Dizionario dipsicosociologia
A cura di:
- J. Barus-Michel
- E. Enriquez
- A. Lévy
Temi e problemi
Anomia
Il termine anomia si presta a numerose interpretazioni: dall’anarchia, all’illegalità, fino all’opportunità di autodeterminazione e libertà. L’anomia può essere assenza di regole, trasgressione delle regole, oppure mancata applicazione o irrilevanza delle regole. Il concetto appare problematico anche riguardo al dominio d’uso: dimensione soggettiva, sociale, politica e culturale.
Considerando il pensiero di Durkheim, vengono introdotte due polarità: anomia sociale, come disgregazione dell’ordine socio-economico e perdita di integrazione e consenso sociale; e anomia individuale, come perdita della capacità di regolare l’equilibrio personale. Secondo questa logica, quando le persone perdono riferimenti sociali o psicologici, quando vengono meno relazioni interpersonali significative o quando crollano i sistemi di credenza, allora si presenta quella sensazione di abbandono, conosciuta come anomia.
Secondo Merton, l’anomia nella società è provocata dal conflitto fra regole e dalle risposte conflittuali che si determinano. Come abbiamo già visto l’anomia ha sia una connotazione positiva, che una negativa, e quando si verificano situazioni di ipernomia (controllo soffocante) o di eteronomia (quando agli attori sociali viene preclusa la possibilità di contribuire a determinare le norme sociali), allora l’esito può essere solo negativo.
Quindi:
- Termine polisemico (connotazione sia positiva che negativa)
- Dominio d’uso: dimensione soggettiva, sociale, politica, o culturale
- Due polarità di anomia (Durkheim):
- Anomia sociale genera anomia individuale abbandono
- L’anomia nella società (Merton) → conflitto fra regole
- Ipennomia e eteronomia = esito negativo dell’economia
Riflessione
Come sappiamo il termine “anomia” è polisemico. Nella nostra ricerca abbiamo cercato di individuare quali siano le norme istituite all’interno del gruppo dei Giovani Democratici, di che tipo siano, come sono state istituite, da chi, se risultano essere condivise o meno. Abbiamo cercato di indagare se queste regole siano solo uno strumento del potere o se a livello pratico portino benefici futuri.
Abbiamo chiesto ai membri dell’organizzazione, tramite interviste e questionari, in che modo vivono le regole istituite, e se essi le trovino una buona base di crescita oppure come una rete che intrappola e irrigidisce l’organizzazione. Abbiamo fatto queste domande per capire se i Giovani Democratici vivranno (o vivono) serenamente il loro momento di anomia, sfruttandolo come una possibilità di crescita, o se invece si faranno travolgere da una crisi che potrebbe distruggerli.
Autorità
L’autorità implica una costante relazione di subordinazione e di dipendenza, che dà vita ad un rapporto gerarchico. Dall’etimologia scopriamo che anticamente, l’autorità è prerogativa dell’autore, di chi crea; da qui l’idea che ogni autore venga da Dio. All’opposto di questa teoria c’è la psicologia biologica di Le Bon, che ipotizza “il mito del capo nato”, ovvero che ci siano persone che possiedono naturalmente l’autorità (leader) e coloro invece che non la possiedono (i gregari).
Da questa visione psico-arcaica si è passati, con una certa difficoltà ad un altro approccio, quello di un processo di autorizzazione: attraverso il lavoro, l’educazione e le esperienze di vita, ogni persona può diventare autore o meglio, co-autore della propria esistenza, cosicché diventiamo noi stessi la fonte della nostra autorità. Accade in questo modo che l’atto formativo diventa l’obiettivo da perseguire, e ciò che dal lato soggettivo - psicologico è autorità; dal lato socio-economico e giuridico diventa autonomia.
Inoltre è bene ricordare che l’autorità non consiste semplicemente nel devolvere il potere, ma è una possibilità di crescita per diventare se stessi.
Quindi:
- Autorità → rapporto gerarchico
- Etimologia arcaica vs. psicologia biologica (Le Bon)
- [Autorità di chi crea - Dio] vs. [Leader e gregari]
- Processo di autorizzazione = diventare se stessi — essere co-autori, tramite:
- Lavoro, educazione ed esperienze di vita
- Autorità (soggettivo-psicologico) = autonomia (socio-economico e giuridico)
- Autorità ≠ devolvere il potere
Riflessione
Riflettendo sul passaggio dall’idea di autorizzazione come relazione gerarchica, all’idea di un processo di autorizzazione che porta alla co-costruzione e al concetto di autorità e autonomia, mi rendo conto di come il gruppo dei Giovani Democratici offra proprio questo: una possibilità di crescita come persona, ma anche come organizzazione; grazie ad un processo continuo di formazione, approfondimento di tematiche sociali forti e lavoro costante.
Dalle interviste è emerso che il Gruppo di Giovani Democratici ha tra i suoi obiettivi proprio quello di permettere ai giovani di approfondire tematiche sociali, e di cercare insieme soluzioni innovative ed efficaci. Proprio grazie a questa dinamica i giovani diventano co-autori; la formazione, il duro lavoro e le esperienze di vita che questo porta loro, permette anche che essi diventino “se stessi” e mentre sfruttano questa possibilità di crescita, anche la loro organizzazione acquista autonomia.
Cambiamento
Il concetto di cambiamento è decisamente polisemico, tuttavia possiamo provare a definire il cambiamento, sia psicologico che sociale, come un passaggio di stato, uno scambio. Interazione e scambio sono quindi il nucleo centrale del cambiamento. Di fatto si tratta di cambiare, rimanendo sempre se stessi.
Vari approcci psicosociologici, si sono occupati di definire ed esplicare il concetto di cambiamento, facendo emergere delle caratteristiche peculiari:
- Il cambiamento è alla base di un’azione concreta (teoria messa in pratica)
- Il cambiamento individuale è legato a quello sociale (è necessario un approccio multidisciplinare)
- Ricerca di condizioni più democratiche (storicità e democrazia)
- Le strutture sociali intermedie rappresentano contesti d’azione
- Una teoria dell’intervento e della consulenza, implica avere una teoria adatta all’intervento per generare un cambiamento
- È necessario avere un pensiero critico
- Dialettica tra inconscio e libertà
Tra cui il fatto che non è possibile separare il cambiamento individuale dalla dimensione sociale, e che necessita quindi di un approccio multidisciplinare per comprenderlo.
Quindi:
- Concetto polisemico
- Cambiamento = passaggio di stato / scambio / interazione
- Cambiare rimanendo sempre se stesso
- Dai vari approcci psicosociologici è emerso che:
- A. Cambiamento individuale e sociale sono inseparabili
- B. È necessario un approccio multidisciplinare
Riflessione
Il cambiamento è un evento inevitabile sia nella vita dell’individuo, che in quella delle organizzazioni. Cambiare rimanendo sempre gli stessi, significa aprirsi nuovi approcci e a nuove sfide. Di recente il tema del cambiamento ha coinvolto anche il Gruppo dei Giovani Democratici di Monza e Brianza, che un mese fa si sono riuniti in congresso per eleggere il loro nuovo segretario.
Tale cambiamento era necessario, per permettere a tutta una nuova generazione di giovani, di portare alla luce nuove tematiche, nuove esigenze, ma anche nuove idee. Il cambiamento rappresenta la crescita e la vita, l’immobilità è impossibile, in quanto chiudersi ed irrigidirsi, rappresenterebbe la fine dell’organizzazione e la perdita di una possibilità di crescita per i suoi membri.
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