Le origini del teatro
Forme teatrali e drammatiche presenti in qualunque tipo di società. Distinzione tra teatro come fenomeno culturale specializzato e la presenza di elementi teatrali nelle varie forme dell'attività umana impossibile ricostruire una storia coerente degli elementi generici di teatralità apparsi nelle manifestazioni culturali umane.
Origini del teatro
Genesi nel rito, ipotesi dalla fine dell'Ottocento. Teorie antropologiche in tre fasi principali:
- James Frazer, 1875-1915. Tutte le culture percorrono gli stessi stati evolutivi e le società primitive ancora esistenti sono in grado di fornire una testimonianza attendibile ed utile alla ricostruzione dell'origine del teatro. L'uomo primitivo acquista gradualmente la consapevolezza dell'esistenza di forze, essenziali per la sua sopravvivenza. Non possedendo una comprensione abbastanza chiara dei fenomeni e del loro meccanismo, la società pensa che essi siano soprannaturali e tentano di assicurarsene il favore con riti che, se andati a buon fine, saranno ripetuti (rapporto causa-effetto, espedienti elaborati, formalizzati). Il mito è ispirato a fatti di realtà quotidiana, forze soprannaturali celebrate nel rito, nel mito appaiono simbolizzate quando tali forze cominciano ad essere impersonate da attori si ha il passaggio al teatro [personificazione come germe embrionale della forma drammatica]. Poi racconti mitici rappresentati sotto forma di dramma, staccati dalle implicazioni del cerimoniale teatro come attività specializzata e dal valore estetico. Fraser superiorità assoluta della moderna società tecnologica, trasferiva al campo dei fenomeni culturali lo schema dell’evoluzione di Darwin.
- Bronislaw Malinowski, 1915. Rifiuto del metodo deduttivo frazeriano, privilegiando approccio induttivo. Sono funzionalisti: individuare termini di funzionamento delle diverse società. Istituzioni culturali nate e sviluppate attraverso processi diversi in ogni società.
- Lévi-Strauss, 1945. Strutturalismo: ciò che importa non è tanto la storia quanto la struttura del mito primitivo dietro la sua apparente varietà, sarebbero presenti solo poche costanti o modelli universali a cui ciascuna narrazione particolare potrebbe essere ricondotta. Mito è un modo per classificare e organizzare (reale funzione). Analisi dei miti come indicatori di modi di pensiero.
Tutte e tre le teorie concordano essenzialmente su due punti: a) rito e mito sono elementi fondativi in ogni tipo di società; b) teatro nasce dal rito primitivo.
Funzioni del rito
- Forma di conoscenza, mito e rito riflettono la comprensione dell'universo da parte di una società, sono tentativi di definizione della condizione umana e delle sue relazioni con il mondo circostante.
- Didattica, come mezzo di trasmissione di tradizioni e conoscenze.
- Potere di influenzare o di dominare avvenimenti esterni.
- Celebrazione di una potenza soprannaturale, vittoria in guerra, battuta di caccia, passato e tradizioni di una società, eroe o totem con cui la comunità crede di avere una relazione essenziale.
- Estetica, rito diverte e procura piacere.
Joseph Campbell: la maggior parte dei riti sono riconducibili ai temi del piacere, del potere, del dovere. La maggior parte delle funzioni attribuite al rito potrebbero essere simili a quelle assolute dal teatro. Rito e teatro utilizzano gli stessi elementi fondamentali: musica (ritmo), danza (pantomimica), l'uso della parola (uso della voce anche senza dialogo), maschere e costumi (accessori tipici, strumenti usali per attrarre lo spirito che si vuole dominare, consultare o propiziare, validi sostegni simbolici), attori (specializzati ed allenati per non permettere nessuna deviazione), pubblico, palcoscenico (area specifica riservata all'azione, organizzata a seconda del rito, generalmente spazio circolare).
Rito e teatro sembrano assolvere medesima funzione sociale espressione del bisogno di dare un ordine e una forma consistente alle proprie idee e relazioni con il mondo esterno e rappresentano gli strumenti attraverso i quali l'uomo cerca di superare il suo rapporto conflittuale con una realtà spesso avvertita come estranea e indomabile, nel tentativo di creare un equilibrio ed un assetto stabile e gratificante al suo essere nel mondo. La storia del teatro rappresenta la vittoria di un mutato atteggiamento dell'uomo verso se stesso e il mondo e che, se una volta il rito ed il teatro erano una cosa sola, nelle società avanzate assolvono funzioni diverse, benché i loro confini non possano comunque essere mai tracciati in modo netto.
Prime manifestazioni teatrali
Alcuni studiosi sostengono che le prime manifestazioni dell'attività teatrale potrebbero discendere dall'arte del racconto orale racconto progressivamente elaborato, prima con il ricorso da parte del narratore alla pantomima e alla personificazione, poi tramite l'assunzione dei diversi ruoli da parte di più persone. Altri studiosi affermano che teatro si sia evoluto dalla danza movimento ritmico ginnico basato sull'imitazione delle voci e dei movimenti degli animali. Teatro è strumento attraverso cui ridefinire e comprende il proprio mondo, oppure il mezzo per sfuggire a realtà spiacevoli.
Condizione necessaria perché ci sia teatro sembra essere l'esistenza di una concezione del mondo sufficientemente sofisticata da permettere una visione distaccare ed obiettiva dei problemi umani sviluppo del senso estetico. Presenza di persone, in grado di organizzare le forme teatrali in maniera più elaborata, ed una società che sia in grado, a sua volta di riconoscere il valore del teatro in quanto attività indipendente e specializzata.
Teorie di Joseph Campbell
Due categorie di società: statiche e dinamiche forze che combattono a favore del mantenimento delle condizioni esistenti ed altre tese alla loro trasformazione. Secondo Campbell il fattore principale su cui si fondano i miti occidentali è il rapporto tra gli uomini e gli dei e le qualità distintive del pensiero occidentale possono proprio risiedere nella tensione che si viene a stabilire tra i differenti ruoli assegnati all'umano e al divino. L'uomo può essere concepito in una posizione di totale subordinazione e dipendenza rispetto agli dei visione religiosa. Attenzione può spostarsi sull'abilità dell'individuo, come essere razionale, a controllare il proprio destino atteggiamento umanistico.
La maggior parte delle conoscenze sull'antico Egitto si basa su geroglifici, decorazioni e repertori rinvenuti nelle piramidi e nei templi. Temi ricorrenti sono nascita, maturità, morte e resurrezione. Miti egiziani costituivano la trama strutturale di numerosi riti anche se è difficile stabilire fino a che punto questi fossero drammatizzati. Testi delle Piramidi testimonierebbero l'esistenza di riti eseguiti in forma drammatica dai sacerdoti ad intervalli regolari con lo scopo di assicurarsi la benevolenza del faraone morto e di riaffermare la continuità della vita e del potere carattere drammatico emerge dalla presenza di alcuni passi di dialogo e di indicazione per l'azione [non esiste però prova definitiva che questi testi siano una rappresentazione o che siano mai stati rappresentati].
Drammi egiziani
Dramma Memfitico: ripetuto ogni anno del primo giorno di primavera, 2500 a.C, morte e resurrezione di Osiride, incoronazione di Horus.
Dramma di Abido: rievocava la morte e la resurrezione del dio Osiride, rappresentato ogni anno ad Abido, dal 2500 al 550 a.C., non è pervenuto nulla del testo, solo testimonianza dalla stele di Ikhernofret.
Oltre ai riti egiziani, esistono testimonianze di riti sumeri babilonesi, ittiti, canaaniti dal 2500 a.C. in poi collegati al ciclo stagionale della vita. Gli egiziani mantennero una civiltà avanzata per 3000 anni, ma il rito non si sviluppò mai in un senso specificatamente teatrale e ripropose le stesse cerimonie per secoli. I greci, invece, avviarono il processo verso lo sviluppo del teatro come istituzione indipendente, che proponeva al pubblico ogni anno nuove rappresentazioni.
Il teatro greco
Poetica, Aristotele: tragedia (canto del capro) e commedia (canto del villaggio) sono inizialmente delle improvvisazioni nate dai cantori del ditirambo e dai cantori dei canti fallici.
Ditirambo: inno cantato e danzato in onore di Dioniso, trasformato in composizione letteraria da Arione, argomento eroico più assegnazione di un titolo attori erano chiamati tragoidoi ed i loro canti tragikon drama, viveva a Corinto, centro di popolazione dorica [dori portano ad alto livello di maturazione elementi del ditirambo essenziali poi in tragedia].
Tespi: contribuisce in modo determinante al compimento del processo di trasformazione dal ditirambo alla tragedia aggiunge prologo e alcune battute ad un’opera precedentemente solo narrativa, cantata e danzata da un coro e dal suo capo (corifeo, continua comunque ad assolvere la sua funzione originaria anche dopo l’introduzione di un attore, hypocrites [risponditore]).
Tragedia nasce dal lento e graduale sviluppo di riti preesistenti. Gerald Else: dramma come creazione consapevole e deliberata, alle feste religiose partecipavano cantori che recitavano passi tratti da poemi epici come Iliade o Odissea. Poeti ateniesi avevano composto versi che davano voce a diverse personaggi Tespi riunisce questi elementi nel coro, creando il dramma primigenio sviluppatosi poi interamente solo dopo l’introduzione del secondo attore (Eschilo, 500 a.C.). Teorie però solo ipotetiche.
Nonostante l’ostilità e le riserve incontrate in un primo momento, il culto di Dioniso (associato alle tragedie) fu gradualmente accettato in tutta la Grecia. Dioniso era il Dio della fertilità e del vino. In Attica si tenevano quattro feste annuali: Piccole Dionisie (dicembre), Lenee (gennaio), Antesterie (febbraio), Grandi Dionisie (Atene, inizio primavera).
La festa delle Grandi Dionisie comprendeva un concorso tra le dieci tribù dell’Attica per l’esecuzione del migliore inno ditirambico e una gara tra poeti tragici. 501 a.C.: introduzione del dramma satiresco ogni autore partecipa con tre tragedie e un dramma satiresco con cui chiudeva la serie delle sue composizioni. Nel V secolo entra a far parte la gara per la miglior commedia.
Drammaturghi greci
Cherilo, Pratina, Frinico: tre drammaturghi del VI secolo. Elementi lirici e corali predominanti, tutti i personaggi interpretati da un unico attore, argomento principale tratto dalla mitologia e solo sporadicamente dalla storia recente.
V secolo a.C.: Eschilo, Sofocle, Euripide. Serie di caratteristiche strutturali: molte tragedie iniziano con un prologos che fornisce le informazioni sugli eventi accaduti prima dell’apertura del dramma. Segue la parodos, entrata del coro lunghezza che varia dai venti ai duecento versi, introducono il coro, espongono gli avvenimenti, stabiliscono il tono della tragedia. Poi serie di episodi, da tre a sei, separati da canti corali (stasima), sviluppano azione principale. Infine, exodos, uscita di tutti i personaggi e del coro, chiude la tragedia. Fondate su mito o sulla storia ogni autore era comunque libero di introdurre alterazioni e mutamenti.
Eschilo: tragedie più antiche, partecipa alle competizioni dal 499 a.C., ottanta titoli, ma sopravvissute solo sette [ I persiani, I sette a Tebe, L’Orestea (composta da L’Agamennone, Coefore, Eumenidi), Le Supplici, Prometeo incatenato]. Introduzione del secondo attore, tutte le tragedie (a parte I Persiani) facevano parte di trilogie, in cui si narravano momenti successivi di un’unica storia o unite da uno stesso tema mitologico. L’Orestea, unica trilogia rimasta evoluzione del concetto di giustizia per cui nel passaggio dalla società matriarcale a quella patriarcale la vendetta individuale veniva sostituita al ricorso al giudizio pronunciato dal potere sovra personale dello stato. Personaggi hanno dimensioni eroiche, distanti dalle persone della vita reale, quotidiana, dipinti con tratti brevi, incisivi, efficaci e assolutamente coerenti allo sviluppo dell’azione. È il più teatrale di tutti i tragici greci, sfrutta a fondo le risorse dello spettacolo, spettacolarità monumentale due cori, bighe tirate da cavalli, personaggi mitologici pittoreschi e terrificanti. Elementi visivi di carattere simbolico, insolite danze corali e costumi fastosi.
Sofocle: più di centoventi tragedie, ma solo sette pervenute [Aiace, Antigone, Edipo re, Elettra, Le Trachinie, Filottete, Edipo a Colono]. Aggiunta del terzo attore ed aumento dei coreuti da dodici a quindici. Attenzione maggiore alla caratterizzazione dei personaggi, che sono complessi e psicologicamente ben costruiti, riduzione dell’importanza del coro che viene staccato dall’azione della tragedia per assumere il ruolo di spettatore più che di attore. È il più abile nell’organizzazione della materia drammatica sviluppo dell’azione è sempre accuratamente motivato e le scene sono costruite in modo da condurre efficacemente e progressivamente al culmine dell’intensità drammatica. Non si presentano effetti visivi particolarmente elaborati impatto emotivo dalla forza dell’azione drammatica.
Euripide: circa ottanta tragedie, sopravvissute solo diciassette [Alcesti, Medea, Ippolito, Gli Eraclidi, Andromaca, Ecuba, Eracle, Le Supplici, Ione, Le Troiane, Elettra, Ifigenia in Tauride, Elena, Le Fenicie, Oreste, Le Baccanti, Ifigenia in Aulide]. Enorme popolarità dopo la morte: in vita si ebbero alcune riserve dovute all’introduzione nelle sue opere di contenuti inadatti alla rappresentazione tragici (esplorazione realistica delle motivazioni psicologiche dei personaggi era considerata poco dignitosa), messa in dubbio della validità dei valori tradizionali (critica verso il senso di giustizia degli dei caso domina il mondo), tecnica drammatica considerata confusa (inizio con un monologo-prologo riassunto degli antefatti, episodi non sempre collegati da rapporto causale, passaggi corali spesso slegati dall’azione drammatica, conflitti risolti con brusco intervento divino). Inaugura serie di pratiche drammatiche rivolgendosi a miti minori o alterando quelli più famosi. Unico testo completo di dramma satiresco (forse prima forma drammatica) è proprio di Euripide, Il Ciclope.
Dramma satiresco
Dramma satiresco prende nome dal coro, composto dai compagni di Dioniso, dall’aspetto metà umano e metà caprino. Corifeo era Sileno, padre dei satiri. Storia di questi drammi spesso connessa con argomento delle tragedie cui seguivano, ma nella maggior parte dei casi era del tutto indipendente. Azione chiassosa aveva luogo in ambienti rurali e comprendeva danze vivace, gestualità e linguaggio osceni; struttura somigliante alla tragedia; lingua e metro utilizzati tendono alla forma quotidiana e colloquiale.
La commedia greca
Commedia è l’ultima delle maggiori forme drammatiche a ricevere in Grecia il riconoscimento ufficiale. Nata nel corso delle particolari cerimonie per impetrare la fecondità della terra, degli uomini e delle greggi, in cui veniva trasportato in processione un simbolo fallico. Coro in cui i partecipanti travestiti da animali scambiavano battute e motteggi con gli spettatori. Dori vantavano l’opera del poeta Epicarmo vissuto a Siracusa, colonia dorica della Sicilia, tra VI e V sec presenza di minimo tre attori, non c’è prova di esistenza di un coro o dell’uso di un prologo, abbondanza di elementi parodistici e farseschi. Altro possibile tramite dell’influenza dorica ateniese è il mimo. Commedia viene introdotta tra il 487 e 486 a.C. nelle celebrazioni delle Grandi Dionisie.
Aristofane
Aristofane: tutte le commedie esistenti risalenti al V secolo, sopravvissute solo undici [Gli arcanesi, I Cavalieri, Le Nuvole, Le Vespe, La Pace, Gli Uccelli, Lisistrata, Le donne alla festa di Demetra, Le Rane, Le donne a parlamento, Pluto]. Riferimento diretto ed esplicito ai fatti e ai problemi del momento, che investivano la vita sociale, culturale e politica di Atene. Ogni commedia svolge un argomento centrale e innesca l'azione comica mediante una trovata. Il prologo spiega la situazione iniziale ed espone la trovata, entra il coro, quindi segue un dibattito sui pregi dell’idea proposta, che si decide di sperimentare. Parabasis (ode in cui coro si rivolge al pubblico) divide la prima parte della commedia dalla seconda è costituita da una serie di scene che mostrano i risultati della trovata iniziale. Komos (scena finale) conclude generalmente con la riconciliazione di tutti i personaggi con la loro uscita di scena per recarsi a festa/banchetto.
Le Grandi Dionisie
Grandi Dionisie: sotto la direzione generale dell’arconte eponimo (primo magistrato di Atene). Ogni drammaturgo appariva con i propri attori al proagon, una cerimonia, dove annunciava l’argomento delle sue opere. Celebrazione iniziava con un corteo sfilavano coreghi, a loro era affidata la produzione delle rappresentazioni, si concludeva col sacrificio di un toro sull’altare di Dioniso. V secolo, cinque giorni agli spettacoli. Fino al 449 a.C. premi assegnati solo alle opere drammatiche, poi premi anche per gli attori. Due giorni dopo la fine degli spettacoli, si riuniva un’assemblea per valutarne l’andamento e il comportamento delle autorità responsabili, o accogliere lamentele dei cittadini. Gli autori che volevano partecipare si rivolgevano all’argonte, che selezionava tre autori e nominava i coreghi da assegnare loro, scelti tra cittadini più ricchi che dovevano farsi carico delle spese teatrali come dovere civico. Corego si occupava di: preparazione del coro, costumi, pagamento dei musicisti, oggetti di scena, comparse. Responsabilità dello stato erano limitate, doveva solo mettere a disposizione un teatro, fornire i premi, i coreghi e gli attori, pagava questi ultimi e probabilmente anche i drammaturghi ruolo fondamentale era di didaskalos, maestro, sia degli attori, sia del pubblico.
Le Lenee
Lenee: feste locali, maggiore libertà di espressione, finirono per essere associate alla commedia, dove venivano messi in ridicolo le au...
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