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Finanza sostenibile

La finanza sostenibile non viene definita come finanza etica ma come un qualcosa di più olistico che va oltre l’impatto e alla misurazione, infatti comprende la corporate governance, la finanza d’impatto, la finanza etica, e gli SRI e ESG. L’approccio del legislatore europeo è molto pragmatico, non è olistico perché è basato molto sugli SDG e ad alcune metriche.

Corporate governance

La corporate governance non guarda soltanto al dilemma di comportamento tra management e proprietà, ma guarda anche ai rapporti tra gli shareholders/azionisti (proprietà) e gli stakeholders ossia tutti coloro che sono interessati all’attività dell’impresa/governo locale, nazionale o sovranazionale. Gli stakeholders possono essere sia interni che esterni. Quelli interni sono classicamente i lavoratori, mentre quelli esterni sono tutte quelle persone che sono connesse con l’attività dell’impresa, ad esempio i fornitori, i quali sono collegati più direttamente con essa, e tutti gli altri che abitano nelle varie sedi dell’impresa, i quali sono collegati più indirettamente con l’impresa.

Quando ci si inizia a preoccupare non soltanto degli azionisti e quindi della proprietà, ma anche degli stakeholders interni ed esterni allora si sta facendo un primo passo importante verso una visione moderna di fare business. Perché l’approccio moderno della CG è così importante? Perché parte proprio dalla corporate governance moderna questa idea di guardare non solo alle dimensioni finanziarie (profitto) ma anche di guardare alle dimensioni non finanziarie.

Il rapporto tra shareholders e stakeholders funzionale alla finanza sostenibile ha due dimensioni. Abbiamo una prima dimensione caratterizzata da Modelli di Governance Concentrati e Modelli di Governance Diffusi. La seconda dimensione riguarda la differenza tra Regulation e Self-Regulation. Se abbiamo una governance che è aperta alla finanza sostenibile e al rapporto con gli stakeholders la regolamentazione tradizionale non è sufficiente, perché la regolamentazione non entra in ogni tipo di rapporto, e quindi c’è bisogno di auto-regolamentazione (codici etici).

Finanza etica

Se consideriamo fino ad un paio di anni fa il concetto generico di finanza etica, avrebbe portato tutti verso ad una idea di una finanza molto orientata a combattere la povertà e l’esclusione finanziaria. La finanza etica è stata molto sottovalutata fino a poco tempo fa perché è stata ristretta a questa idea/ideologia che la finanza dovesse fare leveci delle donazioni, occuparsi con buonismo delle tematiche di povertà e ambientaliste.

Quando si parla di finanza etica si fa riferimento a tre dimensioni:

  • Social and Environmental Goals (Obiettivi sociali e ambientali). La Finanza Etica era la finanza relativa agli obiettivi sociali e ambientali per la lotta alla povertà, per la lotta all’esclusione finanziaria, per la difesa dei diritti umani, e la protezione ambientale. Prima si aveva chiaro che la finanza etica avesse a che fare con obiettivi sociali ed ambientali declinati in modo diverso, ma non c’era una direttiva precisa sul come operare, non c’era nessuna indicazione riguardo la finanza etica.
  • Financing of Specific Sectors (Finanziamento di settori specifici). La seconda dimensione: quando si parla di Finanza Etica, prima si pensava a ciò che in pratica non era sulla finanza ma era una finanza selettiva. Nel senso che fino a cinque anni fa per finanza etica si intendeva una finanza che investe in certi settori piuttosto che in altri. Questo voleva dire che solo questa dimensione è comunemente accettata. In questa seconda dimensione la finanza etica di fatto seleziona dei settori che si giudicano etici, e settori che non sono etici. Ad esempio, i settori non etici sono l’industria del tabacco, delle armi, dell’alcool, ecc. Tutto questo tema della finanza etica veniva in qualche modo ricondotto a quello che molto più correttamente poteva essere definito Finanza Selettiva ossia la finanza che seleziona gli investimenti o i non investimenti in relazione ad un principio di veridicità. Il punto critico di questo approccio è quello di inserire nelle decisioni di investimento un giudizio etico che fa discriminare un settore da un altro. In verità l’approccio più corretto sarebbe quello della Finanza Selettiva.
  • Compliance and CSR (Social Corporate Responsability). La Compliance è il rispetto delle norme e queste norme riguardano i regolamenti e auto-regolamentazione. È molto difficile che la banca possa avere l’etichetta di etico quando non è conforme alle regole. La compliance è la condizione prioritaria e necessaria per entrare nel mondo della finanza etica e per entrare nel perimetro della finanza sostenibile.

La finanza etica può essere suddivisa in tre categorie di attività:

  • Inclusive finance: comprende la lotta alla povertà e l’esclusione finanziaria, infatti, l’inclusione finanziaria ha obiettivi sociali ed umanitari, infatti assumono un ruolo centrale le donazioni e i piccoli prestiti, gli operatori sono: donatori, banche di sviluppo, organizzazioni no profit, ed intermediari finanziari orientati al credito.
  • Selective finance: in questo caso i finanziamenti vengono assegnati solo ed esclusivamente a settori giudicati etici dai prestatori. Questo tipo di finanza viene svolta dai fondi di investimento etici e fondi pensione etici.
  • Compliant finanza, ossia quella finanza che è conforme alle regole cui è sottoposta. In questo caso etico significa adattare comportamenti che riducono il rischio di conflitti di interessi tra le imprese e gli stakeholders (azionisti che ha un interesse nella performance). Gli operatori sono: imprese, intermediari finanziari e organizzazioni no profit.

In base a quello che abbiamo scritto quando si parla di finanza etica si fa riferimento a tre driver:

  • Compliance, ossia che bisogna rispettare, infatti non si può essere etici se non si rispettano le norme e va rispettata sia la regolamentazione che la self-Regulation.
  • Profondità (Depth). Sta a indicare quanto va in profondità, in termini di etica un intermediario. Abbiamo:
    • Integrazione orizzontale. Pensiamo a una banca e all’integrazione orizzontale, la domanda è quanti prodotti possono essere definiti etici nel portafoglio di una banca. Quindi fa riferimento al numero dei prodotti finanziari che fanno riferimento ai criteri di finanza selettiva (per il momento).
    • Integrazione verticale. Pensiamo alle banche, fa differenza se tu finanzi il tuo portafoglio di microcredito con risparmi retail oppure attraverso fondi dati dall’industria di armi. Quindi fa differenza se tu finanzi il tuo attivo con un passivo che non è etico, perché è diverso il modello di business.
    • Collegamento con gli azioni. Ossia quanti degli shareholders sono connessi o coinvolti con il tuo obiettivo di eticità.
  • Costo dell’intermediazione, che a differenza degli altri due è qualcosa di finanziario. Il costo dell’intermediazione ha a che fare con l’eticità in quanto più basso è il costo più la finanza è inclusiva e quindi più socialmente responsabile.

Finanza d’impatto

La finanza di impatto è la più importante evoluzione della finanza, perché prende in considerazione sia l’impatto che il ritorno, questa non è un azione di solidarietà, perché più sarà grande l’impatto più sarà grande il ritorno. Allo stesso modo, se non ci sarà impatto non ci sarà ritorno.

La finanza di impatto ha tre caratteristiche fondamentali che sono:

  • Intenzionalità: ossia, che quando si ragiona in termini di investimenti, non si pensa di farlo per il ritorno ma per l’impatto, quindi fra i vari investimenti, a parità di impatto si sceglierà quello che garantisce il ritorno maggiore.
  • Misurazione: La misurazione dell’impatto è molto importante perché se non si è in grado di misurare quel determinato impatto, non si è in grado di fare l’investimento. Proprio per questo motivo l’impatto deve sempre essere misurato e misurabile.
  • Ritorno ed impatto: Il ritorno dell’investimento deve essere correlato all’impatto, più alto sarà l’impatto più alto sarà il ritorno, se non ci sarà impatto non ci sarà nessun ritorno.

La finanza d’impatto parte dall’idea che questi investimenti hanno bisogno di molta più finanza di quella a disposizione, questo perché generalmente sono finanziati attraverso welfare e i governi hanno sempre meno risorse e quindi c’è bisogno di investitori privati, ma per averli c’è bisogno di dare un ritorno a quest’ultimi, di conseguenza che ottenere un impatto diventa ancora più importante, perché sotto la prospettiva del settore pubblico, l’impatto può significare anche risparmiare nella spesa pubblica.

Nella finanza tradizionale, gli investimenti sono pensati guardando prima al profitto. L’intenzione all’inizio è di generare profitto. Sono pensati dunque dal lato dell’offerta (supply) ovvero dalla necessità di chi ha da investire che ovviamente guarda prima al profitto e poi all’impatto. Con la finanza d’impatto si guarda al lato della domanda (demand). Quindi si parla di supply side investments e demand side investments. Si lega l’intenzionalità all’impatto e l’impatto deve essere misurato.

Quando si lega la misurazione dell’impatto e il rendimento (financial return) a quel punto la misurazione dell’impatto non diventa solo un esercizio puramente estetico, come quando fanno beneficienza le grandi fondazioni, ma diventa importante per poter stabilire i parametri finanziari dell’investimento e per misurare il rendimento di tale investimento. Quindi si misura l’impatto anche per misurare il rendimento. Dunque, si viene pagati per il risultato. Ma quale risultato? Non il risultato finanziario ma il risultato di impatto ambientale e sociale.

Non possiamo pretendere che tutti gli investitori siano disposti ad accettare di collegare il loro rendimento all’impatto. Allora ci troviamo in due situazioni, restare con investitori aperti ad accettare queste condizioni oppure si può ricorrere alla Blended Finance, ossia alla finanza mista, cioè si ricorre ad un insieme di investitori, un blend di investitori diversi che esprimono obbiettivi di rendimento, rischio e impatto diversi.

Un altro tipo di finanza di impatto è la blended finance, in cui si considera l’insieme degli investitori, la blended finance comprende tre tipologie di investitori diversi:

  • Il primo è interessato solo all’impatto;
  • Il secondo è legato solo al rendimento;
  • Il terzo è un investitore paziente che investe solo nel lungo termine.

Social Responsible Investments (SRI)

I Social Responsible Investments (SRI) sono investimenti orientati ad obiettivi sociali e di responsabilità. L'investimento sostenibile (SRI) è una disciplina di investimento che considera i criteri ambientali, sociali e di governance aziendale (ESG) per generare rendimenti finanziari competitivi a lungo termine e un impatto positivo sulla società.

Partiamo da E, che rappresenta il focus è sul cambiamento climatico e sulle emissioni di carbonio, che ad oggi costituiscono di fatto il rischio ESG; con S si indica il coinvolgimento dei dipendenti e i diritti umani che rappresentano due delle principali determinanti di rischio derivante dalla componente sociale. Infine, G è più una componente funzionale all’obiettivo sociale ed ambientale.

Per declinare questi rischi ESG il modo più comune è quello di distinguere tra rischi fisici e di transizione. I rischi fisici fanno riferimento ai rischi diretti e indiretti che possono derivare da un evento relativo al cambiamento climatico, quale ad esempio una tempesta. Quindi altro non è che il rischio che deriva da eventi specifici legati al clima e che hanno effetti diretti o indiretti sulle imprese.

Il rischio di transizione non fa riferimento a eventi relativi al cambiamento climatico, ma è connesso a riduzioni di valore inattesi. Quindi il rischio di transizione non è legato a singoli eventi climatici o catastrofi, ma alle politiche di decarbonizzazione che mirano ad una transizione verso un’economia sostenibile e che impattano molto di più su certi settori piuttosto che su altri. Il rischio di transizione fa riferimento alle difficoltà che ogni impresa ha nel passare da un tipo di produzione che magari non è sostenibile a una produzione sostenibile. Quindi è il rischio che tutte le imprese stanno vivendo in questa fase, perché sono costrette, con diversa intensità e diverse urgenze, a cambiare il metodo di produzione corrente con un impatto ambientale neutro o negativo a un metodo di produzione con impatto positivo o perlomeno neutro. Ovviamente è diverso da impresa a impresa, ma anche da settore a settore.

ESG investimenti

ESG investimenti (Environmental, Social e Governance) sono diciamo il tema di cui parlano tutti al momento e seguendo l’acronimo sono investimenti sull’ambiente, sul sociale sulla governance. Che cosa c’entra la governance, perché parliamo di governance? La governance è quello che può rendere la strategia di un’impresa conforme alle due dimensioni E ed S, è il punto di partenza per ogni impresa per implementare strategie orientate alla tematica ambientale (E) e sociale (S). Quindi la governance diventa anch’essa una variabile di questi investimenti, quindi è una variabile funzionale che ci consente di comprendere quanto le strategie e i modelli di governance siano E-S oriented.

Stiamo solo dicendo che noi dobbiamo fare qualcosa in favore di investimenti per l’ambiente e per il sociale, ma che cosa c’è di finanziario? Solo l’idea di canalizzare i finanziamenti verso questi ambiti. Sembra un qualcosa a cavallo tra la SRI e la finanza selettiva. Gli ESG sono il cuore dell’action plan della CE sulla crescita sostenibili. Quindi in termini finanziari ci indicano solo un aggancio su KPIs (key performance indicators) specifici, che riguardano l’ambiente e la coesione sociale. Un esempio di KPIs relativi all’ambiente sono quelli relativi alle emissioni di carbonio. L’unica cosa finanziaria, quindi, è questo aggancio ai KPIs, che mi dice che devo orientare i miei investimenti su quelle cose che mi assicurano il raggiungimento di quest’ultimi. Quindi oltre la canalizzazione di finanziario non c’è niente, perché sulla struttura finanziaria non incido in altro modo.

Le interconnessioni con gli SDG

Possiamo prendere anche concettualmente questo framework degli Sustainable Development Goals (SDG) delle Nazioni Unite come “goals” ma anche come “drivers”. Perché ad esempio, se io prendo come Goal il N.1 “No Poverty”, e lo traslo su quello che è il tema sulla finanza sostenibile, questo goal mi dice la finanza deve trovare il modo per combattere la povertà, quindi deve essere una finanza inclusiva e gli strumenti della finanza sostenibile devono essere concepiti, rispetto a questo goal, come strumenti di tipo inclusivo che facilitano ad esempio l’accesso alla finanza (es. microcredito, micro-insurance).

Prendiamo un altro obiettivo, come il N.14 “Life Below Water” il quale obiettivo ha a che fare con la “protezione delle acque marine e della vita”, ovviamente anche qui c’è un target ambientale molto specifico, ma c’è anche una connessione con una finanza che deve finanziare iniziative che abbiano a cura questo obiettivo, o che devono facilitare le attività pescherecce, che non vadano in contrasto con questo obiettivo.

Gli SDG sono gli obiettivi identificati dagli stati membri delle Nazioni Unite per il 2030. Agli SDG dovranno ispirarsi i programmi e le politiche pubbliche di tutti i paesi, a prescindere dal livello di sviluppo. Rappresentano il punto di riferimento di numerosi investimenti a impatto, che si rifanno esplicitamente ai singoli obiettivi per identificare ex ante e misurare ex post i risultati raggiunti.

Domanda di microcredito

Iniziamo dalla prospettiva del microcredito e della lotta alla povertà. I beneficiari della microfinanza moderna sono in genere persone colpite dall'esclusione finanziaria che può essere definita come: l'incapacità di accedere ai servizi finanziari in modo appropriato. Sono 4 le categorie tradizionali di beneficiari:

  • Più poveri tra i poveri (auto-esclusione) /Poveri (esclusione all’accesso): questa categoria riguarda i poveri e i più poveri tra i poveri, sono due categorie identificate dal microcredito. Il più povero tra i poveri è una categoria di povero, ma è riconducibile ad una certa forma di esclusione finanziaria. Quindi i più poveri tra i poveri soffrono di una forma di esclusione finanziaria che è auto-esclusione. I poveri invece, soffrono invece del fatto che...
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anglett di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sustainable finance and Impact banking e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof La torre Mario.
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