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Riassunto dell'avventura del cinematografo

Nascita di una macchina che racconta storie da sola

Il cinema prima del cinema: Il mondo come spettacolo

Il cinematografo delle origini è legato alla presenza umana per la rappresentazione. È spesso ambulante e si trova nelle metropoli.

Prima del cinema: lanterne magiche e mondi nuovi

La vita delle città prima della fine dell'800 era diversa da quella attuale. Era senza immagini. Le uniche erano le insegne delle botteghe o nelle chiese. I quadri erano solo per ricchi. Le case comuni erano nude. Le prime immagini circolarono con la stampa, ma pochi sapevano leggere e i libri erano costosi. Nel '500 e '600 si ebbero i primi ambulanti che vendevano immagini di santi e paesaggi. Solo nelle feste e fiere c'era molto movimento e spettacoli più vari. La presenza di attori era rara. Anche il passaggio degli eserciti era un evento nella monotona vita dei villaggi e città. In questo mondo però la gente si spostava, generalmente a piedi, solo per una festa in un altro paese. Cercava fortuna altrove. Tutto era spettacolo: cantastorie, saltimbanchi, “scherzi della natura” e altro si potevano vedere pagando. Già nel '600 cominciarono ad apparire le prime lanterne magiche nelle feste popolari. Probabilmente originaria della Cina, proveniva dai giochi di ombre cinesi, vere antenate del cinema. Era una scatola con una candela dentro e una lente che proiettava immagini e figure in una sala buia.

La lanterna magica: cultura e attrazioni

Descritta per la prima volta da Athanasius Kircher nel 1646, ma forse già conosciuta in Europa. È probabile che sia stato lui a portarla da un viaggio in Oriente. In Europa era già conosciuta la camera oscura, che permetteva di realizzare disegni di monumenti molto precisi. La diffusione della lanterna magica fu veloce e la sua funzione era duplice: culturale e attrattiva. Culturale perché faceva vedere immagini di luoghi, animali e persone lontane, con un effetto più incisivo della stampa. Attrattiva perché spesso accompagnava le prediche dei religiosi, con immagini bibliche, quindi immaginarie e fantastiche. Già allora si delineavano le caratteristiche del cinema come lo conosciamo oggi: fantastico e informativo allo stesso tempo. Queste due caratteristiche si fondevano molto all'epoca, anche in ambito scientifico (draghi, Atlantide mischiati con elementi reali). Inizialmente proiettava solo immagini fisse. Poi, facendo scorrere due lastre una sopra l'altra, si ottennero immagini in movimento. Ebbe notevole successo come strumento di suggestione spiritica. Ma venne anche usata per insegnare storia ai ragazzi, sopravvivendo per un periodo anche al cinematografo.

Altra macchina ottica era il mondo nuovo, diffuso dalla fine del '600. Era il contrario della lanterna magica. Invece di proiettare, si guardava dentro una scatola. Era una scatola grande quanto un uomo, che vi si entrava pagando e vi si vedevano immagini o animazioni. Ma non otteneva il solito risultato della lanterna magica. Il mondo nuovo era diurno e solare, quindi meno suggestivo. Era meno fantastico. Spesso era usato per diffondere notizie, commentate dall’imbonitore. È così che negli strati popolari fu diffusa la Rivoluzione francese. Decapitazioni e sentenze erano uno spettacolo assicurato.

Sia lanterna magica che mondo nuovo però avevano bisogno di un narratore, che poteva essere un predicatore, un insegnante o un “mago”. Si evince che entrambe sono da ritenersi antenate del cinema: il cinematografo dei Lumière viene dalla lanterna magica, e il kinetoscopio di Edison dal mondo nuovo. Sono eredi dell'antica arte della meraviglia, che era la ricerca di attrazioni e curiosità nei secoli passati, come ferie o esibizioni di stranezze. Ma l’aspetto più importante è il fatto che queste macchine erano gestite sempre da un presentatore, fattore fondamentale anche nel primissimo cinema.

La fotografia

Il cinema era ancora lontano. Una spinta venne dall'invenzione della fotografia. Nel 1826 Nicéphore Niépce sperimentò la permanenza di impressioni luminose su una lastra di gelatina e brevettò la fotografia. Le prime lastre con gelatine erano poco sensibili alla luce e richiedevano tempi lunghi di esposizione (anche 14 ore) con risultati pessimi. Louis Daguerre inventò il dagherrotipo, ritraendo immagini umane. Anche qui i risultati erano pessimi, tanto da richiedere successivi ritocchi dai “calotipisti”, rimescolando nuovamente il vero e il falso. Nel 1827 il governo francese comprò il brevetto da Niépce e lo liberalizzò, così che tutti potessero perfezionarlo. Si arrivò così a tempi di esposizione di 1/25 di secondo. Anche la fotografia contribuì a confondere il reale all’immaginario. C’erano molti truffatori che, per esempio, vendevano foto di cari defunti, usando semplici sovrimpressioni.

Joseph Plateau inventò nel 1833 il fenachistoscopio, che creava l’illusione del movimento facendo scorrere velocemente immagini in successione. Sostanzialmente era un cerchio di carta che facendolo girare velocemente davanti ad uno specchio, dava alle immagini l’impressione del movimento. Edward Muybridge, scienziato di Palo Alto, con più scatti fotografici creò immagini in movimento di animali e persone. Combinando tutto (lanterna magica, fotografia e fenachistoscopio), si giunse all’animazione di immagini fotografiche. Il più antico documento è l’Onda di Étienne-Jules Marey (1888). Il “Teatro ottico” di Émile Reynaud proiettava, dal 1892 a Parigi, disegni in movimento, primo antenato del cartone animato.

Bisogna considerare che queste invenzioni non avevano intenti finalistici. Chi le viveva e inventava non era consapevole di vivere una fase di transito verso nuove invenzioni. Ogni sistema di visione faceva parte ad un periodo culturale autonomo e definito. In questo caso al periodo in cui il contatto umano è ancora il principale strumento di comunicazione.

La città come spettacolo

Nel corso dell'800 le città cambiarono totalmente. Soprattutto Parigi, che era la capitale della cultura. Adesso c'erano immagini dappertutto, vetrine allestite, tante persone nei bar, ricchi di specchi per guardare ed essere guardati, o per guardare di nascosto. Nacquero le Grandi Esposizioni, dove si ammiravano le novità scientifiche. La filosofia positivista era dominante. Nella prima esposizione (Londra, 1851) si avevano immense serre, dove venivano ricostruiti interi viali, alberi compresi, creando così spazi controllati e protetti dall’uomo. Altro spettacolo notevole furono i panorami (diorami, moving panoramas, dissolving views). Il primo fu costruito a Londra nel 1792 da Robert Barker, che consisteva in una sala circolare con la parete coperta con un disegno di Londra a 360 gradi. Poi fiorirono spettacoli grandiosi (battaglie, mostri, paesi lontani) e le fantasmagorie, che mostravano apparizioni di spiriti e fantasmi.

In questo contesto nacque un nuovo tipo di personaggio: il flâneur, osservatore distratto e solitario. Racconta di lui Edgar Allan Poe ne L’uomo della folla, dove il narratore, seduto in un caffè, vede passare più volte una figura, decidendo di seguirla per la città. Si trova così a vagare nella città fino al mattino e poi a trovarsi il pomeriggio seguente di nuovo al bar, senza aver dormito. Anche Charles Baudelaire ne descrive la solitudine che vive e che si vive nelle metropoli. È distratto, solitario. Vaga fantasticando. È quindi l’antenato dello spettatore cinematografico. La città è per lui lo spettacolo, dove tutti osservano e sono osservati.

Le "vedute animate" dei Lumière

Il cinema aveva quindi aspetti contrastanti, tra reale e immaginario. Sarà così anche il cinematografo dei fratelli Lumière. Auguste e Louis Lumière erano due industriali di pellicola fotografica di Lione. Brevettarono nel 1895 il cinematografo, rappresentazione di fotografie in movimento. Non erano gli unici in Europa. In Inghilterra si registrarono 350 brevetti, tutti con nomi derivanti dal greco (cinegrafoscopio, cinografo, cronofotografoscopio…), a sottolineare la riproduzione del movimento.

Nel 1891 Thomas Alva Edison inventò il kinetoscopio, molto simile al mondo nuovo. Si guardava dentro una scatola e, muovendo una manovella, si faceva scorrere la pellicola. Era una visione privata. Spesso era destinata ad un pubblico adulto, con scene voyeuristiche. È del 1896 il primo bacio della storia del cinema (The Irwing-Rice kiss). Il cinematografo dei Lumière si impose perché era più sfruttabile economicamente, essendo più trasportabile e adatto ad una visione collettiva.

Il 28 dicembre 1895 ci fu la prima proiezione delle “vedute” Lumière a pagamento, a Parigi. Tra queste c’era Uscita dalle officine Lumière. Poi misero in vendita lo strumento, e nacque così il mestiere di “cinematografista”, che andava a catturare immagini ovunque, anche nei posti più esotici. In L’arrivo del treno alla stazione della Ciotat la posizione diagonale della cinepresa rispetto al binario permette di vedere già la profondità di campo. Inizialmente le immagini erano piuttosto brutte. La pellicola scorreva a 16 fotogrammi al secondo, sfarfallando molto e rendendo i movimenti scattanti, quasi spettrali. I cinematografisti riprendevano scene di vita quotidiana e locale per poi riprodurle il fine settimana, in modo che la gente potesse vedersi autorappresentata. Addirittura i Lumière facevano fingere i cinematografisti a riprendere i passanti, per invogliarli a venire al cinema, spinti anche da un'assidua pubblicità. Infatti in molte vedute si vedono i personaggi che salutano in camera. Anche quando si riprendeva la vita di paesi lontani, gli abitanti del luogo erano incuriositi da questa scatola.

Inizialmente i film avevano un solo quadro. Poi vennero altri spettacoli, come le Passioni di Cristo, composte da più quadri, ma staccati l’uno dall’altro, intramezzati dal presentatore. Le inquadrature avevano un carattere centrifugo, ovvero i personaggi entravano e uscivano dallo schermo e c’era sempre qualcosa in movimento. Nel film Repas de bébé ad attirare l’attenzione non è il bambino ma gli alberi mossi dal vento sullo sfondo.

L'idea del dominio

Il cinematografo consentiva di viaggiare, seppur con la fantasia, a chi non poteva permetterselo. Un magnate della finanza francese, Albert Kahn, mandò una ventina di operatori in giro per il mondo a fare riprese (1909-1919), per creare una sorta di atlante in immagini. Anche l’Italia aveva intrepidi documentaristi, come Luca Comerio e Roberto Omegna. Di Comerio è stato ritrovato di recente il suo archivio e ricostruito il suo film Dal polo all’equatore, dove si mostrano le spedizioni al Polo Sud, in Africa e scene della Prima Guerra Mondiale. Tutto questo però ci mostra quanto si sentissero superiori i nostri antenati occidentali rispetto al resto del mondo “selvaggio”. Era uno sguardo colonialista. Omegna invece era più scientifico. Vinse un premio all’Esposizione di Torino per un documentario sulle farfalle, con didascalie di Guido Gozzano. Boleslaw Matuszewski aveva invece il sogno di immortalare tutti gli avvenimenti umani in pellicola, controllando così il possesso del mondo tramite lo sguardo. A questo senso di onnipotenza però corrisponderà un senso di disciplina. È infatti dal 1906 che in America sorgono le prime sale cinematografiche, dove si assiste in silenzio e in ordine ai film. Sarà quindi intrattenimento di massa, uno sfogo di tensioni sociali, dove tutti stavano al suo posto, come bambini che ascoltano una storia.

Caratteri delle vedute animate

  • Inquadratura unica: le “Passioni” ne avevano di più, ma erano intervallate dal presentatore, diventando così tanti film.
  • Profondità di campo: messa a fuoco di figure lontane e vicine, come in un quadro.
  • Molteplicità di soggetti e centri dentro ciascuna inquadratura: più passanti nell’inquadratura, in un movimento centrifugo di entrata e uscita dal quadro.
  • Tracce dell'operatore dentro le immagini: le persone sono consapevoli di essere riprese e si mettono in posa davanti alla macchina, come in L’arrivo dei congressisti a Neuville sur Saône.
  • Presenza del presentatore o dell’imbonitore: spiegava la storia agli spettatori, altrimenti incomprensibile. Solitamente era lui stesso a proiettare.

Sguardo sul mondo

Il cinematografo e il kinetoscopio non fanno parte del cinema. Erano dispositivi ottici come le lanterne magiche e il mondo nuovo. Erano solo macchine per fabbricare immagini. Era ancora fondamentale la presenza umana. Per trasformarsi in cinema occorreva eliminare il fattore umano.

I trucchi e le prime attrazioni del cinematografo

Le immagini in movimento furono la prima attrazione. La seconda divenne il montaggio. Inventato da Georges Méliès, non veniva usato per raccontare storie, ma per trasformare oggetti e persone. Insieme agli inglesi introdusse le lunghe inquadrature fisse, rappresentanti intere scene. Ma sempre con l’aiuto di un presentatore.

La scoperta dei trucchi: Méliès e il montaggio metamorfosi

È attribuita a Georges Méliès, prestigiatore parigino, l’invenzione del montaggio. Aveva assistito alle vedute Lumière e comprò una loro macchina che cominciò subito ad usare. Si narra che Méliès trasse spunto da un inceppamento della macchina mentre riprendeva. Quando andò a visionare la pellicola notò lo stacco tra carrozza e carro funebre. Il futuro senso del montaggio consisteva infatti in trasformazione, apparizione e sparizione. La metamorfosi. I trucchi fino allora consistevano in voli meccanici o sovrimpressioni. Méliès ne inventò altri, insieme allo spagnolo Segundo de Chomón. Inventò il mascherino-contromascherino, che divideva l’inquadratura in due impressionando due volte le immagini o poteva unire spazi diversi. Poi c’era l’arresto della ripresa, per apparizioni e sparizioni improvvise. Lo scatto singolo per far muovere gli oggetti inanimati. Lo spostamento avanti e indietro della cinepresa, per ingrandire o rimpicciolire oggetti, come in L’homme à la tête en caoutchouc. Méliès ebbe un enorme successo dal 1900 al 1912. Nel 1896 apparve con Escamotage d’une dame chez Robert-Houdin (Sparizione di una signora al teatro Robert-Houdin), dove una donna spariva. In L’homme orchestre (1902) si moltiplica se stesso per dieci volte. In Le bourreau turc (Il carnefice turco, 1904) vengono tagliate teste poi riattaccate ai loro corpi. In L’auberge du bon repos (L’albergo del buon riposo, 1903), dove un cliente non riesce a dormire per apparizioni di fantasmi. Il successo fu enorme. I trucchi suscitavano entusiasmo. Non c’era più limite alla fantasia.

Il racconto a quadri fissi

Méliès si accorse che tutto era possibile col montaggio e cominciò a fare film a più inquadrature, come i viaggi fantastici.

I viaggi impossibili di Méliès

Viaggio sulla Luna (1902) è una parodia di Jules Verne. Degli scienziati decidono di partire per la Luna, tramite un cannone, che si conficca in un occhio della Luna. Catturati dai seleniti, riescono a fuggire per tornare trionfanti sulla Terra. Sono 26 inquadrature fisse, per circa sette minuti. La lanterna magica (1903) è un omaggio alla trasformazione della lanterna magica in cinema. Due maschere costruiscono una lanterna magica e proiettano immagini. Poi rompono la lanterna e escono delle ballerine. Poi realizza Viaggio attraverso l’impossibile (1904), dove un treno parte in cielo fino alle stelle per poi ridiscendere sott’acqua. Più ricco di invenzioni è Viaggio alla conquista del Polo (1912), dove un gruppo di esploratori arriva al Polo dove vengono divorati da un gigante di ghiaccio. In questi racconti lo spettatore non viene mai coinvolto emotivamente. È solo invitato a guardare allegro e divertito.

Quello di Méliès era più un film-varietà. Era un racconto a stazioni, o a quadri, poiché ogni inquadratura è fissa e indipendente dalle altre. Il montaggio serviva solo per creare magia o per collegare una scena all’altra, le cosiddette “grandi ellissi”, salti temporali. Non era un cinema drammatico, anche se mostrava decapitazioni. Ad attirare erano gli effetti speciali, a cui il pubblico doveva assistere divertito senza immedesimazione. Secondo Jean Luc Godard, Lumière scoprì “lo straordinario nell’ordinario” e Méliès “l’ordinario nello straordinario”: Lumière era il padre del realismo e Méliès del fantastico. Si deve a Méliès il concetto che il cinema non riproduce la realtà, ma crea mondi diversi dalla realtà. Fu il primo grande artista. Poiché vendeva le sue pellicole in tutto il mondo, divenne famoso. Ma non esistevano ancora i diritti d’autore. Così, quando esaurì il suo repertorio, cadde in rovina. Venne rilanciato dai surrealisti, che ne fecero una retrospettiva nel 1931.

Gli inglesi e la nascita del racconto moralista: la "chase"

Anche in Inghilterra si lavorava parallelamente a Méliès. A Brighton si lavorava con i kinetoscopi Edison. Si inventavano nuovi trucchi, tra cui la stessa azione tra un’inquadratura e l’altra. Come in Extraordinary cab accident (William Paul, 1903), dove una passeggiata poteva essere interrotta da un’auto in transito. Con questi primi goffi tentativi si pone il problema della continuità d’azione.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lele1979 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e critica del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Ambrosini Maurizio.
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