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Breve storia delle emozioni

Capitolo 1: Significato e ambiguità

Le emozioni sono provocate dal modo di giudicare gli eventi (valutazione) in rapporto a quello che conta per noi (obiettivi, interessi, aspirazioni). Le emozioni possono comprendere cambiamenti corporei, tipo un sorriso di felicità, il cuore che palpita d’ansia, ecc. James pensava che l’emozione è la percezione del cambiamento corporeo attraverso la connessione tra mente e corpo.

L’insieme dei fenomeni emotivi che si protraggono più a lungo sono definiti stati d’animo (contentezza, tristezza). I sentimenti, invece, possono durare più a lungo rispetto agli stati d’animo. Le emozioni reattive avvengono quando i tratti del mondo in cui crediamo subiscono l’impatto della realtà.

Gli impegni costituiscono la base dei nostri rapporti. Quindi una reazione emotiva è un cambiamento nel tipo di impegno mentre un sentimento è un impegno mantenuto nel tempo. La storia d’amore rappresenta la storia emblematica del mondo intero; infatti, due persone si incontrano, s’innamorano, ma la loro unione viene ostacolata, allora gli innamorati riescono a superare e vincere le ostilità.

Le emozioni non sono universali, esse sono condizionate da quello che crediamo giusto a livello sociale e a livello culturale. Le emozioni positive come amore, felicità, sono segnali che indicano che le cose vanno bene, mentre quelle negative (rabbia, paura, tristezza) si hanno quando le cose si svolgono diversamente rispetto alle nostre aspettative.

Se le emozioni ci spingono a porci dei problemi, la loro natura più genuina è quella di mettere alla prova la nostra creatività. Secondo Robin George Collingwood (filosofo britannico 1889-1943) l’arte è l’espressione delle emozioni e l’uomo è l’artista. L’espressione di un’emozione avviene quando una persona ne esplora il significato e le implicazioni e li concretizza in un linguaggio fatto di parole, pittura, musica. La teoria di Collingwood è una teoria romantica dell’arte che proclama il primato delle emozioni.

William Reddy ha studiato le emozioni sotto un duplice aspetto:

  • Esse sono l’obiettivo delle grandi trasformazioni sociali.
  • Esse sono la loro espressione.

Egli elabora un concetto definendo gli “emotivi” come forme di linguaggio e di azione e attraverso essi ogni società stabilisce un regime emotivo al cui interno sono mantenute un certo tipo di espressioni (rispetto per l’autorità, l’amore di Dio ecc.).

Tra gli storici come Reddy e Stone si delinea l’idea che le emozioni sono un fenomeno non individuale ma sociale alla base dei nostri rapporti pubblici e privati. Nel corso della vita ciascuno di noi dà un senso ai propri modelli emotivi, riuscendo a pensare non tanto a cosa fare dell’esperienza individuale, ma a capire e a partecipare alle emozioni della comunità di appartenenza.

Capitolo 2: Evoluzione e cultura

C. Darwin (biologo inglese 1809-19.04.1882) nella sua opera “L’origine della specie” pubblicata nel 1859, afferma che l’evoluzione è determinata da 3 principi:

  • La sovrabbondanza secondo cui in ogni specie è generata una prole più numerosa di quella che sopravvive fino all’età adulta;
  • La variazione secondo cui ogni discendente è diverso dagli altri;
  • La selezione secondo cui i discendenti adattandosi meglio all’ambiente circostante tendono a sopravvivere e a riprodursi.

Darwin nel 1872 pubblicò “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali”, in cui sosteneva che i programmi delle espressioni emotive erano “stati installati” nel sistema nervoso nel corso dell’evoluzione e agivano anche automaticamente. Darwin si servì del termine espressione per indicare un comportamento o un cambiamento corporeo visibile provocato da un’emozione.

Le emozioni come il disprezzo possono assumere forme distruttive che conducono all’estinzione della specie nel nuovo ambiente che abbiamo creato. Il valore è l’amore che permette di replicare i geni e i valori derivano dalle nostre emozioni. Secondo Leda Cosmides e Jhon Tooby (1997) le emozioni ci preparano all’azione in rapporto a obiettivi importanti. Secondo Nico Frijda le emozioni esprimono prontezza all’azione dando priorità ad una serie di eventi rispetto ad altri attraverso un processo selettivo.

Oggi gli individui vivono in intimità con un numero piccolo di persone care e non più in famiglie allargate, ma nel mondo sociale sono sempre le emozioni a guidarci. Tutte le culture definiscono il comportamento sociale attraverso le emozioni. Tra i fattori culturali il genere è l’espressione culturale della differenza sessuale. Secondo i pregiudizi di genere, le donne rispetto agli uomini esprimono con maggiore facilità tutte le emozioni. Sin dall’infanzia gli esseri umani sono socializzati al ruolo attribuito all’uno o all’altro genere. Le donne sono più empatiche e capaci di offrire migliore supporto sociale, mentre gli uomini esprimono orgoglio, disprezzo; essi dalla nascita sono dotati dello stesso repertorio emotivo che deriva dai geni in base alle idee della cultura in cui viviamo e ai significati che ogni società vi attribuisce.

Capitolo 3: Medicina per l’anima

Gli uomini sono costituiti allo stesso modo, tutti conosciamo l’arroganza e l’egoismo, siamo simili nella nostra imperfezione, ma abbiamo quella che Marco Aurelio chiama una parte divina ossia la ragione. Marco Aurelio era uno stoico e la scuola di pensiero a cui apparteneva era stata fondata dal filosofo Zenone nel 300 a.C.. Il pensiero stoico della Grecia giunse a Roma preceduta dalla scuola di Epicuro. Epicureo è un termine che significa ricerca del piacere; mentre essere stoico oggi significa essere indifferente alla sofferenza. Entrambe le scuole si erano consacrate a un’analisi profonda delle emozioni considerate come la chiave per condurre una vita esemplare nel rispetto e nell’attenzione degli altri.

Per gli epicurei diventare umani bisogna liberarsi della tirannia delle emozioni che con facilità ci spingono a essere irrazionali. Bisogna distogliere l’attenzione da ciò che è l’effimero (successo, potere, denaro) per dirigerla verso qualcosa di più utile e degno. La filosofia era la medicina necessaria all’anima e si prefiggeva di liberare l’uomo da emozioni come lussuria (l’abbandono al piacere sessuale), ira e invidia. Gli epicurei scelsero di vivere in una comunità i cui membri condividevano idee e visioni del mondo ritirandosi dalla vita normale. Il piacere per gli epicurei era importante, ma era il piacere per cose molto semplici.

Secondo Epicuro è giusto essere felici per ciò che è naturale e necessario come il cibo, il sesso. La principale strategia mentale raccomandata dagli epicurei era quella di distogliere l’attenzione dalle questioni innaturali, non necessarie che producono ansia, rivolgendosi invece ai desideri naturali che non suscitano ansia. Come gli epicurei, gli stoici basavano la loro analisi e pratica di vita sulle emozioni: entrambi pensavano che le emozioni dovessero essere eliminate. Su questo aspetto le due scuole divergono, gli epicurei raccomandavano di distogliere l’attenzione dagli elementi non necessari e illusori, gli stoici sottolineavano l’estinzione dei desideri.

Come il buddismo contempla pratiche di esercizi per raggiungere una certa disposizione mentale in cui non si è liberi dalle emozioni, ma si è disposti a lasciarle andare. L’idea degli stoici era che coltivando la virtù (la bontà nei confronti del mondo) tutto il resto trova il proprio posto. Le pratiche religiose delle tre principali religioni monoteistiche, l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam si ispiravano a questa idea. Le cattive emozioni generano il peccato dei quali la chiesa ne ha indicati sette definiti peccati mortali o vizi capitali (gola, lussuria, avarizia, invidia, ira, superbia e accidia = avversione all’operare).

Baruch Spinoza (filosofo olandese vissuto nel XVII secolo) riguardo alle emozioni affermava che il fatto che le persone cercavano di controllarle, le rendeva ancora più schiave e, per sfuggire alla schiavitù, bisognava capire che l’universo è concepito come espressione della mente di Dio, di cui noi facciamo parte. Secondo Spinoza le emozioni attive, sono basate sull’amore per il mondo e per gli altri, mentre se lottiamo contro il mondo proviamo le emozioni passive, in cui miriamo esclusivamente alla realizzazione dei desideri.

Per Spinoza bisogna accettare le emozioni, per essere poi liberi di controllarle e tale idea diventa la base della psicoterapia, intesa come cura dell’anima sorta con Freud, il quale basò la sua terapia sull’idea che alcuni desideri sono inconsci. Per Freud il desiderio fondamentale ruota intorno al sesso che è la fonte della creatività, mentre il desiderio di morte è distruttivo. Freud sosteneva che bisognava disotterrare i desideri sepolti dentro di noi, riportarli alla luce e renderli coscienti. Per i moderni le emozioni d’amore, tra genitori e figli e tra amanti sono le massime espressioni dell’uomo.

Capitolo 4: Emozioni e cervello

Se seguiamo l’idea di Michel Aubè di definire le emozioni “impegni” possiamo considerare impegni il fatto di amare un’altra persona o di opporsi ad una trasgressione. Le persone con determinate lesioni al cervello non sono in grado di far fronte ai loro impegni emotivi. La corteccia prefrontale è associata ad un tipo di pensiero noto come progettazione, ed è implicata nella creazione di qualsiasi strumento ed è l’organo del linguaggio.

I tre strati del cervello ipotizzati da MacLean possono essere paragonati alle tre fasi nell’archeologia delle città. Nelle prime città dei sumeri e babilonesi, erano luoghi per abitare e incontrarsi e le abitazioni erano molto semplici. Nella fase seguente la città si diresse verso forme differenziate di governo cittadino (Roma e Atene). L’Agorà, il mercato divenne il luogo centrale dove si incontravano le persone che oltre all’acquisto delle merci si dedicavano alla conversazione. La terza fase, quella più recente, iniziò con il Rinascimento, dove le città divennero centri commerciali e culturali, luoghi di alta tecnologia. Associando tali passi allo sviluppo evolutivo dell’uomo si riscontra l’irrazionalità delle prime forme e dell’evoluzione e importanza dell’ultima.

Jaak Panksepp (psicologo nato in Estonia nel 1943) afferma che l’esperienza delle emozioni non è generata nella corteccia, ma nel sistema limbico, secondo il quale ci sono forme originarie di coscienza ognuna delle quali è associata all’impulso di impegnarsi in una certa azione per adattarsi alle circostanze.

Secondo Cartesio gli avvenimenti del mondo danno avvio a messaggi inviati al cervello, dove avvengono operazioni di smistamento per trasmettere i messaggi ai muscoli in risposta agli eventi. Tra le varie scoperte scientifiche sul cervello all’inizio del XX secolo vi è la scoperta del coinvolgimento del funzionamento cerebrale, secondo cui gli ormoni trasmettono messaggi in tutto il corpo compreso il cervello. Alcuni tipi di farmaci sono noti come euforizzanti e possono provocare gioia e una sensazione di benessere. Altri farmaci riducono l’intensità di alcune emozioni come gli antidepressivi che diminuiscono il senso di impotenza e disperazione; gli ansiolitici riducono l’ansia.

Capitolo 5: Storie sociali emozioni e relazioni

Sin dall’epoca di Aristotele si spiegano le emozioni in termini cognitivi, in cui si parte dall’idea che la valutazione comporta sempre una sorta di giudizio. Guidare l’auto è una condotta sociale e l’aggressività degli automobilisti si manifesta quando si ha la sensazione che un altro automobilista ci abbia mancato di rispetto. Le emozioni fondamentali (felicità, paura, collera, tristezza) ognuna di essa è attivata da un tipo particolare di avvenimento ma possono essere indipendenti dal mondo esterno che l’abbia provocata.

Jennifer Jenkins pensa che il repertorio emotivo che gli esseri umani ereditano dall’adattamento evolutivo è basato su tre obiettivi o motivazioni sociali:

  1. L’affermazione di sé contro gli altri in conflitto per il prestigio e potere,
  2. L’attaccamento, in cui dipendiamo dagli altri per essere protetti,
  3. La cooperazione amichevole.

Le emozioni sono mezzi fondamentali con cui si strutturano i rapporti umani. Le emozioni organizzano le nostre motivazioni. Un’emozione significa focalizzarsi su un interesse particolare ed essere coinvolti e pone le basi per interagire con altri. L’affermazione di sé, implica un comportamento arrogante. I bambini riconoscono facilmente i più autorevoli tra i compagni di scuola. Essere un membro della gerarchia di un gruppo attivo, in antagonismo con un altro gruppo, permette all’individuo di formarsi un’identità.

La gerarchia è una forma di organizzazione sociale quasi naturale per gli uomini. I membri di tutte le gerarchie accettano più o meno volentieri il loro rango, si oppone resistenza quando si è retrocessi. L’emozione reattiva della gerarchia sociale è la rabbia che crea conflitto e competizione. L’orgoglio è l’emozione collegata al prestigio e al superamento di un’impresa difficile. L’arroganza è il sentimento associato al bisogno di dominare gli altri e il suo inverso è la vergogna in cui il nostro “Io” viene sminuito a cui segue spesso il desiderio di vendetta.

Jhon Bowlby (psicoanalista londinese 1907-1990) pensava che la prima relazione emotiva fosse il fondamento di tutte le altre, infatti, se nella storia personale siamo stati amati, saremo a nostra volta, capaci di amare, mentre se abbiamo vissuto separazioni, abbandono, avremo difficoltà ad instaurare relazioni affidabili con gli altri nella vita adulta. L’obiettivo sociale dell’attaccamento è la protezione. Le emozioni tipiche dell’attaccamento sono i sentimenti di sicurezza fiduciosa in presenza del partner di attaccamento, grazie al quale si ha il coraggio di esplorare il mondo partendo da quella che Bowlby definisce base sicura.

Ognuno di noi eredita dai progenitori la tendenza a legarsi ad un altro essere umano per un lungo periodo (affiliazione). L’emozione reattiva dell’affiliazione è la felicità; i sentimenti allargati sono l’affetto, il piacere e il calore verso gli altri e il sentimento più intenso è l’amore, che crea un copione di unità con l’altro e di condivisione dei reciproci interessi. La tristezza è l’emozione della reazione alla perdita della persona amata e implica un calo di affetto che implica emozioni come freddezza e disdegno. L’interesse e la curiosità sono motivazioni di grande importanza, sono le basi della nostra capacità di impegnarci in vari progetti, compresa la vita lavorativa.

Le emozioni sociali non sono emozioni specifiche, ma rappresentano la capacità di sentire ciò che sente l’altro come l’empatia, la simpatia, e la compassione. Siamo in grado di provare queste emozioni perché l’amore, l’odio, la rabbia, tristezza e paura sono universali, basati sulle parti ereditate del sistema limbico.

Capitolo 6: Storie individuali – Sviluppo emotivo dall’infanzia alla maturità

Il concetto dei quattro aspetti del carattere basati sugli antichi quattro umori è ancora presente nel linguaggio moderno come:

  • Sanguigno (fiducioso)
  • Collerico (irascibile)
  • Malinconico (depresso)
  • Flemmatico (calmo, tranquillo)

Nella creazione di ogni nuovo essere umano i geni di un genitore sono mescolati con quelli dell’altro. Il temperamento è lo stile emotivo che noi adottiamo. I tratti sono emotivi: paura nelle situazioni sociali (timidezza), tendenza alla collera, piacere (tendenza di sorrisi o bronci).

Mary Ainsworth e colleghi individuarono tre stili di emotività durante la Strange Situation (stanza di laboratorio), essi definirono tre tipi di “attaccamento”:

  • Attaccamento sicuro indica un bambino che è addolorato alla separazione dalla madre, ma al suo ritorno, la cerca e si lascia consolare da lei;
  • Attaccamento ambivalente indica un bambino che al ritorno della madre voleva stare con lei, ma si dimostra imbronciato e rifiuta di essere consolato;
  • Attaccamento evitante indica un bambino che non interagisce con la madre al suo ritorno.

Inoltre, va aggiunto un quarto stile definito stile disorganizzato che comprende bambini che nei primi anni di vita sono stati caotici, che non hanno creato rapporti affidabili con la figura genitoriale o che sono stati maltrattati.

Lo script (copione) è una sequenza narrativa che offre un’interpretazione di una comune serie di episodi, in cui il protagonista persegue i suoi obiettivi e ne sperimenta i risultati. Lo script è una sequenza che tende ad essere ripetuta. Tomkins ha elaborato l’idea dello script di vita basati sulle emozioni basate su tre passaggi:

  1. Si parte dall’idea che le emozioni siano la reale motivazione del comportamento;
  2. Un’emozione in corso innesca una serie di processi nel cervello e nel corpo producendo una risposta elaborata in base a tratti riconoscibili;
  3. Le persone ricorrono agli script per risolvere i problemi emotivi della loro vita.

Una persona che si adatta ad uno script particolare, questo può diventare una componente chiave della sua personalità. Gli script di rilassamento si propongono di sfuggire all’emozione negativa che possono risolversi in scripts pre-dipendenti, in cui la reazione di rilassamento...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria delle emozioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof De Sanctis Ornella.
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