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Che cos'è la psicologia sociale

Definizione di psicologia sociale

La psicologia sociale è lo studio scientifico di “come pensieri, sentimenti e comportamenti degli individui siano influenzati dalla presenza oggettiva, immaginata o implicita degli altri” (Allport, 1954). Ciò che distingue la psicologia sociale dal resto della psicologia riguarda l’ultima parte della definizione di Allport: “l’influenza della presenza oggettiva, immaginata o implicita, degli altri”. Mentre la presenza oggettiva e immaginata sono semplici da spiegare, quella implicita è più complessa: si riferisce a come l’interazione umana attribuisca significato alle cose. Di solito, questo “significato sociale” è costruito e trasferito attraverso il linguaggio. Un buon esempio di presenza implicita sono le norme. Sebbene essa possa essere descritta attraverso ciò che studia, è più utile descrivere la psicologia sociale come una modalità di osservazione del comportamento umano.

Livelli di spiegazione

La psicologia sociale è stata criticata in quanto considerata riduzionista per natura, perché cerca di spiegare il comportamento sociale in termini che non sono sociali. Lo psicologo belga Willem Doise (1986) afferma che bisogna accettare che esistano differenti livelli di spiegazione; inoltre, bisogna fare uno sforzo speciale per costruire teorie che integrino formalmente concetti provenienti da livelli diversi. Uno dei tentativi di maggior successo è la teoria dell’identità sociale (Taifel e Turner, 1979), nella quale, per spiegare i comportamenti intergruppo, vengono usati sia i processi cognitivi individuali, sia le forze sociali che operano su larga scala.

La psicologia sociale e i suoi parenti stretti

La psicologia sociale si è sviluppata in modo tale da divenire il punto di intersezione di altre discipline. Attinge da:

  • Psicologia cognitiva sperimentale (quando si parla di cognizione sociale).
  • Sociologia e antropologia sociale (quando si parla di norme sociali e gruppi).
  • Analisi psicodinamica di Freud (l’estensione della sua teoria ai gruppi).
  • Psicologia generale.
  • Sociolinguistica e lo studio del linguaggio (la vediamo nella psicologia sociale contemporanea).
  • Psicologia applicata (psicologia dello sport, della salute e delle organizzazioni).

Fare psicologia sociale

La psicologia sociale è una scienza, quindi utilizza il metodo scientifico per studiare il comportamento umano. Sebbene ciò includa una serie di metodi empirici per raccogliere dati, provare ipotesi e costruire teorie, viene privilegiata la sperimentazione, il metodo migliore per scoprire i rapporti “causa-effetto”. Un esperimento è la messa alla prova di un’ipotesi in cui si fa qualcosa per osservarne l’effetto su qualcos’altro. Quando si parla di sperimentazione, si parla di sperimentazione casuale e di sperimentazione sistematica. Com’è prevedibile, la sperimentazione sistematica è il più importante metodo di ricerca della psicologia sociale.

Il metodo sperimentale richiede l’intervento sotto forma di manipolazione di una o più variabili indipendenti (aspetti della situazione che cambiano in modo spontaneo o che possono essere manipolati dallo sperimentatore per avere effetti su una variabile dipendente), e quindi la misurazione dell’effetto della manipolazione su una o più variabili dipendenti (variabili che cambiano in seguito a modifiche nella variabile indipendente).

La sperimentazione non è semplice. È importante assicurarsi che quando si manipola una variabile non si manipoli inavvertitamente qualcos’altro che potrebbe essere causa dell’effetto prodotto. Esistono altri problemi, come la confusione, l’effetto pavimento (richiesta troppo impegnativa da rendere improbabile che qualcuno acconsenta a farla, indipendentemente dall’interlocutore) o l’effetto soffitto (quando la richiesta è troppo bassa e tutti dicono di sì, indipendentemente dall’interlocutore). Un altro problema è dato dal fatto che i partecipanti potrebbero riuscire a individuare la vostra ipotesi e quindi comportarsi intenzionalmente in modo da confermarla o negarla.

Esperimenti

Il vantaggio di condurre un esperimento in laboratorio è dato dalla possibilità di controllare la situazione, in modo che le manipolazioni risultino pure e non confuse. Gli esperimenti hanno l’obiettivo di mantenere le manipolazioni a un basso livello di “realismo mondano” (termine con cui si intende la somiglianza tra le condizioni dell’esperimento e quelle che di solito i partecipanti incontrano in circostanze naturali). Il loro scopo è ampiamente orientato al realismo sperimentale: la manipolazione deve avere un forte impatto psicologico ed essere pienamente dotata di significato per i partecipanti.

Dato che per gli esperimenti di laboratorio è necessario portare lì le persone, col tempo è diventato conveniente ed economico servirsi di studenti universitari come partecipanti.

Altri metodi di ricerca

Quando la sperimentazione è impossibile o inappropriata, gli psicologi sociali possono scegliere tra una serie di metodi non sperimentali:

  • Ricerca d’archivio: metodo non sperimentale basato sulla collezione di dati raccolta da altri. La ricerca d’archivio può rivelarsi inattendibile perché il ricercatore non ha il controllo sulla raccolta dei dati iniziali, che potrebbero essere frutto di tendenze sistematiche oppure inattendibili in altro modo.
  • Studi di un caso: approfondita analisi di un evento o individuo. Utili come fonti di ipotesi, ma a rischio tramite le tendenze sistematiche del partecipante (come la paura del giudizio). I risultati di questa ricerca difficilmente possono essere estesi ad altri casi.
  • Analisi del discorso: insieme di metodi usati per analizzare un testo, in particolare il linguaggio naturale, in modo da comprenderne i significati e le connotazioni (approccio popolare nel Regno Unito, legato al nome di Margaret Wetherell e altri ricercatori, 2001).
  • Ricerca basata sull’inchiesta: metodo in cui un ampio campione rappresentativo di persone risponde a domande dirette sui propri atteggiamenti o comportamenti.
  • Ricerca sul campo: raccolta di dati sul comportamento umano o animale in un ambiente naturale. Le ricerche sul campo mancano di obiettività e contribuiscono a generalizzazioni poco solide.

In generale, i metodi non sperimentali includono l’esame della “correlazione” tra variabili che si manifestano in maniera naturale e che, in quanto tali, non ci permettono di trarre conclusioni sul rapporto causa-effetto.

Fare ricerca in modo etico

In qualità di ricercatori, gli psicologici sociali si confrontano con temi etici. Per orientare i ricercatori, l’Associazione degli Psicologi Americani ha stabilito, nel 1972, una serie di principi di condotta etica, aggiornati nel 2002, riguardanti la ricerca sugli esseri umani. Ci sono cinque principi etici che hanno ricevuto più attenzione e sono:

  • Protezione del danno: gli esperimenti non dovrebbero arrecare danno ai partecipanti, ma molto dipende da che cosa si intende per “danno”.
  • Privacy: i ricercatori devono fare del loro meglio per garantire la confidenzialità.
  • L’inganno: negli esperimenti è necessario che i partecipanti non siano a conoscenza della manipolazione e delle ipotesi che vengono verificate, altrimenti i dati rifletterebbero risposte deliberate, anziché reazioni automatiche. Una certa quantità di inganno è quindi indispensabile, per quanto questo punto sia stato soggetto a critiche e opinioni.
  • Consenso informato: ottenere per iscritto dai partecipanti un consenso informato a partecipare.
  • Trasparenza: i partecipanti dovrebbero ricevere un “debriefing”, un rapporto dettagliato relativo all’esperimento a cui hanno preso parte. Tuttavia, come abbiamo visto, gli esperimenti spesso richiedono una componente di inganno.

Gli esordi della psicologia sociale

Sebbene le sue origini risalgano alla demopsicologia tedesca (Hegel) e alla psicologia delle folle francese del XIX secolo (il lavoro sulla “mente di gruppo” di Gustave LeBon del 1896/1908, e più tardi dello psicologo inglese William McDougall nel 1920), la psicologia sociale moderna si diffuse negli Stati Uniti negli anni Venti, con l’adozione del metodo sperimentale. Negli ultimi ottant’anni circa, la psicologia sociale si è sviluppata enormemente come scienza. Malgrado le origini europee, gli USA ebbero il predominio sulla psicologia sociale: un processo accelerato negli anni Trenta dal fascismo europeo e in seguito alla Seconda Guerra Mondiale.

Ritorno al futuro

Dagli anni Sessanta c’è stata una rapida e decisa rinascita della psicologia sociale europea: il Vecchio Continente ha un insieme di interessi intellettuali, sociali e storici che lo portano a sviluppare una psicologia sociale più sociale, con particolare enfasi sui rapporti intergruppo. In Europa, la psicologia sociale è ora una disciplina dinamica e affermata, e la sua ricerca la rende un partner di pari grado, ma complementare a quella statunitense. Le direzioni odierne e probabilmente future della psicologia sociale comprendono:

  • Il comportamento intergruppo.
  • L’estremismo.
  • Le emozioni.
  • La neuroscienza sociale.
  • La psicologia sociale della salute.
  • L’immigrazione.
  • La psicologia sociale evoluzionistica.
  • La comunicazione elettronica.

Pensiero sociale

Come si formano le nostre impressioni sugli altri

La psicologia sociale ha da sempre proposto teorie dell’attività cognitiva per spiegare il comportamento sociale. Dalla fine degli anni Settanta, questo approccio, definito cognizione sociale, domina la disciplina e ha un fortissimo impatto sulla psicologia sociale. La cognizione sociale tratta il modo in cui i nostri processi e le nostre strutture di pensiero interagiscono con il contesto sociale.

Le persone manifestano dei limiti nel modo in cui elaborano le informazioni. Dagli anni Cinquanta in cui si parlava di coerenza cognitiva (modello di cognizione sociale secondo cui le persone cercano di ridurre l’incoerenza tra le proprie cognizioni, poiché le trovano spiacevoli), agli anni Settanta in cui viene proposto il modello dello scienziato ingenuo (modello di cognizione sociale secondo cui le persone svolgono analisi causa-effetto razionali e di tipo scientifico per comprendere il proprio mondo), si arriva agli anni Ottanta in cui la ricerca lasciava intendere come le persone fossero scienziati molto imprecisi, irrazionali e mossi da interessi personali. Richard Nisbett e Lee Ross (1980) usarono la colorita espressione di “economizzatore cognitivo”, modello di cognizione sociale secondo cui le persone utilizzano le cognizioni meno complesse e faticose in grado di produrre comportamenti generalmente adattativi.

In anni più recenti, Fiske e Taylor esprimono come il pensatore sociale si presentava come un tattico motivato, modello di cognizione sociale secondo cui le persone dispongono di molteplici strategie cognitive, che selezionano in funzione di obiettivi, motivi e necessità personali. La cognizione sociale ha avuto molteplici sviluppi negli ultimi anni, principalmente quella della “neuroscienza sociale”, un’indagine sulle basi neurologiche dei processi tradizionalmente esaminati dalla psicologia sociale (Harmon-Jones e Winkielman, 2007) e l’attenzione all’influenza reciproca tra sentimenti e cognizione sociale (Forgas e Smith, 2003). Nel “modello dell’infusione dell’affetto” di Forgas (1995) ci sono delle prove che dimostrano come il nostro giudizio sulle persone sia più influenzato dall’umore in determinate situazioni.

Quali impressioni sono importanti

Quando descriviamo gli altri, anche le persone che abbiamo appena conosciuto, usiamo sin da subito i tratti della personalità (Gawronski, 2003). Tuttavia, le impressioni che ci formiamo sono influenzate da alcune informazioni più che da altre. Solomon Asch (1946) sosteneva che alcuni attributi sono fortemente correlati nelle nostre menti a un gran numero di altri attributi. Asch distingue tra:

  • Tratti centrali: tratti che hanno un’influenza sproporzionata sulla configurazione delle impressioni finali.
  • Tratti periferici: tratti che hanno un’influenza poco significativa sulla configurazione delle impressioni finali.

Altri studiosi hanno argomentato che la centralità di un tratto è influenzata dal contesto. C’è chi ha però suggerito che le persone abbiano convinzioni idiosincratiche e durature, definite dallo psicologo della personalità George Kelly (1955) costrutti personali. Le impressioni che si hanno su qualcuno sono inoltre influenzate dall’ordine in cui si ricevono informazioni al suo riguardo. Si parla di:

  • Effetto primacy: ordine di presentazione in cui le informazioni comunicate per prima hanno un’influenza sproporzionata sulla cognizione sociale, ed è il più comune.
  • Effetto recency: ordine di presentazione in cui le informazioni comunicate per ultime hanno un’influenza sproporzionata sulla cognizione sociale.

Di particolare importanza è l’aspetto fisico, che influenza enormemente le nostre impressioni. Vediamo come infatti Leslie Zebrowitz e Mary Ann Collins affermano come le persone tendono a “giudicare un libro dalla sua copertina”.

Schemi e categorie

Gli schemi sono strutture cognitive che rappresentano la conoscenza di persone, oggetti, eventi, ruoli e di se stessi. Ci sono molti tipi di schema, ognuno dei quali influenza la codifica di informazioni nuove, il ricordo di informazioni vecchie e le implicazioni capaci di completare le informazioni mancanti:

  • Schemi di persona: schemi idiosincratici che formiamo su persone specifiche.
  • Schemi di ruolo: strutture conoscitive che riguardano chi ricopre un ruolo.
  • Script: schemi che riguardano eventi (Abelson, 1981).
  • Schemi di sé: formano parte dell’idea di identità di una persona, il concetto di sé.
  • Schemi senza contenuto: non descrivono persone o categorie specifiche, ma sono “regole” per elaborare informazioni.

Categorie e stereotipi

Gli stereotipi sono fondamentalmente schemi di gruppo, descritti da Gordon Allport nel famoso libro “La natura del pregiudizio” (1973), e successivamente da Susan Fiske (1998). Gli stereotipi sono immagini significative semplificate dei membri di un gruppo, applicati in maniera dispregiativa agli outgroup. Di frequente, si basano su differenze, oppure creano differenze, chiaramente visibili tra i gruppi. Di solito sono condivisi dai membri di un gruppo nella rappresentazione dei membri di un altro gruppo, ma possono anche essere immagini comuni dell’ingroup di appartenenza. Gli stereotipi non sono imprecisi o errati e possono anche avere un fondi di verità. Dato che gli stereotipi hanno una funzione adattiva, difficilmente cambiano. Quando capita è generalmente in risposta a più ampi cambiamenti sociali, politici o economici. Tuttavia, gli stereotipi dello stesso gruppo possono variare di contesto in contesto: sono scelti per soddisfare necessità situazionali, i nostri obiettivi e le nostre motivazioni. Inoltre, diventano più marcati e ostili quando insorgono tensioni e conflitti tra i gruppi. Alcuni stereotipi sono acquisiti precocemente, spesso prima che il bambino conosca il gruppo che viene stereotipato, mentre altri si cristallizzano più in là nell’infanzia, dopo i 10 anni.

Come usiamo e acquisiamo gli schemi

Da dove derivano i nostri schemi? Le persone possono semplicemente comunicarceli, oppure possiamo esserne informati leggendo, ma è più probabile che acquisiamo o modifichiamo i nostri schemi attraverso gli incontri (diretti o tramite media diversi) con istanze che si inseriscono nelle categorie. Gli schemi diventano più astratti, complessi, organizzati, compatti, resistenti e precisi con il tempo. È difficile cambiare uno schema, ma può essere modificato quando non è coerente con le informazioni. Mick Rothbart (1981) ha proposto tre possibili modalità di cambiamento degli schemi:

  • Per registrazione: gli schemi cambiano di fronte all’accumulo di prove.
  • Per conversione: gli schemi cambiano all’improvviso, dopo una massa critica di prove discordanti.
  • Per formazione di sottotipi: per rimediare alla presenza di prove discordanti, gli schemi possano formare una nuova sottocategoria (Weber e Crocker, 1983).

Come percepiamo e ricordiamo gli altri: la codifica sociale

La codifica sociale è il processo di rappresentazione degli stimoli esterni nelle nostre menti. È composta da almeno quattro fasi principali (Bargh, 1984):

  • Analisi preattentiva: scansione automatica, inconscia, dell’ambiente.
  • Attenzione focalizzata: identificazione e categorizzazione consapevole degli stimoli.
  • Comprensione: attribuzione di significato agli stimoli.
  • Elaborazione inferenziale: collegamento dello stimolo ad altre conoscenze per rendere possibili implicazioni complesse.

La codifica sociale dipende in larga misura da ciò che cattura la nostra attenzione. A sua volta, l’attenzione è influenzata dalla:

  • Salienza: la proprietà che distingue uno stimolo dagli altri in un contesto specifico. Per esempio, un uomo è saliente in un gruppo di donne perché è l’unico individuo di sesso maschile, ma non lo è in un gruppo composto da donne e uomini, etc.
  • Accessibilità: le categorie accessibili sono quelle che usiamo di più.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher soscuola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Mannarini Stefania.
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