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Psicologia Sociale

La psicologia sociale è un ramo della psicologia e studia l’interazione tra le persone. Esso è una

scienza ma si differenzia dalla psicologia in quanto il suo scopo è quello di indagare

scientificamente come i pensieri, i sentimenti e i comportamenti delle persone sono influenzati

dalla presenza oggettiva, immaginata o implicita degli altri. Quella oggettiva riguarda la presenza

fisica, quella immaginata e quella d’immaginare di essere in presenza di altre persone ( es. quando

si gioca una partita di calcio in uno stadio enorme) e quella implicita riguardo ad esempio le norme

( determinano il nostro comportamento anche in assenza di altri)

Collegamenti con altre discipline :

- Con la sociologia e l’ antropologia sociale

- Con la sociolinguistica, linguaggio e comunicazione

- è stato influenzato dal pensiero di Freud (riguardo il pregiudizio)

- con la psicologia cognitiva

- con la psicologia dell’individuo

Metodi usati dalla psicologia sociale : essa come abbiamo detto è una scienza,

pertanto usa il metodo scientifico :

- osservazione – formazione ( teoria con ipotesi) – esperimento (per verificare ipotesi)

-ipotesi confermata

- ipotesi non confermata

( ritorno alla teoria o

eventualmente la modifica di

questa )

Tuttavia è importante precisare che a verificare le ipotesi in psicosociale esistono due metodi : - il

metodo “sperimentale” : che si usa per capire se esiste tra i fattori presi in esame un rapporto di

causo-effetto. Esso consiste nella manipolazione di variabili indipendenti per valutare gli effetti su

variabile dipendenti. Nel metodo sperimentale si possono verificare poi delle situazione come

“confusione” : cioè due variabili indipendenti variano in modo tale che non è possibile nessuna

comprensione a come le “caratteristiche della richiesta” cioè quegli elementi di un esperimento che

possono richiedere una certa risposta ai soggetti (cioè essi rispondono in una certo modo perché

hanno potuto individuare l’ipotesi dello sperimentatore e quindi comportarsi in maniera intenzionale

per confermarla o negarla). Nel condurre l’esperimento poi gli scopi dello sperimentatore sono 2 : -

un basso livello di “realismo mondano” (cioè la somiglianza fra le condizioni dell’esperimento e

quello della vita reale) – il realismo sperimentale (cioè la manipolazione deve essere fortemente

dotata di significato per i partecipanti) Gli esperimenti poi possono essere condotti in laboratorio o

sul campo ( risulta però più difficile) Il metodo sperimentale comunque è quello più usato dallo

psicosociale. – il metodo “ non sperimentale” : viene usato quando è impossibile stabilire che

rapporti di causa – effetto o quando tratta temi etici che sono difficili da sottoporre e

sperimentazione. Pertanto in questo caso si può stabilire solo se vi è una qualche correlazione tra i

fattori presi in esame. Alcuni metodi non sperimentali usati sono : - la ricerca d’archivio : esso è la

ricerca di dati raccolti da altri ( spesso per ragioni diverse da quelle del progetto di ricerca) per fare

confronti e valutare se esistono correlazioni. Tuttavia però non è detto che i dati presi in

considerazione siano del tutto attendibili. – lo “studio di una cosa” : cioè lo studio approfondito di

un individuo singolo o di un evento, o di un gruppo. Tuttavia in questo caso può capitare che la

ricerca sia falsata per la paura del giudizio che può provare la persona esaminata. Inoltre non è

facile poter generalizzare i dati ottenuti. – l’analisi del discorso : cioè lo studio del discorso di una

persona per trovare significati nascosti sotto le parole. Tuttavia anche risultando un metodo molto

efficacie per capire sentimenti e atteggiamenti, a però soggetto o un interpretazione soggettiva di

colui che analizza il discorso. – “ricerca basata sull’inchiesta” : essa però può essere un intervista

o un questionario . L’equivalente degli esperimenti sul campo in questo caso è la ricerca sul

campo. Per gli esperimenti sugli esseri umani l’Associazione degli Psicologi Americana nel 1972

ha stabilito una serie di principi di condotta etica che i ricercatori sono tenuti a seguire. Cinque

sono i principi etici che sono stati tenuti più in considerazione : - protezione dei partecipanti dal

danno – divieto di usare l’inganno (cioè i soggetti devono essere informati dell’esperimento al

quale saranno sottoposti, anche se ciò spesso risulta difficile in quanto i soggetti potrebbero dare

certe risposte perché consapevoli di ciò che i ricercatore vuole studiare. Quindi comunque negli

esperimenti una certa quantità d’inganno viene usata).- diritto alla privacy - consenso informato

(cioè la possibilità per i soggetti di ritirarsi in qualsiasi momento e di dare per iscritto il loro

consenso a partecipare ) . – trasparenza

Livelli di spiegazione:

esistono diversi livelli di spiegazione di un fenomeno. All’più usato dalla psicosociale è il

“riduzionismo” che consiste nello spiegare i fenomeni attraverso un linguaggio e concetti che

appartengono a un livello di preparazione inferiore.

Nascita e sviluppo storico dello Psicosociale (nasce in Europa). La

Psicosociale è nato molto probabilmente con un gruppo di studiosi tedeschi influenzati dal filosofo

Hegel che si diedero il nome di “demopsicologi” che introdussero il concetto di “mente collettiva”

(metà 800) chiamata più tardi “mente di gruppo” (guadagnando popolarità nei primi del 900 grazie

allo scrittore Le Bon e più tardi allo psicologo McDougall) : e cioè un idea secondo cui le persone

adottano modi di pensare (si comportano in modo antisociale o aggressivo, perdendo la propria

individualità e responsabilità personale e regredendo a uno stato più primitivo) diversi quindi sono

in gruppo. La Psicosociale si diffuse come scienza soltanto negli anni 20 negli Stati Uniti, il cui

spesso decisivo fu la pubblicazione da parte di Allport di un’ agenda per la disciplina. Da quel

momento essa si sviluppò enormemente e una fra i temi ( e ancora oggi al centro dello

psicosociale) per primo trattato fu quello degli atteggiamenti ( come si misurano,come sono

strutturati nella mente, come si possono modificare,ecc.) Altro tema fu quello del comportamento

degli individui nei gruppi, in particolare da Lewin ( che spesso viene considerato il padre della

psicosociale sperimentale) e un altro ancora fu quello dell’interazione fra gruppi studiato da Sherif.

Sebbene la psicosociale nacque in Europa, gli Stati Uniti svolsero un ruolo importante nel suo

sviluppo. Questo dipese da due fattori: - la crescita degli USA come potenza economica mondiale

prima – la seconda Guerra mondiale dopo che determino in Europa la quasi completa distruzione

della psicosociale e quindi il trasferimento di molti studiosi in America dove continuarono i propri

studi sociali. Qui gli Stati Uniti formarono risorse per ricostruire centri di psicosociale .

Successivamente però gli studi sociali furono ripresi anche in Europa, e nonostante all’inizio ci fu

uno scontro di temi con l’America oggi lo scambio d’idee fra i due continenti è ripreso. Oggi la

psicosociale è andata in direzione dello studio della salute, dell’immaginazione, dell’evoluzione

sociale dei comportamenti,dello studio della comunicazione elettronica e delle neuroscienze sociali

Il Pensiero sociale

Mentre nel linguaggio comune i termini pensiero e cognizione sono sinonimi, in psicologia non è

cosi. Pensiero: è un linguaggio interiore di cui siamo o potremo essere consapevoli. Cognizione:

sono processi mentali che per lo più sono inconsci e memorizzano ed elaborano le informazioni

del mondo esterno che ci vengono dalla percezione, determinando il nostro comportamento (quello

che diciamo e facciamo).

Teoria dell’attività cognitiva :

Coerenza cognitiva : secondo cui le persone cercano di ridurre l’incoerenza tra le proprie

cognizioni impegnandosi con tutti i comportamenti possibili. Scienziato ingenuo ( teoria

attribuzionale) : la coerenza cognitiva perse popolarità quando gli studiosi si resero conto che le

persone possiedono una notevole tolleranza verso l’incoerenza cognitiva. Secondo questa nuova

teoria invece le persone svolgono analisi per attribuire specifiche cause ai comportamenti (nostri e

degli altri) e gli eventi per comprendere il mondo. – Economizzatore cognitivo: poiché ci si rese

conto che le persone erano degli scienziati molto imprecisi nelle loro analisi del mondo ,si affermo

questa nuova teoria secondo cui le persone usano le cognizioni meno complesse e faticose,delle

scorciatoie. – Tattico motivato :secondo cui le persone usano molteplici strategie cognitive che

scelgono in basa a obiettivi, e necessità. Oggi gli psicologi sostengono ( e analizzano) che la

cognizione e conseguente comportamento sia influenzato dal contesto sociale. Uno sviluppo

recente è quello della neuroscienza sociale che studia l’attività elettronica celebrale associato

all’attività cognitiva.

Modello dell’infusione dell’affetto : è un ultimo recente sviluppo, secondo cui le

cognizione si unisce allo stato affettivo (emozioni,umore, ecc.) al punto che i nostri giudizi riflettono

l’amore del momento.

Come si formano le impressioni : (sono uno dei risultati dell’attività) le impressioni

sono un aspetto importante della cognizione. Quando descriviamo gli altri, alcune informazioni

sugli altri influenzano più la nostra impressione rispetto ad altri. Es. pauroso / egoista rispetto a

diplomatico / diretto. Asch definì “tratti centrali” quelli che influenzano di più la nostra impressione

e che sono correlati con altri tratti e quelli che influenzano di meno “tratti periferici”. Tuttavia si

ipotizzo che definire quali sono i tratti centrali e quelli periferici è una cosa soggettiva ( per alcuni

sono importanti alcune caratteristiche per altri altre) costrutti personali. Inoltre si è visto che le

impressioni che si hanno su qualcuno sono influenzate anche dell’ordine in cui si ricevono

informazioni al suo riguardo : - “effetto primacy” : quando le prime informazioni fornite hanno un

influenza sproporzionata su quelle successive ( e questa è quello che capita più di frequente) un

effetto primacy si è visto che è ad esempio l’aspetto fisico quindi siamo guidati dall’esperienza (ha

un forte peso). E spesso tendiamo a inserire le persone in categorie in base al loro aspetto fisico,

di fatto steriotizzandoli. (talvolta in modo negativo). – Effetto recency: quando sono le ultime ad

influenzare la percezione (e cioè può capitare quando si è stanchi, poco attenti, ecc.)

Processo generale con cui conosciamo la realtà dell’attività

cognitiva : Quando noi conosciamo comprendendo il mondo (una persona, un evento, un

luogo ecc.) memorizziamo le informazioni provenienti dall’esterno attraverso “schemi” (che sono

un insieme di cognizioni interconesse)..(strutture cognitive che organizzano le informazioni

(provenienti dal mondo esterno)su determinati temi o argomenti. Spesso essi ci possono far

compiere degli anni nel trarre impressioni dal mondo ma sono utili perché altrimenti avremmo un

enorme confusione e dovremmo affrontare ogni situazioni come se fosse la prima volta) che poi

automaticamente replichiamo nel momento di una nuova conoscenza di qualcos’altro. Di solito

alcuni indizi attivano un certo schema che subito va a completare i dettagli mancanti. Pertanto gli

schemi influenzano la codifica delle informazioni. Gli schemi possono essere di vario tipo: di

persona (che formano su persone specifiche ad es. un amica intima) di ruolo, script (che

riguardano eventi) di se, senza contenuto (cioè ad esempio come si attribuiscono cause al

comportamento della gente). Prima di applicare gli schemi però noi suddividiamo le informazioni

provenienti dall’esterno in “categorie” che sono insieme sfuocati di caratteristiche correlate

organizzate intorno ad un “prototipo” (che è appunto ciò che possiede le caratteristiche tipiche /

ideali che definiscono una categoria) Quindi ciò che rappresenta una categoria è il prototipo , ma

alcune volte può essere anche un “esemplare” cioè un individuo reale (ad es. le persone possono

rappresentare le categorie inglesi attraverso attori come Hugh Grant ). Ciò avviene di solito

quando le persone acquistano più famigliarità con la categoria. Quindi in sostanza primo si crea la

categoria e poi lo schema. Schemi e prototipi sono simili, solo che lo schema è qualche cosa di più

preciso, il prototipo è invece più nebuloso e indistinto. Un tipo di schema è lo “stereotipo” che è

uno schema di un gruppo sociale condiviso e semplificato. Esso rappresenta una scorciatoia

cognitiva perché permette di formarsi rigide impressioni sulla gente. Esso non è sempre errato ma

può avere anche un fondo di verità, inoltre essi difficilmente cambiano e si apprendono abbastanza

precocemente da piccoli. Inoltre diventano più accentuati ed ostili quando c’è un conflitto fra

gruppi. Essi nascono da un gruppo per caratterizzarne un altro. Quando categorizziamo ci

portiamo il fine di accentuare le somiglianze all’interno di una categoria e le differenze fra le

categorie. L’accettazione è alla base della creazione dello stereotipo.

Acquisto e uso degli schemi:

Gli studiosi sostengono che le persone tendono ad usare “categorie di base” cioè di ampiezza

media, né troppo grandi né troppo piccole, in quando più utili. (es. usiamo sedie piuttosto che

mobili).Di solito poi usano schemi importanti dal punto di vista soggettivo e facilmente reperibili

nella memoria perché usati molto o di recente. Inoltre nella vita quotidiana abbiamo accuratezza

nell’applicare gli schemi in quanto consideriamo i costi che potrebbero avere i nostri errori ( es.

Francesco evita di usare la parola casalinga perché questo lo farebbe apparire un sessista).

(Quindi dipendiamo in minor misura dagli schemi quando crediamo che seguire uno schema possa

farci commettere errori ). Noi acquisiamo gli schemi attraverso informazioni che ci vengono

comunicate da altri, leggendo ma è più probabile che essi si formano attraverso incontri (diretti o

tramite media diversi). Dopo che si sono formati possono arricchirli con ulteriori informazioni,

possono renderli più complessi, organizzati e precisi con il tempo. Come già detto poi una volta

che si sono formati gli schemi non cambiano, ciò può avvenire solo se tali schemi sono realmente

inesatti. (es. ci fanno vedere alla tv i leoni come animali teneri e dolci e poi ne abbiamo un contatto

diretto, vediamo che non è cosi e modifichiamo il nostro schema). Oppure nel caso in cui

accumuliamo molte prove del fatto che lo schema è sbagliato e allora creiamo delle sottocategorie.

Le categorie accessibili sono quelle che usiamo di più o che sono più coerenti con i nostri bisogni,

obiettivi,aspettative.

Codifica degli stimoli esterni: La codifica è il processo di rappresentazione degli

stimoli esterni nella nostra mente. Comprende 4 fasi : - Analisi preattentive :scansione automatica

inconscia dell’ambiente – Attenzione focalizzata :identificazione e categorizzazione degli stimoli. –

Comprensione : attribuzione di significato agli stimoli – Elaborazione inferenziale :collegamento

dello stimolo ad altre conoscenze. Due cose che influenzano la nostra attenzione ad alcuni stimoli

sono : (che permettono quindi la codifica) . la “salienza” che è la proprietà che distingue uno

stimolo dagli altri in un contesto specifico (es. che indosso una maglietta sgargiante è saliente a un

funerale ma non in spiaggia). – l’accessibilità (facilità nel richiamare categorie alla mente) delle

categorie che abbiamo già in mente. Priming: attivazione nella memoria di categorie o schemi

Capacità di

accessibili che influenzano il modo in cui elaboriamo nuove informazioni.

ricordare (le persone): La memoria che abbiamo delle persone influenza il nostro

comportamento. Tuttavia si è visto che di solito nel formarci delle impressioni sugli altri tendiamo a

non affidarci alla memoria ma alle informazioni che ci giungono dall’altra persona nell’interagire

con lei. Ciò che ricordiamo delle persone sono (per immagini) : l’aspetto fisico di cui per lo più volto

(siamo molto precisi),i tratti della personalità (per proposizioni), il loro comportamento. ( a

secondo però di come noi consideriamo un certo comportamento). Poi possono organizzare nella

memoria le informazioni riguardanti le persone in 2 modi : - per individuo : quindi una sola persona

ricordiamo più caratteristiche insieme ( di solito con persone conosciute e famigliari) – per gruppo:

cioè ricordiamo le persone per attributi relativi a una categoria sociale (quando si tratta di

estranei) . Tuttavia in 2 modi possono anche coesistere.

Processo dell’attività cognitiva sociale

(cioè come elaboriamo le informazioni che ci provengono dagli altri per formare impressioni degli

altri). Tale processo è detto “influenza sociale” e può avvenire in due modi: -processo Bottom up :

quando creiamo impressioni più piano partendo dai singoli specifici dati – “top down: quando

invece traiamo impressioni partendo da schemi a stereotipi generali. Qualsiasi sistema usiamo

comunque, dobbiamo dire che nel trarre impressioni spesso facciamo errori e siamo poco precisi.

Un esempio di errore è la “ correlazione illusoria” cioè delle volte crediamo che se una persona ha

una certa caratteristica automaticamente ne deve avere un'altra che nella nostra mente gli

abbiamo associato (es. se crediamo che l’obesità è correlata con il livello di scolarizzazione, ogni

volta che vedremo una persona obesa pensiamo anche che ha una scarsa educazione) Quindi

andiamo a creare una correlazione che però non esiste ( un esempio di questo è la magia). Inoltre

spesso facciamo errori perché usiamo scorciatoie inferenziali, cioè invece di valutare

effettivamente quali sono le caratteristiche reali di una persona tendiamo a ricorrere a schemi che

abbiamo già nella memoria per formarci impressioni di questa persona. Queste scorciatoie sono

chiamate “euristiche” e possono essere di vario tipo: - euristica della rappresentatività”- cioè quindi

stimiamo come è una persona considerandola simile a una certa categoria – “della disponibilità” :

cioè quando consideriamo più diffuse certe caratteristiche di quanto non lo siano in realtà (es.

vedendo Paolo con anfibi e un bastone crediamo che sia anche violento solo perché abbiamo da

poco visto il film Arancia meccanica) . (cioè quando fondiamo un giudizio sulla facilità con cui

riconduciamo esempi alla mente).- “ancoraggio e accomodamento” : (ad esempio la prima

impressione avuta) cioè possono rimanere ancorati e una certa comunicazione di come è una

persona anche se questa dimostra il contrario e poi spesso abbiamo impressioni su una persona

facendo riferimento agli schemi che abbiamo su noi stessi (es. dato che sono intelligente

Francesco che lo è di più di me deve avere un cervello enorme ). In generale però dobbiamo

considerare che questi errori ci permettono nella vita di tutti i giorni di non incorrere in cose

negative ( es. se incontriamo per strada un pitbull può risultarci utile far riferimento alle notizie

aggressive da parte dei cani).

Come spieghiamo i comportamenti nostri e degli altri ..Teoria

attribuzionale (di Heider) : secondo questa teoria le persone sono come degli scienziati

dilettanti che cercano di comprendere e di spiegare il comportamento degli altri e lo fanno asse

blando le diverse informazioni finche non giungono a una teoria e quindi causa per loro

ragionevole. Nel cercare la causa possono compiere un “attribuzione interna” (cioè attribuire la

causa a fattori interni o disposizionali come personalità ,ecc.) a un “attribuzione esterna” (cioè

attribuire la causa a fattori esterni a situazionali come contesto,ecc.). E di solito si è visto che le

persone tendono di più a un attribuzione interna, in quanto la nostra percezione è incentrata sulle

persone e tendiamo a trascinare la situazione (che spesso è difficile da osservare e da descrivere).

Su questa attribuzione è stata formulata una teoria, la “teoria della covariazione” di Kelley secondo

la quale nel formulare un giudizio su un qualche cosa le persone raccolgono informazioni e poi

attribuiscono la causa del comportamento al fattore che covaria più sistematicamente con il

comportamento ( es. il fatto di essere stati picchiati da piccoli rispetto al comportamento di

uccidere delle persone ) Inoltre Kelly ci dice che le informazioni fondamentali che crediamo

pertinenti alla covariazione sono 3 : - coerenza: cioè la frequenza cui si presentano quel fattore e

quel comportamento o valore distintivo – specificità : cioè se colui che ha quel comportamento

risponde allo stesso modo anche con altri stimoli – consenso :cioè se anche altre persone rispetto

a un certo fattore si comportano in quel modo (esempio :vediamo un datore di lavoro che sgrida un

impiegato, e per stabilire se ciò dipende da un fattore interno quindi per esempio carattere del

datore di lavoro o da uno esterno per esempio incompetenza dell’impiegato osserviamo: la

coerenza cioè se questo fenomeno avviene più volte, lo specificato cioè se il capo maltratta anche

altri impiegati e consenso cioè se anche altri si comportano allo stesso modo con l’impiegato. Se il

valore distintivo e il consenso sono bassi si ha un ‘attuazione interne , se invece sono altri esterne.

Un'altra teoria sulle attribuzione è quella di Weiner e che riguarda come spieghiamo e quindi

attribuiamo cause al successo o al fallimento nel compiere un compito (le attribuzioni che

compiamo sulle performance di qualcuno). Secondo questa teoria nell’attribuire cause o un

successo o un fallimento teniamo in considerazione 3 fattori : - luogo : cioè ci domandiamo se le

causa sia interna o esterna. – stabilita : cioè il grado di stabilità o meno delle cause (se dura nel

tempo o è temporaneo) – controllabilità : cioè se le cause del comportamento può essere

controllata o meno dall’individuo. Un'altra teoria ancora è la “teoria dell’influenza corrispondente” di

Jones e Davis secondo la quale le persone per lo più attribuiscono la causa dei comportamenti

degli altri a disposizioni interne di queste ( per esempio alla loro personalità, alle loro qualità,

ecc.)E questo perché essendo le disposizioni interne qualcosa di stabile rende il comportamento

delle persone prevedibile e quindi ci da la sensazione di avere un controllo sul mondo . Stile di

attribuzione: tutti noi facciamo attribuzione ma differenziano nello stile. Ci sono due tipi di persone :

- gli interni : che tendono a fare attribuzioni interne, cioè che se le cose accadono (i

comportamenti) dipendono da noi. – gli esterni : che tendono a fare attribuzioni esterne, cioè le

cose accadono per caso per fortuna o comunque agenti esterni. Tendenze sistematiche

nell’attribuzione : si è visto che ci sono diverse tendenze nelle persone nell’attribuire le cause a un

comportamento: - errore fondamentale di attribuzione : è la tendenza delle persone ad attribuire i

comportamenti a stabili disposizione di fondo della personalità , persino di fronte a farti prove della

presenza di cause esterne. E’ questo è un errore. Si è visto che alcune volte tale errore può

assumere una forma estrema detta essenzialismo, in cui si considera il comportamento riflette le

caratteristiche innate delle persone o altri gruppi a cui appartengono. In generale quando

consideriamo comportamenti altrui li attribuiamo a cause interne, quando si tratta del nostro a

cause esterne ma anche interne ( dipende se il compito è positivo e negativo ) . – effetto attore-

osservatore : mentre l’errore fondamentale avviene nell’attribuzione a un comportamento altrui,

quando consideriamo il nostro di comportamento di solito lo attribuiamo a cause esterne. – falso

consenso: le persone tendono di solito a sopravvalutare la diffusione del proprio comportamento,

cioè ritengono che gli altri si comportano come loro – tendenza vantaggio del sé : cioè di solito

nell’attribuire cause cerchiamo sempre di proteggere o accrescere la nostra autostima a concetto

di si (di noi stessi). Cioè nel caso di nostri comportamenti positivi li consideriamo come

espressione di ciò (cause interne) che siamo, mentre giustifichiamo al negativo attribuendogli

cause esterne (quindi quando è minacciata la nostra autostima) Invece si adattano anche altre

strategie per proteggere il proprio se e la propria autostima: - strategie auto lesive : cioè difensive,

ovvero attribuzioni a cause esterne di propri fallimenti . Una strategia che agisce in anticipo :

-credenza in un mondo giusto: credenza che le persone ricevono quanto mettono, quindi se si è

giusti e bravi non capita nulla di negativo ( facciamo ciò per riuscire ad affrontare le cause negative

e spiacevoli della vita).

Attribuzioni effettuate dai gruppi

Non solo noi singolarmente cerchiamo di spiegare i nostri e gli altri comportamenti trovando delle

cause, ma lo fanno anche i gruppi o le società e noi come membri dei gruppi condividiamo queste

spiegazioni sociali. In particolare ci sono le “ attribuzioni intergruppo” che consideriamo le cause

dei comportamenti all’appartenenza a un gruppo. Nel fare questi si compie un “errore ultimo di

attribuzione” che consiste in questo : - attribuiamo i comportamenti negativi o fattori interni quando

questi riguardano gruppi fuori dal nostro, e o fattori esterni quando sono invece positivi –

attribuiscono i comportamenti negativi a fattori esterni quando questi riguardano il nostro gruppo, e

o fattori interni quando sono invece positivi. Di solito ciò è più evidente e marcato se c’è una

qualche ostilità con l’altro gruppo. Inoltre questa attribuzioni vengono usate per spiegare situazioni

come la ricchezza, la povertà, la disoccupazione, ecc. Le rappresentazioni sociali : spiegazioni

elaborate collettivamente usate per spiegare fenomeni e di semplice comprensione. Esse si

sviluppano attraverso la comunicazione informale tra le persone. Le voci: sono informazioni non

verificate che si diffondono fra gli individui per spiegare degli eventi. Essi quindi si sviluppano come

le rappresentazioni sociali. Di solito si diffondono in periodi di crisi, perché attraverso di queste le

persone trovano delle certezze. Tali voci hanno anche una fonte, che spesso le può diffondere ad

esempio per screditare un individuo o un gruppo. Un esempio di questo sono le “teorie della

cospirazione” che attribuiscono le cause di disastri all’azione di gruppi di organizzazioni di

cospiratori che vogliono reprimere e dominare il resto dell’umanità. (es. il mito della cospirazione

del mondo ebraico associato alla persecuzione degli ebrei). Il credere in una cospirazione rende gli

eventi più controllabili e più facilmente rimediabili.

Il sé e l’identità

Sé e identità sono costrutti cognitivi che influenzano e vengono alloro volta influenzati

dall’interazione sociale (la stessa interazione sociale e possibile perché le persone sanno chi sono

e chi sono gli altri). Identità : è ciò che ci identifica agli altri, nome, cognome, occupazione, ecc.

Sé : in psicosociale per sé si intende la conoscenza di se stesso che l’individuo elabora nel corso

della vita.

Un po’ di storia : L’idea che noi tutti abbiamo un sé è abbastanza nuova. Infatti prima le

persone erano rappresentate da elementi come il ceto sociale, il luogo di nascita, l’appartenenza

sociale, ecc. Il concetto di sé comparve solo intorno al 1500 e fu determinato da alcuni fattori : la

scolarizzazione, l’industrializzazione, l’illuminismo, la psicoanalisi. Dal sé individuale al sé collettivo

: per Freud il sé è qualcosa di molto profondo e soggettivo (il gioco dell’individualità) e si può

conoscere solo con procedure particolari come l’ipnosi. I primi psicologi sociali però s’iniziano a

domandare, come conosciamo noi stessi e giunsero alla conclusione che consociamo noi stessi

attraverso il rapporto con gli altri (interazione sociale). Quindi il sé si forma con le esperienze della

vita sociale. Ad esempio all’inizio vi era lo psicologo W. James che distingueva fra il sé come flusso

di coscienza ( l’io) e il sé come oggetto di percezione (il me). Secondo lui l’io può essere

consapevole del me e quindi la persona può conoscere se stesso. Tale concetto l’interazionismo

simbolico deriva dalla studioso Meed secondo il quale attraverso ( perché quando interagiamo con

gli altri usiamo simboli rappresentano la nostra natura interna, gli altri quindi la vedono e noi da

come ci vedono gli altri copiamo chi siamo —(formazione del nostro concetto di sé) = sé riflesso )

In sostanza per Meed : il nostro concetto di sé deriva dal vederci come gli altri ci vedono. Tuttavia

studi successivi dimostrano che le persone si vedono non come gli altri li vedono, ma come

pensano che gli altri li vedano.

Essere coscienti di sé stessi : Autoconsapevolezza

(di cosa siamo)

Gli psicologi sociali definiscono l’autoconsapevolezza come la coscienza di sé stessi come di un

oggetto, proprio come potremmo essere consapevoli di un albero o di un’altra persona. Essi la

definiscono “autoconsapevolezza oggettiva”.Essa è generata da qualcosa che focalizza la nostra

attenzione su noi stessi come oggetto: ciò ad esempio capita quando si è di fronte a un pubblico

oppure ci si guarda allo specchio. Noi possiamo essere consapevoli di due tipi di sé : -il sé privato:

i nostri pensieri, sentimenti, ecc. – il sé pubblico : la nostra immagine pubblica, cioè come gli ci

vedono. Poiché però spesso l’elevata autoconsapevolezza può essere stressante o sgradita,

alcuni possono evitare questa condizione attraverso ad esempio l’alcol riducendo così la loro

consapevolezza.

Come si conosce il proprio sé :

Conosciamo il nostro sé attraverso due processi: - l’introspezione : che consiste nell’analisi dei

nostri pensieri ed emozioni e dei comportamenti . Riguardo i comportamenti effettuiamo un

processo di auto attribuzione, cioè ricerchiamo le cause dei nostri comportamenti in fattori interni a

noi. Si è visto che le auto attribuzioni hanno un influenza sulla motivazione . Cioè se si è spinti a

svolgere un compito da fattori esterni (come ricompense o punizioni) la motivazione ne è ridotta. In

casi di assenza di cause esterne, rintracciamo le cause in fattori interni come la passione o

l’impegno e quindi il ruolo della motivazione aumenta. Tale fenomeno è detto effetto di sovra

giustificazione. – il confronto con gli altri: la “teoria del confronto sociale”.Si è visto che le persone

tendono sempre a fare confronti con persone che sono leggermente peggiori di loro e questo

perché in tale modo mantengono un concetto di sé positivo. Quando però si è proprio costretti a

fare confronti con persone ritenute migliori si agisce in modo da negare le somiglianze con questa

o interrompere i rapporti “modello di mantenimento dell’autostima”. Altre due teorie sono : “la

teoria della categorizzazione del sé” secondo cui le persone che si sentono parte di un gruppo si

categorizzano come parte del gruppo stesso e o interiorizzazione in modo automatico nel giudizio

su di sé le caratteristiche che descrivono il gruppo, e il “fenomeno Birging” che consiste nel

menzionare nomi importanti di persone a gruppi per migliorare l’impressione che le altre persone

hanno di noi. Dobbiamo poi dire che noi organizziamo le informazioni su nostro sé costruendo

schemi, in un numero molto ampio. Questi schemi vengono costruiti però solo su alcuni aspetti. Su

quello che le singole persone reputano importante ( ad es. se ci riteniamo sofisticati e per noi è

importante andremmo a costruire uno schema su questo). E’ importante poi che tali schemi non

siano rigidi, se alcuni schemi sono molto negativi e altri molto positivi, gli eventi possono procurare

dei cambiamenti esterni di stato d’animo a seconda che venga attuato uno schema di se positivo o

negativo. Sono quindi in genere preferiti più schemi associati di sé: - sé reale : come realmente

siamo – sé ideale : come vorremo essere – sé normativo : come pensiamo che dovremmo essere.

Gli ultimi 2 tipi sono delle guide del sé che mobilitano tipi diversi di comportamenti. L’individuo

cerca di ridurre le discrepanze fra i 3 tipi di sé e va quindi a effettuare una “regolazione del sé”. Un

recente sviluppo è la “teoria basata sull’autoregolazione” secondo il quale le persone cercano di

diventare ciò che vogliono, di raggiungere i propri obbiettivi attraverso un sistema di promozione o

un sistema di prevenzione. Quello che usano un sistema di promozione:sono spinti a concretizzare

le proprie aspirazioni, ideali cercando di adottare comportamenti positivi, cercando di migliorarsi e

vedendo i problemi gli ostacoli come un qualcosa con cui confrontarsi. E questo avviene se da

piccoli si è stati incoraggiati e trattati con affetto. Quelli che usano invece il sistema della

percezione : sono spinti solo ad adempiere i propri doveri e obblighi, cercando di adottare

comportamenti negativi, allontanandosi dai propri obiettivi e concentrandosi su come evitare il

fallimento più che su come ottenere il successo. Questo avviene se da piccoli si è stati incoraggiati

a stare attenti ai possibili pericoli. Talvolta confrontiamo il nostro sé reale e il nostro sé ideale e se

non coincidono possiamo sentirci depressi, se invece confrontiamo il nostro sé reale e il nostro sé

normativo e non coincide possiamo sentirci ansiosi.

Molti sé e molte identità : Gli studiosi sostengono che noi possediamo molte identità

che si sono probabilmente sviluppate dalle molte e diverse realizzazioni sociali che abbiamo ( con

gli amici, parenti, ecc.) In particolare essi sostengono che esistono due ampie classi d’identità : -

identità sociali : che definisce il sé in termini di appartenenza o un gruppo. – identità personale :

identità personale in termini di attributi personali. Il sé di conseguenza è stato poi distinto in 3

forme: - il sé individuale : definito da attributi peculiari- il sé collettivo : che condivide gli attributi che

possiede il gruppo di cui fa parte – il sé relazionale : definito in base alle realizzazioni con altre

persone. Tuttavia proprio perché l’individuo possiede questa molteplicità di sé cerca sempre di

raggiungere una coerenza, cioè di raggiungere una sola e unica immagine di sé ad esempio

persone che hanno un sé molto frammentario come chi soffre di schizofrenia, di morbo di

Alzheimer non riesce a giungere a un sé coerente). Per giungere a un sé coerente l’individuo usa

molte strategie come : - considerare un insieme limitato di contesti della propria vita – rivedere e

aggiungere continuamente la propria autobiografia per accogliere sempre nuove identità. –

attribuire i cambiamenti del proprio sé non a reali cambiamenti interni ma a cause esterne. Inoltre

l’individuo mette in atto 3 processi: - l’autovalutazione : ricerca nuove informazioni sul proprio conto

per scoprire che tipo di persone è davvero. Le persone si sforzano di scoprire la verità sul proprio

conto anche se questo po’ essere deludente. – l’autoverifica : ricerchiamo informazioni che

confermino ciò che già conosciamo su noi stessi. – l’auto accrescimento : ricerchiamo informazioni

che ci facciano scoprire nuovi aspetti positivi di noi stessi, che andremo a valorizzare . A questo è

collegato la “teoria dell’autoaffermazione” secondo cui le persone preservano il proprio concetto di

sé esaltando la propria competenza in qualche altra area ( questo in particolare quando falliamo in

qualcosa) Dagli studi si è visto che siamo particolarmente motivati all’auto accrescimento che è

utile all’autostima. ( per gestire l’ansia dell’inevitabilità della morte gli esseri umani manifestano il

bisogno di una fede incontrollabile nei confronti di un sistema culturale a cui appartengono e

realizzano la convinzione che essi sono il più affidabile supporto di questo sistema ) .

Autostima : In generale ci sono persone che hanno un alta autostima e altre che invece

hanno una bassa autostima. Coloro che hanno un alta autostima hanno un concetto di sé chiaro e

stabile, al contrario di chi ha una bassa autostima. Ci sono diversi motivi per i quali le persone

ricercano l’autostima : - perché ci fa stare bene – perché possedere un alta autostima ci permette

di combattere contro l’ansia che deriva dall’essere consapevoli dell’indistruttibilità ( inevitabile)

della morte – perché essa dimostra che siamo socialmente integrati, accettati. Autopresentazione (

per proteggere e accrescere la nostra autostima, gestiamo l’impressione che proiettiamo). Le

persone cercano sempre di mostrarsi agli altri in modo positivo (perché il sé che proiettiamo ha

conseguenze sulle reazioni degli altri) e quindi controllano la loro presentazione. Lo possono fare

con due strategie diverse : - autopresentazione strategica : in questo caso manipolano

effettivamente il modo in cui gli altri ci vedono con l’accattivamento, l’individuazione, la supplica,

ecc. – autopresentazione espressiva : cerchiamo di presentarci in modo positivo di fronte agli altri (

per accrescere l’autostima abbiamo bisogno della conferma degli altri)

Gli atteggiamenti

Atteggiamento : sono le nostre valutazioni su persone, oggetti ed eventi, che appartengono

al momento. Talvolta, ma non sempre, si manifestano con il nostro modo d’agire, cioè precede il

comportamento. Essi possiedono una struttura a 3 comportamenti : - una componente cognitiva

(pensiero) : le credenze per un qualche cosa. – una componente affettiva ( sentimento) : i

sentimenti positivi o negativi su qualche cosa .- un componente comportamentale (azione) : una

stato di prontezza e intraprendere un azione. Agli atteggiamenti sono poi attribuite 3

caratteristiche : - sono abbastanza stabili nel tempo e nello spazio . – sono generalizzabili – sono

limitati a eventi e a oggetti socialmente significativi . La loro funzione è : ci permettono di

relazionarci all’oggetto senza dover partire da zero, ci diamo un orientamento permettendoci di

risparmiare energie. Ci permettono quindi di minimizzare la possibilità di avere esperienze

negative, e di massimizzare quelle positive. Essi si apprendono e si formano attraverso :

-esperienze dirette con gli oggetti (in particolare c’è il cosi detto “effetto della mera esposizione”

che consiste nel fatto che l’esperienza ripetuta di una cosa ci fa formare un giudizio su questa. –

condizionamenti ( cioè l’atteggiamento si può formare attraverso l’associazione ripetuta di due

cose) – osservazione ( cioè l’atteggiamento e il comportamento di una persona funge da modello e

un'altra modellamento) – auto percezione (cioè deduciamo i nostri sentimenti verso un oggetto

dall’analisi delle nostre azioni ) “ teoria dell’autopercezione : le persone conoscono chi sono e i loro

atteggiamenti esaminando le proprie azioni. Essi si rilevano : in psicosociale di solito attraverso

l’uso di questionari, anche se di recente è cresciuto l’interesse per l’uso di misurazioni implicite

come : -gli indizi corporei, le azioni (es. del numero di bottiglie di birra e di vino trovate nella

spazzatura di una persona possono dedurre il suo atteggiamento nei confronti dell’alcol, delle

parole usate dalle persone. – uso del “test di associazioni implicita” IAT : che consiste nel porre le

persone di fronte a un compito e di premere due tasti associati a due diversi aggettivi a seconda

della loro preferenza rispetto a un certo elemento, come per esempio un gruppo etnico . Esso è

molto popolare e viene usato in particolare per rilevare i pregiudizi.

Collegamento atteggiamento – comportamento :

Gli studiosi di varie ricerche si sono resi conto che non sempre gli atteggiamenti determinano

(sono seguiti) i nostri comportamenti. Ci sono diversi fattori che possono favorire o ostacolare

questa connessione e 2 di questi sono : - accessibilità : se l’atteggiamento è accessibile, cioè

facilmente richiamabile alla memoria, si rafforza il collegamento con il comportamento.

L’accessibilità dipende dalla forza dell’ associazione ha oggetto e valutazione : dalla forza

dell’atteggiamento. A suo svolto la forza dell’associazione dipende dalla frequenza dell’esperienza

diretta con l’oggetto o dal particolare interesse che si può nutrire verso quell’oggetto – forza : gli

atteggiamenti forti a loro volta sono anche facilmente accessibili. In sostanza tanto più si pensa a

un atteggiamento, tanto più è problematica che esso ricompaia e influenza il nostro

comportamento. Sono state formulate 2 teorie sulla previsione dei comportamenti : - teoria

dell’azione ragionata “ – secondo cui il miglior modo per prevedere un comportamento è quello di

misurare l’intenzione ( sono 2 le cose necessarie da sapere per conoscere le intenzioni di una

persona : - il suo atteggiamento – le norme soggettive : le credenze su come le persone a noi care

giudicheremo un certo argomento ) della persona di eseguire l’azione in questione – “teoria del

comportamento pianificato” = è una variazione della teoria precedente . Secondo cui la precisione

è maggiore se le persone ritengono di avere controllo su quel comportamento.

Gli atteggiamenti possono cambiare

Attraverso : - la dissonanza – l’influenza delle azioni e delle parole degli altri (la persuasione)

La dissonanza cognitiva : “ secondo la teoria della dissonanza cognitiva” elaborata da Festinger,

la dissonanza cognitiva è quello stato di tensione psicologica che nasce dall’avere

contemporaneamente 2 cognizioni (pensieri, atteggiamenti, ecc.) opposti. Secondo questa teoria le

persone cercano di ridurre questa tensione spesso cambiando o respingendo una delle cognizioni

giungendo cosi all’armonia. Tre casi diversi di dissonanza : - “ giustificazione dello sforzo” : si crea

dissonanza quando una persona deve decidere fra diverse alternative e compie uno sforzo

considerevole per raggiungere un risultato modesto. – “ obbedienza indotta” : si crea dissonanza

quando un individuo è persuaso a comportarsi in modo contrario a un atteggiamento. – la libera

scelta.

La persuasione :

Uno dei primi approcci allo studio della comunicazione e della persuasione fu il programma di

ricerca di Yale che puntano l’attenzione su 3 fattori : la fonte del messaggio (chi) , il messaggio

(che cosa) – il pubblico ( a chi) rispondendo alla domanda : “ Chi dice che cosa a chi e con quale

effetto ?” è possibile interpretare come le persone subiscono l’affetto della persuasione. Si è visto

poi che un fattore del messaggio che determinano il cambiamento di atteggiamento e la paura . “

Teoria della motivazione della protezione” : l’adottare un comportamento per mantenersi sani

richiede un bilanciamento cognitivo fra la minaccia percepita della malattia e la capacità di

mantenersi sano che l’individuo ritenne di possedere. Ci sono due teorie sui processi cognitivi che

usiamo nel momento della persuasione : persuasione di Petty e Cacioppo – “ modello della

probabilità dell’elaborazione “: se prestiamo attenzione al messaggio e lo elaboriamo in maniera

approfondita usiamo un percorso centrale, se invece prestiamo poca attenzione usiamo nel

percorso periferico (es. scegliamo un prodotto solo perché nella pubblicità a questo prodotto

associano un’attraente modello) – modello euristico- sistematico : quando le perone esaminano

attentamente un messaggio effettuano un’elaborazione sistematica, quando invece usano delle

scorciatoie mentali ( es. quando si pensa che i discorsi più lunghi sono i più solidi) effettuano

un’elaborazione eunistica. La persuasione può fallire per tre motivi : - “ reattività : l’individuo si

rende conto che vuole essere limitata la sua libertà e quindi mette in atto una controreazione

“preavvertimento” : l’individuo sa a priori che vogliono persuaderlo – “l’immunizzazione” : l’individuo

viene esposto a debole contro argomentazione .

L’influenza sociale : ( il termine influenza sociale si indicano diversi fenomeni:

)

conformismo, acquiescenza esteriore e obbedienza ai comandi

L’influenza sociale è il processo attraverso il quale le persone vengono influenzate nei loro

atteggiamenti e comportamenti dalla presenza reale o implicita degli altri.

Conformismo : cambiamento personale profondo e duraturo nel comportamento e negli

atteggiamenti dovuto alla pressione del gruppo ( alla maggioranza) Norme : le norme definiscono i

comportamenti adeguati che devono tenere le persone che fanno parte di un gruppo. Esse

possono essere esplicite ( quelle imposte dalla legge) o implicite ( es. come ci si deve comportare

in una certa situazione). Inoltre alcune sono rigide e restrittive, altre invece sono più flessibili.

Esperimento di Sherif : nel suo esperimento egli usò dell’effetto auto cinetico che è un illusione

ottica in cui un puntino luminoso immobile in una stanza buia sembra che si muova ( in realtà esso

è fermo ma sono i nostri occhi che si muovono in assenza di elementi di riferimento) Egli vide che

le persone quando erano da sole a giudicare ( e si trovavano quindi in uno stato di incertezza) se

si muovesse o no , si basavano sullo schema di riferimento delle proprie valutazioni ma quando poi

si trovavano in gruppo davano valutazioni basandosi su ciò che dicevano gli altri, e convergono

rigidamente sulla media delle valutazioni di gruppo. Ma non finiva qui, erano talmente influenzati

da queste norme che anche quando poi si trovavano nuovamente da soli nel valutare facevano

riferimento ancora alla valutazione del gruppo (avevano interiorizzato le norme) Sherif giunse alla

conclusione che le norme sociali nascono per guidare il comportamento delle persone in condizioni

di incertezza.

Esperimento di Asch : secondo Asch nel caso in cui non c’è ambiguità ma la situazione è chiara e

l’individuo è sicuro della sua valutazione il conformismo ha effetto per altre ragioni, quali : la paura

di essere ridicolizzati dagli altri ( per la sua valutazione) dalla disapprovazione, ecc. Nel suo

esperimento infatti egli creò una situazione chiara : i soggetti dovevano associare a un segmento

di una certa lunghezza un altro segmento della stessa lunghezza scegliendo fra loro tre segmenti

diversi ( di lunghezza diverso) era quindi semplice trovare le soluzioni. Quindi per gli psicologi

sociali i processi responsabili del conformismo (il conformismo si verifica in questi casi) sono : -

“influenza informativa” : agisce nel caso in cui la situazione è ambigua e non chiara da valutare, in

questo caso le persone essendo incerte tendono ad accettare come vere le informazioni che

provengono da altre persone. – “influenza normativa” : agisce quando la situazione è chiara, ma le

persone tendono comunque a conformarsi al gruppo per paura della critica e della ridicolizzazione

da parte degli altri. – “ influenza informativa del referente”: quando le persone si conformano

perché sono membri di un gruppo.

Fattori che determinano il conformismo :

- bassa autostima personale, ansia, basso quoziente intellettivo, senso d’inferiorità nel gruppo. –

tipo di cultura di appartenenza ( chi appartiene a culture individualistiche è meno portato al

conformismo rispetto a chi appartiene a culture collettivistiche come quelle asiatiche)- le

dimensioni del gruppo – l’unanimità del gruppo ( un solo elemento continuo può non

determinare conformismo).

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maxedeb

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maxedeb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Carrus Giusseppe.

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