TECNOLOGIE ENOLOGICHE SPECIALI Prof.Roberto Zironi
Appelli:
1) Giugno
2) Luglio
Altri appelli cinque
Testo di riferimento:
Microbiologia del vino e vinificazioni- Capitolo 14 (Ribéreau-Gayon) si trova il 60/70% del corso
Argomenti trattati nel corso:
1) PRODUZIONE DI VINI SPECIALI
2) PRODUZIONE DI VINI DOPO CONDIZIONAMENTO ANAEROBICO DELLE UVE(=tutte le
metodiche di vinificazione che abbiamo visto vengono condizionati aerobici, se poniamo invece l’uva in
atmosfera anaerobica poniamo le uve in una condizione diversa da quella naturale.Questa condizione
porta avere una composizione dell’uva diversa e da questa uva modificata si ottengono dei vini con
caratteristiche particolari. Sono vini di pronta beva l’esempio per definizione è il Vino Novello).
3) PRODUZIONE DI VINI GASSIFICATI(= vini che presentano una sovrimpressione del gas data dalla
rifermentazione del vino e questo genera una sovrapressione di anidride carbonica.A seconda del livello
di sovrimpressione questi vini si distinguono in Vini frizzanti(2,5 bar) e vini Spumanti (3 bar). Per
quanto riguarda i vini frizzanti fanno riferimento a tecniche antiche, tecniche definite ancestrali. Sono il
retaggio di tecniche enologiche usate nella pianura padana. Tutta la zona dell’Emilia Romagna, Colli
Bolognesi, Piacenza, lambruschi e la zona marchigiana (prosecco frizzante con il fondo viene creato con
questo metodo). Se la sovrimpressione è superiore a 3 bar si parla di vini spumanti e da qui nascono due
metodi:
RIFERMENTAZIONE IN BOTTIGLIA(Champagne) (in Italia chiamati Metodo Classico)
tecnica molto antica che si è sviluppata in Francia anche che in realtà non si è sviluppato li, il primato degli
spumanti dicono che è italiano perché durante il Rinascimento veniva consigliato dai medici ai papi. Il
perfezionista sicuramente è stato Dom Perignon che inventò l’utilizzo del tappo di sughero come metodo
ermetico per mantenere la pressione. I francesi ne hanno fatto un fenomeno economico e non riguarda solo il
vino ma anche un concetto di enoturismo e quindi di godere della zona di produzione.
In italia non c’è un nome per determinare l’ottenimento di questo tipo di vino, ci sono quattro zone principali
dove viene prodotto lo spumante italiano:
FRANCIACORTA
TRENTO DOC(area trentina coinvolgendo anche l’alto adige)
NEL PAVESE
ALTA LANGA (sopra le larghe dove si produce il barolo)
RIFERMENTAZIONE IN AUTOCLAVI
In Italia viene chiamato Metodo Martinotti perché fu il primo inventore, egli fece un brevetto che poi non
venne consolidato. Qualche anno dopo Charmat perfezionò il metodo e da qui nasce il Metodo Charmat.
La fermentazione viene all’interno di un autoclave e se il vino è dolce può andare a incontro a
rifermentazione e venire pastorizzato.
SPUMANTI GASSIFICATI
4)PRODUZIONE DI VINI DOPO SURMATURAZIONE DELLE UVE:
Si intendono i vini passiti e la produzione di vini alcolizzati(aggiunta di una base dolce).
Tutti i vini che parlano i Greci e Romani sono ottenuti da questo tipo di uve. Le tecniche di surmaturazione si
sono mantenute inalterate nel corso dei secoli sono tecnica che fanno affidamento nel raccogliere le uve
quando presentano caratteristiche desiderabili per questo concetto ovvero sfaldamento cellulare e
concentrazioni di zuccheri elevato.
Quello che avviene è una disidratazione delle uve perché le temperature sono molto calde e abbiamo la
perdita di acqua in tempo breve, contemporaneamente alla partita di acqua avvengono altri fenomeni come la
Reazione di Maiard (= porta alla colorazione intensa di queste uve date dalla Reazione di Maiard che hanno
funzione organolettica sul colore, odore e sapore).
Poi abbiamo le Malvasie che sono prodotti che si sono commercializzato nel Medioevo dai Veneziani in un
porto della Grecia che si chiamava Molvasia(=Malvasia) erano dei vini che avendo una grande potere
alcolico si mantenevano di più e quindi erano considerati più pregiati. Il commercio della Malvasia fa ricca
Venezia per quattro secoli.
5)PRODUZIONE DI VINI ALCOLIZZATI
Intendiamo il Madera (prodotto a Madera), Cherry(prodotto in Spagna) e il Porto(Portogallo). Questi vini
nascevano in queste aree non a caso perché da qui i vini vengono spediti in America, nel nuovo mondo. Sono
vino secchi e vini dolci(alcolizzati per bloccare la fermentazione e lasciare uj certo residuo zuccherino). Un
vino di questa categoria italiano è il Marsala.Tutti i vini alcolizzati sono databili dopo il 1500. Pagina 1
6)PRODUZIONE DI VINI AROMATIZZATI
Probabilmente i primi vini aromatizzati li bevevano i Greci i quali aggiungevano le erbe all’interno del vino
creando aromatizzati. In realtà in Italia i primi vini aromatizzati si hanno nel 800. Infatti un signore
farmacista piemontese dal ritorno da un suo viaggio in Germania ha un’idea straordinaria, produrre un vino
aromatizzato con delle erbe chiamato Vermouth(Vermouth significa vino aromatizzato in Germania).
STORIA ENOLOGICA
Ottenimento del succo avveniva pestando l’uva in ampie superfici costrette all’interno di argini che venivano
chiamati Palmenti, questo al tempo degli Egizi. La raccolta dell’uva viene posto in queste platee chiamate
Palmenti e gli operai pigiando con l’uso dei piedi schiacciavano le uve entrando il mosto che veniva
convogliato e raccolto.
Abbiamo testimonianze di Palmenti Rupestri nella isola del Giglio e in Calabria. Quando parliamo di
Calabria parliamo di una città della Magnagrecia (quindi greca) mente isola del Giglio è un isola dei Fenici,
località visita dai Fenici che commerciavano in questo territorio(nell’isola del giglio abbiamo vitigni greci
come la Sonica che è stata portata dai Fenici grazie al commercio che essi facevano).
Anche in epoca Romana si utilizzavano i palmenti e quindi pigiatura dell’uva, raccolta del succo e quindi poi
utilizzati per la fermentazione.
Per quanto riguarda i mosti concentrati ci sono alcune fonti del I secolo d.C. il vino veniva fatto bollire in
modo da ridurre quantitativo e aumentare adeguatamente la densità, dando sapore e dolcezza e permettendo
anche una lunga conservazione.Introdotto dalla Grecia a Roma divenne, in breve tempo, la tipica bevanda
dei luculliani pasti imperiali, dei ricchi, dei governanti, e successivamente dai coltivatori agricoli. Veniva
chiamato “ di chiavetta” perché, per limitarne l’uso, la botticella veniva chiusa con una chiave ma
normalmente non terminavaperchÉ ogni giorno viene rimboccata.
Andando a bollire il vino con l’uso di una pentola a legno crea chimicamente la Reazione di Maliard che
imbrunisce il mosto.Oggi in Enologia si argina la reazione di Maliard dato dal mosto cotto perché andrebbe a
cambiare le caratteristiche organolettiche del vino.
MOSTO COTTO
Secondo Columella(I sec. D.C.) il mosto d’uva ridotto di un terzo prende il nome di “defrutum”,mentre se
ridotto della metà prende il nome di “sapa”.
I Romani usavano il mosto cotto come ingrediente per arricchire carni ed altri piatti e nelle torte come
edulcorante.
Usavano anche il mosto cotto con acqua come una dolce bibita energetica, o come base per creare un “vino”
romano fortemente inebriante.
La cucina di Apicio(I° sec.d.C.) fa largo uso di defrutum. Il succo di frutti dolci (mela cotogna,fichi,carrube)
nell’antico Occidente veniva bollito e concentrato attendo cosi altre tipologie di mosto cotto che non è un
vincolo in quando non deriva dall’uva.
Anche oggi ci sono delle applicazione nella produzione del mosto cotto. Esiste così il Marsala Ambra (una
categoria di Marsala) è prodotto oggi con il mosto cotto, nel quale viene favorita la Reazione di Maliard
favorendo l’imbruttimento del mosto creando un colore ambra e favorendo caratteristiche speciali al mosto.
L’altra applicazione del mosto cotto è per ottenere l’Aceto dolce (sapa) anche l’aceto balsamico è ottenuto da
una miscela di mosto cotto e aceto di vino vecchio. Quando si parla di Aceto Balsamico si parla di 100
milioni di litri (50 milioni di aceto e 50 milioni di litri di mosto cotto).
Quindi dai Romani deriva il mosto cotto e probabilmente l’aceto balsamico odierno cioè ci sono delle
documentazioni che parlano della Sapa inacidita.
FERMENTAZIONI
Anche per quanto riguarda le fermentazioni abbiamo testimonianze antiche. Si parla di tecniche Giorgiane
che utilizzavano dei contenitori in terracotta chiamati Qvevri ovvero Giare(presentano una certa porosità
all’ossigeno). E’ una fermentazione con microossigeno, microossigenazione che dura anche dopo le fasi di
fermentazioni.Il mosto fermentato e mosto e vinacce fermentate vengono mantenuti sigillati nel contenitore
una volta che è finita la fermentazione perché avvengano le fasi di stabilizzazione microbiologici. Questi
sono vini che non vengono consumati giovani ma dopo parecchi anni dalla produzioni.
Anche in Epoca romana vengono utilizzati dei contenitori in terra cotta chiamato Dolia o Dolium e anche
questo contenitore veniva interrato. L’altra cosa importante i contenitori non erano permelizzati nell’interno
perché l’impermeabilizzazione significa sottrarre una tecnica fondamentale che era quella della
stabilizzazione. Sicuramente c’è una certa tendenza del ritorno di questi tipi di contenitori. Una funzione di
questi contenitori è che permette al deposito e quindi favorisce la sedimentazione dei microrganismi e quindi
permette anche una stabilizzazione tartarica quindi alla fine si accumula tutto il deposito che poi può essere
separato agevolmente dalla superficie limpida. Questi contenitori sono tornati di moda per produrre dei vini
che voglio imitare vini georgiani e in particolare per prodotte gli Orange Wine. Pagina 2
Questi Orange Wine si stanno evolvendo, tanto è che OIV ne sta parlando e pubblicizzando le loro unicità
anche se in realtà sono vini che si trovano in un limbo perché non denotano di caratteristiche desiderabili
però si sta spingendo nel proporre un prodotto antico prodotto con questi contenitori speciali.
CONSERVAZIONE
Una volta terminata la fermentazione e stabilizzazione si procedeva alla conservazione e
commercializzazione. La conservazione ai tempi di Romani veniva all’interno di Anfore vinarie. Le anfore
più antiche risalgono dal 129. A.C.
La forma molto particolare è data per facilitare i trasporti su navi sia fluviali che marittimi. E’ chiaro che i
contenitori in ceramica sono fragili nel essere trasportati su strade di campagna per le continue oscillazioni(si
poteva rompere).
In Epoca Romana non c’erano soltanto le anfore ma c’erano anche le barrique da legno.
Codeste erano un trasferimento tecnologico che è stato portato dalle popolazioni Barbare.In particolare
siamo attorno al 300 a.C. e i Romani si stavano espandendo nei territori Etruschi ( gli etruschi erano popoli
pacifici). Gli Etruschi erano fortemente amanti della coltivazione del vino, coltivavano la vite nelle fronde
degli alberi o con l’ausilio di alberi utilizzati come palo (piantate presenti in veneto).
Gli Etruschi che si espandevano in Emilia(Bologna fondata dagli Etruschi) e parte della pianura padana.
Quest’ultimi nell’ 350 a.C. vennero invasi dai Galli (Celti) che avevano delle loro credenze dal punto di vista
religioso e quindi cercavano della pietre con caratteristiche particolari che potessero avere una funzione
esoterica o tabaturgica ovvero qualcosa che fosse legato alla religione. I Celti sono affermati nel volere
cercare il Corallo. Il Corallo è fortemente presente nell’Italia del Sud. E’ così che Brenno(Re Certo) bussa
alle porte di Roma. I romani e i celti vengono a contatto per una decina di anni per poi abbandonare l’Italia
costretti dai Romani. I celti se ne vanno ma lasciano un contenitore per il contegno del vino ovvero Botti di
Legno.
E’ da qui che comincia a comparire il contenitore dell’Enologia alcuni secoli prima della nascita di Cristo.
E’ un contenitore più voluminoso rispetto a quello in ceramica che si traduce in maggiore capacità di
contenimento e agevola il trasporto che lo rende meno difficoltoso e attento rispetto alla ceramica.
[La botte di legno è protagonista anche nel periodo Medievale che verrà chiamata Brenta nei territori padani,
è da qui che che nascono anche le unità di misura date dall’epoca (pollice, pipa, numero di barrique e non
numero di litri)]
Per i Romani i trasporti sono molto importanti perché la città di Roma la quale arriva fino al
Rubicone(=torrente che segna il confine dell’impero romano. I territori Romani inziavano sul Rubicone e
finivano in Gran Bretagna e a est fino al mar Nero) necessità di commerci e dunque la botte di legno segna
una facilità nel trasporto.
Nel 92 d.C. Domiziano emanò un decreto che vietava l’aumento della coltivazione della vite in Italia e
imponeva la distruzione di metà delle coltivazione nelle province. La decisione, pare fu resa per convertire
terreni alla coltivazione di cereali, in modo tale da evitare rischi di carestia.In concreti si trattò di un
provvedimento protezionista che favorì i produttori italici di vino, quando l’economia Italica inizia a
svilupparsi.
Questo decreto durò fino il 281 d.C. quando Marco Aurelio Probo revocò editto di Domiziano e ordinò alle
Legioni di piantare vitigni sulle rive del Danubi e del Reno e lungo tutte le frontiere centro-settentrionali
dell’Impero Romano, dal Mar Nero fino alla Bretagna.La decisione era motivata dall’esigenza di stabilizzare
i confini dell’impero, riducendo i costi del trasporto di vino dalle province mediterranee e integrando le
popolazioni locali attraversi Los viluppo della vitivinicoltura. Centinaia di migliaia di legionari piantarono i
nuovi vigneti utilizzando un comune vitigno (l’Heunisch, il “nostro”) più robusto e più adatto alle condizioni
del clima continentale europeo, che costituisce il padre genetico dei vitigni continentali dell’Europa.
Il patrimonio genetico che si sviluppa dell’Europa continentale è una patrimonio genetico diverso dell’aria
mediterranea e quindi i due territori si diversificano creando prodotti diversi.
La caduta dell’Impero Romano d’Occidente (467 d.C.) segnò un vero e proprio decadimento per la
viticoltura: le invasioni barbariche portarono alla distruzione e all’abbandono di molte coltivazioni e la
superficie viticola subì una notevole riduzione. La caduta dell’Impero Romano segna un decadimento del
vino perché i Barbari non interessava coltivare la vite essendo comunque un popolo nomade che interessava
fare guerre e spostarsi ed è per questo che la superficie coltivata diminuisce. (In epoca romana si calcola una
superficie vitata di 6 milioni di ettari).
Il vino dell’epoca non si presentava come un vino di alta qualità, sicuramente si trattava di un vino con
instabilità chimico fisica significa ottenere un vino ossidato. I romani bevevano la “Posca” un vino con
spunto acetico evidente. Per i romani il vino ossidato è considerato un vino di qualità tanto che il vino veniva
messo al sole per favorire l’ossidazione. Pagina 3
BENEDETTO DA NORCIA (480-547 dopo cristo)
Con Benedetto da Norcia vi è il fondamento dell’ordine Benedettino. In particolar modo da all’ordine
benedettino una regola, un elenco di precetti e buone attitudini che devono essere applicati e mantenuti
all’interno delle comunità. Ecco che a partire da questo periodo si affianca anche un Europa che è
sottocontrollo del Papato a contrapporsi alla forza disgregativa date delle guerre. Benedetto Da Norcia è un il
patrono dell’Europa.
CARLO MAGNO (742-814)
Carlo Magno crea l’impero dei Franchi. In questo impero gigantesco vi è da riportare un ordine e l’ordine
riguarda anche le produzioni agricole.
Capitulare de Villis (770-813) comunemente chiamato come Capitulare de Villis in italiano: “Decreto sulle
ville”) è un capitolare emanato negli utili anni del regno di Carlo Magno, verso la fine dell’II secolo, per
disciplinare le attività rurali, agricole e commerciali delle aziende agricole dell’impero o ville.
Sui settanta capitoli in cui è articolato almeno nove offrono disposizioni circa la coltivazione delle viti e
sopratutto del vino. In particolare:
“ I nostri giudice si interessano delle vigne nostre che fanno parte del loro ministerio, le curino bene e il vino
lo mettono in buoni recipienti” quindi già nel 770 si cerca di avere una certa cura nella creazione del vino.
BERNARD DE CLAIRVAUX(1090-1153) (epoca medievale)
I Benedettini hanno un peso politico anche se il loro peso si è spostato dall’Italia in Borgogna. Siamo nel
ministero di Clounì considerato il centro benedettino di Borgogna.
Poco prima della prima crociata i monaci benedettini acquistano un potere considerevole in quanto devono
vegliare sulla vita dei Cruciati e in cambio di ciò gli vengono acquisite delle terre.
Uno degli esponenti di questo periodo è Bernardo di Chiaravalle (Bernard de Claivu’) che fa parte dei
monaci benedettini con tuniche bianche. Questi Benedettini passavano il loro tempo lavorando la terra (Ora
et labora), è da qui che nasce l’organizzazione agricola Cistercense.Essi però non ricevevano la terra in
cambio di preghiere o meglio se le compravano da soli. Il vino riveste un ruolo importante per le cerimonie
in cui utilizzavano il vino.
Essi diventarono dei forti produttori di lana e anche forti esportatori.
L’ORGANIZZAZIONE AGRICOLA CISTERCENSE
Questa sapienza dei Cistercensi risulta essere la sapienza di tutta l’epoca medievale. Sono a tutti gli effetti gli
enologi del Medio evo. Hanno messo le basi per creare abbazie produttrice di vino, un esempio concreto è
Eberach.
Dopo qualche secolo si crea una costola dei cistercensi chiamati Trappisti esperti nella produzione di birre.
VINO E MEDICINA ME
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Tecnologie speciali
-
Relazione prototipazione rapida, Tecnologie speciali
-
Relazione saldatura laser, Tecnologie speciali
-
Appunti Tecnologie Alimentari 2