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Tecniche espressive e composizione testi in italiano - Linguaggio e Figure di stile Appunti scolastici Premium

Appunti per l'esame di Tecniche espressive e composizione testi in italiano del professor Gianmarco Gaspari, cdl in scienze della comunicazione. Gli argomenti trattati sono le figure di stile, le figure di sostituzione, d'insistenza, d'opposizione, di rottura sintattica...

Esame di Tecniche espressive e composizioni docente Prof. G. Gaspari

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ESTRATTO DOCUMENTO

Ma lo "stile" cos'è?

Esistono libri e libri. Questo è ovvio per tutti. Ma questo non vuol dire soltanto che ogni libro racconta una storia diversa: spesso

significa anche che la racconta in un modo diverso. Infatti, si può raccontare esattamente la stessa storia per infinite volte, ma

se lo si fa cambiando stile sembreranno infinite storie distinte e separate.Un modo simpatico per capire cosa significa

raccontare una stessa storia cambiando stile ce l'ha dato lo scrittore francese Raymond Queneau, in un libro intitolato Exercices

de style (Esercizi di stile). Questo libro, sapientemente tradotto in italiano da Umberto Eco, racconta per ben 99 volte... la

stessa, banalissima storia...

Notazioni

Sulla S, in un'ora di traffico. Un tipo di circa ventisei anni, cappello floscio con una cordicella al posto

del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. La gente scende. Il tizio in questione si

arrabbia con un vicino. Gli rimprovera di spingerlo ogni che passa qualcuno. Tono lamentoso, con pretese

di cattiveria. Non appena vede un posto libero, vi si butta. Due ore più tardi lo incontro alla Cour de

Rome, davanti alla Gare Saint-Lazare. È con un amico che gli dice: «Dovresti far mettere un bottone in

più al soprabito». Gli fa vedere dove (alla sciancratura) e perché.

Retrogrado

Dovresti aggiungere un bottone al soprabito, gli disse l'amico. L'incontrai in mezzo alla

Cour de Rome, dopo averlo lasciato mentre si precipitava avidamente su di un posto a sedere.

Aveva appena finito di protestare per la spinta di un altro viaggiatore che, secondo lui, lo

urtava ogni qualvolta scendeva qualcuno. Questo scaarnificato giovanotto era latore di un

cappello ridicolo. Avveniva sulla piattaforma di un S sovraffollato, di mezzogiorno.

Onomatopee

A boarrrdo di un auto (bit bit, pot pot!) bus, bussante, sussultante e sgangherato della linea S, tra

strusci e strisci, brusii, borbottii, borrrborigmi e pissi pissi bao bao, era quasi mezzodin-dong-ding-dong,

ed eccoco, cocoricò un galletto col paltò (un Apollo col cappello a palla di pollo) che frrr! piroetta come un

vvortice vverso un tizio e rauco ringhia abbaiando e sputacchiando «grr grr, arf arf, harffinito di farmi

ping pong?!».

Poi sguizza e sguazza (plaffete) su di un sedile e sooossspiiira rilassato.

Al rintocco e allo scampanar della sera, ecco-co cocoricò il galletto che (bang!) s'imbatte in un tale

balbettante che farfuglia del botton del paletò. Toh! Brrrr, che brrrividi!!!

Volgare

Aho! Annavo a magfnà e te monto su quer bidone de la Esse - e 'an vedi? - nun me vado a incoccià

con 'no stronzo con un collo cche pareva un cacciavite, e 'na trippa sur cappello? E quello un se mette a

baccaglià con st'artro burino perché - dice - jé acciacca er ditone? Te possino! Ma cche voi, ma cchi

spinge? e certo che spinge! chi, io? ma va a magnà er sapone!

'Nzomma, meno male che poi se va a sede.

E bastasse! Sarà du' ore dopo, chi s'arrivede? Lo stronzo, ar Colosseo, che sta a complottà con

st'artro quà che se crede d'esse er Christian Dior, er Missoni, che so, er Mister Facis, li mortacci sui! E

metti un bottone de quà, e sposta un bottone de là, a acchittate così alla vitina, e ancora un po' ce faceva

lo spacchetto, che era tutta 'na froceria che nun te dico. Ma vaffanculo!

Sonetto

Tanto gentile la vettura pare

che va da Controscarpa a Ciamperetto

che le genti gioiose a si pigiare

vi van, e va con esse un giovinetto.

Alto ha il collo, e il cappello deve stare

avvolto in un gallone a treccia stretto:

potrai tu biasimarlo se un compare

iroso insulta, che gli pigia il retto?

Ora s'è assiso. Sarà d'uopo almeno

ritrovarlo al tramonto, quando poi

non lontano dal luogo ove sta il treno

s'incontri un amico, che gli eroi

della moda gli lodi, e non sia alieno

dall'aumentare li bottoni suoi.

Telegrafico

BUS COMPLETO STOP TIZIO LUNGOCOLLO CAPPELLO TRECCIA APOSTROFA SCONOSCIUTO SENZA

VALIDO PRETESTO STOP PROBLEMA CONCERNE ALLUCI TOCCATI TACCO PRESUMIBILMENTE AZIONE

VOLONTARIA STOP TIZIO ABBANDONA DIVERBIO PER POSTO LIBERO STOP ORE DUE STAZIONE

SAINTLAZARE TIZIO ASCOLTA CONSIGLI MODA INTERLOCUTORE STOP SPOSTARE BOTTONE SEGUE

LETTERA STOP

Versi liberi

L'autobus

pieno

il cuore

vuoto

il collo

lungo

il nastro

a treccia

i piedi

piatti

piatti e appiattiti

il posto

vuoto

e l'inatteso incontro alla stazione dai mille fuochi spenti

di quel cuore, di quel collo, di quel nastro, di quei piedi,

di quel posto vuoto

e di quel

bottone.

Anglicismi

Un dèi, verso middèi, ho takato il bus and ho seen un yungo manno con uno greit necco e un hatto

con una ropa texturata. Molto quicko questo yungo manno becoma crazo e acchiusa un molto rrspettabile

sir di smashargli i fitti. Den quello runna tovardo un anocchiupato sitto.

Leiter lo vedo againo che ualcava alla steiscione Seintlàzar con uno friendo che gli ghiva suggestioni

sopro un bàtton del cot.

Botanico

Dopo aver fatto il porro sotto un girasole fiorito, m'innestai su un cetriolo in rotta orto-gonale. Là

sterrai uno zucchino dallo stelo inverosimilmente lungo, e il melone sormontato da un papavero avvolto

da una liana. E questa melanzana si mette a inghirlandare una rapa che gli stava spiaccicando le cipolle.

Datteri! Per evitar castagne, alla fine andò a piantarsi in terra vergine.

Lo rividi più tardi al mercato ortofrutticolo. Si occupava di un pisellino proprio al sommo della sua

corolla.

Medico

Dopo una breve seduta elioterapica, temendo d'esser messo in quarantena, salii finalmente su

un'autoambulanza piena di casi clinici. Laggiù mi accade di diagnosticare un dispeptico ulceroso affetto da

gigantismo ostinato con una curiosa elongazione tracheale e un nastro da cappello affetto da artrite

deformante. Questo tale, preso subitamente da crisi isterica, accusa un maniaco despressivo di

procurargli sospette fratture al metatarso. Poi, dopo una colica biliare, va a calmarsi le convulsioni su di

un posto-letto.

Lo rivedo più tardi al Lazzaretto, a consultar un ciarlatano su di un foruncolo che gli rovinava i

muscoli pettorali.

Modern style

Okey baby, se vuoi proprio saperlo. Mezzpgiorno, autobus, in mezzo a una banda di rammolliti. Il più

rammollito, una specie di suonato con un collo da strangolare con la cordicella che aveva intorno alla

berretta. Un floscio incapace anche di fare il palo, che nel pigia-pigia, invece di dar di gomito e di tacco

come un duro, piagnucola sul muso a un altro duro che dava di acceleratore sui suoi scarpini - tipi da

colpire subito sotto la cintura e poi via, nel bidone della spazzatura. Baby, ti ho abituata male, ma ci sono

anche ometti di questo tipo, beata te che non lo sai.

Okey, il nostro fiuta l'uppercut e si butta a sbavare su un posto per mutilati, perché un altro

rammollito se l'era filata come se arrivasse la Madama.

Finis. Lo rivedo due ore dopo, mentre io tenevo duro sulla bagnarola, e che ti fa il paraplegico? Si fa

mettere le mani addosso da un flosio della sua razza, che gli fiata sulla balconata una storia di bottoni su

e giù che sembrava Novella Duemila.

Geometrico

In un parallelepipedo rettangolo generabile attraverso la linea retta d'equazione 84x+S=y, un omoide

A che esibisca una calotta sferica attorniata da due sinusoidi, sopra una porzione cilindrica di lunghezza

l>n, presenta un punto di contatto con un omoide triviale B. Dimostrare che questo punto di contatto è

un punto di increspatura.

Se l'omoide A incontra un omoide omologo C, allora il punto di contatto è un disco di raggio r<l.

Determinare l'altezza h di questo punto di contatto in rapporto all'asse verticale dell'omoide A.

Interiezioni

Pssst! Ehi! Ah! Oh! Hum! Ouf! Eh! Toh! Puah! Ahia! Ouch! Ellala'! Pffui! No!? Sì? Boh! Beh? Ciumbia!

Urca! ma va!

Che?!! Acchio! Te possino! Non dire! Vabbe'! Bravo! Ma no!

Prezioso

Era il trionfo del demone meridiano. Il sole accarezza con accecante virilità le opime mammelle

dell'orizzonte ambrato. L'asfalto palpitava goloso esalando gli acri incensi del suo canceroso catrame roso

da rosate lepre. Carro falcato, cocchio regale, gravido di enigmatica e sibilante impresa, l'automobile

ruggì a raccoglier messe umana molle di molli afrori, dissolta in esangui foschie al parco che tu dici

Monceau, o Ermione. Sulla lucida piattaforma di quella macchina da guerra della gallica audacia, ove la

folla s'inebria di amebiche voluttà, un efebo, di poco avanti alla stagione che ci fa mesti, con una calotta

fenicia onusta di serpenti, la voce esile dal sapor di genziana, alto levò un clamore, e l'amarezza dei suoi

lombi espanse, e de' suoi calzari feriti da un barbaro, da un oplite ferigno, da un silvestre peltasta.

Poscia, anelante e madido, cercò riposo, esangue di deliquio. Di poco la clessidra aveva sbavato i suoi

rugosi umori e ancora il vidi, alla Corte di Roma, astato come bronzo, con un sodale dal volto d'Erma e

senza cigli, androgino Alcibiade che il petto gli indicava, il dito come strale, l'ugne tese a ferire. E con

voce d'opale, di un bottone diceva, e di sua ascesa, a illeggiadrir la taglia, e a tener la rugiada umida

lungi

Sogno

Mi pareva che tutto intorno fosse brumoso e biancastro tra presenze multiple e indistinte, tra le quali si

stagliava tuttavia abbastanza netta la figura di un uomo giovane, il cui collo troppo lungo sembrava

manifestarne da solo il carattere vile e astioso. Il nastro del suo cappello era sostituito da una cordicella

intrecciata. Poco dopo ecco che discuteva con un individuo che intravvedevo in modo impreciso e poi -

come colto da sùbita paura - si gettava nell'ombra di un corridoio.

Un altro momento del sogno me lo mostra mentre procede in pieno sole davanti alla Gare Saint-

Lazare. È con un amico che gli dice: «Dovresti far mettere un bottone in più al soprabito».

A questo punto mi sono svegliato.

Lo stile prezioso

La preziosità è una moda culturale che invase l'Europa all'inizio del XVII secolo. In Italia, essa è

rappresentata dal marinismo, cioè dal movimento che nasce a seguito di Giovan Battista Marino. Egli

inaugura, all'interno del filone barocco, un tipo di poesia che si caratterizza per un'esuberanza di gusto e

uno stile "prezioso", in opposizione al principio rinascimentale dell'imitazione dei classici e al rispetto del

gusto classico. In Francia, questa moda prettamente letteraria ha dato luogo al formarsi di salotti

preziosi, dov'era di regola il desiderio di distinguersi.

Ogni periodo storico ha le sue mode (le sue curiosità): quello che ai nostri occhi può apparire talvolta

molto ridicolo, in realtà fa parte di un insieme culturale da prendere sul serio, proprio come quello in cui

viviamo (che non manca di cose "ridicole"). Per ridere un po', e rendersi conto di come ogni moda sia,

effettivamente, legata ad un certo periodo storico al di fuori del quale perde ogni fondamento, riporto qui

di seguito alcune curiosità della corrente "preziosa" riguardo all'uso della lingua.

Lo "stile" prezioso:

per distinguersi dagli altri, i "preziosi" inventano di frequente neologismi che avevano proprio lo

 scopo di fare ammirare l'ingegnosità del coniatore;

l'esagerazione e l'iperbole erano usate di frequente, e accanto ad esse l'antitesi (ad es.

 nell'espressione una persona audacemente paurosa);

la volontà di mantenersi all'interno di un linguaggio epurato (il rispetto della cosiddetta

 bienséance) porta al rifiuto dei termini troppo crudi, realistici, equivoci o comunque in qualche

modo offensivi per la morale. Quest'atteggiamento provoca un uso estensivo della perifrasi, per

evitare parole equivoche; si rifiutano il linguaggio popolare e i linguaggi tecnici, accentuando il

divario tra "parole nobili" e "parole basse".

i preziosi amavano la precisione: ogni parola doveva essere usata col suo significato primo; ma,

 nello stesso tempo, il loro linguaggio era ricco di termini dal significato vago o del tutto inutile.

Esempi (tradotti dal francese):

Vi sono tanti esempi di perifrasi dell'epoca: la scopa era definita "lo strumento della pulizia", la candela "il

supplemento del sole", il cappello "lo sfidante il tempo", il camino "l'impero di Vulcano", la mano "la bella

movente", i piedi "i cari sofferenti", il pane "il sostegno della vita", lo specchio "il consigliere delle grazie",

la poltrona "la comodità della conversazione".

Altri esempi di perifrasi racchiudono anche delle metafore ardite: i denti "il mobilio della bocca",

incipriarsi "lustrare il proprio viso", le guance "i troni del pudore", la luna "la fiamma della notte", la

musica "il paradiso delle orecchie", il naso "le chiuse del cervello", gli occhi "gli specchi dell'anima".


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Menzo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche espressive e composizioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Gaspari Gianmarco.

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