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soggiorno, ogni giorno per due mesi. Pizarro lo fece giustiziare. Tutti avevano visto

l‟oro, non era un mito e se ne parlava a corte, nelle taverne e negli accampamenti.

3) El Dorado, cacico vanitoso e spolverato d’oro, si bagna nel lago: gli indios utilizzavano

l‟oro per i gioielli, per le armi, per adornare i morti e per offrirlo ai templi. Il mito dell‟

El Dorado nacque nell‟attuale Colombia, dove si racconta che il cacico di Guatavita si

recasse alla lagune nelle ricorrenze indigene. Era ricoperto di un unguento speciale e

ricoperto di polvere dorata, saliva su una barca con dei sacerdoti e delle gioie, si

gettava in acqua e ne usciva lavato, poi si faceva affondare la barca con le gioie. Il

mito dell‟ El Dorado era assecondato anche dagli autoctoni, che lo ponevano al di là

delle catene montuose e delle selve impercorribili per salvarsi dalla violenza europea.

Si dovevano affrontare le inondazioni, traversare le selve tropicali, difendersi dagli

indios, evitare le frecce avvelenate, i caimani, gli insetti, la fame, le ferite e le

malattie. Si cercavano anche la piante di cannella (scorza preziosa), ma se ne

trovarono pochissime.

4) Storie delle amazzoni e di un artigliere greco: le amazzoni sono donne bianche e alte,

con i capelli lunghi e intrecciati, sono quasi nude e combattono con archi e frecce.

Non si sposavano, i villaggi erano fatti di pietra e con posti di guardia per far pagare

un tributo. Quando combattono fanno prigionieri di guerra, con cui hanno dei figli:

se è maschio lo restituiscono al padre, se è femmina le insegnano a combattere.

Conservano l‟oro e l‟argento e hanno dei sudditi uomini, che devono rimanere nel

villaggio delle amazzoni; i confinanti devono pagare loro i tributi. A metà del „500 uscì

un decreto reale che vietò la concessione delle licenze di esplorazione per evitare il

dissanguamento delle risorse della Spagna, dopo molti conflitti.

Nelle spedizioni il capitano generale doveva anticipare le spese e provvedere

all‟alimentazione e alle armi dei soldati e degli avventurieri. Ci si faceva portare il cibo a

spalla dagli indios e in caso di vittoria gli europei si dividevano il bottino. In queste

spedizioni morirono più indios che spagnoli, a causa della loro vulnerabilità ai

cambiamenti di altitudine e temperatura.

2° CAPITOLO

1) Ai piedi delle Ande, sott’acqua per 5 mesi all’anno: la regione degli Llanos ( = pianure)

dei Mojos (popolazione che vi abitava) era situata nel bacino del Madeira ed era

inondata dalle piene per molti mesi, era una regione umida e torrida, poco propizia

all‟insediamento umano e povera di risorse naturali. Gli indios avevano molte lingue

diverse, erano pescatori, cacciatori e coltivatori di manioca. I Mojos non sono spariti,

ma i loro templi, costruiti con i gesuiti, ospitano i loro discendenti. La stagione delle

piogge iniziava da ottobre – novembre e finiva in aprile, la stagione secca andava da

maggio a settembre. Durante quella delle piogge il fiume straripava e inondava la

pianura per molto tempo (da poche settimane fino a 6 mesi). L‟altezza dell‟acqua

variava da pochi centimetri a due metri. L‟ambiente era composto dalla pampa, dalle

zone boscose (non toccate dalle inondazioni) e da terreni poco fertili e dalla

vegetazione erbosa. Le inondazioni modificavano il paesaggio e creavano nuovi laghi e

stagni, determinando lo spostamento degli insediamenti. Inoltre determinavano la

morte degli animali (poco cibo per gli indios) e la putredine provocava la pestilenza.

Gli insediamenti erano situati nei terreni rilevati (in caso di inondazioni) o vicino ai

fiumi, che permettevano il trasporto veloce. Durante la stagione secca gli alberi

perdevano le foglie, le erbe ingiallivano, i fiumi si seccavano, i sentieri erano polverosi

e le erbe prendevano fuoco.

2) Gli abitanti del grande pantano: miti, ingegnosi, adattabili: gli abitanti degli Llanos

praticavano l‟agricoltura al riparo dalle inondazioni (yucca, mais, patata, fagioli e

cotone), la caccia (anatre, colombe, tacchini e fagiani) e la pesca. La loro bevanda era

il chica. Lavoravano la terracotta, erano abili tessitori e utilizzavano il legno. Non

indossavano vestiti e le loro abitazioni erano ricoperte di frasche e sostenute da un

palo centrale. I villaggi erano costituiti da poche abitazioni e non si sa in che misura

il vaiolo si sia trasmesso perché la distanza dalle altre popolazione e l‟ambiente

umido ostacolano la trasmissione di virus.

3) Tre uomini in barca fanno un censimento: la gerarchia della Provincia gesuitica del

Perù voleva conoscere le caratteristiche della regione da evangelizzare, la consistenza

delle popolazioni e la fattibilità di una conversione.

4) Terra e acqua in quantità ma né oro, né argento, né pietre: molte spedizioni partirono

alla ricerca al di là delle Ande prima di oro, poi di manodopera, infine di anime. Ma

non trovarono né oro, né ferro, né pietre, ma solo pantano.

3° CAPITOLO

1) Il mito del Paititi, Padre – Tigre, e le misteriose emigrazioni Inca oltre le Ande: nel „600

il Sud America era in mano a spagnoli e portoghesi e non si era trovato la città

misteriosa (Paititi in Paraguay, Gran Mojo in Perù, El Dorado in Colombia), né si

sapeva qualcosa delle zone al di là delle Ande. Si diceva che il padre di Atahuallpa

avesse colonizzato le genti barbare oltre le Ande e che poi, attraversati gli Llanos,

avesse fondato un insediamento isolato tra i fiumi Guaporè, Mamorè e Madeira. Ciò

alimentò il mito dell‟esistenza di un popolo civilizzato. Inoltre si diceva che ci fosse

stato un‟emigrazione transandina di indios a causa del crollo dell‟Impero Inca. Il

viceré Toledo scrisse a Filippo II lanciando una requisitoria contro i criteri di

autorizzazione e conduzione delle spedizioni (i descubridores erano violenti con gli

indios, non insegnavano la dottrina e provocavano rivolte). Asunciòn era una città di

spagnoli, sede di vescovado e centro della colonizzazione spagnola dell‟Argentina, del

Paraguay e dell‟Uruguay. Era un modesto borgo con le abitazioni di mattoni di fango

coperte di foglie di palma. Più lontano c‟erano i quartieri degli indios servi degli

spagnoli.

2) Un ricco e nobile meticcio, con 14 uomini, alla conquista di mezza America: Chavez e i

suoi luogotenenti interpretarono le indicazioni dei Guaranì come una conferma

dell‟esistenza di Paititi e del Gran Mojo, forse per motivare le truppe. Entrarono nelle

terre dei Chiquitos, che usarono frecce avvelenate. Metà della spedizione tornarono

ad Asunciòn, mentre gli altri proseguirono e fondarono Nueva Asunciòn, un

avamposto.

3) L’Eldorado affonda nei pantani dei Mojos

4) I cittadini di Santa Cruz – 11 strade senz’ordine – alla cattura di schiavi: poi Chavez

fondò Santa Cruz de la Sierra, che oggi è una metropoli di circa un milione e mezzo

di persone. Una volta era un centro minore con 11 strade “senza forma né ordine”,

una piazza centrale, una cattedrale modesta e case coperte da foglie di palma. Molti

governatori di Santa Cruz, nel tempo, iniziarono ad esplorare con delle spedizioni:

furono tutte un fallimento. Alcuni si ritirarono a Santa Cruz per la fame, le

inondazioni e le piogge, altri furono trovati da spedizioni di soccorso. La spedizione di

un governatore fu quella con Juan de Soto, gesuita esperto in medicina. Questa

spedizione, composta da volontari non pagati, aveva il compito di riprendersi gli

indios fuggiti dai padroni e dalle piantagioni. Ricevettero una richiesta di aiuto da

parte dei Mojos, attaccati dagli indios. Vinsero e si ripresero gli indios (cannibali). Il

gesuita mostra sia una nota di pietà (“dà pena vederli perdere la loro libertà, esseri

strappati alla propria terra, essere trattati come schiavi in dura schiavitù”) sia una

giustificazione degli occidentali (“sembra che siano banditi dalla legge naturale” e

“giusta guerra”). Un secolo dopo, padre Garriga, superiore dei gesuiti, condannò le

spedizioni con un‟ordinanza reale, che imponeva di liberare gli schiavi, punire i

colpevoli e destituire dagli incarichi i responsabili.


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giulan

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulan di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Garbellotti Marina.

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