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Riassunto esame Psicologia Sociale, prof. Boccato, libro consigliato Psicologia sociale,Hogg, Vaughan Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di psicologia sociale e del prof. Boccato, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Psicologia sociale,Hogg, Vaughan, dell'università degli Studi di Bergamo - Unibg. Scarica il file in PDF!

Esame di Psicologia sociale docente Prof. G. Boccato

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ESTRATTO DOCUMENTO

Gli atteggiamenti si possono formare anche attraverso l’apprendimento sociale e manifestarsi in

assenza di rinforzi diretti. Albert Bandura ha concentrato la sua ricerca sul modellamento, secondo

cui il comportamento di una persone funge da modello per un’altra. Il modellamento richiede

l’osservazione: gli individui non apprendono nuove reazioni direttamente dall’esperienza di risultati

positivi o negativi, ma osservando ciò che capita agli altri.

FONTI DI APPRENDIMENTO

Una fonte cruciale dei nostri atteggiamenti è rappresentata dalle azioni della altre persone che ci

circondano. Per il bambino, i genitori sono un’influenza forte, che include i tipi di apprendimento

che abbiamo appena affrontano. I mass media, in particolare la televisione, hanno una significativa

influenza sugli atteggiamenti delle persone e su quelli dei loro figli.

Si è indagato sull’impatto dei messaggi pubblicitari sui bambini. Charles Atkin ha riportato che due

terzi dei bambini di un gruppo che aveva visto l’uomo forzuto di un circo mangiare cereali credeva

che mangiarli avrebbe reso forti anche loro. Questi risultati destano particolare preoccupazione alla

luce degli omicidi commessi talvolta dai minori.

TEORIA DELL’AUTOPERCEZIONE

Un modo meno immediato di formare un atteggiamento consiste nel dedurre ciò che pensiamo o

sentiamo a proposito dell’oggetto di un atteggiamento attraverso l’esame del nostro

comportamento. Su questa base Daryl Bem ha proposto la teoria dell’autopercezione. Egli

sosteneva che le persone raggiungono la conoscenza di chi sono e dei loro atteggiamenti,

esaminando le proprie azioni e chiedendosi: perché lo faccio? Una persona può agire per ragioni

che non sono molto chiare e perciò determinare il proprio atteggiamento attraverso cause più

facilmente accessibili.

IL TEST DI ASSOCIAZIONE IMPLICITA

Metodo di ricerca come modo di misurare gli atteggiamenti che le persone possono voler

nascondere o che non apprezzano di sé. Lo IAT prevede che i partecipanti premino uno dei due

tasti di un computer per far corrispondere una serie di concetti target, per esempio un gruppo

etnico. Nel caso in cui l’atteggiamento esiste già, la reazione è molto più veloce quando il concetto

presenta in partenza una forte associazione nella mente: esso viene attivato automaticamente.

Se gli atteggiamenti sono reti mentali, le associazioni sono più forti quando l’atteggiamento esiste:

ne deriva che le persone collegheranno più velocemente i concetti che hanno una relazione

rispetto a quelli che non la hanno. Supponete che vi stiano sottoponendo al test per indagare i

vostri atteggiamenti nascosti verso gli imprenditori edili. Vi potrebbe essere chiesto di guardare 2

foto di imprenditori edili, associate in sequenza a una parola positiva e a una negativa. Il vostro

compito è quello di premere tasto sinistro se la parola che vedete è positiva, destro se negativa.

Se non ci piacciono gli imprenditori edili cliccheremo il tasto più in fretta. Impiegheremo invece più

tempo con le parole positive. Questo è il pregiudizio.

LE PERSONE FANNO QUELLO CHE DICONO?

Il sociologo LaPiere ha analizzato la differenza tra gli atteggiamenti di pregiudizio verso i cinesi in

generale e i comportamenti discriminatori manifestati in particolare nei riguardi di una coppia di

cinesi. Mentre si spostavano di luogo in luogo, LaPiere si preoccupava che i suoi amici potessero

non essere accettati, ma essi rifiutarono soltanto in un’occasione. Fino a qui tutto bene. LaPiere in

seguito inviò un questionario ai luoghi che aveva visitato, chiedendo: “Accettereste che persone di

razza cinese fossero ospiti della vostra struttura?”. Degli 81% ristoranti e 47 alberghi che

risposero, il 92% disse di no. Solo l’1% rispose che li avrebbe accettati e i rimanenti si dichiararono

incerti. Le risposte da parte dei suoi vecchi ospiti contraddicevano il modo in cui essi si erano

realmente comportati.

TEORIA DELL’AZIONE RAGIONATA

E’ stata tra le prime che ha affrontato esplicitamente il problema dello scarso collegamento tra

atteggiamento e comportamento a cui ci siamo riferiti in precedenza.

1) Norma soggettiva: il risultato di ciò che l’individuo pensa che gli altri credano. Altre persone

significative fungono da orientamento rispetto alla “cosa giusta da fare”.

2) Atteggiamento verso il comportamento: basato sulle credenze individuali relative al

comportamento specifico e sulle modalità di valutazione di tali credenze. E’ un

atteggiamento riguardante un’azione.

3) Intenzione comportamentale: una dichiarazione interiore di agire.

4) Comportamento: l’azione eseguita.

Solitamente verrà eseguita un’azione se l’atteggiamento della persona è favorevole e se la

normale sociale è di sostegno.

Ajzen continuò a mettere in evidenza il ruolo della volontà in un modello modificato, la teoria del

comportamento pianificato: il controllo del comportamento percepito è il punto fino a cui la persona

crede sia facile o difficile compiere un’azione.

GLI ATTEGGIAMENTI POSSONO CAMBIARE: LA DISSONANZA

Alle persone è concesso di cambiare le proprie opinioni e, come sapete, lo fanno. La dissonanza

cognitiva fa parte della famiglia delle teorie sulla coerenza cognitiva. Esse presuppongono che le

persone desiderino credere di essere coerenti nel modo di agire e pensare. Tale presupposto è

stato indagato in modo più completo dalla teoria della dissonanza cognitiva, elaborata dal famoso

psicologo sociale Leon Festinger e divenne il tema più studiato nell’ambito della psicologia sociale

durante gli anni sessanta. La dissonanza cognitiva è quello sgradevole stato di tensione mentale

che si verifica quando una persone ha due o più cognizioni che sono incoerenti o che non si

armonizzano.

Festinger propose l’idea secondo cui cerchiamo armonia nei nostri atteggiamenti, credenze e

comportamenti e tentiamo di ridurre la tensione generata da ogni incoerenza. Le persone

proveranno a far ciò cambiando una o più cognizioni incoerenti.

COMUNICARE IN MANIERA PERSUASIVA

“Un’idea importante comunicata in modo non persuasivo equivale a non avere affatto un’idea.”

Verso la fine della seconda guerra mondiale Carl Hovland fu incaricato dal proprio governo di

condurre ricerche sui modi in cui la propaganda potesse essere utilizzata per sostenere lo sforzo

bellico statunitense. Dopo la guerra, organizzò il primo programma di ricerca coordinato sulla

psicologia sociale della persuasione. La principale caratteristica di questo lavoro fu delineata nel

libro scritto dal suo gruppo di ricerca. Gli autori suggerivano che la chiave per interpretare il modo

in cui le persone prestano attenzione, comprendono, ricordano e accettano un messaggio

consisteva nel rispondere alla domanda: “Chi dice che cosa a chi e con quale effetto?”. Questa

struttura generale di ricerca può essere individuata ancora oggi. Le tre variabili coinvolte sono:

fonte, messaggio, pubblico.

Se vogliamo rendere una campagna pubblica il più convincente possibile, ci sono alcuni punti da

ricordare: determinati comunicatori, strategie di messaggio e stili discorsivi sono più efficaci di altri.

Deve poi essere tenuta in considerazione la natura del pubblico.

CHI:

1) Esperti > non esperti

2) Comunicatori popolari e attraenti > non popolari o non attraenti

3) Parlare veloce > parlare piano

CHE COSA:

1) Siamo persuasi più facilmente se pensiamo che il messaggio non voglia manipolarci.

2) Un messaggio comunicato con uno stile linguistico debole, con tante frasi vaghe e esitazioni, è

meno persuasivo di uno espresso con uno stile linguistico efficace.

3) I messaggi che attivano la paura possono essere molto efficaci. Per esempio, per far sì che le

persone smettano di fumare potremmo mostrare loro immagini di polmoni malati di cancro.

A CHI:

1) Le persone con bassa autostima vengono persuase più facilmente

2) Le persone a volte sono più predisposte alla persuasione quando sono distratte rispetto a

quando prestano piena attenzione.

3) Le persone in età adolescenziale sono più suggestionabili di quelle anziane.

UN MESSAGGIO POCO MINACCIOSO è Più UTILE DI UNO MOLTO MINACCIOSO.

MODELLO DELLA PROBABILITA’ DI ELABORAZIONE

Secondo questo modello, quando le persone ricevono un messaggio persuasivo esse pensano

alle argomentazioni implicite. Tuttavia non lo fanno necessariamente con profondità o attenzione,

poiché ciò richiede un notevole sforzo cognitivo. La persona comune è un economizzatore

cognitivo, motivato a produrre uno sforzo cognitivo solo su questioni per lui importanti. La

persuasione segue 2 percorsi, a seconda della quantità di sforzo cognitivo impegnato nel

messaggio. Se le argomentazioni del messaggio sono prese in carico in maniera approfondita è

utilizzato un percorso centrale. Se invece le argomentazioni non sono ascoltate con attenzione, si

segue un percorso periferico.

MODELLO EURISTICO-SISTEMATICO

Tratta gli stessi fenomeni utilizzando concetti leggermente differenti e distingue tra elaborazione

sistematica e euristica.

RESISTERE ALLA PERSUASIONE

Quando proviamo sentimenti forti riguardo a un tema riusciamo a dimostrarci alquanto caparbi

nell’opporci ai tentativi di cambiare la nostra posizione. Tuttavia molti dei contenuti presentati nel

capitolo evidenziano fattori che contribuiscono a modificare i nostri atteggiamenti, molto spesso

oltre un livello di consapevolezza diretta. D’altra parte, la stragrande maggioranza dei tentativi di

persuasione si conclude con un fallimenti piuttosto che con un successo. I ricercatori hanno

identificato tre principali ragioni: reattività, preavvertimento, immunizzazione.

REATTIVITA’

Teoria secondo cui le persone cercano di proteggere la loro libertà di azione. Quando ne

percepiscono la riduzione, agiscono al fine di recuperare il pieno possesso.

PREAVVERTIMENTO

Consapevolezza che si stia per diventare il bersaglio di un tentativo di persuasione. Tale

allertamento permette spesso di resistere alla persuasione.

IMMUNIZZAZIONE

Modalità con cui si rendono le persone resistenti alla persuasione. E’ una forma di protezione.

CONFORMISMO E CAMBIAMENTO SOCIALE – CAPITOLO 5

NORME

Credenze condivise circa la condotta del membro di un gruppo considerata appropriata. Sono sia

descrittive (“è”) sia prescrittive (“dovrebbe”).

CONFORMISMO

Cambiamento profondo, personale e duraturo nel comportamento e negli atteggiamenti dovuto alla

pressione del gruppo. Processo in cui le persone costruiscono una norma a partire dal

comportamento degli altri.

Esperimento: Asch creò un paradigma sperimentale ora divenuto classico. Studenti di sesso

maschile, che partecipavano a quello che pensavano essere un compito sulla capacità di

discriminazione visiva, si sedettero attorno a un tavolo in gruppi che variavano da sette a nove

individui. A turno, secondo un ordine fisso, ciascuno dichiarava in pubblico quale dei tre segmenti a

confronto fosse della stessa lunghezza di un segmento standard di riferimento. In realtà una sola

persona era un partecipante ingenuo e si trovava nel penultimo posto nell’ordine di risposta. Gli

altri erano collaboratori di ricerca che avevano ricevuto l’istruzione di dare risposte erronee su

dodici prove cruciali. 25% dei partecipanti rimasero sulle proprie idee, il 50% si conformò al resto

del gruppo su 6 delle 12 prove, nonostante fossero sbagliate, e l’altro 25% si conformò in tutte e 12

le prove.

La maggior parte era consapevole di vedere le cose in maniera diversa dal gruppo, ma percepiva

la possibilità che le proprie percezioni fossero imprecise e che in verità ad avere ragione fosse

proprio il gruppo.

CHI SI CONFORMA?

L’esistenza di forti differenze individuali nel livello di conformismo portò alcuni psicologi sociali a

indagare le caratteristiche di personalità che rendono certe persone più predisposte ad adeguarsi

di altre. Coloro che si conformano tendono ad avere bassa autostima, forte bisogno di sostegno e

approvazione, necessità di autocontrollo e basso quoziente intellettivo. Anche molta ansia e senso

di colpa e insicurezza nel gruppo.

PROCESSI DI INFLUENZA

Gli psicologi sociali reputano responsabili del conformismo due processi di influenza sociale:

l’influenza informativa e l’influenza normativa. La nostra tendenza ad accettare le opinioni degli altri

come prove della realtà è detta influenza informativa. Abbiamo bisogno di avere fiducia nel fatto

che le percezioni, convinzioni e sentimenti siano corretti. L’influenza informativa entra in gioco

quando siamo incerto, perché gli stimoli sono intrinsecamente ambigui o perché c’è disaccordo

sociale.

La nostra tendenza ad adeguarci alle aspettative positive degli altri è definita influenza normativa.

Il nostro bisogno di approvazione e accettazione sociale ci porta a “procedere insieme” al gruppo e

a evitare censura o disapprovazione. L’influenza normativa entra in gioco quando riteniamo che il

gruppo abbia la forza e la capacità di ricompensarci o di punirci a seconda di ciò che facciamo.

Perché essa sia efficace, dobbiamo anche sentirci sotto la sorveglianza del gruppo.

Influenza informativa del referente: quando essere parte di un gruppo diventa saliente avvertiamo

un senso di appartenenza e definiamo noi stessi nei termini del gruppo. Recuperiamo informazioni

dalla memoria e usiamo informazioni del contesto sociale per definire norme e attributi rilevanti del

gruppo.

Secondo la teoria della categorizzazione del sé, giungiamo a considerare noi stessi in termini di

gruppo e assimiliamo i nostri pensieri e sentimenti alla norma del gruppo.

OBBEDIENZA – STUDI DI MILGRAM

Esperimento della scossa elettrica. Una lista di coppie di parole, a ogni associazione errata

l’insegnante infliggeva una scossa elettrica. Per tutta la durata dell’esperimento, l’insegnante era

agitato e teso chiedendo di interrompere. A tali richieste, lo sperimentatore rispondeva con una

serie ordinata di risposte, che variavano da “per piacere, continui” a “l’esperimento richiede che lei

continui”, fino al definitivo “non ha altra scelta, deve continuare”. Quasi tutti gli “insegnanti”

continuarono fino a 255 V ed il 65% continuò fino alla fine, infliggendo scosse di oltre 300 V. Il

ruolo dell’allievo era ovviamente svolto da un collaboratore, su cui nessuna scarica elettrica veniva

inflitta.

INFLUENZA DELLA MINORANZA E CAMBIAMENTO SOCIALE

Processi di influenza sociale grazie ai quali minoranze, in termini di numero o potere, cambiano gli

atteggiamenti della maggioranza. Chiari esempi sono Greenpeace o il M5S.

OLTRE IL CONFORMISMO

Moscovici sostenne che i ricercatori, in maniera inconsapevole, fossero vittime della tendenza

sistematica al conformismo, che porta a considerare influenza sociale un’esigenza adattativa della

vita umana. Dovremmo sempre adattarci allo status quo, uniformarmi ed essere coerenti.

Moscovici credeva che i gruppi presentassero spesso conflitti al loro interno, al quale le persone

rispondevano in uno dei seguenti modi:

1) Conformandosi: la maggioranza persuade la minoranza.

2) Mediando: si raggiunge un compromesso che porta alla convergenza.

3) Innovando: una minoranza crea e accentua il conflitto, cercando di persuadere la

maggioranza.

COERENZA

Il conflitto sociale non piace alle persone. Una minoranza attiva sfrutta questa tendenza,

adoperandosi per creare, attirare l’attenzione su e accentuare il conflitto. Secondo Moscovici e

colleghi, questo comportamento può arrivare ad avere la meglio sulla maggioranza: la sua efficacia

dipende però dal modo in cui la minoranza affronta il proprio compito: dallo stile comportamentale

che essa adotta. Una minoranza coerente, in cui tutti i membri del gruppo diffondano rapidamente

lo stesso messaggio, ottiene i seguenti effetti:

1) Mette in crisi la norma della maggioranza e produce incertezze e dubbi.

2) Attira l’attenzione su di sé come entità.

3) Trasmette l’idea secondo cui un punto di vista alternativo e coerente esiste.

4) Dimostra sicurezza e deciso coinvolgimento nel proprio punto di vista.

5) Mostra che l’unica soluzione al conflitto è l’accettazione del punto di vista della minoranza.

Le minoranze efficaci sono quelle coerenti. Esse hanno bisogno anche di essere unanimi, di

distinguersi dalla maggioranza, di non essere mosse da interessi personali o da pressioni esterne.

INCLUSIONE

Nelle società i gruppi che diffondono i punti di vista minoritari sono spesso stigmatizzati dalla

maggioranza in quanto outgroup, oppure etichettati come individui devianti. Anne Mass e i suoi

colleghi hanno confermato che le minoranze esercitano un’influenza maggiore se la maggioranza

le percepisce come ingroup. Il trucco delle minoranze efficaci sembra quello di stabilire le proprie

legittime credenziali come ingroup, prima di attirare l’attenzione sul proprio distinto punto di vista

minoritario.

L’INFLUENZA DELLA MINORANZA è DAVVERO DIVERSA?

Moscovici ha sostenuto che le maggioranze e le minoranze esercitano influenza sociale attraverso

processi differenti. L’influenza della maggioranza produce acquiescenza pubblica diretta per

ragioni di dipendenza normativa o informativa. Le opinioni della maggioranza sono accettate

passivamente senza pensarci molto su. Al contrario, l’influenza della minoranza produce

nell’opinione un cambiamento privato, spesso latente, dovuto al conflitto cognitivo e alla

riorganizzazione derivati dalle idee devianti. Le minoranze provocano un effetto conversione come

conseguenza dell’attiva presa in carico del punto di vista della minoranza.

PERSONE NEI GRUPPI – CAPITOLO 6

I gruppi sono categorie, sebbene di persone piuttosto che di cose. Per questo esistono attributi che

identificano chi fa parte del gruppo e chi ne è escluso.

PRESTAZIONI IN PUBBLICO

La nostra prestazione migliora o peggiora con un pubblico? Fu uno dei primi esperimenti condotti

da Norman Triplett. Chiese ad alcuni bambini di avvolgere un nastro intorno a due bobine,

distanziate di alcuni metri, il più velocemente possibile, da soli o in una specie di gara con un altro

bambino. Lo studioso rilevò che i ragazzini che cercavano di vincere erano più veloci di quelli che

lavoravano da soli. Triplett rilevò anche che alcuni bambini non ottenevano grandi risultati quando

gareggiavano. Al contrario, “crollavano”. Nel 1920 Floyd Allport dimostrò l’effetto di facilitatore

sociale, grazie a cui la sola presenza di altre persone che non partecipano migliora l’esecuzione di

un compito, anche se non sempre.

La ricerca ha anche messo in luce la presenza sociale, come quella che caratterizza questi casi,

può produrre un effetto del tutto opposto: l’inibizione sociale o il peggioramento dell’esecuzione del

compito (teoria della pulsione).

L’attivazione o incremento di motivazione è quindi una reazione istintiva alla presenza sociale.

Questa attivazione infonde energia o “stimola” la nostra risposta dominante: quelle azioni che

vengono apprese meglio e che sono più abituali in una determinata situazione. Se la risposta

dominante è corretta, allora la presenza sociale migliora la prestazione. Se è scorretta, allora la

presenza degli altri porta a un peggioramento della prestazione stessa.

TEORIA DELLA DISCREPANZA DEL Sé

Quando le persone diventano autoconsapevoli e concentrano l’attenzione su se stesse, di fronte

allo specchio o in presenza di altre persone, paragonano il proprio sé reale e il proprio sé ideale.

La discrepanza tra essi aumenta la motivazione e l’impegno per portarsi al livello dell’ideale,

cosicché l’esecuzione di compiti facili migliora. Per quanto riguarda i compiti difficili, la discrepanza

è troppo grande: le persone smettono di provarci e la prestazione peggiora.

Charles Bond riteneva che in presenza degli altri, le persone si preoccupano di ottenere la migliore

prestazione possibile. Per i compiti facili ciò è possibile. Nei compiti difficili invece, le persone

commettono o prevedono di commettere, errori. Ciò crea imbarazzo e l’imbarazzo peggiora

l’esecuzione del compito.

INERZIA NEI GRUPPI

E’ la perdita di motivazione e impegno individuale quando si svolge un compito collettivo, rispetto a

quando lo si svolge da soli o contemporaneamente ad altri. E’ la tendenza delle persone a lavorare

meno duramente in un compito a cui credono stiano lavorando anche altri. In una rassegna di

ricerca che trattava il tema della motivazione sociale, Russell Geen ha concluso che ci sono 3

ragioni per cui rimaniamo inerti quando ci troviamo in un gruppo:

1) Equità del risultato: pensiamo che gli altri rimangano inerti, perciò, per mantenere l’equità

ed evitare di fare figure, rimaniamo inerti anche noi.

2) Paura del giudizio: ci preoccupiamo di venire giudicati dagli altri, ma quando manteniamo

l’anonimato ce la prendiamo comoda e rimaniamo inerti.

3) Conformità allo standard: spesso non abbiamo un’idea chiara degli standard o delle norme

del gruppo, in questo modo ce la prendiamo comoda e rimaniamo inerti.

COMPENSAZIONE SOCIALE

Incremento di impegno in un compito collettivo per compensare la mancanza di impegno o

capacità. Oltre che per questo motivo, le persone lavorano più duramente nei gruppo a quando

sono sole se:

1) Provengono da una cultura collettivistica, come Cina o Giappone.

2) Credono e si aspettano che il gruppo sarà capace di ottenere risultati importanti.

3) Si identificano fortemente con il gruppo e ritengono che le proprie azioni ne definiscano

l’appartenenza.

4) Fanno parte di un gruppo con alti livelli di solidarietà e coesione.

COESIONE DI GRUPPO

E’ una proprietà basilare di un gruppo, che porta a rimanere unito come una salda entità autonoma

caratterizzata da uniformità di condotta, reciproco sostegno tra i membri, solidarietà, spirito di

compensazione. La coerenza, a livello psicologico, è stata attribuita primariamente allo sviluppo di

legami di apprezzamento reciproco tra persone.

SOCIALIZZAZIONE DI GRUPPO

Relazione dinamica tra il gruppo e i suoi membri che descrive il percorso dei membri in un gruppo

in termini di coinvolgimento e cambiamento di ruoli.

FASI DELLA SOCIALIZZAZIONE – MORELAND

1) Esplorazione: il gruppo recluta membri potenziali che, a loro volta, fanno una ricognizione

al suo interno.

2) Socializzazione: il gruppo assimila nuovi membri, educandoli alle proprie abitudini. A loro

volta, i nuovi membri cercano di far accettare al gruppo le proprie opinioni.

3) Mantenimento: la negoziazione del ruolo ha luogo tra membri a pieno titolo.

L’insoddisfazione del ruolo può portare a una transizione di ruolo chiamata divergenza, la

quale può essere inattesa e non programmata.

4) Risocializzazione: quando la divergenza è attesa, la risocializzazione non è improbabile.

Quando è inattesa, il membro è emarginato in un ruolo deviante e cerca di risocializzarsi.

5) Ricordo: dopo che l’individuo lascia il gruppo, entrambe le parti ricordano il passato.

RUOLI

Esperimento guardie vs prigionieri

LEADERSHIP

Persone con buone idee sulle quali sono tutti d’accordo. Persone che tutti seguono, con il potere di

persuadere e di far accadere le cose. Permettono ai gruppi di funzionare come insiemi produttivi e

coordinati. La leadership è un processo di influenza sociale attraverso il quale un individuo ottiene

e mobilita l’aiuto degli altri nel raggiungimento di uno scopo collettivo.

Si distingue tra “efficace” e “buona”. Un leader efficace è chi riesce con successo a fissare nuovi

obbiettivi e persuadere gli altri a realizzarli. Un leader è invece buono quando è a capo attraverso

giudizi soggettivi e/o preferenze.

TEORIE SUI TIPI DI LEADER – TEORIE DELLA CONTINGENZA

2 stili di leadership: uno stile che si concentra sul compito del gruppo e si interessa che le cose

vengano fatte, e uno stile che rivolge la propria attenzione alle relazioni tra membri. Dovrebbero

esserci 2 leader: uno specialista del compito e uno specialista socioemotivo (Robert Bales).

TEORIA DEL PERCORSO-OBBIETTIVO

Essa presuppone che una delle funzioni principali del leader sia motivare i gregari chiarendo i

percorsi per aiutarli a raggiungere i propri obbiettivi. Ci sono due classi di comportamento del

leader: strutturazione (il leader dirige attività connesse al compito) e cura (il leader si dedica ai

bisogni personali ed emotivi). La strutturazione è più efficace quando i gregari non hanno chiari i

propri obbiettivi e i modi attraverso cui raggiungerli. Quando i compiti invece sono compresi bene,

la strutturazione è meno efficace.

LEADERSHIP TRANSAZIONALE

Considera la leadership come processo di scambio. I gregari forniscono al leader approvazione

sociale, lodi, prestigio, status e potere e questi, in cambio, guidai l gruppo verso gli obbiettivi

importanti, apprezzando e gratificando i gregari per la realizzazione del compito.

I leader hanno bisogno di ricevere dal gruppo credito personale. Può accumularlo in 4 vie:

1) Conformandosi inizialmente in maniera stretta alle norme di gruppo.

2) Assicurandosi che il gruppo percepisca come democratica la sua elezione a leader.

3) Assicurandosi di essere ritenuto adeguato al raggiungimento degli obbiettivi del gruppo.

4) Mostrando la propria identificazione con il gruppo, i suoi ideali e le sue aspirazioni.

LEADER TRASFORMAZIONALE

Questi tipi di leader vogliono letteralmente trasformare un gruppo. Essi stimolano i gregari ad

adottare una visione che vada al di là dell’interesse personale e lavorano duro per convincerli a

“salire a bordo”. Leader di tale natura possono cambiare il modo di pensare e di comportarsi dei

gregari e farli adeguare alle loro idee. Il carisma gioca un ruolo chiave in questo tipo di leadership.

I leader trasformazionali devono avere carattere, fascino e forza seduttiva. Devono anche

esercitare una leadership carismatica. Essi sono estroversi, piacevoli e dotati di apertura mentale.

UOMINI, DONNE E LEADERSHIP

Teoria della coerenza con il ruolo (Eagly): spiega la modalità di funzionamento del soffitto di vetro,

cioè quella barriera invisibile che impedisce alle donne ed altre minoranze di ottenere posizioni di

leadership di alto livello. Secondo Bowles e McGinn esistono 4 barriere fondamentali che

precludono la possibilità di leader ai solo uomini:

1) Incoerenza con il ruolo.

2) Mancanza di esperienza nel dirigere.

3) Responsabilità della famiglia, che comprende la possibilità della donna di impegnarsi a

tempo pieno in posizioni di leadership.

4) Mancanza di motivazione: le donne non sono affamate di leadership come gli uomini.

Rinunciamo all’autopromozione e assumono ruoli di secondo piano meno visibili, con

qualifiche informali come facilitatrice o coordinatrice.

CAPITOLO 7 – PREGIUDIZIO E RELAZIONI INTERGRUPPO

Un aspetto terribile del pregiudizio è la disumanizzazione di un gruppo di persone. Se un outgroup

può essere considerato meno che umano, compiere atrocità contro i suoi membri equivarrà

essenzialmente a schiacciare un insetto. Gordon Allport ritiene che il termine “pregiudizio” significa

letteralmente giudizio premature. Definì inoltre il pregiudizio come “pensare male di qualcuno

senza avere sufficienti motivi per farlo”.

LA DISCRIMINAZIONE

E’ probabile che nella nostra comunità il pregiudizio si esprima in maniera sottile e nascosta e che

la vera e propria discriminazione sia ora meno comune. In questa sede considereremo

brevemente tre tipo di comportamento che possono celare pregiudizi di fondo: riluttanza ad

aiutare, tokenism e discriminazione inversa.

1) Riluttanza ad aiutare: incapacità di aiutare gli altri gruppi a migliorare la propria posizione

nella società.

2) Tokenism: pratica che consiste nel fare piccole pubbliche concessioni a un gruppo di

minoranza per sviare le accuse di pregiudizio e discriminazione.

3) Discriminazione inversa: forma estrema di tokenism. Si favoriscono i membri di un gruppo

minoritario. Sul breve periodo può avere effetti positivi, ma sul lungo può avere

conseguenze dannose.

Il tokenism può avere conseguenze dannose per l’autostima di coloro che ottengono un impiego

solo in quanto parte di una minoranza. Thomas Chacko ha scoperto che le donne manager, se

percepivano di avere ottenuto il proprio incarico solo per concessione, erano meno coinvolte con

l’azienda e meno soddisfatte del proprio lavoro. Allo stesso modo, la discriminazione inversa può

ridurre l’autostima.

RAZZISMO

La discriminazione basata sulla razza o l’etnia è storicamente responsabile di alcuni dei più

terrificanti atti di inumanità di massa. La maggior parte delle ricerche sul razzismo si focalizzano su

atteggiamenti e comportamenti sfavorevoli nei riguardi delle persone di colore negli Stati Uniti

dove, storicamente, gli afroamericani sono stati considerati in modo negativo.

NUOVO RAZZISMO

Poiché il razzismo palese è di solito illegale e socialmente condannato, oggi è più difficile da

smascherare. Nella maggior parte dei casi le persone non si comportano per lo più in modo

razzista. Tuttavia il razzismo può avere solamente cambiato forma. Il nuovo razzismo ha diversi

nomi, tra cui quello di razzismo riluttante e quello di razzismo moderno. In sostanza, il nuovo

razzismo riflette il conflitto che le persone sperimentano tra l’antipatia emotiva profondamente

radicata verso outgroup razziali e i valori dell’uguaglianza.

SESSISMO

Kay Deaux e Marianne LaFrance hanno condotto molti studi sulla psicologia del genere e

osservato che quasi sempre la ricerca sul sessismo si concentra su pregiudizio e discriminazione

verso le donne.

STEREOTIPI E RUOLI SESSUALI

La ricerca sugli stereotipi sessuali ha rivelato che sia gli uomini che le donne tradizionalmente

sono concordi a giudicare gli uomini competenti e indipendenti e le donne gentili e comunicative.

PROFEZIA CHE SI AUTOAVVERA E MINACCIA LO STEREOTIPO

Gli atteggiamenti di pregiudizio sfociano in un comportamento discriminatorio manifesto o nascosto

e col tempo ciò crea degli svantaggi. In questo modo, una credenza stereotipica può creare una

realtà che conferma la credenza. È un caso di profezia che si autoavvera. Lo psicologo

dell’organizzazione Dov Eden spinse per esempio i comandanti dei plotoni delle forze armate

israeliane a credere che i propri subordinati avessero il potenziale adatto per prestazioni di alto

livello. Dopo un programma di addestramento durato undici settimane i plotoni dei comandanti con

alte aspettative ottennero risultati migliori di quelli guidati da comandanti “senza aspettative”.

I membri di un gruppo stigmatizzato conoscono esattamente gli stereotipi negativi che gli altri

hanno nei loro confronti e sperimentano quella che Steel e colleghi hanno definito minaccia dello

stereotipo. Gli individui stigmatizzati sono consapevoli che gli altri possono giudicarli e trattarli in

maniera stereotipata. Nei compiti di vero interesse per loro, temono di poter confermare attraverso

il proprio comportamento gli stereotipi. Temono cioè che il proprio comportamento incarni una

profezia che si autoavvera. La ricerca americana ha indicato che gli studenti neri vivono in

continua ansia per la paura che i loro insuccessi accademici siano visti come la conferma di uno

stereotipo. Alla fine ciò è causa di un’enorme ansia e può ridurre gli studenti afroamericani a

ridurre i propri sforzi, a ridurre le proprie ambizioni accademiche.

LA PERSONALITA’ AUTORITARIA

Theodor Adorno e Else Frenkel Brunswik descrivono quella che ritengono una sindrome della

personalità in grado di predisporre certe persone all’autoritarismo. Il contesto storico in cui si

inseriva l’idea di personalità autoritaria era fornito dal ruolo assunto dal fascismo, una forma

ideologica di estrema destra, nell’Olocausto. Secondo la teoria, pratiche autoritarie e punitive

eseguite nell’educazione dei figli erano responsabili dell’emergere, nell’età adulta, di varie

combinazioni di credenze. Tra queste, l’etnocentrismo, ossia l’intolleranza verso gli ebrei, gli

afroamericani e altre minoranze etniche e religiose.

TEORIA DELLA DOMINANZA SOCIALE

Spiega la misura in cui le persone accettano o rifiutano le ideologie o i miti della società che

legittimano la gerarchia e la discriminazione oppure l’uguaglianza e l’equità. Le persone che

desiderano per il proprio gruppo il predominio e la superiorità rispetto agli outgroup possiedono un

alto orientamento alla dominanza sociale, che li spinge a rifiutare ideologie ugualitarie e ad

accettare miti che legittimano gerarchia e discriminazione. Persone di questo tipo sono più

predisposte al pregiudizio rispetto a persone con un basso orientamento alla dominanza sociale.

TEORIA DELLA GIUSTIFICAZIONE DEL SISTEMA

Le persone si differenziano a seconda del grado in cui giustificano lo status quo politico e le

politiche sociale ed economiche che l’accompagnano. Secondo John Host e i suoi colleghi la

maggior parte delle ideologie si colloca lungo una dimensione sinistra-destra. Un polo viene

spesso definito liberale: le persone di questa parte chiedono il cambiamento, ma rifiutano la

disuguaglianza sociale. L’altro polo è conservatore. Le persone si oppongono al cambiamento e

approvano la disuguaglianza sociale. Ogni determinata ideologia politica affonda le proprie radici

nelle specifiche forme di pensiero e nelle motivazioni che si accompagnano all’essere liberale o

conservatore. I liberali preferiscono alcuni tra i seguenti elementi: progresso, ribellione, caos,

flessibilità, femminismo, uguaglianza. I conservatori preferiscono invece: conformismo, ordine,

stabilità, valori tradizionali e gerarchia. Di conseguenza, la giustificazione del sistema è più

marcata tra i conservatori che tra i liberali. I conservatori giustificano e proteggono il sistema

sociale esistente anche se ciò significa sostenere una posizione sfavorevole per il proprio gruppo.

TEORIA DEL CONFLITTO REALISTICO

Laddove i gruppi competono per risorse limitate, le relazioni intergruppo sono segnate da conflitti e

sorge l’etnocentrismo. Muzafer Sherif verificò questa idea in numerosi famosi esperimenti condotti

in campi estivi americani per ragazzi. La procedura generale comprendeva tre fasi:

1) I giovani arrivavano al campeggio, gestito a loro insaputa dagli sperimentatori, e si

impegnavano in varie attività che si svolgevano in tutto il campo, grazie alle quali

nascevano amicizie.

2) Il campo veniva quindi diviso in due gruppi, il che portava le amicizie a frazionarsi. I gruppi

erano isolati, avevano alloggi separati e attività giornaliere diverse, e svilupparono le

proprie norme e differenze di status. Tranne qualche etnocentrismo embrionale, ogni

gruppo faceva scarso riferimento all’altro.

3) In seguito, i gruppo si incontrarono per competizioni intergruppo. Si affrontarono duramente

e divennero antagonisti, anche al di là delle gare. L’etnocentrismo incrementava insieme

all’aggressività intergruppo e alla solidarietà ingroup. Gli incontri erano spesso segnati da

atteggiamenti ostili.

4) Ai due gruppi vennero dati obbiettivi sovraordinati: obbiettivi che entrambi desideravano

raggiungere, ma che da soli non potevano realizzare, dovevano cooperare.

TEORIA DELL’IDENTITA’ SOCIALE

Nei primi anni settanta i ricercatori dell’Università di Bristol svilupparono un approccio teorico che

sottolineava l’importanza intrinseca dell’appartenenza a un gruppo nella comprensione delle

relazioni intergruppo. L’appartenenza di una persona a un gruppo definisce in effetti aspetti cruciali

del suo sé e gioca un importante ruolo nel modo in cui questa si percepisce.

GRUPPI MINIMALI

Henry Tajfel e i suoi colleghi idearono un affascinante paradigma per rispondere a questa

domanda: il paradigma del gruppo minimale. Studenti di quattordici e quindi anni parteciparono a

quello che credevano essere uno studio sul processo decisionale. Furono assegnati a uno dei due

gruppi costituiti in realtà in maniera assolutamente casuale, ma apparentemente sulla base delle

preferenze espresse nei confronti dei dipinti astratti di Klee o di Kandinskij. Ogni ragazzo sapeva

soltanto di appartenere al gruppo di Klee o di Kandinskij, venivano usati codici numerici per

nascondere l’identità di tutti gli altri studenti in entrambi i gruppi. Gruppi di tale sorta sono definiti in

questo campo di ricerca “minimali”.

Ogni ragazzo in maniera individuale distribuiva dei punti all’interno di coppie di studenti identificate

solo dal codice numerico e dall’appartenenza al gruppo. A tutti fu comunicato che al termine del

compito al punteggio ottenuto sarebbe corrisposto del denaro e che questo sarebbe stato

distribuito a ciascuno dei due gruppi. Il compito fu ripetuto in diverse prove, ogni volta con una

coppia differente, composta da un membro ingroup e uno outgroup. Non era possibile assegnare

punti a se stessi. La scelta di quanti punti destinare ogni volta variava sulla base dei valori previsti

da una serie di matrici di distribuzione progettate allo scopo di cogliere il tipo di strategie che un

ragazzo poteva usare.

Per qualche tempo la ricerca suggerì che il mero atto di essere categorizzati in un gruppo fosse

sufficiente per generare etnocentrismo e comportamento competitivo intergruppo. I risultati

dimostrarono che la categorizzazione sociale è necessaria, ma può non essere sufficiente per il

comportamento intergruppo.

IDENTITA’ SOCIALE E APPARTENENTA AL GRUPPO

E’ quella parte del concetto di sé che si sviluppa dall’appartenenza a un gruppo. In linea con ciò

che abbiamo discusso nel precedenti capitolo, questo significa che le persone si conformeranno a

norme ingroup e dimostreranno sia solidarietà sia favoritismo ingroup. Quando pensano a se

stessi, coloro che appartengono agli ingroup o agli outgroup useranno stereotipi di gruppo rilevanti.

COME FUNZIONA L’IDENTITA’ SOCIALE

Quando una determinata identità sociale diventa saliente, così da promuovere la categorizzazione

sociale? Per rispondere alla domanda, Penny Oakes e i suoi colleghi dell’Università di Bristol

attinsero dagli studi sulla cognizione sociale e in parte da una tradizione precedente appartenente

all’ambito di ricerca sulla percezione. Le categorie sociali vengono attivate in maniera selettiva,

perché la loro accessibilità nella nostra mente è alta, oppure perché si adattano bene agli indizi

presentati dal contesto. Un caso emblematico in cui si riscontra l’effetto del contesto è un vecchio

studio di Lufty Diab condotto a Beirut e basato sulla somministrazione di un questionario. Quando

gli studenti arabi di religione musulmana selezionavano i tratti che ritenevano si adattassero agli

americani, lo stereotipo nei confronti di questi ultimi era più positivo nelle circostanze in cui erano

inclusi nello stesso compito altri gruppi impopolari, come gli algerini e gli egiziani. L’identità sociale

di un individuo presente le due importanti funzioni:

1) Autoaccrescimento: i gruppi intrattengono un reciproco rapporto di status e prestigio e noi

ne siamo consapevoli. I gruppi competono per differenziarsi in maniera a loro favorevole,

così da ottenere una distintività positiva, e ciò favorisce un’identità sociale positiva

all’individuo che ne è membro.

2) Riduzione dell’incertezza soggettiva: nella vita vogliamo sapere chi siamo. Vogliamo anche

sapere come relazionarci con gli altri, e che cosa aspettarci da loro.

EDUCARE ALLA TOLLERANZA

E’ possibile ridurre le reazioni verso gli altri basate su stereotipi potenti e negativi? E’ un compito

difficile, data la resistenza al cambiamento degli stereotipi più potenti e degli atteggiamenti

profondamente radicati. Tuttavia il pregiudizio si basa in parte sull’ignoranza: un’educazione che

promuova la tolleranza per il diverso potrà ridurre la chiusura mentale, in particolare nei bambini.

Nonostante ciò, l’educazione formale avrà un impatto solo marginale se i bambini rimarranno

esposti al pregiudizio nel mondo al di fuori delle aule scolastiche.

CONTATTO FRA GRUPPI

Spesso c’è un’insufficienza cronica di contatto tra intergruppo e poca opportunità di incontrare

membri reali di un altro gruppo. Lo scenario in cui due gruppi si incontrano davvero presenta

difficoltà, ma contiene in sé il potenziale per un futuro migliore per entrambi.

OBBIETTIVI SOVRAORDINATI

Sherif riuscì a migliorare le relazioni intergruppo tra fazioni di ragazzi in conflitto facendo sì che

cooperassero per raggiungere diversi obbiettivi sovraordinati. L’Unione Europea ha rappresentato

un laboratorio naturale per studiare l’effetto dell’identità sovraordinata sulle relazioni tra

sottogruppi.

CAPITOLO 8 – DANNEGGIARE GLI ALTRI

Aggressività: Infliggere in maniera intenzionale qualche tipo di danni agli altri. Esistono misurazioni

diverse per l’aggressività. Ecco alcune misure sperimentali:

1) Prendere a pugni un pupazzo di gomma gonfiabile.

2) Premere un pulsante che si suppone infligga una scossa elettrica a qualcun altro.

3) Valutare per iscritto il livello di aggressività di un bambino da parte di insegnanti e

compagni di classe.

4) Redigere un rapporto sulla propria precedente condotta aggressiva da parte di adolescenti

in riformatorio.

5) Esprimere verbalmente la propensione all’uso della violenza in un esperimento di

laboratorio.

TEORIA PSICODINAMICA

In “Al di là del principio del piacere”, Freud affermava che l’aggressività umana nasce da un innato

istinto di morte, contrapposto all’istinto di vita. Inizialmente, l’istinto di morte è diretto

all’autodistruzione ma, come il bambino cresce, questo istinto si dirige verso gli altri.

Questa è essenzialmente una teoria monofattoriale: l’aggressività cresce in modo naturale e deve

essere liberata. Le idee di Freud furono riviste più tardi.

ETOLOGIA

Gli etologi sottolinearono gli aspetti positivi, funzionali, dell’aggressività, ma individuarono anche

che, mentre il potenziale o l’istinto aggressivo può essere innato, il comportamento aggressivo

reale è suscitato da stimoli specifici dell’ambiente, conosciuti come catalizzatori. Per sostenere che

l’aggressività ha valore di sopravvivenza, Lorenz citava i principi evolutivi. Un animale è molto più

aggressivo verso gli altri membri della propria specie; ciò serve a distribuire gli individui e/o le unità

familiari in modo da rendere più efficiente possibile l’uso delle risorse disponibili, come la selezione

sessuale, l’accoppiamento, il cibo e il territorio.

TEORIA DELL’EVOLUZIONE

In accordo con la visione etologica, l’aggressività aumenta l’accesso alle risorse. Per gli umani, tra

gli obbiettivi per i quali il comportamento è adattativo, vi è il vantaggio sociale ed economico, la

difesa di risorse che già si possiedono oppure l’acquisizione di risorse nuove.

FRUSTRAZIONE E AGGRESSIVITA’

Il legame tra questi concetti fu per la prima volta chiarito con l’ipotesi della frustrazione-

aggressività, secondo cui l’aggressività è la risposta a una precedente condizione di frustrazione.

La teoria, utilizzata anche per fornire una spiegazione del pregiudizio, ipotizzava che l’aggressività


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Scolari97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Boccato Giulio.

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