Estratto del documento

Le piattaforme didattiche online e la necessità di un'analisi per una progettazione ad hoc

Strumenti, risorse e figure che caratterizzano la creazione di uno spazio per l’apprendimento online. Silvia Furcas Ottobre/novembre 2008

Cap.1 Apprendimento e ambienti

Perché ambiente per l’apprendimento?

In questo testo si predilige il termine ambiente anziché altri termini più tecnici maggiormente legati al mondo dell’e-learning perché l’intento stesso del libro è sottolineare l’aspetto didattico-pedagogico del discorso sugli spazi dell’apprendimento in rete. Si tralascia quindi il lato tecnologico.

Per spiegare meglio l’utilizzo del termine “ambiente” approfondiamo il concetto di spazio. Lo Zingarelli definisce lo spazio come entità illimitata e indefinita nella quale sono situati i corpi. Ma ci dà anche una seconda definizione, che ci fa notare come il termine spazio non abbia a che fare solo con la dimensione fisica, di luogo, ma anche con l’azione. Infatti lo spazio è anche un campo, un ambito di azione, per cui spazio come spazio di azione disponibile.

Anche la rete viene considerata come uno spazio figurato, per cui il nostro discorso sull’apprendimento si concentra sul dibattito sul reale/virtuale. Da come noi parliamo di Internet si evince chiaramente che esso viene inteso come luogo. Anche la definizione di luogo proposta dallo Zingarelli infatti risulta accettabile per gli utenti della rete: “porzione di spazio idealmente o materialmente delimitata”. Internet viene quindi sentito idealmente come luogo, anche perché grazie ad una serie di bit presenta le stesse fattezze per tutti.

Luoghi, ambienti, spazi

Ma è la definizione di ambiente che meglio si presta a caratterizzare gli spazi per l’apprendimento in rete. È con la definizione di ambiente che infatti possiamo includere anche la dimensione socio-culturale che caratterizza questo spazio. Per ambiente s’intende infatti “complesso di condizioni esterne, materiali, sociali, culturali e simili nell’ambito delle quali si sviluppa, vive e opera un essere umano.” Quando infatti si entra in rete ognuno di noi vive delle esperienze, dei sentimenti, per cui si ha un approccio del tutto fenomenologico ad essa.

A proposito di web come luogo Weinberger sostiene che i documenti in rete sono gli stessi ambienti. Insomma, navigando tra le pagine di un documento è come se ci immergessimo in esso. Rivoltella fa un passo avanti e definisce la rete non solo come spazio, ma anche come situazione. Infatti in rete noi abbiamo spazio d’azione, siamo chiamati a fare tante cose, abbiamo il senso del movimento visto che ci si sposta da un sito o da una pagina all’altra.

Tre arene di Rivoltella

  • Arena principale: spazio di costruzione, dove l’utente condivide e scambia dei contenuti
  • Arena secondaria: altri spazi che stimolano l’interazione
  • Arena periferica: che riguarda lo spazio esterno, ovvero la location della connessione, ma anche le motivazioni interne personali che comunque influenzano la nostra esperienza in rete.

Il merito di Rivoltella sta quindi nell’aver riunito nel concetto di web come spazio, la concezione di luogo sociale e luogo fisico, accezioni che caratterizzano entrambe questo ambiente.

Il concetto di "sentimento concreto dello spazio"

Cassirer e il suo concetto di “sentimento concreto dello spazio” perfeziona la definizione di ambiente come spazio per l’apprendimento in rete perché sottolinea come l’uomo tenda, in modo innato, alla conoscenza basandosi anche sul suo sentimento per l’ambiente, che naturalmente può essere più o meno positivo. In questo senso lo spazio viene inteso come mezzo concettuale atto a produrre o comunque a stimolare la conoscenza. Si ritorna quindi a una visione dell’ambiente per l’apprendimento come scenario d’azione entro il quale avviene l’evento formativo.

La divisione tra fisico e virtuale ritorna quindi ancora più forte, ma l’errore non sta nel considerare separatamente queste due sedi di apprendimento. L’errore sta nel ritenere che una didattica efficace non sia possibile in entrambi.

Approccio pragmatico all'apprendimento

  • Ambienti tradizionali (aula, delimitate da mura)
  • Ambienti per l’e-learning (determinati dalla struttura degli elementi dello schermo)

Mentre nell’ambiente fisico i contenitori della conoscenza, come il libro o la lavagna, sono costruiti da materiali diversi rispetto ai contenuti che contengono, sullo schermo del pc la natura del contenuto multimediale è la medesima dell’ambiente-raccoglitore.

Lo schermo è quindi un medium tra noi e l’informazione e si presenta come un’immagine complessa ma composta in modo razionale, che raccoglie al suo interno gerarchie e ordini che ci guidano verso tutti i contenuti. È l’immagine quindi che ci guida verso i contenuti che andiamo ricercando. Come sostiene Farnè infatti, quando un’immagine ha un significato univoco e viene recepita ugualmente da tutti gli utenti diventa un formidabile canalizzatore di apprendimento.

Tre punti chiave: isoformismo, affetto e adattamento

Tra l’ambiente dove avviene l’evento didattico e l’ambiente stesso ci sono dei nessi che dipendono da dei fattori. Questi fattori o valori corrispondono a questi 3 punti chiave:

  • Isoformismo: ogni metodo didattico necessita di certe caratteristiche ambientali e quindi si deve andare alla ricerca della reciproca corrispondenza tra la struttura reale e quella virtuale, nonostante tale nesso non possa, e magari non deve essere, perfetto.
  • Dimensione affettiva: è molto importante che un ambiente per l’apprendimento stimoli una sensazione di familiarità nell’utente, per questo è bene basarsi su degli elementi già conosciuti e collaudati.
  • Il principio di adattamento: nel campo dell’e-learning siamo ancora nella fase di adattamento per quanto riguarda la creazione di ambienti sempre più congeniali. Bisognerebbe partire da delle tecnologie pure, che siano state create appositamente per l’apprendimento in rete, mentre il Learning Management System nasce in un contesto di puro adattamento di tecnologie “diverse” in tecnologie didattiche.

I comuni denominatori dello spazio educativo

Tutti gli elementi che bisogna tener presenti per la creazione di uno spazio virtuale per l’apprendimento devono convergere verso lo stesso obiettivo: lo scopo educativo. Anche Airoldi sottolinea la necessità di una unità del sistema spaziale rispetto agli scopi educativi, e la scuola deve essere vista come unità pedagogica. De Bartolomeis aggiunge che l’educazione dipende anche dalle modifiche che apportiamo all’ambiente, ambiente che deve essere quindi modellato sulla base delle esigenze della didattica. Questo deve essere:

  • Adattabile
  • Riconversibile
  • Funzionale
  • Creativo, o in grado di stimolare la creatività.

Per Lewin addirittura l’aula viene a coincidere con l’ambiente psicologico, ma tutti sono d’accordo sul preferire gli ambienti che non siano chiusi, che non limitino l’iniziativa dello studente. In questo bisogna riconoscere che l’apprendimento in rete è favorito da una maggiore possibilità di movimento all’interno di svariati contenuti. Attraverso la barra di navigazione del browser possiamo infatti muoverci e fruire di tantissime risorse, come se fossimo all’interno di una biblioteca, ma con l’ulteriore vantaggio di poter avere qualsiasi informazione sotto gli occhi in pochi secondi. Una nota negativa però c’è, perché tutte queste informazioni possono dare dei problemi. Esse possono portare al disorientamento in rete o ad altri problemi legati all’ information overload.

Ambiente per l’apprendimento in rete: una definizione

Dorè e Pasque: definisce l’ambiente per l’apprendimento come uno o più sistemi che interagiscono in vista di uno scopo comune: l’apprendimento (non è più uno scenario d’azione ma uno spazio dedicato all’apprendimento).

Wilson: l’ambiente per l’apprendimento è formato dallo studente e dal setting (spazio).

Salomon: un ambiente è composto da vari elementi: spazio, attori, set di comportamenti concordati, serie di regole, compiti e attività predefinite, tempi di operatività determinati, relazioni, clima, un insieme di aspettative.

Tutte le caratteristiche citate da Salomon possono essere ridotte a 5 secondo Dewey e sono:

  • Apprendimento
  • Didattica
  • Relazioni
  • Strumenti
  • Cultura

Accomunando tali aspetti possiamo giungere alla definizione di ambiente per l’apprendimento in rete come: “spazio definito dal sistema di relazioni e strumenti che prende corpo in rete con lo scopo di sostenere un apprendimento attraverso un processo didattico, nel quale è possibile riconoscere una dimensione culturale e sociale”. Questo senza dimenticare che gli spazi per l’apprendimento sono principalmente luoghi dove avviene la diffusione e lo scambio di sapere.

L’ambiente come “spazio pedagogico”

È importante considerare, come fa Gennari, lo spazio non solo come oggetto e quindi come qualcosa da analizzare, ma anche come soggetto, come luogo che ha un’azione pedagogica. Per questo occorre ricordare l’importanza della disposizione degli elementi in base anche alla loro funzione didattica. Ancora Gennari sottolinea che un ambiente è tanto ben progettato quanto più sollecita la riflessione e la creatività dei discenti. Riprende così Dewey che considera l’ambiente in senso lato come l’insieme delle condizioni che promuovono o impediscono, stimolano o inibiscono, le caratteristiche di un essere umano.

Il legame tra tecnologia, cultura, individuo

Per Rivoltella Internet è un oggetto culturale complesso che non può essere interpretato se non si tiene conto di questa triplice relazione: tecnologia, cultura, individuo.

Osservando questi tre elementi possiamo concludere che:

  • La tecnologia è geograficamente, socio-culturalmente collocata: l’evoluzione di ogni prodotto è accompagnata da processi sociali che la modellano, così come molti comportamenti sociali sono dettati dalle nuove tecnologie.
  • Le tecnologie hanno una vita sociale caratterizzata dall’accordo o dal conflitto che esse generano in base al loro significato e al loro uso. Secondo Rivoltella infatti c’è una corrispondenza tra le idee forti culturali di un certo tempo e l’uso che tali tecnologie hanno in esso.

Il primo sistema per l’e-learning risale al 1996, poco dopo la comparsa del WWW, e si chiamava Learning Space. La sua release del 2000 presentava un modulo dedicato anche al forum e iniziò a diffondersi così il fenomeno della comunicazione asincrona. Per tali strumenti anche BlackBoard, un altro sistema, si diffuse particolarmente. Nel 2001 invece con Moodle abbiamo un sistema di e-learning in stile portale-community, che dà quindi inizio alla seconda era dei LMS. Ora possiamo dirci in una terza era, dove prevalgono nuovi tools di authority online semplificati e condivisi quali wiki e blog.

Classe, gruppo, scuola

Bertoldi definisce il gruppo-classe come sistema (aula-classe) con all’interno sottosistemi come alunni o gruppi di alunni. Anche in un ambiente per l’apprendimento in rete ci devono essere dei sottosistemi dedicati magari a particolari aree o a particolari gestioni per certi utenti.

L’architettura per situazioni

Slegare il discorso dell’architettura, della struttura, dall’apprendimento risulta molto difficile. Tizzi ci fa notare come i complessi scolastici tradizionali siano impostati in senso gerarchico e diano così l’idea di autorità. Per il professore socio-costruttivista però, l’ambiente dedicato all’apprendimento non deve incutere senso di alterità e di superiorità ma deve promuovere una relazione tra docente e discente che sia familiare e di collaborazione. Gennari propone un edificio scolastico basato sui principi di adattabilità, riconversibilità e funzionalità, ed evidenzia quindi l’interelazione tra pedagogia, semiotica e prossemica. Ma questa visione, applicata al web può dare risultati diversi:

  • Dimensione pedagogica: ci deve essere coerenza tra lo spazio percepito e il metodo utilizzato dal docente
  • Dimensione semiotica: il segno digitale deve avere un senso preciso e un significato univoco per facilitare la sua comprensione a culture diverse, anche se queste andranno sempre interpretate da ogni studente anche in base alle proprie aspettative personali.
  • Dimensione prossemica: la distanza sociale che un discente sente non è più solo sociale e pubblica ma anche intima e personale e qui facciamo riferimento alla teoria della distanza sociale di Hall, dove per intima intendiamo 15-45 cm.

La pedagogia dei media: un possibile approccio

La pedagogia dei media è il settore delle scienze pedagogiche che si occupa di studiare l’insieme dei rapporti intercorrenti tra educatore, educando e i sistemi dei media. Felini utilizza un approccio intersezionista e considera la marca motivazionale che spinge il docente ad utilizzare degli strumenti informatici. Questo tipo di approccio ha due intenti: uno espressivo e l’altro liberatorio. Espressivo nel senso che incita la creatività dei discenti, liberatorio nel senso che indica quali strumenti utilizzare per aumentare la partecipazione all’apprendimento in rete. Si devono quindi proporre delle attività di collaborazione e renderle agevoli per tutti. Seguendo questi principi intersezionisti di Felini tutti gli strumenti di sintesi-analisi degli studenti sono sotto il monitoraggio del docente.

Gli ambienti per l’apprendimento nella prospettiva della pedagogia dei media

I pedagogisti dei media si occupano dei problemi di eco-logistica e della strumentalizzazione dei sistemi a favore dell’interazione tra docente e discente. È da ricordare quindi il concetto di “socializzazione ai media” di Caronia che spiega appunto che il significato che attribuiamo ai media dipende principalmente dalla nostra esperienza con un certo medium e dalla conoscenza e dalla familiarità che abbiamo rispetto ad esso. L’aspetto eco-logistico riguarda le diverse letture che le persone fanno di Internet, e di come queste reagiscono al nuovo tipo di apprendimento in rete che sconvolge le nostre credenze sul modo di imparare.

Il medio educator si occupa anche della strumentalizzazione, ovvero vede la rete come un ausilio importante all’interazione tra docente e studente e studia i modi in cui è più agevole. Non bisogna considerare questo fenomeno miracoloso come fanno i tecnofili, anzi è proprio per queste aspettative esagerate che tutti i nuovi media proposti inizialmente non vengono mai visti di buon occhio.

Cap. 2 Strumenti, ruoli e contesti di azione degli ambienti per l’apprendimento in rete

I cambiamenti strutturali nella didattica

Se in un’aula fisica seguiamo delle lezioni che si susseguono nel tempo che sono quindi organizzate e scandite da una logica temporale, anche in rete troviamo una dimensione temporale che ci guida gradualmente ai contenuti. Ma la rete ha una marcia in più nel senso che è basata anche su un’altra logica, che Ardizzone definisce ipertestuale. Infatti sebbene nel web possiamo trovare delle indicazioni o delle disposizioni tali da indicarci un certo percorso sequenziale, abbiamo anche la possibilità di avere sempre i documenti a disposizione. Un corso di lezioni segue degli appuntamenti che o si seguono o si perdono, mentre nel web è possibile seguire qualsiasi lezione e rivederla. Il rischio è sempre il disorientamento, ma anche i vantaggi sono parecchi!

Lo studente ha quindi un diverso approccio a questo ambiente:

  • Egli ha maggiore decisionalità e quindi responsabilità nelle scelte che fa.
  • Può avere uno sguardo d’insieme sul corso del docente
  • Ha un’abilitazione operativa ai procedimenti che governano il funzionamento dell’ambiente

Questo significa creare un ambiente dove cresce l’autonomia del discente grazie ad uno scaffolding continuo, dove esso viene messo in grado di conoscere ed elaborare concetti che gli sono sconosciuti da solo mettendo attraverso delle strutture d’ausilio.

Scaffolding

Guida ai processi di apprendimento che consentono di svolgere un compito anche senza avere certe competenze grazie ad un esperto che segue lo studente.

Il problema terminologico: lingua e cultura di riferimento

In un ambiente di apprendimento in rete è molto importante il problema del lessico, ovvero la lingua utilizzata e la terminologia tecnica legata appunto alla rete, termini che però i media contribuiscono a far conoscere.

Il setting digitale: i gradi di libertà del discente in rete e i livelli di libertà dell’ambiente web

Per setting didattico s’intende il legame che esiste tra i vincoli definiti dallo spazio e dagli strumenti rispetto alle possibilità di azione del discente all’interno del corso. All’interno di una situazione didattica troviamo degli attori, degli strumenti e un contesto, che altro non è che il risultato delle azioni degli attori. La variabile principale è costituita dagli strumenti, e quindi ogni ambiente possiede...

Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 38
Riassunto esame Tecnologie della formazione, prof. Garavaglia, libro consigliato Ambiente per l'apprendimento in rete, Garavaglia Pag. 1 Riassunto esame Tecnologie della formazione, prof. Garavaglia, libro consigliato Ambiente per l'apprendimento in rete, Garavaglia Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Tecnologie della formazione, prof. Garavaglia, libro consigliato Ambiente per l'apprendimento in rete, Garavaglia Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Tecnologie della formazione, prof. Garavaglia, libro consigliato Ambiente per l'apprendimento in rete, Garavaglia Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Tecnologie della formazione, prof. Garavaglia, libro consigliato Ambiente per l'apprendimento in rete, Garavaglia Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Tecnologie della formazione, prof. Garavaglia, libro consigliato Ambiente per l'apprendimento in rete, Garavaglia Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Tecnologie della formazione, prof. Garavaglia, libro consigliato Ambiente per l'apprendimento in rete, Garavaglia Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Tecnologie della formazione, prof. Garavaglia, libro consigliato Ambiente per l'apprendimento in rete, Garavaglia Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Tecnologie della formazione, prof. Garavaglia, libro consigliato Ambiente per l'apprendimento in rete, Garavaglia Pag. 36
1 su 38
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silvia.furcas.1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnologie della formazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Garavaglia Andrea.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community