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Psicologia sociale

Introduzione

Psicologia sociale (Hogg, Vaughan) Teorie e applicazioni. Sintesi di Rossella Medaglia, corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche, Università degli studi di Torino.

Che cos'è la psicologia sociale?

La psicologia sociale è un ramo della psicologia che studia l'interazione tra le persone (manifestazioni, cause, conseguenze e processi psicologici coinvolti). Come le altre branche della psicologia, la psicologia sociale è una scienza, sviluppa teorie per spiegare il comportamento umano e le verifica empiricamente attraverso esperimenti e osservazioni. Nella psicologia sociale, le teorie, generalmente, possono essere raggruppate per tipi di teoria; diversi tipi di teoria, a loro volta, riflettono diverse metateorie. Così come una teoria è un insieme di concetti e di principi interconnessi destinati a illustrare un fenomeno, allo stesso modo una metateoria è un insieme di concetti e principi intercorrelati capaci di indicare quali teorie sono appropriate.

Prospettive comportamentiste

Le prospettive comportamentiste (o dell'apprendimento) derivano dai primi lavori di Ivan Pavlov sui riflessi condizionati e dalle ricerche di Skinner sul condizionamento operante. Nella psicologia sociale, la prospettiva comportamentista produce teorie che danno enfasi al ruolo dei fattori situazionali e del rinforzo-apprendimento nel comportamento sociale. Ne è un esempio il modello interpersonale basato sul rinforzo; le persone si abituano ad apprezzare tutti coloro ai quali associano esperienze positive. Un esempio più generale è la teoria dello scambio sociale, secondo cui l'andamento delle interazioni sociali dipende da valutazioni soggettive delle ricompense e dei costi implicati. Il modellamento sociale è un'altra prospettiva di chiara natura comportamentista; imitiamo il comportamento che è rinforzato negli altri, pertanto, il nostro comportamento è influenzato dall'apprendimento vicario. Per finire, la teoria della pulsione spiega il miglioramento e il peggioramento della prestazione in un compito eseguito di fronte a un pubblico nei termini della forza di una risposta appresa. Secondo quanto sostenuto dai critici, le teorie comportamentiste considerano le persone passive destinatarie di influenze esterne.

Teorie cognitive

Le teorie cognitive ristabiliscono l'equilibrio, focalizzandosi sul modo in cui le persone interpretano e cambiano in modo attivo il proprio ambiente attraverso processi e rappresentazioni cognitive. Le teorie cognitive originano dalla psicologia della Gestalt degli anni '30; sotto diversi punti di vista, la psicologia sociale ha sempre adottato una prospettiva fortemente cognitiva. Una delle primissime teorie cognitive fu la teoria del campo di Lewin, che affrontava, in maniera piuttosto complicata, le modalità attraverso cui le rappresentazioni cognitive delle caratteristiche dell'ambiente sociale elaborate dalle persone producono in loro forze motivazionali che le spingono a comportarsi in maniere specifiche. Lewin è generalmente considerato il padre della psicologia sociale sperimentale.

Evoluzione delle teorie

Negli anni '50 e '60 la psicologia sociale era dominata dalle teorie della coerenza cognitiva. Queste teorie assumevano che le cognizioni contraddittorie, o in altri modi incompatibili, su se stessi, sul proprio comportamento e sul mondo davano luogo a uno sgradevole stato di attivazione cognitiva, capace di motivare le persone a risolvere il conflitto cognitivo sperimentato. Dai tardi anni '70 è la cognizione sociale ad assumere il ruolo di prospettiva dominante in psicologia sociale. Si tratta di una prospettiva che include diverse teorie sul modo in cui i processi cognitivi (come la categorizzazione) e le rappresentazioni cognitive (per esempio gli schemi) sono costruiti e influenzano il comportamento. Uno sviluppo recente in forma di propaggine della cognizione sociale ha centrato l'attenzione della psicologia sociale sui correlati neurologici e biochimici del comportamento sociale. Chiamato neuroscienza sociale, o neuroscienza sociocognitiva, questo approccio si basa sulla prospettiva secondo cui, dato che la psicologia trova la sua collocazione nel cervello, la cognizione deve essere associata ad attività cerebrale di tipo elettrochimico. Al fine di scoprire e localizzare l'attività cerebrale associata al pensiero e al comportamento sociale, la neuroscienza sociale usa metodologie basate sulla ricostruzione di immagini cerebrali, per esempio la fMRI (risonanza magnetica funzionale).

Psicologia sociale evoluzionistica

Un ulteriore sviluppo teorico è rappresentato dalla psicologia sociale evoluzionistica. Basandosi sull'ottocentesca teoria darwiniana, sulla moderna psicologia evoluzionistica e sulla sociobiologia, gli psicologi sociali evoluzionistici sostengono che gran parte del comportamento umano affondi le radici nel passato ancestrale della nostra specie. I primissimi esordi della psicologia sociale risalgono probabilmente a un gruppo di studiosi tedeschi influenzati dal filosofo Hegel, che si diedero il nome di demopsicologi. Sebbene la psicologia sociale fosse nata in Europa, gli Stati Uniti assunsero rapidamente la leadership non soltanto in termini di idee, ma anche di riviste, libri e organizzazioni. Parte di tutto ciò fu dovuto semplicemente alla crescita degli Usa come potenza economica mondiale del diciannovesimo secolo; tuttavia, l'ascesa del fascismo negli anni '30, culminata nella Seconda Guerra Mondiale, ebbe un effetto particolarmente distruttivo: ridusse nel nostro continente la psicologia sociale al punto che essa, attorno al 1945, di fatto non esisteva più.

Pensiero sociale

La psicologia sociale ha da sempre proposto teorie dell'attività cognitiva per spiegare il comportamento sociale. Dalla fine degli anni '70, questo approccio, definito cognizione sociale (Fiske, Taylor, Moskowitz), domina la disciplina ed esercita un fortissimo impatto sulla psicologia sociale. Le teorie della coerenza persero popolarità negli anni '60, quando divenne chiaro che le persone possiedono una notevole tolleranza nei confronti dell'incoerenza cognitiva. I ricercatori adottarono allora il modello dello scienziato ingenuo, secondo cui le persone hanno necessità di attribuire specifiche cause ai comportamenti e agli eventi, per rendere il mondo un luogo dotato di senso in cui agire. Questo modello sta alla base delle teorie attribuzionali del comportamento sociale, che dominarono la psicologia sociale negli anni '70. Il modello dello scienziato ingenuo presumeva che le persone fossero razionali e scientifiche nell'analizzare cause ed effetti. Oggi, nella psicologia sociale, la cognizione sociale si focalizza su come la cognizione sia influenzata da contesti sociali sia ampi che più immediati e su come, a sua volta, influenzi il nostro comportamento sociale.

Teorie di Asch e schema cognitivo

Solomon Asch sosteneva che alcuni attributi nelle nostre menti sono fortemente correlati a un gran numero di altri attributi; sapere che una persona ne possiede uno, permette di inferire molto su di lei e di formare facilmente un'impressione integrata. Asch chiamò questi attributi tratti centrali, per distinguerli da quelli meno distintivi, che chiamò tratti periferici. Le impressioni che si hanno su qualcuno sono, inoltre, influenzate dall'ordine in cui si ricevono informazioni al suo riguardo. L'effetto primacy consiste nell'incidenza sproporzionata delle prime informazioni sull'impressione generale del destinatario. Asch ipotizzò che le prime informazioni funzionassero allo stesso modo dei tratti centrali. È stata dimostrata anche l'esistenza di un effetto recency, che si verifica quando le ultime informazioni hanno un impatto più decisivo delle prime: è più probabile che ciò capiti quando il destinatario è distratto (per esempio perché oberato di lavoro, iperstimolato, stanco) o poco motivato a prestare attenzione a chi parla. In generale, comunque, l'effetto primacy è più comune.

Un'attività mentale comune a tutti noi è la memorizzazione, sotto forma di schemi, di informazioni riguardanti noi stessi e gli altri, eventi o luoghi. Uno schema è un insieme circoscritto e coerente di cognizioni interconnesse (pensieri, convinzioni, atteggiamenti), che ci permette di comprendere rapidamente una persona, una situazione, un evento o un luogo sulla base di informazioni limitate. Di norma, determinati indizi attivano uno schema e questo poi "completa" i dettagli mancanti per fornire una ricca gamma di percezioni, interpretazioni e aspettative. Una volta attivati, gli schemi agevolano il cosiddetto processo top-down (o deduttivo), cioè generano rapidamente un'impressione generale sulla base di preconcezioni o di conoscenza preacquisita. Ci sono molti tipi di schema, ognuno dei quali influenza la codifica di informazioni nuove, il ricordo di informazioni vecchie e le inferenze capaci di completare le informazioni mancanti.

  • Schemi di persona
  • Schemi di ruolo
  • Script (schemi che riguardano eventi)
  • Schemi di sé
  • Schemi senza contenuto (sono "regole per elaborare le informazioni)

Gli stereotipi sono fondamentalmente schemi di gruppi sociali. La stereotipizzazione è una scorciatoia cognitiva che ha una funzione adattiva. Affidarsi a categorie per chiarire le percezioni è un'attività umana assolutamente indispensabile, ma che produce anche distorsioni cognitivo-percettive. Tajfel ha introdotto il termine principio di accentuazione per descrivere come diamo risalto:

  • Alle analogie tra istanze appartenenti alla stessa categoria;
  • Alle differenze tra istanze appartenenti a categorie diverse;
  • Alle differenze tra categorie diverse considerate nel loro complesso.

Shelley Taylor e i suoi colleghi hanno scoperto che, in pratica, tendiamo a fare più errori all'interno di una categoria che tra le categorie. Secondo la psicologa cognitiva Eleanor Rosch le persone tendono a fare ricorso a categorie di base, né troppo ampie né troppo piccole. Mick Rothbart, invece, ha condotto ampi studi sui modi in cui agisce la categorizzazione sociale e ha proposto 3 possibili modalità di cambiamento degli schemi:

  • Per registrazione gli schemi cambiano di fronte all'accumulo di prove;
  • Per conversione gli schemi cambiano all'improvviso dopo che si è accumulata una massa di prove discordanti;
  • Per formazione di sottotipi per rimediare alla presenza di prove discordanti, gli schemi possono formare una nuova sottocategoria.

La salienza è la proprietà che distingue uno stimolo dagli altri. L'attenzione spesso è guidata non tanto dalle proprietà dello stimolo, ma dall'accessibilità delle categorie (o degli schemi) che abbiamo in testa. Siccome le categorie accessibili sono quelle che usiamo di più e sono coerenti con i nostri obiettivi, necessità e aspettative, vengono attivate molto facilmente da ciò che vediamo o sentiamo; ha così luogo il priming. Una volta attivata, una categoria interpreta gli stimoli, in particolare gli stimoli ambigui, in modo coerente. Tuttavia quando le persone si rendono conto che è stata attivata una categoria possono cercare di contrastarne l'impiego. La memoria opera come una rete di associazioni: idee specifiche o elementi della memoria, chiamati nodi, sono collegati ad altri nodi.

Teorie psicologiche ingenue

Fritz Heider attirò l'attenzione degli psicologi sociali sull'importanza di studiare le teorie psicologiche ingenue (o del senso comune); credeva che queste fossero importanti di per sé, dato che influenzano il comportamento. Heider reputava che le persone fossero psicologi intuitivi, capaci di costruire teorie causali del comportamento umano; dato che tali teorie hanno la stessa forma di quelle sistematiche e scientifiche della psicologia sociale, le persone sarebbero quindi degli psicologi intuitivi o ingenui. Heider propose una distinzione, destinata a durare a lungo, tra fattori individuali (personalità, capacità) e ambientali (contesto, pressione sociale). I primi sono esempi di attribuzione interna (o disposizionale), i secondi di attribuzione esterna (o situazionale).

Modello della covariazione di Kelley

Una teoria su come si compiono le attribuzioni è il modello della covariazione di Harold Kelley. Una domanda fondamentale che le persone si pongono è se il comportamento di un individuo sia causato dalla disposizione interna delle persone a comportarsi in quel modo (personalità) o da fattori situazionali esterni. Kelley proseguì argomentando che, per scoprire una causa del comportamento di qualcuno, le persone agiscono in modo molto più simile agli scienziati che agli psicologi ingenui. Identificano quale fattore covaria con il comportamento, quindi assegnano a quel fattore un ruolo causale. Per prendere questa decisione attribuzionale, considerano 3 tipi di informazione: la coerenza, il valore distintivo e il consenso. Anche se le persone possono eseguire queste laboriose analisi attribuzionali, ciò non significa che in effetti lo facciano, o lo facciano sempre, nella vita di tutti i giorni.

Attribuzioni di Weiner

Bernard Weiner si è interessato alle cause e alle conseguenze dei tipi di attribuzione compiuti dalle persone quando eseguono un compito con successo oppure no. Riteneva che nell'attribuzione del risultato si considerassero 3 dimensioni della prestazione. La prima è il luogo, che ancora una volta rimanda a cause esterne o interne; le altre 2 sono nuove e particolarmente interessanti: la stabilità e la controllabilità. Se si può attribuire un atto alla disposizione di un individuo, ciò significa che di quell'individuo si conosce la personalità. Di ciò, Daryl Bem mise in evidenza un'interessante implicazione nella sua teoria dell'autopercezione. Sostenne quanto segue:

  • Facciamo attribuzioni del nostro comportamento allo stesso modo in cui facciamo attribuzioni del comportamento altrui;
  • È per mezzo dell'attribuzione interna del nostro comportamento che aumentiamo la conoscenza di noi stessi, del nostro sé e della nostra identità.

Il fare attribuzioni svolge un ruolo anche nel definire le emozioni. Le nostre emozioni sono costituite da 2 componenti: l'attivazione fisiologica e le cognizioni che usiamo per etichettare tale stato di attivazione come emozione. Sebbene l'attivazione e l'etichetta di solito procedano insieme e i nostri pensieri possano generare l'attivazione associata, in alcuni casi uno stato di attivazione di per sé potrebbe essere considerato come un'emozione oppure un'altra, a seconda del tipo di attribuzione che compiamo sull'esperienza che stiamo vivendo.

Stili attribuzionali

Tutti facciamo attribuzioni, ma sembriamo differire nello stile attribuzionale. Secondo lo psicologo clinico Julian Rotter, gli interni tendono a fare attribuzioni interne, ritenendo che il nostro destino dipenda in gran parte da noi; le cose accadono perché le facciamo accadere. Gli esterni tendono a fare attribuzioni esterne, ritenendo che abbiamo poco controllo su ciò che ci accade; le cose semplicemente accadono per caso, fortuna, oppure per le azioni di agenti esterni. Per spiegare come le persone inferiscono che il comportamento di un individuo corrisponde a una sua disposizione di fondo o tratto della personalità, Ned Jones e i suoi colleghi svilupparono la teoria dell'inferenza corrispondente. Una causa disposizionale è una causa stabile che rende il comportamento delle persone prevedibile e aumenta la nostra sensazione di controllo sul mondo. Forse la tendenza sistematica attribuzionale meglio conosciuta è l'errore fondamentale di attribuzione. Consiste nella tendenza delle persone ad attribuire il comportamento a stabili disposizioni della personalità, persino di fronte a forti prove della presenza di cause esterne. È anche detta bias di corrispondenza, in quanto è una tendenza sistematica (bias) che porta a considerare il comportamento come corrispondente a disposizioni interne, piuttosto che a situazioni esterne.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rossella_medal di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Rollero Chiara.
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