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Bonanate – La guerra

Introduzione alla guerra moderna

La guerra è un fenomeno fondamentale delle relazioni internazionali, ma ognuna delle guerre succedutesi negli ultimi 15 anni è stata “nuova” perché è discesa da originali condizioni dell’insieme dei rapporti tra gli stati ai quali si sono aggiunti molti altri soggetti capaci di azioni estremamente significative (es. Al Qaeda). La “rivoluzione internazionale” dell’89 ha stravolto le precedenti regole della politica internazionale incidendo sulla guerra e le sue manifestazioni (es. non c’è più la dichiarazione). Sono più scarse rispetto ai periodi precedenti.

Che cos'è la guerra

“Il catalogo delle guerre” Le nostre conoscenze sulla guerra sono limitate e tanto più scarse quanto più invece sarebbe importante riuscire ad approfondire quello che è l’evento a più alta concentrazione di valore storico. Nulla ha coinvolto in modo altrettanto intenso e totalizzante gli esseri umani quanto la guerra, distruzione, morte e sofferenze, la mobilitazione di ogni risorsa. Mentre la scienza medica ha lottato nei secoli per alleviare le malattie e salvare le vite umane, la scienza della guerra si impegnava nello sforzo di arrecare morte e dolore nel modo più devastante e metodico possibile.

  • Tipi di guerre. Riguarda i soggetti coinvolti in un conflitto:
    • Guerra internazionale
      • Diadica, combattuta tra due stati
      • Coalizionale, combattuta da due insiemi di stati alleatisi per la circostanza
    • Guerra interna o civile
      • Partigiana, in una condizione di totale assenza di un’autorità centrale (Cina ’45-49)
      • Internazionalizzata, quando le parti in lotta mirino alla separazione e alla costituzione di nuove entità sovrane (Vietnam o ex-Jugoslavia)
  • Modi di combattere una guerra.
    • Guerre regolari ovvero combattute secondo comuni e condivise regole,
    • Guerre irregolari, come la guerra di corsa o di bande o più in generale “guerriglia” ma anche come quella chimica o batteriologica.
    • Guerre convenzionali, combattute con armi e strumenti di comune conoscenza,
    • Guerre non-convenzionali, come quella atomica.
    • Di movimento, come le campagne napoleoniche,
    • Di posizione, come la Prima guerra mondiale.
  • Fini di guerra.
    • Guerra di conquista
    • Guerra di liberazione
    • Guerra dinastica
    • Guerra di religione
    • Guerra rivoluzionaria
    • Guerra di difesa
  • Dimensioni della guerra. I criteri più intuitivi ai quali ricorrere sembrano essere la violenza esercitata, il numero degli stati partecipanti, l’estensione geografica dei campi di battaglia, nonché la durata. Tentativi di classificazione in questo senso sono stati fatti innanzitutto da Wright e Singer (soglia 1000 morti) ma i dati non erano oggettivamente comparabili da riuscire completamente in questo scopo.

Il modello clausewitziano

Guerra nell’uso attuale si fa discendere tra 3 etimologie:

  • Greca: polemos (da cui Gaston Bouthoul ha fatto discendere la scienza delle guerre, la polemologia);
  • Latina: bellum, concetto di bellicoso;
  • Germanica: werra (oggi in tedesco Krieg). Che infine “werra” indichi una mischia sembra gettare un ponte tra le prime due etimologie, cosicché la guerra ci apparirà come lo scontro volontario di molti, schierati su 2 fronti opposti, per piegarsi fisicamente l’un l’altro.

Il prussiano Clausewitz ha proposto “La guerra è dunque un atto di forza che ha scopo di costringere l’avversario a sottomettersi alla nostra volontà”. La guerra è un camaleonte (mutevole, imprevedibile), contraddistinta da 3 tendenze fondamentali:

  1. L’odio da considerarsi come cieco istinto; → popolo
  2. Il gioco delle probabilità e del caso, libera attività dell’anima; → esercito
  3. La sua natura di strumento politico, pura e semplice ragione. → governo

Questa definizione rende conto delle 3 fondamentali accezioni della guerra: la guerra è “violenza”, ha un esito “imprevedibile”, è “calcolo razionale”. È importante ricordare non tanto la famosa formula “la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”, quanto una serie di caratteristiche essenziali di ogni guerra: l’impiego assoluto della forza, dal quale dedurremo che lo sforzo bellico è illimitato, si muoverà sempre tra i due limiti dell’abbattimento dell’avversario e del riconoscimento della natura politica di ogni guerra, in “duplice forma”:

  1. Lo scopo della guerra è di atterrare l’avversario sia distruggendolo politicamente sia mettendolo nell’impossibilità di difendersi.
  2. Lo scopo della guerra si limita al proposito di fare qualche conquista lungo le frontiere dello stato, sia che si intenda conservarla, sia che si voglia sfruttarla come mezzo vantaggioso di scambio.

Essa deve ammettere che la guerra è comunque sempre uno strumento della politica (per esprimere il pensiero politico), la politica ha generato la guerra: essa è l’intelligenza, mentre la guerra lo strumento. Le guerre della storia si manifestano in una pluralità di situazioni che possono essere ricondotte a diverse configurazioni locali, determinate dal livello di sviluppo dei soggetti di guerra e dalla loro struttura organizzativa.

Forme e manifestazioni della guerra

Dipende dall’evoluzione della politica internazionale e dallo sviluppo delle forme di organizzazione sociale. Distingueremo allora sistemi internazionali bipolari o multipolari. La storia ha conosciuto fasi bipolari, (scontro egemonico tra impero persiano e Grecia e tra Atene e Sparta ossia alla guerra del Peloponneso); vari progetti egemonici (Alessandro Magno, Carlo V, Napoleone), ritorno alla fase bipolare quasi 3mila anni dopo con la Guerra fredda.

La guerra nel mondo antico

La “guerra arcaica” trova la sua giustificazione nell’ostilità prodotta dal distante, dall’ignoto, considerato barbaro e quindi nemico, in una sorta di condizione naturale, originaria, dalla quale la storia dei contatti tra i popoli prese il suo avvio. Ma la guerra sembra perdere questo carattere quando alla guerra non verrà più attribuito il semplice compito di conquistare risorse, ma quello di esercitare un dominio “internazionale” su popoli in altre regioni. La guerra diventa lo strumento di grandi progetti imperiali intesi non più all’occupazione territoriale, ma all’egemonia politico-economica, determinando una grande svolta che trasforma la guerra da fatto privato a problema pubblico o collettivo, nel quale gli stessi cittadini sono coloro che dovranno partecipare alle operazioni militari, rischiando la vita.

Si formano delle città-stato come sarà il caso della Grecia verso l’Italia, come sarà quello di Roma. La guerra non perde tuttavia il suo rapporto con il sacro; se l’intervento delle divinità nel determinare le sorti degli scontri era apparso decisivo agli uomini che si accingevano al combattimento, la guerra ben presto si sacralizza da Dio guidato nella ricerca della terra promessa. Quale guerra mai non sarà chiamata “santa” da chi l’avrà voluta? Strettamente connessa alla componente sacrale è quella giuridica che fa apparire la guerra come una sorta di procedura giudiziaria, il vincitore “ha ragione”.

In base a tutto ciò Cicerone commenta “si può rilevare che non è guerra giusta se non quella che si combatte o dopo aver chiesto riparazione dell’offesa, o dopo averla minacciata e dichiarata”.

L’età dello stato moderno e le sue guerre

Il mondo che esce dalla crisi medievale, dopo il 1000, contiene in sé una nuova grande spaccatura bipolare, di carattere religioso, che proseguì con le Crociate. Gli armati diventano i possidenti, o i nobili, cioè coloro che posseggono le risorse per procurarsi un armamento solido e temibile e un cavallo. Contraddistingue l’età medievale la concezione della guerra come un evento di “lunga durata”, che si accende in battaglie poche e distanti tra loro. La guerra del passato era rozza, le armature troppo pesanti da consentire assalti coraggiosi, cosicché il tasso di mortalità ne era attenuato dato che la difesa facilmente prevaleva sull’offensiva.

La discesa di Carlo VIII in Italia nel 1494 è il segnale della trasformazione: quello che arriva dalla Francia è un esercito nazionale, adotta tecniche innovative perché dispone dell’artiglieria destinata a determinare un salto di qualità nella storia delle guerre. L’invenzione della polvere da sparo progressivamente introduce nella guerra non soltanto uno strumento di morte a una distanza molto maggiore della freccia e con danni corporei più difficilmente sanabili, ma anche una rivoluzionaria innovazione produttiva: la tecnologia entrava per sempre nella guerra. I paesi tecnologicamente più sviluppati, le Fiandre, la Svezia, l’Inghilterra, sono anche attrezzati dal punto di vista navale. Le “armi da fuoco” incominciano a raggiungere stadi produttivi soddisfacenti e di massa quando i primi grandi stati europei hanno raggiunto la consapevolezza della loro identità nazionale. L’umanità è appena entrata nell’età del capitalismo: politica, economia, e industria si associano per favorire lo sviluppo del progresso.

La Guerra dei trent’anni si erge al centro di questa evoluzione perché si può considerare la prima guerra “mondiale”. La concezione patrimonialistica dello stato, fa si che le spese di guerra divengano una delle cure prevalenti del sovrano, che incomincia a scoprire che le guerre possono costare più di quanto non rendano. Ne discende una teoria strategica che mira a vincere la guerra con il più ridotto spargimento di sangue possibile. Tra le tante conseguenze della Rivoluzione francese ce ne sarà anche una legata a una guerra totale e di sterminio.

La politica ha scoperto la “nazione” e da allora in poi la guerra non potrà più avere limiti; non sarà in pericolo il patrimonio del sovrano ma l’identità della nazione, la sua affermazione, che non consentono né compromessi né mediazioni. Le stesse dimensioni materiali del sistema internazionale vanno incontro a modificazioni immense: se nel 1648 il numero degli stati sovrani non superava la dozzina, essi sono diventati 23 nel 1816 e saranno 40 nel 1867. Nessuno di questi incrementi è avvenuto in modo pacifico per valutare a pieno il ruolo della guerra. Una formula dello statunitense C. Tilly proclama più di 30 anni prima che “la guerra fece lo stato, e lo stato fece la guerra”, fino a giungere all’età delle vere e proprie “guerre mondiali” che non consentono più valutazioni geografiche limitate e circoscritte. E così il processo di “nazionalizzazione delle masse” si accompagnerà anche quello della “massificazione delle guerre”.

Nel campo degli strumenti di guerra una in particolare concentra in sé la maggioranza degli effetti: l’irruzione del petrolio, che innova le tecniche di movimento delle truppe e quello aereo. L’ingresso nell’età dei missili scriverà l’ultima pagina del progresso della guerra, alla quale viene data la possibilità di distruggere ogni forma di vita sul pianeta.

Lotte nazionali e scontri ideologici

Il ricorso alla “guerra di liberazione nazionale” si è dimostrato una delle trasformazioni principali della guerra negli ultimi 2 secoli, passando dal ricorso a eserciti regolari a formazioni del tutto irregolari (Vietnam). Nella Guerra Fredda, il pericolo della bomba atomica serve a realizzare il più ampio modello di ordine internazionale, ma è seguito il collasso dell’Urss e la ridefinizione dell’Europa orientale che ha portato alla ribalta la guerra, ma in nuove forme.

Guerra e filosofia: il dibattito tra modelli

La chiave dell’intero argomento è il concetto di sovranità, che contiene in sé le precondizioni per lo sviluppo di una categoria fondamentale dell’analisi della guerra: il concetto di “politica di potenza” che troverà nella filosofia della storia tedesca la sua formulazione più sistematica attraverso il principio del primato della politica estera su quella interna. La guerra è al centro di tutto ciò: il primo dovere di ogni statista sarà la salvaguardia dei suoi cittadini. A questo fine l’esigenza del rafforzamento della potenza sarà fondamentale; e per garantirla sarà necessaria una politica estera per sorvegliare quanto avviene al di là dei confini. Ne discenderanno una politica estera aggressiva, una politica militare di espansione e rafforzamento. Aumento del numero degli stati e intensificamento dei loro rapporti.

È proprio per questo che spinge il filosofo Kant a confidare che il progresso avrebbe spinto gli stati a uscire dallo stato bellicoso. Dopo molte devastazioni, rivolgimenti e anche per il continuo esaurimento delle sue energie, spinge a fare quello che la ragione avrebbe potuto suggerire: cioè di uscire dallo stato di barbarie ed entrare in una federazione di popoli. Il filosofo e sociologo francese Saint-Simon prefigura quel parlamento europeo che sarà realizzato quasi due secoli dopo: e così l’Europa avrebbe la migliore organizzazione se tutte le nazioni riconoscessero la supremazia di un parlamento generale, posto al di sopra di tutti i governi nazionali.

Da Saint-Simon: “l’industria è nemica della guerra. Tutto ciò che si guadagna in valore industriale, lo si perde in valore militare”. Richiamandosi al progetto Per la pace perpetua di Kant è Hegel a raccogliere il dubbio se la condizione di pace sia capace di suscitare la spinta verso nuovi progressi. Così la certezza del progresso sarebbe messa in discussione e la storia si arresterebbe. La struttura elementare della teoria della politica internazionale che ha dominato i secoli successivi e che può essere racchiusa nella formula della cosiddetta “anarchia internazionale”.

Come si fa la guerra

Guerra ideale/guerra reale Il progresso dell’umanità può avvenire soltanto in pace oppure tocca alla guerra promuoverlo? Dobbiamo chiederci se effettivamente la complessità della guerra possa essere ricondotta alla dicotomia tra guerra reale e ideale o meglio tra guerra-come-natura e guerra-come-cultura, per comprendere se l’impulso bellico sia connaturato a determinate caratteristiche genetiche oppure se possa essere il prodotto di un’elaborazione sociale e collettiva, se rientri nella natura della politica o se ne costituisca una delle possibili manifestazioni. Per il grande storico greco Tucidide, “l’amore della gloria, la paura, e l’utile...

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Scienze politiche e sociali SPS/03 Storia delle istituzioni politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BarbaraM92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della guerra e delle Istituzioni militari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Minniti Fortunato.
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