Estratto del documento

Folli e negazione della realtà

Si parla di folli, un campionario eterogeneo di umanità unificato da un solo elemento: la negazione della realtà, il rifiuto di considerare le cose per quello che sono e la convinzione che non tutto ciò che è razionale è reale e non tutto ciò che è reale è razionale (il non razionale o il non reale per loro non esiste o non dovrebbe esistere). Nelle psicopatologie (patologie in cui non è stata riscontrata alcuna causa organica) il linguaggio si trasforma in maniera meno pesante rispetto a patologie organiche (lesioni cerebrali o alterazioni genetiche).

Primo capitolo – la schizofrenia

Nunzio

Nunzio vuole riuscire negli studi, ma non viene iscritto al ginnasio come il fratello in un primo momento. I risultati non sono brillanti come quelli del fratello e dopo essere stato rimandato per due volte (al terzo anno) si arruola nell’Arma dei Carabinieri (non rinunciando al sogno del diploma classico inutilmente). Si sposa e tenta di essere ammesso alla scuola per sottoufficiali senza riuscirci e a questo punto si sente colpito da mali inspiegabili ritenuti la causa dei suoi fallimenti. Poiché non hanno spiegazione scientifica, si sente spinto a trovare una soluzione nella stregoneria. Si proclama “Professore di scienze occulte” e si propone di aiutare gli altri con le sue conoscenze. Diventa sempre più bizzarro, meno socievole fino a quando un giorno in cui è particolarmente irritabile, si sveste e attraversa il paese nudo coprendosi i genitali con due foglie di fico e gridando. Ciò lo porta al ricovero al Mandalari, ricovero considerato ingiusto perché col suo atto voleva richiamare l’attenzione dei carabinieri, rei di non aver preso in considerazione una sua denuncia nei confronti della moglie. Intrattiene spesso dei soliloqui nei quali manifesta idee di grandezza, riforma e persecuzioni. Cerca di dissimulare le sue costruzioni deliranti che però emergono nei suoi scritti. La diagnosi è di sindrome dissociativa.

Tancredi

Tancredi è un lucidatore che in seguito ad una meningite che lo colpisce a 18 anni rimane sordo (riuscendo comunque a riprendere a lavorare). La sordità lo fa sentire il bersaglio dei colleghi e dopo un alterco causato da ciò viene sospeso dal lavoro. Cade in depressione, soffre molto anche a causa di mali come mal di testa, confusione, calore al cervello. Si affida quindi alle preghiere per chiedere la grazia dell’udito (ritenuto la causa di tutti i suoi problemi) a Dio costringendo anche i familiari a pregare per lui. Sviluppa allucinazioni mistiche, sia uditive che visive. Ricoverato tre volte al Mandalari, viene diagnosticato come schizofrenico.

Fedele

Fedele è un bambino che non sembra presentare alcun problema fino all’adolescenza, quando scopre la sessualità che lo destabilizza e quando a causa della seconda guerra mondiale è costretto a trasferirsi in un’altra città vivendo tra stenti e privazioni e rifugiandosi per più di due settimane in un rifugio antiaereo. All’arrivo degli americani, può uscire dal rifugio ma viene colpito da un primo episodio di depersonalizzazione (non dura molto e riesce a riprendersi). A fine 1944 torna a Messina, ma l’impatto è pessimo: non si trova più bene con i vecchi amici e prova nostalgia per i tempi passati fuori città, comincia ad isolarsi e a chiudersi in sé stesso. Conosce un ragazzo che con il suo filosofeggiare, a suo parere lo condurrà in rovina (depersonalizzazione riprende in maniera più frequente e duratura, depressione, insonnia, perdita d’appetito ed è dominato dalle questioni presentate dall’amico filosofo). Nel 1958 viene ricoverato per la terza volta per un episodio di depersonalizzazione grave; non si conosce la diagnosi di ammissione.

Lorenzo

Lorenzo viene ricoverato a 34 anni al Mandalari e diagnosticato come schizofrenico paranoide. Al momento del ricovero appare lucido, tranquillo, di cultura, comunicativo, ma dall’anamnesi si rileva che il paziente ha iniziato a dimostrare disordine nella condotta e ad essere irascibile (c’è elaborazione di deliri a contenuto persecutorio). Ritiene che dei nemici immaginari vogliano avvelenarlo e ci abbiano già provato inserendogli narcotici di nascosto nel cibo. Allucinazioni accompagnano nuove idee deliranti di avvelenamento che riguardano medici, infermieri e altri ricoverati dell’ospedale.

Marta

Quando viene ricoverata il sintomo più eclatante che presenta è il delirio a contenuto erotico. Sostiene di essere fidanzata con uno e che la relazione è ostacolata dai suoi parenti. Considerazioni bizzarre: sente spesso la voce del fidanzato chiamarla, dei nemici non identificati la perseguitano e la torturano mediante esperimenti utilizzando televisori che le trasmettono impulsi (i quali le provocano sanguinamenti, dolori al cervello, spostamenti di ossa e le trasmettono pensieri appartenenti ai “nemici” e allo stesso fidanzato). Crede che tutti i suoi disturbi derivino da questi esperimenti ai quali non riesce ad opporsi e che tenerla in manicomio sia un sacrilegio, reso possibile da un complotto tramato da nemici.

Parte seconda: la forma di vita schizofrenica

La mente divisa

La schizofrenia è un disturbo mentale molto sfaccettato e complesso tanto da far dubitare che si tratti di un’entità nosologica e ben definita e unitaria. Alcuni schizofrenici possono presentare allucinazioni visive e uditive, altri essere dominati da depersonalizzazione o perdita dell’evidenza naturale. Le loro emozioni possono essere violente, appiattite o inappropriate; il linguaggio normale o disorganizzato; il comportamento iperattivo o caratterizzato da immobilità catatonica.

Kraepelin può essere considerato il padre della concezione moderna della schizofrenia. Comincia con l’individuare delle uniformità importanti in due sindromi considerate separate in precedenza: ebefrenia e catatonia. Scorge dei caratteri comuni ai due disturbi, nella misura in cui tutti i pazienti che ne soffrono condividono un decorso degenerativo ed un esito finale disorganizzato da ricordare la demenza (per questo la chiamerà dementia praecox). L’esito della schizofrenia è per il tedesco sempre paragonabile a quello di una demenza. L’unificazione delle due sindromi è data dall’esordio giovanile e dal deterioramento progressivo inevitabile (inguaribilità). Distingue quattro grandi gruppi in cui possono rintracciarsi le caratteristiche di questo disturbo mentale: deliri, allucinazioni, disturbi del comportamento e disturbi del pensiero (o del linguaggio). Viene dato un ruolo di primo piano ai sintomi negativi, cioè disturbi del comportamento che costituiscono un impoverimento o una diminuzione rispetto alla normalità: mancanza di risposte affettive, incapacità di provare piacere, assenza di volontà, indifferenza emotiva, perdita di interesse e di attenzione nei confronti dell’ambiente. I disturbi sensoriali e i deliri vengono considerati accessori e tipici delle fasi iniziali.

Identifica nella disorganizzazione del discorso schizofrenico una caratteristica distintiva: tutti i modi (giochi di parole, tangenzialità cioè rispondere in modo obliquo, deragliamento, circonlocuzioni) in cui si concretizza la disorganizzazione del pensiero tipica del soggetto schizofrenico sono spesso accompagnati da gestualità particolare. Individua tre sottotipi di schizofrenia. L’ebefrenia caratterizzata da un esordio precoce e prevalenza di sintomi positivi come il linguaggio disorganizzato. Nel sottogruppo catatonico prevalgono i sintomi negativi. Nella paranoidea prevale il delirio.

Bleuler conia il termine schizofrenia e fa riferimento a sintomi presenti in tutte le fasi della malattia (alterazione dell’affettività e disturbo formale del pensiero consistente nell’allentamento dei nessi associativi soprattutto). È l’aspetto cognitivo a provocare la scissione della mente ritenuta da Bleuler caratteristica essenziale della malattia e caratteristica di un’ulteriore forma di schizofrenia: la simplex. Schneider distingue invece tra sintomi di primo (allucinazioni uditive e non) e secondo rango. I primi costituirebbero l’essenza della malattia, gli altri non la caratterizzerebbero in maniera essenziale. Le voci possono dominare il mondo schizofrenico: commentanti, dialoganti, creanti un eco del pensiero. Confermano spesso i temi deliranti e spesso hanno contenuti negativi: insultano, spaventano e istigano a comportamenti autolesionistici. Da Schneider in poi le voci sono considerate sintomo fondamentale della schizofrenia e oggi il DSM IV dichiara che se un soggetto afferma di sentire delle voci, basta questo per diagnosticare la schizofrenia. Nei sintomi di primo rango sono presenti anche i deliri bizzarri di furto, trasmissione o influenzamento del pensiero. Schneider pone l’accento su tutti quei sintomi che testimoniano una perdita di confini dell’io come la perdita dell’intimità, che mette in secondo piano i sintomi negativi come l’impoverimento affettivo ed emotivo su cui Kraepelin si era concentrato e che per Schneider assumono importanza nella categoria dei disturbi dell’umore. Oggi il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali afferma che perché un soggetto venga diagnosticato schizofrenico deve presentare per almeno un mese allucinazioni, deliri, linguaggio disorganizzato, sintomi negativi e comportamento catatonico e bizzarro. Non si parla più di incurabilità anche se tutti gli interventi possibili mirano solo ad un miglioramento sensibile della qualità della vita dei pazienti e a ripristinare il contatto con la realtà intaccato.

Forme di vita

Binswanger propone nella sua opera “Tre forme di esistenza mancata” la necessità di individuare quella peculiare modalità esistenziale in cui i comportamenti in oggetto diventano intelligibili. Da un lato dimostra che l’azione più assurda può derivare da eccesso di razionalità (ad esempio utilità regalo), dall’altro che nel mondo schizofrenico tutto può entrare in contatto con tutto. Un mondo che è totalmente diverso da quello della normalità e che comincia ad apparire diverso rispetto a quello caratterizzante la demenza. Minkowski sosteneva che occorresse analizzare con più attenzione il fattore dell’”io qui adesso”, intaccato dalla schizofrenia. Blankenburg sosteneva che alcuni aspetti risultavano in ombra a causa dei sintomi eclatanti. Studia il caso di Anna Rau, esempio di schizofrenia paucisintomatica, priva di sintomi positivi. Volle dimostrare che è proprio in assenza di sintomi positivi che viene fuori il nucleo della schizofrenia (perdita evidenza naturale). Grazie a questo caso capiamo che alla base della schizofrenia stia l’incapacità di fermare le domande, la mancanza di appoggi stabili e sicuri su cui costruire l’esistenza. Anna Rau mostrava dubbi su tutto, anche le cose più banali.

Sass afferma che i deliri spesso derivano da un eccesso di riflessione che può provocare il suo inverso, delle domande bizzarre. Spesso alla perdita dell’evidenza naturale si accompagna la depersonalizzazione in cui domina l’irrealtà che fa sentire il soggetto come un automa e quando proiettata all’esterno anche gli altri soggetti e oggetti senza senso, mondo pericoloso. Si ritrova anche nella depressione. Può essere considerata meccanismo di difesa o effetto di iper-consapevolezza, mentre fenomenologicamente come la naturale conseguenza della perdita dell’evidenza naturale che rende gli schizofrenici estranei a se stessi e al mondo che li circonda. Anche qui le azioni strane derivano da ragionamenti tutt’altro che irrazionali.

Il linguaggio schizofrenico è variamente mutilato, la semantica perde l’appiglio sul mondo, la sintassi si complica, la pragmatica è sconnessa; è quindi specchio (riflette caos e mancanza di integrità e coerenza del mondo schizofrenico) e amplificatore (rende più difficile la condivisione di significati e la decifrazione di un vissuto esistenziale distante da quello comune) del disturbo in questione.

Un enigma ancora insoluto

Fattori reputati centrali dalla psichiatria contemporanea sono la disorganizzazione (sintomi messi in luce da Bleuler) e la distorsione della realtà (deliri e allucinazioni). La disorganizzazione non si limita alla sfera ideativa e linguistica, ma coinvolge anche l’affettività ed il comportamento (bizzarria che va dalla gestualità all’abbigliamento) e la strutturazione del delirio (bizzarro, incoerente, mutevole). Secondo le scienze cognitive gli schizofrenici disorganizzati avrebbero problemi nell’attenzione selettiva, sarebbero facilmente distraibili, avrebbero difficoltà ad inibire risposte automatiche e accuserebbero deficit nelle funzioni esecutive (dubbi però). Secondo alcuni autori di teoria della mente (abilità intrinsecamente sociali che ci permettono di fare inferenze sugli stati mentali degli altri), il fatto che gli schizofrenici disorganizzati siano quelli che hanno difficoltà ad attuare queste inferenze, implica che i sintomi disorganizzati siano connessi con il fallimento nei compiti di teoria della mente (dati controversi, dubbi di interpretazione). Sotto l’etichetta disorganizzazione ritroviamo un mosaico di fenomeni troppo differenti e finora non è stata presentata alcuna tesi convincente sulle peculiarità linguistiche della schizofrenia disorganizzata.

Per quanto riguarda invece mancanza di insight, deliri e allucinazioni. Insight è la consapevolezza di un disturbo e da Bleuler è la mancanza è considerato uno dei tratti della schizofrenia (anche se la consapevolezza può variare da una fase all’altra). È costituito anche dalla capacità di attribuire correttamente i sintomi alla patologia in questione e dall’abilità di riconoscere i benefici del trattamento. La mancanza era considerata meccanismo di difesa come a voler esorcizzarla essendo convinti di non avere la malattia. Anosognosia: sindrome neurologica, conseguente a danno cerebrale, caratterizzata da totale mancanza di consapevolezza del proprio deficit. In comune con la mancanza di insight: persistenza mancanza nonostante evidenze contrarie, esigenza da parte di chi soffre di questi disturbi di dimostrare le sue affermazioni. Deriva da danno cerebrale localizzato prevalentemente a destra e si ipotizzò anche per la schizofrenia. Allucinazioni: le uditive a primo impatto sembrano fenomeno equivalente alla malattia mentale, ma da sole non portano direttamente alla psicosi (serve lo sviluppo di credenze ad esse collegate).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inzaghino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicopatologia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Cardella Valentina.
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