitiva delle emozioni

Le emozioni sono state definite da Siegel, come insieme di processi che coinvolgono

soprattutto la valutazione delle informazioni, e i processi emozionali sono i

meccanismi con cui la mente crea e attribuisce significati alle sue rappresentazioni.

Non esiste infatti una reale dicotomia tra ‘cognizione’ ed ‘emozione’.

21

E’ Imbasciati , nella sua teoria sulle origini e il funzionamento della mente, ad

affrontare e dimostrare il ruolo fondamentalmente cognitivo delle emozioni,

utilizzando un approccio che spiega lo sviluppo psichico attraverso i contributi della

psicoanalisi, della psicologia cognitivista, delle neuroscienze.

Il modello mentale teorizzato da Imbasciati permette infatti di configurare la

rappresentazione, all'origine del processo psichico (l’acquisir forma della mente),

come rappresentazione di affetto e, dunque, l'affetto (da afficio = esser mossi =

emotion) come la forma primitiva della cognizione.

Il cervello, dotato alla nascita dell’apparato fisiologico necessario allo sviluppo, è

tuttavia sprovveduto delle modalità di funzionamento, in questo senso l'originaria

esperienza (di ordine sensoriale) è considerata il punto di partenza per ogni forma di

22

esperienza cognitiva , e al tempo stesso è l'elemento che consente di parlare di

psicoanalisi come teoria dell'apprendimento.

21 A. Imbasciati, è psicoanalista postfreudiano di impostazione bioniana. l'A., non solo condivide con le più

recenti scuole cognitiviste il modo di intendere i processi cognitivi come un funzionamento globale in

continuo fluire, ossia come un insieme dinamico la cui processualità può esser descritta dallo psicologo

indipententemente dalla coscienza del soggetto; ma condivide anche la posizione secondo cui affetti ed

emozioni sono forme di elaborazione delle informazioni ricevute in ordine alla relazione del soggetto con il

mondo estemo, con la puntualizzazione e la relativa dimostrazione - di taglio specificamente psicoanalitico -

che questa relazione, per essere tale, deve necessariamente fondarsi sulla configurazione originaria di un

mondo interno da parte del soggetto conoscente: nel senso che la cognizione della realtà esterna è

imprescindibile da una cognizione della realtà interna a giustificazione del valore cognitivo del mondo

interno.

22 Il problema è che facciamo (costruiamo) la nostra esperienza, a partire dalla nascita, attraverso

l'attivazione di circuiti cerebrali (la c.d. emozione) i quali decodificando lo stimolo proveniente dall'ambiente

esterno(la relazione) e dall'ambiente interno (l’organismo) immagazzinano tracce(potremmo dire

memorizzano ovvero engrammi) di ciò che il corpo ha provato in termini di soddisfazione o meno del

bisogno (il più originario è il bisogno di sopravvivenza) = piacere/dolore. L'immagine mentale (cosidetta)

che ne deriva, equivalente alla costruzione di un simbolo interno (l'immagine mentale primitiva è discrepante

rispetto alla realtà e relativa soltanto a ciò che i sensi hanno trasmesso:piacere /dolore) sta a testimoniare

"l'aver fatto esperienza". Da qui la singolarità ed unicità individuale dal punto di vista psichico e la

costruzione della conoscenza (rapporto soggetto/oggetto) come interpretazione/comprensione della realtà.

23

La difficoltà a considerare la psicoanalisi una teoria dell'apprendimento – precisa

Imbasciati – sembra essere legata al fatto che lo studio psicoanalitico è centrato

sull'inconscio e il concetto di inconscio sembra poco idoneo a spiegare la cognizione

comunemente intesa come attività consapevole del soggetto.

Il lavoro di Imbasciati fonda il possibile superamento della tradizionale dicotomia

tra emozione e cognizione sulla dimostrazione del valore rappresentazionale –

dunque cognitivo – degli ‘oggetti interni’ descritti dalla psicoanalisi.

La rappresentazione degli stimoli sensoriali – all’origine del sistema mente – ovvero

23

la rappresentazione di quei primi aggregati mentali che, a partire dalla Klein ,

chiamiamo ‘oggetti interni’ – essenzialmente nuclei affettivi – è secondo l’A. la

forma primitiva della cognizione costituendo la modalità originaria per il neonato di

fare esperienza.

Lo studio di Imbasciati, finalizzato ad individuare appunto le modalità con cui,

attraverso meccanismi di introiezione e proiezione – concetti kleiniani – si giunge

alla formazione di strutture cognitive (= strutture psichiche), procede secondo

l'impostazione bioniana (= apprendere dall’esperienza).

A partire da Bion, e grazie ai più recenti contributi delle neuroscienze, l'inconscio si

è andato sempre più delineando come un insieme di rappresentazioni (inconscio

rappresentazionale lo denomina Imbasciati di contro all'inconscio pulsionale di

23 Gli oggetti interni per la Klein, sono gli elementi originari che configurano il mondo interiore nella fase

primitiva della vita neonatale, fase che potremmo chiamare protomentale. Il mondo interno, c.d. per

sottolineare la differenza con il mondo esterno, si forma attraverso processi di introiezione/proiezione di stati

fisici: nel senso di introiettare (prendere dentro) ciò che sembra provocare una sensazione fisica di benessere,

e proiettare (gettar fuori, espellere) ciò che invece è sentito come malessere. Il mondo interno – che si

struttura a livello inconscio perché non si sono ancora delineate le condizioni per la formazione di una

coscienza - (e l’attività fantasmatica ,secondo la Klein è presente seppure in forma poco strutturata sin dalla

nascita) è, da parte del neonato , la replica privata del mondo e degli oggetti che lo circondano. . Dico replica

privata perché gli oggetti interni non sono rappresentazioni di alcun oggetto reale; essi privi di

corrispondenza con l’oggetto esterno sono legati al concetto di fantasia che – ben distinta dalla fantasticheria

– è descritta dalla Klein come una sorta di scena, costituita da immagini molto rudimentali, una sorta di

protoidee in riferimento a parti corporee che si aggruppano e mescolano tra di loro in significanti per noi

adulti assurdi e avulsi da ogni realtà. Entità psichiche primarie, gli oggetti interni condizioneranno tutte le

strutture mentali che man mano si costruiscono a costituire una mente adulta: esse permangono

nell'inconscio – perché dotate di autonomia – a orientare tutta la vita psichica dell'adulto. Queste fantasie

sono, secondo Imbasciati, la rappresentazione degli stimoli sensoriali, rappresentazione che è all'origine di

quella struttura funzionale che è la mente. 24

24

Freud) , rappresentazioni che si vanno configurando in relazione alla primaria

esperienza di origine sensoriale, rappresentazioni che trasformano gli elementi

sensibili in elementi psichici a costituire il mondo interno dell’infante, condizione

indispensabile al collegamento/corrispondenza con il mondo esterno di cui la

conoscenza consiste.

Nella fattispecie poi Imbasciati considera l'inconscio come intrinseca assenza di

coscienza e ne spiega anche la ragione: "l'inconscio non è tale per una qualche

operazione particolare, tipo rimozione, bensì perché non si sono ancora differenziate

quelle operazioni, e quelle strutture operative, che renderanno possibile, per taluni

25

eventi psichici, la comparsa della consapevolezza del soggetto" .

L'inconscio – come insieme di schemi funzionali, ovvero di potenziali

rappresentazioni dell'esperienza esterna (così come si configura nella visione

bioniana che sottende l'intera analisi di Imbasciati) – permette di passare senza

soluzione di continuità da processi interiori descrivibili in termini di affetti a

processi descrivibili in termini cognitivi, dove la cognizione di una realtà esterna è

imprescindibile da una cognizione della realtà interna medesima.

Ripensare l'affetto in termini di rappresentazione – cioè come elaborazione di

informazione relative ad afferenze sensoriali (input) e non più come forza interna

26

all'organismo (equivalente della pulsione secondo la classica visione freudiana),

implica da parte di Imbasciati un attento riesame del Freud teorico, che a differenza

del Freud clinico – di vivace attualità – risulta per molti versi superato; non solo, ma

comporta una serie di passaggi che vanno dal superamento della teoria energetico-

pulsionale della personalità alla crisi della rappresentazione come immagine simil-

percettiva.

Quando Freud parla di come la realtà mediata dai nostri sensi sia conservata in

tracce mnestiche, dice Imbasciati, usa il termine rappresentazione in una accezione

neurologica caratteristica del suo tempo: nel cervello – concepito come riproduttore

24 Vedi, in appendice, il paragrafo B. La teoria energetico-pulsionale.

25 Imbasciati, Affetto e rappresentazione, Franco Angeli, Milano, 1991.

26 Vedi, in appendice, il paragrafo B. La teoria energetico-pulsionale.

25

fedele di uno stimolo sensoriale – si pensava si imprimessero le immagini della

realtà esterna; i fatti percepiti rappresentati in memoria diventavano così cognizione.

Si pensava cioè – nella concezione macchinistica degli apparati neurosensoriali –

che gli oggetti fossero percepiti in un certo modo perché così essi erano nella realtà.

'Realismo ingenuo' fu definito un tale atteggiamento quando lo sviluppo degli studi

neurofìsiologici dimostrò che la traccia mnestica non è mai riproduzione di una

realtà esterna nel senso di impronta passiva, ma continuo processo trasformativo in

virtù della continuata esperienza dall'esterno e della continua rielaborazione interna.

Oggi – ci avverte Imbasciati – la rappresentazione non è più assimilabile

all'immagine riproduttiva isomorfìca di oggetti reali esterni ma è assimilabile ad uno

schema che ci dice delle corrispondenze operative tra elementi della realtà esterna e

simboli interni, usati dal sistema mente per operare.

La rappresentazione, dunque, come schema, codificato in simboli interni, operativo

per l'interazione con la realtà, può riferirsi – secondo l'A. – non solo all'esperienza

cognitiva cosciente ma anche a quella inconscia, vale a dire a quella organizzazione

interna che struttura il funzionamento inconscio ovvero protomentale.

Sicché l’affetto pensato come rappresentazione [e tale rappresentazione è l’engram-

ma tracciato nella memoria implicita di Siegel, traccia mnestica (= engramma) che si

origina a partire dalla valutazione (= appraisal) dell’attivazione (= arousal)

costitutiva delle emozioni)], e in quanto tale considerato come la forma primitiva

della cognizione, potrebbe essere definito come schema funzionale adattativo di

base, vale a dire come originaria struttura mentale le cui funzioni e proprietà

dipendono dal modo in cui essa rappresentazione si va configurando in seguito a

successive esperienze.

Imbasciati ci descrive puntualmente il processo: "II bambino piccolo sperimenta un

qualche cosa nella bocca, delle sensazioni nelle labbra, nella lingua, poi nello

stomaco perché gli va dentro il latte, delle sensazioni connesse di fame e di languore

e poi di sazietà; queste sensazioni - chiamate così, sia pure con termine improprio -

costituiscono un qualcosa, un insieme, che assume un primo significato, ed è questo

26

che noi chiamiamo il 'primitivo oggetto interno seno' del bimbo. Certamente egli non

ha nessuna idea ancora del biberon come una bottiglia di vetro o di una mammella

come una semisfera di pelle o di carne. II bambino di pochi mesi usufruisce

soprattutto delle afferenze buccali: è probabile che su questa base egli costituisca un

primo insieme significativo nella sua mente; è questo che noi possiamo chiamare

oggetto interno primitivo, 'oggetto' seno". Sicché, continua l'A.: "La sensazione di

fame..... ed altri stati interiori, che per noi sono staccati dall'idea del seno, per il

bambino non lo sono: esse fanno parte dell'oggetto interno seno e quindi lo

individuano. L'oggetto interno presente in un dato momento serve così a individuare

differenziatamente lo stesso oggetto esterno: a seconda di come sono le sensazioni

interne, abbiamo una diversa lettura dello stesso oggetto esterno, come se si trattasse

27

di vari oggetti diversi" .

Di fatto gli oggetti interni proprio perché svolgono il ruolo di una struttura cognitiva

hanno valore rappresentazionale della realtà esterna: sarebbero funzionali cioè al

riconoscimento percettivo, costituendone in altri termini la condizione di possibilità.

I sensi, infatti, sottolinea Imbasciati, con i loro apparati recettori periferici, non

danno affatto una percezione: questa è frutto di una integrazione cognitiva perché la

percezione non è un processo automatico in senso biologico, ma corrisponde ad una

serie di operazioni mentali le quali organizzano le afferenze in insiemi di molteplici

e contemporanee sensorialità.

"E' opportuno pertanto tener ben distinto il concetto neurologico da quello,

psicologico, di percezione. La stimolazione sensoriale di per sé non ha significato:

quando un capezzolo è ficcato nella bocca, vengono stimolati dei recettori tattili,

della bocca e della lingua, e un qualche impulso nervoso arriva a dei centri cerebrali,

però, affinché questi impulsi nervosi si costituiscano in qualcosa che abbia

significato, cioè che sia mentale e che abbia funzioni operative efficaci per il

riconoscimento dell'oggetto esterno, è necessario che vengano raggruppati e che tale

raggruppamento sia mantenuto in magazzino acquisendo in tal modo una precisa

27 Imbasciati, 1991. 27

funzione per il riconoscimento di una certa esperienza esterna, e quindi un

28

significato per la mente" .

La simbolopoiesi può allora esser vista come un progressivo ramificarsi

differenziato, da pochi significanti senza referente in sempre più numerosi

significanti interiori, in grado sia di fornire ciò che chiamiamo conoscenze, sia di

organizzare ulteriori nuove strutture cognitive sempre più perfezionate. La mente

costituirebbe progressivamente, in funzione dell'esperienza, nuove e sempre più

numerose preconcezioni le quali, a loro volta, costituirebbero un progressivo

sviluppo di strutture atte alla cognizione. In altri termini, nel modello di Imbasciati,

lo sviluppo cognitivo viene considerato come una costruzione progressiva di

significanti interiori, attraverso una trasformazione che parte dai primi oggetti interni

primari e li moltiplica in serie ramificate di significati, via via più differenziati e

idonei alla conoscenza.

Questi insiemi possono essere ‘letti’, cioè possono avere un significato, sempre che

vengano trattenuti in memoria.

Il concetto di percezione presuppone una qualche rappresentazione, ovvero una

traccia mnestica (engramma) quale significante indispensabile per il riconoscimento

di qualunque significato ovvero per una possibile ‘lettura’ che, specie nella fase

neonatale, non comporta necessariamente una percezione adeguata al reale.

Questa progressione di “operazioni protomentali” è funzionale alla formazione del

sistema mente.

Un tale processo di ‘lettura’ (riconoscimento percettivo) – effetto della

processazione di input sensoriali – non si applica solo ad input che provengono

dall’interno (organismo), ma anche ad input che provengono dall’esterno (ambiente),

nel qual caso, è ormai scientificamente dimostrato, che la lettura degli input esterni

ovvero il configurarsi di una rappresentazione percettiva dipende fondamentalmente

dall’interazione con altri esseri umani, ovvero dall’esperienza relazionale primaria.

28 Imbasciati, 1991. 28

La madre (il care-giver o più genericamente la figura di riferimento) modula fin dai

primi giorni di vita un linguaggio che permette al neonato di costruire determinate

strutture funzionali primarie: quelle sulle quali costruirà la sua singola e irripetibile

modalità di funzionare.

Le funzioni della relazione primaria, studiate dalla psicoanalisi, possono essere

descritte come funzioni di decodifica, da parte del sistema mente materno, dei

significanti espressi dal neonato, di comprensione dei relativi significati, di

restituzione di risposte “adeguate”.

La restituzione di risposte adeguate significa “leggibili” dal sistema mente del

bambino e dunque “apprese” come nuovi significanti che, ritenuti in memoria,

costituiranno la base per i futuri progressivi apprendimenti in termini di significati.

La strutturazione di tali funzioni è mentale perché neurologica: sappiamo infatti che

ogni acquisizione poggerà su corrispondenti strutture neurobiologiche, che vengono

a costruirsi nel sistema nervoso centrale (il moltiplicarsi delle sinapsi) ad ogni

apprendimento, e che ogni tipo di apprendimento condizionerà la struttura

morfologica neurale perchè come si è cercato di dimostrare, lo sviluppo, dal punto

di vista neurologico e dunque psichico, non è determinato soltanto dal codice

genetico, ma, assai più, dalla particolare elaborazione dell’esperienza.

Nella capacità di dare alla sensorialità una organizzazione significativa del

riconoscimento di oggetti reali consiste il senso dell’‘apprendere dall’esperienza’ di

Bion: ovvero nell’apprendere ad organizzare l’esperienza in schemi mentali

attraverso le successive elaborazioni della rappresentazione d’affetto (livello

inconscio: protomentale) in rappresentazione percettiva (livello cosciente: mentale)

indispensabile alla cognizione della realtà esterna.

Condizione di possibilità di questo processo è – secondo Bion – la reverie ovvero la

capacità della madre di fornire una funzione ausiliaria al bambino attraverso un

atteggiamento recettivo – è il fenomeno della sintonizzazione di cui parla Siegel –

che accoglie le espressioni emotive del lattante e conferendo loro un significato le

restituisce bonificate e tali da poter essere reintroiettate.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria delle emozioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof De Sanctis Ornella.

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