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Attenzione

L'attenzione è un processo cognitivo che permette di selezionare stimoli ambientali, ignorandone altri. Una metafora spesso usata è quella del filtro, che lascia passare soltanto gli stimoli rilevanti. L'attenzione è un processo molto complesso che può essere scomposto in varie forme di capacità attentive:

Attenzione sostenuta

L'attenzione sostenuta, selettiva e di mantenimento, in cui lo sforzo attentivo è concentrato sullo stesso oggetto o compito, implica due processi fondamentali:

  • Selettività: la capacità di focalizzare, tra tanti stimoli, quelli più adatti alla situazione o al compito;
  • Resistenza alla distrazione: cioè la capacità di evitare l'interruzione o il cambiamento involontario del focus dell'attenzione precedentemente stabilito.

La 'distrazione' può essere causata da interferenze esterne (altri stimoli particolarmente pregnanti) o interne all'organismo (calo di motivazione, stati emotivi subentrati), oppure ancora da limiti - strutturali o contingenti - nella quantità di stimoli che il soggetto è capace di attenzionare in un dato momento. La capacità di resistere agli elementi distrattori di un campo di stimolazioni e di mantenere la concentrazione per tutto il tempo necessario è definita 'attenzione di mantenimento'.

Attenzione divisa o multi-catalizzata

In questa forma di attenzione occorre badare contemporaneamente a due categorie di stimoli, senza che una di esse, come comunemente avviene, sia tenuta 'sullo sfondo'. Il soggetto esegue contemporaneamente due compiti, come avviene ad esempio quando scrive sotto dettatura: ascolta e percepisce selettivamente gli stimoli e al tempo stesso li traduce nei simboli grafici della scrittura.

Shifting della attenzione

Lo shifting della attenzione consiste invece nell'alternanza tra due focus che non devono essere attenzionati contemporaneamente, come nell'attenzione divisa: il soggetto deve saper passare dall'uno all'altro quando il compito lo richiede. Un funzionamento inadeguato di questo aspetto può condurre alla perseverazione (il soggetto non riesce a staccarsi da un focus attentivo ormai inappropriato) o, al contrario, al passaggio incontrollato da un focus all'altro: ambedue questi estremi sono tipici, ad esempio, di gravi patologie neurologiche o psichiatriche.

Differenze tra bambini e adulti

Le differenze nelle capacità attentive del bambino rispetto all'adulto vengono da alcuni autori attribuite ai limiti fisiologici dei sistemi dei recettori, da altri all'uso di diverse strategie di elaborazione degli stimoli. Secondo la teoria di Lurija i limiti attentivi dei bambini sarebbero da attribuire al ritardo nella maturazione dei lobi frontali che regolano l'attenzione volontaria, per cui prima dell'età scolare sarebbe possibile solo un'attenzione di 'orientamento' verso stimoli nuovi o inattesi; tale posizione è però stata criticata da quanti ritengono riduttiva la distinzione tra attenzione volontaria e involontaria come spiegazione delle differenze tra adulto e bambino. Ciò che si modifica nello sviluppo è piuttosto l'uso delle strategie più adatte per organizzare le informazioni provenienti dall'ambiente, che diventano con l'età e l'esperienza progressivamente più flessibili e articolate. Come ha fatto rilevare Vigotskij, il bambino in età scolare sviluppa la capacità di controllare l'attenzione per mezzo di mediatori esterni (forniti dall'ambiente) che vengono successivamente interiorizzati e restano così disponibili al soggetto per il controllo attivo sugli stimoli.

Sviluppo delle capacità attentive

Lo sviluppo delle capacità attentive, oltre che alla maturazione neuropsicologica, è connesso a fattori sia di apprendimento che di contesto: tra i primi, importante è la sensibilizzazione verso certi stimoli (che risulteranno quindi più facilmente attenzionati), effetto a sua volta di specifiche esperienze o di particolari addestramenti; tra i fattori contestuali vanno ricordati il tipo di compito, e la situazione interattiva in cui la prestazione attenzionale avviene. Tutte le abilità attentive prima elencate sono indispensabili per un corretto funzionamento della funzione recettiva: esse devono essere possedute precocemente dal bambino - prima dell'inizio della scolarizzazione primaria - perché gli apprendimenti scolastici possano procedere correttamente, e ne costituiscono pertanto i pre-requisiti essenziali.

Assessment delle lacune

L'assessment delle lacune della attenzione e dei processi cognitivi e neuro-psicologici associati è di grande importanza nella valutazione dei deficit di sviluppo e delle disabilità di apprendimento: si è pertanto tentato di individuare una serie di prove che potesse costituire una batteria completa ma al tempo stesso di semplice e rapida applicazione con bambini, al di fuori del contesto di laboratorio per il quale la maggior parte delle prove di attenzione reperibili in letteratura sono state pensate. Alcune di queste prove sono state tarate e validate per la utilizzazione in ambito scolastico, e precisamente nel testing d'ingresso alla scuola elementare; possono essere ovviamente usate con soggetti di età superiore in situazione di ritardo o disabilità.

I test per l'attenzione

Attenzione selettiva e di 'mantenimento'

Viene comunemente valutata mediante prove di risposta differenziale a target uditivi o visivi che il soggetto deve distinguere da altri simoli diversi. Si può ad esempio procedere alla misura dei tempi di reazione in una serie di prove di riconoscimento di un determinato target presentato insieme ad altri; più la serie è prolungata e più gli stimoli sono simili tra loro, più la vigilanza deve essere 'sostenuta'. Si tratta però di prove che, richiedendo particolari attrezzature (tachistoscopio, o computer), sono poco 'esportabili' in ambito scolastico.

Due test mirati a valutare le stesse abilità attentive, differenziati rispetto alla modalità interessata (uditiva e visuo-spaziale), sono più adatti per l'assessment nella scuola.

  • Continuous Performance Test uditivo (C.P.T.): è una prova di vigilanza e di mantenimento in cui vengono presentate, al registratore, una serie di 120 lettere dell'alfabeto in ordine casuale (scheda 1). Il bambino deve sollevare la mano tutte le volte che sente la lettera A e abbassarla immediatamente dopo (la lettera A è presente 12 volte). Vengono valutate le omissioni (non viene alzata la mano alla lettera A) e i falsi positivi (la mano viene alzata ad una lettera che non è la A). La prova è sempre preceduta da un training che garantisca pienamente la comprensione del compito. Vi è evidenza sperimentale che, accertata la comprensione delle consegne, il rendimento non è influenzato dall'intelligenza. La prova fornisce indicazioni sulla funzionalità dei processi attentivi di base e sulla capacità di mantenere nel tempo la concentrazione. Prestazioni scadenti testimoniano un danno ai meccanismi di base della vigilanza o della concentrazione e possono essere ricondotte a facile distraibilità e all'incapacità di inibire le risposte a stimoli inappropriati.
  • Per valutare la continuità dell'attenzione su basi visive può essere utilizzato un adattamento del Test di cancellazione non verbale di Mesulam. Nella sua versione originale completa il test è una prova di visual search, articolata in quattro subtests, ciascuno composto da un insieme di stimoli, all'interno dei quali va individuato uno stimolo target: la lettera A nella forma verbale, un cerchio diviso da una linea obliqua verso destra nella forma non verbale. Nella forma completa del test il target è presente 60 volte, distribuito in parti uguali nei quattro quadranti del foglio (15 per ogni quadrante). Per l'assessment d'ingresso alla scuola elementare il test è stato semplificato riducendolo alla sola prova con stimoli non verbali disposti in maniera non strutturata, cioè non collocati sequenzialmente sulla stessa riga. Inoltre, il numero degli stimoli è stato dimezzato, mentre le loro dimensioni sono state raddoppiate, pur rimanendo inalterate la posizione e la distribuzione nel foglio. I target risultano così in numero di 30, distribuiti 15 per ogni metà foglio (scheda 2). La consegna è di cerchiare tutti i target nel più breve tempo. Ai fini di una più approfondita analisi qualitativa, il compito può essere eseguito con 5 differenti pennarelli colorati, sostituiti, di volta in volta, dopo l'individuazione, da parte del soggetto, di 6 target. L'uso dei colori consente di evidenziare le eventuali strategie di ricerca utilizzate. Si valutano le omissioni, i falsi positivi e il tempo di esecuzione, differenziando il tempo realmente impiegato per cerchiare i 30 target (che è il più rilevante), da quello in cui il bambino dichiara di aver finito.

Attenzione distribuita

Può essere esplorata all'ingresso della scuola primaria mediante una prova di doppio compito (dual task) contemporaneo, così strutturata: il bambino deve anzitutto cercare e barrare un target (stella) in una pagina in cui questo target è mescolato ad altri 8 stimoli ripetuti in ordine randomizzato (scheda 3-A); vengono registrati il tempo e il numero di errori + omissioni in questo compito di ricerca, che costituisce il base-line per la successiva prova. In essa - dopo un intervallo di 10’ - viene riproposto un compito analogo e parallelo consistente nel cercare e barrare un target (scheda 3-B); contemporaneamente il bambino ascolta una lista di parole e deve battere sul tavolo la mano non impegnata nel barrage, ogni volta che sente la parola target (SOLE). Si registrano per la scheda B tempo e numero di errori + omissioni e quindi per entrambi gli aspetti vanno calcolate le differenze rispetto alla prima registrazione (B-A), insieme al numero di errori nella parallela prova di ascolto (C). Questi punteggi (incremento dei tempi e degli errori nel compito-base ed errori nel compito secondario) costituiscono tre indicatori concorrenti di interferenza relativi alla attenzione divisa.

Attenzione divisa (e resistenza alla distrazione)

Può essere valutata mediante test quali la interferenza colore-parola. Nella versione originale di questa prova, messa a punto da Stroop negli anni ’30, il soggetto davanti a parole denominanti un colore scritte in un colore diverso (ad esempio rosso scritto in blu) deve denominare il colore in cui la parola è scritta (blu), superando pertanto l’interferenza derivante dalla abitudine a leggere le parole. Perché l’interferenza possa verificarsi occorre che il soggetto abbia una notevole dimestichezza con la lettura; il test è di conseguenza poco adatto a bambini delle prime classi della scuola primaria. Per l’uso del test di Stroop esiste un apposito manuale cui si rinvia.

Shifting della attenzione

Si può utilizzare per la valutazione di questa abilità una prova di barrage multiplo che è un adattamento della classico test di cancellazione, in una duplice versione coinvolgente rispettivamente il canale verbale e quello visuo-spaziale. In entrambe le versioni il compito consiste nella ricerca e cancellazione, in 8 blocchi di 90 stimoli ciascuno, di targets sempre diversi; stimoli e targets sono in una delle due versioni di tipo verbale (lettere), nell’altra - presentata nella fig. 6 - dei quadratini con una piccola coda orientata in modo diverso, tipici del test Toulose-Pieron (Zazzo, 1975). I targets sono tre per ciascun blocco, per cui il soggetto deve tenerli presenti contemporaneamente, e sono alternati nei diversi blocchi, in modo da obbligare al cambiamento continuo del focus attenzionale. Viene conteggiato il tempo ed il numero di errori + omissioni compiuti negli otto blocchi. Anche questa prova, per la sua difficoltà, è adatta per soggetti in età non inferiore agli 8-9 anni.

Percezione

La percezione è un processo psichico che opera la sintesi dei dati sensoriali in forme dotate di significato. A differenza della sensazione, legata agli effetti immediati del contatto dei recettori sensoriali con i segnali provenienti dall'esterno, la percezione, corrisponde invece all'organizzazione dei dati sensoriali in un'esperienza complessa, cioè al prodotto finale di un processo di elaborazione dell'informazione sensoriale da parte dell'intero organismo.

La scuola che maggiormente si è occupata di percezione è la Gestalt, che ha ipotizzato una serie di leggi percettive indipendenti dall'esperienza esterna (quindi non legate a fenomeni di apprendimento) e presenti sin dalla nascita. Queste leggi analizzano l'organizzazione figurale prendendo in considerazione la separazione della figura dallo sfondo (attraverso il colore, la densità, la trama, il contorno).

  • La legge della sovrapposizione: le forme sopra sono figure. Perché si verifichi una sovrapposizione è allora necessario che ci siano indizi di profondità.
  • La legge dell'area occupata: la zona distinta che occupa un'estensione minore tende ad essere colta come figura, mentre quella più estesa come sfondo. Risulta importante anche orientamento dell'area occupata. Questo meccanismo di identificazione degli oggetti sullo sfondo funziona anche se la chiusura è incompleta.
  • Legge dell'organizzazione percettiva sulla base del destino comune: tale meccanismo di vicinanza risulta saliente non solo a livello di modificazioni dello spazio, ma anche del tempo.

Altri studi si sono occupati di postulare le leggi generali volte a sintetizzare più elementi in un'unica percezione globale:

  • La legge della gestalt, che sintetizza l'intera logica della percezione, è quella della semplicità o della "buona forma": i dati vengono infatti organizzati nella maniera più semplice e più coerente possibile, rispetto alle esperienze pregresse.
  • La legge del raggruppamento per somiglianza: in elementi disposti disordinatamente, quelli che si somigliano tendono ad essere percepiti come forma, staccati dallo sfondo e divenire una figura. La percezione della figura risulta tanto più forte quanto più forte è la somiglianza.
  • Legge della buona continuazione (o continuità della direzione): si impone come unità percettiva quella che offre il minor numero di irregolarità od interruzioni, a parità delle altre proprietà.

Altri studi ancora si sono invece occupati di determinare gli elementi figurali utilizzati per la percezione della terza dimensione. Essa risulta infatti legata alla percezione del movimento. I principali indicatori identificati sono:

  • La grandezza relativa (l'oggetto più grande è il più vicino),
  • La luminosità,
  • La prospettiva aerea e quella lineare.

I test per la percezione

Test visuomotorio di Bender: fin dalla sua introduzione nell'assessment psicologico è stato uno dei più popolari strumenti di valutazione; infatti, per oltre mezzo secolo è stato usato sia come uno strumento di valutazione dello sviluppo dell'intelligenza in generale che di abilità cognitive in particolare, sia come una stima del Quoziente Intellettivo non verbale, sia come tecnica di screening individuale o di gruppo per rilevare disfunzioni neuropsicologiche, sia come strumento clinico per misurare le abilità percettivo-motorie ed infine anche come strumento proiettivo per la valutazione della personalità. In generale questo test si propone di rilevare lo sviluppo della funzione della gestalt visuomotoria e studiarne eventuali deviazioni o regressioni permettendo di determinare le capacità di risposta del soggetto all'ambiente in rapporto all'età. Il VMGT consiste di nove disegni geometrici molto semplici che vengono presentati al soggetto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/03 Psicometria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche e strumenti psicometrici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Cuzzocrea Francesca.
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