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Università degli Studi

Suor Orsola Benincasa

Napoli

Teorie delle emozioni

Prof. Ornella De Sanctis

guida commentata agli argomenti del corso

Tutor del corso

Dott. Annamaria Meterangelis

anno accademico

2008/2009

Schema dispense

Il corso di Teorie delle emozioni si propone di analizzare il ruolo delle emozioni

nell’apprendimento attraverso l’analisi delle funzioni e del ruolo delle emozioni nei

processi di formazione della mente e nella costruzione di una esperienza cognitiva.

Premessa

Introduzione

1. Funzione biologica

Il legame tra fenomeni cerebrali/ processi mentali.

• Corpo cervello mente

• Il sistema limbico

• La memoria

2. Funzione cognitiva

Il modello protomentale

3. Funzione sociale

L’influenza della cultura nell’espressione delle emozioni

• L’espressione delle emozioni

• La comprensione delle emozioni: l’empatia

• Controllo e regolazione

• Il contesto scolastico

Breve bibliografia

Appendice

A. Le tradizioni storiche nello studio delle emozioni

B. La teoria energetico pulsionale 2

Premessa

Le emozioni sono un insieme complesso di processi; sono alla base dei processi

interni e interpersonali che creano la nostra esperienza soggettiva del Sé, e

l’organizzazione del Sé dipende dalle modalità con cui le emozioni vengono

1

regolate .

Per avere una visione dei vari aspetti di questi complessi meccanismi di regolazione,

cercheremo di cogliere all’origine le modalità con cui la mente, che emerge dalle

2

attività del cervello, costruisce la realtà attraverso processi rappresentazionali .

Le rappresentazioni sono processi dinamici: la loro forma e i loro effetti all’interno

del cervello vengono modificati attraverso complessi meccanismi trasformazionali

3

che vengono chiamati ‘processi cognitivi’ .

La valutazione degli stimoli e l’attribuzione di significati sono funzioni fondamentali

della mente che si svolgono nell’ambito di processi emozionali.

Utilizzando la distinzione di Siegel in emozioni primarie ed emozioni fondamentali

ci concentreremo essenzialmente sulle emozioni primarie – cogliendole nella loro

natura di stati cerebrali ossia come stati di attivazione fisiologica generati dalle

risposte orientative e dai processi di valutazione elaborativi originari e dunque

inconsci di una fase protomentale (fase neonatale) – per dimostrare il valore

cognitivo che una lettura psicoanalitica attribuisce loro.

1 Siegel D. (2001), La mente relazione, Raffaello Cortina Editore, Milano.

2 Ibid.

3 Per individuare la natura di questo linguaggio rappresentazionale della mente, Siegel afferma: <<i pattern

di eccitazione neuronale corrispondono a codici o simboli che contengono informazioni e causano il

verificarsi nel cervello di eventi; tali eventi sono a loro volta pattern di attivazione che contengono ulteriori

informazioni. L’elaborazione di questi codici o simboli – l’essenza dell’elaborazione delle informazioni – si

basa sulle loro caratteristiche rappresentazionali e causali, e queste reazioni a catena di simboli ed eventi dà

origine a “processi cognitivi”come la memoria o il pensiero astratto>> (Siegel, 2001, pag. 161).

3

Introduzione

Quando nella vita quotidiana avvertiamo il c.d. “tuffo al cuore”, nel corso di una

situazione, siamo perfettamente consapevoli dell’emozione che stiamo vivendo, che

ha alterato improvvisamente l’equilibrio del nostro organismo, siamo cioè capaci di

riconoscere l’emozione e attribuirle un nome a seconda del sentimento che

avvertiamo: paura, gioia, dolore…

Più difficile, a livello di senso comune, sarebbe cogliere le emozioni come quei

dispositivi bioregolatori di cui siamo equipaggiati in modo da sopravvivere.

Studiare le emozioni, metterne in evidenza ruolo e funzioni nei processi di

formazione partendo da una definizione che ne chiarisca il significato

4

scientificamente fondato, implica necessariamente un excursus storico che

giustifichi il rinnovato interesse per il fenomeno nel campo delle scienze cognitive.

Non solo, ma per coglierle nella loro complessità ovvero come risposte

neurofisiologiche, esperienze soggettive, espressioni interpersonali, sarà necessario

mettere in evidenza la loro funzione biologica, cognitiva e sociale collegando

funzioni mentali, sociali e biologiche che – per tradizione – sono state considerate,

fino a tempi recenti, separatamente.

Solo a partire dalla c.d. ‘svolta psicologica’ nello studio sperimentale delle emozioni

– mi riferisco alla teoria cognitivo/attivazionale di Schacther

del 1962 – il fattore cognitivo è considerato essenziale per l’insorgenza della

esperienza emotiva.

Schacter concepisce infatti l’emozione come la risultante dell’interazione tra due

componenti:

• una di natura fisiologica (l’attivazione dell’organismo = arousal)

• l’altra di natura psicologica (la percezione di questo stato di attivazione e la

sua spiegazione relativamente all’evento emotigeno)

sicché l’emozione è da considerarsi la risultante dell’arousal e di due atti cognitivi:

4 Si veda, in appendice, il paragrafo A. La tradizione storica nello studio delle emozioni.

4

• la percezione ed il riconoscimento della situazione emotigena;

• la connessione tra questa cognizione e l’arousal stesso.

Si può parlare di emozioni, dunque, soltanto quando siamo in presenza di

5

un’alterazione fisiologica causata da una valutazione del contesto in relazione agli

interessi del soggetto.

Questa prospettiva cognitiva consente di pensare/definire le emozioni come processi

di significazione, superando il punto di vista che le riduce a semplici reazioni agli

stimoli, forme residue degli istinti e manifestazioni elementari dei bisogni

dell’organismo.

Non solo ma riconosciuta l'importanza dei meccanismi biologici per la loro

determinazione e per il loro decorso occorre prendere ancora in considerazione il

rapporto fra l'organismo e il contesto socioculturale di appartenenza, considerato che

l'individuo non è mai 'soggetto incapsulato' nella sua singolarità, né 'automa

emotivo', né 'prodotto finale' della propria cultura, ma è il frutto di una relazione

inscindibile tra natura e cultura; dove l'emozione sta a rappresentare il punto di

intersezione, di incontro, ovvero, attraverso la sua manifestazione, l'esperienza di

sintesi fra le due dimensioni.

Inoltre, bisogna abituarsi ad intendere le emozioni come fluttuazioni, perché le

emozioni non sono entità fisse bensì fenomeni dinamici creati all’interno dei

processi cerebrali di valutazione dei significati, i quali peraltro risentono

direttamente di influenze sociali.

5 La valutazione corrisponde sempre alla determinazione del valore da assegnare all’evento ai fini di un

giudizio, come tale attiene alla sfera psichica ed è da considerarsi risultante di un’attività cognitiva.

5

1. Funzione biologica (regolativa) delle emozioni

Secondo il punto di vista di Damasio, le emozioni, lungi dal rappresentare

l’intrinseca irrazionalità del pensiero umano, così come è avvenuto per secoli, sono

un aspetto essenziale e produttivo del pensiero e dell’azione, nel senso che le

emozioni possono essere considerate all’origine delle operazioni cognitive. Le cause

della negligenza scientifica dimostrata nel secolo scorso nei confronti dell’emozione,

secondo Damasio, sono da individuarsi nella mancanza di una prospettiva

evoluzionistica nello studio del cervello e della mente, nel disinteresse per il

6

concetto di omeostasi , nella palese mancanza di un adeguato concetto di organismo

sia nelle scienze cognitive che nelle neuroscienze.

Nelle concezioni tradizionali della mente e del cervello infatti, osserva Damasio, “La

mente ha continuato ad esser legata al cervello da una relazione piuttosto equivoca e

il cervello è rimasto regolarmente separato dal corpo invece di essere considerato

7

come una parte di un complesso organismo vivente” .

Mente e corpo, invece, secondo le più recenti acquisizioni scientifiche, vanno

considerati come componenti integrate e interdipendenti di un unico organismo

capace di interagire in modo intelligente ed efficace con l’ambiente.

Quanto al disinteresse per il concetto di omeostasi, Damasio ricorda e sottolinea che

il termine omeostasi indica le reazioni fisiologiche, coordinate e in gran parte

automatiche, indispensabili per mantenere stabili gli stati interni di un organismo

vivente. L’omeostasi è dunque un aspetto fondamentale degli organismi viventi,

trascurando il quale, non avrebbe senso discutere delle emozioni che costituiscono

6 Omeostasi: capacità di un organismo di mantenere costanti le condizioni chimico-fisiche interne anche al

variare delle condizioni ambientali esterne. Il termine 'omeostasi' fu coniato da Walter Cannon nel 1926;

deriva dal greco ómoios, 'simile', e stasis, 'posizione'. Oggi il termine omeostasi viene utilizzato per indicare,

in senso più ampio, i molti processi dell'organismo che limitano le fluttuazioni entro limiti fisiologici. I

meccanismi di regolazione omeostatica diretta e indiretta sono compresi nell'ambito del fenomeno più ampio

dell'adattamento, grazie al quale, entro certi limiti, i viventi possono sopravvivere anche in condizioni

ambientali differenti da quelle per essi ottimali. L'omeostasi presuppone che l'organismo sia in grado di

'sentire' le modificazioni dell'ambiente esterno e di controllarle. Pertanto, anche una piccola variazione

rispetto ai livelli considerati normali dall'organismo provoca una risposta da parte dei meccanismi

omeostatici, che riportano le condizioni allo stato precedente.

7 Damasio A. R., Emozione e coscienza, Adelphi, Milano, 2000.

6

appunto una parte integrante della regolazione, e la cui funzione – prettamente

biologica, quali dispositivi bioregolatori – è quella di dotare automaticamente gli

organismi di comportamenti orientati alla sopravvivenza.

In termini di regolazione delle emozioni si parla di processi intrinseci ed estrinseci

responsabili del monitoraggio, della valutazione e delle modificazioni delle reazioni

emotive (intensità e durata), e necessari sia per dare flessibilità ai processi

comportamentali, che le emozioni contribuiscono a motivare e a guidare, sia per

consentire all’organismo di reagire con prontezza ed efficienza ai cambiamenti

ambientali, mantenendo l’attivazione interna entro i limiti che ottimizzano la

prestazione.

In questo senso Damasio parla di una duplice funzione biologica delle emozioni: la

prima è la produzione di una reazione immediata alla situazione induttrice, la

seconda è la regolazione dello stato interno dell’organismo in modo da prepararlo

alla reazione specifica.

Da questo punto di vista si sostiene infatti che, nel corso dell’evoluzione, gli

organismi hanno acquisito i mezzi per reagire a certi stimoli – specie a quelli

potenzialmente utili o pericolosi per la sopravvivenza – attraverso la collezione di

risposte che oggi chiamiamo emozioni. Da cui discende la possibilità di intendere le

emozioni – eventi strettamente biologici – come risposte fisiologiche che mirano ad

ottimizzare le azioni intraprese dall'organismo nel mondo che lo circonda.

Se per la maggior parte del Novecento, nei laboratori, non si diede credito

all’emozione, oggi, si registra, da parte della nuova generazione di scienziati, un

interesse privilegiato per l’emozione attraverso il cui studio il tradizionale contrasto

tra emozione e ragione appare definitivamente superato. 8

Per Damasio, studioso delle funzioni cognitive e in particolare della coscienza ,

l’errore di Cartesio e la storica dicotomia tra mente e corpo – concezione che separa

nettamente la mente dal corpo, attribuendo alla prima, addirittura, un fondamento

non materiale – è stato quello di pensare la razionalità separata dai meccanismi di

8 La coscienza “è quel che perdiamo entrando in un sonno profondo senza sogni e nel caso, meno comune, di

anestesia generale o di coma. Ed è quel che riacquistiamo emergendo da tali stadi” (Edelman, 2006, pag. 11).

7

regolazione biologica, e non a partire da questi ultimi; viceversa l’A. si prefigge di

dimostrare lo stretto legame esistente tra l'apparato della razionalità (la mente) e il

dispositivo di base delle emozioni e dei sentimenti (il corpo) indicando le emozioni a

fondamento del processo decisionale.

Il processo decisionale (la necessità, ad esempio, di compiere una scelta tra due o più

possibilità), secondo Damasio, infatti, è molto spesso diverso da un processo di

analisi che si soffermi a considerare minuziosamente i pro e i contro di ciascuna

scelta. Il più delle volte, in special modo quando abbiamo a che fare con problemi

complessi, dai molteplici risvolti personali e sociali, siamo portati ad utilizzare una

strategia diversa che fa riferimento agli esiti di passate esperienze, nelle quali

riconosciamo una qualche analogia con la situazione presente e da cui ci lasciamo

guidare.

Dette esperienze hanno lasciato delle tracce, non necessariamente coscienti, che

richiamano in noi emozioni e sentimenti, con connotazioni negative o positive, che

influenzeranno la nostra scelta.

Damasio chiama queste tracce marcatori (il particolare stato corporeo richiamato

costituisce una sorta di “contrassegno”) somatici (perché riguardano i vissuti

corporei); marcatori somatici la cui funzione è facilitare il compito di selezionare

opzioni vantaggiose dal punto di vista biologico.

In tale processo, la scelta è quindi condizionata dalle risposte somatiche emotive,

avvertite a livello soggettivo, che vengono utilizzate, non necessariamente in

maniera consapevole, come indicatori della bontà o meno di una certa prospettiva.

La coscienza, dunque, secondo Damasio, che inizia come un tipo particolare di

9

sentimento (ovvero come percezione e dunque riconoscimento di ciò che il corpo

avverte, sente), e l’emozione (in quanto attivazione dell’organismo) non sono

separabili, poiché la coscienza è indissolubilmente legata al sentimento del corpo.

In questo senso è da intendersi l’affermazione di Siegel:

9 La coscienza è il percepire di percepire: e percepire significa organizzare in un certo modo i risultati dei

processi sensoriali laddove si definiscono processi percettivi l’insieme di azioni cognitive volte ad

identificare la nostra esperienza cosciente relativa all’elaborazione dell’informazione sensoriale.

8

“Le emozioni rappresentano le modalità fondamentali con cui la mente (coscienza)

10

emerge dalle interazioni fra processi neurofisiologici e relazioni interpersonali” .

Dal punto di vista delle neuroscienze conferme sperimentali sempre più numerose

insistono sul legame tra fenomeni cerebrali e processi mentali: l'indagine sulla mente

e sulla coscienza acquista in tal modo una solida base fisiologica di riferimento,

laddove mente e coscienza hanno cessato di essere considerate argomento di pura

speculazione filosofica, per entrare a pieno titolo nel campo della ricerca scientifica.

Da questa prospettiva, la mente può essere intesa come un’entità funzionale,

percepita soggettivamente, che si basa su meccanismi fisici (strutture e funzioni

cerebrali), ma che possiede processi complessi suoi propri (autoregolazione)

attraverso cui governa l’intero organismo e le sue interazioni con l’ambiente

11

(esperienza) .

La mente, cioè, emerge dalle attività del cervello le cui strutture e funzioni sono

peraltro direttamente influenzate dalle esperienze interpersonali; e per meglio

specificare potremmo dire: la mente è un sistema complesso, le cui attività

dipendono da connessioni neuronali le quali a loro volta sono influenzate sia da

fattori costituzionali che esperienziali.

Quanto al cervello, rinchiuso nella sua scatola cranica, comunica con l'esterno solo

tramite le terminazioni sensoriali le quali ricevono gli stimoli visivi, sonori, olfattivi,

tattili, li traducono in un codice specifico, e trasmettono queste informazioni in

10 Siegel, op. cit.

11 L’esperienza e la sua costruzione da parte del soggetto, il cui significato costituisce un aspetto

fondamentale della nostro quadro di riferimento teorico, potrebbe essere intesa come “la totalità degli eventi

a cui l’attore prende parte in modo consapevole”. La definizione è di Anolli (La mente multiculturale,

pag.86), e può costituire un apporto valido e immediato al significato del termine. Tuttavia la prospettiva da

cui si guarda all’emozione per evidenziarne il valore cognitivo, impone una precisazione: si fa (costruisce)

esperienza anche a livello protomentale, cioè in quella fase originaria che precede e condiziona la

formazione della mente (coscienza), cioè a livello inconscio; ed è proprio questa attività del soggetto colta

nel suo farsi che suffraga ‘ l’apprendere dall’esperienza’ di Bion. In tal senso parlare di esperienza come

componente sensibile dell’atto conoscitivo significa riferirsi all’aspetto affettivo del fenomeno psichico – al

vissuto – e al senso che questo assume per il soggetto. Come tale non è fenomeno osservabile dal punto di

vista oggettivo,quantitativamente misurabile, bensì ha carattere qualitativo, irripetibile, processuale.

In questo senso anche Siegel (2001, p.151): “Le emozioni sono intrinsecamente esperienze soggettive che

coinvolgono processi di attribuzione di significati e di interazione con l’ambiente. L

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria delle emozioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof De Sanctis Ornella.
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