INTRODUZIONE:
La PSICOMETRIA è lo studio di come si possa misurare (“metria”) la mente (“psiche”).
Alcune branche della psicologia, come la clinica e in particolare la psicoanalisi, tendono a considerare l’individuo come
qualcosa di “unico” e differente dagli altri, concentrandosi quindi sulle diversità dei singoli individui e sulla loro unicità.
Altre, come la psicometria e la psicologia sociale, tendono a considerare l’individuo come simile agli altri,
concentrandosi non sulle diversità ma sulle somiglianze degli individui.
CAPITOLO 1:
COS’È LA STATISTICA?
Il termine statistica deriva da “statista” (uomo di stato), ovvero colui che teneva la contabilità dello Stato.
Oggi invece indica:
-‐ sia la SCIENZA DELLA STATISTICA
-‐ sia i valori che risultano dall’applicazione di alcuni algoritmi di calcolo (che producono gli INDICI STATISTICI).
-‐ sia i METODI e le TECNICHE per calcolarli (ovvero l’analisi dei dati).
La STATISTICA come scienza si può suddividere in:
A) STATISTICA DESCRITTIVA: riassume e descrive tramite numeri le caratteristiche principali di un insieme di
“misurazioni” (che rappresentano “informazioni”) raccolte sulla realtà.
à per esempio, la media universitaria è un indice riassuntivo dei voti che abbiamo ottenuto negli esami sostenuti fino
a oggi.
B) STATISTICA INFERENZIALE: permette di generalizzare a un’intera popolazione ciò che è stato osservato in piccolo
insieme (campione) ottenuto da quella popolazione oppure di confrontare tra loro dei gruppi (insiemi) differenti.
La STATISTICA come scienza distingue fra:
A) POPOLAZIONE: è l’insieme di tutti i soggetti o oggetti che si vorrebbe studiare.
B) CAMPIONE: è l’insieme dei soggetti o degli oggetti che si studiano veramente.
-‐ Un INDICE STATISTICO è una quantità numerica (una media, per esempio) che rappresenta una qualche caratteristica
del campione.
-‐ Un PARAMETRO è il corrispettivo dell’indice statistico, ma calcolato/stimato sulla popolazione.
Normalmente, il valore dei parametri nella popolazione è sconosciuto, dato che essa è troppo ampia per essere
misurata nella sua interezza; di conseguenza, i parametri vengono solitamente stimati a partire dagli indici statistici
ottenuti nel campione attraverso tecniche statistiche inferenziali appropriate.
LA STATISTICA PUÒ ESSERE:
-‐STATISTICA ESPLORATIVA: avendo un insieme di dati, cerca di capire quali relazioni esistano tra loro, permettendoci
di pensare (ipotizzare) una teoria.
-‐STATISTICA CONFERMATIVA: cerca di verificare se un ipotetico modello di relazioni fra i dati (una teoria) sia
effettivamente accettabile.
-‐STATISTICA UNIVARIATA: tecniche statistiche che prendono in considerazione una variabile per volta.
-‐STATISTICA BIVARIATA: tecniche statistiche che prendono in considerazione due variabili per volta.
-‐STATISTICA MULTIVARIATA: tecniche statistiche che prendono in considerazione più di due variabili per volta.
COSTRUTTO, VARIABILE E COSTANTE:
-‐COSTRUTTO: è un concetto mentale che viene associato a qualche elemento della realtà per un qualche motivo
(ad esempio l’amicizia, l’aggressività).
-‐VARIABILE: è una visione particolare, una parte, un aspetto di un costrutto. Si chiama variabile perché rappresenta
qualcosa che può assumere valori diversi.
(per esempio: la variabile “persone frequentate” è un aspetto del costrutto “amicizia”).
-‐COSTANTE: è qualcosa che non cambia mai all’interno di un costrutto.
La possibilità di misurare un costrutto (tramite le variabili associate a certi aspetti del costrutto) è oggetto della
TEORIA DELLA MISURAZIONE.
Le VARIABILI possono essere:
1) VARIABILE INDIPENDENTE (O SPERIMENTALE): è una variabile che lo sperimentatore tiene sotto controllo.
2) VARIABILE QUASI-‐SPERIMENTALE: è una variabile simile a quella indipendente che però lo sperimentatore non può
controllare.
3) VARIABILE DIPENDENTE: è la variabile che si lascia libera di variare e di cui si studiano i cambiamenti in base ai
singoli valori della indipendente.
COS’È UN INSIEME?
-‐ Un insieme è un “gruppo” di “oggetti”.
-‐ per indicare un insieme si utilizzano lettere maiuscole
-‐ per indicare gli elementi di un insieme si utilizzano lettere minuscole.
-‐ l’appartenenza di un elemento ad un insieme può essere definito da una regola (in modo ESPLICITO).
(es: A = gli studenti maschi di Psicologia di una certa università}),
{
oppure da un elenco di oggetti (in modo IMPLICITO). (es: B = marco, andrea, vittorio})
{
-‐ gli insiemi si rappresentano graficamente tramite i DIAGRAMMI DI VENN.
-‐ gli insiemi possono essere numerici o empirici (non numerici).
-‐ all’interno di un insieme può essere definita una “relazione” fra gli elementi (es: a<b; a è padre di b).
-‐ Fra due insiemi può essere definita una “funzione” che associa ad ogni elemento del primo insieme un elemento del
secondo.
à se per ogni coppia di elementi di un insieme (che sono fra loro in relazione) si riscontra un’analoga relazione fra gli
elementi del secondo insieme (per il quale esiste una funzione di associazione), allora i due insiemi sono OMEOMORFI
(hanno la stessa forma).
LIVELLI DI MISURA:
i livelli di misura sono i diversi modi di misurare e possono essere classificati con tre modalità:
1) QUALITATIVE/ QUANTITATIVE:
-‐qualitativo (o categoriale): un livello di misura è qualitativo quando tiene conto solo e soltanto di una qualche qualità
di ciò che si sta misurando (es: il colore dei capelli, la razza di appartenenza, il titolo di studio raggiunto).
-‐quantitativo: un livello di misura è quantitativo quando è possibile usare i numeri per indicare i diversi livelli di ciò che
si sta misurando (es: l’età, l’altezza di una persona, il numero di risposte giuste ad un questionario) e il numero
esprime “effettivamente” un’unità di misura.
2) DISCRETE/ CONTINUE:
-‐discreto: un livello di misura è discreto quando un valore utilizzato è completamente separato da qualunque altro e
non vi sono valori intermedi; le variabili qualitative sono sempre discrete, mentre quelle quantitative sono discrete se
non è possibile effettuare una misurazione intermedia fra due valori contigui
(es: numero di persone che entra in un negozio).
-‐continuo: un livello di misura è continuo quando un valore utilizzato “scivola” nell’altro, cioè quando, fra una
qualunque misurazione e l’altra, vi sono infinite possibili misurazioni (ad esempio l’età).
Il valore che viene misurato è sempre un’approssimazione del valore reale (l’approssimazione dipende dalla sensibilità
dello strumento di misura).
3) NOMINALI/ORDINALI; INTERVALLO/RAPPORTO:
è il sistema di classificazione più usato ed è stato proposto da Stevens.
-‐nominale: un livello di misura è nominale quando è soltanto possibile dare un nome (etichettare) alle categorie di ciò
che si sta misurando (es: il colore dei capelli).
-‐ordinale: un livello di misura è ordinale quando è possibile ordinare i diversi livelli di categorie in un modo qualunque.
(ad esempio, per il titolo di studio, la maturità è superiore alla licenza media, la laurea è superiore alla maturità…)
-‐intervallo/rapporto: un livello di misura è ad intervallo/rapporto quando i valori assunti dalla variabile possono essere
espressi tramite numeri che fanno riferimento ad una specifica unità di misura (anni di studio, altezza in cm…).
Le MISURAZIONI DELLA STATISTICA utilizzano le SCALE DI MISURA applicate a delle variabili:
A) SCALE NOMINALI:
-‐sistema empirico classificatorio
-‐2 elementi possono appartenere a categorie uguali o diverse (relazione di uguaglianza o di equivalenza).
-‐ ogni elemento appartiene ad una e ad una sola categoria.
-‐ le categorie possono usare qualsiasi tipo di etichetta (simboli, testo o numeri); anche se si usano i numeri, questi non
sono numeri, ma testo (quindi 1 significa uno).
àesempio: il genere (maschio, femmina), la professione (chirurgo, operaio…)…
B) SCALE ORDINALI:
-‐2 elementi possono appartenere a categorie uguali o diverse (relazione di uguaglianza o di equivalenza).
-‐ 2elementi diversi possono essere ordinati fra di loro, così che si può dire che uno dei due è minore dell’altro oppure
è maggiore (RELAZIONE D’ORDINE).
-‐ le categorie possono usare etichette che permettano di esprimere la relazione &nb
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