Il tramonto dell'impero di Roma
Impero romano e crisi del III secolo
La deposizione di Romolo Augustolo, l'ultimo imperatore di Roma, segna il passaggio tra l'età antica e quella medievale. La crisi è dovuta alla sparizione della mitizzazione del potere politico, all'incremento delle spese pubbliche e allo spostamento delle campagne.
Il sistema schiavistico non aveva più schiavi, quindi chi deteneva le terre le doveva affidare ai villani liberi o ai servi. La produzione del fatturato della villa dipendeva da un'amministrazione efficiente e l'uso delle città era importante.
Il legame di culto era mantenuto alla condizione che non venisse più in discussione il ruolo dello stato e delle autorità. L'organizzazione bipartita prevedeva che una parte fosse gestita dal proprietario e l'altra dai coloni.
Fattori di forza dell'impero
Tra i fattori di forza dell'impero vi erano l'amministrazione efficiente e l'importanza delle città. La libertà di culto era concessa a condizione che non venisse messo in discussione il ruolo dello stato e dell'autorità.
Le riforme di Diocleziano
Diocleziano fu proclamato imperatore dai pretoriani. Egli affiancò e legò ciascuno al mestiere paterno, vincolando i contadini a non abbandonare la campagna. La sua riforma prevedeva due Augusti e due Cesari, affiancati da due Cesari. Diocleziano associò il trono dopo 20 anni e sarebbero succeduti i due Cesari. Diocleziano governava l'oriente e Massimiano l'occidente, con la capitale a Milano.
Nel 305 i due Augusti abdicarono, ma i figli non furono d'accordo, portando a uno scontro in cui prevalse Costantino.
Da Costantino alla divisione dell'impero
Costantino spostò la capitale da Roma a Bisanzio nel 330, rinominata Costantinopoli. Accrebbe l'assetto imperiale e concesse libertà di culto ai cristiani, restituendo i territori confiscati e favorendo l'adesione dei vescovi alla politica imperiale. L'Editto di Milano del 313 confermò queste concessioni.
Dopo la morte di Costantino, l'impero fu diviso: l'oriente fu governato da Arcadio e l'occidente da Onorio.
La fine dell'impero romano d'occidente
Nel 402 la capitale fu spostata a Ravenna, considerata più sicura di Milano e protetta dal mare. Alla morte di Onorio, lo succedette Galla Placidia. Nel 476 l'ultimo imperatore romano, Romolo Augustolo, fu deposto da Odoacre, che assunse il titolo di patricius e divenne rappresentante del re in Oriente.
Migrazioni e regni latino-germanici
Popoli e migrazioni
Tra il II e il IV secolo si verificarono invasioni barbariche ai confini dell'impero di Roma. I barbari erano visti negativamente dai romani e considerati stranieri, mentre per i federati rappresentavano una cultura parallela a quella romana. Essi non conoscevano il diritto romano, le res gesta e non avevano codici di cittadinanza.
Caratteri dei regni latino-germanici
I regni latino-germanici si distinguevano per la presenza di romani cattolici e invasori ariani. Vigeva il libro di bando e l'esercizio delle arti era un'entità istituzionale. Il re dirigeva con alcuni schieramenti e vincoli di fedeltà, entrando nella sfera sociale come proprietario del regno.
Il regno iberico dei Visigoti
Sotto la guida di Alarico, i Visigoti saccheggiarono Roma il 24 agosto 410 e strinsero patti con Onorico. Alla sua morte, i Visigoti risalirono con Atulfo, aspirando alla Gallia e stipulando patti con Uilter. Il regno visigoto in Spagna, con capitale Toledo, si convertì al cattolicesimo con il re Reccaredo nel 589.
Il regno dei Franchi
Il regno dei Franchi era di religione pagana e organizzato in tribù. La conversione gerarchica dei regni rendeva il regno come bene privato del re. Alla sua morte, il regno veniva diviso in quattro parti e assegnato ai figli. Dall'VIII secolo, i maestri di palazzo estraevano il re Clodoveo.
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