CAPITOLO 1
IL RIPIEGAMENTO SULLE BASI CONTINENTALI E
L’ORGANIZZAZIONE DEGLI APPARATI
LA RIPRESA DEL CONTROLLO DELLE MARCHE CONTINENTALI
Nella storia cinese, ogni restaurazione del potere centrale è accompagnata dal rafforzamento del
controllo esercitato da Pechino sulle regioni periferiche popolate da minoranze etniche e religiose,
le quali, pur non appartenendo alla civiltà cinese, costituiscono zone di influenza di questa civiltà.
Dopo la caduta dell’impero nel 1911, la fondazione della repubblica, paralizzata dapprima dalle
rivalità dei signori della guerra e in seguito dall’invasione straniera e dalla guerra civile, queste
marche continentali si erano emancipate per ritrovare un’indipendenza di fatto, come in Tibet, o
un’apertura ad altre influenze straniere, come in Mongolia e in Manciuria.
Una delle prime preoccupazioni del nuovo governo di Pechino è quindi quella di riaffermare la
presenza cinese nel cuore del continente e riportare le periferie sotto la sua autorità.
Poco dopo la vittoria comunista nel 1949, il governo invia una spedizione militare alle frontiere
orientali del Tibet, nella regione del Qamdo.
Vengono condotti negoziati con l’India, erede del “diritto di controllo” che la Gran Bretagna si era
riservata su un Tibet dichiarato autonomo, e con i capi religiosi tibetani, il Dalai Lama e il Panchen
Lama.
Con un accordo del maggio 1951 la Cina decreta l’appartenenza del Tibet alla Repubblica Popolare
Cinese, e in cambio si impegna a rispettare l’autonomia regionale del Tibet.
con l’influenza sovietica,
Nel Xinjiang la Cina si scontra poiché la Repubblica del Turkestan
Orientale, fondata dai ribelli Kazak e Uighur, sembra essere unita all’Urss.
Ma quando si precisa la prospettiva di una vittoria cinese, l’Unione Sovietica rinuncia
all’annessione e il dirigente rivoluzionario locale, Saifudin, trasferisce la propria dipendenza dal
Partito Comunista Sovietico al Partito Comunista Cinese.
Se nel 1950 la Cina è costretta a riconoscere la Repubblica Popolare di Mongolia, recupera quasi
in Manciuria, dove, dopo la sconfitta giapponese nel 1945, l’Unione Sovietica era
tutti i diritti
riuscita a riprendere piede.
L’ALLEANZA CON L’URSS NEL 1950
Il trattato sino-sovietico del 14 febbraio del 1950 getta le basi di una collaborazione destinata a
una decina d’anni, e integra la Cina nel blocco socialista che allora si stava costituendo sotto
durare
la direzione dell’Urss.
Il trattato stabilisce un’alleanza difensiva, rinnovabile dopo 30 anni, diretta contro il Giappone e
implicitamente contro gli Stati Uniti.
Inoltre l’Urss si impegna a restituire i diritti sulla ferrovia in Manciuria, sulla base militare di Port-
Arthur, e sul porto commerciale di Dalian.
La Cina, dal canto suo, riconosce l’indipendenza della Repubblica Popolare di Mongolia.
LA GUERRA DI COREA
Per quanto siano oscure le circostanze che accompagnano lo scoppio della guerra di Corea il 25
giugno 1950, sembra certo che la Cina non abbia voluto né previsto il conflitto.
Taiwan, essa non vuole l’apertura
Ansiosa di affermare il suo controllo sul Tibet e di riconquistare
di un nuovo fronte a nordest.
Dal 25 giugno 1950, data del superamento del 38° parallelo da parte delle forze nordcoreane, fino
all’arrivo delle truppe americane sullo Yalu, alla frontiera sino-coreana, in ottobre, la Cina non
prende parte attiva alla guerra.
Ma l’avanzata delle truppe americane verso nord e la prospettiva di una riunificazione della
penisola sotto la guida americana la porta ad intervenire.
Essa è anche spinta dall’Unione Sovietica, che a causa della sua inferiorità diplomatica e strategica,
cerca di evitare un confronto diretto con gli Stati Uniti.
Ad ottobre quindi la Cina invia un esercito di volontari comandato dal generale Peng Dehuai.
Questi volontari conducono una controffensiva per poi rimanere immobilizzati in una guerra di
posizione che si protrarrà fino all’armistizio di Panmunjom, nel luglio 1953.
Il conflitto costringe la Cina a prelevare dalle sue risorse limitate per acquistare armi dall’Unione
Sovietica, aumentando così la sua dipendenza strategica ed economica.
Inoltre, condannata dall’ONU come aggressore, rompe con l’occidente e cade in un isolamento
diplomatico quasi totale. LA ROTTURA CON L’OCCIDENTE
La rottura con l’occidente non appare comunque come l’inevitabile conseguenza della vittoria
comunista.
Nel 1949 le Potenze adottano una posizione d’attesa.
Alcune riconoscono rapidamente il nuovo governo di Pechino, anche se non pensano di intrattenere
relazioni con esso, come nel caso della Gran Bretagna, che voleva preservare i propri interessi a
Hong Kong.
Anche gli Stati Uniti fanno altrettanto, e il peggioramento dei suoi rapporti con Pechino procede
dall’occupazione del Tibet e dalla guerra di Corea.
lentamente, scandito dal trattato sino-sovietico,
La China lobby, che perora la causa di Chiang Kai-shek al Congresso, accusa il presidente Truman
di debolezza.
Egli risponde alle critiche decidendo, il 27 giugno 1950, ossia due giorni dopo lo scoppio della
sicurezza dell’isola a
guerra in Corea, di dislocare la VII flotta nello stretto di Taiwan e di legare la
quella della regione del Pacifico.
Ma un po’ più tardi, dopo la disfatta delle forze militari sudcoreane, non prevista
dall’amministrazione Truman, le relazioni sino-americane arrivano alla svolta decisiva.
responsabili americani a cercare una scusa, e sotto l’influenza del generale
La disfatta costringe i
MacArthur si impone la convinzione che la Cina sia la vera responsabile del conflitto.
Questo genera una rottura che durerà più di vent’anni.
ADOZIONE DEL MODELLO SOVIETICO
I comunisti cinesi, respingendo i consigli dei loro predecessori rivoluzionari, adottano fin dalla
vittoria del 1949 il modello sovietico di organizzazione e sviluppo.
La scelta che fanno non è soltanto tecnica, ma anche sociale.
La priorità accordata alla modernizzazione economica e alla pianificazione centralizzata spinge i
comunisti a privilegiare gli apparati, le gerarchie e la stabilità sociale.
Mao Zedong, nel suo discorso sulla Dittatura democratica del popolo, riafferma che verrà un giorno
in cui le classi sociali e lo Stato crolleranno e il comunismo si realizzerà.
Nell’attesa bisogna rafforzare l’apparato dello Stato popolare e dedicarsi allo sviluppo economico.
IL PARTITO COMUNISTA CINESE
L’organizzazione del Partito comunista cinese obbedisce alle regole del centralismo democratico.
L’organo supremo di direzione è il Congresso nazionale, anche se il suo ruolo è molto limitato
perché si riunisce raramente.
Uno dei compiti più importanti del Congresso è di eleggere il Comitato centrale, che si riunisce in
sessione plenaria due o più volte all’anno.
L’Ufficio politico, eletto dal Comitato centrale, detiene di fatto l’autorità suprema nella gestione
quotidiana del potere.
Nel 1949 conta tredici membri, di cui cinque sono rivestiti di responsabilità particolari e
costituiscono il Comitato permanente: Mao Zedong, Liu Shaoqi, Zhou Enlai, Zhu De, Chen Yün.
fa parte dei principi di base che guidano l’azione
Mao Zedong è il teorico, e il suo pensiero del
partito. è l’uomo dell’apparato, incaricato dell’organizzazione del partito.
Liu Shaoqi
Zhou Enlai è il negoziatore e l’amministratore, Zhu De è uno dei capi più popolari dell’Apl e Chen
l’economista che avrà un ruolo essenziale nella ricostruzione nazionale.
Yün
Nei suoi compiti di direzione del partito, il Comitato centrale è assistito da diversi dipartimenti
specializzati: dipartimento dell’Agricoltura, delle Finanze e dell’Economia, della Propaganda, degli
Esteri, degli Affari militari etc.
Il ruolo del Partito è quello di definire la linea generale, di esplicitarla formulando le direttive
trasmesse agli organi dello Stato, e di vigilare sulla corretta applicazione delle direttive.
Questo ruolo dirigente viene esercitato attraverso la mediazione dei comitati di partito, i quali
controllano il lavoro dei funzionari.
l’azione del partito comunista cinese si prolunga attraverso la
Oltre alle sfere amministrative,
realizzazione di massa: sindacati operai, Associazione delle donne, Lega della gioventù comunista
etc.
Il partito così una posizione centrale del funzionamento del regime.
L’APPARATO DI STATO
LE ISTITUZIONI PROVVISORIE
Nel 1949 il nuovo regime si dota di un’organizzazione politica amministrativa che resterà al suo
posto fino a quando la costituzione del 1954 fisserà le istituzioni permanenti.
Quest’organizzazione provvisoria costituisce l’applicazione sul piano istituzionale dei principi
definiti da Mao Zedong nella Dittatura democratica del popolo.
Riprendendo i temi del fronte unito e dell’alleanza delle quattro classi antimperialistiche, egli invita
i patrioti di buona volontà a collaborare con il regime, in cambio di diritti individuali e
partecipazione alla vita politica.
Queste disposizioni, apparentemente liberali, mantengono tuttavia il ruolo dirigente del Partito,
sotto il cui controllo agisce il fronte unito.
Nel giugno 1949 un Comitato preparatorio si riunisce a Pechino per procedere alla convocazione di
una Conferenza politica consultiva del popolo cinese.
A settembre questo comitato pubblica tre testi fondamentali:
1. Il Programma comune della Conferenza politica consultiva del popolo cinese, fondato sui
principi del fronte unito,
2. La Legge organica della Conferenza politica consultiva del popolo cinese, che definisce le
strutture e le funzioni di questo organismo,
3. La Legge organica sul governo centrale, che organizza il potere esecutivo.
Questa conferenza politica consultiva funziona allo stesso tempo come un’assemblea legislativa e
costituente, e dai suoi lavori esce la Costituzione del 1954.
La Commissione del governo popolare centrale, presieduta da Mao Zedong, è l’organo supremo
dello Stato tra le sessioni della Conferenza politica consultiva del popolo cinese.
Da questa Commissione dipende il Consiglio degli affari politici, diretto da Zhou Enlai, che svolge
anche il ruolo di primo ministro.
Nel 1949 la base territoriale del nuovo regime è ancora fragile, non tutte le province sono ancora
sotto controllo e le minacce esterne non sono ancora eliminate.
viene affidato all’esercito il compito di consolidare l’ordine e gettare le basi di un nuovo
Così
sistema amministrativo.
Le province vengono raggruppate in sei grandi regioni amministrative che corrispondono ai teatri
d’operazione degli eserciti rivoluzionari e ai grandi comandanti militari.
I dirigenti di queste regioni concentrano tutta la responsabilità civile e militare nelle proprie mani,
rappresentano l’autorità del potere centrale e fanno in modo che il suo volere sia esercitato più
efficacemente nelle province.
Queste grandi regioni saranno soppresse nel 1954, dopo che le strutture amministrative regolari si
saranno insediate. LA COSTITUZIONE DEL 1954
Cinque anni dopo l’assunzione del potere, la Costituzione del 1954 sostituisce le istituzioni
provvisorie con quelle permanenti.
Essa crea un’Assemblea nazionale popolare eletta per quattro anni, che è l’organo legislativo e
supremo dello Stato, e designa il Presidente della Repubblica.
Il Consiglio degli affari politici, ribattezzato Consiglio degli affari di Stato, continua a dirigere il
governo sotto la guida di Zhou Enlai.
Il Consiglio militare rivoluzionario è sostituito da un Consiglio per la difesa nazionale, collegato
alla presidenza della Repubblica, mentre la Procura e la Corte popolari supreme dipendono
direttamente dall’Assemblea.
Sul piano locale la soppressione delle sei grandi regioni amministrative restituisce importanza alla
gerarchia tradizionale dei diversi gradi amministrativi.
Al vertice di questa gerarchia ci sono le 22 province e le tre municipalità speciali di Pechino,
Tianjin e Shanghai, poi vengono i distretti speciali, i distretti e i cantoni.
Per ogni grado ci sono assemblee popolari locali, e i comitati usciti da esse costituiscono altri organi
locali, subordinati all’autorità dei gradi superiori.
di governo IL GOVERNO DELLE MINORANZE NAZIONALI
Le zone appartenenti alle minoranze nazionali sfuggono all’organizzazione amministrativa regolare.
Il regime speciale di cui beneficiano tiene conto del ritardo del loro sviluppo economico e riflette
l’importanza attribuita da Pechino a queste regioni, che pur raccogliendo solo il 6% della
popolazione, coprono quasi metà del territorio nazionale e hanno un ruolo strategico per la loro
condizione di regioni di frontiera.
Anche nei rapporti con le minoranze, i Cinesi si ispirano al modello sovietico, ma apportandovi
importanti modifiche.
La Cina, a differenza dell’Urss, non è una federazione, ma uno Stato multinazionale unitario.
l’indivisibilità del territorio nazionale, pertanto non è
Il programma comune del 1949 proclama
possibile concedere alle minoranze un diritto di secessione analogo a quello previsto dalla
Costituzione sovietica.
Tuttavia il nuovo regime vuole evitare la sinizzazione e l’integrazione forzata operata dal
precedente governo Guomindang, e così riconosce l’uguaglianza delle diverse nazionalità e il loro
diritto a tutelare le loro lingue, costumi e culture.
PROFESSIONALIZZAZIONE DELL’ESERCITO
Quando si impegna nella guerra di Corea, l’Apl è pur sempre un esercito di guerriglia: molto mobile
e dotato di un’organizzazione flessibile.
Recluta la maggior parte degli effettivi nella milizia popolare, e i suoi ufficiali sono combattenti
venuti dalla gavetta.
Oltre alle attività militari, l’esercito svolge anche attività economiche, poiché i soldati stessi
producono i vettovagliamenti e le attrezzature di cui hanno bisogno.
Infine l’esercito assume responsabilità politiche di mobilitazione, di inquadramento e di propaganda.
Durante la guerra di Corea, i capi militari cinesi, messi a confronto con eserciti moderni, si rendono
conto che bisogna trasformare l’Apl, completare il suo equipaggiamento, dotarlo di artiglieria e
aviazione e centralizzare il suo comando.
La modernizzazione dell’Apl viene intrapresa con l’aiuto dell’Unione Sovietica, che moltiplica le
consegne di armamento pesante al corpo dei volontari cinesi in Corea.
La legge del 30 luglio 1955 stabilisce una coscrizione selettiva che sostituisce il sistema di
con l’obiettivo non di aumentare gli effettivi, ma di migliorarne a qualità.
arruolamento nelle milizie,
Per inquadrare queste truppe vengono create nuove accademie militari, che sostituiscono gli
ufficiali venuti dalla gavetta.
L’esercito tende così a diventare un corpo che si ripiega su sé stesso.
CAPITOLO 2
MOBILITAZIONE DELLE MASSE E TRASFORMAZIONE
DELLA SOCIETA’
LINEA DI MASSA E GRANDI MOVIMENTI
Le organizzazioni di massa costituiscono forme permanenti e istituzionali di mobilitazione delle
masse.
Le cellule di base di queste organizzazioni si suddividono in piccoli gruppi di una ventina di
persone, al cui interno continua il lavoro di propaganda e si esercitano la cooperazione e la
sorveglianza reciproca.
I grandi movimenti di massa sfuggono a questo quadro teorico e istituzionale, e si basano sul
principio della linea di massa, che pretende di conciliare una concezione mistica della civiltà delle
masse con il ruolo di direzione del Partito comunista.
Per fare in modo che la creatività delle masse possa ispirare l’azione del Partito, è necessario che
questo osservi certe procedure.
In un primo tempo i quadri devono prendere coscienza delle aspirazioni delle masse e identificare i
loro problemi.
Partendo dalle informazioni raccolte, essi elaborano dei rapporti che poi trasmettono alle istanze
superiori.
Così i dirigenti formulano direttive che vengono ritrasmesse alle masse, e le masse, che sono tenute
ad applicarle, devono riconoscere in queste direttive la manifestazione delle proprie aspirazioni.
Se una direzione non applica la linea di massa, rompe i ponti con le realtà concrete.
Ed è in questo caso che compaiono diverse deviazioni, come il burocratismo dei dirigenti che
formulano direttive senza tenere conto dei reali bisogni della popolazione, e l’autoritarismo dei
con forza l’applicazione delle direttive in cui la popolazione non si
quadri locali che impongono
riconosce.
Tali deviazioni richiedono movimenti di rettifica, condotti sia all’interno del Partito secondo le
a censurare l’azione
procedure di critica e autocritica, sia facendo appello alle masse stesse, esortate
dei quadri responsabili.
RIFORMA AGRARIA DEL 1950 E DISTRUZIONE DELLA CLASSE DEI
PROPRIETARI TERRIERI
Fin dal suo ripiegamento nelle campagne nel 1927, il Partito comunista cinese ha avuto l’occasione
di definire e applicare numerose politiche di riforma agraria.
Mao Zedong stabilisce che per determinare l’appartenenza di classe alla campagna bisogna seguire
non il criterio dell’estensione delle terre possedute, ma del rapporto tra il lavoratore e la terra che
sfrutta.
Mao distingue così quattro classi:
1. I proprietari terrieri, generalmente assenteisti, che vivono della rendita che i contadini
versano loro
2. I contadini ricchi, che sfruttano una parte della loro proprietà e affittano il resto
3. I contadini medi, che possiedono terra sufficiente per le proprie necessità
4. I contadini poveri e i braccianti, costretti a vendere la propria forza lavoro per sopravvivere
Durante la guerra di resistenza contro il Giappone, il Partito comunista, desideroso di ottenere
l’appoggio di tutte le forze nazionali, ha risparmiato i contadini ricch
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