Psicologia sociale cognitiva
La cognizione sociale
Cognizione sociale: comprende teorie, modelli ecc., ma tutto ciò è accomunato da degli assunti di fondo rispetto al modo in cui funziona la mente umana. L’obiettivo è di individuare i processi che caratterizzano il funzionamento del nostro sistema cognitivo, i comportamenti che realizziamo. Questo si realizza attraverso due modalità:
- Approccio fenomenologico: chiedere alle persone di verbalizzare i loro pensieri, impressioni e ragionamenti, permette di individuare quali siano le teorie ingenue che le persone utilizzano nel momento in cui interpretano e danno significato al proprio comportamento e a quello altrui.
- La psico sociale cognitiva ha fatto propri i modelli e le metodologie di ricerca tipiche della psicologia cognitiva in generale.
La cognizione sociale si occupa dello studio scientifico dei processi attraverso cui le persone acquisiscono informazioni dall'ambiente, le interpretano, le immagazzinano in memoria e recuperano da essa, al fine di comprendere sia il proprio mondo sociale che loro stessi ed organizzare di conseguenza i propri comportamenti.
Natura scientifica: ogni ipotesi viene sottoposta a rigide verifiche sperimentali. Alcuni processi sono estremamente pervasivi tanto da essere pressoché universali, mentre altri sono assai più legati alle specificità del contesto. Natura attiva del processo di acquisizione di informazioni dall’ambiente. Le persone espirano nel proprio ambiente si interrogano su liste caratteristiche. Occorre però operare dei processi di selezione: alcuni elementi verranno percepiti dall’osservatore mentre molte altre informazioni passeranno inosservate.
Un’ulteriore caratteristica della cognizione sociale è l’idea che le informazioni acquisite dall’ambiente non abbiano valore di per se stesse, ma che su di esse l’individuo lavori attivamente attribuendo significati e valori personali. Tutto ciò che proviene dall’ambiente è soggetto a processi di interpretazione sulla base delle conoscenze possedute, delle proprie esperienze passate e del proprio stato attuale.
Per comprendere come verrà interpretata la situazione è importante una conoscenza approfondita dell’individuo percepente piuttosto che della situazione stessa. I risultati di questi processi di raccolta di informazioni di lavorazione vengono depositati in memoria e vanno ad arricchire quel bagaglio di conoscenze ed esperienze che a sua volta influenzano le operazioni di interpretazione.
Vi sono dei principi generali: le persone hanno limitate abilità e capacità di elaborazione delle informazioni. Ciò implica che occorre intervenire con selezione delle informazioni in ingresso, cercando modalità di sintesi:
- Processo di categorizzazione: vari esemplari in un medesimo insieme.
- Necessità di formulare giudizi risparmiando risorse cognitive: data dal ricorso a ragionamenti di tipo euristico. Euristiche: scorciatoie di pensiero che utilizziamo per formulare giudizi sulla base di informazioni limitate.
Non si ricerca la soluzione ottimale bensì una soluzione accettabile: le euristiche permettono di ridurre il tempo e gli sforzi necessari per giungere ad una conclusione soddisfacente, anche se non la migliore.
Processi consapevoli: ogniqualvolta un processo mentale abbia luogo a partire da un iniziale atto di volontà, possa essere controllato nel corso del suo sviluppo, e rispetto al quale l’individuo è in larga misura in grado di riportare verbalmente i vari passaggi compiuti. Le caratteristiche sono l’intenzionalità, la possibilità di controllo e la consapevolezza. Simili processi mentali sono altamente dispendiosi. I processi consapevoli sono quindi tipicamente seriali, eseguiti in successione. Quando un’attività viene ripetuta nel tempo va incontro a modificazioni nel modo in cui viene eseguita e con l’esperienza e la pratica alcuni movimenti diventano automatici senza un necessario controllo consapevole: processi inconsapevoli.
Le persone sono inconsapevoli dei propri processi mentali anche in un modo più sottile, non solo si possono eseguire processi in forma automatica, ma anche quando si portano avanti processi controllati noi siamo consapevoli solo della punta dell’iceberg.
Ogni individuo ha una propria prospettiva privilegiata attraverso la quale osserva il mondo. Un esempio di pensiero egocentrico è la cosiddetta illusione di trasparenza: credenza erronea che gli altri capiscano con facilità i nostri stati interni. Queste forme di egocentrismo sono eclatanti nei bambini, influenzano in età adulta i giudizi e i rapporti interpersonali. Non solo l’individuo tende a mettersi al centro del mondo, ma, almeno in situazioni di funzionamento normale, tende a farlo mettendosi in una luce positiva.
Una motivazione fondamentale è quella di raggiungere o mantenere un’elevata autostima. Sia i processi che i contenuti di pensiero tendono ad essere alquanto impermeabili rispetto ad ogni tentativo di modificazione. Questa resistenza al cambiamento è tanto più evidente là dove le credenze dell’individuo permangono stabili nonostante vi siano indicazioni oggettive circa la loro erroneità. È caratteristica dei processi di pensiero quella di esplorare il mondo alla ricerca di elementi in grado di confermare le proprie aspettative con il risultato di privilegiare tutto ciò che permette di mantenere stabilità.
Accessibilità può essere definita come la facilità con cui determinati contenuti di pensiero si presentano alla nostra mente, dato l’insieme di conoscenze depositate in memoria, alcune di queste risultano più semplici da recuperare. Queste conoscenze facilmente recuperabili diventeranno in modo cronico la chiave privilegiata di interpretazione. Lo studente di psicologia cercherà di decodificare i comportamenti altrui, i contenuti più accessibili formeranno il quadro di riferimento utilizzato per dare senso a ciò che di nuovo incontriamo. Le persone depresse: in questi soggetti diventa cronicamente accessibile un’immagine di sé medesimi in quanto esseri insignificanti e tenderanno ad interpretare le proprie vicissitudini quotidiane alla luce di questa concezione negativa di se stesse.
I processi mentali sono influenzati dallo stato momentaneo dell’individuo, il quale solo in misura minima riesce a tener conto del fatto che si tratta di uno stato momentaneo e tende invece ad ampliare la sua importanza più del dovuto. Le situazioni contingenti rendono alcuni contenuti mentali temporaneamente più accessibili rispetto ad altri, e questi contenuti maggiormente accessibili esercitano l’impatto maggiore sugli stati emotivi, i giudizi ed i comportamenti (innamorato appena abbandonato diffonde la delusione a tutti gli ambiti della sua vita). Per la persona è il qui e ora che conta, e ciò pone chiari indirizzi ai processi mentali.
La percezione sociale
I movimenti del corpo, gli sguardi e le espressioni del volto forniscono molte informazioni circa la persona che li esegue e cosa egli pensi di noi. Un’inclinazione del corpo in avanti o all’indietro ci indicherà un atteggiamento positivo o negativo nei nostri confronti. Ogni cultura prevede i suoi particolari codici che regolano la comunicazione non verbale. Ogni comportamento non verbale ha significato, a seconda dei contesti in cui si realizza.
Attraverso questo comportamento è possibile inviare dei messaggi, ma è anche opportuno calibrare adeguatamente le modalità di esecuzione di tale comportamento affinché venga trasmesso il messaggio desiderato. Le donne sembrano più abili nel cogliere le sfumature e nel comprendere il significato dei comportamenti non verbali manifestati da altre persone. Perché questa asimmetria?
- Spiegazione di tipo evoluzionistico: funzione primaria di accudimento della prole.
- Spiegazione di strutturazione interna alla società. Eagly ritiene che le donne più degli uomini sono inserite all’interno della società in ruoli di servizio agli altri.
Le persone con uno status sociale più basso debbono sviluppare una maggiore sensibilità nel comprendere gli stati interni di coloro che si collocano più in alto. Poiché le donne sono state a lungo subordinate all’uomo può essere un ulteriore motivo.
Un’altra situazione in cui i comportamenti non verbali possono diventare oggetto di attenzione consapevole è data dalle menzogne. Riuscire però a controllare simultaneamente tutti i propri comportamenti non verbali risulta essere un compito praticamente impossibile. In questo senso, i comportamenti non verbali possono diventare degli indicatori importanti per indentificare chi stia mentendo e chi no. Le microespressioni consentono di scoprirlo. Tanto più una persona si sforza di mentire, tanto più il suo comportamento non verbale sarà rivelatore. Le persone che mentono prestano la massima attenzione ai contenuti verbali che trasmettono, questo sforzo si traduce in una diminuzione del controllo del comportamento non verbale.
Il formarsi un’impressione è un processo sequenziale dato dall’acquisizione e dall’accumulo progressivo di informazioni. Due principali modelli tentano di spiegare come i vari elementi vengano ad integrarsi tra loro per dar vita ad una impressione unitaria:
- Modello algebrico di Anderson: hanno la priorità assoluta i dati in ingresso. Se una persona è intelligente e fredda, si procede recuperando inizialmente la valenza di ciascuno dei due singoli tratti e successivamente calcolando la media algebrica dei singoli valori. Il risultato andrebbe a costituire la valutazione globale nei confronti della persona descritta.
- Modello configurazionale di Asch: nato all’interno della corrente denominata Psicologia della Gestalt, la priorità viene data alle operazioni mentali che vengono eseguite sui dati in ingresso. Quindi bisognerebbe lavorare in modo olistico sull’insieme delle informazioni ricevute, procedendo ad interpretare ogni singolo tratto non solo per il suo peculiare significato ma soprattutto alla luce delle altre informazioni presenti. Alcuni tratti hanno inoltre un’influenza particolare nel modificare il significato degli altri attributi che si accompagnano ad essi: definiti centrali.
In genere le prime info che riceviamo hanno il massimo impatto sulle impressioni che ci formiamo: effetto di priorità (primary effect). I primi elementi descrittivi creano lo sfondo interpretativo sulla base del quale si dà significato alle successive informazioni.
Attualmente, il modello di tipo configurazionale proposto da Asch gode di maggior credito, anche se esistono probabilmente ambiti specifici in cui anche i modelli algebrici possono rivelarsi utili. L’adozione congiunta di entrambi può aumentare le capacità di prevedere quale impressione finale il soggetto percepente verrà a formarsi.
Risulta difficile modificare le prime impressioni, per la resistenza al cambiamento cui opera il nostro sistema cognitivo. Anche di fronte ad elementi che indichino chiaramente l’infondatezza delle nostre impressioni si è comunque restii ad abbandonarle.
Nei casi in cui vi sia una sufficiente motivazione si procede cercando di dare un significato coerente alle informazioni riguardanti altre persone. Le impressioni vengono arricchite aggiungendo anche elementi di cui non siamo venuti direttamente a conoscenza. A partire dei pochi dati di cui si è in possesso, si ricostruiscono altre caratteristiche che si presume ben si accordino con i dati disponibili. Per compiere quest’operazione, si fa ricorso alle teorie implicite di personalità. Queste teorie ingenue, costruite nel corso dell’esperienza, racchiudono le credenze circa quali tratti di personalità si accordino fra loro e quali invece mal si combinino. Costituiscono quindi delle mappe di riferimento che ovviamente non sempre si rivelano accurate. Un vantaggio primario è la possibilità di giungere ad impressioni articolate a partire da poche informazioni di base e con un dispendio limitato di energie.
Processi simili hanno luogo anche partire dalla percezione delle caratteristiche fisiche delle persone. L’aspetto fisico viene utilizzato come indicatore delle caratteristiche di personalità. Persone con caratteristiche del volto tipicamente infantili tendono ad essere percepite come oneste, ingenue. Non ci si limita ad accogliere passivamente ciò che proviene dall'ambiente, ma ci si impegna anche attivamente andando a raccogliere quelle informazioni che potrebbero essere utili per i nostri obiettivi. Nel portare avanti questa raccolta di informazioni si possono seguire due strategie opposte: è possibile procedere sia cercando di confermare le nostre ipotesi di partenza, sia cercando evidenze empiriche che disconfermino le ipotesi iniziali.
Snyder e Swann hanno indagato sperimentalmente quale sia la strategia preferita dalle persone nel momento in cui debbano formarsi delle pressioni. La ricerca di informazioni veniva svolta seguendo una strategia di conferma delle proprie ipotesi iniziali in contrasto con quanto suggeriscono i principi della ricerca scientifica, secondo i quali occorrerebbe procedere attraverso strategie di disconferma piuttosto che di conferma.
Le profezie che si autoavverano. Mettendo in atto delle strategie di scoperta dell’altro mirate più a confermare le proprie ipotesi che non a disconfermarle. Le proprie ipotesi circa le altre persone possono però produrre degli effetti ancor più sottili, andando effettivamente a modificare la realtà percepita. Infatti, gli individui, con il comportamento, possono involontariamente creare le condizioni affinché le proprie aspettative si realizzino. Rosenthal e Jacobson hanno dimostrato questo fenomeno nell’ambito scolastico.
A causa delle aspettative indotte dagli sperimentatori, gli insegnanti misero in atto comportamenti selettivamente più favorevoli nei confronti degli studenti verso i quali nutrivano aspettative positive, e questi comportamenti ebbero a loro volta l’effetto di incrementare le capacità e le prestazioni di quei pochi privilegiati studenti. Lo studio ha dimostrato gli effetti delle aspettative che si autoavverano in un contesto assai rilevante come quello dello sviluppo dell’intelligenza.
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