Cos'è la psicologia sociale?
Che cos'è la psicologia sociale?
Psicologia sociale è il ramo della psicologia che studia l'interazione tra le persone: manifestazioni, cause, conseguenze e processi psicologici coinvolti. Secondo Allport: "La psicologia sociale è l’indagine scientifica di come pensieri, sentimenti e comportamenti degli individui siano influenzati dalla presenza oggettiva, immaginata o implicita di altri". È una scienza: sviluppa le teorie per spiegare il comportamento umano e le verifica empiricamente. Consiste nel compiere inferenze attendibili sugli stati interiori grazie all’osservazione del comportamento manifesto.
Presenza oggettiva: fisicamente in presenza di altre persone; Presenza immaginata: immaginare di essere in presenza di altre persone. Presenza implicita: si riferisce a come l'interazione umana attribuisca significato alle cose. Un esempio di presenza implicita sono le norme: determinano il comportamento anche in assenza di altri; uniformità negli atteggiamenti e nei comportamenti che definiscono l’appartenenza al gruppo e differenze nei gruppi tra loro.
La psicologia sociale si focalizza sul ruolo dei processi psicologici che si attivano nella mente di un individuo, mentre la sociologia e l’antropologia si occupano del gruppo nel suo insieme piuttosto che degli individui che lo compongono. Il riduzionismo consiste nella pratica di spiegare un fenomeno attraverso linguaggio e concetti appartenenti a livelli di analisi inferiore. Livello di analisi: tipologie di concetti, meccanismi e linguaggio usati per spiegare un fenomeno, se non si sintonizza con il livello a cui la domanda è stata posta, essa rimane di fatto senza risposta.
La scienza è un metodo per studiare la natura, ed è il metodo che distingue la scienza dagli altri approcci conoscitivi. Utilizza concetti come la dissonanza, l’atteggiamento, la categorizzazione e l’identità per spiegare i fenomeni psicologico-sociali.
Il metodo sperimentale
Un esperimento è la messa alla prova di un'ipotesi in cui si fa qualcosa per osservarne l'effetto su qualcos'altro. Il metodo sperimentale richiede l'intervento sotto forma di manipolazione di una o più variabili indipendenti e quindi la misurazione dell'effetto della manipolazione su una o più variabili dipendenti.
Variabili indipendenti: aspetti della situazione che cambiano in modo spontaneo o che possono essere manipolati dallo sperimentatore per avere effetti su una variabile dipendente.
Variabili dipendenti: variabili che cambiano in seguito a modifiche nella variabile indipendente.
Un problema potrebbe sorgere se la richiesta fosse così impegnativa da rendere improbabile che qualcuno acconsenta, a prescindere dall’interlocutore: in questo modo si verificherebbe un effetto pavimento. Se si fosse trattato di una semplice richiesta allora tutti avrebbero probabilmente risposto di sì, indipendentemente dall’interlocutore: effetto soffitto.
Un problema potrebbe essere che i partecipanti potrebbero riuscire ad individuare la vostra ipotesi e quindi comportarsi intenzionalmente in modo da confermarla o negarla. Confusione: situazione in cui due o più variabili indipendenti covariano in modo tale che è impossibile sapere quale è causa dell’effetto.
Gli sperimentatori hanno l’obiettivo di mantenere le manipolazioni a un basso livello di realismo mondano: somiglianza tra le circostanze in cui ha luogo un esperimento e le circostanze che si incontrano nella vita di tutti giorni. Il loro scopo è ampiamente orientato al realismo sperimentale (impatto psicologico delle manipolazioni in un esperimento): la manipolazione deve avere un forte impatto psicologico ed essere pienamente dotata di significato per i partecipanti. In questo caso la risposta è data dagli esperimenti sul campo: si caratterizzano per l’alto tasso di realismo mondano e sperimentale e date le scarne caratteristiche della richiesta, i partecipanti spesso non sanno di essere coinvolti in un esperimento. Può essere difficile anche registrare con precisione i dati o misurare sentimenti soggettivi: spesso il comportamento manifesto è il solo a poter essere valutato.
L’esperimento è solitamente il metodo di ricerca preferito dalla psicologia sociale. Esistono circostanze in cui sottoporre a verifica un’ipotesi in maniera sperimentale è molto difficile, se non impossibile. Quando la sperimentazione è impossibile o inappropriata, gli psicologi sociali possono scegliere tra una serie di metodi non sperimentali. Questi metodi non prevedono la manipolazione di variabili indipendenti a fronte dell’assegnazione casuale dei partecipanti a una condizione. I metodi non sperimentali includono l’esame della correlazione tra variabili che si manifestano in maniera naturale e che, in quanto tali, non ci permettono di trarre conclusioni sul rapporto causa-effetto.
Correlazione: fenomeno per cui i cambiamenti in una variabile si combinano in modo attendibile a quelli in un’altra variabile, senza che però sia possibile stabilire quale delle due variabili abbia causato il cambiamento.
Metodi di ricerca non sperimentali
La ricerca d’archivio: è un metodo non sperimentale basato sulla collezione di dati raccolti da altri, utile per indagare fenomeni ampiamente diffusi su larga scala riconducibili a tempi passati: il ricercatore deve servirsi di qualunque cosa sia già disponibile; riunisce quindi i dati raccolti da altri, spesso per ragioni diverse da quelle del progetto di ricerca. I metodi d’archivio sono spesso usati per fare confronti tra culture o nazioni differenti in merito a fenomeni come il suicidio, la salute mentale ecc. Questo metodo di certo non corre il rischio delle caratteristiche della richiesta, ma può rivelarsi inattendibile, perché il ricercatore non ha il controllo sulla raccolta dei dati iniziali, che potrebbero essere frutto di tendenze sistematiche oppure inattendibili in altro modo.
Gli studi di un caso: rappresentano un altro metodo non sperimentale. Richiedono analisi approfondite di un caso singolo e sono particolarmente adatti allo studio di fenomeni rari o inusuali, che non potrebbero essere ricreati in laboratorio (omicidi di massa, culti bizzarri). Oltre all’osservazione del comportamento, gli studi di un caso utilizzano la raccolta di diversi dati e numerose tecniche di analisi, tra cui interviste aperte e questionari; sono utili come fonti di ipotesi, ma le scoperte possono essere compromesse dalle tendenze sistematiche del ricercatore, che non è insensibile alle ipotesi. Un altro punto critico è la paura del giudizio, che le persone provano quando si trovano al centro dell’attenzione.
L’analisi del discorso: insieme di metodi usati per analizzare un testo, in particolare il linguaggio naturale, in modo da comprenderne i significati e le connotazioni. L’attenzione si concentra su quello che le persone dicono esplicitamente in una naturale conversazione o “discorso” e su quello che si cela dietro le parole, per rintracciarne i soggiacenti temi discorsivi. Un’analisi efficace del discorso richiede grandi abilità ed esperienza. Quando condotta in modo appropriato può dimostrarsi molto efficace per rilevare atteggiamenti e sentimenti di persone che sono ben attente a nasconderli.
La ricerca basata sull’inchiesta: metodo in cui un ampio campione rappresentativo di persone risponde a domande dirette sui propri atteggiamenti o comportamenti. Può richiedere la presenza di un ricercatore, che conduce l’intervista e annota le risposte. Se ben valutate sono in grado di valutare atteggiamenti e sentimenti autentici.
La ricerca sul campo: è una raccolta di dati sul comportamento umano o animale in un ambiente naturale, in cui un ricercatore non intrusivo e “invisibile” semplicemente osserva, registra e codifica in modo naturale il comportamento per come si manifesta. Sono eccellenti per indagare sequenze di azioni spontanee in un contesto naturale, tuttavia sono soggette alle tendenze sistematiche dell’osservatore e alle distorsioni dovute alla involontaria influenza del ricercatore sui partecipanti. Mancano di obiettività e contribuiscono a generalizzazioni poco solide.
Temi etici nella ricerca
Corsi si confrontano con temi etici. Ci sono cinque principi etici che hanno ricevuto più attenzione e sono i seguenti: protezione dal danno, diritto alla privacy, inganno, consenso informato e trasparenza. Sebbene sia abbastanza ovvio che gli sperimentatori non dovrebbero arrecare danno ai partecipanti all’esperimento, molto dipende da che cosa si intende per danno.
Negli esperimenti è necessario che i partecipanti non siano a conoscenza della manipolazione e dell’ipotesi che vengono verificate, altrimenti i dati rifletterebbero risposte deliberate, anziché reazioni automatiche, e sarebbe impossibile studiare molti processi psicologici.
I partecipanti dovrebbero anche ricevere debriefing, cioè un rapporto dettagliato relativo all’esperimento a cui hanno preso parte.
Storia e sviluppo della psicologia sociale
I prossimi esordi della psicologia sociale risalgono probabilmente a un gruppo di studiosi tedeschi influenzati dal filosofo Hegel, che si diedero il nome di demopsicologici. Con il nome di mente di gruppo, idea di McDougall secondo cui le persone adottano un modo di pensare qualitativamente differente quando sono in gruppo; questa idea guadagnò popolarità tra la fine dell’Ottocento e l'inizio del Novecento.
Negli ultimi ottant’anni circa la psicologia sociale si è sviluppata enormemente come scienza. Un altro tema interessante nella psicologia sociale riguarda l’influenza reciproca tra le persone e le modalità con cui i gruppi sviluppano norme che influenzano i loro membri. Le persone possono essere condizionate da una minoranza.
Sebbene la psicologia sociale fosse nata in Europa, gli Stati Uniti assunsero rapidamente la leadership non soltanto in termini di idee, ma anche di riviste, libri e organizzazioni. Gli europei avvertirono di essere maggiormente interessati alle relazioni intergruppo e ai gruppi, mentre gli americani mostrarono più interesse alle relazioni interpersonali e agli individui. Gli europei spingevano per una psicologia sociale più sociale.
La storia della psicologia sociale europea è stata influenzata in particolare da due figure: Tajfel e Moscovici. Tajfel sviluppò un nuovo approccio nello studio dei rapporti intergruppo: la sua teoria dell’identità sociale si concentrava sulle relazioni intergruppo, enfatizzando il ruolo della categorizzazione e le modalità con cui l’identità delle persone viene definita attraverso i gruppi a cui esse appartengono.
Pensiero sociale
Pensiero: Linguaggio interiore, simboli che usiamo, è spesso conscio, o almeno è qualcosa di cui siamo o potremmo essere consapevoli.
Cognizione: si riferisce anche a processi mentali che possono essere inconsci, non ne siamo consapevoli e ce ne accorgiamo solo facendoci attenzione; non possiamo affatto rappresentarla con un linguaggio o un insieme condiviso di simboli. È un'attività mentale attraverso cui si elaborano, comprendono e memorizzano informazioni percettive e attraverso cui si pianifica e programma ciò che si dice e si fa. I modi in cui organizziamo queste impressioni per costruire immagini mentali apparentemente reali (schemi), scorciatoie (euristiche cognitive) che imbocchiamo in questo processo.
Cognizione sociale: processi e strutture cognitive che influenzano il comportamento sociale e ne sono influenzate. Lewin, padre della psicologia sociale sperimentale, riteneva per esempio che si interpretasse il comportamento nel miglior modo considerandolo in funzione della maniera in cui le persone percepiscono il proprio mondo e manipolano e collegano queste rappresentazioni mentali, l’assunto secondo il quale le persone perseguono la coerenza cognitiva, modello di cognizione sociale secondo cui le persone cercano di ridurre l’incoerenza tra le proprie cognizioni, poiché la trovano spiacevole. Queste teorie presumevano che le persone provassero disagio quando i loro pensieri erano contraddittori e che si impegnassero con tutti i comportamenti e le razionalizzazioni possibili a risolvere l’incoerenza, anche modificando i propri atteggiamenti.
Le teorie della coerenza persero popolarità quando divenne chiaro che le persone possiedono una notevole tolleranza nei confronti dell’incoerenza cognitiva. I ricercatori adottarono allora il modello dello scienziato ingenuo: modello di cognizione sociale secondo cui le persone svolgono analisi causa-effetto razionali e di tipo scientifico per comprendere il proprio mondo.
Questo modello sta alla base delle teorie attribuzionali del comportamento sociale: processo di individuazione di una causa alla base del nostro comportamento o di quello degli altri. Spesso giungiamo a una conclusione in modo rapido piuttosto che accurato: economizzatore cognitivo, modello di cognizione sociale secondo cui le persone utilizzano le cognizioni meno complesse e faticose in grado di produrre comportamenti generalmente adattivi.
La prospettiva dell’individuo come economizzatore cognitivo si sviluppò ulteriormente e la motivazione riacquistò importanza. Il pensatore sociale si presentava ora come un tattico motivato: modello di cognizione sociale secondo cui le persone dispongono di molteplici strategie cognitive, che selezionano in funzione di obiettivi, motivi e necessità personali. Oggi si focalizza su come la cognizione sia influenzata da contesti sociali sia ampi che più immediati e su come, a sua volta, influenzi il nostro comportamento sociale.
Uno sviluppo recente della cognizione sociale è la neuroscienza sociale, principalmente una metodologia in cui l’attività cognitiva è monitorata dalla risonanza magnetica funzionale che scopre e localizza l’attività elettrica cerebrale associata ad attività o funzioni cognitive.
Situazioni differenti evocano emozioni differenti, ma anche la stessa situazione può evocare emozioni differenti in persone diverse. Le persone valutano continuamente le proprie speranze, desideri e abilità e la situazione in cui si trovano. Queste valutazioni cognitive generano o sono associate a emozioni specifiche e a reazioni fisiologiche che insieme preparano l’individuo a intraprendere qualche tipo di azione.
Il modello dell’infusione dell’affetto: la cognizione si unisce allo stato affettivo al punto che i giudizi sociali riflettono l’umore del momento; ha dimostrato come il nostro giudizio sulle persone sia più influenzato dall’umore quando abbiamo bisogno di pensare più a lungo e in maniera più costruttiva e quando elaboriamo attivamente i dettagli di uno stimolo.
La formazione delle professioni e la percezione della persona sono aspetti importanti della cognizione sociale. Le impressioni che ci formiamo sono influenzate da alcune informazioni. Alcuni attributi sono fortemente correlati nelle nostre menti a un gran numero di altri attributi. Asch chiamò questi attributi tratti centrali (tratti che hanno un’influenza sproporzionata sulla configurazione delle impressioni finali), per distinguerli da quelli meno distintivi, che chiamò tratti periferici (che hanno un’influenza poco significativa sulla configurazione delle impressioni finali. I tratti centrali sono quelli che in maniera intrinseca presentano alte correlazioni con altri tratti (dimensione caldo-freddo influisce sulla formazione dell’impressione).
C’è chi però ha suggerito che le persone abbiano convinzioni idiosincratiche e durature, definite dallo psicologo della personalità Kelly costrutti personali: modi personali e idiosincratici con cui si rappresentano gli altri. Schneider suggerì che le persone possono anche formulare più teorie implicite della personalità: principi generali riguardanti quali tipi di caratteristiche si combinano insieme a formare determinati tipi di personalità. Secondo Markus le teorie implicite della personalità sono largamente condivise all’interno di una stessa cultura, ma differiscono tra culture diverse.
Le impressioni che si hanno su qualcuno sono inoltre influenzate dall’ordine in cui si ricevono informazioni al suo riguardo. L’effetto primacy consiste nell’incidenza sproporzionata delle prime informazioni sull’impressione generale del destinatario ed è la più comune. È stata dimostrata anche l’esistenza di un effetto recency, che si verifica quando le ultime informazioni hanno un impatto più decisivo delle prime: è più probabile che ciò capiti quando il destinatario è distratto. È probabile che l’apparenza abbia un effetto primacy, l’aspetto fisico le influenza enormemente. Quando formiamo le nostre impressioni solitamente diamo più peso alle informazioni negative che a quelle positive.
Uno schema, struttura cognitiva che rappresenta la conoscenza di un concetto o di un tipo di stimolo, inclusi i suoi attributi e le loro relazioni, è un insieme circoscritto e coerente di cognizioni interconnesse (come pensieri, convinzioni, atteggiamenti) che ci permette di comprendere rapidamente una persona, una situazione, un evento o un luogo sulla base di informazioni limitate. Determinati indizi attivano uno schema e questo poi completa i dettagli mancanti per fornire una ricca gamma di percezioni, interpretazioni e aspettative. Una volta attivati gli schemi agevolano il processo top-down, o deduttivo: cioè, generano rapidamente un’impressione generale sulla base di preconcezioni o di conoscenza preacquisita. Il processo inverso è il bottom-up, o induttivo: in questo caso, informazioni acquisite direttamente dal contesto immediato formano un’impressione accurata.
Tipi di schema
- Schemi di persona: schemi idiosincratici che formiamo su persone specifiche (amica intima).
- Schemi di ruolo: strutture conoscitive che riguardano chi ricopre un ruolo (medici).
- Script: schemi che riguardano eventi.
- Schemi di sé: spesso più complessi e personali.
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