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Psicologia sociale

La psicologia sociale è un ramo della psicologia e studia l’interazione tra le persone. Essa è una scienza ma si differenzia dalla psicologia in quanto il suo scopo è quello di indagare scientificamente come i pensieri, i sentimenti e i comportamenti delle persone sono influenzati dalla presenza oggettiva, immaginata o implicita degli altri. Quella oggettiva riguarda la presenza fisica, quella immaginata è l’immaginare di essere in presenza di altre persone (es. quando si gioca una partita di calcio in uno stadio enorme) e quella implicita riguarda, ad esempio, le norme (che determinano il nostro comportamento anche in assenza di altri).

Collegamenti con altre discipline

  • Con la sociologia e l’antropologia sociale
  • Con la sociolinguistica, linguaggio e comunicazione
  • È stato influenzato dal pensiero di Freud (riguardo il pregiudizio)
  • Con la psicologia cognitiva
  • Con la psicologia dell’individuo

Metodi usati dalla psicologia sociale

Essa, come abbiamo detto, è una scienza, pertanto usa il metodo scientifico:

  • Osservazione
  • Formazione (teoria con ipotesi)
  • Esperimento (per verificare ipotesi)
  • Ipotesi confermata
  • Ipotesi non confermata (ritorno alla teoria o eventualmente modifica di questa)

Metodi per verificare le ipotesi

Tuttavia è importante precisare che a verificare le ipotesi in psicosociale esistono due metodi:

Metodo sperimentale

È usato per capire se esiste tra i fattori presi in esame un rapporto di causo-effetto. Esso consiste nella manipolazione di variabili indipendenti per valutare gli effetti su variabili dipendenti. Nel metodo sperimentale si possono verificare poi delle situazioni come “confusione”: cioè due variabili indipendenti variano in modo tale che non è possibile nessuna comprensione a come le “caratteristiche della richiesta”, cioè quegli elementi di un esperimento che possono richiedere una certa risposta ai soggetti (cioè essi rispondono in un certo modo perché hanno potuto individuare l’ipotesi dello sperimentatore e quindi comportarsi in maniera intenzionale per confermarla o negarla). Nel condurre l’esperimento, gli scopi dello sperimentatore sono due:

  • Un basso livello di “realismo mondano” (cioè la somiglianza fra le condizioni dell’esperimento e quelle della vita reale)
  • Il realismo sperimentale (cioè la manipolazione deve essere fortemente dotata di significato per i partecipanti)

Gli esperimenti poi possono essere condotti in laboratorio o sul campo (risulta però più difficile). Il metodo sperimentale comunque è quello più usato dalla psicosociale.

Metodo non sperimentale

Viene usato quando è impossibile stabilire rapporti di causa-effetto o quando tratta temi etici che sono difficili da sottoporre a sperimentazione. Pertanto in questo caso si può stabilire solo se vi è una qualche correlazione tra i fattori presi in esame. Alcuni metodi non sperimentali usati sono:

  • La ricerca d’archivio: essa è la ricerca di dati raccolti da altri (spesso per ragioni diverse da quelle del progetto di ricerca) per fare confronti e valutare se esistono correlazioni. Tuttavia, però, non è detto che i dati presi in considerazione siano del tutto attendibili.
  • Lo “studio di una cosa”: cioè lo studio approfondito di un individuo singolo o di un evento, o di un gruppo. Tuttavia, in questo caso, può capitare che la ricerca sia falsata per la paura del giudizio che può provare la persona esaminata. Inoltre, non è facile poter generalizzare i dati ottenuti.
  • L’analisi del discorso: cioè lo studio del discorso di una persona per trovare significati nascosti sotto le parole. Tuttavia, anche se risulta un metodo molto efficace per capire sentimenti e atteggiamenti, è però soggetto a un'interpretazione soggettiva di colui che analizza il discorso.
  • “Ricerca basata sull’inchiesta”: essa però può essere un’intervista o un questionario. L’equivalente degli esperimenti sul campo in questo caso è la ricerca sul campo.

Per gli esperimenti sugli esseri umani, l’Associazione degli Psicologi Americana nel 1972 ha stabilito una serie di principi di condotta etica che i ricercatori sono tenuti a seguire. Cinque sono i principi etici che sono stati tenuti più in considerazione:

  • Protezione dei partecipanti dal danno
  • Divieto di usare l’inganno (cioè i soggetti devono essere informati dell’esperimento al quale saranno sottoposti, anche se ciò spesso risulta difficile in quanto i soggetti potrebbero dare certe risposte perché consapevoli di ciò che il ricercatore vuole studiare. Quindi comunque negli esperimenti una certa quantità d’inganno viene usata)
  • Diritto alla privacy
  • Consenso informato (cioè la possibilità per i soggetti di ritirarsi in qualsiasi momento e di dare per iscritto il loro consenso a partecipare)
  • Trasparenza

Livelli di spiegazione

Esistono diversi livelli di spiegazione di un fenomeno. Il più usato dalla psicosociale è il “riduzionismo” che consiste nello spiegare i fenomeni attraverso un linguaggio e concetti che appartengono a un livello di preparazione inferiore.

Nascita e sviluppo storico dello psicosociale

La psicosociale è nata molto probabilmente con un gruppo di studiosi tedeschi influenzati dal filosofo Hegel che si diedero il nome di “demopsicologi” e introdussero il concetto di “mente collettiva” (metà 800), chiamata più tardi “mente di gruppo” (guadagnando popolarità nei primi del 900 grazie allo scrittore Le Bon e più tardi allo psicologo McDougall): cioè un'idea secondo cui le persone adottano modi di pensare (si comportano in modo antisociale o aggressivo, perdendo la propria individualità e responsabilità personale e regredendo a uno stato più primitivo) diversi quando sono in gruppo. La psicosociale si diffuse come scienza soltanto negli anni 20 negli Stati Uniti, il cui sviluppo decisivo fu la pubblicazione da parte di Allport di un’agenda per la disciplina. Da quel momento essa si sviluppò enormemente e uno fra i temi (ancora oggi al centro della psicosociale) per primo trattato fu quello degli atteggiamenti (come si misurano, come sono strutturati nella mente, come si possono modificare, ecc.). Altro tema fu quello del comportamento degli individui nei gruppi, in particolare da Lewin (che spesso viene considerato il padre della psicosociale sperimentale) e un altro ancora fu quello dell’interazione fra gruppi studiato da Sherif.

Sebbene la psicosociale nacque in Europa, gli Stati Uniti svolsero un ruolo importante nel suo sviluppo. Questo dipese da due fattori:

  • La crescita degli USA come potenza economica mondiale prima
  • La seconda Guerra mondiale dopo, che determinò in Europa la quasi completa distruzione della psicosociale e quindi il trasferimento di molti studiosi in America dove continuarono i propri studi sociali. Qui, gli Stati Uniti formarono risorse per ricostruire centri di psicosociale.

Successivamente, però, gli studi sociali furono ripresi anche in Europa, e nonostante all’inizio ci fu uno scontro di temi con l’America, oggi lo scambio d’idee fra i due continenti è ripreso. Oggi la psicosociale è andata in direzione dello studio della salute, dell’immaginazione, dell’evoluzione sociale dei comportamenti, dello studio della comunicazione elettronica e delle neuroscienze sociali.

Il pensiero sociale

Mentre nel linguaggio comune i termini pensiero e cognizione sono sinonimi, in psicologia non è così. Pensiero: è un linguaggio interiore di cui siamo o potremmo essere consapevoli. Cognizione: sono processi mentali che per lo più sono inconsci e memorizzano ed elaborano le informazioni del mondo esterno che ci vengono dalla percezione, determinando il nostro comportamento (quello che diciamo e facciamo).

Teoria dell’attività cognitiva

Coerenza cognitiva: secondo cui le persone cercano di ridurre l’incoerenza tra le proprie cognizioni impegnandosi con tutti i comportamenti possibili. Scienziato ingenuo (teoria attribuzionale): la coerenza cognitiva perse popolarità quando gli studiosi si resero conto che le persone possiedono una notevole tolleranza verso l’incoerenza cognitiva. Secondo questa nuova teoria, invece, le persone svolgono analisi per attribuire specifiche cause ai comportamenti (nostri e degli altri) e agli eventi per comprendere il mondo.

Economizzatore cognitivo: poiché ci si rese conto che le persone erano degli scienziati molto imprecisi nelle loro analisi del mondo, si affermò questa nuova teoria secondo cui le persone usano le cognizioni meno complesse e faticose, delle scorciatoie.

Tattico motivato: secondo cui le persone usano molteplici strategie cognitive che scelgono in base a obiettivi e necessità. Oggi gli psicologi sostengono (e analizzano) che la cognizione e il conseguente comportamento sia influenzato dal contesto sociale. Uno sviluppo recente è quello della neuroscienza sociale che studia l’attività elettronica cerebrale associata all’attività cognitiva.

Modello dell’infusione dell’affetto

È un ultimo recente sviluppo, secondo cui le cognizioni si uniscono allo stato affettivo (emozioni, umore, ecc.) al punto che i nostri giudizi riflettono l’amore del momento.

Come si formano le impressioni

Le impressioni sono un aspetto importante della cognizione. Quando descriviamo gli altri, alcune informazioni sugli altri influenzano più la nostra impressione rispetto ad altre. Es. pauroso / egoista rispetto a diplomatico / diretto. Asch definì “tratti centrali” quelli che influenzano di più la nostra impressione e che sono correlati con altri tratti e quelli che influenzano di meno “tratti periferici”. Tuttavia, si ipotizzò che definire quali sono i tratti centrali e quelli periferici è una cosa soggettiva (per alcuni sono importanti alcune caratteristiche, per altri altre) costrutti personali.

Inoltre, si è visto che le impressioni che si hanno su qualcuno sono influenzate anche dall’ordine in cui si ricevono informazioni al suo riguardo:

  • “Effetto primacy”: quando le prime informazioni fornite hanno un’influenza sproporzionata su quelle successive (e questa è quella che capita più di frequente). Un effetto primacy si è visto che è, ad esempio, l’aspetto fisico, quindi siamo guidati dall’esperienza (ha un forte peso). E spesso tendiamo a inserire le persone in categorie in base al loro aspetto fisico, di fatto stereotizzandoli (talvolta in modo negativo).
  • Effetto recency: quando sono le ultime a influenzare la percezione (e ciò può capitare quando si è stanchi, poco attenti, ecc.)

Processo generale con cui conosciamo la realtà dell’attività cognitiva

Quando noi conosciamo, comprendendo il mondo (una persona, un evento, un luogo, ecc.), memorizziamo le informazioni provenienti dall’esterno attraverso “schemi” (che sono un insieme di cognizioni interconnesse)

Strutture cognitive che organizzano le informazioni (provenienti dal mondo esterno) su determinati temi o argomenti. Spesso esse ci possono far compiere degli anni nel trarre impressioni dal mondo ma sono utili perché altrimenti avremmo un’enorme confusione e dovremmo affrontare ogni situazione come se fosse la prima volta) che poi automaticamente replichiamo nel momento di una nuova conoscenza di qualcos’altro. Di solito alcuni indizi attivano un certo schema che subito va a completare i dettagli mancanti. Pertanto, gli schemi influenzano la codifica delle informazioni.

Gli schemi possono essere di vario tipo:

  • Di persona (che formano su persone specifiche, ad es. un’amica intima)
  • Di ruolo
  • Script (che riguardano eventi)
  • Di sé
  • Senza contenuto (cioè ad esempio come si attribuiscono cause al comportamento della gente)

Prima di applicare gli schemi, però, noi suddividiamo le informazioni provenienti dall’esterno in “categorie” che sono insieme sfuocati di caratteristiche correlate organizzate intorno ad un “prototipo” (che è appunto ciò che possiede le caratteristiche tipiche / ideali che definiscono una categoria). Quindi ciò che rappresenta una categoria è il prototipo, ma alcune volte può essere anche un “esemplare” cioè un individuo reale (ad es. le persone possono rappresentare le categorie inglesi attraverso attori come Hugh Grant). Ciò avviene di solito quando le persone acquistano più familiarità con la categoria. Quindi in sostanza prima si crea la categoria e poi lo schema. Schemi e prototipi sono simili, solo che lo schema è qualcosa di più preciso, il prototipo è invece più nebuloso e indistinto. Un tipo di schema è lo “stereotipo” che è uno schema di un gruppo sociale condiviso e semplificato. Esso rappresenta una scorciatoia cognitiva perché permette di formarsi rigide impressioni sulla gente. Esso non è sempre errato ma può avere anche un fondo di verità, inoltre essi difficilmente cambiano e si apprendono abbastanza precocemente da piccoli. Inoltre, diventano più accentuati ed ostili quando c’è un conflitto fra gruppi. Essi nascono da un gruppo per caratterizzarne un altro. Quando categorizziamo, portiamo il fine di accentuare le somiglianze all’interno di una categoria e le differenze fra le categorie. L’accettazione è alla base della creazione dello stereotipo.

Acquisto e uso degli schemi

Gli studiosi sostengono che le persone tendono ad usare “categorie di base” cioè di ampiezza media, né troppo grandi né troppo piccole, in quanto più utili (es. usiamo sedie piuttosto che mobili). Di solito poi usano schemi importanti dal punto di vista soggettivo e facilmente reperibili nella memoria perché usati molto o di recente. Inoltre, nella vita quotidiana abbiamo accuratezza nell’applicare gli schemi in quanto consideriamo i costi che potrebbero avere i nostri errori (es. Francesco evita di usare la parola casalinga perché questo lo farebbe apparire un sessista). (Quindi dipendiamo in minor misura dagli schemi quando crediamo che seguire uno schema possa farci commettere errori).

Noi acquisiamo gli schemi attraverso informazioni che ci vengono comunicate da altri, leggendo, ma è più probabile che essi si formano attraverso incontri (diretti o tramite media diversi). Dopo che si sono formati, possono arricchirli con ulteriori informazioni, possono renderli più complessi, organizzati e precisi con il tempo. Come già detto, poi una volta che si sono formati gli schemi non cambiano, ciò può avvenire solo se tali schemi sono realmente inesatti (es. ci fanno vedere alla TV i leoni come animali teneri e dolci e poi ne abbiamo un contatto diretto, vediamo che non è così e modifichiamo il nostro schema). Oppure nel caso in cui accumuliamo molte prove del fatto che lo schema è sbagliato e allora creiamo delle sottocategorie. Le categorie accessibili sono quelle che usiamo di più o che sono più coerenti con i nostri bisogni, obiettivi, aspettative.

Codifica degli stimoli esterni

La codifica è il processo di rappresentazione degli stimoli esterni nella nostra mente. Comprende quattro fasi:

  • Analisi preattentive: scansione automatica inconscia dell’ambiente
  • Attenzione focalizzata: identificazione e categorizzazione degli stimoli
  • Comprensione: attribuzione di significato agli stimoli
  • Elaborazione inferenziale: collegamento dello stimolo ad altre conoscenze

Due cose che influenzano la nostra attenzione ad alcuni stimoli sono (che permettono quindi la codifica): la “salienza” che è la proprietà che distingue uno stimolo dagli altri in un contesto specifico (es. che indosso una maglietta sgargiante è saliente a un funerale ma non in spiaggia) e l’accessibilità (facilità nel richiamare categorie alla mente) delle categorie che abbiamo già in mente. Priming: attivazione nella memoria di categorie o schemi accessibili che influenzano il modo in cui elaboriamo nuove informazioni.

Capacità di ricordare (le persone)

La memoria che abbiamo delle persone influenza il nostro comportamento. Tuttavia, si è visto che di solito nel formarci delle impressioni sugli altri tendiamo a non affidarci alla memoria ma alle informazioni che ci giungono dall’altra persona nell’interagire con lei. Ciò che ricordiamo delle persone sono (per immagini): l’aspetto fisico di cui per lo più volto (siamo molto precisi), i tratti della personalità (per proposizioni), il loro comportamento (a secondo però di come noi consideriamo un certo comportamento). Poi possiamo organizzare nella memoria le informazioni riguardanti le persone in due modi:

  • Per individuo: quindi una sola persona ricordiamo più caratteristiche insieme (di solito con persone conosciute e famigliari)
  • Per gruppo: cioè ricordiamo le persone per attributi relativi a una categoria sociale (quando si tratta di estranei)

Tuttavia, in due modi possono anche coesistere.

Processo dell’attività cognitiva sociale

Cioè come elaboriamo le informazioni che ci provengono dagli altri per formare impressioni degli altri. Tale processo è detto “influenza sociale” e può avvenire in due modi:

  • Processo Bottom up: quando creiamo impressioni più piane partendo dai singoli specifici dati
  • “Top down”: quando invece traiamo impressioni partendo da schemi a stereotipi generali

Qualsiasi sistema usiamo comunque, dobbiamo dire che nel trarre impressioni spesso facciamo errori e siamo poco precisi. Un esempio di errore è la “correlazione illusoria”.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maxedeb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Carrus Giusseppe.
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