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1. FONDERIA
FONDERIA
La fonderia consiste nell’immettere un metallo fuso in una cavità. Dopo il raffreddamento del
metallo si ottiene un pezzo che ricopia al positivo la forma della cavità. I principali materiali usati
nella fonderia sono acciaio, ghisa, bronzo, ottone, leghe di alluminio e leghe di titanio. Un metallo
da fonderia deve avere una temperatura di fusione relativamente bassa, non superiore a 1500-1600
°C, e deve possedere una buona fluidità allo stato fuso in modo da riempire correttamente la forma.
Un primo problema nella fonderia riguarda le deformazioni di origine termica. Tutti i metalli infatti
subiscono una brusca variazione di volume durante la transizione liquido-solido e questa può essere
causa di difetti nei getti (getto è il pezzo ottenuto per fonderia). Raggiunto lo stato solido, il volume
del getto continua a diminuire durante il raffreddamento fino a temperatura ambiente, e questo
può causare ulteriori difetti. La variazione di volume può essere compensata alimentando il getto
con del metallo fuso. Ciò viene realizzato
predisponendo un opportuno volume di
materiale, detto “materozza”, dimensionato
in modo da raffreddare per ultimo e quindi
poter alimentare il getto con metallo fuso.
Quindi la funzione della materozza è quella di
spostare il baricentro termico della fusione,
zona nella quale si completa la solidificazione,
dal getto alla materozza stessa. Viene poi
eliminata insieme al canale di colata. Il
raffreddamento non può avvenire in modo
uniforme e i gradienti di temperatura sono la
causa di tensioni residue nei getti la cui entità può essere tale da produrre criccature nel getto
(autotensioni).
Il modo più antico di creazione della forma nella quale immettere il metallo fuso è quella di creare
la forma nella terra (fusione in terra). Per poter realizzare la forma serve però un “modello”, un
pezzo che è simile al pezzo che si vuole costruire. Simile perché considerando che il metallo subisce
un ritiro non trascurabile durante il raffreddamento, il modello deve essere più grande. Oltretutto
un pezzo fuso non è quasi mai finito, viene sempre lavorato alle macchine utensili per ottenere
precise quote e tolleranze. Questo si traduce con un
sovrametallo (previsto nel disegno del modello) per
consentire tali lavorazioni. Infine, deve essere dotato
di angoli di spoglia per essere estratto senza
danneggiare la cavità formata. Per l’allestimento della
forma si usano staffe, contenitori senza fondo dotate
di fori per essere correttamente riferite. Deve essere
previsto un canale di colata per riempire la forma, che
inizia con un bacino per
rallentare la caduta del
metallo fuso (per evitare di
danneggiare la forma). Un
filtro posto alla fine
trattiene la scoria che ha
peso specifico minore del
metallo. Si è già detto che lo
scopo della materozza era
quello di spostare il
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1. FONDERIA
baricentro termico dal getto alla materozza stessa in
modo da inglobare i difetti in essa. Deve raffreddare
per ultima, deve quindi essere sufficientemente
grande o essere coiberata o cieca (per diminuire la
dispersione termica). Questo si può ottenere anche
con elementi metallici, detti anelli di raffreddamento,
che favoriscono un raffreddamento di tipo
direzionale. Per verificare la direzionalità di un getto,
possono essere d’aiuto i “cerchi di Heuvers”: i cerchi
inscritti nel disegno del getto devono avere diametro
crescente verso la materozza.
La terra da fonderia è formata da sabbia di quarzo (ca.
90%) impastata con argilla (ca. 10%) con piccole
quantità d’acqua per aumentare la coesione e la plasticità. Forme di grande dimensione vengono
poi essiccate in forno (formatura a secco), mentre forme di piccola dimensione possono essere
usate direttamente (formatura a verde).
Nella formatura in sabbia-cemento si usa un materiale costituito dal 90% di sabbia di quarzo e dal
10% di cemento, impastato con una piccola quantità di acqua. In questo modo si ottiene una forma
molto compatta e resistente alla spinta del metallo.
La formatura a guscio prevede un modello necessariamente realizzato in metallo, che viene
riscaldato a 300 °C. Su di esso viene applicato
un prodotto distaccante e depositato una
miscela di sabbia di quarzo e polvere di resina
termoindurente. Il calore fonde la resina che
si lega con la sabbia, formando la prima metà
del guscio. Si forma separatamente la
seconda metà, si accoppiano i due semi-gusci
e si effettua la colata. Il guscio è utilizzabile
per una sola fusione.
Nella formatura con modello in polistirene espanso il modello è, appunto, un modello (a perdere)
in polistirene espanso che crea la forma nella terra che successivamente sarà riempita dal metallo
fuso (che ha il compito di bruciare il modello).
La formatura in conchiglia invece prevede la costruzione della conchiglia, una forma in acciaio
resistente ad alta temperatura, nella quale viene introdotto il metallo fuso. Ovviamente la conchiglia
ha una vita limitata a causa del compito gravoso a cui è
sottoposta, ma che comunque può arrivare a 5000 fusioni in
acciaio, e a 100.000 per fusioni in lega di alluminio. Con
questa fusione si ottengono getti di elevata qualità e
tolleranze strette. Le piccole produzioni aeronautiche non
giustificano però l’elevato costo associato alla costruzione
della conchiglia. La qualità è anche dovuta alla elevata
pressione alla quale si può immettere il metallo fuso, cosa
non possibile nella fusione in terra. Esistono comunque
tecniche di formatura in sabbia che sfruttano una leggera
pressione del metallo fuso, generata con forze esterne o forza
centrifuga (low pressure sand casting). Altre tecniche di
miglioramento del getto prevedono l’utilizzo di leghe di
elevata purezza (premium casting). -3-
1. FONDERIA
La fusione in cera persa è una delle tecniche (come quella in conchiglia) con la quale è possibile
realizzare pezzi estremamente complessi. Si inizia costruendo un modello in cera del pezzo che si
deve stampare, iniettando la cera fusa in uno stampo plastico, contando anche i canali di colata. Se
il modello è piccolo può essere conveniente unire diversi elementi a formare
dei grappoli (clusters), non necessariamente uguali. Si passa poi alla
costruzione dello stampo ceramico: si immerge il grappolo in un impasto
liquido ceramico (caolino), ricoprendolo poi con sabbia fine di quarzo; si
lascia asciugare e si ripete fino a quando si ottiene una consistenza
adeguata. Lo stampo viene liberato dalla cera riscaldandolo ad alta
temperatura, e dopo che è completamente pulito si effettua la colata. Dopo
il raffreddamento lo stampo viene rotto.
La “squeeze casting” è una tecnica di fonderia molto simile allo stampaggio.
Il metallo fuso viene inserito in uno stampo e pressato con un controstampo.
Così si ottengono getti molto compatti.
Quanto detto si applica perfettamente alle leghe di alluminio,
ma per il titanio e le sue leghe ci sono diversi problemi dovuti
all’elevata reattività di quest’ultimo allo stato fuso. La fusione
e la colata del titanio devono quindi avvenire sottovuoto. Il
metallo viene fuso con arco elettrico o electron beam (trattati
più approfonditamente nel capitolo “saldature”), tecniche
che non riescono a sovrariscaldare il metallo, per cui il getto
solidifica in poco tempo. Quindi lo stampo deve essere
riempito rapidamente con l’ausilio di una forza centrifuga. Il
titanio reagisce anche con i normali materiali da fonderia,
quindi è necessario ricorrere a materiali particolari, e si
preferisce comunque asportare lo strato superficiale con
fresatura chimica. Dopo questa operazione il getto può essere
compattato ad alta temperatura (HIP, hot isostatic pressing,
o più comunemente ippatura). Questa operazione riesce ad
eliminare tutte le cavità interne.
Applicazioni nel campo aeronautico
In generale non esistono regole generali per stabilire quando
la fonderia è convenientemente applicabile. Per componenti
semplici la fonderia comporta un aumento dei costi e dei pesi
rispetto alle altre tecnologie. Per componenti di media
complessità e dimensioni si possono avere dei vantaggi,
mentre per dei componenti di complessità medio/alta si può
ottenere una riduzione dei costi. La fusione in terra è
preferibile per pezzi di dimensioni medio/grandi, mentre
quella in cera persa per pezzi di dimensioni medio/piccoli di
elevata complessità. -4-
1. FONDERIA -1-
2. LAVORAZIONI PER DEFORMAZIONE PLASTICA
LAVORAZIONI PER DEFORMAZIONE PLASTICA
Le lavorazioni per deformazione plastica sfruttano la capacità dei metalli di sopportare deformazioni
permanenti con un aumento delle proprietà meccaniche. Alcuni procedimenti vengono effettuati
ad alta temperatura, poiché in tutti i metalli si osserva, all’aumentare della temperatura, una
diminuzione della tensione di snervamento (minore forza necessaria a produrre la deformazione) e
un aumento dell’allungamento a rottura (maggiore deformazione prima della rottura).
LAMINAZIONE
La laminazione è un processo con il quale è
possibile ridurre lo spessore di un materiale
obbligandolo a passare attraverso 2 cilindri lisci,
ad alta temperatura. Durante la laminazione
deve verificarsi la condizione di trascinamento,
senza la quale il processo non è possibile. Con
riferimento alla figura, detta P la forza che i rulli
scambiano con il laminato al momento
dell’imbocco, la componente Psenα si oppone
all’ingresso del massello. Però per la forza di
attrito si ha una forza T=fP (f è la forza d’attrito)
la cui componente Tcosα tende a far entrare il
massello nel laminatoio. Quindi per avere
trascinamento, “Tcosα>Psenα” cioè “f>tgα”. C’è
cioè un massimo di riduzione di spessore ottenibile da una coppia di rulli. Per diminuzioni maggiori
si opera attraverso treni di “laminazione”, dove ci sono diverse coppie di rulli, e attraverso ognuna
si ottiene una riduzione dello spessore di circa il 20%. I cilindri possono essere lisci per la produzione
di lamiere o sagomati per la produzione di profilati. Le temperature di laminazione sono di 1200 °C
per gli acciai e 450 °C per le leghe di alluminio.
ESTRUSIONE
L’estrusione è un processo nel quale il materiale
viene spinto e obbligato a passare attraverso un foro
che conferisce la forma al pezzo finale. La
lavorazione è tipicamente effettuata ad alta
temperatura. Esiste anche uno schema di
“estrusione inversa”, dove la billetta non si muove
rispetto al contenitore (è la filiera che gli viene spinta
contro), quindi la forza necessaria è minore.
Ovviamente la filiera è l’elemento più importante
nel processo. È sottoposta a sollecitazioni e
temperature elevate per cui è sempre costruita in
acciaio ad alta resistenza. La lavorazione viene
effettuata per elettroerosione (trattata più avanti).
Osservando una filiera in maggior dettaglio, questa
presenta sempre un tratto conico d’imbocco seguito
da un tratto cilindrico (calibratore) che ha la
funzione di conferire la forma finale all’estruso (non dev’essere troppo corto per problemi di usura
e nemmeno troppo lungo per limitare la forza necessaria per realizzare l’estrusione). Nel caso di
elementi non simmetrici richiede particolari accorgimenti perché il materiale tende ad uscire
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2. LAVORAZIONI PER DEFORMAZIONE PLASTICA
maggiormente dove incontra meno resistenza, creando
una curvatura nell’estruso come si vede nell’immagine con
un profilo a “T”. La filiera può avere fori multipli per
l’estrusione di più profili contemporaneamente (non
necessariamente tutti uguali). La filiera può essere
lubrificata per aumentare la qualità dell’estruso e per
diminuire la forza necessaria all’estrusione.
TRAFILATURA
La trafilatura è un processo molto simile all’estrusione, ma in questo caso il materiale viene tirato,
anziché spinto, attraverso un foro. La lavorazione è tipicamente
effettuata a temperatura ambiente. Il più comune prodotto
della trafilatura è il filo metallico a sezione circolare. Esiste un
valore limite alla riduzione di sezione con un singolo passaggio,
che è legato alla forza che il filo può sostenere senza rompersi.
Dopo alcuni passaggi si ha incrudimento del materiale, con
conseguente aumento della forza necessaria per la trafilatura e
la possibile rottura del filo. A questo punto è necessario
interrompere il processo e effettuare una ricottura.
STAMPAGGIO
Lo stampaggio è una tecnica di formatura che consiste
nell’obbligare un metallo, riscaldato ad alta temperatura,
a riempire la cavità presente in uno stampo (quasi
sempre formato da stampo e controstampo)
deformandosi plasticamente. In figura una
rappresentazione schematica. I due semistampi vengono
chiusi applicando una forza con una pressa idraulica o
con un maglio. La compressione causa una espansione
laterale e verticale del massello che permette il
riempimento dello stampo. Il massello di partenza ha un
volume più elevato del volume del pezzo da costruire
perché durante lo stampaggio il materiale viene compattato e anche perché non è facile garantire
il perfetto riempimento dello stampo. Il metallo in eccesso fuoriesce in un apposito vano, detto
“canale di bava” che non solo serve per raccogliere il metallo in eccesso, ma anche quando il metallo
molto caldo entra nel canale, che ha spessore di pochi millimetri, si raffredda impedendo
parzialmente l’ulteriore scorrimento del metallo stesso nel canale. Così facendo, continuando la
chiusura dello stampo il metallo tende a riempire le cavità ancora vuote e a compattare il pezzo.
L’aspetto più interessante dello stampaggio è quello di formare
una struttura fibrosa nel materiale, fibre che non sono altro che
i grani allungati durante la deformazione plastica. Si osserva nei
forgiati una elevata resistenza nella direzione delle fibre.
Questo aspetto può essere sfruttato cercando di far coincidere
l’orientamento delle fibre con le direzioni di massima
sollecitazione. Elementi molto sollecitati sono sempre ottenuti
per stampaggio (per esempio i carrelli di atterraggio in campo
aeronautico).
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2. LAVORAZIONI PER DEFORMAZIONE PLASTICA
I differenti tipi di stampaggio sono:
- formatura manuale, detta comunemente fucinatura. L’operatore, con uno o più attrezzi,
costruisce il pezzo deformandolo progressivamente. La fucinatura può essere interessante per
produzioni prototipali o per produrre preforme sbozzate da
utilizzare successivamente per lo stampaggio;
- stampaggio di sbozzatura, che produce pezzi sbozzati che
saranno poi lavorati alle macchine utensili. Lo sbozzato viene
ottenuto con un solo stampo (forti spessori e ampi raggi di
raccordo necessari);
- stampaggio convenzionale, generalmente ottenuto con almeno
due stampi (il primo è sbozzatore). Con questa tecnica è possibile
ottenere elementi più complessi e tolleranze più strette, con
spessori anche minori;
- stampaggio di precisione, ottenuto da più di 2 stampi. I raggi di
raccordo e gli spessori possono diminuire e le tolleranze sono più
strette;
- stampaggio per estrusione, che serve per stampare elementi di
forma tubolare aperti da almeno una parte (per esempio i
contenitori in alluminio per pomate);
- ricalcatura ed elettroricalcatura, che utilizza l’effetto Joule per
riscaldare localmente un pezzo. Serve per ottenere pezzi sbozzati
che saranno successivamente stampati. In campo aeronautico lo
stampaggio è prevalentemente
usato per l’elevata resistenza
meccanica dei pezzi stampati
rispetto a quella degli stessi
pezzi ottenuti con altre
tecnologie. Se non fosse per
questo motivo, difficilmente le
piccole serie caratteristiche
delle produzioni aeronautiche
giustificherebbero una tale
scelta.
Il primo aspetto importante di
un elemento stampato è la
linea di separazione dello
stampo, che generalmente
coincide con la massima
proiezione del componente e
può essere piana o irregolare. È
preferibile posizionarla sulla
massima periferia del pezzo
perché è più facile espandere il
metallo su un piano che non
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2. LAVORAZIONI PER DEFORMAZIONE PLASTICA
forzarlo ad entrare in una cavità. Nella scelta del piano di separazione è opportuno considerare le
eventuali forze laterali che si generano a causa della non simmetria del pezzo da realizzare. Questo
problema può essere ovviato inserendo delle guide, o prevedendo un diverso piano di separazione
dello stampo.
Per poter estrarre un pezzo da uno stampo è
necessario che il pezzo presenti opportuni angoli di
spoglia, di circa 5°. I sottosquadri nello stampaggio
sono possibili solo se consentono l’apertura degli
stampi (anche per esempio in un solo semistampo se è
possibile estrarre il pezzo in una certa direzione). I raggi di raccordo dipendono dal tipo di
stampaggio, e devono essere tanto più grandi
quanto maggiore è la distanza dal piano di
separazione dello stampo. Raggi di raccordo
troppo piccoli possono causare rotture negli
stampi e problemi di saldatura fredda nel
materiale (basta guardare la figura, che mostra
le fasi di stampaggio di un componente
simmetrico se non per i raggi di raccordo, uno
più grande ed uno più
piccolo). Qu
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Tecnologia delle Costruzioni Aeronautiche II - Appunti
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