Introduzione: il discorso teologico sulla chiesa
1. La chiesa di fronte alla modernità
2. La chiesa nella Bibbia
a) Gesù e l’origine della chiesa
b) La nascita della chiesa dalla Pasqua
c) Le chiese del Nuovo Testamento
3. La chiesa nella storia
a) La chiesa antica e le sue strutture
b) La riforma gregoriana e la chiesa medievale
c) Riforma e Controriforma
d) Il Vaticano II
4. La chiesa mistero di comunione
a) L’annuncio
b) Gli strumenti della comunione
c) Le strutture della chiesa
I significati del termine "chiesa"
- Piano fenomenico
- Piano misterico
- Piano storico-escatologico
- Piano confessionale
Un metodo storico e insieme teologico
- Dalle forme storiche di esistenza della chiesa a un criterio generale
- Dal criterio ecclesiologico al giudizio delle forme storiche di esistenza della chiesa
A che cosa serve la riflessione teologica sulla chiesa?
Due esempi:
- La riforma della chiesa: fino a che punto si può cambiare?
- L’unità della chiesa: che cosa è assolutamente necessario per l’unità delle chiese e che cosa può rimanere diverso?
Chiesa e modernità
Tre problemi:
- Modernità e tradizione
- L’opzione per il futuro
- Il pluralismo dei valori e la validità universale della fede
La dissoluzione dell’ambiente sociale confessionale:
- La mobilità
- Il cambiamento della coscienza dei valori
- La differenziazione funzionale della società
1. La chiesa, istituzione competente per la religione
2. L’identificazione parziale
3. Un cristianesimo “culturale”
4. Un cristianesimo ridotto a “etica”
Reazioni problematiche:
- Una chiesa elitaria, che seleziona in modo rigoroso i propri membri (ammissione ai sacramenti)
- La nostalgia del passato: tradizionalismo, fondamentalismo, integralismo
La modernità, una sfida per la chiesa:
- Comunione di destino
- Luoghi di autentica esperienza di fede
- Coraggio del contrasto
- Molteplicità delle vie della fede
La chiesa nel Nuovo Testamento
Tre livelli di indagine:
- La riflessione esplicita sulla chiesa
- Gli scritti del Nuovo Testamento come documenti ecclesiali
- L’intenzione di Gesù in rapporto alla chiesa
Due teorie opposte:
- Gesù ha fondato la chiesa e ne ha stabilito la struttura essenziale
- Gesù ha annunciato il regno di Dio e non c’è spazio per la chiesa
Quale ermeneutica dei testi del Nuovo Testamento? È essenziale non isolare l’intenzione di Gesù, ma coglierla nel contesto di ciò che la precede (l’ambiente giudaico) e di ciò che è seguito (la nascita della comunità cristiana).
1. Il regno di Dio è per il popolo di Dio: Gesù rifiuta un’interpretazione politica del suo messaggio (zeloti), ma si rivolge all’Israele storico
2. La chiamata dei Dodici è segno dell’inizio dell’Israele rinnovato
La predicazione di Gesù entra in relazione con le attese e le speranze di Israele:
- I farisei: fedeltà alla legge
- Qumran: i figli della luce
- Sadducei: la discendenza e il tempio
- Giovanni Battista: la conversione nell’imminenza del giudizio
Particolarismo o universalismo nella missione di Gesù?
1. “Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa d’Israele” (Mt 15, 24)
2. “In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande [come quella del centurione]” (Mt 8, 10)
Un universalismo “concreto”
1) La missione di Gesù a Israele non vuole separare un “resto”, ma accogliere nel popolo di Dio quelli che se ne sono allontanati
2) Questa dinamica “inclusiva” si sviluppa con la missione ai pagani
- Il rifiuto della missione di Gesù e la sua morte
- Il significato della morte di Gesù anticipato nell’ultima cena con i Dodici
1Corinti 11, 23-26: “Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: Questo è il mio corpo che è per voi: fate questo in memoria di me. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me. Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga”.
Gesti e parole di Gesù nell’ultima cena mettono in rilievo tre aspetti:
- Un gesto di dono
- L’espiazione dei peccati
- La nuova alleanza
La morte di Gesù interrompe la sua comunione di mensa con i discepoli, segno della raccolta di Israele. Ma nell’ultima Cena egli guarda oltre: ”non mangerò più questa Pasqua, finché essa non si compia nel regno di Dio” (Lc 22, 16).
1. La risurrezione di Gesù rivela il senso definitivo della sua storia e rinnova la missione di annunciare a Israele la conversione
2. È stato necessario un tempo relativamente lungo perché maturasse la consapevolezza della distinzione della chiesa rispetto a Israele
1. A Gerusalemme nasce e si sviluppa una comunità cristiana che mantiene profondi legami con la tradizione di Israele
2. La missione rivolta ai pagani porta alla nascita di comunità cristiane nelle città ellenistiche.
Modelli per le chiese cristiane in ambiente ellenistico:
- La famiglia
- Le associazioni volontarie
- La sinagoga della diaspora
- La scuola filosofica
“A conti fatti, dobbiamo dire che la domus fu il contesto di base in cui si formarono molti (se non tutti) i locali gruppi paolini, mentre la vita molteplice delle associazioni volontarie, il particolare adattamento della sinagoga alla vita urbana, e l’organizzazione dell’istruzione e dell’esortazione presente nelle scuole filosofiche, si pongono come altrettanti esempi di gruppi intenzionati a dare soluzioni a problemi che anche i cristiani non potevano eludere. Ma volendo esaminare le strutture messe in atto dalla missione paolina, strutture che in definitiva possono apparirci come qualcosa di unicum, è giocoforza rifarci alle fonti originarie che quella missione ci ha lasciato” (W. A. Meeks, I Cristiani dei primi secoli, Il Mulino, Bologna 1992, pp. 230-231).
Il nome chiesa deriva dal termine greco «ekklesia», il cui significato si definisce in una duplice direzione:
- Il vocabolario dell’Antico Testamento per indicare il popolo di Dio
- L’assemblea pubblica della città ellenistica
La chiesa in Paolo
Israele e la chiesa (Romani 9-11)
La questione: “Dico la verità in Cristo, non mentisco, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne” (Rm 9, 1-3).
La scelta di Dio: “Tuttavia la parola di Dio non è venuta meno. Infatti non tutti i discendenti di Israele sono Israele, né per il fatto di essere discendenza di Abramo sono tutti suoi figli. No, ma: in Isacco ti sarà data una discendenza, cioè: non sono considerati figli di Dio i figli della carne, ma come discendenza sono considerati solo i figli della promessa. Queste infatti sono le parole della promessa: Io verrò in questo tempo e Sara avrà un figlio” (Rm 9, 6-9).
Il resto d’Israele: “Che diremo dunque? Che i pagani, che non ricercavano la giustizia, hanno raggiunto la giustizia: la giustizia però che deriva dalla fede; mentre Israele, che ricercava una legge che gli desse la giustizia, non è