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Gestione della politica monetaria: strumenti e obiettivi

Passività e attività della banca centrale

Le passività dello stato patrimoniale, la moneta in circolazione e le riserve, vengono chiamate passività monetarie della banca centrale. Gli aumenti di uno o entrambi questi elementi condurranno ad un aumento dell’offerta di moneta. La somma delle passività monetarie della banca centrale e della moneta emessa dal Tesoro è chiamata base monetaria.

Moneta in circolazione e riserve

La banca centrale emette moneta. La moneta detenuta dalle banche è anch’essa una passività della banca centrale, ma viene considerata come riserva.

Le banche detengono riserve presso la banca centrale. Sono attività per le banche e passività per la banca centrale perché le banche possono richiedere pagamenti su di esse e la banca centrale è obbligata ad adempire pagando con banconote. Le riserve possono essere divise in due: quelle il cui mantenimento è imposto dalla banca centrale (riserve obbligatorie) e qualsiasi riserva supplementare (riserve libere).

Attività della banca centrale

Le attività dello stato patrimoniale della banca centrale sono importanti per due motivi. Cambiamenti nell’attivo producono variazioni nelle riserve e modificazioni nell’offerta monetaria. Queste attività fruttano interessi, mentre le passività no. Attraverso le sue attività, produce ricavi, mentre le sue passività non constano nulla.

Operazioni di mercato aperto

Le operazioni di mercato aperto, vale a dire acquisti o vendite di obbligazioni, sono lo strumento di politica monetaria più importante perché costituiscono il fattore primario delle variazioni delle riserve di base monetaria e delle variazioni dei tassi di interesse. Un acquisto sul mercato aperto dà luogo a un incremento delle riserve e dei depositi nel sistema bancario e di conseguenza a un aumento dell’offerta monetaria. Una vendita sul mercato aperto produce una diminuzione delle riserve e dei depositi nel sistema bancario e di conseguenza avviene una diminuzione della base e dell’offerta monetaria.

Variazioni nelle riserve si verificano anche quando essa fa un’operazione di rifinanziamento. Un discount loan produce un’espansione delle riserve, sotto forma di depositi, dando quindi luogo a un incremento della base e dell’offerta monetarie. Quando una banca rimborsa il proprio discount loan, la quantità di riserve diminuisce, esattamente come la base e l’offerta monetarie.

Mercato delle riserve e tasso sui fondi a breve termine

Nel caso europeo si parlerà di tassi di mercato monetario: per quanto riguarda gli Stati Uniti, il riferimento sarà al tasso dei fondi federali e sono quelli che la banca centrale cerca di influenzare direttamente. Sono indicativi dell’orientamento della politica monetaria. Le operazioni di mercato aperto e la politica di rifinanziamento sono gli strumenti principali che le banche centrali utilizzano per condizionare i tassi di interesse a breve. Ma esiste un terzo strumento, la riserva obbligatoria di liquidità, che vincola le banche a mantenere una determinata percentuale dei loro depositi sotto forma di riserve presso la banca centrale.

Strumenti di politica monetaria convenzionali e non convenzionali

Le operazioni di mercato aperto, il risconto e gli obblighi di riserva vengono definiti strumenti convenzionali di politica monetaria. Quando subentra una crisi finanziaria, gli strumenti convenzionali perdono di efficacia per due motivi. Il sistema finanziario si blocca al punto tale che diventa incapace di allocare il capitale per usi produttivi e la spesa in investimenti e l’economia collassano. Lo shock negativo subito dall’economia può condurre al cosiddetto problema dello zero-lower bound, laddove la banca centrale è impossibilitata ad abbassare ulteriormente il tasso di interesse sui fondi a breve poiché esso ha già raggiunto il livello minimo di zero. Si verifica quando gli investitori sono in grado di guadagnare di più detenendo obbligazioni invece che contanti, e perciò i tassi di interesse nominali non possono essere negativi. Le banche centrali devono servirsi di strumenti non convenzionali di politica monetaria: l’immissione straordinaria di liquidità, acquisti di titoli e impegno verso determinate azioni future di politica monetaria.

Obiettivi di politica monetaria: la stabilità dei prezzi e l’ancora nominale

I responsabili del governo sono diventati più consapevoli del costo sociale ed economico dell’inflazione e più preoccupati del mantenimento della stabilità dei prezzi come obiettivo della politica economica. La stabilità dei prezzi è l’obiettivo principale della politica monetaria. È desiderabile poiché un alto tasso di inflazione crea incertezza può ostacolare lo sviluppo economico. Il contenuto informativo dei prezzi diventa più difficile da interpretare. L’inflazione conduce a tassi di sviluppo economico più bassi (iperinflazione). L’inflazione rende più incerta la pianificazione del futuro. È più difficile decidere quanto mettere da parte per i costi futuri. L’inflazione può creare tensione nel tessuto sociale di un paese.

L’elemento centrale di una politica monetaria efficace è l’uso di un’ancora nominale, ovvero una variabile attraverso cui vincolare il livello dei prezzi. L’accettazione di un’ancora nominale che mantenga la variabile all’interno di uno stretto range favorisce la stabilità dei prezzi attraverso la formazione di aspettative di inflazione stabili. Essa può limitare il problema dell’incertezza temporale, per il quale la politica monetaria condotta su basi discrezionali può risultare inefficace.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fancia95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistema finanziario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano o del prof Corvino Giuseppe.
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