Concetti e metodi per la ricerca sociale
La capacità di formulare e comunicare concetti è una condizione necessaria dell’esistenza di una vita associata e della capacità dell’uomo di condurre la sua attività quotidiana nelle forme che conosciamo.
Pellizzi
“Grazie alla capacità di formare concetti l’uomo raccoglie e rappresenta in categorie ciò che si perderebbe altrimenti nella caotica molteplicità dell’esperienza”.
Whorf
“…sezioniamo la natura, la organizziamo in concetti e le diamo determinati significati; in larga misura perché siamo partecipi di un accordo per organizzarla in questo modo, accordo che vige in tutte le nostre comunità linguistiche e che è codificato nelle configurazioni della nostra lingua”.
Tyler
“Dando un nome classifichiamo oggetti che per noi sono simili nella stessa categoria, anche se siamo in grado di percepire differenze fra loro (…) in tal modo l’infinita variabilità del mondo si riduce a dimensioni tollerabili e manipolabili. I nostri criteri di classificazione sono arbitrari e soggettivi”.
Conclusioni
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Il concetto è un ritaglio operato in un flusso di esperienze infinite in estensione e profondità e mutevole. Così si riduce di molto la complessità – problematicità del mondo esterno e si accresce la capacità di orientamento nella realtà.
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La maniera in cui il ritaglio è fatto non dipende da qualità intrinseche delle nostre sensazioni o delle cose in sé, ma dipende dalle necessità pratiche di un individuo, gruppo o società. Se fosse dettata dalla qualità degli oggetti i concetti sarebbero uguali in tutte le società, anche se espressi in termini diversi nelle diverse lingue. Ogni società ha la sua maniera di ritagliare l’esperienza nei concetti (es. neve negli esquimesi). Ci sono anche differenze individuali (la difficoltà d’intendersi in una conversazione dipende dal diverso ritaglio concettuale dato ai termini).
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Qual è la sede della formazione concettuale: la psicologia sperimentale ha dimostrato che il bambino dipende dall’ambiente sociale per lo sviluppo del suo patrimonio concettuale; attraverso la socializzazione infantile il bambino giunge a un accordo sull’organizzazione concettuale non volontariamente, ma necessariamente. Individuo e società interagiscono nella formazione del patrimonio concettuale. Nei concetti che un soggetto si forma al contatto con l’ambiente sociale c’è sempre una componente individuale attraverso cui passa il contributo dell’individuo stesso alla formazione concettuale nel suo gruppo (tensione dinamica del patrimonio concettuale di una società).
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Il raggruppamento di sensazioni in un concetto è un’operazione indipendente dall’etichetta terminologica; il concetto può svolgere la sua funzione nell’attività mentale di un soggetto senza essere nominato (si può apprendere un concetto anche solo osservando i comportamenti non verbali delle persone). Il patrimonio concettuale di una società è maggiore di quello terminologico.
Concetti e asserti
Un concetto può avere bisogno di più termini per essere denominato. Alcuni concetti complessi sono costruiti mediante la combinazione logica di altri concetti, questo avviene quando l’accostamento di quei termini è così abituale che ognuno preso in quella combinazione non evoca più il concetto singolo che gli corrisponde (es. “elettore che decide all’ultimo momento il partito per cui votare”).
Un asserto invece asserisce qualcosa, ossia si può dire se vero o falso. Un asserto è di tipo esistenziale (si afferma l’esistenza di qualcosa), possono essere dimostrati veri, ma la falsità può essere solo pensata e non dimostrata praticamente (es. “esiste un elettore che decide all’ultimo il partito per cui votare”).
Un asserto può essere dimostrato anche falso (es. “gli elettori decidono all’ultimo momento il partito per cui votare”).
Alcuni asserti affermano l’esistenza di una relazione tra due concetti complessi (es. “gli elettori che decidono all’ultimo momento il partito per cui votare sono determinanti per le sorti di queste elezioni”). Può essere dimostrata vera o falsa in pratica e risulterà tale a seconda delle elezioni prese in considerazione.
Alcuni asserti affermano una relazione tendenziale tra due concetti (es. gli elettori che decidono all’ultimo momento il partito per cui votare sono tendenzialmente più giovani degli elettori che decidono in tempo”).
Il concetto non è pensabile come vero o falso, si possono sottoporre a controllo empirico solo gli asserti. Perché alcuni concetti – pensabili come veri o falsi – hanno maggiore diffusione e altri sono ristretti a una cerchia più limitata? In relazione all’utilità dei termini nelle comunicazioni di quella comunità.
Livelli di generalità e scala di generalità
“Esiste un elettore che decide all’ultimo il partito per cui votare”:
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Gli elettori sono i referenti del concetto (costituiscono l’estensione del concetto); per capire se un soggetto rientra nei referenti, occorre valutare se è elettore, se vota per un partito, se decide all’ultimo momento (tre concetti che costituiscono l’intensione del concetto).
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Se aumento l’intensione, ne riduco l’estensione eliminando tutti i soggetti che non possiedono il requisito richiesto, il concetto diventa sempre più specifico. Estensione e intensione sono legati a un rapporto inverso.
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Un concetto può muoversi lungo una scala di generalità salendo o scendendo dallo specifico al generale. A volte per ridurre l’intensità si toglie un termine, a volte un blocco, altrimenti la frase è priva di senso.
Esempio, scala di generalità sui tipi di neve:
- Precipitazione caratteristica dei climi freddi (troppo generale per essere utile agli italiani e troppo vago per il Nord Europa).
- Neve (non esiste per esquimesi).
- Neve.
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