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Appunti di Diritto dell'informazione del prof. Cherubino sulle telecomunicazioni: la convergenza tecnologica, i principali passaggi dell'innovazione tecnologica, la disciplina giuridica, la fine dei monopoli pubblici, il mercato concorrenziale, la norma comunitaria.

Esame di Diritto della comunicazione docente Prof. T. Cherubino

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5.2 TRASPARENZA GESTIONALE E OBBLIGO DI

INTERCONNESSIONE

Sempre la L. 249 del 1997 stabilisce che gli operatori del settore debbano

rispettare il principio di trasparenza gestionale: ciò tenendo separata la

contabilità delle diverse attività di gestione delle reti o di fornitura del

servizio.

Per quanto riguarda invece l’obbligo di interconnessione, esso impone

agli operatori in possesso delle infrastrutture, delle reti, di consentire

l’utilizzo da parte di nuovi operatori: si tratta del principio cardine del

libero accesso al mercato.

L’obbligo di interconnessione si arricchisce di contenuti più onerosi per

quegli operatori in possesso di infrastrutture e di una “notevole forza di

mercato”, che è la posizione degli operatori che detengano oltre il 25%

della quota di un particolare mercato delle telecomunicazioni in

ambito nazionale. Si tratta di un esempio di quella asimmetria di cui

parlavamo prima.

5.3 OBBLIGO DI FORNITURA DEL SERVIZIO UNIVERSALE

La norma italiana riprende la definizione adottata in sede comunitaria e

intende per fornitura del servizio universale “l’insieme minimo di servizi

disponibile a tutti gli utenti a prescindere dalla loro ubicazione

geografica e ad un prezzo accessibile”.

In concreto, ciò si traduce nella fornitura della telefonia vocale, la fornitura

dell’elenco degli abbonati (limitato alla sola rete urbana di appartenenza), i

sevizi di informazione abbonati, la fornitura di apparecchi telefonici

pubblici.

Inizialmente la fornitura del servizio universale è stata affidata a Telecom

in quanto gestore unico: dal 1 gennaio 1998 il servizio universale è un

obbligo anche degli altri operatori che operano nel settore col sistema delle

licenze-autorizzazioni.

5.4 ISTITUZIONE DELL’AUTORITA’ DI GARANZIA

La già richiamata legge 249 del 1997 fissa i principi generali, attribuendo

all’Autorità di garanzia, oltre all’attività di vigilanza, controllo, ed eventuale

repressione delle infrazioni commesse dai singoli operatori, anche elementi

di flessibilità. Vediamoli:

1) Sottrazione al sistema politico-partitico dei poteri in materia di

telecomunicazioni, ed affidamento degli stessi all’Autorità quale organo

indipendente: il Presidente nominato dal Capo dello Stato su proposta del

Presidente del Consiglio dei Ministri, previo parere delle commissioni

parlamentari, gli otto membri dell’Autorità sono eletti metà dalla Camera dei

Deputati e metà dal Senato. L’Autorità si presenta come un vero e proprio

organo di governo del settore in funzione della convergenza tecnologica, con

poteri consultivi e di proposta (licenze e autorizzazioni), di regolazione e

controllo (piano di assegnazione delle frequenze, tariffe massime per

l’interconnessione, attuazione delle disposizioni in materia pubblicitaria,

soluzioni non giudiziali di liti tra operatori), nonché poteri giurisdizionali e

sanzionatori (dirimere le controversie in materia di interconnessione e

accesso al mercato, istruire le questioni relative all’antitrust) e poteri

autorizzatori (in materia di diffusione satellitare, istallazione reti di

telecomunicazioni via cavo, fornitura dei servizi).

2) Sempre la 249/1997 coinvolge le autonomie locali creando i

CORECOM, Comitati regionali per le comunicazioni, con

funzioni consultive in materia prevalentemente radio.tv e

stampa, ma anche con funzioni di controllo e vigilanza su tutta

la materia comunicativa, ivi compresa la telecomunicazione.

3) La legge istituisce poi il Consiglio nazionale degli utenti,

formato da esperti del settore, designati dalle associazioni

rappresentative delle varie categorie di utenti. Al Consiglio

spettano poteri consultivi e di proposta nei confronti

dell’Autorità, del Parlamento e del Governo. Si prevede

comunque la possibilità per gli utenti di adire direttamente

l’Autorità in ipotesi di comportamenti lesivi da parte degli

Operatori, così rendendo effettiva la tutela giuridica degli

utenti del servizio.

5.5. LE NUOVE REGOLE ANTITRUST

Anche qui le novità sono legate al processo di convergenza tecnologica in atto che,

insieme con la liberalizzazione del mercato, riguarda sia i nuovi soggetti operatori

del mercato, sia le condizioni di esercizio delle nuove attività.

Ciò avviene soprattutto introducendo REGOLE E LIMITI FLESSIBILI, capaci

di trovare applicazione da parte dell’Autorità in modo mutevole rispetto al

processo di convergenza tecnologica.

a) Per cui, oltre alla fissazione del numero massimo di concessioni o

autorizzazioni rilasciabili ad uno stesso soggetto, non più del 20%, la

definizione del concetto di posizione dominante (soglia massima di

concentrazione consentita) si sposta sul piano della quota di risorse

(generalmente il 30% max) che i vari operatori assorbono nei vari segmenti

della comunicazione (via etere terrestre, via cavo o via satellite).

Ai fini dell’accertamento, da parte dell’Autorità, del superamento di queste soglie

si impone agli operatori la contabilità separata in relazione alle diverse attività

svolte.

b) Limiti analoghi vengono posti nell’attività di raccolta della pubblicità da

parte delle concessionarie, sempre in relazione ai vari segmenti.

Per ciò che attiene agli incroci, la legge consente l’ingresso nel mercato

delle telecomunicazioni da parte di chi opera nel settore radio-tv, ma non

viceversa.

c) Da ultimo, è da ricordare quanto disposto dalla legge sulla c.d.

piattaforma digitale: si prevede al riguardo una deroga alle ordinarie

regole antitrust, consentendo alle concessionarie pubbliche radio-tv e

telecomunicazioni di partecipare ad un’unica piattaforma digitale,

mediante accordi di tipo associativo anche con altri operatori, purchè la

piattaforma sia aperta all’utilizzazione di chi ne fa richiesta, e gestita

con principi di trasparenza, concorrenza e non discriminazione.

Questa deroga, mirava alla costituzione di un’unica società per la gestione

unitaria della piattaforma digitale.

d) Altro importante aspetto cui occorre fare anche solo un breve

accenno è l’introduzione di limiti all’acquisizione di diritti di

trasmissione codificata di eventi sportivi nazionali, in particolare

calcistici.

Così, con legge 78 del 1999 si stabilisce il divieto di acquistare più

del 60% dei diritti di trasmissione in esclusiva in forma codificata di

eventi sportivi del campionato di calcio di serie A. Il limite può

essere derogato solo se vi sia un solo soggetto acquirente, ovvero

quando le condizioni di mercato rendano opportuno determinare

una soglia diversa.

Sin qui le regole antitrust, ma abbiamo detto che vera novità è l’introduzione di

meccanismi di flessibilità nell’applicazione di tali regole.

Così, all’Autorità si consente di disporre deroghe a tali obblighi degli operatori,

per es autorizzando raccolte pubblicitarie superiori alla quota max.

Oppure l’Autorità può, informandone il Parlamento, non procedere nei confronti

degli operatori che abbiano superato le soglie definite “mediante lo sviluppo

spontaneo di impresa che non determini una posizione dominante né elimini o

riduca il pluralismo”. L’Autorità può anche, per il periodo transitorio iniziale,

stabilire di non applicare i limiti relativi al numero massimo di concessioni date

ad un unico soggetto.

Per ciò che attiene al potere sanzionatorio, l’Autorità rimane competente in

materia di annullamento degli atti che hanno portato alle concentrazioni, o

adottando tutti i provvedimento necessari per eliminare o impedire le posizioni

dominanti.

Insomma un vero e proprio potere di Governo dell’Autorità nella fase di

transizione.

6 IL NUOVO PACCHETTO DI DIRETTIVE COMUNITARIE DEL 2002

L’assetto appena esaminato, subisce ulteriori modifiche a seguito

dell’approvazione in sede CE di nuove direttive comunitarie e

del successivo intervento del legislatore nazionale.

La prima serie di direttive (anni ’90) si proponeva di avviare

l’apertura del mercato: questa seconda serie di direttive si

propone di rettificare ed aggiornare.

Degno di menzione è il documento approvato dalla Commissione

europea c.d. Review ’99, in cui si ritrovano le linee politiche

che la CE intendeva perseguire: ricondurre ad unità la

frammentata normativa in materia di telecomunicazioni,

modificandola dove obsoleta; tra gli obiettivi da perseguire

quello di promuovere un mercato europeo aperto e competitivo

a tutela soprattutto degli interessi del consumatore, nella

direzione della futura convergenza tecnologica.

Detti principi vengono recepiti dalle direttive del 2002 (quattro, di

cui la prima definita “direttiva quadro”), che stabiliscono:

1)Regole comuni per l’intero settore delle telecomunicazioni,

che traduce in legge il fenomeno della convergenza

tecnologica (un’unica legge per una pluralità di servizi);

2) Regole ex post e non più ex ante: ossia una sostituzione delle

vecchie regole (percentuali da non superare), mediante

l’introduzione di misure flessibili e correttive nelle ipotesi di

violazione dei limiti.

Di questa diversa filosofia è anche la nuova definizione di

operatore con significativi poteri di mercato, in base alla

quale deve considerarsi dominante la posizione di quella

impresa che “individualmente o congiuntamente con altri gode

di una posizione di forza economica tale da consentirle di

comportarsi in modo notevolmente diverso dai concorrenti, dai

clienti, e dai consumatori”, definizione che di fatto

sostituisce il vecchio limite ex ante alla soglia del 25% delle

risorse del mercato considerato..

3) Il ruolo delle Autorità garanti nazionali, regolamentando i loro

reciproci rapporti, i rapporti con la Commissione europea: si

sottolinea anche il carattere di organismi tecnici, imparziali,

indipendenti e trasparenti che deve contraddistinguere le

Autorità.

Insomma, se il problema prevalente è la realizzazione

del libero mercato, e l’applicazione delle regole

avviene ex post, sempre più poteri e doveri

riguardano le Autorità, alle quali la

Commissione europea rivolge continui

orientamenti in materia di applicazione delle

regole telecomunicative (ad es, in materia di

definizione di “significativo potere di mercato”).

6.2 LA DIRETTIVA “AUTORIZZAZIONI”

Le precedenti direttive in materia lasciavano agli Stati la

possibilità di scegliere tra il rilascio di licenze individuali o

autorizzazioni generali (il che ha portato al prevalere delle

licenze individuali, con la conseguenza di ostacolare

maggiormente il processo di convergenza).

Da qui il principio stabilito da una delle 4 direttive di

assoggettare la fornitura di reti e servizi solo ad

autorizzazioni generali, concepite più come insieme di regole

che come un atto amministrativo.

Le condizioni che possono essere inserite nelle autorizzazioni

vengono fissate da un allegato alla direttiva.

6.2 LA DIRETTIVA “ACCESSO E INTERCONNESSIONE”, che si limita

a specificare un impianto normativo già presente: la direttiva stabilisce il

diritto/obbligo degli operatori di reti pubbliche di negoziare tra loro

l’interconnessione e di offrire ad altre imprese accesso ed

interconnessione alla propria rete, alle condizioni stabilite dalla varie

Autorità nazionali (condizioni più aspre per gli operatori che detengano un

significativo potere di mercato, oltre naturalmente ai soliti obblighi degli

operatori di trasparenza, non discriminazione, separazione contabile).

6.4 LA DIRETTIVA “SERVIZIO UNIVERSALE”, che continua a definire

il servizio universale come insieme minimo dei servizi di qualità specifica,

cui tutti gli utenti hanno accesso a prezzo abbordabile tenuto conto delle

diverse circostanze nazionali (ossia la garanzia di connessione delle

postazioni fisse alla rete di telefonia pubblica, l’accesso a un elenco completo

degli utenti finali, la fornitura di telefoni pubblici); infine, si prevede la

possibilità di offrire il servizio universale a tariffe diverse e più basse a

favore degli utenti a basso reddito.

In sintesi, dalle esaminate leggi comunitarie emerge una precisa filosofia

destinata ad orientare le leggi nazionali, filosofia incentrata sulla

libera concorrenza e che attorno ad essa costruisce gli istituti che

regolano le attività economiche degli operatori: dall’accesso al servizio

(gravato il meno possibile di barriere amministrative), ai comportamenti

liberi degli operatori (limiti ex post), al ruolo degli attori politici del mutato

quadro tecnologico.

In quest’ultimo senso, si pensi al ruolo del legislatore che deve solo

recepire un quadro normativo già definito in sede comunitaria, al ruolo del

Governo che vede sfumare il proprio potere a favore delle Autorità

nazionali di regolamentazione, quale vero snodo amministrativo di un

nuovo sistema a rete che fa capo alla Commissione europea, e al quale

viene affidato il “governo” dei mercati di riferimento nazionale, ossia

l’effettiva concretizzazione del principio di libera concorrenza.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Cherubino Tommaso.

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