Tecniche
Acidi nucleici
1) Elettroforesi su gel: migrazione di DNA o RNA su una matrice porosa direzionata
mediante l’interposizione ai poli di un anodo e un catodo (-> direzione degli acidi verso il
catodo) e visualizzazione della corsa con bromuro d’etidio. Separazione per grandezza (->
molecole più piccole scendono di più). Materiali: poliacrilammide e agarosio -> il primo
riesce a discriminare il DNA diverso per singole bp solo su frammenti di massimo 1 kb (->
capacità di risoluzione alta); agarosio riesce a separare molecole molto lunghe fino a 100
kb (risoluzione inferiore). Se DNA troppo lunghi questi si insinuano nei pori dell’agarosio
compiendo un movimento a zig-zag che compromettono gli esiti delle analisi muovendosi in
modo simile -> elettroforesi a campo pulsante su gel: disposizione di due coppie di elettrodi
sugli angoli del gel e si accendono e spengono alternativamente in modo da orientare il
DNA secondo un percorso a zig-zag (più le dimensioni sono elevare e più ci vorrà per
orientare il DNA); utilizzata per calcolare le dimensioni di genomi batterici ed eucarioti
inferiori (es. funghi). Separazione anche per forma e proprietà topologiche: DNA
supercoiled sono molto più veloci rispetto a quelli non superavvolti o a circolari rilassati.
RNA trattato con gliossale, che forma complessi con i gruppi -NH3 delle basi, per evitare
eventuali appaiamenti che facilitano la formazione di strutture secondarie e terziarie.
2) Frammentazione del DNA: procedura atta alla facilitazione della manipolazione e delle
analisi di DNA in laboratorio; studio di singoli geni da estratti cromosomici -> enzimi di
restrizione – riconoscimento di sequenze di 4-8 nt, spesso palindromiche. EcoRI taglia la
sequenza 5’-GAATTC-3’ che, come le altre sequenze esameriche, si ritrovano mediamente
ogni 4 kb. Se una stessa molecola di DNA viene trattata con più endonucleasi, la molecola
sarebbe digerita in posizioni diverse generando frammenti di dimensioni diverse; con
questo si permette l’isolamento di varie regioni specifiche di DNA. Maggiore è la sequenza
di riconoscimento minore sarà la frequenza di taglio dell’enzima e inoltre alcuni enzimi sono
sensibili alle metilazioni delle basi. Generazione di estremità piatte, come HpaI, o estremità
protruding (sticky), come EcoRI (taglio dei legami fosfodiesterici tra G e A).
3) Ibridazione: uso di una molecola sonda (probe) a sequenza definita, purificata (e
sottoposta a denaturazione del dsDNA) o sintetizzata, marcata chimicamente o
radioattivamente.
Tipi di marcatura:
- Marcatura per incorporazione: sintesi di DNA per PCR in presenza di un precursore
marcato, nucleotidi modificati dotati di fluorescenza o atomi radioattivi (come 32P o 35S
al P alfa); visualizzazione della fluorescenza mediante esposizione del DNA ibridato con
luce UV a lunghezza d’onda appropriata, e della radioattività a un film a raggi X o a un
fotomoltiplicatore che emetta luce in risposta all’emissione di particelle beta da parte dei
marcatori radioattivi.
- Aggiunta di un marcatore all’estremità di un DNA intatto: es. fruizione di una
polinucleotide chinasi che trasferisce il P gamma radioattivo dell’ATP al 5’OH del DNA.
4) Tecniche di blot: per monitorare vaste popolazioni di DNA o RNA simili in dimensioni si
ricorre a tecniche di localizzazione specifica dei vari acidi nucleici, il Southern e il Northern
blot.
- Southern blot: DNA digerito da EcoRI e separato con elettroforesi viene immerso in
una soluzione alcalina (NaOH diluito per 15 min) per favorirne la denaturazione e
posizionato su una membrana positiva di nitrocellulosa o di nylon creando una copia
del gel (blot). Il gel viene ricoperto dalla membrana che presenta al di sopra fogli
assorbenti che tendono ad assorbire per capillarità la soluzione mentre i frammenti di
DNA rimangono adesi alla nitrocellulosa per interazioni elettrostatiche. Si separa in
seguito la membrana dal gel e si saturano le cariche positive mediante DNA eterologo
(di solito proveniente da salmone); posizionamento della membrana positiva in una
soluzione contenente un probe marcato in eccesso rispetto al bersaglio che ibridizza la
nostra sequenza di interesse: la soluzione deve avere una salinità e una temperatura
consone per favorire la denaturazione e la rinaturazione del DNA. Dopodiché si
procede con la visualizzazione del risultato mediante un film per raggi X ottenendo un
autoradiogramma che ci permette di vedere la banda corrispondente all’ibridazione.
- Northern blot: protocollo simile ma dato che gli RNA sono già corti non c’è bisogno
dell’utilizzo di nucleasi per la frammentazione del materiale; si formano ibridi DNA-RNA.
Determinazione di un particolare mRNA presente nel campione per risalire al suo livello
d’espressione oppure risalire ai livelli relativi di uno specifico mRNA nei diversi citotipi.
5) PCR: procedimento biochimico che si effettua in vitro utilizzato per l’amplificazione di una
piccola regione di DNA; i materiali utilizzati constano in:
- DNA da amplificare;
- Primers: oligo-nt complementari alle estremità del frammento;
- Nuceotidi: dATP, dGTP, dCTP e dTTP;
- Taq polimerasi: enzima di batteri termofili
Unisco i vari reagenti della PCR e in seguito si procede con la reazione caratterizzata da 3
fasi principali:
:
- Melting denaturazione del DNA portando a 94°C ( ;
Tm= 16.5 (log[Na])+0.41(%GC)+81.5°C)
- Annealing: abbassamento della temperatura a 55°C per permettere il legame dei
primers alle estremità;
- Extension: innalzamento della temperatura a 72°C temperatura ottimale per la
polimerizzazione da parte della pol
Questo ciclo viene poi ripetuto e si avrà l’amplificazione esponenziale del frammento di
DNA di partenza (fase esponenziale) e al terzo ciclo la reazione avrà una fedeltà maggiore;
di solito non si superano i 30 cicli, poiché si ha un esaurimento dei reagenti (fase di
plateau).
Protocollo sperimentale: isolamento del DNA, preparazione della reazione di PCR, PCR
(avviata nel thermal cycler), analisi in elettroforesi su agarosio.
Isolamento: estrazione del DNA mediante raccoglimento delle cellule e inserimento in
InstaGene Matrix che lega il Mg2+ presente nelle proteasi cellulari, agitazione della
soluzione e dispersione delle cellule. Incubazione a 55°C per la rottura del tessuto e
inattivazione delle proteasi e in seguito nuova incubazione a 100°C per rottura delle
membrane e denaturazione delle proteine (matrice si lega agli ioni Mg2+). Si procede in
seguito alla rimozione della matrice mediante centrifugazione e prelevamento del
supernatante contenente DNA.
Preparazione della reazione: aggiunta di Master Mix contenente nt, primers, tampone
(fosfato), colorante elettroforetico, Taq pol e posizionamento della soluzione risultante con
genoma nel thermal cycler per dare inizio alla reazione di PCR.
Analisi su gel: preparazione della corsa con i v