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Tecniche e Strumenti del Servizio Sociale

Appunti di Tecniche e strumenti dei servizi sociali basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Fabbri dell’università degli Studi di Firenze - Unifi, facoltà di Scienze politiche, Corso di laurea in scienze del servizio sociale. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Tecniche e strumenti del servizio sociale docente Prof. V. Fabbri

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Bruscaglioni:

prima fase: euforico-irrealistica (i partecipanti si percepiscono come buoni, vedendo

l’esterno come negativo).

Seconda fase: realistico-depressiva (i partecipanti di rendono conto di essere di fronte a

una realtà complessa).

Terza fase: realistico-produttiva (le opinioni diverse vengono riconusciute).

Quarta fase: produttivo-innovativa (nuovi apprendimenti per raggiungere nuove strategie

comportamentali, trasferimento dell’apprendimento dal contesto gruppale alla situazione

di vita, alla quotidianità).

2. Il gruppo nel lavoro sociale

Lavoro socialeinteresse alla persona ‘in situazione’, come parte di uno specifico contesto

sociorelazionale.

Gruppi nel lavoro sociale:

-pluralità di soggettila triade costituisce la particella più semplice.

-interdipendenzapercezione che ciascuno ha rispetto all’opportunità e all’efficacia dello

stare in quel gruppo.

-interazione direttaattraverso scambi continuativi e non mediati.

-obiettivo comune

-setting operativoambiente, organizzazione, professionalità coinvolte.

-permeabilità dei confiniinfluenzamento reciproco

-riconoscimento come risorsa

• Storia e evoluzione del lavoro di gruppo nel servizio sociale:

-fine ‘800social casework (per fronteggiare le gravi diseguaglianze prodotte

dall’industrializzazione)

-‘900successo movimento psicoanalitico

-1920diffusione della sociologia (importanza dei fattori sociali)

-1930politiche di welfare

-1930/1940 groupwork (Scozia e Regno Unito):

-Ragged school (istruzione di base, talvolta professionale, educazione e

Assistenza a bambini indigenti e abbandonati)

-Settlement (Usa, Inghilterra) (centri residenziale ispirati all’idea che la

Convivenza tra persone bisognose, istruite e benestanti, in reciproco

Scambio, potessero apportare benefici colletivi l’uno all’altro)

-Social Group Usa, anni ’20 (prima come movimento indipendente

dalla professione, poi come campo della politica e infine come metodo

specifico)

-1940/1950 group work + community work

-1960/1970- completamento welfare state

-1970/1980approcci sistemici orientati al compito

-anni ’80gruppo come unità di base della comunità:

Burgalassi ipotizzò i cosiddetti ‘gruppi filtro’, insieme di individui che si

prestano alla discussione sulle tematiche di quartiere, orientando gli utenti a

una scelta critica e oculata delle possibili soluzioni (comunità come esaltazione

della gruppalità).

-metà anni ’80 la complessità sociale e la crisi del welfare indussero a riconsiderare il

Il rapporto duale ‘operatore-utente’, con il ritorno, quindi, del casework.

-fine anni ’80ritorno alla valorizzazione del lavoro di gruppo con il movimento teorico

della supervisione professionale. Con essa il gruppo era orientato a:

-sostenere e facilitare lo sviluppo dei servizi

-agire sulla motivazione in un’ottica preventiva rispetto all’insorgere del

fenomeno di burn out.

-promuovere la crescita della cultura professionale.

-favorire la comunicazione interprofessionale.

*Italia anni ’50 group work, case work, community organization (diffusione lenta del

lavoro di gruppo come modello predominante).

• IMPORTANZA DEL GRUPPO NEL SISTEMA SOCIALE ATTUALE:

-COOPERATION: scambi informali tra agenzie di servizi (pubbliche e private) per la

coesistenza sul territorio.

-CO-ORDINATION: relazioni formali tra agenzie, scambi di idee e piani di lavoro, ma ogni

agenzia mantiene i propri obiettivi, le proprie strutture, le proprie responsabilità.

-INTERAGENCY COLLABORATION: processo attraverso il quale gruppi e attori autonomi

prendono iniziative comuni (relazione di lavoro continuativa).

-INTEGRATION: mettere insieme le sinergie di tutti i soggetti della community care.

• METODOLOGIA PROFESSIONALE IN TRASFORMAZIONE:

La metodologia nel servizio sociale si è trasformata nel tempo per motivi politici, culturali,

per le prospettive teoriche e le indicazioni metodologiche delle scienze umane e sociali.

Impostazione bifocale (persona e ambiente)

+ concezione globale

approccio metodologico dell’analisi dei bisogni

unitario e integrato

professionalità, centralità e scientificità.

L’approccio metodologico è uno schema di riferimento concettuale che serve ad orientare

l’azione e qualifica un intervento di tipo professionale.

Approccio metodologico oggi utilizzato prevede le seguenti fasi:

1-analisi della richiesta

2-valutazione della situazione

3-definizione degli obiettivi

4-elaborazione del Progetto

5-gestione del Progetto

6-verifica del processo di aiuto e dei risultati ottenuti, conclusioni.

3. Tipologie e classificazione dei gruppi nel Servizio Sociale

La classificazione viene fatta in base a:

-ORIGINE può essere spontanea o organizzata dagli operatori.

-VINCOLI ISTITUZIONALI i gruppi possono essere formali o informali, i primi realizzano

compiti istituzionali e sono supportati da provvedimenti legislativi o da disposizioni dello Stato

o dai soggetti pubblici; i membri sono formalmente vincolati a rappresentare una specifica

competenza. I secondi, invece, possono riguardare gruppi di ascolto, di opinione, reti di buon

vicinato ecc. e sono promossi da operatori o soggetti privati.

-DESTINATARI i destinatari dell’attività di gruppo possono far parte dei gruppi primari

(vincoli coniugali, di parentela, di convivenza) o gruppi secondari/misti (utenti, cittadini, carer,

ecc, che hanno tra loro rapporti più o meno frequenti, determinati da scopi pratici e dalla

condivisione dell’obiettivo finale).

-COMPOSIZIONE i gruppi possono essere omogenei o eterogenei in base a età, classe,

provenienza, genere, titolo di studio etc.. i gruppi eterogenei sono i più utilizzati perché

favoriscono il confronto e riducono la ghettizzazione.

-VOLONTARIETA’ i gruppi possono prevedere la partecipazione obbligatoria (per esempio

obbligata dall’autorità giudiziaria o da un Progetto)o un’adesione volontaria.

-DIMENSIONE piccolo gruppo: da 3 a 6 membri

medio gruppo: da 7 a 16 membri c’è la tendenza a formare

grande gruppo: da 16 in poi sottogruppi

la dimensione ottimale di un gruppo nel lavoro sociale è determinata dallo scopo, dal grado di

intimità cercato, dall’ampiezza delle esperienze che si vogliono scambiare e condividere.

-FATTORE TEMPO gruppo a tempo limitato con finale aperto (se si ha incertezza sui tempi di

raggiungimento dello scopo finale) o permanente.

di breve o lunga durata (viene considerata breve una durata fino a 3 mesi)

a frequentazione assidua o sporadica.

-REGOLE D’ACCESSOgruppi aperti (l’entrata e l’uscita sono libere, e rispettano i diversi tempi

di raggiungimento dello scopo per ciascun membro) o chiusi.

-SCOPO in base allo scopo i gruppi si suddividono in (*):

-gruppi di competenza (a scopo di influenzamento)

-gruppi di lavoro (a scopo di un certo compito)

-FOCUS a seconda del focus i gruppi si suddividono in:

-gruppi autocentrati (aspetti, vissuti personali, l’attenzione si focalizza sul

sentimento, sulla sfera emozionale dei membri)

-gruppi eterocentrati (pur lavorando attorno a problemi personali, è indirizzato al

compito, al fare)

-FORMA strutturata (organizzazione del gruppo definita a priori) o meno strutturata.

• (*) GRUPPI DI COMPETENZA

Strumenti tramite cui vengono gestiti percorsi di apprendimento e di socializzazione,

l’acquisizione de nuovi modelli culturali, comportamentali, valoriali, di problem solving e

empowerment, attraverso il coinvolgimento in esperienze partecipative di gruppo. I gruppi

appartenenti a questa tipologia sono a scopo di influenzamento dei membri su particolari

tematiche, al fine di cambiare il loro approccio nei confronti di un certo problema.

I più comuni gruppi di competenza sono:

-GRUPPI DI INFORMAZIONE eterocentrati, relazione unidirezionale, 2/3 incontri max.

Rappresentano una forma di promozione alla partecipazione sociale, si basano sul diritto

dei cittadini all’informazione; lo scopo è di incrementare la conoscenza su determinati temi

sociali e sulla possibilità degli utenti di fare scelte più consapevoli, sulla base delle

informazioni acquisite nel gruppo.

-GRUPPI DI SENSIBILIZZAZIONE eterocentrati, bidirezionali, 3/ 4 incontri max.

Simili ai gruppi di informazione ma con un target di destinazione più omogeneo (es. può

essere rivolto a mamme single con figli, a futuri genitori affidatari ecc.) e autoselezionato;

vengono offerte informazioni e approfondimenti.

-GRUPPI DI ORIENTAMENTO autocentrati, 2/5 incontri max.

Consentono processi di consapevolezza sulle proprie capacità, abilità, attitudini, al fine di

operare scelte personali ascoltando le aspettative e le motivazioni dei partecipanti. (es. per

nuovi progetti di vita, lavorativi etc.); possono seguire precedenti percorsi di

sensibilizzazione.

-GRUPPI DI PROMOZIONE SOCIALE AL BENESSERE autocentrati e eterocentrati.

Temi socioeducativi che riflettono bisogni territoriali come iniziative di prevenzione etc. Nel

gruppo vengono condivise le domande, i dubbi, le ipotesi riguardo al tema trattato.

*peer education: educazione tra pari, molto utilizzata soprattutto con i gruppi di

adolescenti sfruttando i processi di identificazione (es. iniziative di prevenzione e

informazione sugli effetti di alcool e droga rivolte ad adolescenti: spesso i conduttori di

questi gruppi sono giovani che hanno provato sulla propria pelle gli effetti di questi

consumi e possono approcciarsi in modo più diretto ai loro pari, prevenendo

comportamenti devianti).

-GRUPPI DI COUNSELLING autocentrati, 5/12 incontri max, gruppo chiuso.

Lo scopo è di facilitare il confronto su problemi di interesse personale, guidando processi di

crescita e di superamento di crisi. Attenzione alle risorse personali di ogni membro, il

conduttore aiuta a riscoprire forme e modi in cui in precedenza i partecipanti hanno fatto

fronte a problemi simili. Il gruppo diventa il contenitore dentro cui scaricare ansie e

frustrazioni e stimola l’attivazione del problem solving.

-GRUPPI PER L’ACCOGLIENZA gruppo aperto, cadenza settimanale (4/5 incontri), autoc.

L’obiettivo è di aiutare nuovi utenti ad entrare a far parte di una nuova realtà (es. struttura

di sccoglienza, serd etc.) per conoscere meglio il mondo in cui si entra a far parte e iniziare

il Progetto in maniera consapevole e positiva.

-GRUPPI DI SOSTEGNO autocentrati, media dimensione, aperti

Supporto e rafforzamento del sé e delle proprie capacità adattive e di coping, rivolto a

soggetti con fragilità sociale o sotto stress per una particolare situazione che perdura nel

tempo (es. carer che sentono il peso della cura dei propri familiari etc). L’attenzione è alla

quotidianità, alla difficoltà di vivere, alla cronicità , all’isolamento, alla paura per il futuro.

L’obiettivo è la capacità di accettare e migliorare aspetti della propria vita, partendo dalle

piccole cose. Importante è la condivisione dei vissuti con il gruppo: crea senso di

appartenenza, favorisce la costruzione di reti di sostegno e di speranza tra i familiari.

-GRUPPI DI AUTO AIUTO piccole / medie dimensioni, su base volontaria, autocentrato.

Composto di solito da pari che si uniscono per soddisfare bisogni comuni, per sostenersi

emotivamente e a volte anche materialmente. Il principio base prevede che chi ha vissuto

un’esperienza specifica di malattia, dipendenza, sofferenza, è più incline degli altri alla

comprensione di esperienze simili. Il gruppo non è selettivo e i partecipanti possono

diventare a loro volta conduttori.

• (*) GRUPPI DI LAVORO

Per lo sviluppo e il funzionamento dei servizi. La forma più comune sono i gruppi di

compito, attività che coinvolge più persone in un rapporto di diretta e reciproca

interazione, nel raggiungimento di finalità comuni secondo una metodologia. Lo scopo è

quindi quello di produrre un certo compito, di raggiungere l’obiettivo finale.

-EQUIPE eterocentrata.

Lo scopo è il raggiungimento di obiettivi istituzionali o di lavoro sui Progetti; è composto da

soggetti con uno specifico ruolo per integrare più contributi e conoscenze possibili. Vale il

principio della divisione del lavoro e della condivisione della responsabilità; ogni

partecipante entra a far parte dell’équipe in quanto rappresentante di una specifica

professione. L’assistente sociale è l’esperto dell’analisi dei bisogni sociali, presenta la

visione complessiva della situazione ed è l’attivatore di risorse e il connettore di reti

familiari e comunitarie.

-Rischi: il gruppo non si sceglie spontaneamente, i membri tendono a far prevalere

sentimenti identitari con la propria professione di appartenenza. Ci può essere poca

chiarezza su quelle che sono le responsabilità e le competenze di ciascun membro; il rischio

è la sovrapposizione di più ruoli in capo alla stessa persona o un sovraccarico di

responsabilità ad un singolo professionista.

-GRUPPI DI DISCUSSIONE eterocentrato, 2/3 incontri, chiuso, omogeneo.

analizzare ed approfondire temi, atteggiamenti, opinioni, con la finalità di assumere

decisioni, induviduare priorità e valutare percorsi.

Es. focus group: presenza di un osservatore

Il conduttore segue una traccia semistrutturata per promuovere riflessioni. L’ omogeneità

del gruppo viene garantita attraverso una selezione fatta con questionari etc.

-GRUPPI DI FORMAZIONEeterocentrati.

Accrescere e contestualizzare competenze e conoscenze tecnico-professionali.

-SUPERVISIONE auto e eterocentrato, piccole dimensioni.

E’ composto da operatori in servizio, promuove la rilettura e l’incremento della qualità

dell’agire professionale. Consolidamento dell’immagine del sé professionale nel sistema

organizzato.

4. Dimensioni operative del Servizio Sociale

-Lavoro con l’utenza Dimensioni che si incrociano,

-Promozione sociale, lavoro di comunità e di rete lo strumento GRUPPO è

-Programmazione e organizzazione dei servizi presente in tutte e quattro,

-Ricerca, formazione, supervisione e didattica ma ognuna con obiettivi e caratteristiche

proprie.

• IL GRUPPO NEL LAVORO DIRETTO E INDIRETTO CON L’UTENZA

-SEGRETARIATO SOCIALE: contatto iniziale significativo, di breve durata, volto a fornire

informazioni ed a orientare la scelta del servizio più adatto al tipo di bisogno.

Il segretariato sociale fornisce:

-accoglienza

-informazioni e documentazione

-informazioni sulle risorse del sistema, sulle procedure

-individua le situazioni di urgenza

-passaggio ad un altro operatore, servizio o ente.

-PROTEZIONE SOCIALE: compiti di segnalazione e messa in atto di misure urgenti di tutela

verso soggetti che versano in situazione di grave pregiudizio.

-MEDIAZIONE FAMILIARE: processo di risoluzione dei conflitti familiari e di coppia volto a

ripristinare forme di comunicazione e di relazione interrotte per trovare accordi condivisi e

duraturi; sostiene la negoziazione nelle questioni relative alla separazione affinchè avvenga

nel modo più condiviso e equilibrato possibile.

-PRESA IN CARICO E ATTIVAZIONE DEL PROGETTO PERSONALIZZATO DI INTERVENTO:

Fasi del processo metodologico di aiuto:

1-fase conoscitiva descrittiva

2-fase valutativa

3-fase decisionale

4-fase attuativa/di gestione

5-fase di verifica/conclusione

• PROMOZIONE SOCIALE, LAVORO DI COMUNITA’ E DI RETE

-PROMOZIONE: amplificare i diritti di cittadinanza e rendere le persone capaci di

individuare e intervenire sui problemi propri e del territorio.

-CITTADINANZA ATTIVA E COMUNITA’ LOCALE: ‘nutrire’ la comunità consente di rendere

più efficaci gli interventi di presa in carico dei singoli problemi perché crea i fattori esogeni

di miglioramento degli standard di vita. C’è un ‘trasferimento di potere’ dai ruoli

istituzionali al mondo della vita. (concezione meno riparatoria e sempre più emancipativa).

• IL GRUPPO COME STRUMENTO DI PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI

-PROGRAMMAZIONE: processo che tende a connettere i bisogni sociali di un determinato

territorio con le risorse disponibili e quelle da intercettare, in uno spazio-tempo

determinato.

continuum -rilevamento e analisi dei bisogni sociali

operativo -sviluppo di attività di gestione delle risorse

-percezione dei problemi organizzativi e delle carenze

-ricerca delle risorse

-monitoraggio e valutazione

-analisi e sintesi qualitative e quantitative

Strumenti per la programmazione:

-PIANO DI ZONA: strumento attraverso il quale si governa il processo di costante

adeguamento del sistema delle risposte all’evoluzione e alla trasformazione dei problemi.

-PROGRAMMA DELLE ATTIVITA’ TERRITORIALI: è un piano di salute distrettuale in cui sono

definiti i bisogni prioritari e gli interventi di natura sanitaria e sociosanitaria necessari.

• IL GRUPPO NEL LAVORO DI RICERCA, FORMAZIONE, SUPERVISIONE E DIDATTICA

-FORMAZIONE DI BASE E AGGIORNAMENTO: apprendere a ‘pensare alla complessità’

-SUPERVISIONE PROFESSIONALE: lavoro di gruppo separato dall’operatività.

-RICERCA: dovrebbe permettere lo sviluppo di basi teoriche per rispondere ai bisogni in evoluzione

5. Indicazioni per la progettazione e la gestione del lavoro di gruppo

L’ ‘universalismo selettivo’ causato dai vincoli di budget fa sì che gli interventi debbano

rispondere a criteri di appropriatezza (massima efficacia possibile in rapporto al bisogno

espresso) e criteri di essenzialità.

Le attività di gruppo rispettano tali criteri, poiché ottimizzano risorse e sforzi.

Tappe per la progettazione: ideazioneattuazioneprogettazionerealizzazioneverifica

• FASI DELLA PROGETTAZIONE

1-ideazionepuò avere origine:

-all’interno di un servizio (come intervento innovativo o come risposta a un bisogno)

-all’esterno di un servizio (richiesta sollecitata da singoli cittadini, comitati, associazioni

etc.)

2-attivazioneazioni volte a verificare la reale fattibilità,sul piano operativo e delle

risorse: -identificazione e interpretazione del bisogno e del contesto.

-individuazione della MISSION (il focus dell’intervento).

-verifica delle risorse umane, finanziarie, strumentali.

-ricerca del consenso dei soggetti coinvolti, istituzionali e non.

-definizione di un target di destinatari.

3-elaborazione di un Progettostesura scritta, si coniuga il momento creativo con quello

Esecutivo: -definizione degli obiettivi principali (lavoro di condivisione) che devono essere

Chiari, possibili, coerenti e individuati in rapporto ai tempi e alle risorse .

- scelta della tipologia di gruppo

-definizione delle risorse finanziarie ed eventuali vincoli

-indicazione delle caratteristiche ambientali (luogo e disposizione), organizzative

(orari e dimensione del gruppo) e tecniche (strategie e scelta del conduttore)

-indicazione del piano operativo di intervento (fasi e tempi).

4-selezione dei partecipantifase spesso predittiva del buon esito del lavoro, scelta di

entrare a far parte del gruppo in base a:

-attività informative e di sensibilizzazione (scelta libera)

-sollecitazione da parte di operatori

-prescrizione da parte dell’autorità giudiziaria

-gruppi precostituiti (es. nucleo familiare)

La selezione avviene tramite un colloquio per valutare congruità e situazione di partenza

del singolo: in particolare si pone attenzione alle caratteristiche socioanagrafiche, al

bisogno espresso, alla motivazione e alle risorse individuali, alla capacità di ascolto,

precedenti esperienze di gruppo e aspettative, consapevolezza dell’investimento emotivo.


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AUTORE

lisi.lea

PUBBLICATO

10 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del servizio sociale
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lisi.lea di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche e strumenti del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Fabbri Valeria.

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