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Disturbi alimentari

La piramide del “mangiare sano” ha alla base una grande quantità di frutta e verdura, e insieme al “piatto salutare” di Harvard del 2011 ha un'importanza cruciale sia nella prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) sia per le patologie moderne come il diabete. Molto importanti sono:

  • Cereali integrati, per le fibre che possiedono;
  • Proteine salutari;
  • Attività fisica;
  • Grassi “magri”;
  • Liquidi, evitando bevande zuccherate.

Oltre a queste indicazioni pratiche, però, dobbiamo considerare l'evidente componente psichica che interviene. Cloninger ha dimostrato l'inutilità, infatti, delle campagne di prevenzione con messaggi formulati solo dal punto di vista informativo. Danni dell'Io, autostima ed autoefficacia sono tutti aspetti coinvolti, quindi il nutrizionista deve essere affiancato da un altro esperto.

Le diete iperproteiche (Dukan, tisanoreica), molto gratificanti sul breve periodo, portano spesso a ritornare allo stesso peso o ad aumentare leggermente (effetto “yo-yo”). Non basta dire cosa fa bene o male, ma bisogna considerare anche caratteristiche sensoriali del cibo non gustative, come l'odore, l'aspetto visivo e quello tattile. Una quantità ragionevole di grassi può far parte di una persona normale. Fondamentali sono anche gli zuccheri.

Classificazione dei disturbi alimentari

La classificazione dei disturbi alimentari è più che altro teorica, a causa della grande sovrapposizione tra i quadri:

  • Anoressia nervosa, soggetti in forte sottopeso, con scarsa consapevolezza della malattia e forte controllo iniziale della persona. Questo controllo viene poi vissuto come una gabbia però;
  • Bulimia nervosa, normopeso, ma perdita di controllo e quindi abbuffate seguite da forme di eliminazione diverse o comportamenti di compenso (digiuno, attività fisica);
  • Binge eating disorder, o BED, coinvolge soprattutto adulti, sia uomini che donne.

Un disturbo alimentare non è mai causato da un singolo fattore, ma da più fattori inseriti in un momento particolare della vita dell'individuo. L'epigenetica sostiene che l'espressione genetica nel DNA possa essere attivata o disattivata da certe esperienze fatte, e trasmessa quindi alle generazioni successive. Altro fattore è il temperamento, ma anche l'età: adolescenza per anoressia e bulimia, età adulta per BED. Anche la famiglia è importante, ma non l'unico fattore, in quanto dobbiamo considerare anche il gruppo dei pari e i livelli macrosociali, che influenzano l'immagine corporea e possono spingere ad alimentazione scorretta. L'importante è valutare la compresenza di questi fattori.

Il DSM V e i disturbi alimentari

Nel DSM V si dà particolare attenzione ai DCA, abbassando i criteri di diagnosi per applicare la terapia meno tardivamente. Per l'anoressia nervosa osserviamo i criteri:

  • A. Restrizione dell'apporto energetico relativo al bisogno, che comporta un peso significativamente basso rispetto all'età, al sesso, all'evoluzione dello sviluppo e alla salute fisica. Un “significativo basso peso” è definito come un peso minore del normale minimo o, per bambini e adolescenti, minore del minimo atteso.
  • B. Intensa paura di aumentare di peso o di ingrassare, o comportamento persistente che interferisce con l'aumento di peso nonostante un peso significativamente basso;
  • C. Anomalia nel modo in cui sono percepiti il peso e la forma del proprio corpo, con inappropriata influenza di questi due elementi sulla propria autostima o perdita della capacità di valutare la gravità dell'attuale perdita di peso.

Bisogna specificare il sottotipo a cui ci troviamo di fronte, se il tipo con restrizioni (durante gli ultimi tre mesi l'individuo non ha avuto ricorrenti episodi di abbuffate o di eliminazione, e quindi in questo tipo la perdita di peso è ottenuta con dieta e/o eccessivi esercizi), o il tipo con abbuffate/condotte di eliminazione negli ultimi tre mesi. Bisogna inoltre specificare se è in parziale remissione (dopo aver soddisfatto tutti i criteri per l'anoressia nervosa si osservano ancora i criteri B e C ma il criterio A non viene soddisfatto per un periodo prolungato di tempo) o in completa remissione (dopo aver soddisfatto tutti i criteri di anoressia, il soggetto non li soddisfa più per un lungo periodo). Infine, bisogna specificarne la gravità.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paulweston di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Madeddu Fabio.
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