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Sviluppo sostenibile

Appunti di Governance Internazionale della Cooperazione allo sviluppo del prof. Cadin sullo sviluppo sostenibile: la convenzione di Kyoto, riduzione/cancellazione del debito estero, condizioni per un aiuto ufficiale efficace, organizzazioni non governate (ONG), global compact.

Esame di Governance Internazionale della Cooperazione allo sviluppo docente Prof. R. Cadin

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state intraprese altre iniziative per accrescere la sostenibilità della produzione e dei consumi.

Tra queste:

la previsione di inventivi economici e regolatori (tasse ambientali; multe contro

- l’inquinamento; piani per la gestione degli scarti; codici di condotta);

l’introduzione da parte di numerose imprese di processi produttivi ecocompatibili;

- il ricorso sempre più diffuso da parte del pubblico ai prodotti biologici e meno

- inquinanti.

Tuttavia la Conferenza Rio si è rivelata fallimentare sotto molti aspetti. Il peggioramento

dell’ambiente dal 1992 ad oggi non fa altro che confermare i limiti di un simile approccio,

composta do norme di soft law.

LA CONVENZIONE DI KYOTO

Alla fine del 1997, nell’ambito dei lavori della Convenzione sui cambiamenti climatici UNFCCC

(che era stata firmata a Rio de Janeiro nel 1992), gli Stati hanno finalmente definito il

Protocollo di Kyoto, stabilendo per la prima volta limiti vincolanti per le emissioni di

carbonio. Mentre per i PVS si prevede solo il rispetto degli obblighi già discendenti dalla

Convenzione. Tuttavia gli anni del dopo Kyoto sono stati segnati dal perdurante disaccordo

sulle modalità e persino sull’opportunità di attuare i provvedimenti già decisi. I negoziati si

sono più volte arenati sulle azioni spettanti a ciascun Paese allo scopo di ridurre

complessivamente del 5.2% le emissioni di gas serra rispetto al 1990. Viene, infatti, prevista la

possibilità per gli Stati di ricorrere a tre meccanismi di attuazione flessibile per realizzare gli

obiettivi previsti:

a) emission trading, consiste nella possibilità di acquistare un permesso di emissione da

un Paese che riduce le proprie quote più di quanto previsto dal Protocollo

b) clean development mechanism, prevede l’applicazione di uno sconto sulle proprie

emissioni, a seguito di un trasferimento ai PVS di tecnologie ad alta efficienza

energetica e ambientale che riducono le emissioni

c) joint implementation, permette ai Paesi di attuare il Protocollo congiuntamente,

attraverso progetti comuni

A ritardare la ratifica hanno contribuito alcuni punti:

• per gli USA i meccanismi flessibili potevano essere utilizzati senza limiti, mentre

secondo l’UE la quota più rilevante di riduzione doveva essere di origine nazionale

• gli USA volevano inserire i pozzi di carbonio, ovvero le coltivazioni che con la

fotosintesi assorbono l’anidride carbonica, nel calcolo delle quote, mentre l’UE era

scettica sui reali effetti positivi dei pozzi

• l’UE voleva creare un Tribunale internazionale per la tutela dell’ecosistema, ma gli USA

si opposero sostenendo che l’unica sanzione per il mancato rispetto degli obblighi

doveva consistere in un impegno maggiore da parte del Paese nel futuro

Il compromesso fu raggiunto a Marrakech nel 2001, ma con alcune modifiche:

a) la riduzione delle emissioni nocive rispetto ai livelli del 1990 doveva essere di appena

l’1,5%

b) nessuna sanzione sarà applicata fino al 2012

c) si prevede la possibilità di servirsi dei pozzi di carbonio e senza alcuna restrizione

RIDUZIONE/CANCELLAZIONE DEL DEBITO ESTERO

Il debito estero esistente presenta vari profili di illegittimità. Per le modalità della sua venuta

in essere esso infatti viola il principio di buona fede, vari principi generali del diritto dei

contratti, la sovranità degli Stati, il principio di autodeterminazione dei popoli, i diritti umani

e dell’ambiente riconosciuti a livello internazionale.

La questione del debito estero fa riferimento al debito accumulato durante gli anni ’70,

quando i PVS fecero massiccio ricorso al credito internazionale1. Con lo shock petrolifero nel

1973 il prezzo del petrolio e delle materie prime aumentò in brevissimo tempo, per cui i paesi

produttori, perlopiù i paesi arabi, si ritrovarono con un’enorme quantità di "petrodollari" da

riversare sul mercato finanziario internazionale, attraverso le banche internazionali o

commerciali. Ovviamente, la straordinaria massa di denaro in circolazione provocò un’elevata

inflazione e, di conseguenza, la caduta dei tassi di interesse reali. Le grandi banche d'affari

internazionali, la Banca Mondiale e i governi dei paesi più ricchi offrirono l’enorme quantità di

liquidità in eccesso ai PVS bisognosi di liquidità quali, a loro volta, ebbero convenienza a

indebitarsi approfittando dei bassi tassi di interesse e dell’alta inflazione.

La seconda crisi petrolifera, avvenuta nel 1979, provocò un nuovo rialzo dei prezzi. Questa

volta, però, gli Usa e la Gran Bretagna adottarono politiche monetarie molto restrittive, in

particolare, aumentarono i tassi d’interesse nominali per limitare la quantità di moneta in

circolazione e, quindi, per contenere l’inflazione. Tale decisione dei paesi anglosassoni

modificò l’intera struttura dei tassi d’interesse nominali e, poiché i prestiti concessi ai PVS

erano contratti a tasso variabile, i paesi debitori si trovarono da un anno all'altro a passare da

tassi di interesse annuali medi del 5% a tassi superiori al 30%.

Alla fine degli anni ’70, il governo USA adottò diverse politiche macroeconomiche con

l’obiettivo di apprezzare la valuta americana e, dal momento che il debito dei PVS è espresso

in dollari americani, nel giro di pochi anni, i paesi debitori si trovarono obbligati per un debito

che, in valuta locale, era divenuto enorme.

La crisi del debito estero esplose nell'agosto del 1982 quando il governo messicano dichiarò

di non poter più far fronte ai pagamenti delle rate di rimborso dei debiti contratti sul mercato

internazionale e dei relativi interessi maturati, sospendendo il pagamento del debito stesso.

Tale dichiarazione spinse anche gli altri paesi debitori a dichiararsi insolventi.

L’iniziativa HIPC fu promossa nel 1996 da parte della BM e del FMI, e ha lo scopo di aiutare i

paesi più poveri del mondo portando il loro debito pubblico a un livello sostenibile, sotto la

condizione che i loro governi dimostrino di raggiungere determinati livelli di efficienza nella

lotta alla povertà.

Per fornire risorse aggiuntive alla realizzazione del progetto HIPC, il G8 propose nel 2005

un’ulteriore riduzione del debito tramite l’iniziativa MDRI. Nell’ambito di questo programma,

tre istituzioni multilaterali, l’Associazione internazionale per lo sviluppo IDA, il FMI e il Fondo

africano per lo sviluppo, provvedono alla cancellazione totale del debito dei Paesi che,

soddisfatti alcuni requisiti, hanno completato il processo previsto dall’Iniziativa HIPC.

All’inizio del 2007, dei 40 Paesi HIPC, a 22 è stata accordata la cancellazione definitiva, a 8 la

cancellazione provvisoria e ai rimanenti 10 è stata concessa una riduzione. Rimangono

tuttavia esclusi 11 Paesi potenzialmente beneficiari dell’iniziativa, a causa di diverse

circostanze quali conflitti, malgoverno o mancato pagamento regolare del debito.

CONDIZIONI PERCHE’ L’AIUTO UFFICIALE SIA EFFICACE

Secondo Martinez Galdeano sussistono tre condizioni principali perché gli aiuti siano efficaci:

un contesto nel quale vengano rispettati i diritti e le libertà fondamentali degli

1) individui

2) un ambiente economico stabile

3) delle istituzioni dedite alla lotta alla povertà e alla promozione dello sviluppo

Secondo l’UNDP, inoltre, l’aiuto deve essere erogato in quantità sufficienti ed entro termini di

tempo adeguati, con bassi costi di trasferimento. Più pragmaticamente, è necessario adottare

delle misure in ambito di cooperazione internazionale per lo sviluppo:

• portare allo 0,7% del PNL l’aiuto allo sviluppo dei Paesi ricchi

• ampliare la copertura dell’Iniziativa HIPC per la riduzione/cancellazione del debito

estero dei PVS

• eliminare l’aiuto condizionato, che consiste nel legare un aiuto all’acquisto di beni e

servizi da parte del Paese beneficiario a favore del Paese donatore

ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE – ONG

Le ONG sono associazioni istituite mediante un atto di diritto interno, costituite da più

persone fisiche o giuridiche, aventi uno scopo non lucrativo e operanti in più Stati.

In via generale sono contraddistinte dai seguenti elementi:

a) non hanno alcun rapporto di dipendenza con le autorità governative nazionali, né dello

Stato d’origine né dello Stato in cui operano

b) provvedono autonomamente per l’organizzazione della propria struttura interna,

molto semplice per assicurare la rapidità degli interventi

c) agiscono mediante finanziamenti internazionali che sono usati per il raggiungimento

dello scopo

Dal punto di vista operativo, distinguiamo tre modalità di intervento:

• collaborazione, quando la ONG gestisce il progetto anche dal punto di vista finanziario

• cooperazione, quando il partner locale gestisce il contributo, consentendo alla ONG di

partecipare all’esecuzione

• appoggio, quando la ONG invia il contributo e semmai il proprio staff in loco, ma è il

partner ad avere la piena gestione del progetto

Le ONG presentano, inoltre, alcune caratteristiche che possono rendere la loro azione a favore

della pace più incisiva rispetto a quelle ufficiali. Questo sia perché operano a stretto contatto

con la realtà dei Paesi con cui collaborano, e questo porta ad aver maggior credibilità e fiducia

da parte della popolazione, sia perché hanno una maggiore libertà d’azione rispetto alla

diplomazia ufficiale e possono dar vita ad azioni più eque. Il loro limite risiede però nella

scarsità delle risorse a loro disposizione e nella mancanza di un peso politico. Inoltre non può

essere garantita la professionalità degli operatori in campo.

De Rick ha affermato che le ONG fondano la propria capacità operativa su quattro concetti:

a) interdipendenza, non assistenza

b) solidarietà, non carità

c) partenariato, non dipendenza

volontariato, non azione missionaria

d)


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze della politica
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Governance Internazionale della Cooperazione allo sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Cadin Raffaele.

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