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Sacro Romano Impero e la Spagna, portando alla creazione della lega Santa. Nel 1515 Luigi XII

morì e il successore fu Francesco I di Valois mentre Carlo d'Asburgo fu il nuovo re di Spagna.

Rinnovata l'alleanza con Venezia, Francesco I scese in Italia ma lo scontro con gli svizzeri

avvenne a pochi km da Milano, la battaglia si combatté per 2 giorni e parve che gli svizzeri

avessero la meglio ma in seguito fu Francesco I ad avere successo, mettendo in crisi il sistema

militare svizzero. La Confederazione svizzera rinunciò alle sue ambizioni italiane e da quel

momento si dichiarò neutrale.

Carlo V Nasce nei Paesi Bassi, nel 1516 diventa re di Spagna (una parte) con il nome di Carlo I,

egli ci mette un anno ad arrivare in Spagna ed è accolto come uno straniero e non capisce la

lingua perché la sua lingua madre è il francese, egli prende l'atteggiamento cattolico da Erasmo,

un intellettuale, umanista, conoscitore delle lingue antiche quali il latino e il greco. Egli diventa

imperatore nel 1519 e va in Germania per ricevere la corona, nello stesso anno scoppia la rivolta.

A Valencia, la rivolta dei contadini i quali vogliono liberare la terra, quando Carlo torna dà molta

importanza alle rivendicazioni spagnole, riorganizza l'amministrazione e la migliora aumentando il

numero dei Letrados.

La Francia è l'acerrimo nemico, invece ha buoni rapporti con il Portogallo e sposa Isabella, dal

quale nasce Filippo.

Dal 1521 al 1529, Carlo V combatté ben due lunghe e sanguinose guerre contro la Francia per il

possesso del Ducato di Milano, necessario per un passaggio dalla Spagna all'Austria senza

passare per il territorio Francese, e della Repubblica di Genova. Decisiva per la conclusione della

prima fu la battaglia di Pavia. In entrambi i conflitti, Carlo uscì vittorioso: il primo si concluse con

la Pace di Madrid e il secondo con la Pace di Cambrai.

Nel 1527, si ricorda l'invasione della città di Roma ad opera dei Lanzichenecchi. La città venne

devastata e saccheggiata e venne distrutto tutto ciò che era possibile distruggere, costringendo il

Papa ad asserragliarsi in Castel Sant'Angelo. Questa vicenda è nota come il "sacco di Roma".

Nel 1530 diventa Re d'Italia, il papa lo incorona a Bologna.

Nel 1529 i turchi assediano Vienna e Carlo risponde con 2 spedizioni, la prima nel 1535, Tunisi la

quale riesce e la seconda nel 1541, Algeri la quale fallisce.

Vi è, poi, la lotta contro i protestanti tedeschi, i quali vengono sconfitti nel 1547.

Nel 1555 Carlo V rinunciò alla corona (abdicazione) e nel 1556 cede il trono spagnolo al figlio

Filippo II e al fratello Ferdinando il titolo imperiale e i domini austro-boemi (per motivi ereditari e

che aprivano le porte verso est).

Nei primi decenni del Cinquecento Machiavelli si focalizzò sulla debolezza politica del sistema

degli Stati regionali italiani e Guicciardini constatava la notevole prosperità, la ricchezza e la

stessa importanza dell'Italia, pur divisa e debole politicamente, respingendo almeno in parte la tesi

della decadenza. L'Italia veniva politicamente dominata dalla Spagna (Napoli, Sicilia, Sardegna), a

questo si sarebbe giunto presto il Ducato di Milano. Venezia conservava la sua indipendenza

mentre la repubblica di Genova fu indipendente, la sua flotta serviva Carlo V per mantenere il

controllo del Mediterraneo.

Il segno ideologico e religioso dell'Impero ottomano era quello dell'Islam, essi riuscirono a

muoversi verso l'Ungheria. Poco tempo dopo, Ferdinando d'Asburgo venne eletto re di Boemia,

egli assunse la gestione della giustizia riguardo ai feudi nonché il potere di decidere sulle questioni

amministrative di tutte le terre poste sotto il suo governo. Nel corso degli anni Trenta, Ferdinando,

eletto re dei Romani, invocò a più riprese la riconquista dell'Ungheria. Nel 1532 l'esercito di Carlo

V giunse a Vienna senza alcuno scontro e qualche anno più tardi ci fu il trattato di Varád in cui

l'Impero ottomano avrebbe continuato a governare le terre sotto il suo controllo, ma alla morte del

re si sarebbe ricostruita l'unità dell'Ungheria a beneficio di Ferdinando e dei suoi successori. Dopo

la morte di Ferdinando, gli ottomani ripresero l'offensiva ma venne siglata ad Andrianopoli una

tregua di otto anni. La pressione turca non si faceva sentire solo sull'Europa orientale, ma anche

nel Mediterraneo. Per contrastare tale spinta offensiva del sultano, Carlo V preparò una spedizione

nel bacino meridionale del Mediterraneo, sulle coste africane. Barcellona divenne il porto di

raccolta della flotta asburgica, rafforzata da contingenti portoghesi e dalle navi di Andrea Doria.

Contro il parere dei propri consiglieri, Carlo V decise di proseguire verso Tunisi, città che fu presa

con molta fatica. Da questo momento in poi la politica di Carlo V si frantumò in 4 direzioni: la lotto

contro i Turchi nel Mediterraneo, la difesa delle posizioni raggiunte in Italia contro le ricorrenti

pretese della Francia, la riorganizzazione dello Stato spagnolo, ricco ma estenuato dalle guerre, la

volontà di liquidare i protestanti in Germania. La spedizione ad Algeri si concluse con un disastro,

vennero affondate molte navi da flotta. I Francesi, poi, sconfissero gli Spagnoli in Piemonte. Carlo

V doveva occuparsi della situazione tedesca resa instabile e nel 1529 si era tenuta la Dieta di

Spira, durante la quale era emerso un atteggiamento di condanna contro ogni innovazione

religiosa. Nella storia europea l'abdicazione di Carlo V segnava una svolta fondamentale, in

quanto la sua gigantesca eredità veniva divisa tra il fratello Ferdinando (a cui andavano le terre

tedesche) e il figlio Filippo II (a cui andavano la Spagna, i domini italiani e coloniali e le Fiandre).

Nel corso della prima metà del Cinquecento la Francia si trovò ad affrontare non solo i tradizionali

rapporti fra Stato e Chiesa, ma anche quelli nuovi col mondo protestante. In Spagna, invece, lo

Stato disponeva di un tribunale che aveva guidato la distruzione delle minoranze arabe ed

ebraiche e imposto il modello ideologico della limpieza de sangre, L'inquisizione spagnola era un

tribunale dello Stato, diverso e separato da quella romana, organizzata dalla Chiesa.

I Paesi extraeuropei alle soglie del mondo moderno

Alle soglie del mondo moderno non solo l'intera Africa mediterranea era musulmana, ma anche la

fascia più interna, la parte costiera bagnata dall'oceano indiano, a macchie nella Russia asiatica e

in Siberia, approdando persino in Cina e nell'India. Anche qui vi erano delle fratture, la più

profonda era quella fra musulmani sunnita (gli Ottomani) e quelli di rito sciita (i Persiani). L'impero

persiano deteneva il controllo di tutte le principali vie di comunicazione fra l'Europa e l'Asia, quello

ottomano dominava non soltanto l'Asia Minore, ma anche la Grecia, i Balcani e parte dei territori

russi. La Battaglia di Lepanto (1571) che vide i Turchi sconfitti dalle forze unite Spagnole e

Veneziane, precedette un significativo cambiamento della politica marinara dell'Impero ottomano.

Nei primi del Cinquecento la dinastia Ming visse una fase di crisi acuta e i principali fattori di

instabilità furono due: le grandi offensive mongole e le continue incursioni dei pirati giapponesi. La

confederazione mongola si rese protagonista in una serie di incursioni durante le quali incendiò

migliaia di case e devastò ampie distese di terre coltivate e qualche anno dopo mise sotto assedio

Pechino. Altro elemento di instabilità era rappresentato dagli attacchi dei pirati giapponesi che

raggiunsero il culmine negli anni 1553-1555. Nella seconda metà del Cinquecento i contatti con il

mondo occidentale divennero più intensi. Ai Portoghesi fu concessa la costruzione di uno scalo

commerciale, ma si vietò loro ogni contatto con la popolazione cinese. Superata la crisi della metà

del Cinquecento, i Ming iniziarono un'opera di tenace e paziente ricostruzione del paese, ma ci fu

un crollo delle finanze e il declino della dinastia Ming, il quale non aveva più energie sufficienti per

domare le rivolte contadine.

La lunga marcia che porterà il Giappone a rompere le strutture feudali della sua società comincia

quando, esauritasi la fase cosiddetta dei "regni combattenti" e annientato il potere degli Ashikaga,

Oda Nobunaga si insedia al potere. Lui ed i suoi successori (in particolare Toyotomi Hideyoshi)

riescono a dare al paese una certa coerenza ed unità politica, in particolare affrontando il problema

della squilibratissima distribuzione delle terre e della iniqua imposizione fiscale. Hideyoshi è forse

una delle personalità di maggior spicco di tutta la storia giapponese: suo fu il tentativo di muovere

alla conquista della Cina, tentativo tuttavia interrotto dalla sua morte. A Hideyoshi successe un

esponente del gruppo clanico dei Tokugawa, che divenne shogun nel 1603. Durante il governo dei

Tokugawa le strutture feudali del Giappone si andarono allentando soprattutto sotto la spinta di

cospicue attività economico-commerciali che esigevano un rapido superamento dei particolarismi,

una accresciuta mobilizzazione di beni e prodotti, una maggiore libertà negli investimenti produttivi.

Esigenze sostenute da una nuova classe borghese cresciuta soprattutto nelle città di Edo (in

seguito Tokyo, destinata a diventare la capitare nel 1868), Osaka e Kyoto.

Tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento si verificarono due processi significativi: la

comparsa sulla scena politica indiana dei portoghesi, dall'altro il lento dissolversi della dinastia che

rappresentava la società indù. Nel frattempo nell'India del Nord erano scoppiati forti contrasti tra la

dinastia Lodi nel sultanato di Delhi e la nobiltà. Una caratteristica dell'Impero Moghul fu quella di

praticare una grande tolleranza religiosa, in India essi organizzarono la società: divisero la terra tra

proprietà dello stato e quella concessa ai nobili che ne riscuotevano la rendita; si formarono due

tipi di aristocrazie, la vecchia (di religione indù) e la nuova nobiltà (musulmani provenienti dall'Asia

centrale). All'affermazione di una potente borghesia mercantile e a una crescita di ricchezza nelle

campagne corrispose una crisi finanziaria della nobiltà, nella prima metà del Seicento, che trascinò

i Moghul in una lunga guerra portando l'India ad una fase di decadenza.

Fra la fine del XV secolo e gli inizi del XVI, l'Africa aveva conosciuto due influenze, quella cristiana,

diffusa in Egitto e in Nubia, e quella islamica, che aveva investito dall'Alto Medioevo le coste

mediterranee e la Spagna. La popolazione, organizzata in società patriarcale, nella zona orientale

e in società matriarcale in zona occidentale. La penetrazione europea fu guidata, dai Portoghesi

tentando di controllare il commercio con il Sudan: oro,spezie,avorio. Negli anni successivi

cercarono di monopolizzare il commercio formando piccoli centri sulla costa africana aperta sul

Pacifico. Nel 1491 una spedizione portoghese convertì al cattolicesimo il re locale e fu fondato,

così, nel cuore dell'Africa un regno cristiano. L'impatto con i Portoghesi trasformò l'economia del

Congo, oltre al commercio dei metalli, anche degli schiavi e dell'avorio.

I Maya avevano il controllo di una vasta regione a nord, dominando lo Yucatan, mentre a sud il

Guatemala, il El Salvador e l'Honduras. Le continue guerre tra città furono una delle ragioni della

decadenza maya prima della conquista. Erano un popolo di agricoltori e privi di metalli,

utilizzavano abilmente le pietre come armi e utensili. La società era divisa in caste e più in basso

dei contadini c'erano gli schiavi. Gli Aztechi erano stanziati in Messico e nel Guatemala e avevano

creato un vasto impero, governato tramite una confederazione all'interno della quale essi

detenevano i poteri religiosi e militari. La società azteca vedeva al primo posto i nobili e i sacerdoti,

seguivano poi i commercianti e i proprietari terrieri e per ultimi i contadini e piccoli artigiani che

costituivano la grande maggioranza della popolazione. Compito del clero non era soltanto

l'organizzazione del culto, ma anche l'educazione in due tipi di scuole diverse: per i nobili destinati

alla burocrazia e per il popolo comune. Essi adoravano il sole cui rivolgevano sacrifici umani.

Sterminata l'aristocrazia azteca, la restante popolazione aveva accettato gli invasori come una

nuova aristocrazia che controllava la religione e i poteri militari. Le malattie furono potenti alleate

della conquista, ma anche lo sfruttamento economico nelle due forme mita (lavoro forzato in

miniera) e dell'encomienda (controllo su uno o più villaggi), la religione. L'Impero degli Inca si

estendeva dall'Ecuador al Cile, a ovest si affacciava sull'Oceano Pacifico e a est arrivava fino alle

falde della catena andina. La loro caratteristica era la mancanza di proprietà private, la terra era

assicurata alle comunità rurali, le quali in cambio dovevano assicurare ore di lavoro e fornire

prodotti. Pizarro giunse proprio in un momento in cui era in atto un'aspra contesa al trono. Egli

poté sottomettere il Paese utilizzando la burocrazia e sfruttando la tendenza alla subordinazione

dei ceti artigiani e contadini. i Corregidores erano incaricati di insegnare la dottrina cristiana e

divennero gli oppressori degli indigeni. (Almagro + Pizarro conquistarono insieme poi si fecero la

guerra).

Gli indigeni si diversificavano profondamente in relazione al territorio e al tipo di rapporto che

l'ambiente permetteva. nel litorale occidentale prevaleva la pesca e la caccia, in quello nord-

orientale coltivavano la terra e sapevano lavorare il rame e avevano dimora fissa. Nelle praterie

erano divisi in numerose tribù e l'unica attività principale era la caccia al bisonte, da cui traevano

alimenti, vesti e pelli per le abitazioni. Nel sud-occidentale erano agricoltori, organizzati in villaggi (i

pueblos) praticavano l'agricoltura comune e avevano tratti di organizzazione sociale nettamente

matriarcale. Il villaggio aveva un capo maschio e una madre anziana che amministrava la

comunità. Essi spiritualizzazione della natura (sciamanismo) e avevano un sistema di scrittura

pittografico (figurato). Parte seconda: 1560-1660

Un secolo di ferro

La pace di Cateau-Cambrésis (1559) è una data significativa perché indica una volontà di

assestamento degli Stati protonazionali. L'arte drammatica del manierismo è preceduta dal

Giudizio Universale di Michelangelo (1541), il quale non è soltanto uno dei più significativi momenti

di sintesi della civiltà umanistica ma è anche uno dei primi segni della crisi: la Controriforma

trionfale non accetterà più il grande dipinto. La corte, laica o papale, stava diventando il punto di

riferimento obbligato per intellettuali e artisti. La corte, che suscitava sentimenti di odio e amore, è

al centro della poesia di Torquato Tasso. La Gerusalemme liberata trasformava il genere stesso del

poema cavalleresco. Crisi politica, religiosa e culturale preparano e indicano l'emergere di una crisi

più profonda, che è economica e sociale. Questa fu evidente dopo le carestie susseguitesi

nell'ultimo decennio del XVI secolo. A poco a poco lo stesso Mediterraneo era invaso da Inglesi,

Olandesi e Francesi. Da questa situazione trasse giovamento la città di Livorno, che a partire dalla

fine del Cinquecento assunse i tratti di porto franco. Il mondo Germanico veniva distrutto dalla

Guerra dei Trent'anni. La Polonia era travagliata da un'interrotta crisi istituzionale, mentre una

profonda anarchia segnava le rivolte contadine nello stato russo. Anche l'Olanda ebbe tensioni

sociali. Crisi generale ovunque dovuta all'incapacità del sistema produttivo di trovare una risposta

adeguata alla domanda accresciuta.

L'Europa nella seconda metà del Cinquecento

Filippo II Ebbe un'educazione spagnola e trasporta la capitale a Madrid nel 1561 e dovette gestire

il problema della popolazione dei Moriscos, i discendenti della popolazione araba, che, stanziatesi

principalmente in Andalusia, avrebbero potuto agevolare un eventuale attacco Ottomano. Nel

1569, si ribellarono e solo a fatica Filippo II poté ristabilire il proprio dominio, ordinando di

disperdere i moriscos presso altre province per meglio controllarli.

Altro problema fu quello fiscale, infatti, la Spagna, nonostante gli immensi domini, presentava una

popolazione assai scarsa, la svalutazione della moneta, unita al peso del fisco maturarono il

principio della purezza di sangue, concetto secondo cui il lavoro manuale era indegno di un

nobile, danneggiava l'economia del regno.

Al vertice della burocrazia si trovava la corona, alla quale dipendevano diversi consigli quali:

Consiglio di Stato e Consiglio di Guerra che avevano competenze generali sull'intero impero

• e ad essi si affiancavano altri consigli incaricati di amministrare determinate aree sottoposte alla

corona;

Ai consigli con ambito territoriale, furono aggiunti quattro organi collegiali specializzati in alcune

• materie: inquisizione, ordini militari, finanze e delle imposte.

Negli ultimi anni del regno, Filippo II modificò tale assetto, integrando i consigli con commissioni

autonome le juntas tra le quali occorre ricordare la giunta della notte, lo strumento con cui

Filippo II esercitò la propria autorità durante la malattia che lo condusse alla morte e l'affidamento

di cariche di servizio e di governo alla piccola nobiltà allo scopo di bilanciare l'eccessivo potere

economico e politico del clero (Polisinodia).

Politica Estera

Vi è la pace con la Francia nel 1559 e l'egemonia spagnola in Italia. Nel 1566 c'è la rivolta dei

Paesi Bassi. La guerra degli ottant'anni fu, infatti la ribellione delle Province Unite contro il

dominio spagnolo, che si tramutò in un conflitto durato dal 1568 al 1648, quando l'indipendenza

delle Province Unite fu sancita dalla Pace di Vestfalia. Nel 1580 il Portogallo fu annesso alla

Spagna. Filippo II sogna di conquistare l'Inghilterra ma l'invincibile armata, una flotta che contava

145 navi tra cui 20 galeoni, la quale venne sconfitta nel 1588. Nel 1596 e nel 1597 Filippo II ritentò

l'impresa con altre tre flotte ma in entrambi i casi non ebbe successo.

Successore fu Filippo III. E' l'età dei validos, cioè i favoriti del re, ministri che esercitano il potere

ed ecco Il consigliere di Filippo III che è il Duca di Lerma. Con tale titolo il sovrano dispose che

tutte le pratiche amministrative sarebbero state esaminate da Lerma prima di giungere da lui

medesimo. Uno degli atti per cui è noto Filippo III fu il decreto di espulsione dei Moriscos,

promulgato nel 1609 in concomitanza con la dichiarazione di una tregua nella guerra per i Paesi

Bassi.

Lo Stato francese fu travagliato da una crisi profonda. nel 1559 nel corso di un torneo indetto a

celebrare la pace di Cateau-Cambrésis, il giovane re Enrico II morì in seguito ad uno sfortunato

colpo di lancia. Il successore morì poco dopo e le redini della reggenza furono assunte da

Caterina de' Medici, vedova di Enrico II. I problemi che la reggente si trovò ad affrontare furono

innumerevoli: la mancanza di denaro e la crescita del debito pubblico, ma anche le lotte di potere

delle frazioni aristocratiche e le profonde divisioni di natura religiosa. La reggente scelse una linea

tollerante nei confronti degli ugonotti (protestanti di confessione calvinista), ma pochi anni dopo

emanò un editto in cui riconosceva ai protestanti il diritto di culto pubblico fuori dai centri urbani e

quello di culto privato nelle città. i capi del partito cattolico si opposero ai calvinisti e alla corte,

iniziarono così varie guerre di religione. Nella primavera del 1574 morì Carlo IX (figlio di Caterina)

e lo scettro passo al fratello Enrico di Valois che abbandonò il trono polacco per assumere la

corona di re di Francia con il nome di Enrico III. Il gruppo dei politiques, formato da protestanti e da

tutta quell'ala cattolica preoccupata dell'integrità della Stato francese, riprendeva la linea della

pacificazione interna. Si formò la Lega Cattolica che divenne sempre più potente e raggiunse il

culmine nel 1588 quando l'invincibile armata aggredì l'Inghilterra. Enrico IV (successore di Enrico

III) ebbe il compito di espellere gli spagnoli dal suolo francese e nel 1595 sconfisse le truppe

spagnole in Borgogna. La Francia fu rovinata da decenni di guerre ma era riuscita a preservare la

propria indipendenza e a mantenere tutti i propri territori.

Nel XV secolo i Paesi Bassi passarono sotto il controllo diretto della famiglia imperiale degli

Asburgo, ma nel XVI secolo la Riforma protestante fu accolta con favore dalla popolazione

olandese nonostante fosse invisa all'imperatore Carlo V. Carlo finì per accettare la situazione, ma

dopo la sua abdicazione (1556) l'intransigenza del suo erede Filippo II (re di Spagna) provocò una

rivolta, che scoppiò nel 1566 nelle Fiandre e dilagò in tutto il Paese. Ad essere contestati furono

soprattutto la politica accentratrice di Filippo (che aveva ridotto le autonomie locali) ed il

rafforzamento dei poteri dell'Inquisizione. Il re rispose inviando il duca d'Alba (titolo nobiliare che

conferisce il grandato di Spagna), che nel 1567 mise a morte centinaia di rivoltosi. Guglielmo

d'Orange, capo della rivolta, fuggì in Germania, da cui tornò nel 1572 a scatenare una nuova

insurrezione. La mediazione di Alessandro Farnese (duca, generale e comandante dell'armata

delle fiandre), che ripristinò le vecchie autonomie, recuperò alla Corona spagnola le province a

maggioranza cattolica (il Belgio attuale); ma le province protestanti proseguirono nella lotta. Anche

in virtù della bancarotta di Filippo II gli insorti proclamarono la propria indipendenza nel 1581, ma il

nuovo Stato olandese, la Repubblica delle Sette Province Unite, fu riconosciuto dalla Spagna solo

nel 1648, con la pace di Vestfalia e la fine della Guerra dei Trent'anni.

In Inghilterra nel 1509 morì Enrico VII e la corona passò al secondogenito Enrico, che divenne

Enrico VIII d'Inghilterra. Nel 1512 l'Inghilterra entrò in guerra contro la Francia, ma dalla quale

Enrico VIII non trasse nessun vantaggio politico. Durante l'assenza di re Enrico VIII, impegnato in

Francia, la Scozia iniziò ad invadere l'Inghilterra, ma gli scozzesi furono battuti nella battaglia di

Flodden Field nel settembre 1513. Successore di Enrico fu Il figlio ma morì poco dopo; il titolo

regio passò a Maria, devota cattolica, tanto che credeva di riportare l'Inghilterra nell'alveo delle

nazioni cattoliche. Con il ritorno al cattolicesimo dell'Inghilterra, 274 protestanti furono condannati

al rogo. Alla sua morte salì al trono la sorella Elisabetta. Durante il suo regno la società inglese

conobbe una notevole espansione nel settore produttivo. Il minor costo dei grani, l'aumentat

richiesta della lana portarono profonde trasformazioni del sistema agricolo, in particolare ci fu il

passaggio da open fields (terre aperte) alle enclosures (recinzione dei campi, con conseguente

affermarsi della proprietà privata del terreno). La caratteristica fondamentale erano le numerose

compagnie di mercanti rivolte verso due direzioni: le coste africane e il Mare del Nord fino alla

Russia. Elisabetta riconferì all'Inghilterra un profilo protestante, tornò in vigore la gerarchia

ecclesiastica anglicana. Altre scelte fondamentale delle sue scelte fu l'abile utilizzo del Parlamento,

strumento di una politica economica e sociale tesa verso lo sviluppo. Tipica in questo senso fu

l'emanazione dello statuto degli artigiani /1563), che tendeva a riorganizzare il mercato del lavoro.

Mentre l'Inghilterra stava vivendo questa fase di riassetto politico, di pacificazione religiosa e

sviluppo sociale, la Scozia continuava a restare una terra inquieta e nel 1560 Maria Stuart lasciò la

Francia e diventò regina di Scozia.

Sul fronte interno, gli inglesi furono impegnati a consolidare la propria presenza nella bellicosa

Irlanda. A partire dal 1580 cominciarono a essere attivi i gesuiti, i quali rinfocolarono la resistenza

cattolica e la repressione non conobbe sosta. Filippo II chiese Maria Stuart di rinunciare al trono

inglese, ella acconsentì ma fu accusata di aver preso parte al progetto di conquista dell'Inghilterra

e venne giudicata e giustiziata. Filippo II restò l'unico pretendente cattolico, nacque così il progetto

spagnolo dell'invasione dell'Inghilterra, impresa che doveva essere realizzata dall'Invencible

Armada, ma la flotta spagnola attaccata continuamente dalle navi inglesi, venne sconfitta e segnò

l'inizio del fallimento della politica di Filippo II. Verso la fine del secolo le ribellioni irlandesi

sfociarono nella Guerra dei nove anni (1594-1603), ma gli inglesi inflissero una dura sconfitta.

Imperatore dell'Impero Asburgico diventò Ferdinando I nel 1556. Dalla Pace di Augusta

(documento legale e legittimo per la coesistenza delle fedi cattolica e luterana) l'Impero uscì

fortificato e aveva visto parzialmente risolta la questione religiosa. Morto Ferdinando I successore

fu Massimiliano II, il figlio, fedele agli orientamenti del padre ma incline al protestantesimo. Il clima

si arroventò nel 1576 quando salì al trono Rodolfo II, educato in Spagna dai gesuiti. I protestanti

cercarono sempre di opporsi, invocando antichi diritti. Fra i grandi Stati dell'impero soltanto la

baviera era rimasta cattolica. Luterana era la Sassonia, mentre il Palatinato a partire dal 1560

aveva scelto il calvinismo. Dalla metà del Cinquecento, ci fu una notevole ripresa del cattolicesimo,

soprattutto in Austria. Non solo rinnovarono l'Università di Vienna, ma furono anche presenti nelle

diverse città dell'impero con una fitta rete di università o di collegi. Così all'inizio del XVII secolo

nasceva l'Unione Evangelica e la Lega Cattolica.

Due grandi Stati coprivano l'aria orientale: la Polonia e la Russia. La Polonia comprendeva città

quali Cracovia, Varsavia e Danzica. E trovava la sua unità contro i turchi e russi. Non si formò un

uno stato assoluto in quanto il primo elemento più importante era legato al carattere stesso della

civiltà polacca che comprendeva Slavi, Tedeschi, Polacchi, Ebrei, Lituani e fortemente divisi in

gruppi di diverso livello economico. 1572 è una data importante per la Polonia, il re polacco

Sigismondo II morì senza eredi e la corona venne resa elettiva e venne presa dai nobili che

presero il sopravvento affermando che l'opposizione di un solo membro di essa bloccava qualsiasi

decisione del sovrano. La Polonia dovette sostenere dure campagne contro la Russia, che riuscì a

sconfiggere più volte.

Più a Oriente vi era lo stato russo, alla morte di Basilio III la vecchia aristocrazia dei Boiari riprese il

potere. La reggenza venne presa dalla moglie in quanto il futuro Ivan IV era ancora piccolo e

divenne zar nel 1547, egli fece grandi sforzi per affermare il potere dello stato anche sulla nobiltà e

trasformò i governatori delle province in uffici, mentre nell'amministrazione e nell'esercito la nobiltà

di servizio fu contrapposta ai vecchi boiari. Dopo la morte della moglie, lo zar pretese che il

principato russo venisse diviso in due parti: una intorno a Mosca e l'altra sotto il controlla della

Duma. Alla sua morte, il territorio era quadruplicato ma vi era lo spopolamento delle zone centrali.

Successore fu il primogenito Teodoro.

La Controriforma. Modelli religiosi, politici, culturali

Paolo III, nato Alessandro Farnese fu papa della Chiesa cattolica e sovrano dello Stato Pontificio

dal 1534 alla sua morte. Egli convocò il Concilio di Trento (1545-1563) con il quale venne definita

la riforma della Chiesa cattolica e la reazione alle dottrine del calvinismo e del luteranesimo

(Riforma protestante). Il concilio non riuscì nel compito di ricomporre lo scisma protestante e di

ripristinare l'unità della Chiesa, ma fornì una risposta dottrinale in ambito cattolico alle questioni

sollevate da Lutero e dai riformatori. Furono i pontefici successivi al concilio ad attuare e portare a

compimento il processo di riorganizzazione della Chiesa.

L'Italia nella Controriforma. Lo Stato sabaudo, sorto dubito dopo i trattati di pace di Cateau-

Cambrésis, fu governato da Carlo Emanuele I e prima da suo padre. Il Piemonte si raccolse

intorno a Torino, divenuta capitale nel 1563. Nel 1588 egli, approfittando della debolezza dello

Stato francese, si impadronì del Marchesato di Saluzzo, l'anno seguente la Francia pretese la

restituzione la Carlo si rifiutò e con il trattato di Lione si stabilì che Saluzzo sarebbe rimasta ai

Savoia. Nello Stato di Milano la sua capitale divenne uno fra i principali centri della Controriforma

in Italia. Sotto il dominio Spagnolo la quale aveva imposto governatore e suoi funzionari.

La Repubblica di Venezia era in forte contrasto con l'impero ottomano e per avere il sostegno

della Chiesa dovette fare delle concessioni al potere Pontificio. Venezia pur avendo accolto i

decreti conciliari, difese le proprie autonomie e assunse un atteggiamento di resistenza alla

penetrazione delle riforme. Salito al trono Paolo V, i rapporti con Venezia peggiorarono ancora e

all'inizio del Seicento era insostenibile. Venezia emanò 2 leggi con le quali si stabilì che l'istituzione

di Chiese e Monasteri dovesse essere sottoposta all'approvazione dello Stato e che ogni

concessione o donazione di terre alla Chiesa, dovesse essere autorizzata dallo Stato.

In Toscana, de' Medici fu impegnato nel consolidamento dello stato, realizzando l'annessione di

Siena. I Medici tentarono di assicurare alla Toscana l'autonomia di uno Stato assoluto. Anche

l'Italia centro-settentrionale era frammentata, vi erano tre piccoli ducati, Parma, Modena e

Mantova. Il meridione compra Sicilia e Sardegna, era governato dal Stato di Napoli, riconosciuto

possedimento spagnolo.

La crisi della società europea, durante la Guerra dei Trent'anni

In Spagna con Filippo III è l'età dei validos, cioè i favoriti del re, ministri che esercitano il potere

ed ecco Il consigliere di Filippo III che è il Duca di Lerma. Con tale titolo il sovrano dispose che

tutte le pratiche amministrative sarebbero state esaminate da Lerma prima di giungere da lui

medesimo. Uno degli atti per cui è noto Filippo III fu il decreto di espulsione dei Moriscos,

promulgato nel 1609 in concomitanza con la dichiarazione di una tregua nella guerra per i Paesi

Bassi. Nel 1621 lo succede il figlio Filippo IV. Il conte e Duca di Olivares, vuole dare nuovo lustro

alla Spagna e si tuffa in una guerra dei 30 anni (1618 - 1648), la quale scoppia in Boemia e

coinvolse tutta l'Europa. Il Portogallo e la Catalogna cercarono di staccarsi dalla Spagna,

quest'ultimi vennero aiutati dai francesi ma le rivolte vennero represse sia a Napoli che in

Catalogna.

Anche il mondo tedesco andò incontro ad alcuni gravi difficoltà. Il commercio anseatico subì la

concorrenza sempre più spietata delle compagnie inglesi e olandesi e chiusero molte case

commerciali tedesche ma lo scontro si verificò per il commercio del grano nel mar Baltico.

In Francia Enrico IV dovette porre mano alla gigantesca impresa di avviare la ricostruzione di una

società economicamente depressa da un cinquantennio di guerre. Il settore finanziario aveva

perso molo capacità di riscuotere le tasse, doveva ricostruire anche la base produttiva, rafforzare

l'agricoltura e anche certi settori industriali. Nel 1604 introdusse la tassa detta paulette, versandola

il funzionario acquistava la possibilità di trasmetterla al figlio o a un erede. Alla sua morte lasciò la

vedova e il figlio giovanissimo alle prese con problemi interni e con un grande progetto di politica

estera e di iniziativa antiasburgica. La politica estera di Maria, al contrario di quella di suo marito,

era determinata da una forte alleanza con la monarchia spagnola ed orientata più verso il

cattolicesimo che il protestantesimo, come invece avrebbe voluto Enrico IV. La politica interna fu

invece un fallimento. Durante il suo regno, assistette impotente alle rivolte dei principi protestanti.

Verso la fine del Cinquecento, gli olandesi tentarono di aprire nuove vie alle materie prime e al

commercio, le traversate verso l'America spagnola assunse un ritmo regolare e le Province Unite

conquistarono l'isola di Araya, preziosa per le sue saline. Ripresero le navigazioni verso le Indie

orientali, finanziate dai mercanti di Amsterdam e poco dopo fu istituita la Compagnia delle Indie

orientali e visto il successo di quest'ultima, sorse in seguito quella delle Indie Occidentali. Uno dei

problemi che gli olandesi affrontarono oltre alla costruzione dello Stato (vi erano 2 gruppi politici, la

borghesia mercantile -sviluppo delle attività economiche- e l'alleanza tra signori terrieri e artigiani),

fu la organizzazione di una potente banca ad Amsterdam che diventò responsabile unica dei

cambi, impedendo speculazioni e garantendo il fiorino come moneta nazionale.

La Guerra dei trent'anni fu una serie di conflitti armati che dilaniarono l'Europa dal 1618 al 1648,

iniziata come conflitto religioso fra cattolici e protestanti, si concluse in lotta politica per l'egemonia

tra la Francia e gli Asburgo.

Fase boemo–palatina (1618–1625) In rivolta gli abitanti della Boemia e dei possedimenti

asburgici circostanti; i ribelli elessero loro re Federico V del Palatinato.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2015-2016

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