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Tecniche espressive e composizione testi in italiano - Giulio Cesare Scena II Appunti scolastici Premium

Dispensa per l'esame di Tecniche espressive e composizione testi in italiano del professor GianMarco Gaspari, corso di laurea in scienze della comunicazione. Il documento presenta la scena II del Giulio Cesare di William Shakespeare, completo di note.

Esame di Tecniche espressive e composizioni docente Prof. G. Gaspari

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ESTRATTO DOCUMENTO

1° CITTADINO - Se davvero è così,

qualcuno la dovrà pagar ben

cara.

2° CITTADINO Pover’anima, ha gli occhi tutti

- rossi

come il fuoco, dal piangere.

3° CITTADINO Non c’è uomo più nobile di

- Antonio

a Roma.

4° CITTADINO Ecco, riprende a parlare.

-

ANTONIO - Ancora ieri, la voce di Cesare

avrebbe fatto sbigottire il

mondo:

ed ei giace ora là,

e nessuno si stima tanto basso

da render riverenza alla sua

spoglia.

Oh, amici, fosse stata mia

intenzione

eccitare le menti e i cuori

vostri

alla sollevazione ed alla rabbia,

farei un torto a Bruto e un

torto a Cassio,

i quali sono uomini d’onore,

come tutti sapete.

Non farò certo loro questo

torto;

preferisco recarlo a questo

ucciso,

a me stesso ed a voi,

piuttosto che a quegli uomini

onorevoli.

Ma ho qui con me una

pergamena scritta,

col sigillo di Cesare;

l’ho rinvenuta nel suo

gabinetto:

è il suo testamento.

Se solo udisse la gente del

popolo

quello ch’è scritto in questo

documento

- che, perdonate, non intendo

leggere -

andrebbe a gara a baciar le

ferite

di questo corpo, e a immergere

ciascuno

i propri lini nel suo sacro

sangue;

e a chiedere ciascuno, per

reliquia,

un suo capello, di cui far

menzione

in morte, per lasciarlo in

testamento,

prezioso lascito, ai suoi nipoti.

1° CITTADINO - Il testamento lo vogliamo

udire.

Leggilo, Marcantonio!

TUTTI - Il testamento!

Il testamento! Vogliamo

sentire

quali sono le volontà di Cesare.

ANTONIO - Gentili amici, no,

siate pazienti, non lo debbo

leggere.

Non è opportuno che voi

conosciate

fino a che punto Cesare vi

amasse.

Non siete né di legno, né di

pietra,

ma siete uomini, e, come

uomini,

sentendo quel che Cesare ha

testato,

v’infiammereste, fino alla

pazzia.

È bene non sappiate

che suoi eredi siete tutti voi,

perché, se lo sapeste,

oh, chi sa mai che cosa ne

verrebbe!

4° CITTADINO Leggi quel testamento!

- Vogliamo udire quel che dice,

Antonio!

Devi leggere la sua volontà!

ANTONIO - Davvero non volete

pazientare?

Non volete aspettare ancora

un po’?

Ho trasgredito a me stesso a

parlarvene.

Fo torto, temo, agli uomini

d’onore

i cui pugnali hanno trafitto

Cesare.

4° CITTADINO Che “uomini d’onore”: traditori!

-

ALTRI Vogliamo il testamento!

CITTADINI -

2° CITTADINO Scellerati! Assassini!… Il

- testamento!

Leggici il testamento!

ANTONIO - Mi costringete, dunque, a

forza a leggerlo?…

Allora fate cerchio

tutt’intorno al cadavere di

Cesare

e lasciate ch’io scopra agli

occhi vostri

colui che ha fatto questo

testamento.

Devo scendere? Me lo

permettete?

TUTTI - Vieni giù.

Scendi.

È questo che

vogliamo.

Antonio scende dal rostro e si

(

porta vicino alla salma di

Cesare )

UN CITTADINO Stiamo in cerchio.

-

UN ALTRO - Discosti dalla

bara.

UN ALTRO - Non ci accalchiamo tutti sul

cadavere.

UN ALTRO - Fate largo ad Antonio…

al nobilissimo Antonio.

Che è sceso dal rostro

ANTONIO - ( )

No, no,

non dovete accalcarvi intorno

a me,

state discosti.

ALCUNI - Indietro, gente,

indietro!

ANTONIO - Ora, se avete lacrime, Romani,

preparatevi a spargerle.

Il mantello lo conoscete tutti:

io ho, nel mio ricordo,

la prima volta ch’egli l’ha

indossato:

nella sua tenda, una sera

d’estate,

il giorno stesso che sconfisse i

(76)

Nervii.

Guardate: in questo punto è

penetrato

il pugnale di Cassio; qui,

vedete,

che squarcio ha fatto nella sua

ferocia

Casca, e per là è poi passato

il pugnale del suo diletto

Bruto;

e quando questi ha estratto da

quel varco

il maledetto acciaio, ecco,

osservate

come il sangue di Cesare n’è

uscito

quasi a precipitarsi fuor di

casa

per sincerarsi s’era stato

Bruto,

o no, che avesse così

rudemente

bussato alla sua porta:

(76) Per la verità storica, Antonio non era presente alla vittoria di Cesare contro i Nervii (57 a.C.); ma deve

commuovere la folla, e non esita a mentire, ricordando una scena alla quale non ha assistito.

perché Bruto era l’angelo di

Cesare,

lo sapete. E voi siete

testimoni, o dèi,

di quanto caramente egli

l’amasse!

Questo di tutti i colpi

è stato certamente il più

crudele:

perché il nobile Cesare

quando vide colui che lo vibrò,

l’ingratitudine, più che la forza

delle braccia degli altri

traditori,

lo soverchiò del tutto, e il suo

gran cuore

gli si spezzò di schianto;

e, coprendosi il volto col

mantello,

ai piedi della statua di Pompeo,

che intanto s’era inondata di

sangue,

il grande Cesare crollò e

cadde.

Oh, qual caduta, miei

compatrioti,

è stata quella! Tutti, in

quell’istante,

siamo caduti, mentre su di noi

trionfava nel sangue il

tradimento.

Oh, ora voi piangete; e la

pietà,

m’accorgo, fa sentire in voi il

suo morso:

son generose lacrime, le

vostre;

e voi piangete, anime gentili,

e avete visto solo sulla veste

del nostro Cesare le sue

ferite.

Guardate qua:

Solleva il lenzuolo e scopre il

(

corpo di Cesare )

il suo corpo

straziato dai pugnali traditori.

CITTADINI - Uh, quale scempio!

Oh, magnanimo

Cesare!

O infausto giorno!

Infami traditori!

Oh, che orribile vista! Quanto

sangue!

Vendicarlo dobbiamo.

Sì, vendetta!

Vendetta! Attorno, frugate,

bruciate,

incendiate, uccidete,

trucidate,

non resti vivo un solo

traditore!

1° CITTADINO - Silenzio, olà! Ascoltiamo

ancora Antonio.

2° CITTADINO Ascolteremo, seguiremo

- Antonio,

moriremo con lui…

ANTONIO - Miei buoni amici,

miei cari amici, non fatemi

carico

d’istigarvi ad un simile

improvviso

flutto di ribellione.

I responsabili di quest’azione

sono gente d’onore…

Quali private cause di rancore

possano averli indotti, ahimè, a

compierla,

non so: essi son saggi ed

onorevoli

e vi sapranno dire le ragioni.

Non son venuto, amici,

a rapire per me il vostro

cuore;

non sono un oratore come

Bruto,

sono - mi conoscete - un uomo

semplice

che amava Cesare con cuor

sincero;

e questo sanno bene anche

coloro

che m’han concesso il loro

beneplacito

a parlare di lui così, in

pubblico;

perché io non posseggo né

l’ingegno,

né la facondia, né l’abilità,

né il gesto, né l’accento,

né la forza della parola adatta

a riscaldare il sangue della

gente:

parlo come mi viene sulla

bocca,

vi dico ciò che voi stessi

sapete,

vi mostro le ferite del buon

Cesare,

povere bocche mute,

e chiedo a loro di parlar per

me.

S’io fossi Bruto e Bruto fosse

Antonio,

allora sì, che qui a parlare a

voi

vi sarebbe un Antonio

ben capace di riscaldare gli

animi

e di dar voce ad ogni sua

ferita

per trascinare a Roma anche le

pietre

alla rivolta ed all’insurrezione!

CITTADINI - E così noi faremo!

Insorgeremo!

Daremo fuoco alla casa di

Bruto!

1° CITTADINO - Via, dunque, a caccia dei

cospiratori!

ANTONIO - No, cittadini, ascoltatemi

ancora.

Ho ancora da parlarvi.

1° CITTADINO - Olà, silenzio!

Sentiamo ancora quel che

vuole dirci

il nobilissimo Antonio.

ANTONIO - Ma, amici,

andate a far non sapete che

cosa.

Sapete perché Cesare

ha tanto meritato il vostro

affetto?…

Ahimè, m’accorgo che non lo

sapete.

Dunque bisognerà che ve lo

dica.

Il testamento di cui v’ho

parlato

l’avete già dimenticato…

CITTADINI - È vero!


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Menzo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche espressive e composizioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Gaspari Gianmarco.

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