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scorretta riguardo alla realtà esterna. Ma non sempre riguardano

realtà esterne,ani spesso riguardano il proprio corpo e la propria

mente. Non sempre nascono da inferenze scorrette(fraintendimento

del legame tra 2 eventi),ma possono fondarsi sulla creazione di un

legame inesistente(che comunque non sempre portano a delirio).

Alcune volte il delirio nasce dall’accettazione della realtà così

com’è(alterazione feedback cinestesico e propriocettivo di un arto

in alcune lesioni cerebrali porta a dire “quello non è il mio braccio”).

Il pensiero inferenziale spesso fallisce senza essere un delirio. E’ il

dubbio,il sospetto che non ha bisogno di prove,ma si nutre di

incertezza(marito che sospetta della moglie che ride con un amico).

La vera essenza del delirio sembra essere il fatto che non vi possa

aderire nessun altro,è un’idea non condivisa. Distinzione tra deliri

bizzarri e non bizzarri: i primi sono le credenze non condivise da

altri membri appartenenti alla stessa cultura come il furto del

pensiero, gli altri sono caratterizzati dal fatto che si basano su

situazioni possibili,ma improbabili(delirio di gelosia). Per i deliri

bizzarri secondo Bell però una credenza impossibile non costituisce

un delirio. Gli si attribuiscono implausibilità e incomprensibilità,ma

secondo Heinimaa attribuire entrambe queste caratteristiche porta

in contraddizione. Per i non bizzarri non può essere il contenuto a

differenziare questi deliri da credenze non deliranti. Martha Mitchell

era la moglie di un procuratore generale tacciata di delirio perché

denunciava la corruzione della Casa Bianca durante il governo

Nixon fino a quando il Watergate le diede ragione. Ma come

riconoscerlo? L’intuito non basta,l’aspetto relativamente. A

caratterizzare il delirio è il grado di convinzione con cui viene

mantenuto.

4.UNA SPIEGAZIONE COGNITIVA?: Capgras ha descritto il caso di

una signora,convinta che il marito si fosse cambiato con un sosia

che si spacciava per lui. Dopo essersi rifiutata di adempiere ai

doveri coniugali è stata internata per aver chiesto un fucile al

figlio(sindrome del sosia). Sindrome di Fregoli(trasformista italiano)

è caratterizzata dalla convinzione di essere seguiti da persone

conosciute che si presentano sotto mentite spoglie per non farsi

riconoscere. Sindrome di Cotard: chi ne soffre è convinto di essere

morto. Risulta più semplice individuare l’anomalia che porta alla

loro genesi essendo deliri monotematici. Secondo Stone e Young

ipotizzano che alla base dei deliri monotematici vi sino esperienze

percettive atipiche provocate da anomalie neuropsicologiche. Ad

esempio in Capgras c’è un deficit nel processa mento delle facce:

vengono riconosciute,ma non vi è alcuna risposta affettiva

normalmente loro associata. In Fregoli sembrano familiari anche gli

sconosciuti e in Cotard il deficit della risposta affettiva è

generalizzato e produce un senso di vuoto e insensibilità. Secondo

Stone e Young,anomalie neuropsicologiche di questo tipo è possibile

rintracciarle in tutte le altre forme di delirio monotematico. Maher

afferma che l’esperienza anomala è l’unico fattore a generare il

delirio,che non differisce dalle credenze normali. Nessuno però ha

dimostrato l’esistenza dei deficit di cui parlano gli autori citati e

mentre alcuni deliri compaiono in seguito a lesione cerebrale,per

altri è da escludere tale origine. Poi Bell dimostrò anche che i

soggetti deliranti non presentavano livelli di esperienze percettive

anomale significativamente differenti dal gruppo di controllo(quindi

non necessarie). Altri che non sarebbero sufficienti a generare

delirio. Davies dimostra che esistono casi in cui le esperienze

anomale sono presenti ma senza deliri(pazienti con danno ai lobi

frontali non discriminano facce familiari e non,ma non sviluppano

Capgras). Garety studia un presunto deficit nel ragionamento

probabilistico in quei soggetti che soffrono di delirio di

persecuzione. Questi soggetti sembrano essere pronti a credere a

qualcosa senza avere prove sufficienti,mostrano una tendenza a

saltare alle conclusioni(si spiega la velocità con cui i paranoici

saltano dall’esperienza alla credenza delirante). Marcus nel suo libro

Kluge,descrive alcuni meccanismi applicati alle credenze,come il

pregiudizio della conferma e il ragionamento interessato. Per il

primo,se noi crediamo a qualcosa,tendiamo a ricordarci tutti i casi

in cui quella credenza è stata confermata,ignorando o rimuovendo

le volte in cui non lo è stata; per il secondo,tendiamo a sminuire

l’importanza di dati contrari a ciò che crediamo. Secondo Marcus,ciò

sta a voler dire che crediamo ciò che vogliamo credere,ancora di più

in pericolo. Chi soffre di delirio di persecuzione può vedere 2

persone che bisbigliano e credere che stiano complottando contro

lui e scappare per seminarle; se sbaglia è scappato

inutilmente,altrimenti è salvo.

5.NEL MONDO DEL DELIRIO: c’è razionalità. Ad esempio nella lettera

di Giuseppe ci colpisce l’assurdità del contenuto delirante,ma

questo viene difeso con una logica schiacciante. Il protagonista

trova una serie di argomentazioni per dimostrare di essere in un

alloggio reale e non in un manicomio: chiede ad esempio perché

non lo si asseconda come si fa nei manicomi invece di convincerlo

del contrario. In Giovanni,questo per dimostrare di essere sposo di

Maria Iosè si appella all’autorità delle fonti,che fin dall’antichità

testimoniano le usanze in oggetto. Il delirio erotico è portato alle

sue estreme conseguenze: nonostante la violenza condotta da parte

di alcune donne,i suoi eredi restano i figli avuti da Maria Iosè,anche

se i figli nati dalla violenza sarebbero stati educati e istruiti. Angelo

descrive invece il processo di vivificazione(resurrezione cadaveri

che si può avviare su richiesta dei parenti e che garantisce ai

redivivi l’assistenza materiale e morale,garantita dalle disposizioni

della recente legge sui redivivi). Il delirio diventa comprensibile

proprio tramite invenzione semantica,in questo caso attuata tramite

il riferimento a procedure e leggi che dovrebbero essere

universalmente riconosciute. Si giustifica di atti bizzarri come

schiaffi ad un rappresentante dell’Arma dei Carabinieri(complotto)

ed al direttore(non inficiasse l’integrità mentale sua). Queste

giustificazioni mostrano come anche i gesti più incomprensibili

diventino intelligibili nel momento in cui vengono inseriti nella

modalità esistenziale tipica dei soggetti con disturbi mentali. Il

delirio schizofrenico può arrivare a disgregazione tale da risultare

bislacco e impenetrabile ed i contenuti deliranti difficilmente

arrivano alla completezza e sistematicità,caratteristiche dei

paranoici. Anche quando il delirio assume delle sfumature molto

bizzarre come nella megalomania di Amedeo,non manca mai il

riferimento alla propria indubitabile credibilità(si pone a

disposizione per chiarimenti). Impressionante tenacia e ostinazione

con cui si cerca di dimostrare la verità delle convinzioni anche

quando si tratta di qualcosa di evidente e scontato. Nel continuo

girare attorno al delirio c’è il congelamento dell’esistenza. Quando il

mondo esteriore si riduce all’ospedale psichiatrico,l’esistenza viene

congelata in 2 sensi: all’arresto del dinamismo vitale già innescato

dal delirio si aggiunge l’interruzione,provocata dalla reclusione in

manicomio,di quel corso naturale delle cose a cui accenna

Kraepelin. L’ospedalizzazione è come se mettesse in stand-by la

vita dei pazienti,imprigionati a questo punto nel delirio e nel

manicomio. Il delirio è delizia perché certezza incrollabile su cui si

struttura l’esistenza del soggetto e perché dona senso al suo

mondo,croce perché la credenza non condivisa deve essere difesa

ad oltranza e li rende vittime di un universo ostile. Ciò porta al

mistero dell’essenza del delirio. Solo prospettive molto

diverse(filosofia,fenomenologia, scienze cognitive)unendosi

possono portare ad una teoria credibile sul fenomeno del delirio. Le

prime devono rintracciare esperienze e meccanismi che portano a

dubitare di cose indubitabili e credere a cose impossibili,le altre

devono rintracciare le motivazioni alla base del sorgere del delirio

stesso,che quindi si configura paradossalmente come un’oasi di

senso in cui l’uomo riprende fiato.

TERZO CAPITOLO – LA PARANOIA

1.ANTONIO: arriva al Mandalari a 63 anni,dopo essere stato nel

manicomio giudiziario di Aversa,e poi in quello di Barcellona PdG,in

seguito ad un delitto commesso. Aveva ucciso il presunto amante

della moglie,essendo convinto dell’infedeltà della moglie ed anche

che questo volesse ucciderlo. Diagnosi di paranoia: grafomane

interminabile. Prolissità di temi,periodare oscuro,frasi

enfatiche,pesanti,che richiamano i temi della sua costruzione

delirante di danno ordito da qualcuno. Secondo lo psichiatra il

quadro psicopatologico del paziente evolve nel senso di sviluppo

paranoideo ed infatti il paziente riferisce di un presunto

interlocutore con cui dialoga(in una cartella clinica accusa il suocero

di essere in combutta con alti dirigenti RAI per far si che parecchie

trasmissioni televisive contengano messaggi contro di lui).

L’interlocutore a cui si riferisce sarebbe un altissimo personaggio da

lui conosciuto in circostanze non precise nel 1950 e che non

consente una soluzione dei suoi problemi. Si tratterebbe dell’allora

Direttore generale della RAI ed il paziente afferma di voler scrivere

un memoriale nel quale spiegherà come e perché il direttore sia

implicato nella sua storia. Cerca più volte di fuggire dal Mandalari

per andare a Roma ed incontrare quell’alto personaggio. All’atto del

ricovero presso il Mandalari espone i fatti che l’avevano condotto

all’omicidio: (da qui sono parole del soggetto)polemica con la

moglie per mancata integrità già prima del matrimonio. Superate

tali polemiche si è inserito il papà della moglie creando sospetti e

cercando di ingelosirlo. Voleva trasferirsi a R. e sperava nell’aiuto

del suocero che non gradiva il trasferimento però. Nonostante tutto

ci riuscì sperando che stando lontano dalla famiglia della moglie

sarebbe andato meglio,ma si crearono nuove opposizioni,era tutta

una contesa:come al suo paese non gli si diceva nulla ma era

convinto di capire che volevano farlo passare per pazzo e dietro

sollecitazione del suocero. Poi si ricredette perché vide l’amico

suo(l’alto dirigente) parlare di lui ritenendolo pazzo e allora si mise

in sospetto perché non credeva che potesse parlare male di lui. Si

mise in contatto con l’amico dicendo che questa situazione doveva

finire,mentre precedentemente gli erano giunte voci che questo

avesse violentato sua moglie in casa sua. Chiese alla moglie un

anno di tempo per scoprire chi fosse l’autore delle calunnie e

durante un viaggio la moglie gli confessò di essere stata violentata

da lui. Quindi si rese conto delle voci messe in giro dall’amico. Invitò

la moglie a cambiare atteggiamento,ma questa andò via senza

salutarlo e lui la prese come minaccia. Un giorno lo vide mentre

passava in macchina vicino casa sua con madre e moglie,lo salutò e

si misero a ridere. Uscì pazzo e dopo pochissimi giorni quando lo

rivide ritenne che fosse il momento giusto per ucciderlo, e così fece.

Nella prima lettera alla moglie afferma di voler fare il possibile per

tornare a casa,sente la morte non lontana,“rimprovera” la moglie di

una certa indifferenza anche se forse condizionata da qualcuno ed è

convinto che un giorno i figli sapranno tutta la verità e lo ameranno

comunque. Nella seconda la esorta argomentando lungamente, ad

andare da lui a parlargli ed a fare qualcosa per farlo

uscire,ritenendo che la sua liberta possa essere la migliore via che

porti ad una soluzione dei problemi. Nella lettera al dottore lo esorta

a più riprese a mandarlo a casa,perché ha paura di morire a

breve,soffre molto e perché sostiene di non volere il male dei figli e

della moglie,che anzi vorrebbe vedere considerandoli unici eredi e

far beneficiare del suo lavoro. Anche nella lettera al direttore

dell’ospedale psichiatrico di Messina esorta lo stesso a più riprese di

rispedirlo alla sua pace,alla pace di casa sua. Pieno di buoni

propositi afferma che i pettegolezzi non lo disturberanno,si adatterà

alla nuova realtà e non gli mancherà il lavoro,ma non vuole morire lì

dentro. Nell’altra lettera al dottore entra in gioco una persona

definita come Innominabile. Afferma che un agente di custodia gli

chiese se ascoltava la radio consigliandogli di farlo e che spesso alla

radio venivano confutate e a volte elogiate sue idee. Una volta uscì

il nome di un segretario di un onorevole a lui incontrato che poi si

scoprì essere il responsabile della tragedia(gli fece dedurre di aver

avuto una relazione con la moglie). Si aprì una nuova rubrica in cui

si polemizzava su tutto. Si parla di una polemica col “Mandarino”

conclusa col suo trasferimento al manicomio giudiziario di Aversa.

L’innominabile annunciò di avere avuto una figlia con la moglie di

lui. Dopo,la licenza e al ritorno la promessa di uscire a breve,ma

dopo 3 anni ancora nulla. Passa alla moglie con la quale non si trova

una soluzione,neanche la separazione o divorzio. Si lamenta per il

non poter rivedere i figli e conclude proponendo di incontrare

Sebastiano l’innominabile per trovare una soluzione. Nella prima

lettera a Sebastiano(chiamato così perché il paziente soffre e vuole

ricordare il martirio di San Sebastiano) prima si scusa con il

Direttore dell’ospedale per l’ennesima lettera affermando

comunque che non è lui il destinatario voluto della stessa,e poi si

rivolge a Sebastiano chiedendogli ripetutamente di venirgli

incontro,di parlare,di risolvere la sua situazione e di farlo uscire

ormai pieno di buone intenzioni. Nella seconda esordisce

rivolgendosi al dottore perché lo aiuti parlando col direttore,affinchè

lo lasci uscire,ormai pieno di buoni propositi e volto alla ricerca della

pace,per accudire la madre e i figli. Si rivolge poi a Sebastiano

chiedendo due mesi di tempo per ristabilirsi e continuando come

nelle precedenti con la solita richiesta condita da pace e buoni

propositi: voler tornare al suo paese e non a R per non morire lì

dentro essendo sempre più malridotto. Sempre nello stesso giorno

si rivolge al dottore perché spaventato da un malessere avuto poco

prima della scrittura della lettera e chiedendo di non

abbandonarlo(non avevano risposto alla richiesta di aiuto),piuttosto

di farlo uscire per giungere alla soluzione. Nell’ultima esorta

Sebastiano a dargli fiducia,in maniera tale da salvarsi e poterlo

salvare. Si propone di aiutarlo una volta libero,ma Sebastiano deve

dargli fiducia e far si che lui possa essere liberato.

PARTE SECONDA – NEL MONDO DELLA PARANOIA

1.IL COMPLESSO SISTEMA DELLA PARANOIA: l’uso comune è per

indicare un tratto specifico della personalità(soggetto

diffidente,sospettoso,ecc. Eccesso). Il termine però nasce in Grecia

per indicare un non ragionare:parà(oltre) e nous(mente) e indicava

una completa insanità mentale dovuta a follia o demenza. Con

Kraepelin passa a indicare una sindrome che presenta: lento

sviluppo di concezione delirante del mondo esteriore,che influisce

sulla condotta del malato e prende una radice così profonda nella

sua personalità da elaborare un complesso sistema; elevato

sentimento di se,spesso ingiustificato,che si ritrova specialmente in

delirio persecutorio o di grandezza; mancanza di indebolimento

mentale(sviluppo demenziale è raro e debole); possibilità di

guarigione ridottissime se non nulle. I disturbi sensoriali sono di

poco o nessun rilievo: possono esserci allucinazioni,ma non

importanti e si limitano a confermare delirio. Mancano lesioni nella

sfera dell’intelligenza,della memoria,della volontà e degli affetti. Per

Kraepelin il disturbo appartiene alla sfera del giudizio. Tramite il

concetto di sistema differenzia la paranoia da altri 2 disturbi

paranoidi: parafrenia, meno grave e con allucinazioni, e la demenza

paranoide,con deterioramento e disorganizzazione rientra nelle

schizofrenie. Nella paranoia il delirio si sviluppa da una circoscritta

concezione del mondo esteriore danno forma lentamente ad un

sistema,attraverso il quale il soggetto interpreta gli avvenimenti

della vita. Dal DSM III-R paranoia è stato sostituito con disturbo

delirante per enfatizzare ulteriormente il ruolo del delirio e per

evitare confusione. Nel DSM-IV è caratterizzato da 4 criteri che

rispecchiano i tratti individuati da Kraepelin. Devono essere presenti

deliri non bizzarri di durata non inferiore a 1 mese,non devono

essere presenti i sintomi della schizofrenia(come le allucinazioni o il

linguaggio disorganizzato),mancanza di alterazioni nel

comportamento,nell’umore,nell’intelligenza e nel funzionamento

sociale eccetto che per i contenuti relativi al delirio. I tipi di delirio

più caratteristici sono:grandezza,persecuzione,gelosia ed erotico:

L’ultimo prevalentemente riscontrabile nelle donne,convinte di

essere amate da un uomo di più alto stato sociale,può sfociare in

stalking. Ogni tentativo di negare l’amore da parte della vittima

viene visto come l’opposto. La paranoia applicata all’amore porta a

risultati paradossali,perché il decorso sembra essere

completamente indipendente dall’effettiva relazione che si

stabilisce con la persona amata. Per quanto riguarda i deliri di

grandezza,essi sono raramente puri. Molti pazienti paranoici

mostrano qualche aspetto di grandiosità nei loro deliri,a prescindere

dal tipo di contenuto delirante. I deliri di gelosia sono abbastanza

frequenti,ma il più diffuso è quello di persecuzione. I soggetti

sentono il bisogno disperato di difendere le proprie convinzioni e

ricorrono a logiche schiaccianti per convincerli della verità del

delirio stesso. C’è rischio di atti violenti e spesso si fa appello ai

propri diritti. Stupisce il resto del funzionamento globale(se non si

sfiorano le tematiche deliranti intelligenza,emotività,ecc sono

intatte). Anche esteriormente non si notano cose bizzarre,quindi il

paranoico soffre di un disturbo mentale gravissimo,ma si comporta

come tutti noi e non è consapevole della malattia. Il suo universo è

pacificato:per quanto ingiuste le torture,egli riposa nella certezza di

avere ragione. Quando il delirio si fa certezza granitica vi è un

tentativo continuo di convincere l’altro.

2.UN’ASSURDITA’ INGEGNOSAMENTE ELABORATA: il primo merito di

Freud nell’analisi della paranoia è aver individuato un livello

profondo di comprensibilità del delirio che lo rende vero e permette

di mantenere unite assurdità e fondatezza. Il nucleo di verità è

possibile trovarlo nella storia del paziente. Nelle osservazioni sul

caso del giudice Schreber,Freud evidenzia questo legame tra nucleo

di verità e delirio,mostrando i vari passaggi con cui una pulsione

omosessuale rimossa nei confronti del medico del paziente si sia

potuta trasformare in un delirio persecutorio a sfondo sessuale e

successivamente in delirio religioso di grandezza. Così quando

Schreber afferma di essere torturato da Flechsig è vero perché è la

pulsione a farlo e non può ammettere il contrario perché l’evidenza

delle sue sensazioni ed emozioni gli dice il contrario. La

convinzione,legata al contenuto rimosso,ma vero, si trasferisce al

contenuto falso del delirio e ad esso rimane attaccata,diventando

ingiustificata. Freud sottolinea che anche le convinzioni più

bislacche contengono un fondo di verità se contestualizzate

all’interno del vissuto del soggetto(come in Mansueto,paziente

analizzato da Lorenzini e Coratti,che crede di essere il profeta Elia

destinato a completare la storia della Salvezza,e sostiene che

questa missione gli sia stata assegnata da Dio stesso il quale si è

incarnato e gli parla attraverso il suo organo(studiava al

conservatorio). Prospettiva fenomenologica: dice che un assurdo

può diventare inevitabile,perché il delirio sembra l’unica logica via

d’uscita. Per altri aspetti non è inevitabile:esperienze anomale

fondamentali per il sorgere del delirio non lo sviluppano

necessariamente e non si può condannare il paziente ad un destino

segnato(superare inevitabilità).

3.ALLA RICERCA DEL DISTURBO FONDAMENTALE: alcune ipotesi

recenti si basano sulla prevalenza di certi stili attributivi nei

paranoici,cioè processi attraverso i quali gli individui interpretano le

cause degli eventi e delle azioni e giungono a determinate

conclusioni sulla base di certi dati. Uno può essere il jumping to

conclusions,ma non esclusiva della paranoia e quindi perde valore

esplicativo(e poi un po’ tutti saltiamo alle conclusioni). Conway

dichiarò prima che i paranoici richiedono meno info per giungere

alle conclusioni,ma che queste spesso sono corrette e non si tratta

di patologia,anzi può essere utile. L’ipotesi finale degli autori è

dunque che quando questo stile,non patologico è combinato con

una tendenza alla sospettosità o alla megalomania,può contribuire

alla formazione di deliri. Altra tendenza è quella di Bentall(prendersi

meriti o scaricare colpe),ma ipotesi debole perché debole è il

legame tra deliri di persecuzione e tendenza ad attribuire

all’esterno la colpa. Nell’ambito delle teorie cognitive sulla

paranoia,2 sottolineano il ruolo dei processi emotivi nello sviluppo

della sintomatologia paranoide e lo fanno in maniera speculare:da

Bentall la paranoia è vista come una difesa dalle emozioni negative

e da Freeman come risultato delle emozioni negative. La prima è

una moderna visione freudiana(paranoia tecnica di protezione di

fragile autostima). Poi Bentall affermò che sembra derivare da

emozioni negative. Conferma successiva da Lincoln: se il nostro

concetto di noi stessi dipende dall’approvazione di altri,non essere

apprezzati può essere una minaccia estrema. Stanghellini dice che

all’origine c’è un trauma,non per forza uno shock in sé,ma ha valore

per il legami che ha con uno sgradevole evento del passato o con

quell’immagine di sé dipendente dal giudizio altrui. Nel primo caso

l’evento oltrepassa i confini temporali per assumere un significato

che va molto al di là dell’avvenimento stesso e affonda le sue radici

in un trauma del passato,nel secondo il trauma è legato a modo in

cui è interpretato. La paranoia è però una sola delle strade possibili

in situazione senza via d’uscita.

4.COMPENDIO DI RETORICA: la paranoia non è una patologia del

linguaggio,perché anzi in essa il linguaggio si dispiega in tutta la

sua potenza costituendo il mezzo per la persuasione degli altri.

Antonio si sente a suo agio nella retoria,ricorre a simulatio i

fingendo di condividere la tesi dei persecutori,alla

dissimulatio,nascondendo la sua opinione. Utilizza appelli in

continuazione e con destinatari diversi. E’ convinto che i nemici non

possano non essere smossi da nessun tipo di appello(logos,ethos e

pathos giustizia,ragione ed emozione),anche se si ha l’impressione

di essere di fronte ad una macchina abile a ragionare,meno a

ricorrere ad affetti ed emozioni. Mostra predilezione per la forma

interrogativa. Le domande retoriche ed i contro fattuali sono

utilizzati per dimostrare al direttore o al persecutore l’assurdità

della loro condotta: è il delirio che giudica sulla razionalità altrui.

Sembra un predicatore nel voler convincere i persecutori a

credergli, e lo fa utilizzando alternativamente

suggerimenti/promesse e avvertimenti/minacce. L’intera tematica

della liberazione dal manicomio si fonda su questa coppia di

opposti. Immagini e metafore usate sono numerosissime e talvolta

danno valore poetico. Le immagini vengono evocate per dipingere

con la maggior chiarezza possibile la propria condizione

all’interlocutore di turno,o per sfoggiare la propria cultura e

dipingere la vittoria del bene sul male nel momento in cui fosse

lasciato libero. Il linguaggio ha poco in comune con quello

schizofrenico: mancano alterazioni semantiche, neologismi,

deragliamenti; solo prolissità. Non è possibile paragonarlo al

linguaggio normale. Antonio è stato rinchiuso per poco più di un

anno e la ricchezza e la creatività di linguaggio sembrano

apparenti,così come il linguaggio che gira a vuoto. Temi uguali,

mentre nella schizofrenia c’è diversità di temi. Il linguaggio è

schiavo del paranoico.

5.COME UN SISTEMA DIVENTA PRIGIONE: Antonio ci da la possibilità

di constatare il passaggio da delirio di gelosia a quello di riferimento


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze cognitive e psicologia (Facoltà di Medicina e Chirurgia, di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, di Scienze della Formazione e di Scienze Statistiche) (MESSINA)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inzaghino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicopatologia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Cardella Valentina.

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