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EMOZIONI E SVILUPPO

Prefazione

(1) Fino agli anni ’60 dominava un interesse scientifico per il bambino cognitivo, dotato di capacità

di costruire le fondamentali categorie del pensiero ed elaborare le informazioni provenienti

dall’ambiente. Piaget, esponente del cognitivismo, affermava che nel bambino si costruiscono gli

strumenti fondamentali dell’intelligenza e della conoscenza del reale, attraverso gli schemi motori

dei primi 18 mesi.

Dal mondo anglosassone è pervenuto il modello della psicologia cognitiva del (HIP) Human

Information Processing, che ha concettualizzato lo sviluppo come progressivo ampliamento ed

efficienza del sistema di elaborazione delle informazioni. I modelli neopiagentiani pongono

l’accento sull’immagine di un bambino alle prese con problema relativi al mondo delle cose fisiche

senza prendere in considerazione le relazioni sociali e affettive.

A partire dagli anni ’70, Bruner, Shaffet e Vigoscki, rivalutano il ruolo dell’ambiente sociale e

delle relazioni interpersonali come parte integrante dello sviluppo. L’interesse si sposta sul bambino

sociale come individuo impegnato nella costruzione dei rapporti significativi e nell’acquisizione di

contenuti significativi della sua cultura di appartenenza. L’attenzione viene rivolta non solo alla

costruzione dell’intelligenza (cognition) ma a quella dei prodotti cognitivi come concetti, categorie.

(2) Nascono concetti di Scaffolding (Bruner-impalcatura) o quello di frame (cornice-Kaye) che

evidenziano gli adattamenti comportamentali e linguistici, da parte degli adulti alle capacità e

interessi del bambino.

L’approccio sociocostruttivista delinea una rappresentazione più completa di un “bambino reale”

ponendo attenzione all’interesse tra coetanei, al concetto di amicizia ed empatia.

L’interesse per il bambino affettivo deriva dalla teoria di Freud e dall’etologia, di cui la prima

concepisce le relazioni affettive come risultato della soddisfazione dei bisogni primari del bambino,

mentre la seconda teoria deriva dalla biologia, che ha enfatizzato la predisposizione biologica

all’uso precoce dei segnali comunicativi, anche da parte del bambino piccolo (pianto, sorriso, gesti)

per ottenere e mantenere la vicinanza protettiva degli adulti e ha elaborato un modello che prevede

la costruzione del primo legame di attaccamento come prototipo delle relazioni interpersonali tra gli

individui (Bowlby).

L’analisi dei segnali comunicativi è stata applicata allo studio della comunicazione prelinguistica

madre-bambino, per individuare sia i primi usi non intenzionali (pianto, sorriso - 9 mesi) sia i primi

usi intenzionali. Viene elaborata una distinzione tra comunicazione richiestiva (richiamare l’adulto

per ottenere un oggetto desiderato) e quella dichiarativa che ha lo scopo di scambiare con l’adulto

esperienze e conoscenze.

Un esempio di integrazione tra aspetti psicologici diversi riguarda il modello operativo che si forma

a partire dalle esperienze precoci con le figure di attaccamento (FDA) del bambino. Il bambino

emotivo diventa oggetto di analisi sistematica.

(3) Le emozioni possono essere considerate come una dotazione di base e consistono nella capacità

di reagire agli avvenimenti dell’ambiente.

Le emozioni non sono una risposta automatica e inconsapevole alle stimolazioni ambientali, ma

l’applicazione di processi complessi presenti nelle specie più evolute e sociali. Gli aspetti

socioculturali sono importanti per lo sviluppo emotivo determinando sia la regola di esibizione delle

emozioni sia gli eventi emotivamente rilevanti.

Capitolo 1: La struttura complessa dell’emozione.

L’emozione è un fenomeno complesso di natura psicofisiologica, cognitiva, sociocognitiva, e una

forma di linguaggio. Nella Retorica di Aristotele, le emozioni sono definite come reazioni che

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conseguono alla valutazione cognitiva di alcuni stimoli. Nei confronti di ciascuno stato emotivo egli

individua:

(1) Una componente cognitiva;

(2) Una componente legata al contesto sociale;

(3) Una propensione ad un certo comportamento;

(4) Uno stato di attivazione fisiologica.

Per Cartesio la forza dell’anima consiste nel vincere le emozioni, e introduce la separazione tra

mente e corpo. Egli parla di emozioni semplici e primitive come la meraviglia, l’amore, l’odio e di

emozioni derivanti dall’unione di queste ultime.

A partire dalla seconda metà dell’800 le emozioni diventano oggetto dell’indagine scientifica

attraverso i lavori di Darwin che teorizza una connessione tra emozione e le sue evoluzioni

fisiologiche e comportamentali.

(4) Le emozioni costituiscono un fenomeno complesso non perché difficile da comprendere, ma

perché formato da molte componenti. Sono le inferenze e i ragionamenti a guidare l’etichettamento

di un determinato stato mentale come emotivo. Sono le teorie cognitive vedono l’emozione come

un fenomeno che si costruisce attraverso una dinamica processuale attraverso cui percepiamo e

valutiamo l’ambiente. I modelli cognitivi si raggruppano in 3 categorie:

1) le teorie interpretative, secondo cui l’emozione è il risultato della combinazione tra

attivazione fisiologica e interpretazione cognitiva;

2) le teorie delle valutazioni cognitive (appraisals) secondo cui le componenti cognitive sono

parte integrante dell’emozione;

3) le teorie della rappresentazione cognitiva, secondo cui le esperienze emotive possono essere

concettualizzate a livello mentale.

Nell’ambito della psicologia dello sviluppo la concezione dell’emozione come fenomeno cognitivo,

sottolinea il ruolo attivo del soggetto che viene visto sin dalla nascita come soggetto dotato di

competenze, capacità e strumenti per interpretare gli stimoli che producono la risposta emozionale.

L’emozione (secondo la teoria costruttivista) viene considerata come una risposta costruita e

appresa che determina l’azione. Secondo la versione costruttivista “forte” le esperienze emotive

sono determinate dal linguaggio e dal sistema di regole e valori di una comunità sociale. La

versione costruttivista “debole” è legata alle ipotesi e alle interpretazioni dei dati forniti dalla ricerca

empirica

(5) Il concetto di script emotivo implica l’idea secondo cui i bambini hanno una conoscenza

organizzata rispetto al funzionamento emotivo che implica una serie di azioni in sequenza.

La componente sociocognitiva sottolinea il carattere appreso e socialmente determinato dalle nostre

risposte emotive. Grazie alle 2 componenti cognitiva e sociocognitiva, l’emozione può essere

considerata come un repertorio di competenze, uno strumento attraverso il quale il soggetto

organizza la sua risposta all’ambiente, ponendone come una sorta di linguaggio. Le emozioni anche

se non coincidono con l’attività cognitiva, svolgono funzioni cognitive e hanno una forma di

razionalità..

Nel suo ruolo di linguaggio, l’emozione va considerata secondo 2 forme:

 preverbale e prelinguistiche (segnali vocali, la mimica facciale)

 linguaggio verbale attraverso cui con le parole esprimiamo le emozioni.

L’abilità verbale ha le sue radici nel periodo preverbale, infatti, prima che il bambino sia in grado di

esprimersi verbalmente, una serie di fenomeni come l’attenzione condivisa e il riferimento sociale,

indicano che in lui esiste una precoce capacità di comprendere le emozioni altrui e di regolare le

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proprie in funzione di queste. Quando parliamo di linguaggio delle emozioni, si fa riferimento allo

studio del livello definito lessico emotivo.

Anolli distingue 3 livelli di analisi: referenziale, concettuale, e sistematico. Il linguaggio delle

emozioni viene concepito in stretto rapporto con i concetti ad esso sottesi, e i significati dei termini

emotivi sono collegati alla natura dell’esperienza emotiva.

(6) Il concetto di competenza implica l’abilità, la conoscenza, l’efficienza, padronanza e

organizzazione. La competenza implica la comprensione di come la persona riesce a realizzarla.

Per Gordon, solo dopo aver compreso il significato culturale di un’emozione, i bambini sono in

grado di avere un ruolo attivo su dimessa. La competenza emotiva conoscenza e abilità di

comportamento, saper esprimere e interpretare le azioni e i comportamenti emotivi, controllare le

emozioni.

Secondo Denham 3 sono gli elementi centrali per comprendere la qualità della nostra competenza

emotiva: 1) espressione delle emozioni, 2) la loro comprensione 3) e la loro realizzazione.

Secondo Saarni per capire in che modo un bambino può diventare un soggetto emotivamente

competente elabora una tabella di 8 componenti che indicano le diverse abilità:

(1) consapevolezza del proprio stato emotivo;

(2) capacità di riconoscere e discriminare le emozioni altrui;

(3) capacità di utilizzare il lessico emotivo della propria cultura;

(4) capacità di coinvolgimento empatico nelle esperienze emotive altrui;

(5) comprendere che lo stato emotivo interno non corrisponde necessariamente alla

manifestazione emotiva esteriore;

(6) capacità di affrontare in maniera adattiva le emozioni negative usando strategie di

autoregolazione;

(7) consapevolezza che le relazioni sono definite dal modo in cui le emozioni sono espresse;

(8) capacità di autocontrollo emotivo.

Capitolo 2: Origine e sviluppo delle emozioni.

Secondo Darwin le emozioni e la loro espressione sono il frutto di una selezione naturale, dei

tentativi della specie di adattarsi all’ambiente. Negli ultimi 15 anni si sono sviluppate maggiori

conoscenze sulle emozioni grazie ai contributi delle neuroscienze che hanno visualizzato le aree

implicate nei processi mentali come la corteccia prefrontale, la corteccia anteriore, l’ippocampo e

l’amigdala, quest’ultima implicta nella regolazione del sistema di vigilanza e percezione del

pericolo. Le emozioni nel bambino sono costituite da un insieme di eventi di natura cognitiva,

neurofisiologica, sociale e interpersonale.

Secondo la teoria differenziale esiste un numero definito e limitato di emozioni innate e universali

attraverso le quali si costruisce la competenza emotiva. La teoria differenziale raccoglie i contributi

della prospettiva costruttivista, secondo cui le emozioni sono costrutti psicologici che hanno origine

da un iniziale stato emotivo indifferenziato di eccitazione che si differenziano nel corso del tempo

(Bridges). Tali affermazioni hanno avuto il merito di aver evidenziato l’importanza dei contesti

situazionali per l’apprendimento emotivo. Stroufe propone una visione integrata dello sviluppo e

una interdipendenza tra emozione e cognizione a loro volta connesse alla dimensione sociale.

Le emozioni sono strumenti fondamentali attraverso cui organizzano le risposte ai cambiamenti

ambientali. Ciascuna emozione emerge da precursori cioè risposte che derivano da prototipi

fisiologici. Alla nascita non si può parlare di emozioni vere e proprie. Progressivamente si passa da

una risposta come reazione ad una risposta come elaborazione cognitiva in cui il bambino è

soggetto attivo.

(8) Quindi possiamo parlare di emozione solo in caso di associazione della risposta ad un

significato cioè quando il piccolo associa agli eventi un significato (5-6 mesi). Il bambino già nella

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prima infanzia è un soggetto attivo emotivamente coerente capace di comunicare con le persone

attraverso il linguaggio non-verbale.

Le emozioni costituiscono una risorsa di cui siamo dotati precocemente già nel periodo prenatale.

Vi è una predisposizione naturale a ricevere regolazioni e sostegno dalle emozioni espresse dalle

cure materne, in quanto la comunicazione diadica (madre-bambino) si pone alla base dello sviluppo

emotivo. Esistono 3 momenti che scandiscono lo sviluppo:

(1) sistema edenico, secondocui le risposte emotive sono presenti alla nascita;

(2) fra i 2/12 mesi emergono il sorriso sociale, le emozioni di rabbia, gioia, tristezza;

(3) comprende la comparsa delle emozioni complesse o sociali (vergogna, imbarazzo, colpa) e

più tardi tra i 15/18 mesi la comparsa delle emozioni di disprezzo ed emozioni miste.

Dal secondo anno di vita la competenza emotiva si arricchisce della capacità di comprendere il

carattere intenzionale dell’emozione dell’altro. L’adolescenza rappresenta un tempo che l’individuo

ha a disposizione per accedere e adattarsi al ruolo e all’identità di adulto. Per studiare il carattere

emozionale in adolescenza si usa la narrazione autobiografica che consente di cogliere la

processualità degli eventi, per comprendere le azioni e i componenti delle persone coinvolte.

(9) Nelle fasi più avanzate dell’adolescenza aumenta la capacità riflessiva e compaiono emozioni

come la tristezza, la noia, la malinconia. Le femmine, rispetto ai maschi, sono più capaci di

identificare i propri pensieri legati alle emozioni. Adolescenti vissuti in contesti diversi

percepiscono ed esprimono in modo diverso le emozioni, le quali sono influenzate dalle esperienze

soggettive di crescita. I ragazzi del gruppo normativo sono più sensibili all’elemento di

autodeterminazione implicato nell’esperienza emozionale e attribuiscono più importanza alla

realizzazione o al fallimento di obiettivi da cui scaturiscono emozioni positive o negative. I soggetti

a rischio danno importanza all’esperienza del subire torti o ingiustizie come motore delle loro

esperienze negative. In adolescenza l’affetto delle persone care e il supporto sociale sono fattori

determinanti per favorire la regolazione emotiva.

Alcune ricerche hanno posto l’obiettivo di capire come cambiano i significati delle emozioni in

soggetti appartenenti a culture o gruppi sociali diversi in funzione di meccanismi di valutazione

(appraisals) utilizzati. Esiste una parte di significato condivisa e una parte di significato capace di

variazione a seconda del soggetto sociale che le usa. In età adulta anche in virtù dell’acquisizione

completa della competenza della regolazione emotiva, esistono importanti differenze rispetto alla

capacità di regolare le emozioni.

(10) Risultati di alcuni studi contrastano l’opinione comune di un generale deterioramento

nell’anziano segnalando l’esistenza di un intatto funzionamento relativo alla memoria emotiva, a

cui si lega la capacità di regolare le emozioni, poiché gli anziani mostrano una propensione a

mantenere le emozioni positive e ridurre l’influenza di quelle negative.

Capitolo 3: Esprimere le emozioni.

Alcune prospettive teoriche sostengono la corrispondenza diretta tra espressione delle emozioni ed

esperienza soggettiva mentre altre postulano l’esistenza di un legame meno diretto. Secondo la

teoria differenziale le emozioni primarie emergono già strutturate alla nascita e si sviluppano in

seguito, seguendo un programma maturativo innato e universale. La prospettiva costruttivista

sostiene che le emozioni emergono da un iniziale stato di indifferenziazione e si sviluppano grazie

ad un progressivo processo di differenziazione attraverso il ruolo svolto dai processi cognitivi, di

socializzazione e cultura di appartenenza. Esprimere le emozioni significa tradurre uno stato interno

in segnali riconoscibili e visibili da altri attraverso due forme, verbale e non verbale. La

comunicazione non-verbale costituisce la base delle future forme comunicative. Diversi sono i

canali attraverso cui possiamo esprimere a livello non-verbale le emozioni tra i quali il principale è

rappresentato dal volto attraverso il quale riusciamo a capire quale emozione la persona sta

provando, riconoscibili da tutti a prescindere dalla cultura di appartenenza.

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(11) Il fatto che la capacità espressiva del volto sia universale non significa che non esistono

differenze tra le persone rispetto all’abilità di codifica (espressione di un’emozione attraverso il

volto) e di decodifica (valutazione o riconoscimento dell’emozione espressa) dei segnali emotivi.

Le differenze di genere sono presenti precocemente, infatti i maschi sono meno capaci delle

femmine di codificare ed esprimere le emozioni. La postura, la gestualità, il sistema prossemico e

aptico e la voce, sono altre modalità attraverso cui esprimere emozioni. I gesti simbolici

convenzionali sono facili da comprendere anche in assenza di linguaggio. I cenni di illustrazione,

come il gesticolare, sono movimenti delle braccia e delle mani che accompagnano il discorso,

mentre i gesti regolatori, come annuire o avvicinarsi servono per segnare il tempo di uno scambio

verbale e i gesti adattatori (toccarsi il viso) sono funzionali a facilitare agio e adattamento della

persona.

La prossemica riguarda l’uso dello spazio e della distanza interpersonale come indicatori dello

scambio emotivo. Il sistema aptico riguarda le azioni di contatto corporeo con gli altri (massaggiare,

accarezzare) e manifesta il bisogno di supporto e legame affettivo all’interno di una relazione. La

voce rappresenta l’interazione tra espressione e attivazione emotiva. A livello espressivo quando

comunichiamo qualcosa attraverso le parole, abbiamo una maggiore capacità di controllare i

messaggi comunicativi. L’intenzionalità caratterizza il linguaggio parlato, ma ciò non significa che

siamo sempre consapevoli quando diciamo qualcosa. L’intenzionalità rappresenta un requisito

importante della comunicazione e si costruisce a partire dai primitivi scambi non-verbali della diade

madre-bambino.

(12) I bambini imparano ad affinare l’uso intenzionale dei loro canali espressivi e questa

competenza si associa all’evoluzione delle abilità di regolazione emotiva e di mentalizzazione.

Attraverso il linguaggio verbale possiamo esprimere un’ampia gamma di emozioni, mentre i canali

non-verbali non sempre consentono di identificare le emozioni che si provano. Gli studiosi

concordano sul fatto che il bambino possiede, già alla nascita, un repertorio universale di

espressioni emotive, infatti intorno ai 2 mesi di vita i bambini sono in grado di rispondere in

maniera differenziata alle espressioni emotive delle loro madri relative alla gioia, interesse, rabbia.

Altri studiosi adottano una prospettiva ontogenetica che evidenzia le differenze evolutive

riscontrabili nei bambini rispetto all’espressività emotiva adulta. Infatti, Soufre distingue fra

prototipi dell’evoluzione che sono modelli fisiologici di risposta caratterizzati dalla componente

riflessa; emozione in quanto tale che comprende la valutazione volta a specificare il significato.

Stern ha individuato le componenti principali del repertorio comportamentale del bambino, fatto di

schemi integrati di risposta che lo predispone a stabilire rapporti sociali dai primi scambi

comunicativi (es. sorriso):

 nelle prime settimane di vita si ha il sorriso endogeno (riflesso di eccitazione e

rilassamento);

 6 settimane -3 mesi sorriso esogeno provocato da stimoli esterni;

 dal 3° mese, sorriso come srumento comportamentale utilizzato per raggiungere uno scopo;

 dal 4° mese sorriso coordinato alle altre espressioni facciali.

(13) Tkevarthen indica stretta interconnessione tra la capacità espressiva del bambino e i sistemi

motivazionali. Le espressioni che il bambino assume indicano le qualità emotive identificabili

all’interno di uno scambio comunicativo diadico e segnalando in modo efficace i suoi stati interni.

La capacità di esprimere le emozioni è una risorsa di cui disponiamo dall’inizio della nascita e ci

accompagna per tutto l’arco dell’esistenza. I cambiamenti più rilevanti si osservano nei primi 2 anni

e un primo cambiamento riguarda la frequenza e la gamma delle manifestazioni emotive, infatti a 3

mesi i bambini cambiano la loro espressione facciale ogni 7 secondi e a 6 mesi ogni 9 secondi.

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Un secondo cambiamento riguarda la gamma delle espressioni emotive usate e il terzo

cambiamento riguarda la configurazione delle espressioni facciali, infatti, intorno ai 3-4 anni i

bambini sono in grado di mascherare i loro pattern espressivi. Questa capacità di utilizzare le regole

di esibizione consente loro di affrontare le relazioni sociali attraverso la regolazione delle proprie

emozioni, sconnettendo l’espressione emotiva dall’esperienza vissuta.

E’ stato effettuato uno studio relativo all’universalità dell’espressione emotiva che prendendo in

esame un confronto effettuato tra bambini sani e quelli nati ciechi ha messo in luce che non ci sono

differenze significative, infatti il tipo di emozione e il numero delle azioni facciali coinvolte non

sono diversi. I bambini autistici, invece, i loro problemi nell’espressione delle emozioni non

risiedono nell’incapacità genetica di esprimere emozioni, ma in una ridotta capacità di farlo in

modo appropriato al contesto.

I bambini maltrattati, in relazione al linguaggio espressivo, esprimono stati interni con un

linguaggio più povero.

Capitolo 4: Comprendere le emozioni.

(14) La prospettiva sociocognitiva considera l’emozione un atto che implica processi di natura

valutativa e un ruolo attivo da parte del soggetto. Dopo il periodo della prima infanzia la nostra vita

emotiva si arricchisce di 2 fattori: la consapevolezza di che cosa stiamo provando e la

consapevolezza di ciò che gli altri stanno provando. La prima forma che assume la comprensione

emotiva è il riconoscimento, infatti, il neonato mostra precocemente una preferenza percettiva per i

volti che esprimono gioia e ciò indica che riescono ad organizzare la loro percezione in maniera

selettiva grazie ad una precoce capacità di riconoscere e discriminare segnali a valenza sociale.

Inoltre i bambini mostrano una precoce espansione della coscienza e dell’attenzione. I processi

valutativi assumono un ruolo importante in ambito emotivo, infatti valutare significa dare un senso

intuitivo alla percezione degli eventi che possono favorire o ostacolare i propri interessi in modo da

poter orientare la propria azione. Lo stesso stimolo viene riconosciuto e valutato soggettivamente in

maniera diversa dando origine a diversi tipi di emozione. Non è la natura dell’evento a suscitare

l’esperienza emotiva, ma è la sua interpretazione, la valutazione che una persona ne dà in relazione

al suo benessere.

(15) Esiste una differenza tra il concetto di conoscenza e quello di valutazione cognitiva (appraisal)

di cui il primo indica gli aspetti generali delle conoscenze (atteggiamenti, credenze) mentre con il

secondo si indica una forma di significato personale rispetto ad un determinato evento.

La comprensione delle emozioni inizia nel periodo preverbale, ma con l’acquisizione del linguaggio

verbale essa conosce una rivoluzione psicologica in quanto i bambini non solo esprimono ciò che

stanno provando in quel momento, ma comunicare anche ciò che è connesso ad esperienze emotive

correnti, passate e future.

Nella relazione soggetto-oggetto si crea il significato a partire dalla seconda metà del primo anno di

vita la comparsa dell’emozione e il tipo di emozione dipendono dal significato che il bambino

attribuisce all’evento.

La salienza delle situazioni che suscitano le emozioni si trasforma sia a livello individuale sia in

relazione al grado di sviluppo raggiunto, da cui nasca la prima forma di significato specifico per

l’emozione. Per alcune emozioni come felicità e paura, il nucleo semantico risulta omogeneo nella

prima età scolare, mentre per le altre (rabbia, tristezza) la specificità aumenta progressivamente con

l’età fino a definirsi in adolescenza grazie alla piena acquisizione delle competenze.

Harris, indica 2 stadi dello sviluppo, nel primo i bambini di 2-3 anni riescono a riconoscere il ruolo

giocato dagli obiettivi e dai desideri nella valutazione che una persona dà ad un evento con valenza

emotiva, nel secondo invece tra i 4-5 anni, il concetto preesistente viene integrato con l’inclusione

delle aspettative e delle credenze. 6

(16) Seguire lo sviluppo delle componenti implicate nella comprensione delle emozioni aiuta a

capire come fanno i bambini e i soggetti in età evolutiva a dare senso di processi di appraisal

(valutazione).

Il primo livello di comprensione delle emozioni proprie e altrui inizia a manifestarsi intorno ai 2-3

anni e poggia su indicatori espressivi, infatti, i bambini sono in grado di attribuire correttamente

emozioni come gioia, tristezza, guardando le espressioni del viso di una persona. Intorno ai 5-6 anni

i bambini sono capaci di considerare gli stati interni come fattori determinanti l’emozione.

A 8-9 anni lo sviluppo del pensiero operatorio e matacognitivo consentono l’acquisizione della

capacità di saper considerare le emozioni miste.

La complessità di un processo semplice e quotidiano (attribuire senso alla propria o altrui

esperienza emotiva) deriva dalla presenza simultanee di 3 aspetti:

 il primo riguarda la natura della comprensione emotiva che va dal semplice riconoscimento

delle emozioni di base fino alla comprensione di emozioni complesse;

 il secondo riguarda l’ordine gerarchico e il definirsi delle differenze individuali in relazione

al possesso delle competenze che tendono a rimanere stabili nel corso dello sviluppo;

 il terzo riguarda le conseguenze del mondo in cui comprendono le emozioni sulla qualità dei

comportamenti sociali del bambino e delle sue competenze sociali.

Capitolo 5: Il contesto sociale

(17) L’esperienza emotiva dipende dalle relazioni con gli altri. Il contesto sociale può essere inteso

secondo 4 aspetti:

(1) come ambiente di crescita;

(2) come ambiente di interazione sociale;

(3) come un insieme di significati veicolati dai termini del lessico emotivo;

(4) come luogo di espressione dei processi di influenza sociale.

Il contesto sociale consente di definire le regole attraverso cui certi significati risultano adeguati a

certi contesti e permettono di creare un codice condiviso.

Gli script emotivi tendono a minimizzare le differenze individuali rendendo la comunicazione

emotiva convenzionale e condivisa sulla base di un insieme di conoscenze attribuito dalle persone al

funzionamento emotivo.

Madre e bambino, nel loro spontaneo agire e reagire, costituiscono una diade all’interno della quale

il bambino pone le fondamenta della sua competenza, ossia interpretare segnali e le espressioni

emotive altrui.

Il bambino è un essere predisposto al contatto sociale e l’interazione che si sviluppa all’interno

dello scambio diadico viene paragonato ad un dialogo. La figura materna è la prima fonte di

influenza in base a ciò che essa comunica attraverso il suo volto, la sua voce, le sue mani e il suo

corpo.

La madre ha un uso particolare dei propri strumenti comunicativi quando è con il proprio bambino

che caratterizza la comunicazione emotiva distinguendola da quella esibita in altri contesti sociali

d’interazione. Il volto costituisce il canale privilegiato per l’invio dell’informazione emotiva, e ad

esso si accompagnano le vocalizzazioni e lo sguardo materno.

(18) Il bambino dispone di strumenti socioemotivi che lo orientano in maniera elettiva verso la

madre; l’attenzione selettiva per il volto, la capacità di fissare lo sguardo.

Stern afferma che attraverso la relazione diadica il bambino realizza l’esperienza della

sintonizzazione affettiva, attraverso cui ha luogo una forma speciale di “percezione sociale” che

permette al bambino di comprendere il modo in cui è avvertito dall’altro, percependo i propri stati

mentali ed emotivi.

La sintonizzazione trasmodale, in base alla relazione madre-bambino, fa si che si crei un tipo di

corrispondenza tra i 2 partner interattivi sugli stati emotivi interni e la loro condivisione caratterizza

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la prima occasione di comunicazione emotiva condivisa. Il contesto familiare rappresenta un aspetto

fondamentale dello sviluppo emotivo, un luogo dove si esprimono tutti i segnali emotivi che

costituiscono il bagaglio di competenze che la persona utilizza nell’ambito del contesto sociale

d’interazione.

Il contesto familiare rappresenta il luogo dove si verifica la crescita psicologica del bambino e dove

egli impara ad interagire in modo appropriato, sia in esso che nel contesto sociale di appartenenza.

- UnPpimo aspetto consiste nell’influenza dei rapporti tra i genitori e degli stili educativi che incide

sullo sviluppo emotivo dei figli. Due sono i fattori che hanno ricevuto maggiore attenzione:

 lo sviluppo dell’empatia e la tendenze prosociali dei bambini;

 l’insorgere dell’aggressività e comportamenti maladattivi.

Nel primo caso se intorno ai 2 anni i bambini manifestano i primi segni di empatia, ciò è dovuto alle

pratiche di socializzazione promosse dai genitori. Nel secondo caso la presenza di conflitto,

piuttosto che la complicità tra i genitori, i figli mostrano maggiori difficoltà di adattamento emotivo

provocando effetti negativi che si estendono anche in contesti esterni.

(19) Schaffer distingue tra fattori esterni ed interni che possono influenzare la vulnerabilità emotiva

infantile, i fattori interni sono il genere, il temperamento, le condizioni alla nascita e il livello di

sviluppo cognitivo esterni sono l’armonia familiare e l’assenza di conflitto stabile, il tipo di

attaccamento, il numero dei litigi, lo status socioeconomico, la rottura del rapporto tra i genitori.

- Un secondo aspetto riguarda lo stile del genitore e il ruolo differenziato di padre e madre nello

sviluppo socioemotivo dei figli.

- Un terzo aspetto riguarda il rapporto tra fratelli.

Gli aspetti o i fattori del contesto sociale che una persona riesce a tenere in considerazione nel corso

del suo sviluppo costituiscono gli elementi che determinano la costruzione della sua semantica

emozionale, ossia i significati condivisi che egli associa alle diverse emozioni. Il processo di

socializzazione attraverso il quale la persona acquisisce norme, valori della realtà sociale in cui è

inserito, avviene in modo intenso nell’infanzia (socializzazione primaria) ma si svolge anche

quando l’individuo interagisce con nuovi settori della società cui appartiene (social secondaria).

Il contesto sociale offre l’occasione che consente al significato emozionale di trovare il suo modo di

organizzarsi e di definire la qualità della risposta emotiva. Il contesto sociale rappresenta una

palestra di apprendimento in cui la qualità delle interazioni dei valori e delle regole alimenta la

qualità della corrispondente esperienza emotiva.

Capitolo 6: La regolazione emotiva

(20)La regolazione emotiva è un processo che consente agli individui di attingere alle personali

risorse psicologiche per rispondere flessibilmente alle richieste ambientali. Essa è il processo che

presiede al monitoraggio, valutazione, modificazione e mediazione della risposta emotiva.

Schachter nel 1962 ha formulato una teoria cognitivo-attivazionale secondo cui l’emozione risulta

dall’interazione di 2 componenti, una di natura fisiologica dell’organismo (arousal) e l’altra di

natura psicologica che implica la percezione e valutazione (appraisal) di questo stato di attivazione.

Le aree in cui si svolge il processo di regolazione sono:

1. l’esperienza emozionale;

2. gli indici espressivi e comportamentali;

3. il tipo di comportamento che ne discende.

Le modalità secondo cui viene portato avanti il processo regolatorio si distinguono in:

 effetti a breve termine in cui i processi utilizzati riguardano la modificazione dell’appraisal

dell’evento emotigeno, da cui deriva la modulazione delle risposte espressive;

 effetti a lungo termine in cui avviene una valutazione particolare relativa alle strategie più

efficaci per fronteggiare una situazione. 8

Quando la madre non può svolgere la sua normale funzione regolatoria, il bambino attiva schemi

comportamentali volti a ridurre i livelli di arousal per gestire lo stress emotivo.

Gianino e Tronick dividono i comportamenti regolatori del bambino in 2 categorie:

 autodiretti che riguardano strategie regolatorie del bambino volte a ottenere il controllo del

proprio stato emotivo agendo su se stesso;

 eterodiretti che implicano il raggiungimento dello scopo agendo sull’altro in modo da

ridurre il livello di arousal (attivazione fisiologica).

(21) La relazione precoce è un modulatore della regolazione emotiva e le emozioni costituiscono

una forma di regolazione interpersonale.

Nel primo anno di vita, attraverso la relazione diadica con la madre il bambino raggiunge una serie

di risultati importanti rispetto alla sua capacità di regolazione emotiva che nei primi 3 mesi fa

riferimento ai ritmi corporei e all’aurosal (regolazione del sonno e dell’alimentazione).

Il temperamento è influenzato dalla qualità dell’ambiente di crescita e dalle qualità dell’interazione

con chi si prende cura del bambino. Anche in presenza di un temperamento “difficile” la

responsività del caregiver (figura di accadimento) gioca un ruolo rilevante nell’orientare lo sviluppo

della regolazione emotiva che consente di ridurre le difficoltà emotive del bambino.

Intorno ai 6 mesi l’interesse infantile manifesta una preferenza per le figure di adattamento. Alla

fine del primo anno compare il fenomeno di riferimento sociale, in cui il bambino usa l’emozione

espressa dal genitore per regolare in modo attivo la propria emotività e comportamento.

Durante il periodo prescolare il bambino maturerà, gradualmente, la propria capacità di

autoregolazione emotiva acquisendo nuovi strumenti per la propria autonomia.

La figura del genitore è usata come base per contenere gli impulsi, mentre il bambino assume

progressivamente un ruolo più attivo e promotore di iniziativa.

L’ingresso in età scolare segna un progresso importante sul piano della regolazione emotiva, che

comporta l’adozione di strategie più mirate e complesse che consentono al bambino di mettere in

atto meccanismi di appraisal (valutazione) più specifici.

Capitolo 7: Emozioni e attaccamento.

(22) Secondo Bowlby la teoria dell’attaccamento si fonda su alcuni punti:

1. l’ereditarietà psicologica della specie si esprime a livello inconscio e automatico nella sfera

emotiva;

2. le vicende della vita infantile hanno influenza sullo sviluppo ambientale;

3. l’ambiente e l’esperienza sono determinanti per lo sviluppo normale e patologico.

Secondo Bowlby dire che un bambino è attaccato, equivale a dire che egli è predisposto a ricercare

vicinanza e contatto con una specifica figura di attaccamento, soprattutto quando è angosciato,

spaventato e malato. Ci sono diverse ipotesi che spiegano il ruolo dell’attaccamento nello sviluppo

emotivo:

1. l’attaccamento promuove la vicinanza protettiva con una figura significativa a livello

affettivo;

2. esso coinvolge solo alcune dimensioni della relazione sociale;

3. l’attaccamento implica un legame specifico e selettivo;

4. valenza adattiva del sistema;

L’attaccamento del bambino piccolo viene considerato istintivo finalizzato a incrementare le sue

possibilità di sopravvivenza. Esso è un concetto multidimensionale articolato da componenti di

natura sociale, emotiva, cognitiva e comportamentale, deputate a svolgere 4 funzioni fondamentali:

1. offrire sicurezza;

2. consentire l’espressione emotiva;

3. consentire la regolazione emotiva; 9

4. fornire una base per l’esplorazione.

(23) I sistemi di rappresentazione mentale si basano sul modello operativo interno, attraverso il

quale il bambino organizza la propria esperienza emotiva sulla base di chi siano le figure di

attaccamento e del loro modo di reagire.

La risposta emotiva del genitore ai segnali comunicativi a valenza affettiva del bambino,

rappresenta il contesto dove egli organizza le esperienze emotive e regola il senso della percezione

di sicurezza. L’attaccamento assume modalità di organizzazione diversa a seconda della storia di

vita familiare di ciascuna persona e rappresenta una fedele testimonianza di come sono state

organizzate le emozioni e regolate all’interno degli scambi diadici.

Gli studi sulla diade hanno messo in evidenza 2 aspetti del caregiver, come la sensibilità e le abilità

di mentalizzazione.

Nel caso dell’attaccamento sicuro la sensibilità materna è costante e congrua, nel caso

dell’attaccamento insicuro-evitante la sensibilità è scarsa e parziale all’interno degli scambi madre-

bambino, mentre l’insicurezza ambientale-resistente è presente in maniera incostante e

imprevedibile.

Le madri sicure, sensibili e capaci di mentalizzazione hanno maggiori probabilità di avere figli

sicuri. La famiglia intesa come unità emotiva dell’attaccamento diventa il centro di organizzazione

dello studio di come i primi legami emotivi diventano la base per le future relazioni affettive.

L’attaccamento si basa su 3 processi:

1. relazione di attaccamento genitore-bambino;

2. esperienze in successive relazioni con i coetanei;

3. relazione di attaccamento attuale.

(24) Ci sono alcuni indicatori che consentono di individuare, a partire dai 3 mesi di vita, la

comparsa dell’attaccamento:

1. il sorriso sociale diventa un segnale comunicativo preferenziale nei confronti dei genitori;

2. l’interazione “face to face” e la ricerca di contatto oculare con il caregiver;

3. i caregivers consolano il bambino attraverso la voce, lo sguardo;

4. il bambino risponde in maniera preferenziale alla madre;

5. il bambino sviluppa aspettative sui comportamenti di cura dei genitori nei suoi confronti.

 A 6 mesi il bambino matura l’incremento dell’interesse sia nelle relazioni di attaccamento,

sia nell’attività esplorativa;

 A 7-8 mesi compaiono la paura nei confronti dell’estraneo e il piacere di gioco prolungato

con il caregiver;

 Dai 12 ai 36 mesi si sperimenta un doppio orientamento: uno volto a mantenere

l’attaccamento e l’altro teso ad esplorare il sé e l’ambiente. I bambini sicuri trascorrono più

tempo impegnati nel gioco simbolico, acquisiscono un maggior numero di parole.

 fra i 3 e 6 anni le organizzazioni mentali di attaccamento sono interiorizzate e possono

essere generalizzate con figure diverse da quelle di attaccamento. Durante il periodo di

scolarizzazione i legami si arricchiscono grazie all’ingresso del bambino in una rete sociale

più ampia. I progressi cognitivi di questo periodo agevolano il passaggio di autoregolazione

emotiva;

 durante la pubertà e l’adolescenza l’attaccamento comincia a cambiare i criteri di

regolazione delle relazioni che, se fino all’infanzia sono state caratterizzate dall’asimmetria

(membro della diade concepito più saggio, da questo momento si orientano verso la

simmetria. 10

Capitolo 8: Emozioni e mentalizzazione.

Le emozioni costituiscono un sistema di regolazione delle relazioni. Trevarthen parla di

intersoggettività secondo 2 accezioni:

 secondo la prima l’intersoggettività primaria, lo stare con l’altro è basato sull’interazione

senza nessun elemento di mediazione;

 nella seconda, definita intersoggettività secondaria, entrambe i partner interagiscono

intenzionalmente condividendo un oggetto che media la relazione.

Il termine mentalizzazione, inteso come teoria della mente, nasce in occasione di un lavoro

sperimentale di Premack e Woodruff che aveva per oggetto la capacità degli scimpanzè di

prevedere il comportamento di un attore umano finalizzato ad uno scopo.

Questa teoria cerca di spiegare il modo in cui ciascuno di noi comprende e spiega il comportamento

degli altri, facendo riferimento agli stati interni che lo hanno determinato. Con il termine stato

mentale ci si riferisce ad un’attività del funzionamento mentale di natura rappresentazionale

articolata in 2 categorie:

 gli stati epistemici che riguardano pensieri e credenze orientate alla conoscenza;

 gli stati motivazionali sono attività mentali connesse a sentire, volere, desiderare, ossia un

tipo di comprensione centrato su desideri ed intenzioni.

 Dennett propone sia sistemi intenzionali di primo ordine che possiede desideri e credenze,

ma non credenze sulle credenze degli altri (influenzare ciò che l’altro fa ma non quello che

pensa); e propone anche sistemi intenzionali di secondo ordine che è un sistema ricorsivo in

grado di riflettere su se stesso, possiede credenze sulle proprie e altrui credenze (influenzare

ciò che gli altri pensano e fanno).

Le inferenze sugli stati mentali degli altri permettono di comprendere il significato adeguato della

comunicazione.

(26) La funzione primaria della teoria della mente è di tipo sociale e interpersonale di cui:

 la prima si riferisce alla funzione comunicativa, nel senso che per comunicare in maniera

competente e adeguata è necessario andare oltre il significato letterale di una frase,

 mentre quella interpersonale riguarda la funzione adattiva e di regolazione emotiva della

teoria della mente che consente di rendere prevedibili e flessibili i comportamenti inferendo

sugli stati mentali,

 la terza riguarda la funzione protettiva della mentalizzazione attraverso la quale i momenti

emotivamente critici possono trovare sostegno nella capacità di disconnettere lo stato

mentale dal comportamento. Quest’ultima funzione riguarda il ruolo determinante che

l’abilità di mentalizzazione svolge nei confronti della organizzazione del sé. Per capire

l’origine dell’abilità di mentalizzazione bisogna seguire lo sviluppo precoce delle

competenze interattive e comunicative.

Nei primi mesi di vita le competenze interattive infantili seguono un percorso che va dalla

semplice attribuzione di “agentività” all’altro fino all’attribuzione di “intenzionalità”.

Nei primi 9 mesi, l’intersoggettività primaria consente al bambino di comprendere che le

persone si muovono di loro iniziativa, mentre intorno ai 10 mesi l’intersoggettività secondaria

consente al bambino di riconoscere l’intenzionalità e condividere l’attenzione, guardando dove

l’altro sta guardando. La capacità di comprendere il senso delle azioni altrui, avviene grazie al

sistema nei neuroni specchio, in grado di determinare non solo il che cosa di un’azione, ma

anche il suo perché, ossia l’intenzione che l’ha promossa.

(27-28) L’abilità di mentalizzazione dipende da diversi fattori tra i quali l’ambiente familiare è

il più importante per 2 aspetti: 11

 il primo riguarda le caratteristiche strutturali (la sua ampiezza, il ruolo dei suoi

componenti e lo stato socioculturale dei genitori);

 il secondo riguarda la qualità delle relazioni che si svolgono al suo interno.

La madre nell’interazione dovrà fare sempre riferimento alla comprensione degli stati mentali. I

termini che la madre usa, devono fare riferimento agli stati mentali, infatti il linguaggio ricco di

giusti riferimenti favorisce nel bambino l’attività di mentalizzazione.

La capacità di riflettere sui propri stati mentali e di accedere a quelli altrui, si sviluppa grazie

all’esperienza fondamentale di essere stato compreso e amorevolmente accudito all’interno di una

relazione di attaccamento sicura.

 Alla fine del primo anno di vita, i bambini sono in grado di attribuire un significato emotivo

al volto della madre e di regolare il loro comportamento (fenomeno del riferimento sociale).

 A 2 anni il bambino inizia a usare i termini per descrivere emozioni e desideri di sé e

dell’altro.

 A 3 anni si iniziano a capire le credenze collegandole ai desideri.

 A 4 anni il bambino è capace di concepire la mente come sistema rappresentazionale da cui

dipendono emozioni e comportamenti. Le tappe successive dello sviluppo vedono un

differenziarsi delle abilità di mentalizzazione in funzione delle storie relazionali di crescita e

dei diversi contesti sociali in cui esse si esplicano.

 In adolescenza il passaggio alle operazioni formali e lo sviluppo di un pensiero simbolico

articolato, consentono di incrementare le capacità rappresentazionali con una ricaduta sulle

abilità di mentalizzazione.

L’accessibilità e l’esplorazione delle proprie e altrui emozioni come stati mentali si connettono alla

capacità di considerare il mondo interno come significativo e disporre di un linguaggio interiore

attraverso il quale riconoscere e simbolizzare bisogni e stati emotivi.

12

TEORIE DELLE EMOZIONI

Introduzione e Capitolo 1 – Funzione biologica (regolativa) delle emozioni

(7-12) Le emozioni possono essere considerate all’origine delle operazioni cognitive; secondo

Schacther (’62) l’emozione è costituita da 2 componenti:

 una di natura fisiologica (attivazione dell’organismo = arousal = eccitazione);

 l’altra di natura psicologica (l’evento emotigeno)

Le emozioni sono delle fluttuazioni dinamiche create all’interno del sistema nervoso che

risentono dell’influenza di fattori sociali. In realtà si può parlare di emozione quando siamo in

presenza di un’alterazione fisiologica che viene colmata dall’omeostasi (cioè quelle reazioni

fisiologiche automatiche per mantenere stabile le condizioni chimico-fisiche interne

dell’organismo al variare delle condizioni esterne).

Secondo Damasio l’emozione innesca una duplice funzione biologica una prima immediata alla

situazione induttrice, una seconda, regolatrice, dello stato interno dell’organismo, in maniera tale

da prepararlo alla reazione specifica.

Quindi nel corso dell’evoluzione gli organismi hanno “imparato” a reagire a certi stimoli, specie

a quelli utili per la sopravvivenza, attraverso la collezione di risposte fisiologiche che oggi

chiamiamo emozioni.

Damasio chiama queste risposte “marcatori somatici” la cui funzione è facilitare il compito di

selezionare opzioni vantaggiose, dal punto di vista biologico. Sicché è l’esperienza a plasmare le

strutture del nostro cervello, provvedendo all’attivazione di determinati circuiti, la creazione di

nuove sinapsi, al contrario sostiene Siegel, l’assenza di esperienze può portare a fenomeni di

morte cellulare (pruning = potatura); infatti i circuiti cerebrali si sviluppano con modalità

direttamente legate alla loro attivazione. Non esiste un unico centro cerebrale per l’elaborazione

delle emozioni, ma piuttostoun certo numero di siti sottocorticali distinti e connessi tra loro che

partecipano in misura diversa all’elaborazione delle emozioni. I comandi viaggiano lungo 2 vie:

una è il flusso sanguigno, l’altra è la via neuronale.

Il Sistema Nervoso

(13) Il S.N. da un punto di vista istologico (l’istologia è lo studio dei tessuti biologici) è

costituito da un complesso di organi che perseguono lo stesso fine, esso è costituito da tessuto

nervoso la cui unità fondamentale è il neurone.

Il S.N. è un complesso di organi specializzati a raccogliere stimoli dall’ambiente (input) e di

elaborare e inviare risposte di tipo volontario e involontario (output), in tutto il corpo. Inoltre al

S.N. sono associate funzioni psichiche complesse, come la memoria, l’apprendimento e le

emozioni.

(14) I tessuti nervosi sono:

 la sostanza grigia del midollo spinale è posta centralmente ed ha la forma di una farfalla;

alle ali posteriori (piccole corna) giungono i fasci afferenti della sensibilità corporea

(sensibilità esterocettiva ed enterocettiva) mentre dalle ali anteriori (grandi corna)

dipartono i neuroni motori deputati ai movimenti volontari;

 la sostanza bianca che avvolge la sostanza grigia; è costituita dai fasci ascendenti e

discendenti che collegano l’encefalo ed il midollo spinale. Il colore bianco è dovuto al

rivestimento proteico, la mielina che protegge i nervi;

 i neuroni sono le cellule nervose costituite morfologicamente da:

- un corpo cellulare (soma) che assicura le funzioni vitali del neurone interpretando i

segnali elettrici provenienti dai dendriti. Il soma, come tutti gli corpi cellulari, contiene il

nucleo e l’apparato energetico, (mitocondri, i ribosomi ecc.);

1

- dai dendriti (fibre afferenti) sono ramificazioni simili ai rami di un albero che formano

una folta rete di prolungamenti che conducono i segnali elettrici provenienti da altri

neuroni o dall’ambiente esterno al corpo cellulare. La loro forma ramificata offre

un’ampia superficie per la ricezione dei segnali;

- da un assone fibra mielinizzata efferente che trasporta i segnali elettrici ricevuti ed

elaborati dal corpo cellulare. Gli assoni sono prolungamenti più sottili e più lunghi dei

dendriti che dipartono dal corpo cellulare, la cui parte finale si risolve in numerose

ramificazioni che terminano con i “bottoni sinaptici” costituiscono le linee di

distribuzione lungo le quali si propagano i potenziali d’azione in direzione centrifuga

verso gli organi bersaglio (neurone successivo, muscoli, ghiandole)

Le sinapsi sono giunzioni di tipo chimico, che collegano i neuroni tra loro e con altre cellule.

L’impulso nervoso viene trasmesso in una sola direzione, cioè senza che possa ritornare al primo

neurone. In seguito ad un potenziale d’azione il bottone sinaptico libera i neurotrasmettitori nella

fessura sinaptica che vengono assorbiti dall’altro neurone con l’effetto di aumentare (sinapsi

eccitatoria) o diminuire (sinapsi inibitoria).

I neuroni formano una vasta rete interconnessa. Ogni neurone compie 5 funzioni fondamentali:

1. riceve informazioni (input) dall’ambiente esterno o interno, oppure da altri neuroni;

2. integra le informazioni ricevute e produce un’adeguata risposta in forma di segnale;

3. conduce il segnale al suo terminale d’uscita;

4. trasmette il segnale ad altre cellule nervose, ghiandole o muscoli;

5. coordina le proprie attività metaboliche, mantenendo l’integrità della cellula.

(17) L’informazione nervosa si realizza attraverso impulsi nervosi che viaggiano dai dendriti al

corpo cellulare fino all’estremità dell’assone. Il potenziale a riposo della cellula è di -70 millivolt

(mv), con lo stimolo esso passa a +55 mv (potenziale d’azione) per decadere a -80 mv, per poi

tornare nella condizione di partenza.

Sistema Nevoso Centrale e Sistema Nervoso Periferico

(20) Il sistema nervoso si distingue in

 SNC (encefalo e midollo spinale)

 SNP (gangli e nervi che collegano il SNC con la periferia)

il SNP, a sua volta, si divide in

 sistema somatico cosciente (input sensoriali dalla periferia al SNC; output del SNC alla

periferia);

 sistema vegetativo (SN autonomo dei visceri).

SNC o nevrasse viene distinto in:

 encefalo contenuto nella cavità cranica e protetto dal liquido cefalo rachidiano;

 midollo spinale , contenuto nel canale vertebrale.

Il SNC è collegato con la periferia (SNP) attraverso 31 paia di nervi spinali e 12 paia di nervi

cranici, attraverso cui il SNC dà e riceve informazioni dalla periferia.

Dal punto di vista anatomico l’encefalo è costituito dal cervello, dal tronco encefalico e dal

cervelletto. 2

Talamo

Ipotalamo

DIENCEFALO Epitalamo

Ipofisi

CERVELLO

(o prosencefalo) Emisferi cerebrali o corteccia

Ippocampo

TELENCEFALO Corpo calloso

Fornice

Commissura anteriore

Setto pellucido

Mesencefalo (peduncoli cerebrale e lamina

quadrigemina)

TRONCO ENCEFALICO Ponte

Bulbo

CERVELLETTO

(23) Il cervello è formato da miliardi di neuroni riceve informazioni dai nostri sensi e le usa per

guidare tutte le attività volontarie (muscoli striati) e involontarie (muscoli lisci) battito cardiaco,

le attività ghiandolari e tessuti digestivi.

Il cervello è suddiviso in 2 emisferi collegati dal corpo calloso e dalla commessura anteriore in:

 emisfero destro che controlla le azioni ed un’attenzione rivolta verso l’interno;

 emisfero sinistro che controlla le azioni ed un’attenzione rivolta verso l’esterno.

Il midollo spinale è protetto dalla colonna vertebrale. All’interno di ogni vertebra si trova il

canale spinale che circonda e protegge il midollo spinale. Dalle intercapedini poste tra le

vertebre fuoriescono i nervi (fasci di neuroni)

Il cervelletto è situato nell’osso occipitale della scatola cranica. Il cervelletto è appoggiato sul

midollo allungato e sul ponte e con essi lavora in stratta collaborazione per il controllo del

movimento.

Il Sistema Nervoso Periferico è costituito dai nervi che collegano il SNC con tutto il resto del

corpo attraverso 31 paia di nervi spinali e 12 paia di nervi cranici. Il SNP raccoglie gli stimoli

dall’esterno e trasmette gli impulsi agli organi esecutori: muscoli, ghiandole, cuore ecc.. Il SNP

si distingue in sistema somatico cosciente (per il controllo dei movimenti volontari) e sistema

vegetativo o autonomo (per le risposte involontarie).

(27) Strutture del SNC

Relativamente alle funzioni distinguiamo nel SNC le seguenti strutture.

1. Strutture inferiori comprendono i circuiti del tronco encefalico situato alla base del cranio

i quali controllano: respirazione, temperatura, frequenza cardiaca, arousal, vigilanza.

3

2. Strutture superiori sono costituite dalla corteccia cerebrale sono le aree più avanzate in

termini evolutivi e sono sede di funzioni più complesse come il pensiero.

3. Strutture centrali sono costituite dal sistema limbico. Esse svolgono un ruolo centrale nel

coordinare le attività cerebrali come l’elaborazione delle esperienze sociali e la

regolazione delle emozioni. Il sistema limbico include la corteccia orbito frontale la

corteccia cingolare anteriore e l’amigdala. L’amigdala (ha la forma di una mandorla) è

situata in profondità nel lobo temporale, anteriormente all’ippocampo, ed è formata da 12

nuclei istologicamente riconoscibili. Per i suoi collegamenti osservati con la corteccia

cerebrale, e le strutture di controllo è definita interfaccia tra i processi cognitivi superiori,

sistemi motivazionali ed attivazione emotiva.

4. Strutture centrali inferiori sono costituite dall’ipotalamo e dall’ipofisi.

(p.30) L’ipotalamo è situato alla base del cervello ha la forma di un pisello e pesa 1/300 di tutto

il cervello. L’ipotalamo funziona come un termostato: se fa caldo emette dei segnali per far

dilatare i vasi sanguigni così il sangue si raffredda.

Il talamo ha fibre afferenti ed efferenti ed è collegata con la corteccia cerebrale.

L’ipofisi (o ghiandola pituitaria) è una ghiandola che produce vari ormoni, pertanto è la

ghiandola che regola tutte le attività tra il S.N. e il sistema endocrino.

L’ippocampo è la zona del cervello che gestisce le emozioni ed è il principale responsabile della

memoria conscia. L’ippocampo seleziona le informazioni da trasferire nella memoria secondaria.

(33) Il sistema libico: sede delle emozioni

Il sistema libico è l’area più primitiva della corteccia cerebrale. Nel sistema libico hanno luogo

le emozioni primarie o automatiche (istintive) coma la fuga, l’attacco, il nascondersi, che hanno

permesso agli organismi ancestrali di sopravvivere in ambienti ostili.

Le emozioni primarie determinano risposte somatiche involontarie che interessano i visceri, i

muscoli scheletrici, ghiandole endocrine, sistema vascolare e sistema immunitario (aumento del

battito cardiaco, della sudorazione, o il cambio della mimica facciale. Queste reazioni dipendono

dall’amigdala e dall’ipotalamo.

(35) L’amigdala immagazzina in modo permanente i traumi paurosi; l’ipotalamo seleziona le

informazioni da trasferire nella memoria secondaria, ne deriva che l’apprendimento è influenzato

dalle emozioni positive o negative: se si prova disgusto, la possibilità di apprendere è scarsa. Un

apprendimento positivo stimola il trasferimento di un dato nella memoria secondaria.

[LEGGI PAGINE 37-40]

La memoria

(41) La memoria è un processo della mente che si concretizza attraverso la realizzazione di

rappresentazioni mentali. Un qualsiasi evento influenza il cervello attraverso la creazione, il

mantenimento e il rafforzamento dei collegamenti neuronali; cioè uno stimolo proveniente

dall’ambiente può eccitare una serie di circuiti, un insieme di pattern anatomicamente e

cronologicamente distribuiti nell’intero cervello, in maniera che i neuroni che sono eccitati

contemporaneamente una prima volta saranno attivati tutti insieme ogni volta che ci viene in

mente quel determinato ricordo (assioma di Hebb).

L’impatto iniziale che ha un’esperienza sul nostro cervello è chiamato engramma (o traccia

mnestica).

(43) Tra memoria ed emozioni esiste una profonda relazione; infatti il modo con cui vengono

immagazzinati gli avvenimenti e le esperienze dipendono dallo stato emozionale. Secondo molti

autori i tipi di memoria sono 3:

 episodica;

 semantica; 4

 procedurale.

Secondo Siegel, invece, la memoria si distingue in memoria implicita e memoria esplicita:

 per memoria implicita l’autore si riferisce all’insieme dei meccanismi coinvolti in

rappresentazioni inconsce; mentre

 la memoria esplicita comprende la memoria episodica (episodi ed eventi autobiografici

da ricordare) e la memoria semantica (che include la conoscenza di dati, parole e

simboli) In entrambe le forme di memoria esplicita (semantica ed episodica) i processi di

registrazione richiedono un’attenzione conscia.

Capitolo 2 – Funzione cognitiva delle emozioni

(45) Il modello proto mentale

Le emozioni sono state definite da Siegel, come insieme di processi che coinvolgono la

valutazione delle informazioni, e i processi emozionali sono i meccanismi con cui la mente crea

e attribuisce alle sue rappresentazioni. Non esiste infatti una reale dicotomia tra “cognizione ed

emozione”.

Il cervello, dotato alla nascita dell’apparato fisiologico necessario allo sviluppo, è l’esperienza

(di ordine sensoriale) è considerata il punto di partenza per ogni forma di esperienza cognitiva.

La difficoltà a considerare la psicoanalisi una teoria dell’apprendimento precisa Imbasciati

sembra essere legata al fatto che lo studio psicoanalitico è centrato sull’inconscio e il concetto di

inconscio sembra poco idoneo a spiegare la cognizione intesa come attività consapevole del

soggetto.

Il lavoro di Imbasciati fonda il possibile superamento della tradizionale dicotomia tra emozione

e cognizione; la rappresentazione degli stimoli sensoriali, all’origine del sistema mente, ovvero a

partire dalla Klein chiamiamo “oggetti interni” è secondo l’autore la forma primitiva della

cognizione costituendo la modalità originaria per il neonato di fare esperienza.

(47) A partire da Bion l’inconscio si è andato sempre più delineando come un insieme di

rappresentazioni (inconscio rappresentazionali (inconscio rappresentazionale lo denomina

Imbasciati di contro all’inconscio pulsionale di Freud. Poi Imbasciati considera l’inconscio come

intrinseca assenza di coscienza e ne spiega anche la ragione.

Ripensare l’affetto in termini di rappresentazione, cioè come elaborazione di informazione

relative ad afferenze sensoriali (input) e non più come forza interna all’organismo (equivalente

della pulsione secondo la classica visione freudiana), implica da parte di Imbasciati un attento

riesame del Freud teorico, che a differenza del Freud clinico, di vivace attualità, risulta per molti

versi superato.

(48) Il “realismo ingenuo” fu definito un tale atteggiamento quando lo sviluppo degli studi

neurofisiologici dimostrò che la traccia mnestica non è mai riproduzione di una realtà esterna nel

senso di impronta passiva, ma continuo processo trasformativo in virtù della continuata

esperienza dall’esperienza dall’esterno e della continua rielaborazione interna. La

rappresentazione, dunque, come schema, non solo all’esperienza cognitiva cosciente ma anche a

quella inconscia, vale a dire a quella organizzazione interna che struttura il funzionamento

inconscio proto mentale. Sicché l’affetto pensato come rappresentazione [e tale rappresentazione

è l’engramma tracciato nella memoria implicita di Siegel, traccia mnestica (= engramma) che si

origina a partire dalla valutazione (=appraisal) dell’attivazione (= arousal) costitutiva delle

emozioni)].

Imbasciati ci descrive puntualmente il processo: “il bambino piccolo sperimenta un qualche cosa

nella bocca, delle sensazioni nelle labbra, nella lingua, poi nello stomaco perché gli va dentro il

latte, delle sensazioni connesse di fame e di languore e poi di sazietà; queste sensazioni,

5

chiamate così, sia pure con termine improprio, costituiscono un qualcosa che assume un primo

significato, ed è questo che noi chiamiamo il “primitivo oggetto interno seno” del bimbo.

(49 Certamente egli non ha nessuna idea ancora del biberon come una bottiglia di vetro o di una

mammella come una semisfera di carne. Il bambino di pochi mesi usufruisce soprattutto delle

afferenze buccali: è questo che noi possiamo chiamare oggetto interno primitivo, “oggetto seno”.

Sicché l’autore continua: “la sensazione di fame ed altri stati interiori, che per noi sono staccati

dall’idea del seno, per il bambino non lo sono: esse fanno parte dell’oggetto seno e quindi lo

individuano; quando un capezzolo entra in bocca, vengono stimolati dei recettori tattili della

bocca e della lingua, e un qualche impulso nervoso arriva a dei centri cerebrali, però affinché

questi impulsi nervosi si costituiscano in qualcosa che abbia significato cioè che sia mentale e

che abbia funzioni operative efficaci per il riconoscimento dell’oggetto esterno, è necessario che

vangano raggruppati e che tale raggruppamento sia mantenuto in magazzino acquisendo in tal

modo una precisa funzione per il riconoscimento di una certa esperienza esterna, e quindi un

significato per la mente.

(50) Il concetto

Il concetto di percezione presuppone una qualche rappresentazione, ovvero una traccia mnestica

(engramma) indispensabile per il riconoscimento di qualche significato per una possibile

“lettura” che, specie nella fase neonatale, non comporta necessariamente una percezione reale

adeguata. Questa progressione di “operazioni protomentali” è funzionale alla formazione del

sistema mente.

Un tale processo di “lettura” (riconoscimento percettivo) effetto della pro cessazione di input

sensoriali, non si applica solo ad input che provengono dall’interno (organismo), ma anche ad

input che provengono dall’esterno (ambiente).

La strutturazione di tali funzioni è mentale perché neurologica: sappiamo infatti che ogni

acquisizione poggerà su corrispondenti strutture neurobiologiche, che vengono a costruirsi nel

sistema nervoso centrale (il moltiplicarsi delle sinapsi) ad ogni apprendimento e che ogni tipo di

apprendimento condizionerà la struttura morfologica neurale come si è cercato di dimostrare, lo

sviluppo, dal punto di vista neurologico e dunque psichico, non è determinato soltanto dal codice

genetico, ma, assai, più, dalla particolare elaborazione dell’esperienza.

Concludendo: abbiamo inteso guardare essenzialmente alla formazione, e all’organizzazione

delle tracce della memoria implicita [la rappresentazione a livello inconscio (engramma)

corrispondente alla valutazione=appraisal dell’attivazione fisiologica, che abbiamo chiamato

emozione primaria, innescata dall’input sensoriale]. Memoria implicita che si struttura

dall’epoca fetale e continuamente si trasforma nell’apprendere dalla progressiva esperienza la

vita dell’uomo.

Il passaggio da una teoria energetico-pulsionale, che Freud chiamò Metapsicologia, alla attuale

visione, la nuova meta psicologia, di cui parla Imbasciati, si presenta alquanto rivoluzionaria

rispetto alla psicoanalisi tradizionale: che vengono infatti messi da parte i concetti di pulsione e

di rimozione e cambia la concezione dell’inconscio, pur restando a fondamento di ogni evento

mentale e di tutte le condotte umane.

Con la teoria del Protomentale si delinea infatti una teoria globale della personalità in grado di

spiegare come si forma e come funziona la mente umana: essa si origina, dimostra Imbasciati,

per progressiva “costruzione” di strutture funzionali, frutto di progressive elaborazioni di

esperienza, a partire dall’epoca neonatale e fetale.

Il primo compito creativo del bambino è quello di formare le prime rappresentazioni, dare loro

una collocazione spazio-temporale e organizzare il mondo esterno. Ciò è reso possibile dalle

esperienze senso-motorie (estesiche) acustiche, gustative, olfattive, depositate nella memoria

implicita e collegate alle prime relazioni del bambino con la madre e l’ambiente in cui cresce.

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Sara F

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Appunti di Teoria delle emozioni. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Breve storia delle emozioni, Significato e ambiguità, Evoluzione e cultura, Medicina per l’anima, Emozioni e cervello, Storie individuali – Sviluppo emotivo dall’infanzia alla maturità, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria delle emozioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof De Sanctis Ornella.

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